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C’è l’Atalanta, Di Francesco mette Nainggolan in castigo

Pubblicato il 05 gennaio 2018 da ansa

 

ROMA. – Senza Nainggolan e senza De Rossi. Sarà un centrocampo sicuramente meno muscolare quello che la Roma metterà in campo all’Olimpico per la prima uscita del 2018. Per motivi diversi sia il belga sia il capitano (entrambi diffidati) marcheranno visita contro l’Atalanta. Il primo è stato escluso con un provvedimento disciplinare dopo i video a base di alcol, sigarette e bestemmie diffusi via social la notte di capodanno, mentre il capitano non ci sarà a causa del riacutizzarsi del problema muscolare al polpaccio.

Ovviamente a fare più rumore è l’assenza del ‘Ninja’, già redarguito e multato per il suo comportamento. Il terzo provvedimento si è concretizzato con la mancata convocazione su impulso della dirigenza. “Con la linea guida dettata sempre dalla società e pienamente condivisa da me e condivisa e accettata da Radja, il calciatore non sarà convocato – l’incipit della conferenza stampa di Di Francesco -.

Questo si lega a un modo di fare che deve essere continuativo per chiunque della Roma o che rappresenti la Roma commetta determinati errori, cose che sono prima di tutto inaccettabili e che non saranno più accettate. Chiunque minimamente sbaglierà pagherà nello stesso modo. Questa è la linea, perché la partita non si prepara oggi, ma con quello che si fa durante la settimana, anche fuori dal campo, da quello che si fa a casa. È determinante per arrivare a fare prestazioni importanti. Non bisogna trascurare nulla, pensando che poi la domenica si corre. Non è così. Stiamo cercando di dare una mentalità vincente, anche nei comportamenti e nel modo di porsi”.

E’ un altro capitolo del ‘romanzo’ Nainggolan, energia in campo e sregolatezza fuori: e forse anche per questo spesso al centro di voci di trasferimento, finora non concretizzate. In settimana a parlare di mentalità vincente con toni piuttosto duri all’interno dello spogliatoio era stato in primis il ds Monchi. “Condivido pienamente il discorso fatto dal direttore, ma la mentalità non si costruisce solo attraverso i momenti positivi, si acquisisce anche in quelli negativi come questo – spiega l’allenatore -.

Ora dobbiamo avere ancora più forza perché può essere che anche inconsciamente abbiamo mollato qualcosina dal punto di vista emotivo, e dobbiamo essere bravi a riportare questa squadra ad avere quella applicazione e attenzione che aveva in precedenza”.

La prima occasione per rimettersi in carreggiata arriverà all’Olimpico con l’Atalanta. “Sicuramente è la squadra peggiore da trovare in questo momento dove facciamo fatica a trovare gol e a fare risultati positivi. Loro hanno fatto un’impresa col Napoli e ritrovato grandissimo entusiasmo, ma lo dobbiamo avere anche noi visto che c’è la possibilità di essere a sei punti dalla vetta considerando la gara che dobbiamo recuperare. Dobbiamo essere determinati per conquistare i tre punti e portare avanti il nostro cammino, possono inciampare anche le altre – aggiunge Di Francesco -.

È nostro dovere affrontare questa partita per vincerla. Siamo in un momento di difficoltà, è il periodo peggiore per quanto riguarda i risultati da quando sono arrivato, ma non dobbiamo buttare tutto all’aria quanto di buono abbiamo fatto”.

Insomma Di Francesco predica calma, e chiede pazienza anche per Schick che domani si accomoderà in panchina. “Sicuramente non giocherà in coppia con Dzeko. Domani giocherà o l’uno o l’altro – evidenzia -. Abbiamo dato tutti quanti troppo peso a questo giocatore, bisogna farlo crescere e maturare dal punto di vista mentale, deve capire realmente dove è arrivato. È un patrimonio del calcio, ha grandissimi mezzi. Deve essere umile nel lavorare e dimostrare di essere il giocatore che è stato nella Sampdoria. Sul giocatore ci puntiamo eccome”.

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Europa o Coppa Italia, è sempre fenomeno Atalanta

Pubblicato il 03 gennaio 2018 da ansa

 

BERGAMO. – Riecco l’Atalanta-mania. Una vittoria di prestigio e la festa tra due ali di folla, col condottiero Gian Piero Gasperini e il suo esercito, in pullman e a passo d’uomo per poi scendere e intonare cori in mezzo ai tifosi, ad accendere l’entusiasmo. A Bergamo di archi trionfali non ne esistono, e come per l’anno scorso val bene l’attesa della squadra imbarcata a Capodichino per celebrarla al ritorno, all’aeroporto di Orio al Serio.

Era accaduto dopo la doppietta di Caldara alle 23.30 circa del 25 febbraio 2017, è successo di nuovo dopo il 2-1 sempre in casa del Napoli (davanti a 24 aficionados nel settore ospiti) con gli acuti di Castagne e Gomez contro cui nemmeno Mertens ha potuto nulla.

Le semifinali di Coppa Italia sono una realtà dopo quasi 22 anni: all’epoca l’Atalanta di Mondonico, battuto il Cagliari, dovette superare l’ostacolo Bologna per poi arrendersi alla Fiorentina nella doppia finale. Nel precedente di campionato gli eroi del calcio all’ombra delle Mura Venete si erano limitati a salutare affacciati alla porta del mezzo che li riportava alla sede di Zingonia.

Consumata la vendetta a distanza per l’ottavo al “San Paolo” del 25 gennaio ’14 (3-1: De Luca, doppietta di Callejon e Insigne), hanno cercato e voluto il contatto fisico, l’abbraccio: forse tremilacinquecento le persone assiepate davanti al padiglione degli arrivi, forse di più.

Lo scalo bergamasco, non a caso, è il simbolo dei nerazzurri protesi alla conquista dell’Europa: è da qui che partono squadra e tifosi, su charter e voli di linea, nell’avventura nella sorella minore della Champions. Il tecnico è il primo a negare paragoni con la stagione 2016-2017 del quarto posto e dell’accesso all’Europa League, ma stavolta i suoi sono in corsa su tutti e tre i fronti, compreso il trofeo della coccarda che è l’unico in bacheca, conquistato il 2 giugno del ’63 a Milano battendo 3-1 il Torino con tripletta di Domenghini e gol della bandiera di Ferrini.

Le parate d’onore sulla corriera con logo e colori sociali del club hanno sempre un significato speciale, vedi quella in pieno centro, tra il viale Papa Giovanni XXIII e Porta Nuova, del 27 novembre 2016 allorché l’allegra banda del Gasp colse la sesta vittoria di fila a Bologna (Masiello e Kurtic) eguagliando il record di Stefano Colantuono proprio contro i rossoblù del 29 marzo 2014 (De Luca ed Estigarribia).

Ha ragione l’allenatore, l’Atalanta non è più la stessa cosa: sono partite la delusione Paloschi e le plusvalenze su due gambe Conti, Gagliardini e Kessie; sono arrivati Ilicic, che toglie pressione a Gomez pur accontentandosi spesso di ruoli da rincalzo, più Gosens, Castagne, Hateboer, Mancini, Haas, Schmidt, Vido, Orsolini e Cornelius. Le basi per il futuro, visto il preventivato addio in direzione Juventus di Caldara e Spinazzola e forse di qualche altra pedina che fa gola alle big. E se oggi trionfo è stato, figuriamoci se a febbraio (il 15 in trasferta, il 22 in casa) si dovessero passare anche i sedicesimi in Europa League contro il Borussia Dortmund.

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Europa League: spettacolo Atalanta, una manita all’Everton

Pubblicato il 23 novembre 2017 da ansa

Bryan Cristante (S) festeggia il gol. EPA/PETER POWELL

 


BERGAMO. – Rompere il tabù trasferte e quello di una squadra inglese mai battuta dalle italiane a domicilio: missione compiuta. Se Cristante può buttarsi negli spazi su azione e da palla inattiva, riuscendo a metterci il piede e la testa nella stessa nottata di coppa e, per soprammercato, Cornelius fa lo stesso nel finale, per l’Atalanta a Goodison park la certezza dei sedicesimi di finale è scontata.

Al netto dei due o tre momenti di sofferenza abbastanza acuta, che nella seconda metà provoca la timida riapertura delle speranze del già condannato Everton. Ma nel gioco degli scontri diretti e della differenza reti, per sopravanzare il Lione in testa al Group E di Europa League a Reggio Emilia sarà sufficiente il pareggio.

Basta una vampata per chiudere i conti con una qualificazione comunque scontata anche alla vigilia: Cristante chiama la profondità a destra a Castagne, che quasi dal fondo gli restituisce palla con la complicità del velo di Petagna e del rinvio corto di Williams, su misura per il radente mancino a fil di primo palo del centrocampista scuola Milan in prestito dal Benfica.

Ma l’Atalanta deve mangiarsi le mani dal dispetto per quanto si complica la vita, perché in avvio di ripresa Cristante sul lungolinea di Petagna fende la difesa, trovando il fallo di Williams e Gomez dagli 11 metri si fa ipnotizzare da Robles, con Freuler che si fa respingere la conclusione successiva in mischia.

Il forcing, però, è di quelli tosti: al 4′ Gomez impegna nella presa a terra il guardiano di casa, due corrette di cronometro e sull’angolo dello stesso ‘Papu’ prima Williams rischia l’autorete di testa, Kenny respinge sulla linea il tentativo di insaccata dell’autore del rompighiaccio e l’accorrente de Roon spedisce alto.

Arriva l’archiviazione virtuale della pratica, con il trequartista tattico del ‘Gasp’ a indovinare l’incornata in torsione (18′) spalle alla porta sul tiro dalla bandierina a rientrare dalla sinistra del leader argentino dei bergamaschi, che per una volta arrotonda l’estremità preferita.

Non è finita, ma quasi: al 26′ Rooney azzecca il lancio per Mirallas sulla destra, sul traversone basso arriva a rimorchio Ramirez che insacca il diagonale dopo un controllo rapido. Al 33′ Petagna riceve dal Papu ma il suo mancino è centrale e fiacco, intorno al quarantesimo i brividi residui: Baningime apre per Ramirez e Berisha alza in corner, poi Keane prende la traversa sull’ammollo di Rooney ma ci sono fuorigioco e fallo.

Niente paura, nel finale l’Everton è sulle ginocchia: 41′, solito corner di Gomez, Vlasic rinvia ma al volo Gosens fa il terzo da fuori con l’aiuto del palo, poi la doppietta di Cornelius che fa secco Feeney dentro l’area superando di destro Robles e quindi insacca di testa sulla fotocopia nel recupero del 2-1.

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