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Pensioni a 67 anni in Gazzetta, 15 lavori esclusi

Pubblicato il 14 dicembre 2017 da ansa

Pensioni a 67 anni in Gazzetta, 15 lavori esclusi

 


ROMA. – Sono esclusi dall’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni e dall’incremento di cinque mesi per i contributi necessari alla pensione anticipata nel 2019 oggi pubblicato in Gazzetta ufficiale, i lavoratori impegnati in 15 categorie di lavori gravosi. Si tratta di circa 14.600 persone.

Per rientrare nei requisiti bisogna avere svolto le mansioni gravose da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento ed avere un’anzianità contributiva di almeno 30 anni. Dopo la trattativa con i sindacati sulla previdenza alle 11 categorie incluse nell’Ape social si sono aggiunte altre quattro categorie.

NUOVE CATEGORIE: – Operai dell’agricoltura, della zootecnia e pesca – Pescatori della pesca costiera in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative – Lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricomprese nella normativa del decreto legislativo 67/2011 – Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne

CATEGORIE APE SOCIAL: – Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici – Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni – Conciatori di pelli e pellicce – Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante – Conduttori di mezzi pesanti e camion – Personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni – Addetti all’assistenza personale di persone in condizione di non autosufficienza – Insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido – Facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati – Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia – Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

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Pensioni

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Ape social anche per gli italiani residenti all’estero?

Pubblicato il 04 dicembre 2017 da redazione

Pensioni

In pensione prima del tempo anche gli italiani all’estero?

 


CARACAS.– I deputati Pd all’estero Marco Fedi e Fabio Porta, hanno inviato una lettera al presidente del consiglio Paolo Gentiloni al ministro del lavoro Giuliano Poletti e a quello dell’economia e finanze Pier Paolo Padoan, chiedendo il riconoscimento nelle trattative sulle pensioni, anche degli italiani residenti all’estero. In questi giorni si sta trattando il tema dell’età pensionabile previsto dal 2019 a numerose categorie di lavoratori di attività definite “gravose”.

In questa missiva i due deputati richiedono al Governo che gli anticipi previsti siano applicati anche ai numerosi italiani all’estero che hanno versato i contributi in Italia e svolgono attività gravose e usuranti all’estero. Evidenziano anche che come risultato delle trattative con le parti sociali, il Governo sta preparando una proposta che cerca di esentare gli addetti ai lavori gravosi sulle aspettative di vita dell’età pensionabile (inoltre ad introdurre una estensione dell’Ape Social e nuove regole sulla pensione anticipata per i lavoratori precoci).

Fedi e Porta scrivono che sono venuti a conoscenza, che dagli scatti delle aspettative di vita non potranno essere incluse 15 categorie di lavoratori addetti a mansioni particolarmente gravose, a meno che non facciano valere un’anzianità contributiva di per lo meno 30 anni di contribuzione e aver svolto lavori gravosi per minimo 7 anni negli ultimi 10 di attività lavorativa. Questi lavoratori quindi potranno avere la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi anche a cominciare dal 2019.

Quindi i deputati richiedono tanto al Governo come ai rispettivi Ministeri di chiarire se tali risoluzioni saranno anche per i cittadini residenti all’estero che hanno versato contribuiti previdenziali in Italia e nel Paese dove risiedono con cui ci sia un accordo di sicurezza bilaterale o multilaterale (Regolamenti UE) e infine capire anche se i 30 anni di contribuzioni previsti dalla proposta del Governo, si possano totalizzare con i contributi esteri dei cittadini italiani residenti all’estero e quali sarebbero le modalità, regole e strumenti per verificare all’estero i requisiti per il diritto alle prestazioni dei lavori gravosi.

Angelo Di Lorenzo TwitterFacebook

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Da WebTax a equo compenso, come cambierà la manovra

Pubblicato il 01 dicembre 2017 da ansa

La manovra supera la prima prova al Senato

 

ROMA. – La riscrittura della web tax ma anche qualche correttivo sull’equo compenso, qualche soldo in più per bonus bebè e superticket e la trasformazione in legge dell’accordo con i sindacati sull’Ape social. La legge di bilancio, appena licenziata con il voto di fiducia al Senato, comincerà ad essere discussa alla Camera la prossima settimana, ma a Montecitorio sono già chiari alcuni filoni di intervento per rimettere mano o per inserire ex novo norme rimaste incomplete o in sospeso nella prima lettura parlamentare.

Uno dei temi più discussi all’interno del Pd è proprio la tassa sulle multinazionali digitali. La proposta di Massimo Mucchetti, promossa dalla Commissione Bilancio del Senato, ha lasciato l’amaro in bocca a molti deputati dem, capitanati da Giampaolo Galli e Sergio Boccadutri, entrambi componenti della Commissione Bilancio della Camera presieduta da Francesco Boccia, anche lui non del tutto convinto del testo condiviso a Palazzo Madama.

Le falle starebbero, secondo Boccadutri, nell’attuazione della norma: gli over the top finirebbero infatti per scaricare a valle, cioè sulle pmi italiane, il peso della nuova tassa. Allo stesso tempo affidare alle banche il compito di sostituti d’imposta avrebbe non solo complicazioni pratiche, per la difficoltà di operare con imprese apolidi, ma anche costi non indifferenti che andrebbero in qualche modo compensati.

Infine l’idea di far partire la tassazione dal primo gennaio 2019 non farebbe che sottrarre risorse altrimenti utili per finanziare altri interventi. Anticipare gli oltre 100 milioni di gettito previsti (o almeno parte di essi) al 2018 darebbe infatti spazio alla Camera per destinare più fondi al bonus bebè, uscito dal Senato in versione ‘mini’, o alla riduzione del superticket, anche in questo caso toccato finora solo marginalmente, con uno stanziamento di 60 milioni sui 600 necessari ad abolirlo.

Montecitorio dovrebbe inoltre tradurre in legge anche l’intesa con le province sull’edilizia scolastica che permetterebbe di attribuire alle stesse province la gestione una parte dei fondi nazionali per destinarli alle 5.100 le scuole superiori di loro competenza. Infine sull’equo compenso, introdotto questa volta con il decreto fiscale, si punta ad un collegamento con i parametri ministeriali, per renderli un riferimento vincolante e renderlo sempre applicabile nella pubblica amministrazione.

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Pensioni: emendamento per Ape e donne dopo il 30 novembre

Pubblicato il 24 novembre 2017 da ansa

 


ROMA. – Il governo andrà avanti sul pacchetto pensioni e presenterà dopo il 30 novembre l’emendamento alla legge di bilancio, che a quel punto quasi sicuramente sarà alla Camera, per allargare la platea dell’Ape social, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, e gli ‘sconti’ contributivi per le lavoratrici con figli.

A indicare il timing, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, spiegando che poiché “impegna le risorse residue non utilizzate, fino a quando non ci sarà la Conferenza dei servizi, prevista il 30 novembre, non si può fare una norma” non avendo prima, appunto, una cifra “certa”.

Intanto la Cgil prepara la manifestazione di sabato 2 dicembre, guarda al dibattito “vivace” in parlamento, anche per un rinvio dello scatto a 67 anni che resta “un’ipotesi”, come dice la segretaria generale Susanna Camusso. E al leader della Lega, Matteo Salvini, che dice “siamo pronti a scendere in piazza con chiunque pur di difendere i diritti dei lavoratori e dei pensionati”, la stessa Camusso risponde: “Penso che faccia parte del dibattito politico, ma non bisogna dimenticare che serve sempre coerenza. La riforma Fornero delle pensioni è in parte un effetto della precedente legge firmata da Maroni”.

Salvini, già nei giorni scorsi, ha annunciato nel weekend tra il 2 e il 3 dicembre manifestazioni “in mille piazze” d’Italia contro lo ius soli ma “anche per pensioni e lavoro”.

La platea dell’Ape social, secondo l’impegno messo nero su bianco dal governo nel documento presentato ai sindacati (e non condiviso dalla Cgil), sarà ampliata per il 2018 alle quattro nuove categorie di lavori gravosi (oltre le undici già previste), ossia operai e braccianti agricoli, marittimi, siderurgici e pescatori. Si arriverà così alle 15 categorie di lavori gravosi che dal 2019 (in base all’emendamento già presentato dal governo al Senato) saranno esclusi dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni. Per le lavoratrici, invece, l’impegno è quello di allargare fino ad un massimo di un anno per ogni figlio, entro il limite di due anni, lo sconto sui requisiti di accesso all’Ape social.

Nella versione della legge di bilancio già in Parlamento, la riduzione prevista è di sei mesi per ogni figlio, sempre entro un massimo di due anni. Di fatto, quindi, le donne disoccupate o disabili che hanno gli altri requisiti per l’Ape social avranno bisogno di 28 anni di contributi nel caso abbiano due figli; invece per le lavoratrici impegnate in attività gravose saranno necessari, nel caso della presenza di due figli, 34 anni di contributi. Sul pacchetto pensioni dell’esecutivo “il nostro giudizio non cambia”, afferma Camusso, sottolineando che “lo stesso governo ridimensiona di molto le platee” degli ‘esonerati’.

Vanno avanti, intanto, gli incontri tra i sindacati ed i gruppi parlamentari. Oggi è stata la Uil, guidata dal segretario generale Carmelo Barbagallo, ad incontrare Mdp: “Abbiamo chiesto di lavorare perché il provvedimento sia approvato e migliorato”. Lunedì una delegazione della Cisl, guidata dalla segretaria generale Annamaria Furlan, incontrerà il Pd.

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Pensioni: nuovi esentati, da braccianti a pescatori

Pubblicato il 23 novembre 2017 da ansa

Pensioni: nuovi esentati,da braccianti a pescatori

 

ROMA. – Con quattro new entry diventano 15 le categorie di lavoratori esentate dallo scatto dell’età pensionabile previsto per il 2019. Come previsto dall’accordo con Cisl e Uil, braccianti, pescatori, operai siderurgici e lavoratori marittimi (in tutto si stima una platea di 3.800 lavoratori il primo anno) si aggiungono ad autotrasportatori, infermieri, maestre d’asilo, conciatori, operai edili e agli altri lavori gravosi previsti dall’Ape social.

Secondo quanto si legge nella relazione all’emendamento del governo alla legge di bilancio, un decreto del ministero del lavoro, di concerto con il Mef, prevedrà un’ulteriore specificazione delle professioni derogate.

NUOVE CATEGORIE – Operai dell’agricoltura, della zootecnia e pesca – Pescatori della pesca costiera in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative – Lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricomprese nella normativa del decreto legislativo 67/2011 – Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne

CATEGORIE GIA’ ESONERATE – Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici – Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni – Conciatori di pelli e pellicce – Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante – Conduttori di mezzi pesanti e camion – Personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni – Addetti all’assistenza personale di persone in condizione di non autosufficienza – Insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido – Facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati – Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia – Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

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