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Pensioni, Boeri: “Stop adeguamenti età costerebbe 140 miliardi”

Pubblicato il 15 novembre 2017 da ansa

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri .
ANSA / CIRO FUSCO

 

ROMA. – Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, torna a dire no al rinvio dell’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita e ricorda che il blocco dal 2021 a 67 anni senza ulteriori aumenti porterebbe un aggravio di spesa pensionistica pari a 140 miliardi entro il 2040.

“Con il rinvio – ha detto – si può rompere il meccanismo che permette a tutti noi di vivere senza preoccupazioni. Il meccanismo, se rotto, può portare il Paese ad affrontare una spesa aggiuntiva da qui al 2040 di 140 miliardi di euro”.

Sabato è previsto il confronto tra Governo e sindacati sulla previdenza. La Cgil ha fatto sapere di lavorare per un giudizio unitario ma si è detta pronta in assenza di risposte a “forme di mobilitazione visibili”. Boeri non ha voluto commentare le proposte messe in campo dal Governo per escludere 15 categorie di lavori gravosi dall’innalzamento per l’età di vecchiaia a 67 anni nel 2019, ma ha ribadito la sua posizione contraria ad un aumento di spesa sociale a favore degli anziani mentre le famiglie con figli minori e i giovani si trovano sempre più in difficoltà.

“C’è stata una divaricazione fortissima sui tassi di povertà – ha detto – l’incidenza è cresciuta nelle famiglie con minori mentre in quelle con persone con più di 65 anni è diminuita”. Per il presidente Inps non bastano più neanche i trasferimenti “dai nonni ai nipoti” che hanno in alcuni casi attutito le difficoltà delle famiglie più giovani.

“La quota di spesa pensionistica che va ai nipoti è sempre di meno – ha detto – perché sempre meno pensionati hanno i nipoti. Non si può contare neanche su quel trasferimento. Gli italiani sono attenti alle famiglie e ai nipoti ma nelle scelte finiscono per essere fortemente egoisti verso i bambini. Bisogna pensare di più ai bambini nel modo in cui si distribuisce la spesa sociale nel Paese”.

“Noi lavoriamo perché il giudizio sia di tutte e tre le organizzazioni – ha detto Camusso – anche perché è un giudizio che daremo sulla base di quale distanza ci sarà dalla piattaforma che abbiamo presentato e dagli impegni che abbiamo sottoscritto unitariamente l’anno scorso con il Governo”.

Ad oggi “le distanze sono molto significative” rispetto alla proposta presentata dall’Esecutivo. In assenza di un accordo, secondo Camusso, bisognerebbe mettere in campo un’azione di mobilitazione “visibile” in tempi che rendano possibile la pressione sui lavori parlamentari.

La Cisl sottolinea che le proposte del Governo “sono una base della trattativa”, una base ancora non sufficiente ma comunque sulla quale lavorare. “Non ci facciamo dettare l’agenda da nessuno – ha detto il segretario confederale Gigi Petteni a proposito della presa di posizione del Direttivo della Cgil sulla possibile mobilitazione – la Cisl si sottrarrà alla demagogia. Puntiamo comunque a trovare una intesa unitaria”.

La Uil con il segretario confederale Domenico Proietti assicura che “lavorerà per includere nei provvedimenti del Governo il tema dell’anzianità insieme allo stop per l’aumento dell’età di vecchiaia per la categorie di lavori gravosi. Inoltre chiederà l’inclusione delle nuove quattro categorie di attività gravose nell’Ape sociale per il 2018 e un intervento sulle pensioni dei giovani.

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Pensioni, Boeri: “Senza adeguamento si mina l’occupazione”

Pubblicato il 10 novembre 2017 da ansa

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri. ANSA / CIRO FUSCO

ROMA. – L’adeguamento automatico dell’età di pensione alla speranza di vita non può essere bloccato, altrimenti si mina l’occupazione. Il nuovo monito arriva dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, secondo il quale sarebbe comunque “giusto” che si decidesse “adesso una quota di lavoratori da esentare” dallo scatto che ci sarà nel 2019 a 67 anni. Lasciando poi il compito e il tempo ad una commissione ad hoc di “identificare le categorie che hanno una speranza di vita più breve”, in base al lavoro svolto.

Dura la replica della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso: “Boeri, chi? Il presidente dell’Inps? Quello che aveva i dati per valutare le aspettative di vita in base ai diversi lavori? Li tiri fuori invece di parlare di cose che non gli competono”.

Per il numero uno dell’Istituto di previdenza “il punto è che in un sistema in cui le pensioni di oggi vengono pagate dagli attuali lavoratori, se non adeguiamo l’età pensionabile alla speranza di vita aumentiamo il carico fiscale e contributivo che pesa sui lavoratori e quindi distruggiamo l’occupazione”.

Sulle possibili soluzioni per sciogliere il nodo dell’aumento automatico dell’età di pensione, sul tavolo di confronto tra governo e sindacati, si tireranno le fila lunedì 13. Ad oggi c’è la proposta del governo di escludere dal prossimo innalzamento (che deve essere certificato con un decreto entro fine dicembre) 15 categorie di lavori gravosi e di rivedere il meccanismo di calcolo, basandolo su una media biennale, in modo da attenuare i picchi con uno scatto più soft, considerando anche gli eventuali cali.

Un punto quest’ultimo, secondo Camusso che è “una prima dimostrazione di buona volontà”. Ma nel complesso “si è lontani dalle risposte” sulla cosiddetta ‘fase 2’ della previdenza, in particolare su giovani e donne. Ora, prosegue, “siamo desiderosi di capire se il governo si presenterà con una proposta compiuta” al tavolo di lunedì prossimo. Se però, avvisa, la situazione resta questa rimangono “distanze significative”.

Più possibilista la Cisl che, con il segretario confederale Gigi Petteni, “apprezza le aperture importanti” fatte negli incontri scorsi dal governo ma chiede di fare “un ultimo sforzo” per poter arrivare ad “un’intesa nel segno dell’equità”.

La Uil anche rimarca la necessità di risposte concrete e avverte: “Giù le mani dagli oltre 300 milioni risparmiati per l’Ape sociale e precoci” nel 2017, a causa “delle pretestuose rigidità” che hanno ridotto “drasticamente la platea”. E queste risorse devono essere utilizzate su questo capitolo e non spostate su altri: “Sarebbe l’ennesima beffa”.

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Anche Parigi avrà un Bosco Verticale firmato da Stefano Boeri

Pubblicato il 20 ottobre 2017 da ansa

Parigi avrà un Bosco Verticale firmato da Stefano Boeri.

 

MILANO. – Parigi avrà un Bosco Verticale come Milano. Sarà realizzato nel Municipio di Villiers sur Marne, nel quadrante est dell’area metropolitana parigina, la ‘Foret Blanche’, progetto firmato da Stefano Boeri Architetti e promosso dalla Compagnie de Phalsbourg. Sarà una torre alta 54 metri con strutture interamente in legno.

La Foret Blanche è una delle 12 architetture presentate dalla Compagnie de Phalsbourg per il sito con il nome di ‘Balcon sur Paris’. Le facciate della Foret Blanche saranno ricoperte da 2.000 tra alberi, arbusti e piante, con una superficie verde equivalente ad un ettaro di foresta, 10 volte la superficie del lotto su cui sorge l’edificio.

Ospiterà appartamenti nei piani alti, uffici e negozi in basso, con un mix di terrazze e balconi sui quattro lati della torre. L’orientamento ad est e a ovest consentirà il passaggio della luce solare tutto il giorno. Balcon sur Paris si inserisce nel concorso ‘Inventons la Métropole du Grand Paris’, progetto di sviluppo urbano promosso a Parigi.

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Pensioni: Boeri, le riforme non pesino sulle generazioni future

Pubblicato il 11 maggio 2016 da redazione

Pensioni

ROMA. – L’introduzione di maggiore flessibilità di uscita verso la pensione non deve pesare sui conti pubblici e quindi in definitiva sulle generazioni future: il presidente Inps, Tito Boeri ribadisce la necessità di coniugare la libertà delle persone con la sostenibilità dei conti chiedendo di non toccare il debito pensionistico con le norme alle quali il Governo lavora per l’anticipo del pensionamento rispetto all’età di vecchiaia.

Sul tema più generale della previdenza è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella affermando che la “variabilità insistita nelle prestazioni del sistema previdenziale affievolisce la affidabilità di un istituto che vede nella solidarietà intergenerazionale un fondamento della coesione sociale e un presupposto della sua tenuta”.

Mattarella ha quindi sottolineato l’importanza della ”creazione di occasioni di incontro tra domanda e offerta di lavoro: senza occasioni di lavoro per i giovani la crescita economica è più difficile e il rinnovamento sociale più lento”.

Il Governo secondo quanto ha spiegato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, intanto lavora a una misura “strutturale” che consenta l’anticipo del pensionamento a una fascia di età triennale (per il 2017 dovrebbe essere quella dei nati tra il 1951 e il 1953).

L’intervento comunque dovrebbe distinguere tra le diverse situazioni con opzioni diverse nella fascia di età vicina alla pensione di vecchiaia per chi ha ancora un lavoro e chi è disoccupato e chi ha maturato un assegno leggero e chi potrà contare su una prestazione consistente.

Poletti intanto ha assicurato che i furbetti degli sgravi contributivi, ovvero quelli che li hanno richiesti per le assunzioni a tempo indeterminato fatte nel 2015 (60.000 aziende per circa 100.000 lavoratori) pur non avendone diritto saranno “duramente colpiti”.

Secondo Boeri “è necessario concedere libertà alle persone”, tenendo ben presente la “sostenibilità” dei conti, ma anche quella “dell’individuo”. La libertà di andare in pensione deve essere consentita, ma senza toccare il debito pensionistico e senza “aggravare il conto che dovrà essere pagato dalle generazioni future”.

Questa opportunità che dovrebbe quindi prevedere una penalizzazione per chi esce in anticipo secondo Boeri “aiuta anche le imprese”, che spesso “si trovano a gestire dei lavoratori ‘bloccati’, che rimangono in azienda malvolentieri”, e ciò rappresenta “un costo”.

“Vogliamo costruire un intervento equilibrato – ha assicurato Poletti – tenendo conto dei conti dello Stato e distinguendo tra situazioni diverse. L’idea è di fare una misura strutturale”. I sindacati ribadiscono la richiesta di un incontro.

“Il governo – ha detto la numero uno della Cgil, Susanna Camusso – non ci ha contattati, abbiamo visto solo i titoli dei giornali e le dichiarazioni del presidente del Consiglio, sappiamo che c’è ancora un animale come simbolo che si chiama Ape e basta”.

“Sulle pensioni – ha detto il leader della Uil, Carmelo Barbagallo – stiamo aspettando un incontro, abbiamo una nostra piattaforma e mi pare che anche loro abbiano delle idee che magari non coincidono con le nostre, vedremo di discutere rapidamente nel merito perché il paese ha bisogno di una staffetta generazionale e perché alcuni lavoratori devono poter andare in pensione prima”.

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