Governo: tensioni nella maggioranza riaprono confronto sul proporzionale

Affissioni con le liste elettorali. (Foto archivio)
Affissioni con le liste elettorali. (Foto archivio)

ROMA. – Tutti i partiti sulla carta la vorrebbero, ma ognuno propone una ricetta diversa. E soprattutto il tempo per trovare un’intesa ampia in Parlamento è veramente poco. Si tratta dell’agognata riforma elettorale: un tema attorno al quale si riaccende il dibattito, in modo puntale, ormai da decenni, a ogni fine legislatura. A maggior ragione ora, sembra risorgere la voglia di tornare al proporzionale, in una fase in cui monta la tensione interna alla maggioranza e le coalizioni appaiono sempre più litigiose.

Soprattutto le forze del centro, quelle che auspicano il ritorno di Mario Draghi a Palazzo Chigi, si rendono conto che questa loro prospettiva avrebbe qualche chance di successo in più solo con il superamento, in versione proporzionalista, dell’attuale legge elettorale, che prevede ancora un terzo degli eletti nei collegi maggioritari.

Ma la strada dell’accordo in tal senso sembra oggettivamente in salita: se nel cosiddetto ‘campo largo’ si discute apertamente di proporzionale, nel centrodestra è un argomento tabù che provoca feroci divisioni interne. “Anche in prospettiva della riduzione del numero dei parlamentari – osserva il leader M5s Giuseppe Conte – una legge proporzionale potrebbe essere una soluzione, ma non una panacea di un problema più complessivo”.

Anche Enrico Letta, senza parlare di modelli precisi, chiede un superamento del Rosatellum. Preoccupato dalla grave disaffezione al voto registrata alle ultime amministrative, ritiene che bisogna cambiare “la legge elettorale per dare il potere ai cittadini di scegliere i propri parlamentari”. “Ora – sostiene il segretario dem – lo fanno i partiti, e per me questo è un grande problema di rappresentanza che determina l’assenza di partecipazione”.

Quanto al centrodestra i toni sono molto più accesi. Il partito di Giorgia Meloni, storicamente favorevole al presidenzialismo, considera un’eventuale riforma proporzionalista come un drammatico ritorno alle peggiori pratiche clientelari della Prima Repubblica. Forza Italia, dal canto suo, al suo interno ha diversi esponenti che vedrebbero con favore una riforma in tal senso. Tuttavia vorrebbe dire dichiarare guerra aperta a Fratelli d’Italia.

Anche oggi, Antonio Tajani frena su questa ipotesi: “Non è certo una priorità degli italiani e non ci sono i tempi. Il Pd si muove sulla legge elettorale perché sa che perde le elezioni, ma noi – ammonisce il coordinatore azzurro – dobbiamo pensare agli interessi degli italiani e non a quelli del Pd”.

Infine la Lega. Anche nel partito di Matteo Salvini c’è chi sta seriamente esaminando l’ipotesi di una legge che faccia eleggere i propri parlamentari senza passare dall’accordo di coalizione. Sono gli stessi che temono che alla fine, forte dei sondaggi, al momento della divisione dei collegi sicuri, Fratelli d’Italia possa proporre loro un patto leonino, riducendo di molto la rappresentanza leghista.

Tuttavia, Via Bellerio sinora sembra non voler prender alcuna iniziativa in tal senso, rassegnandosi a votare con la legge attuale. Del resto, la Lega si rende conto che una mossa a sorpresa a favore del proporzionale, a pochi mesi dal voto, finirebbe per dare ragione a Giorgia Meloni che da tempo accusa gli alleati di lavorare per frenarla lungo la strada di Palazzo Chigi. Un ‘regalo’ politico che nessun leghista vuole fare all’ex ministro della Gioventù.

(di Marcello Campo/ANSA)