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Argentina: Cristina de Kirchner interrogata sull’attentato anti-ebraico

Pubblicato il 10 ottobre 2017 da ansa

 

Argentina: Kirchner interrogata su attentato anti-ebraico

 

BUENOS AIRES. – Un magistrato argentino ha convocato l’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner a deporre nell’ambito dell’inchiesta sul controverso accordo siglato dal suo governo con l’Iran riguardo alle indagini giudiziarie sull’attentato contro il centro mutualistico ebraico Amia, nel 1994, nel quale morirono 85 persone.

Kirchner sarà sentita insieme ad altri 13 indagati -compreso il suo ministro degli Esteri, Hector Timerman- che potrebbero essere accusati di favoreggiamento. L’ipotesi della procura è che l’obiettivo dell’accordo siglato con Teheran era quello di garantire l’impunità dei quattro dirigenti iraniani accusati dalla giustizia argentina per l’attentato.

Le accuse contro Kirchner, a loro volta, si basano sulle denunce di Alberto Nisman -il procuratore speciale incaricato dal governo di seguire il caso Amia- morto in circostanze ancora non chiarite nel gennaio del 2015, poche ore prima di un’udienza in Parlamento dove doveva spiegarle ai legislatori.

L’interrogatorio di Kirchner -che ha sempre respinto tutte le accuse, denunciando essere vittima di una persecuzione politica- avverrà il prossimo 26 ottobre, cioè quattro giorni dopo le elezioni del 22, nelle quali l’ex presidente si presenta come candidata al Senato nella provincia (entità federale) di Buenos Aires.

In quanto all’accordo con l’Iran, non è mai stato ratificato o anche discusso dal Parlamento di Teheran, e in Argentina è stato dichiarato incostituzionale.

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Camion contro la folla in Canada, almeno 5 feriti

Pubblicato il 01 ottobre 2017 da ansa

Canada

Camion contro la folla in Canada, almeno 5 feriti

 

NEW YORK. – Un nuovo attentato ha scosso il Canada: un uomo ha investito un poliziotto, poi lo ha accoltellato infine è salito su un camion, una bandiera dell’Isis a bordo, e si è schiantato contro la folla. Il bilancio è di cinque feriti. L’incidente è avvenuto a Edmonton e le autorità lo hanno subito definito un ‘atto di terrorismo’.

Il premier Justin Trudeau condanna l’accaduto e assicura: ”non lasceremo che l’estremismo violento si radichi nel Paese”. L’attentatore è stato arrestato: si tratta di un uomo di 30 anni di Edmonton. Nessun altro dettaglio per ora è stato diffuso.

Poco dopo le 20 è salito a bordo di una Chevy Malibu bianca, con la quale ha investito un agente di polizia posizionato a un posto di blocco nei pressi del Commonwealth Stadium, dove si stava giocando una partita di football. Prima lo ha investito facendolo volare di alcuni metri, poi quando era a terra lo ha accoltellato. Secondo le ricostruzioni della polizia, l’uomo è poi salito su un furgoncino a noleggio U-Haul e si è schiantato contro alcuni pedoni in un’area affollata della città.

Il sospettato è riuscito a fuggire ma è stato fermato al termine di una caccia all’uomo durata alcune ore. ”E’ stato deciso di indagare questi incidenti come atto di terrorismo” afferma il capo della polizia di Edmonton, Rod Knecht, precisando che al volante del camion l’uomo si è diretto ”volontariamente e a velocità sostenuta” contro i pedoni.

Anche se si ritiene che l’uomo abbia agito da solo, Knecht mette in guardia: ”Le indagini sono nelle fasi preliminari e invitiamo tutti a essere vigili. Contattate la polizia se vedete o sentite qualcosa di sospetto” ha aggiunto Knecht.

I testimoni hanno raccontato gli attimi di terrore. ”C’era gente che volava” racconta Kim Anderson, che stava aspettando l’autobus quando il camion è finito contro la folla. ”Abbiamo sentito rumori simili a spari di pistola”, dice invece Natalie Pon, che al momento dell’attacco si trovava in un albergo nelle vicinanze per un matrimonio.

”Il personale dell’hotel ha allontanato tutti gli ospiti dalle finestre per evitare incidenti” aggiunge Pon, che è comunque riuscita a scattare una foto del camion pur non essendo riuscita a vedere il sospettato. I cinque feriti restano per il momento in ospedale e nessuno di loro appare in pericolo di vita.

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L’abbraccio di Obama a Orlando, tra i familiari delle vittime

Pubblicato il 16 giugno 2016 da redazione

strage-orlando

WASHINGTON. – Per la nona volta durante il suo mandato presidenziale Barack Obama ferma tutto e parte per portare il suo sostegno ad una comunità colpita al cuore dalla violenza cieca. Questa volta la destinazione è Orlando, in Florida, dove è giunto per abbracciare i familiari delle vittime della strage al Pulse, per portare il suo conforto ai sopravvissuti dilaniati dal dolore e dalla colpa di essere sfuggiti alla mano omicida, per ringraziare di persona chi ha prestato i primi soccorsi, i medici, gli infermieri, le forze dell’ordine precipitatesi nella notte tra sabato e domenica al night club da cui giungeva il grido d’aiuto.

Obama vuole farlo lontano dai riflettori. Pubblicamente il presidente ha già parlato e in più di una occasione dopo la strage. Questo è il momento di portare un messaggio intimo, di mostrare – con accanto il vicepresidente Joe Biden – come gli americani “restano uno al fianco uno dell’altro”, come l’America si stringe attorno ad Orlando.

“Non c’è modo più tangibile di manifestare il suo sostegno se non recandosi nella città dove ha avuto luogo questo orrendo episodio”, ha spiegato la Casa Bianca. E di tangibile Obama a Orlando trova il dolore: in corteo verso il luogo dove incontra la comunità, a due miglia circa dal Pulse, scorrono davanti agli occhi del commander in chief giunto da Washington i segni profondi lasciati dalla violenza scatenata da Omar Mateen, tra le bandiere arcobaleno e quel cartello affisso all’ingresso di una rivendita di Harley-Davidson: “Pregate per Orlando”.

Così, dopo il monito fermo e determinato con cui Obama ha puntato il dito contro l’intolleranza e la violenza, guardando dritto negli occhi degli oppositori politici, adesso è il giorno dell’unità. A dimostrarlo le immagini dell’arrivo del presidente in Florida: scende dalla scaletta dell’Air Force One seguito da Marco Rubio.

Il senatore repubblicano della Florida ed ex candidato per la nomination repubblicana che contro Obama si è scagliato con vigore durante la sua campagna, ha volato con lui dalla capitale fino al suo Stato. I due hanno parlato, senza dubbio, ma di ciò che in queste ore è l’unico argomento possibile: “Questo è un momento in cui democratici e repubblicani possono dimostrare che, quando negli Stati Uniti d’America una comunità viene attaccata, gli Stati Uniti d’America restano uniti”, commenta la Casa Bianca ribadendo un appello ripetuto più volte da Obama.

E le prime prove di unità sono in corso al Congresso dove, nonostante le posizioni di Donald Trump a riguardo, si intravedono i segnali di un’intesa tra democratici e repubblicani per una stretta sulle armi. La svolta dopo l’intervento fiume di quasi 15 ore del senatore democratico del Connecticut Chris Murphy.

Era già mattina quando si è conclusa la maratona guidata da Murphy e quando il senatore ha reso noto che ci sono adesso i presupposti per una intesa con i repubblicani disposti a votare alcune misure chiave sui controlli, consentendo quindi l’approvazione di emendamenti che prevedono maggiori verifiche sui singoli acquirenti di armi e il divieto di vendita a sospettati di terrorismo.

Intanto continuano le indagini sulle dinamiche dell’attacco al club gay ed emergono altri dettagli su Omar Mateen e sulla strage: secondo quanto si apprende ora, il killer scambiava sms con la moglie durante l’attacco. Non è chiaro tuttavia se la donna fosse consapevole di quanto stesse accadendo. Lo riferisce la Cnn citando fonti.

Mentre emerge in maniera sempre più evidente l’uso intenso che Mateen faceva dei social media, luogo privilegiato dove scatenare tutto il suo odio. “I veri musulmani non accetteranno mai i modi osceni di vita dell’Occidente”, scriveva tra l’altro su alcuni degli almeno cinque profili a lui associati.

Per questo adesso si chiede l’aiuto di Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, per assistere gli inquirenti nel tracciare l’attività del killer sul social media.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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Disastro Egyptair senza verità, mistero sulle scatole nere

Pubblicato il 22 maggio 2016 da redazione

A screen grab taken from a handout video obtained from the Egyptian Defence Ministry on 20 May 2016 shows Egyptian Navy engaged in search operations for missing EgyptAir flight MS804 at sea off the Egyptian coast, north of Alexandria, Egypt, 19 May 2016. EPA/EGYPTIAN DEFENCE MINISTRY

A screen grab taken from a handout video obtained from the Egyptian Defence Ministry on 20 May 2016 shows Egyptian Navy engaged in search operations for missing EgyptAir flight MS804 at sea off the Egyptian coast, north of Alexandria, Egypt, 19 May 2016. EPA/EGYPTIAN DEFENCE MINISTRY

IL CAIRO. – C’era del fumo a bordo dell’Airbus 320 dell’Egyptair inabissatosi giovedì scorso a nord di Alessandria d’Egitto dopo aver compiuto inspiegabili virate: è una delle poche certezze sul disastro aereo del volo Ms804 decollato da Parigi e mai arrivato al Cairo, anche se questo dettaglio per ora non basta a spiegare la morte delle 66 persone a bordo, né ad escludere o ad accreditare l’ipotesi terrorismo. Servono almeno le scatole nere, per ora introvabili nelle profondità di quel punto del Mediterraneo.

In questo quadro, il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault ha ribadito che “tutte le ipotesi vengono prese in considerazione” e “non si propende” per nessuna pista in particolare. L’agenzia francese per le indagini sugli incidenti aerei, dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, ha confermato che fumo è stato rilevato da sensori in diverse parti dell’aereo pochi minuti prima che l’aereo scomparisse dai radar, ma non ha voluto giungere a conclusioni.

Mentre la Cbs News, citando fonti non meglio precisate, si è spinta ad affermare che il fumo proveniva da uno dei motori. Del resto il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica ed esperto pilota, ha detto all’Ansa che – a parte “un’esplosione a bordo” – essenzialmente due fattori possono spiegare il fumo: “Un’avaria dell’impianto elettrico o del motore”, ma in entrambi i casi “non si tratta di problemi tali da determinare, da soli, il precipitare così repentino di un aeroplano”.

Molto potrebbero dire le due scatole nere (in realtà di colore arancione) con le registrazioni delle voci della cabina di pilotaggio e i parametri tecnici fondamentali del volo. Fonti governative egiziane citate ancora dalla tv americana Cbs si erano sbilanciate a dire che erano state individuate, ma Egyptair in serata ha smentito ufficialmente sottolineando che le ricerche si svolgono su una superficie ampia (“supera le 40 miglia nautiche”) e il mare in quel punto è “molto profondo”: c’è quindi “bisogno di tempo e sforzi per captare i segnali emessi dalla scatola nera”, anche se vengono impiegati “apparecchiature sofisticate di diversi paesi” impegnati nelle ricerche.

L’ipotesi terrorismo, che resta in piedi come le altre, continua a mancare di una rivendicazione, anche se per tutta la giornata sul web sono circolate voci di un imminente annuncio dell’Isis su un tema non precisato (lo Stato islamico comunque aveva fatto passare solo poche ore prima di rivendicare la bomba sul charter russo esploso sul Sinai in ottobre).

Resta il fatto che i piloti del volo Ms804 non hanno lanciato Sos: una circostanza che un generale e pilota dell’Aviazione egiziana, Abdel Hakim Shalaby, ha spiegato con un’esplosione e non un guasto tecnico.

Per contro, con l’analisi dei video dei sistemi di sorveglianza dell’aeroporto parigino di Roissy Charles-de-Gaulle da cui è decollato l’Egyptair, “non sono state individuate falle, né persone sospette”, ha riferito Le Monde. Nella ridda di ipotesi e controdeduzioni, di tragicamente concreto vi sono i rottami ed effetti personali di passeggeri affiorati in mare.

Prime immagini diffuse dalle forze armate egiziane mostrano lamiere contorte, pezzi di sedile, un giubbotto di salvataggio giallo ma soprattutto una scarpa da ginnastica e una borsetta da donna bianche, uno scialle blu, pezzi di vestiti e anche una borsa di tessuto sul rosa: la farfalla che ci è ricamata sopra suggerisce che serviva a uno dei due “neonati”, segnalati da Egyptair fra le vittime.

Mentre la Cnn ha diffuso un primo, breve audio della conversazione tra il pilota e un controllore di volo. La conversazione sembra di routine ma non è precisato a quale fase del volo risalga.

(di Rodolfo Calò/ANSA)

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(ANSA) - GENOVA, 16 DIC - Esclusa l'ipotesi di omicidio per la morte di Giovanna Pedori, la donna di 78 anni morta e vegliata per una settimana nel letto di casa dal figlio di 47 anni. L'esame autoptico svolto dal medico legale Marco Salvi ha accertato che la donna non è stata uccisa: sul suo corpo non sono state trovate contusioni o ferite compatibili con l'ipotesi dell'aggressione da parte del figlio o di un'altra persona. I lividi al collo, che per il medico che ha svolto il primo sopralluogo potevano essere spiegati con uno strangolamento, sono risultati essere superficiali. La donna, ha spiegato Salvi ai carabinieri della compagnia di San Martino, probabilmente è morta a causa di un malore che le ha fatto perdere i sensi e cadere sbattendo la testa contro un mobile. L'esame autoptico ha dunque confermato quanto detto dal figlio della donna: l'uomo, che soffre di disturbi psichici, pur molto confuso e provato, aveva riferito che la madre era caduta e lui l'aveva adagiata sul letto.

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(ANSA) - REGGIO EMILIA, 16 DIC - Tutto sarebbe nato da un pettegolezzo: aveva detto che sua moglie era molto più bella di lui. Per fargliela pagare hanno escogitato un tranello, portato avanti per otto mesi, per attirarlo nel luogo dove poi lo hanno ucciso a Fabbrico, nel Reggiano, tre anni fa. I carabinieri hanno arrestato un pakistano di 38 anni, accusato di aver ucciso un connazionale di 20. E' l'evoluzione dell'inchiesta che aveva già portato nel maggio scorso, al fermo di un altro pachistano, accusato di aver illuso la vittima con un falso profilo Facebook, di una ragazza benestante con cui fuggire in cerca di una vita più felice e lontano dai vincoli delle proprie tradizioni. Il ventenne era stato seviziato, ucciso e sotterrato la notte di San Valentino di tre anni fa. Il suo corpo, in stato di decomposizione, era stato trovato casualmente solo tre mesi dopo nel corso di lavori in un cantiere. (ANSA).

14:15Capotreno aggredito, fermati 4 minorenni

(ANSA) - PISA, 16 DIC - Quattro minorenni lucchesi sono stati fermati stamani dalla polfer alla stazione di Pisa dopo avere aggredito un capotreno che era intervenuto in soccorso di una ragazza infastidita dai quattro ragazzi a bordo di un treno regionale della linea Pisa-Lucca. Secondo quanto si è appreso, una volta giunti in stazione i giovani hanno letteralmente pestato il capotreno e reagito con violenza anche all'intervento della polizia: sia il dipendente di Trenitalia sia due agenti sono rimasti feriti e trasportati al pronto soccorso. I contorni dell'episodio, avvenuti intorno alle 11, sono ancora in fase di ricostruzione: i quattro minorenni si trovano all'interno degli uffici della polizia ferroviaria che sta ancora valutando i provvedimenti da prendere e le contestazioni di reato necessarie. L'aggressione è avvenuta davanti a decine di passeggeri e il 118 ha inviato sul posto almeno tre ambulanze mentre anche la polizia di stato ha inviato pattuglie a supporto degli agenti della polfer preventivamente avvertiti dal capotreno che poi è stato aggredito e che ha riportato ferite piuttosto serie.(ANSA).

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14:10Calcio: Pescara, Zeman “l’1 settembre mi ero dimesso”

(ANSA) - PESCARA, 16 DIC - "L'1 settembre scorso mi ero dimesso da allenatore del Pescara perché c'erano troppi giocatori in rosa, 42. Non erano arrivati i calciatori che avevo richiesto. Poi sono stato convinto a restare dalla società". La clamorosa notizia è stata rivelata dallo stesso tecnico biancazzurro Zdenek Zeman questa mattina nel corso della consueta conferenza stampa per la presentazione della gara di domani all'Adriatico (ore 17.30) con il Novara. Il boemo ha poi parlato dei rapporti con il patron Sebastiani: "Con il presidente mi trovo bene a tavola. Calcisticamente abbiamo delle idee diverse. Il rapporto con lo spogliatoio? I giocatori cercano un allenatore amico. Io sono venuto qui a Pescara per lavorare".

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