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La Caporetto del calcio italiano, niente Mondiali

Pubblicato il 13 novembre 2017 da ansa

FOTO ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

MILANO. – Apocalisse, come da jettatoria definizione di Tavecchio, catastrofe o semplice Caporetto calcistica: il grado di intensità dell’uragano che si abbatte sul calcio italiano, giustamente non qualificato al mondiale di Russia 2018 a seguito del modesto 0-0 colto dalla squadra di Ventura nel ritorno dello spareggio con la Svezia, lo si valuterà meglio nelle prossime settimane.

Fatto sta che nei 90 minuti di Milano si è scritta una pagina di storia del calcio italiano, che come è noto si intreccia con quella del Paese. Solo una volta era accaduto in precedenza che gli azzurri mancassero la qualificazione, 60 anni fa in seguito ad una tragicomica sconfitta con l’Irlanda del Nord.

Questo vuol dire che tra i 73.000 di San Siro e tra i tanti milioni che hanno seguito in tv la debacle di un intero movimento (perde infatti tutto il calcio italiano, non solo il ct Ventura che pure ha sbagliato moltissimo), pochi hanno ricordo di quella disfatta.

Quello di stasera è dunque uno strano choc a rilascio prolungato, una botta che durerà a lungo e troverà nuovo acme a giugno 2018, quando gli altri celebreranno la partecipazione alla festa del calcio, e gli italiani si dovranno accontentare di godere delle gesta altrui.

Poco conta che stasera la nazionale abbia giocato col cuore chiesto da Ventura, perché per ribaltare l’1-0 di Stoccolma a mancare è stata la tecnica (e anche un bel po’ di tattica: nel fluire delle azioni, anche quelle più pericolose, tutto è sembrato tremendamente casuale).

Ancor meno conta la traversa colta da Florenzi, le occasioni da rete (mai limpidissime, peraltro), i rigori reclamati in 2-3 episodi dagli azzurri: gli svedesi di Andersson non hanno rubato nulla, normale che abbiano giocato per difendere il risultato dell’andata, colpa degli azzurri non averlo ribaltato.

Incredibilmente il senso della serata è in un verso di una hit degli Abba, gruppo icona pop svedese dell’anni Settanta, “the winner takes it all, the looser standing small”: il vincitore si prende tutto (ovvero il mondiale), il perdente sta basso. Proprio come gli azzurri, che chiudono la gara buttati a terra e in lacrime.

Eppure San Siro aveva risposto come nelle attese, 73 mila spettatori a tifare a squarciagola per non interrompere un sogno che durava da 60 anni. Annunciata la grande coreografia tricolore sugli spalti, altrettanto prevista la formazione messa in campo da Ventura: stesso modulo scelto nell’infausta trasferta a Stoccolma di venerdì scorso, il 3-5-2, con Jorginho e Florenzi a centrocampo al posto di De Rossi e dello squalificato Verratti, e in avanti Gabbiadini e non Belotti a fare coppia con Immobile.

Meno preventivati i fischi riservati al pubblico quando nella lettura da parte dello speaker delle formazioni, è toccato al ct Ventura. Quanto alla Svezia, il solito 4-4-2 scolastico, essenziale quasi come un mobile Ikea. Rispetto all’andata venivano meno i ghirigori del talentino Forsberg e cresceva il pressing sugli azzurri. Che peraltro cominciavano bene.

Con Jorginho a favorire un giropalla più veloce, l’Italia andava al tiro al 5′ con Gabbiadini su cross di Darmian (fuori) e reclamavano un rigore per un atterramento di Parolo all’8′. Protestavano anche gli svedesi per un paio di episodi con palla che andava ad impattare sul braccio degli azzurri in area, quindi su un tiro di Claesson parato a terra da Buffon al 22′ si apriva il forcing azzurro, che durava fino al termine del primo tempo.

E dal quale scaturivano, seppure senza un vero filo conduttore di gioco una grande opportunità per Candreva al 27′ (sprecata con un tiro alto dal cuore dell’area), un’imbeccata di Jorginho per Immobile al 40′ (salvava in uscita Olsen, deviando). E poi, una bella azione combinata al 42′ sventata a da Granqvist, un colpo di testa alto di Bonucci al 44′ e una eccellente puntata di Florenzi conclusa con tiro ribattuto dal portiere al 45′. Tante iniziative, insomma: ma non il gol necessario a pareggiare il vantaggio svedese.

Nella ripresa subito un episodio contestato su contrasto tra Darmian e Lustig in area svedese. Poi, all’8′ su cross dalla sinistra una mezza rovesciata di Florenzi mandava la palla a lato di pochissimo. Poi al 12′ il paradosso di un destro di Chiellini ad impensierire Olsen e al 16′ un tiro d Candreva deviato da portiere in angolo.

Allora Ventura si giocava tutto, inserendo El Shaarawi al posto di Darmian e Belotti per Gabbiadini in un evidente modulo 4-2-4. Subito arrivava una traversa su esterno di Florenzi. E dopo poco una botta da fuori area di Candreva, parata con facilità. L’interista usciva e il ct provava la carta Bernardeschi. Belotti invocava inutilmente un rigore al 34′. Su un tiro moscio di Belotti (fuori) uno secco di El Shaarawy (respinto da Olsen) e un colpo di testa di Parolo fuori, si spegnevano le speranze azzurre.

(dell’inviato Piercarlo Presutti/ANSA)

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Belotti gol

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Russia 2018: opinioni contrastate sul futuro della nazionale azzurra

Pubblicato il 16 ottobre 2017 da redazione

azzurri

Gli azzurri festeggiano la vittoria sull’Albania.

 

CARACAS – La scorsa settimana si é chiusa la fase a gironi delle qualificazioni verso il mondiale Russia 2018. Le nazionali con un posto garantito nel sorteggio che si svolgerà a Mosca il primo dicembre sono 23. Per l’Europa si sono qualificate direttamente alla kermesse iridata: Francia, Portogallo, Germania, Serbia, Polonia, Inghilterra, Spagna, Belgio e Islanda.

Mentre dovranno giocarsela: Svezia, Svizzera, Irlanda del Nord, Irlanda, Danimarca, Italia, Grecia e Croazia. Domani ci sarà il sorteggio dove si conoscerà l’avversaria degli azzurri, per l’occasione abbiamo chiesto agli italo-venezuelani il loro punto di vista sulla nazionale e sulle possibili rivali.

Mariano Moscaritolo ci dice la sua opinione: “Secondo la mia modesta opinione, per il playoff preferisco la Svezia, da evitare le due Irlande. Questa Italia soffre terribilmente le avversarie che le mettono pressione sul piano atletico, come in effetti si è visto contro Macedonia ed Albania, per sopperire le loro carenze tecniche, mentre gli scandinavi che giocano più sul piano fisico li vedo meno pericolosi e credo che quindi sarebbe più facile contenerli. Considerando che noi siamo una nazionale ancora piuttosto “anzianotta”, soprattutto nel reparto difensivo. Gli irlandesi poi saranno caricati a molla, soprattutto l’Eire. C’è da ricordare che non vogliono farsi sfuggire un’altra occasione per andare al mondiale. Ricordiamoci che nei playoff per il mondiale 2010 fu eliminata ingiustamente nello spareggio con la Francia a causa della famosa mano di Henry”.

Mentre Gerardo Piccioni é piú severo: “Andrò contro l’opinione di diversi amici. Ma dico che secondo me all’Italia servirebbe un bel bagno di umiltà e restare fuori dal mondiale potrebbe essere il classico “toccare il fondo” per poter rinascere come araba fenice. Cosí in futuro finalmente ci saranno regole più selettive sullo schierare più italiani nella nostra serie A. Oppure avere un campionato riserve o inserire le primavera in serie B o C ed altre soluzioni che possano offrire un maggiore parco giocatori da cui il prossimo ct possa scegliere. Spero che nello spareggio l’Italia sfidi l’Eire e che ci sia un ritorno di Antonio Conte oppure fare di tutto per portare Carlo Ancelotti”.

Sono due le sfide che possono aprire o chiudere la porta verso il Mondiale: gare da dentro o fuori. Il format delle qualificazioni per Russia 2018 manda avanti solo le vincenti dei 9 raggruppamenti della zona europea. Gli altri 4 posti che sono riservati alla Uefa vengono assegnati attraverso un playoff. Gli spareggi si giocheranno dal 9 al 14 novembre: gli azzurri di Ventura sono testa di serie, Irlanda del Nord, Irlanda, Svezia e Grecia le quattro avversarie possibili.

Giorgio D’Angelo dice la sua: “Quest’anno i playoff europei saranno più combattuti rispetto ad altri anni. Una nazionale come la nostra non dovrebbe vivere l’esperienza di uno spereggio e tantomeno giocare cosí male. Le possibili avversarie sono nazionali con un sistema di gioco molto simile. Sono squadre che sanno difendersi e la loro chiave é il gioco aereo sopratutto gli irlandesi. Sono sicuro che l’Italia si qualificherà con un risultato di misura”.

Dal canto suo Giuseppe Malafronte si sfoga in questo modo: “Stiamo finendo al livello di nazioni minuscole con campionati di infimo livello e che si affidano a gente che gioca (o che fa panca!) all’estero. Nel momento in cui una nazionale come l’Islanda, che fa gli stessi abitanti di una città medio-grande italiana, va diretta ai Mondiali superando paesi come Croazia, Turchia ed Ucraina, mentre la nostra Italia suda contro Macedonia e Albania, per evitare Danimarca e Croazia ai playoff, il problema va ben al di là di cosa fare con le squadre Primavera. I talenti non saranno più cristallini come una volta, ma è inaccettabile che l’Italia giochi così male e sia perennemente sull’orlo del baratro. Zero personalità, ancor prima che poco talento”.

Alla kermesse iridata in Russia andrà lo stesso contingente delle ultime edizioni con 13 posti (più la Russia qualificata per diritto) a disposizione dell’Europa, 4 per il Sudamerica, 3 per il Centro e Nord America, 5 per l’Africa, 4 per l’Asia e gli ultimi due posti per le vincitrici degli spareggi tra le migliori non promosse di Sudamerica e Asia contro quelle di Centro e Nord America e Oceania (che non porta nessuno direttamente al Mondiale).

Viste le ultime prestazioni dell’Italia Annalisa Rossi confessa: “Anche la Grecia mi preocupa, anche se è sicuramente più alla portata di una Svezia. Gli ellenici sono una squadra tosta, che distrugge il gioco avversario piuttosto che proporre il proprio. Viste le difficoltà che abbiamo poi noi a fare gioco, anche la Grecia potrebbe rappresentare un problema. Ma voglio essere ottimista! Vediamo e speriamo di arrivare a novembre con le giuste energie nervose e fisiche”.

azzurri

Belotti.

Roberto Esposito, che cita anche un evento storico ci dice: “L’attuale Italia ha perso sonoramente con la Spagna, pareggiato malamente con la Macedonia in casa e battuto solo di misura nazionali come Israele ed Albania. Su questa base penso che con la Svezia sarebbe una sfida alla pari, il che vuol dire a forte rischio eliminazione, mentre con Irlanda del Nord, Eire e Grecia sarebbero ostiche come con Albania e Israele. Voglio farti una piccola notazione statistica, l’unica mancata partecipazione dell’Italia a un mondiale risale al 1957, 60 anni fa, proprio ad opera dell’Irlanda del Nord. Speriamo che questa volta Dio ce la mandi buona”.

In Russia sono quattro le esclusioni eccellenti o comunque notevoli che testimoniano come le qualificazioni ai Mondiali in tutti i continenti vadano affrontate con la massima concentrazione fino al raggiungimento dell’obiettivo pieno perché l’insidia è sempre dietro l’angolo (nel 90% dei casi più per demerito delle blasonate che inciampano quasi da sole che non per via delle “crescite miracolose” delle sfavorite). Va sottolineato con forza che si tratta di quattro Nazionali che giustamente rimangono a casa in virtù dei problemi mostrati prima di tutto a livello di mentalità e poi, per quanto riguarda Olanda e Stati Uniti, anche come gioco di squadra. Mentre Cile e Galles, più solide tecnicamente, sono mancate prevalentemente sotto l’aspetto psicologico: una più per la difficoltà a trovare stimoli, l’altra ancora per una relativa inesperienza.

Silvano Scatton fa il punto della situazione dicendo: “Delle quattro papabili l’Eire secondo me è la nazionale più pericolosa, soprattutto per il carattere che ha. Ha vinto già uno spareggio in casa del Galles, eliminando in modo clamoroso la nazionale di Bale. Come valore tecnico, a oggi, sicuramente tra le papabili la Svezia sembra avere qualcosa in più, ma la determinazione degli irlandesi è un’arma pesante. Concludo comunque dicendo che dipenderà molto da noi: se siamo quelli delle ultime uscite, potremmo trovare difficoltà contro tutti”.

Infine Daniel Stifano confessa: “L’Irlanda del Nord credo sia l’avversaria più abbordabile nel play off, e un po’ più indietro la Grecia che può creare qualche problema solo in casa, visto il livello di tifo che hanno. Un po’ più complicate le sfide contro Svezia, ed Eire, ma se davvero non ci qualifichiamo dovranno saltare le teste di allenatore e federazione. I giocatori li escludo per il semplice fatto che molte volte hanno giocato fuori ruolo”.

Una cosa é certa, ai Mondiali, tolto chi li organizza, nessuno va gratis. Occorre meritarlo sul campo, anche contro nazionali come Trinidad & Tobago, Georgia, Bulgaria o Bolivia. Ovviamente sperando che l’Italia non abbia bisogno un ripasso del concetto, ai prossimi spareggi noi incrociamo le dita e speriamo di vedere il nome della nostra nazionale nel tabellone del sorteggio che si svolgerà a Mosca il primo dicembre.

(Fioravante De Simone)

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Soccer: FIFA World Cup 2018; Italy’s Training

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Italia ai Playoff dopo ko Bosnia. Con l’Albania non sarà una formalità

Pubblicato il 07 ottobre 2017 da ansa

playoff

Giampiero Ventura dà lezioni di calcio ai suoi allievi. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

 

TORINO. – Il Belgio batte la Bosnia, in una partita da festival del gol, e, dopo il mezzo passo falso contro la Macedonia, l’Italia tira un sospiro di sollievo. I Playoff per le qualificazioni mondiali sono certi e gli azzurri possono preparare la partita contro l’Albania senza troppe ansie.

Vietato però sbagliare due volte di fila. Lo sanno bene Buffon e compagni, ripartiti dal Filadelfia e da un faccia a faccia negli spogliatoi nello stadio del Grande Torino. Un confronto vero, senza staff tecnico, per guardarsi negli occhi, ritrovare gli stimoli necessari a cancellare la delusione, i fischi, del pubblico.

La vittoria del Belgio arriva quando l’Italia è già in albergo, il risultato in bilico fino all’ultimo in un’altalena di emozioni. Gli azzurri ritrovano il sorriso, dopo una giornata di musi lunghi. La corsa verso Russia 2018 prosegue, ma la partita contro l’Albania non può essere una semplice formalità. Serve una vittoria per risollevarsi subito dai tanti, troppi dubbi emersi dopo l’1-1 con la modesta Macedonia.

I fischi all’Italia di Ventura nell’Olimpico Grande Torino, per cinque anni il suo stadio, hanno colpito nell’orgoglio gli azzurri, in primis i senatori, per i quali quello del prossimo anno sarà l’ultimo Mondiale. Un treno da non perdere assolutamente. L’entusiasmo dei circa 200 bambini delle scuole calcio, gli unici ammessi ad assistere all’allenamento, ha aiutato la squadra a ritrovare la serenità persa per stessa ammissione dei giocatori, dopo la sconfitta contro la Spagna.

Non si è allenato con i compagni capitan Buffon che, dopo il lavoro in palestra, ha comunque voluto calcare il prato che un tempo era di capitan Mazzola e Bacigalupo, rispondendo con la consueta disponibilità ai saluti del pubblico.

Il portiere non è in dubbio per la partita contro l’Albania, ma le ultime indicazioni si avranno dall’allenamento di domani mattina, questa volta alla Sisport di Torino, prima della partenza per Scutari, ultima tappa di un viaggio che era iniziato con ben altri presupposti e che rischiava di finire in ‘tragedia’, come gli addetti ai lavori avevano bollato la possibilità di una mancata qualificazione.

Battere l’Albania dell’italiano Panucci per ritrovare le certezze perse è ora l’obiettivo immediato. Poi tutti ad aspettare il sorteggio del 17 ottobre per conoscere l’avversario degli spareggi.

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azzurri in allenamento

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Ventura verso il 3-4-3: tridente azzurro con Verdi, assalto a Macedonia

Pubblicato il 04 ottobre 2017 da ansa

Azzurri in allenamento

 

FIRENZE. – Avvicinandosi alla sfida con la Macedonia contro cui basterà un punto per conquistare l’accesso ai play-off mondiali (ma molti di più per il ranking), il clima si sta riempiendo di adrenalina a Coverciano dove Gian Piero Ventura sta provando varie soluzioni.

I segnali propendono per un’Italia schierata con il 3-4-3, quindi con il ritorno dell’ex BBC juventina (sarebbe la seconda volta sotto l’attuale gestione, dopo la gara con Israele), la conferma di Gagliardini (favorito sul debuttante Barella) accanto a Parolo, con Zappacosta e Darmian sulle fasce e soprattutto la novità Verdi: il giocatore del Bologna, appena un paio di minuti finora nella Nazionale maggiore, nell’amichevole con l’Olanda vinta 2-1 dall’Italia lo scorso 28 marzo.

Quel giorno Verdi, in vantaggio attualmente su Candreva e Bernardeschi, subentrò nel finale al posto di Verratti mentre venerdì, alla prima da titolare, formerà il tridente d’attacco con Immobile e Insigne. Domani mattina gli azzurri sosterranno un altro allenamento poi la partenza nel pomeriggio per Torino.

”Non è vero che l’atmosfera è depressa in Nazionale, la negatività viene dipinta da fuori, al nostro interno io e miei compagni siamo tutti tranquilli – assicura Darmian – Stiamo lavorando bene perché tutti vogliamo assolutamente andare al Mondiale”.

Ecco la molla che sta caricando l’Italia di Ventura. La pesante sconfitta con la Spagna agli inizi di settembre non solo ha tolto il primato e quindi l’accesso diretto a Russia 2018, ma anche qualche certezza al gruppo azzurro. Cosa che, sommata alle assenze, rischia di complicare il lavoro del ct, non a caso mai apparso così serio e teso.

Ma i suoi giocatori stanno facendo a gara per lanciare segnali di fiducia e serenità: ”Ci mancano tanti giocatori importanti, penso a De Rossi, Verratti, Belotti e non solo. Però – dice il difensore del Manchester United – chi è qui saprà sopperire alle assenze nel migliore dei modi. Il gap con la Spagna e le altre grandi sapremo colmarlo con la fame, la determinazione e lo spirito di gruppo”.

E al bando la paura: ”Nessuno teme di non andare ai Mondiali, ora pensiamo alla Macedonia e a prenderci i punti che servono, poi affronteremo gli spareggi”. Le tante defezioni stanno spingendo Ventura a rimodellare l’Italia, ma ciò non preoccupa i suoi giocatori: ”Abbiamo una rosa in grado di adottare più moduli, l’importante è centrare l’obiettivo” ribadisce Darmian. Nessuno può dargli torto.

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Ventura: “Parlo con Balotelli, ma spazio ai giovani”

Pubblicato il 22 febbraio 2017 da ansa

Giampiero Ventura
ANSA / DANIEL DAL ZENNARO

FIRENZE. – ”C’è un’infornata di giovani che hanno una gran voglia di mettersi in mostra e stanno facendo passi da gigante, non sono sorpreso da questa esplosione. Fare nomi ora è difficile ma se dagli stage venissero fuori almeno 5-6 elementi per il futuro avremmo fatto bingo”. Gian Piero Ventura si strofina le mani soddisfatto: il lavoro da fare è tanto ma stanno fiorendo molti talenti. Ma è dura per lui sottrarsi dall’attualità, dal caso-Bonucci al dilemma Balotelli.

”Non so cosa sia realmente successo – la premessa del ct sul difensore della Juve spedito in tribuna da Allegri questa sera con il Porto – ma non credo dipenda tutto da una reazione pubblica considerando che se ne vedono tante. Di certo il messaggio della Juve è che la forza della società viene avanti a tutto”.

Quanto a Balotelli, più passa il tempo più tutto si fa complicato: ”Anche perché i segnali finora non sono stati molto positivi. Finora ci sono state mille telefonate per cercare di combinare ma finora, un po’ a causa sua un po’ a causa mia, non ci siamo ancora riusciti. Ma ho preso un impegno e lo manterrò, spero di parlarci prima della gara con l’Albania. Non si mettono in discussione le sue doti tecniche ma altri aspetti, senza un cambiamento reale non sarà facile, spetta a lui trovare delle soluzioni”.

In ogni caso, ribadisce Ventura, le porte restano aperte o perlomeno socchiuse e ciò vale per Pellé: ”Abbiamo imboccato la strada del ricambio generazionale e non sarebbe coerente non considerare che Pellé ha quasi 32 anni”. Diverso il discorso su Verratti che Iniesta ha eletto a suo erede: ”Io innanzitutto auguro a Marco la salute, è un patrimonio del nostro calcio e il nostro futuro”.

Lo stesso è per Gagliardini, uno dei giovani che sta bruciando le tappe: ”Non sono sorpreso, mi sono bastate poche gare per intuire la sua personalità e le sue qualità. Sappia però che non è ancora arrivato”. Ventura segue anche diversi oriundi e tra i nomi circolati ci sono quelli di Fazio, Emerson, Diawara, Telles: ”Pare che tutti vogliano diventare italiani. Io comunque non ho parlato con nessuno finora, neppure con Fazio”.

Ora l’obiettivo è preparare un gruppo per il presente e il futuro azzurro e una sinergia sempre maggiore fra le varie nazionali, di qui la presenza oggi a Coverciano anche del tecnico dell’Under 21 Di Biagio: ”Io e lui cerchiamo di fare in modo di parlare la stessa lingua ma serve un direttore tecnico che organizzi e al momento non c’è – osserva Ventura – Le idee sono chiare, servono gli input: finora io ho cercato di fare un po’ di tutto senza mansioni specifiche, aspettiamo le elezioni federali dopodiché verranno prese certe decisioni”.

In vista di giugno invece Ventura dovrà valutare quali giocatori in età ancora da Europeo Under 21 concedere a Di Biagio: ”L’11 giugno avremo l’ultima partita stagionale delle qualificazioni, se come ci auguriamo la nostra Under 21 arriverà in fondo all’Europeo chi vi ha partecipato dovrà avere un mese di ferie. La questione è che il 2 settembre noi affronteremo la Spagna e al momento non posso sapere in quali ruoli rischio di restare scoperto, senza contare che molti elementi arriverebbero a quella sfida con soli 20 giorni di preparazione. L’intenzione è dare più giocatori possibili all’Under 21 ma tenendo conto di questo scenario”.

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Euro2016: Bonucci e l’Italjuve, sconfiggiamo gli scetticismi

Pubblicato il 25 maggio 2016 da redazione

BRUSSELS, BELGIUM - NOVEMBER 13:  Leonardo Bonucci of Italy reacts prior to the international friendly match between Belgium and Italy at King Baudouin Stadium on November 13, 2015 in Brussels, Belgium.  (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

BRUSSELS, BELGIUM – NOVEMBER 13: Leonardo Bonucci of Italy reacts prior to the international friendly match between Belgium and Italy at King Baudouin Stadium on November 13, 2015 in Brussels, Belgium. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

FIRENZE. – “Vincere aiuta a vincere”. E’ il mantra di Leonardo Bonucci, uno degli uomini-simbolo della Juve dei cinque scudetti di fila. “Per questo – dice – va presa a modello, vale per il calcio italiano come per la stessa Nazionale”.

Dunque, se l’Italia vuole cercare di essere protagonista agli Europei non ha che una strada da percorrere: andare sulla scia dello squadrone bianconero. Lo sa Conte che infatti, conoscendo bene quell’ambiente, s’affida ancora al blocco della Vecchia signora.

E lo ribadisce Bonucci, assicurando che lui e i compagni di club sono pronti a mettersi a totale disposizione del ct e della Nazionale, sperando di trasmettere il Dna vincente che da sempre contraddistingue la Juve (“il ct trasmette carica, noi portiamo qui la nostra forza e la nostra mentalità”) e colmare così il gap con le Nazionali più competitive: “Vogliamo sognare e fare bene come nella Juve, trasformare lo scetticismo in gioia, per riuscirci dovremo avere spirito di sacrificio ed essere umili, coraggiosi, sognatori”.

Non manca un riferimento al grande assente Balotelli. “E’ un peccato per questa Nazionale non poter contare sul miglior Mario – dice Bonucci -. Tutto è stato sempre nelle sue mani, doveva essere intelligente, per cercar di cambiare e ancora non lo ha fatto, in una Nazionale così sarebbe stato importante, se l’avesse capito e avesse compreso che qui non servono primedonne, ma carri armati che si sacrificano per il compagno, oggi sarebbe uno dei migliori attaccanti al mondo”.

Il difensore è consapevole di come l’Italia non goda di pronostici favorevoli: “Premesso che, nei momenti di difficoltà, noi italiani sappiamo sempre tirare fuori il meglio: se siamo così in basso nel ranking Fifa vuol dire qualcosa che non va. Cosa? Dal Mondiale vinto nel 2006 hanno pesato i risultati negativi nelle amichevoli, inoltre tolte Juve e Udinese non siamo riusciti a fare e riempire nuovi stadi come succede all’estero. E soprattutto a coltivare talenti capaci di avvicendare i campioni del passato”.

“Quindi – sottolinea – bisogna lavorare di più e meglio sui vivai come le altre Nazionali che sono ripartite da zero e oggi sono un giusto mix di giocatori d’esperienza e giovani di belle speranze”.

Un mix che è tra le armi della squadra bianconera: “Lì c’è un progetto ben preciso ed è questo che serve alla Nazionale. In tal senso, la Juve con il suo percorso va preso a esempio: all’inizio i nostri giovanni hanno pagato l’arrivo in un grande club – ricorda Bonucci, omaggiando all’inizio Scirea che oggi avrebbe compiuto 63 anni, e riservando poi belle parole per Rugani e Ogbonna, in lizza per entrare nel gruppo dei 23 -.

Di qui le difficoltà incontrate a inizio stagione. Poi, però, abbiamo avuto tutti il coraggio di rimetterci in discussione e ripartire, fino a vincere il quinto scudetto di fila e la Coppa Italia. Questo deve essere il modello per tutto il movimento se vogliamo riportarlo al top del calcio mondiale”.

Nell’attesa spera, comunque, di riuscire a mettere in bacheca un trofeo internazionale: “Il sogno è di fare un grande Europeo, senza rimpianti, lo vuole Conte e lo vogliamo noi”.

I test con Scozia e Finlandia serviranno a prepararsi per il gran debutto contro il Belgio: “E’ l’avversario più forte di un girone tosto, seguito dalla Svezia di Ibrahimovic. Se poi penso a una grande sfida, penso alla Germania. Anche perché affrontarla significherebbe che stiamo facendo qualcosa di davvero importante”.

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