Conte: “M5s unico a non cercare raccomandazioni in Ue”

Il presidente del M5s Giuseppe Conte in una foto d'archivio.
Il presidente del M5s Giuseppe Conte in una foto d'archivio. (ANSA)

ROMA. – Libero dalla richiesta di “raccomandazioni” ed endorsement da parte di altri leader europei, un vizio che, avverte, denota una certa dose di “provincialismo”, Giuseppe Conte liquida l’irruzione nella campagna elettorale italiana delle dinamiche europee ma non si esime dal condannare la postura di Fdi e Lega rispetto all’Ungheria.

“Se si dice che le riforme e le svolte di Orban corrispondono ad un’idea di democrazia possibile mi preoccupo da cittadino italiano. Non li voterei neppure se fossi di destra” mette in chiaro il leader del M5s nel corso di un forum all’ANSA. Questo non significa che non condanni quanti si ergono giudici per “distribuire patenti di legittimazione democratica” a partiti che ormai “sono accreditati nell’arco costituzionale”.

Mentre Salvini riceve gli auguri di Marine Le Pen, “io sono l’unico che non è andato all’estero a cercare una raccomandazione. Meloni si è premurata da tempo di accreditarsi a Washington, Letta ha cercato l’endorsement dell’Spd in Germania: sono giri che trovo un po’ provinciali, le raccomandazioni dobbiamo chiederle ai cittadini e non all’ estero” dice.

Tanto più, chiarisce il leader 5 Stelle, che non sempre gli “interessi” di alcuni partner europei, vedi il caso della “Germania rispetto alla strategia comune sul gas”, coincidono con quelli degli altri paesi europei. Il M5s, invece, si pone in questa campagna elettorale come la forza politica “libera e indipendente” ma soprattutto “come la vera forza riformatrice di questo paese”.

E, ancora una volta, si candida ad “incanalare la rabbia e la protesta della gente verso uno strumento politico”. Lo farà difendendo il Reddito di cittadinanza, perché sarebbe una “follia, con il caro bollette e il caro prezzi, togliere questa cintura di protezione sociale. Per abolirlo – mette in guardia il leader 5 stelle – dovranno passare sulla nostra testa”.

Ma rifiuta di essere relegato a questa unica funzione: “Questa polarizzazione è voluta dagli altri partiti, ci vogliono identificare nel Rdc, ma noi non siamo identificabili solo con questa misura”. E infatti, dopo aver ricordato, tra l’altro, il Superbonus, rilancia una serie di altre proposte, che vanno dal salario minimo legale allo stop al precariato selvaggio, dal taglio del cuneo fiscale alla riduzione del tempo di lavoro a parità di salario.

E dopo aver studiato il dossier a lungo, ora ha anche pronta una ricetta per le pensioni. “Occorre prendere atto che sono molto basse ma le ricette della destra non sono praticabili: sono campate in aria, sono una presa in giro! Quando si dice di portare tutte le pensioni minime a mille euro vuol dire mettere sul piatto 30 miliardi che non ci sono”.

La ricetta del M5s, invece, costa solo 5 miliardi e punta ad intervenire sulla no tax area, facendola salire da 8,5 a 13 mila euro. “Questo significa che le pensioni fino a mille euro saranno più pesanti perché detassate” dice Conte. Ora che la campagna sta per concludersi, forte della vicinanza di Beppe Grillo che non chiuderà sul palco ma “ci sentiamo sempre”, Conte si dice soddisfatto.

Non svela quale sia l’asticella del risultato elettorale a cui ambisce ma conta di poter mobilitare gli indecisi, quelli “che stanno pensando di non andare a votare o sono incerti o sfiduciati”. A loro “non chiediamo una cambiale in bianco ma una grande investitura di fiducia: noi ci mettiamo competenza, cuore, coraggio e determinazione ma la forza politica ce la deve dare il consenso elettorale”.

(di Francesca Chiri/ANSA)