Il fatturato sale del 2,7% a aprile, al top dal 2000

Operai in industria metalmeccanica
Operai in industria metalmeccanica. (ANSA)

ROMA. – La ripresa dell’industria continua, secondo i dati Istat. Ad aprile il fatturato aumenta del 2,7% rispetto a marzo nel quarto rialzo mensile consecutivo e segna un nuovo record, come avviene ormai ogni mese dall’inizio dell’anno. L’indice destagionalizzato tocca il livello più elevato dall’inizio della serie storica, a gennaio 2000.

Rispetto ad aprile 2021 l’aumento del fatturato industriale raggiunge il 22%, nei dati corretti per il calendario. A questo risultato contribuiscono sicuramente la corsa del comparto energia (+64,4%) e l’inflazione, ma la crescita è diffusa a quasi tutti i settori, con la sola eccezione dei mezzi di trasporto. Inoltre anche i dati in volume, che non risentono dell’andamento dei prezzi, mostrano una dinamica positiva, seppure con un ritmo ben più contenuto.

I dati in volume sono disponibili solo per la manifattura in senso stretto, escluse le attività estrattive, e mostrano aumenti del fatturato dell’1,1% ad aprile rispetto a marzo e del 5,5% rispetto all’anno precedente. Un incremento análogo contraddistingue i primi quattro mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2021.

Sono nuovi dati con il segno “più” per l’industria, che seguono le rilevazioni sulla fiducia delle imprese, che è in crescita, a maggio, e vede in miglioramento i giudizi sugli ordini e le attese sulla produzione nella manifattura e quelle sulle esportazioni verso i paesi extra-europei che accelerano, sempre a maggio.

L’Unione nazionale consumatori calcola che, stando ai dati dell’Istat, il fatturato dell’industria è tornato ben oltre i livelli pre-pandemici. Rispetto ad aprile 2019 è superiore del 32,4% e rispetto ad aprile 2020, mese di lockdown duro, del 150,5%. Ma il rialzo, per il presidente dell’Unc Massimiliano Dona, è “illusorio, gonfiato da inflazione e caro bollette”. “É solo un miraggio! Senza il decollo dei prezzi il fatturato sarebbe praticamente fermo”, afferma Dona che parla di dati “dopati” dagli extra profitti delle industrie energetiche mentre altre imprese affrontano “un costo esorbitante”.

La settimana scorsa anche il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, aveva invitato a stare attenti: “non vorrei che qualcuno iniziasse a raccontarci che sta andando tutto bene, che siamo usciti dal livello pre-Covid”, aveva detto a Cuneo mostrando perplessità sulla modalità della revisione del prodotto interno lordo. L’Istat aveva risposto assicurando “il costante impegno a garantire il pieno rispetto delle linee guida sulle politiche di revisione, adottate da tutti i Paesi europei”.

(di Chiara Munafò/ANSA).