Parte la riforma delle Camere, serve per taglio parlamentari

xIn una foto d'archivio la Camera dei deputati.
In una foto d'archivio la Camera dei deputati.

ROMA. – Scenderanno da 14 a dieci le Commissioni permanenti del Senato incaricate di esaminare i disegni di legge e i decreti, mentre i lavori parlamentari avranno una razionalizzazione. Sono alcune delle numerose novità alla riforma del Regolamento di Palazzo Madama, messe a punto dall’apposita Giunta, per far fronte al taglio del numero dei parlamentari.

La Riforma verrà discussa il Aula il 7 luglio, dove verranno esaminate anche le nuove norme contro i cambi di casacca, a partire dai disincentivi economici. Per quanto riguarda invece la Camera la Giunta per il Regolamento dovrebbe concludere i propri lavori entro un paio di settimane.

La riforma che ha tagliato il numero di deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200) pur di mantenere il bicameralismo perfetto, ha imposto a Palazzo Madama innanzi tutto di ridurre un serie di “quorum” previsti dal proprio Regolamento: per esempio per formare un Gruppo occorreranno non più 10 sentori ma sette.

Inoltre per evitare la paralisi dei lavori delle Commissioni permanenti (oggi 14 come quelle della Camera), è stato deciso l’accorpamento di alcuni di esse: Esteri e Difesa, Ambiente e Lavori Pubblici, Industria e Agricoltura, Lavoro e Sanità. Sono anche stati razionalizzati e snelliti i lavori delle stesse Commissioni. Ad esempio la Bilancio non dovrà più dare il parere su tutti gli emendamenti presentati nelle altre Commissioni a un ddl, ma solo su quelli approvati.

Ma la Giunta per i Regolamento ha posto mano anche al tema dei cambi di casacca. Innanzi tutto se si cambia gruppo si decade dalla carica ricoperta (tutte tranne la Presidenza del Senato), e non si porta in dote ad esso il finanziamento proporzionale che ciascun senatore porta ad un gruppo a inizio legislatura.

La proposta della Giunta consente la costituzione di nuovi Gruppi in corso di legislatura, purché composti da almeno dieci senatori (quindi non sette) e rappresentativi di un partito o un movimento politico che nella legislatura abbia presentato alle elezioni politiche, regionali o del Parlamento europeo propri candidati, conseguendo l’elezione di propri rappresentanti. Quindi non basta la presentazione del simbolo né il solo requisito numerico.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)