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Parità di genere e violenza sulle donne, lite tra Berlusconi e Boschi

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da ansa

Silvio Berlusconi e Maria Elena Boschi.

 


ROMA.- “La difesa delle donne per noi sarà una priorità” mentre “alle Pari opportunità Boschi non ha fatto assolutamente nulla”. E’ su parità di genere e su femminicidio che si consuma il primo scontro frontale tra Silvio Berlusconi e Pd in campagna elettorale. Il leader di FI, a Mattino 5, si sofferma infatti a lungo sulle misure – come le pensioni minime – che ha in mente per donne, mamme e casalinghe e non rinuncia ad una stoccata a Maria Elena Boschi e al Pd.

“Quando Renzi è andato al governo la sinistra non ha neanche fatto un ministero per le Pari Opportunità”, la sinistra non ha questo tema “nella sua sensibilità”, spiega l’ex premier scatenando una veemente reazioni del Pd, a partire dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio.

“Berlusconi stravolge la realtà”, sottolinea infatti Boschi che sceglie di rispondere “con i numeri: i centri anti violenza sono passati da 188 nel 2013 a 296 nel 2017; le case rifugio erano 163 nel 2013, oggi sono 258; nel corso del 2015/2016 sono stati stanziati per politiche di contrasto alla violenza sulle donne oltre 30 milioni dallo Stato; nel 2017 sono stati previsti dal Governo oltre 22 milioni per misure di contrasto alla violenza”.

Ma è tutto il Pd ad insorgere. “Con Berlusconi e la Lega al Governo le aule del Parlamento si occuparono di questioni femminili votando il 22 aprile 2011 che Ruby era la nipote di Mubarak”, è la velenosa replica di Alessia Morani.

“Berlusconi ha fotografato la realtà, il Pd è in difficoltà”, contro-risponde l’azzurra Nunzia De Girolamo. Mentre Carlo Sibilia del M5S: “Berlusconi e Boschi si scambiano ‘scaramucce’ ma non toccano il conflitto d’interessi sulle banche. Del resto Al Capone e Eva Kant parlerebbero di tutto tranne che dei colpi dove stati sgamati…”.

(di Michele Esposito/ANSA)

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Padoan: “Per la famiglia cinque miliardi l’anno, ma faremo di più”

Pubblicato il 29 settembre 2017 da ansa

 

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Padoan: Per la famiglia cinque miliardi l’anno.

 

ROMA. – Circa 5 miliardi per la famiglia e per le politiche per l’inclusione sociale stanziati nel 2017. Altrettanti già previsti nel 2018 e ora, con la prossima manovra, “si può fare di più e meglio in termini di risorse e allocazione”. La Terza conferenza nazionale sulla Famiglia si chiude con le parole misurate del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

La famiglia va sostenuta e il “cammino”, aggiunge la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, è solo all’inizio. Ma per parlare di riforme fiscali “più ampie”, come sgravi fiscali e quoziente familiare, bisognerà attendere “la prossima legislatura”.

Due giorni di lavoro, in Campidoglio, in cui esperti e associazioni hanno parlato di crisi demografica, conciliazione casa-lavoro, welfare, fiscalità, diritti e famiglie omosessuali. “L’Osservatorio nazionale della famiglia – ha puntualizzato Boschi – ha preso atto della realtà che cambia, della giurisprudenza che va avanti più del legislatore”; “nessuno ha detto voglio più diritti a scapito di altri”. E al termine è arrivata la richiesta unanime affinché sulla famiglia non si proceda più con interventi spot, ma secondo un quadro centralizzato.

Secondo Boschi la “prima riforma del Governo Renzi”, a sostegno della famiglia, “sono state le misure per il rilancio dell’occupazione”. “Perché possiamo fare tutte le misure di sostegno alle famiglie, assistenziali, agevolazioni fiscali, ma chi lo fa un figlio se non ha un lavoro?”. Occorre poi fare di più per l’occupazione femminile e perché “uomini e donne guadagnino allo stesso modo”. “Ogni euro speso per la famiglia – ha concluso la sottosegretaria, ricordando le varie azioni messe in campo dal “fondo per la non autosufficienza” ai “100 milioni per costruzione di nuovi asili nido” – è un investimento e non un costo”.

E anche la scuola gioca un ruolo importante. “Il patto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglie è centrale”, ha affermato la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli. “Dopo anni di tagli al welfare – ha osservato il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini – gli ultimi due anni sono stati importanti. La prossima legge di stabilità non vada a decurtare le risorse altrimenti sarebbe un cane che si morde la coda”.

“Per le famiglie – ha concluso il Presidente del Consiglio nazionale dell’Anci, Enzo Bianco – si è fatta meno declamazione e più iniziative concrete. Ma i tagli che hanno gravato sugli enti locali hanno inciso sulle politiche dei Comuni”. E ora le associazioni chiedono di più.

“Le famiglie sono stanche di supplire alle mancanze dello Stato”, osserva Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, “c’è sempre qualcosa che viene prima”. Occorre “farsi carico della della stepchild adoption – aggiunge Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay – e ripensare ai modelli di welfare”.

Infine il richiamo dell’opposizione: “Sulla famiglia il Governo dimostri di fare sul serio e sottoscriva l’appello di Fratelli d’Italia – scrive Giorgia Meloni su Fb – avviare, con la prossima manovra di bilancio, una rivoluzione del welfare nazionale che metta al centro la famiglia, che è il primo nucleo di solidarietà”.

(di Alice Fumis/ANSA)

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Riforme: Boschi avverte, non è un referendum sul governo

Pubblicato il 13 maggio 2016 da redazione

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ROMA. – Il referendum di ottobre sulle riforme deve riguardare il loro contenuto e non il governo, sul quale ci si pronuncerà alle elezioni politiche, nel 2018. Le parole del ministro Maria Elena Boschi, durante un incontro con gli studenti della Scuola superiore dell’Università di Catania, sembrano riorientare la campagna del Governo, anche se la stessa Boschi ha confermato che in caso di vittoria del “no” l’esecutivo si dimetterebbe.

Indicativo del nuovo approccio del governo è anche il format scelto dal ministro per il nuovo tour a sostegno della riforma: un confronto con gli studenti dell’ateneo etneo, durante il quale ha prima illustrato la riforma e poi ha risposto alle domande dei ragazzi, alcune delle quali critiche, con domande chiaramente non filtrate.

Tanto è vero che alla fine, dopo un intervento-comizio dell’ultimo studente, Boschi ha commentato: “Vi ringrazio per questo confronto franco e senza filtri”. Boschi, oltre ad illustrare i contenuti, ha sottolineato che le Camere hanno modificato il testo iniziale del Governo: “quindi – ha osservato – il testo approvato non è più quello del Governo ma è del Parlamento, non solo perchè lo ha votato ma perchè lo ha deciso, per di più con una maggioranza più ampia di quella prevista dalla Costituzione”, dato che nella definizione dell’attuale testo hanno preso parte anche Fi e Lega, che poi “per ragioni politiche e non di merito” non hanno più sostenuto le riforme.

Insomma il governo solo co-protagonista delle riforme, e non dominus. Il corollario è la seconda affermazione di Boschi: quella che i cittadini dovranno fare sul referendum – ha detto – “è una scelta di merito, non di simpatia o antipatia verso il Governo. Si vota sulle Riforme: su altro saremo chiamati a decidere, nel 2018”.

Certo, Boschi non ha smentito che in caso di vittoria del no l’esecutivo farà un passo indietro (“non sarebbe serio”) ma ha insistito: “Noi al referendum abbiamo chiesto un voto sul merito delle Riforme”.

Il nuovo approccio si rifletterebbe anche nella scelta del Presidente del Comitato per il sì (dovrebbe essere annunciato il 21): è circolato il nome di Luigi Berlinguer anche se questi, interpellato al telefono ha detto: “personalmente non sono stato informato di niente. Sono a Bruxelles per una attività dell’Ue”.

Ma in ogni caso sarà il profilo di una personalità non renziana. Evidentemente sono arrivati a destinazione i suggerimenti giunti da chi, pur d’accordo con le riforme, invitava a spoliticizzare il referendum: da costituzionalisti come Cesare Pinelli, alla Civiltà Cattolica che invitava ad usare il referendum come “occasione per rifondare intorno alla Costituzione la cultura politica del Paese”.

Per non parlare della moral suasion del presidente della Repubblica. Ogni giorno però ha la sua pena. Ieri ha suscitato malumori nella minoranza del Pd l’affermazione del sottosegretario Gianclaudio Bressa per il quale la legge elettorale per l’elezione del nuovo Senato la varerà “il prossimo Parlamento”, il che implica urne nel 2017 e non alla fine naturale della legislatura, indicata da Boschi.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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15:38Iran: Università Novara, ‘Djalali torturato per confessione’

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15:37Pyeongchang: Fontana, Corea? Nel villaggio saremo protetti

(ANSA) - ROMA, 18 DIC - "Per la situazione in Corea del Nord sono abbastanza tranquilla, perchè una volta entrati al villaggio olimpio saremo come in un bolla. Ci sentiremo, e saremo protetti, e saremo concentrati sulle gare. Quel che succede al di fuori, nei limiti, ci coinvolgerà relativamente". Arianna Fontana, portabandiera dell'Italia tra 53 giorni ai Giochi di PyeongChang, non si dice preoccupata per le tensioni internazionali caudate dalle minacce del regime di Pyeongyang. L'atleta, dopo aver ricevuto la bandiera al Quirinale dalle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ribadito il suo dispiacere per il bando imposto dal Cio agli atleti russi per il doping: "Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Ci sono molti atleti puliti che. Una ragazza russa che ho sentito - ha aggiunto - mi ha detto che sapranno solo a fine gennaio se potranno gareggiare. Mi dispiace, sono momenti non molto semplici".

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(ANSA) - ISTANBUL, 18 DIC - Continuano in Turchia gli arresti di massa sotto lo stato d'emergenza post-golpe. Nell'ultima settimana, sono 822 le persone finite in manette con accuse di terrorismo. Lo rende noto il ministero degli Interni. La maggior parte (575) è sospettata di legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Altre 148 sono state arrestate per supposti collegamenti con il Pkk curdo. Nelle operazioni contro il Pkk sono inoltre stati "neutralizzati" 28 combattenti, 9 dei quali uccisi. Detenuti anche 75 sospetti affiliati all'Isis e 24 a gruppi illegali di estrema sinistra. Dal tentato putsch dello scorso anno, in Turchia gli arresti per presunti reati di terrorismo sono più di 50 mila.

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(ANSA) - BERLINO, 18 DIC - I media tedeschi affermano che Martin Schulz rivendicherebbe il ministero delle finanze per l'Spd, nel caso in cui si arrivasse a un governo di Grosse Koalition. Ma Angela Merkel, sollecitata in materia, frena. "Parlare di una distribuzione dei ministeri, non avendo ancora neppure la certezza di costruire insieme un governo, non mi sembra la sequenza giusta", ha affermato, rispondendo alle domande dei giornalisti, in conferenza stampa, rispetto a possibili desiderata dei socialdemocratici. È stato il giornale economico Handelsblatt a scrivere oggi, in prima pagina, che il leader dei socialdemocratici vorrebbe per il suo partito il ministero delle finanze.

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