Wwf: dal metano danni al clima e 2.900 morti l’anno

Ciminiere con gas metano.

ROMA.  – Non basta abbattere le emissioni di anidride carbonica, per limitare il riscaldamento globale, la cui accelerazione negli ultimi mesi sta destando “stupore e allarme” tra gli scienziati. È necessario concentrarsi anche sul metano e l’Italia, in questo campo, non sta facendo abbastanza.

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È questa la posizione del Wwf e del Greenhouse Gas Management Institute Ghgmi nel rapporto "Le emissioni di metano in Italia".

Il Paese è solo 18esimo in Europa per taglio delle emissioni di questo gas serra tra il 2000 e il 2019 e il ricorso al metano per la produzione di energia gli presenta costi sanitari altissimi, stimati in 2,17 miliardi di euro. Il rapporto indica l'Italia al primo posto, tra i paesi dell'Ue più il Regno Unito, per l'ampiezza di questi costi che, nell'insieme della regione, ammontano a 8,7 miliardi.

Sarebbero le 2.864 morti premature dovute all'uso di energía prodotta da gas naturale, nel solo 2019, e ci sarebbero anche 15.000 casi di impatti respiratori, oltre 4.100 ricoveri e più di 5 milioni di giorni lavorativi persi per malattie.

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Di fronte queste cifre, la responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, Mariagrazia Midulla, esprime grande preoccupazione per le azioni del governo: "nei vari decreti sono previsti contratti per i rigassificatori fino al 2043, questo è un modo di guardare al nostro futuro energetico molto discordante con gli impegni che abbiamo preso perché noi nel 2050 dovremo avere tutto un altro sistema energetico".

La richiesta del Wwf è un sistema di monitoraggio delle emissioni affidabile e la una Strategia per il metano, allineata a quella europea e integrata con il nuovo Piano Nazionale Energia e Clima, che non consideri soltanto il comparto energetico.

In Italia, infatti, come sottolinea l'autore dello studio, l'esperto dell'Ipcc Domenico Gaudioso, i primi settori per emissioni di metano sono l'agricoltura con il 44,2% e la gestione dei rifiuti con il 37,9%. L'energia pesa per il 17,9% e soprattutto a causa delle perdite e delle fughe che non sarebbero controllate adeguatamente.

"Nel rapporto c'è anche una notizia positiva", sottolinea il climatologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Sandro Fuzzi che spiega che "il tempo della permanenza nell'atmosfera del metano è di circa 12 anni rispetto ai diversi secoli della CO2 e quindi la riduzione delle emissioni di metano è uno dei modi migliori per limitare il riscaldamento del clima in tempi relativamente brevi".

Una taglio del 45% delle emissioni di metano causate dall'uomo entro il 2030, secondo stime dell'Onu, può evitare quasi 0,3 gradi di riscaldamento globale, aiutando a contenere l'aumento della temperatura a 1,5 gradi come previsto dagli accordi di Parigi. Lunedì anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha lanciato un nuovo allarme mper il clima: "abbiamo una scelta: azione collettiva o suicidio collettivo. È nelle nostre mani".

di Chiara Munafò/ANSA).