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Il Brasile impone il braccialetto elettronico a Battisti

Pubblicato il 05 dicembre 2017 da ansa

Cesare Battisti
ANSA/FERNANDO BIZERRA JR

 


ROMA. – Braccialetto elettronico per Cesare Battisti. La decisione della giustizia brasiliana è stata presa nell’ambito del procedimento che vede accusato di evasione fiscale l’ex membro dei Pac, i Proletari armati per il comunismo, arrestato in ottobre alla frontiera tra Brasile e Bolivia per tentata esportazione illegale di denaro all’estero. Resta aperto, invece, il nodo dell’estradizione in Italia dell’ex terrorista, in attesa che si pronunci la Corte Suprema.

La difesa di Battisti ha chiesto che il braccialetto elettronico sia applicato in un luogo più vicino alla sua attuale residenza, nello stato di San Paolo, perché l’ex terrorista “non ha soldi sufficienti” per viaggiare. La decisione a carico di Battisti è stata presa infatti dal tribunale federale di Mato Grosso do Sul, stato del centro-ovest brasiliano, confinante con quello di San Paolo.

Dopo l’arresto a Corumba, i giudici avevano deciso all’unanimità le misure cautelari alternative al carcere e il conseguente rilascio in libertà vigilata con l’obbligo del braccialetto elettronico per il costante monitoraggio durante la sua permanenza in Brasile.

Ancora nessuna indicazione, invece, sulla richiesta di ‘habeas corpus’ presentata dai legali di Battisti per scongiurare l’estradizione in Italia, che il giudice relatore del caso, Luiz Fux, ha trasformato il 30 ottobre in ‘reclamacao’, cioe’ in un ricorso che ora potrebbe riaprire la vicenda processuale. La Corte Suprema brasiliana avrebbe dovuto pronunciarsi lo scorso 24 ottobre, ma ha rinviato la decisione all’ultimo minuto per un difetto di procedura e non ha ancora stabilito la data per una nuova udienza.

L’Italia, attraverso il ministro della Giustizia Andrea Orlando, ha dato mandato il 30 novembre scorso al legale brasiliano Nabor Bulhoes di difendere gli interessi della Repubblica italiana nel procedimento di estradizione a carico di Battisti di fronte al Supremo tribunale federale e in ogni eventuale fase successiva.

Battisti è stato condannato in Italia per quattro omicidi commessi negli anni di piombo. La vicenda che lo riguarda si trascina da decenni. La prima richiesta di estradizione nei suoi confronti risale al 1991 quando fu arrestato in Francia dove, dopo un periodo in carcere, fu a lungo latitante. Più volte l’estradizione sembrava cosa fatta senza però concretizzarsi. Un quadro che si ripropose successivamente in Brasile, dove Battisti fu arrestato il 18 marzo 2007. Ma il riconoscimento dello status di rifugiato gli permise di restare nel Paese. La protezione dell’ex presidente Lula fece il resto.

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Il governo brasiliano verso l’estradizione di Battisti

Pubblicato il 13 ottobre 2017 da ansa

Cesare Battisti a Fortaleza, in una immagine del 2011.
ANSA/DEIVYSON FERNANDES

 

RIO DE JANEIRO. – Si avvicina sempre di più l’estradizione in Italia di Cesare Battisti. L’ex terrorista, ha annunciato il ministro della Giustizia brasiliano Torquato Jardim, “ha rotto il rapporto di fiducia” con il Paese sudamericano, dove l’ex membro dei Pac risiede dal 2010 grazie all’asilo politico concesso dall’ex presidente operaio, Luiz Inacio Lula da Silva.

Battisti, ha detto Jardim in un’intervista a Bbc Brasil, “ha cercato di uscire dal Brasile senza una ragione precisa, dicendo che stava andando a comprare materiale da pesca. Ma ha rotto il rapporto di fiducia perché ha commesso un illecito e lasciava il Paese con denaro oltre il limite consentito, senza motivo apparente”.

Parole che confermerebbero la convinzione del presidente Michel Temer di autorizzare l’estradizione dell’ex terrorista. Tanto che anche il guardasigilli Andrea Orlando ha espresso “apprezzamento” per le dichiarazioni del suo omologo brasiliano, ritenendolo “un mutamento di prospettiva” reso possibile dalla “riapertura dei canali della cooperazione Italia-Brasile in materia di giustizia”.

A supporto del decreto di espulsione di Temer ci sarebbe già anche lo strumento legale adeguato: il trattato bilaterale firmato dal Brasile con l’Italia, che definisce l’estradizione un “atto sovrano”, ha ricordato Jardim, e che, come tale, “si sovrappone” alla norma sulla prescrizione di cinque anni dall’emanazione del decreto Lula nel 2010, citata dalla difesa di Battisti come ostacolo giuridico alla sua estradizione.

Per avviare e giustificare concretamente la procedura serviva tuttavia un “fatto nuovo”, ha spiegato il ministro. E l’occasione si è presentata proprio la settimana scorsa, con il presunto tentativo di fuga in Bolivia di Battisti, aggravato dai reati di traffico di valuta e riciclaggio contestatogli dalla polizia. Su raccomandazione dello stesso Jardim, Temer starebbe però attendendo la pronuncia della Corte suprema in merito alla richiesta di ‘habeas corpus’ formulata dai legali dell’ex terrorista prima di firmare l’estradizione.

Dalla sua casa-rifugio di Cananeia intanto, Battisti è tornato a provocare l’Italia (“un Paese arrogante”) e a ostentare sicurezza, come se non temesse l’espulsione. Ma in realtà è ben consapevole di essere nelle mani del capo di Stato brasiliano, a cui infatti si è rivolto chiedendo “un grande atto di giustizia e umanità”. “Vorrei che il presidente Temer prendesse coscienza profonda della situazione – è l’appello dell’ex estremista di sinistra – anche perché ha tutti gli strumenti giuridici e politici per fare un atto di umanità e lasciarmi qui”.

Un invito alla clemenza che Battisti tuttavia non riserva anche ai suoi connazionali, rifiutando – in un’intervista all’ANSA – di inviare un messaggio di solidarietà alle famiglie delle vittime che la giustizia italiana gli imputa: “Tutte le morti sono deplorevoli. Ma non c’è motivo che io chieda scusa per qualcosa che hanno commesso altri”, ha detto.

Affermazioni che non stupiscono Alberto Torregiani: “E’ normale che parli così, lo ha sempre fatto, è coerente. Se avesse un po’ di umiltà e chiedesse perdono, sarebbe sì una svolta”, ha commentato il figlio di Pierluigi, una delle vittime, per il quale finché Battisti non sarà in Italia “non è il caso di gioire”.

“Cesare Battisti chiede al Brasile umanità. Umanità per le vittime di questo killer diciamo noi. Ridatecelo, lo aspetta il carcere”, ha twittato il leader del Pd Matteo Renzi.
(di Leonardo Cioni/ANSA)

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battisti libero

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Battisti è libero. Ma si lavora per l’estradizione

Pubblicato il 07 ottobre 2017 da ansa

Battisti è libero. Ma si lavora per estradizione

RIO DE JANEIRO. – Si affievoliscono le speranze dell’Italia di riavere subito Cesare Battisti, anche se il governo brasiliano – riferiscono alcuni media locali – continua a lavorare sulla strada dell’estradizione. L’ex terrorista – dopo tre giorni passati dietro le sbarre in Brasile, per un presunto tentativo di fuga oltre confine – è potuto tornare alla sua casa sul lungomare di San Paolo grazie al provvedimento di libertà provvisoria concessogli la notte scorsa dal giudice d’appello, José Marcos Lunardelli.

Il togato ha accolto la richiesta di ‘habeas corpus’ avanzata dagli avvocati di Battisti, che mercoledì scorso era stato arrestato a Corumba’, città del Mato Grosso do Sul al confine con la Bolivia, per sospetto traffico di valuta e riciclaggio. In base alla sentenza, Battisti non potrà lasciare la zona in cui è residente senza autorizzazione previa della giustizia e dovrà presentarsi ogni mese in tribunale.

Nel motivare la sua decisione, Lunardelli ha sottolineato che non esistono prove di traffico di valuta, né di riciclaggio, reati per i quali l’italiano era stato incarcerato, e che il suo arresto ha rappresentato una “limitazione illegale della libertà di movimento”.

Uscito di prigione, Battisti è subito partito dall’aeroporto internazionale di Campo Grande in direzione di San Paolo. Prima di imbarcarsi sul volo, l’ex dei Proletari armati per il comunismo (Pac) si è fermato al bar dello scalo, cercando di confondersi tra gli altri passeggeri. Secondo quanto testimoniato dai giornalisti presenti, Battisti – vestito con una maglietta rossa sotto una giacca nera – era di buon umore, ha sorriso varie volte, letto il giornale e bevuto diversi bicchieri di birra. Poi, con gesto ironico, ha fatto un brindisi in direzione dei fotografi.

Mentre Battisti si riunisce con i suoi legali per elaborare nuove strategie di difesa, membri del governo di Michel Temer sostengono che i reati da lui commessi alla frontiera con la Bolivia possano rafforzare le motivazioni giuridiche per la sua estradizione in Italia. Una possibilità – scrive il quotidiano Estado de S.Paulo – è che Temer annulli l’asilo politico concesso all’ex terrorista nel 2010 dall’ex presidente, Luiz Inacio Lula da Silva. Ma prima di fare questa mossa il governo attende l’elaborazione di un parere giuridico da parte del suo superdicastero, la Casa Civile.

Il ‘rompicapo’ Battisti nel frattempo ha appesantito il clima anche a Roma: il senatore di FI, Maurizio Gasparri, ha per esempio suggerito il ritiro dell’ambasciatore d’Italia in Brasile, mentre il senatore della Lega, Roberto Calderoli, ha dichiarato che la scarcerazione dell’ex terrorista rappresenta “l’ennesima presa per il culo” delle autorità brasiliane a quelle italiane. Non meno dura l’opinione della leader di Fdi, Giorgia Meloni, per la quale si è trattato dell'”ennesimo schiaffo alle famiglie e alla giustizia italiana”.

La liberazione di Battisti però “non incide sull’iter di estradizione”, secondo il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, e anche l’ex capo dell’antiterrorismo di Milano, Ferdinando Pomarici, ha definito “ragionevole” la trattativa in corso tra Italia e Brasile per l’estradizione dell’ex terrorista.

(di Leonardo Cioni/ANSA)

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Battisti: pronto il piano del Brasile per riportarlo in Italia

Pubblicato il 06 ottobre 2017 da ansa

Cesari Battisti. ANSA/FERNANDO BIZERRA JR

RIO DE JANEIRO. – Sarebbe pronto un ‘piano’ per riportare Cesare Battisti dal Brasile in Italia, dopo il suo presunto tentativo di fuga in Bolivia: lo sostengono i media locali, che citano gli sforzi del governo del presidente Michel Temer per trovare un ‘escamotage’ giuridico dell’ultim’ora. L’idea sarebbe quella di imbarcare l’ex terrorista su un aereo della polizia federale direttamente da Corumbà – la città del Mato Grosso do Sul dove si trova in arresto da due giorni per sospetto traffico di valuta e riciclaggio di denaro – con destinazione Roma.

Un’azione lampo che – secondo alcune fonti – potrebbe realizzarsi già nei prossimi giorni. Ci sarebbe infatti, secondo quanto si apprende, la disponibilità da parte del Brasile di consegnare Battisti all’Italia senza la richiesta di una nuova domanda di estradizione ma utilizzando quella già presentata. Prima però devono essere risolte alcune importanti questioni legali.

Tra gli ostacoli da superare – fa notare la stampa – ci sarebbe l’assenza di una dichiarazione formale da parte del governo italiano che si impegni a rispettare le regole su quella che i giuristi di Brasilia chiamano ‘detrazione penale’. In base ai trattati di estradizione, le autorità di Roma devono cioè vincolarsi ad assicurare all’imputato lo stesso regime di detenzione previsto dalle leggi brasiliane.

Fonti del ministero della Giustizia fanno sapere che “tutto quello che c’era da fare è stato fatto”. Ma in serata è lo stesso Guardasigilli a dichiarare che l’Italia intende muoversi “con grande determinazione ma anche con grande cautela”. “In questi anni e in queste ore – ha detto Orlando – il nostro Paese ha fatto ogni passo possibile sia dal punto di vista politico sia giudiziario per ottenere l’estradizione di Battisti. Oggi c’è un fatto nuovo, che è quello dell’arresto, che ci può consentire di avere più probabilità di successo. Bisogna muoversi con grande determinazione ma anche con grande cautela”.

Il ministro ha ricordato che “proprio qualche mese fa Pasquale Scotti, il braccio destro di Cutolo, è stato assicurato alla giustizia italiana con la collaborazione delle autorità brasiliane. Oggi mi auguro si possa fare lo stesso con Battisti perché credo sia il modo migliore per dare sollievo alle vittime, per rendere onore a chi è caduto e per parlare anche a chi ha sofferto”.

Secondo il Brasile, l’Italia, dovrebbe impegnarsi ad applicare la pena prevista nel Paese per i delitti commessi da Battisti (condannato all’ergastolo nel nostro paese), ovvero al massimo 30 anni di carcere. La difesa di Battisti ha intanto avanzato un nuovo ricorso alla Corte suprema, chiedendo che venga analizzata “con urgenza” la richiesta di ‘habeas corpus’ per il loro assistito presentata allo stesso tribunale lo scorso 27 settembre.

Secondo gli avvocati, esisterebbe infatti un rischio “imminente” di estradizione in Italia per l’ex estremista di sinistra. Ma il giudice federale Odilon de Oliveira, che ieri ne ha convalidato l’arresto, ha sostenuto che, con il suo tentativo di fuga in Bolivia, Battisti ha non solo “trasgredito” le norme sullo status di rifugiato politico, ma anche “offeso l’ordine pubblico” brasiliano.

Durissime poi le parole di un altro togato, Pietro Forno, che da giudice istruttore a Milano si occupò dei processi per gli omicidi commessi dai Proletari armati per il comunismo. Battisti è “un professionista della fuga, una persona che ha una laurea honoris causa in fuga”, ha ironizzato Forno.

Come accaduto ieri, anche oggi sono state molte le reazioni politiche. Parla per esempio di “scandalosa latitanza” il deputato del Pd eletto in Sudamerica, Fabio Porta, cui fa eco il segretario del Psi, Riccardo Nencini: “Non è un eroe perseguitato, ma un assassino”. Insiste sulla necessità che Battisti “sconti assolutamente la pena per quello che ha fatto” anche il vicepresidente della Camera e candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio.

Chiede invece al governo Gentiloni di “farsi rispettare dalle autorità brasiliane” il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri (FI), mentre per la deputata di Forza Italia, Elvira Savino, l’ex premier Matteo Renzi e il Pd sono i principali “responsabili” per la mancata estradizione di Battisti.

(di Leonardo Cioni/ANSA)

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10:52Droga: Gdf sequestra elicottero che trasportava cocaina

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