Centrodestra e caso Russia, il Copasir avvisò sulle ingerenze

L'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, S.E. Sergey Razov, durante una conferenza stampa a piazzale Clodio
L'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, S.E. Sergey Razov, durante una conferenza stampa a piazzale Clodio, Roma, 25 marzo 2022. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ROMA. – Si abbatte anche su Silvio Berlusconi lo tsunami nato dal nuovo ‘Russia gate’ che ieri ha travolto la Lega di Matteo Salvini e che continua a seminare sospetti sui rapporti tra Mosca e parte del centrodestra, nella caduta del governo Draghi. Compresa la novità del filone cinese, che coinvolgerebbe ancora i leghisti.

Ma oggi a rubare la scena è, inevitabilmente, il leader di Forza Italia: autore – riferisce il quotidiano La Repubblica, pubblicando alcuni stralci – di una telefonata all’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov. Gli avrebbe dato la versione russa sulle responsabilità di Kiev nella guerra. Ma non in un giorno qualsiasi, bensì quel 20 luglio che accelerò le sorti del premier e dell’esecutivo, passato in poche ore dalle comunicazioni al Senato alla mancata fiducia in Aula da parte di Lega e FI.

Il Cavaliere smentisce in poche righe secche: né incontri né telefonate con Razov. “Mai”, aggiunge. Ma non sembra sufficiente a chiudere la vicenda.. A intorbidire le acque arriva l’allarme del Copasir sulle possibili ingerenze esterne sulle elezioni del 25 settembre, che “diventano “ancora più intense e accentuate”. Gli effetti potrebbero ricadere sulle mail dei parlamentari, a rischio hackeraggio.

Ciò porta il Comitato parlamentare per la sicurezza ad avvertire i presidenti Fico e Casellati con una lettera. “Vi chiedo di sensibilizzare il Parlamento a occuparsi delle possibili ingerenze esterne sugli eletti in vista dei prossimi mesi”, scriveva il presidente Adolfo Urso, quando ancora il governo non era caduto. Difficile che la questione non torni a galla il 3 agosto, quando è prevista un’audizione del direttore del Dis, i servizi segreti, Elisabetta Belloni (ufficialmente sulla guerra in Ucraina).

Per il centrosinistra è benzina sul fuoco. E i chiarimenti, chiesti 24 ore prima alla Lega, ora si spostano direttamente su Giorgia Meloni. Il Pd li pretende apertamente. Se la presidente di FdI è la garante della coalizione – è il ragionamento, e come lei stessa ha detto ai suoi ieri – essendo rimasta dalla stessa parte nella guerra ucraina e fedelissima ai valori occidentali, risponda lei per gli alleati meno affidabili all’estero.

Per ora nessuna risposta, se non la difesa d’ufficio che scatta di nuovo fra gli alleati, stavolta anche nei confronti dei forzisti. Tuttavia il centrodestra sembra fiaccato, consapevole che l’accerchiamento – temuto da tutti e profetizzato più volte da FdI – è diventato realtà. E può solo peggiorare man mano che si avvicina il voto.

Pesa in effetti la nuova puntata del Russia-gate pubblicata dalla Stampa. Antonio Capuano, il consulente di Salvini avrebbe sondato il terreno per un incontro a Pechino – rivela il quotidiano – con il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, dopo la missione russa che poi saltò.

Il partito nega in coro ogni responsabilità. Il ‘capitano’ traduce gli attacchi come indizi di paura: “A sinistra hanno paura tremenda di perdere poltrone, si inventano la qualunque”, twitta ribaltando le accuse. Poi punge Enrico Letta riservandogli la battuta più feroce che l’altro Matteo (Renzi) riservò all’attuale segretario Dem nel 2014: “Enrico, stai serenissimo”.

Più corposa la smentita di FI al retroscena di Repubblica. Secondo il quotidiano, l’ex premier avrebbe raccontato la telefonata fatta a Razov ai big della coalizione, accorsi a Villa Grande il 20 luglio: “Mi ha detto che è stata l’Ucraina a provocare 20 mila vittime nelle zone contese. E che l’invasione era necessaria perché il rischio era che l’Ucraina attaccasse la Russia”.

Per FI, sono “illazioni infondate” che “vanno nella direzione esattamente opposta rispetto alle nostre convinzioni e ai nostri comportamenti”. E si ricorda, con un certo orgoglio velato, che un leader come Berlusconi “quando desidera avere contatti con leader stranieri, lo fa al massimo livello, cosa che con la Russia non avviene da molto tempo”. E in effetti, tra Silvio e Vladimir Putin è calato il silenzio da un po’.

(di Michela Suglia/ANSA)