“Ombre russe” sulla campagna elettorale. Di Maio chiede una Commissione

Poliziotti e Guardia Nazionale russa (Rosgvardia) in servizio anti-protesta nella Piazza Rossa a Mosca
Poliziotti e Guardia Nazionale russa (Rosgvardia) in servizio anti-protesta nella Piazza Rossa a Mosca. (Photo by Alexander NEMENOV / AFP)

ROMA. – I primi dettagli del dossier statunitense sui fondi russi ai partiti e leader di una ventina di Paesi saranno illustrati dal sottosegretario ai Servizi Franco Gabrielli al Copasir. Resteranno però secretate, come previsto, la sua relazione e le domande dei parlamentari membri del Comitato. Solo nel centrodestra si accontentano di quanto riferito dal presidente del Copasir, Adolfo Urso, dopo aver parlato ieri con lo stesso Gabrielli, ossia che al momento l’Italia non risulta tra i Paesi coinvolti “ma le cose possono sempre cambiare”.

E il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, rilancia una proposta già avanzata a fine luglio, “una Commissione d’inchiesta sui rapporti tra leader e partiti italiani e Russia”. Eventualmente, deciderà il nuovo Parlamento, scelto dagli italiani alle elezioni del 25 settembre.

Intanto le ombre russe – ma anche quelle degli Usa che di fatto le alimentano con le notizie di intelligence – sono destinate a coprire gli ultimi dieci giorni di campagna elettorale. Di Maio, che alla Farnesina ha ricevuto “aggiornamenti” dagli americani e consiglia “prudenza”, parla espressamente di “troppe ombre sui rapporti della Lega con Putin. Del resto – aggiunge il leader di Impegno civico, candidato assieme al Pd -, l’accordo tra la Lega e il partito Di Putin è valido ancora oggi”.

L’ex M5s ricorda anche quando nel 2018 fu bloccato “l’emendamento soppressivo che la Lega aveva presentato per eliminare la norma della legge Spazzacorrotti sul divieto, per un partito politico italiano, di ricevere soldi da governi o da altri enti di Stati stranieri. Perché la Lega voleva ricevere soldi da governi o da altri enti di Stati stranieri?”.

“Sono 4 anni che cercano soldi russi, non li trovano perché non li abbiamo mai chiesti né presi – la replica di Matteo Salvini -. A pochi giorni da un voto importante per l’Italia i problemi non sono la Russia, la Cina o l’Ungheria, ma il lavoro, il carrello della spesa, la pensione”.

Il Pd continua ad accusare il leader leghista di ambiguità, invitando FdI a “battere un colpo” e contestando il comportamento di Urso in missione a Washington: “È negli Usa come presidente del Copasir e quindi le affermazioni di ieri sui fondi russi a partiti e uomini politici denunciati dall’amministrazione di Wasghinton sono state pronunciate in questo ruolo? Oppure è lì per conto del suo partito e di Giorgia Meloni?”.

Da FdI, Giovanbattista Fazzolari osserva che “le ingerenze russe fuori dai loro confini sono un dato di fatto e riguardano la sicurezza nazionale. Ora se sono stati finanziati partiti nell’occidente è bene saperlo. I fatti dicono però – aggiunge al Forum dell’ANSA – che il centrodestra ha votato sempre a favore delle armi in Ucraina: nel programma è inequivocabile. Non è così nel campo largo”.

“Non vorrei che alla fine, rispetto a presunte interferenze, si arrivasse invece a un inquinamento della campagna elettorale con queste insinuazioni e illazioni che spero siano tutte false”, il ragionamento del leader del M5s Giuseppe Conte. E dal Terzo polo, si disallinea Matteo Renzi. “Questa roba a 10 giorni dalle elezioni lascia qualche perplessità. Se c’è qualcosa da dire lo dicano. Io ho scritto che i russi influenzarono il voto su Brexit e sul nostro referendum del 2016, ma, appunto, l’ho detto – spiega il leader di Iv -. Italiani non domandatevi chi ha preso i soldi dai russi; domandatevi chi ha sprecato i soldi italiani, con Quota 100 o con il Reddito di cittadinanza”.

Secondo il presidente della Camera, Roberto Fico “ci vuole massima trasparenza: è un bene che si riunisca il Copasir. Se c’è qualche dubbio, di qualsiasi tipo, questo deve uscire. È chiaro che una società come quella russa, un’autarchia, cerchi di influenzare il mondo attorno a sé, di seguire le dinamiche dei partiti ed elettorali. Noi però siamo una Repubblica democratica forte e io non ho paura di un’ingerenza nelle elezioni”.

(di Paolo Cappelleri/ANSA)