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Di Francesco: “Derby senza favoriti, non gioco per il pari”

Pubblicato il 17 novembre 2017 da ansa

Serie A, Roma-Lazio sabato alle 18:00

 

ROMA. – Un derby alla pari, da vincere a tutti i costi. Eusebio Di Francesco non vede favorita la Roma nella stracittadina in programma domani allo stadio Olimpico, ma non per questo chiederà ai suoi ragazzi di pensare prima a non perdere con la Lazio.

“Non direi mai alla mia squadra che potrebbe andar bene anche un pareggio, si accontenterebbe, affronterebbe la partita in maniera meno aggressiva. Stiamo lavorando e crescendo insieme facendo un certo tipo di percorso e vi assicuro che non lo cambierò domani. Farò di tutto per poter vincere, giocheremo per i tre punti”, sottolinea il tecnico giallorosso.

Ricordando poi i pericoli della sfida: “Entrambe le squadre stanno vivendo un ottimo momento. Il risultato inciderà sulle prospettive del campionato, ma voglio togliere il derby dalla classifica. E’ una partita unica, importante, diversa dalle altre, che potrebbe darci il là per continuare il nostro percorso. Loro hanno grande qualità, sanno ripartire immediatamente con grande capacità di andare in verticale in particolare con Immobile che sa attaccare la profondità. Ritengo sia il giocatore più pericoloso della Lazio, la loro arma in più. Dovremo stare attenti senza snaturarci”.

“Tutti dicono che siamo più forti tecnicamente, ma loro negli ultimi anni hanno sbagliato pochissimi acquisti. Sono stati molto bravi a fare le scelte di mercato, hanno fatto un ottimo lavoro – aggiunge l’allenatore abruzzese -. Milinkovic-Savic è un giocatore importante, così come Immobile, e poi hanno rigenerato elementi come Luis Alberto, che ora è decisivo. Per me oggi come oggi se la giocano alla pari, non c’è una favorita. Di certo mi auguro che a vincere sia la Roma”.

Un’altra certezza riguarda poi Schick, che ancora una volta resterà a guardare la partita dalla tribuna: “Non sarà convocato, sta facendo un percorso graduale e tornerà ad allenarsi con la squadra quando riferirà di star bene. O così o con me non si allena. Non vogliamo correre il rischio di altre ricadute. Nainggolan? Vorrei schierarlo ma solo se sarà almeno al 90% della condizione fisica. Domani deciderò se sarà disponibile per il derby”.

Fuori dal campo, intanto, la Roma incassa due buone notizie. La prima arriva direttamente dall’Uefa con la chiusura del procedimento che era stato aperto in seguito ai presunti cori razzisti dei tifosi giallorossi a Londra all’indirizzo dell’ex Ruediger, ora al Chelsea. La seconda invece riguarda il settore commerciale con l’ingresso del marchio Birra Peroni tra i partner della società e main sponsor della ‘Magica Land’, la nuova fan zone pre-partita.

“Il villaggio che stiamo progettando – spiega Luca Danovaro, direttore marketing della Roma – sarà la riprova della volontà del club di coinvolgere sempre più i propri tifosi. Vogliamo che diventi un vero e proprio punto di riferimento e di incontro per i nostri tifosi nel giorno della partita”. Per Cristiano Marroni Darena, marketing manager Peroni, “la partnership con la Roma ci rende orgogliosi”.

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Russia 2018: la Vinotinto sfida un Paraguay che ancora sogna il mondiale

Pubblicato il 10 ottobre 2017 da redazione

vinotinto

La Vinotinto in allenamento.

 

CARACAS – L’attesa é finita, oggi alle 19:30, si disputerá l’ultima giornata del girone Conmebol delle qualificazioni verso il mondiale Russia 2018.

Allo stadio Defensores del Chaco di Asunción la giovane vinotinto cercherà di mandare in fumo le minime speranze del Paraguay di partecipare alla kermesse iridata.

L’Albiroja fino al minuto 85 della gara contro la Colombia era ufficialmente fuori dal mondiale.

Tuttavia le speranze qualificazione per i guaraní sono davvero minime:si dovrebbe verificare il miracolo che vinca la sua sfida contro il Venezuela, per poi sperare che il Brasile batta il Cile e contemporaneamente l’Argentina non vinca, ma anche che Perù-Colombia finisca in parità.

La nazionale di Dudamel, nonostante non abbia nulla da chiedere a queste qualificazioni, si è fatta rispettare negli ultimi turni contro Colombia, Argentina e Uruguay, strappando ben tre pareggi, l’ultimo giovedì a San Cristóbal contro Cavani e Suarez. La vinotinto vuole chiudere in bellezza le qualificazioni per iniziare a preparare le qualificazioni verso il mondiale Qatar 2022.

Se guardiamo i precedenti l’ago della bilancia favorisce nettamente il Paraguay con 7 vittorie, un pareggio e due sconfitte.

La nazionale venezuelana non vince in trasferta da 11 gare. Sii dà il caso che l’ultima volta che ha portato a casa i tre punti é stato proprio contro i guaraní, vittoria per 0-2 con doppietta di Salomón Rondón.

Per la gara di stasera, Rafael Dudamel riavrà a disposizione il difensore Rolf Feltscher ed i centrocampisti Arquímedes Figuera e Yangel Herrera che nella gara pareggiata 0-0 contro l’Uruguay hanno scontato il turno di squalifica. Tra i titolari per la gara di stasera dovrebbe esserci l’italo-venezuelano Rubert Quijada Fasciana senza dimenticarci degli “italiani” Tomás Rincón e Josef Martínez.

Questa la classifica ad oggi. Brasile 38, Uruguay 28, Cile 26, Colombia 26, Perù 25, Argentina 25, Paraguay 24, Ecuador 20, Bolivia 14, Venezuela 9.

Per questa delicatissima gara é stato designato l’arbitro brasiliano Wilton Sampaio.

Probabili formazioni

PARAGUAY (3-4-2-1): Silva; Valdez, Gómez G., Balbuena; Moreira, Piris, Ortiz, Samudio; O. Romero, A. Romero; Sanabria. Allenatore: Francisco Arce

VENEZUELA (4-4-2): Fariñez; García, Chancellor, Villanueva, Quijada; Córdova, Moreno, Rincón, Murillo; Martínez, Rondón. Allenatore: Rafael Dudamel

(Fioravante De Simone)

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Mondiali 2018: l’Italia e gli spareggi, occhi su Bosnia-Belgio

Pubblicato il 06 ottobre 2017 da ansa

Gian Piero Ventura e Giorgio Chiellini durante la conferenza stampa. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

 

ROMA. – L’Italia chiuderà seconda il suo gruppo di qualificazione al Mondiale, il G, ma non ha ancora la certezza di giocare lo spareggio per qualificarsi a Russia 2018. Effetto del regolamento Fifa che taglia la peggiore seconda dei nove gruppi per lasciarne in corsa otto, oltreché del pari con la Macedonia degli azzurri a Torino. Serve un pareggio nell’ultima partita, lunedì a Scutari contro l’Albania.

Ma gli occhi degli azzurri sono rivolti anche su Bosnia-Belgio, domani alle 18 a Sarajevo: se Dzeko e compagni non battono i ‘Diavoli Rossi’, già qualificati, l’Italia ha la certezza dei play off. Il regolamento Fifa prevede che vadano agli spareggi le otto migliori seconde dei nove gironi; la classifica si definisce però escludendo i risultati contro le ultime dei rispettivi gironi.

Attualmente l’Italia è a 20 punti, 0 reti fatte e 8 subite (+12): sottraendo i due successi contro il Liechtestein, i punti sono 14. Bosnia e Galles, rispettivamente nei gironi H e D, possono sulla carta ancora agganciare l’ottavo miglior secondo posto.

La nazionale di Sarajevo è seconda a 14 punti, che diventano 8 scartando i successi con Gibilterra (20 a 6 la differenza reti): se batte il Belgio domani e vince l’ultima in Estonia, va a 14 e quel punto l’Italia deve almeno pareggiare in Albania per non far scattare la conta della differenza reti, ora pro Bosnia.

Il Galles invece ha vinto in Georgia, è seconda a 17, ma di fatto a 11 con le vittorie contro la cenerentola del girone: se batte l’Eire a Cardiff va a 14, stessa situazione della Bosnia e attualmente degli azzurri. Occhio dunque ad Albania-Italia, ma anche a Bosnia-Belgio e Galles-Eire.

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Calcio venezuelano: Carabobo e Mineros in vetta, Caracas scivola a Socopó

Pubblicato il 25 settembre 2017 da redazione

Socopó batte Caracas

 

CARACAS – È la stagione del tira e molla. Un Torneo Clausura senza continuità. Il crollo del Caracas in casa dell’Atlético Socopo (2-1) acentua la tendenza agli alti e bassi. Il Mineros che dopo la vittoria contro lo Zulia sembrava essersi ripreso è risucito a pareggiare 1-1 a Puerto La Cruz con il Deportivo Anzoátegui. Il Carabobo ha battuto nell’anticipo lo Zulia. Adesso sono in vetta alla classifica Carabobo e Mineros, ma occhio! Domani in caso di vittoria del Lara contro il Trujillanos potrebbe ritrovarsi al primo posto.

Nello Llanos accade l’impensabile: esordio vincente per l’allenatore argentino Fernando Capobianco capace di battere con l’Atlético Socopó il più blasonato Caracas. I neroverdi si sono imposti per 2-1 con una doppietta di Jhoan Mina (64’ e 90+4’), il momentáneo pari dei capitolini era stato firmato dal dischetto dall’italo-venezuelano Fernando Amorebieta De Luca (65’). Con questo sucesso, la formazione llanera interrompe una scia negativa di 4 ko consecutivi.

Sul campo del Rogelio Matos hanno rappresentato la nostra collettività Daniel saggiomo (in campo per 58 minuti, al suo posto Diomar Díaz), Miguel Mea Vitali (subentrato al 55’ al posto di Evelio Hernández) e Fernando Aristeguieta De Luca.

A Valencia con un gol di Tommy Tobar (60’) il Carabobo ha battuto lo Zulia in uno degli anticipi dell’undicesima giornata. Per l’attaccante colombiano la rete segnata contro i lagunari è la 17esima in questa stagione. Nell’altro anticipo, al JBL Zulia è bastato un gol del brasiliano Paulo De Oliveira “Paulino” al 72esimo per mandare al tappeto l’Aragua. Con questa vittoria il JBL interrompe la scia negativa: 6 gare senza vittorie.

Il Deportivo Anzoátegui ha sfiorato il colpaccio contro il Mineros pareggiando 1-1. Gli orientali si erano portati in vantaggio con Jackson Muños (57’), quando pregustavano la vittoria é arrivato il gol dell’1-1 firmato da José Luis Granados (88’). Il Danz non vince da otto giornate, l’ultima vittoria risale al 23 luglio: successo esterno per 0-1 contro lo Zulia.

Sugli altri campi: Atlético Venezuela-Zamora 1-1, Deportivo La Guaira-Monagas 0-0, Portuguesa-Metropolitanos 0-0. Completeranno il programma dell’undicemina giornata: Deportivo Táchira-Estudiantes de Mérida (stasera alle 19:00 nello stadio Pueblo Nuevo di San Cristóbal) e Trujillanos-Deportivo Lara (domani alle 15:00 sul neutro del Pachencho Romero di Maracaibo).

(Fioravante De Simone)

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Serie A, Sampdoria-Roma rinviata per l’allerta meteo che incombe su Genova

Pubblicato il 08 settembre 2017 da redazione

 

GENOVA – L’anticipo di Serie A tra Sampdoria e Roma, in programma sabato alle 20 e 45 al “Marassi” di Genova è stato rinviato a causa dell’allerta meteo che in queste ore incombe sul capoluogo ligure.

La decisione di non far giocare le due squadre, è arrivata dallo stesso comune di Genova, durante la riunione del comitato operativo comunale (Coc) per le avverse condizioni meteorologiche che si determineranno domani e che potrebbero portare a alzare ulteriormente il livello dell’allerta.

Il “Coc”, inoltre, ha stabilito che la partita non potrà essere riorganizzata prima delle 18 di domenica, visto che la perturbazione in arrivo sulle coste ligure durerà fino alla serata del 10 settembre.

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Ventura: “Parlo con Balotelli, ma spazio ai giovani”

Pubblicato il 22 febbraio 2017 da ansa

Giampiero Ventura
ANSA / DANIEL DAL ZENNARO

FIRENZE. – ”C’è un’infornata di giovani che hanno una gran voglia di mettersi in mostra e stanno facendo passi da gigante, non sono sorpreso da questa esplosione. Fare nomi ora è difficile ma se dagli stage venissero fuori almeno 5-6 elementi per il futuro avremmo fatto bingo”. Gian Piero Ventura si strofina le mani soddisfatto: il lavoro da fare è tanto ma stanno fiorendo molti talenti. Ma è dura per lui sottrarsi dall’attualità, dal caso-Bonucci al dilemma Balotelli.

”Non so cosa sia realmente successo – la premessa del ct sul difensore della Juve spedito in tribuna da Allegri questa sera con il Porto – ma non credo dipenda tutto da una reazione pubblica considerando che se ne vedono tante. Di certo il messaggio della Juve è che la forza della società viene avanti a tutto”.

Quanto a Balotelli, più passa il tempo più tutto si fa complicato: ”Anche perché i segnali finora non sono stati molto positivi. Finora ci sono state mille telefonate per cercare di combinare ma finora, un po’ a causa sua un po’ a causa mia, non ci siamo ancora riusciti. Ma ho preso un impegno e lo manterrò, spero di parlarci prima della gara con l’Albania. Non si mettono in discussione le sue doti tecniche ma altri aspetti, senza un cambiamento reale non sarà facile, spetta a lui trovare delle soluzioni”.

In ogni caso, ribadisce Ventura, le porte restano aperte o perlomeno socchiuse e ciò vale per Pellé: ”Abbiamo imboccato la strada del ricambio generazionale e non sarebbe coerente non considerare che Pellé ha quasi 32 anni”. Diverso il discorso su Verratti che Iniesta ha eletto a suo erede: ”Io innanzitutto auguro a Marco la salute, è un patrimonio del nostro calcio e il nostro futuro”.

Lo stesso è per Gagliardini, uno dei giovani che sta bruciando le tappe: ”Non sono sorpreso, mi sono bastate poche gare per intuire la sua personalità e le sue qualità. Sappia però che non è ancora arrivato”. Ventura segue anche diversi oriundi e tra i nomi circolati ci sono quelli di Fazio, Emerson, Diawara, Telles: ”Pare che tutti vogliano diventare italiani. Io comunque non ho parlato con nessuno finora, neppure con Fazio”.

Ora l’obiettivo è preparare un gruppo per il presente e il futuro azzurro e una sinergia sempre maggiore fra le varie nazionali, di qui la presenza oggi a Coverciano anche del tecnico dell’Under 21 Di Biagio: ”Io e lui cerchiamo di fare in modo di parlare la stessa lingua ma serve un direttore tecnico che organizzi e al momento non c’è – osserva Ventura – Le idee sono chiare, servono gli input: finora io ho cercato di fare un po’ di tutto senza mansioni specifiche, aspettiamo le elezioni federali dopodiché verranno prese certe decisioni”.

In vista di giugno invece Ventura dovrà valutare quali giocatori in età ancora da Europeo Under 21 concedere a Di Biagio: ”L’11 giugno avremo l’ultima partita stagionale delle qualificazioni, se come ci auguriamo la nostra Under 21 arriverà in fondo all’Europeo chi vi ha partecipato dovrà avere un mese di ferie. La questione è che il 2 settembre noi affronteremo la Spagna e al momento non posso sapere in quali ruoli rischio di restare scoperto, senza contare che molti elementi arriverebbero a quella sfida con soli 20 giorni di preparazione. L’intenzione è dare più giocatori possibili all’Under 21 ma tenendo conto di questo scenario”.

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Euro 2016: è già Belgio-mania, Wilmots ritrova Nainggolan

Pubblicato il 08 giugno 2016 da redazione

Nainggolan-Belgio

Nainggolan-Belgio

ROMA. – Il ct del Belgio, Marc Wilmots, comincia ad avere un quadro preciso della situazione, a pochi giorni dall’esordio nell’Europeo contro l’Italia (appuntamento a Lione, la sera del 13 giugno), e soprattutto dopo avere tirato un lungo sospiro di sollievo sulle condizioni del romanista Radja Nainggolan.

Il centrocampista con la cresta dorata è apparso in buone condizioni, nell’ultimo test pre-torneo contro la Norvegia, disputato e vinto di misura – in rimonta – sul terreno dello stadio Re Baldovino, a Bruxelles. Stesso discorso per Moussa Dembélé, reduce da un piccolo infortunio già superato.

Nainggolan è stato anche sul punto di saltare la supersfida contro l’Italia, per la lesione al polpaccio che lo ha bloccato per un paio di settimane, poi è arrivata la schiarita ed è pure tornato il sorriso sulle labbra di Wilmots, che si presenta in Francia – dove la squadra è sbarcata ieri – dovendo già rinunciare a Kompany e Lombaerts.

Continua a preoccupare, invece, la situazione di Vermaelen, difensore del Barcellona che, negli ultimi due anni, ha visto il campo poco o nulla. Il giocatore dei Diavoli rossi soffre per un problema muscolare non ben precisato, ma il ct tenterà il suo recupero in vista dell’euro-esordio contro gli azzurri di Antonio Conte.

Comunque sia, Vermaelen non è al 100 per cento: il suo calvario cominciò il 12 marzo scorso, contro il Getafe, in una partita della Liga. Da allora non c’è stata più pace per lui, per il Barcellona e per il Belgio.

I Diavoli rossi, intanto, si sono sistemati nel Golf du Médoc resort, a Le Plan du Médoc, nella zona di Bordeaux, dove sono stati accolti da diverse migliaia di tifosi. La squadra di Wilmots, già regina di selfie e riprese con la ‘Go-pro’, è fra le più attese all’Europeo in Francia.

Il primo allenamento in terra transalpina è stato un boom, con almeno 20 mila fan che hanno assistito alla seduta, che si è svolta sotto un sole caldo e beneaugurale. Sono in tanti a scommettere sui Diavoli rossi che quantomeno puntano a ripetere gli exploit dell’Europeo del 1980, in Italia, quando arrivarono fino alla semifinale dell’Olimpico di Roma contro la Germania Ovest, che s’impose solo nel finale per 2-1.

Il Belgio è l’attuale vicecapoclassifica della Fifa, alle spalle dell’Argentina, e in Francia si presenta da vera e propria corazzata, schierando una pletora di campioni che già fanno la fortuna dei club di mezza Europa, riproponendo quel Fellaini che, nell’ultimo Mondiale, in Brasile, appena due anni fa, rappresentò una delle novità più liete dello squadrone di Wilmots.

Proprio il centrocampista con passaporto marocchino, che gioca nel Manchester United da poco passato a Mourinho, ha voluto dare un rinfrescata al proprio look, facendosi schiarire i capelli prima della partenza, forse per somigliare al colombiano Carlos Valderrama, che il ct Francisco Maturana valorizzò fra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90.

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Maradona contro Pelé, sfida in panchina

Pubblicato il 08 giugno 2016 da redazione

L'abbraccio tra Pele' e Diego Armando Maradona (D) durante la cerimonia sportiva per la proclamazione del Giocatore del Secolo, in una immagine del 12 dicembre 2000 a Roma. ANSA/FILIPPO MONTEFORTE

L’abbraccio tra Pele’ e Diego Armando Maradona (D) durante la cerimonia sportiva per la proclamazione del Giocatore del Secolo, in una immagine del 12 dicembre 2000 a Roma.
ANSA/FILIPPO MONTEFORTE

ROMA. – Il Pibe de Oro contro O’Rey in un’inedita sfida dalle panchine. Diego Armando Maradona da una parte, e Pelé dall’altra, saranno i due allenatori della sfida amichevole ribattezzata Il match della Pace, che si disputerà nella cornice del Palais Royal a Parigi, ad un giorno dal calcio d’inizio della partita inaugurale di Euro 2016.

Ciro Ferrara, Rio Ferdinand, David Trezeguet, Fernando Hierro, Dida, Marco Materazzi, Hernan Crespo, Bebeto, Angelo Peruzzi e Clarence Seedorf: saranno questi i protagonisti che sotto gli occhi delle due leggende si sfideranno 5 contro 5 in due tempi da 15 minuti.

Il calcio d’inizio sarà preceduto dalla stretta di mano tra i due campioni, che dopo anni di polemiche torneranno ad abbracciarsi come in quel 2005 quando Pelé fu ospite nel programma di Maradona La noche del 10 in onda sulla tv argentina.

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Calcio venezuelano: Octagonal, Caracas alle semifinali e il Táchira fuori a sorpresa

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

El Zamora Fútbol Club empieza a escribir una era exitosa de la mano de todo el cuerpo técnico que comanda Francesco Stifano

El Zamora Fútbol Club empieza a escribir una era exitosa de la mano de todo el cuerpo técnico que comanda Francesco Stifano

CARACAS – Il Caracas si qualifica senza problemi alle semifinali del Torneo Apertura dopo aver superato 1-0 il Deportivo La Guaira nella gara di ritorno dei quarti di finale.

I ‘rojos del Ávila’ hanno superato nel ‘derby capitolino’ gli arancioni grazie alla rete del colombiano Over Garcia che dopo due giri di lancette ha lasciato il segno. Poi la squadra allenata dall’italo- venezuelano Antonio Franco ha saputo gestire il vantaggio ed ha chiuso bene gli spazi al Deportivo.

Solo in un paio di occasioni gli arancioni hanno impensierito la porta di Fariñez, durante la prima frazione La Guaira è rimasta in 10 a causa dell’espulsione di Oscar Hernández (45’ +1’) per somma di ammonizioni. Sempre in pieno recupero, il Caracas ha sfiorato lo 0-2 con Armando Maita, la sua palla si
è stampata sul palo.

Nella fase successiva, i capitolini sfideranno la corazzata Zamora. Per noi italovenezuelani sarà una sorta di “derby della collettività” in quanto i due allenatori sono di origine italiana: Antonio Franco (abruzzese) e Francesco Stifano (campano).

La formazione di Barinas ha timbrato il pass per le semifinali dopo aver superato l’ostico Trujillanos. Basti pensare, che nella gara d’andata lo Zamora si è imposto 2-3 a Valera, poi nella gara di ritorno, che stando alle opinioni degli esperti in materia doveva essere solo una formalità, è risultata più dura del previsto: vittoria per 0-1 per il Trujillanos.

I bianconeri di Barinas sono passati grazie alla miglior differenza reti in trasferta. Con questo ko si chiuse l’imbattibilità interna che durava da 37 gare: l’ultimo ko interno risaliva al 29 ottobre 2014, anche quella volta fu battuto dal ‘Tru’ con lo stesso risultato.

A Puerto La Cruz, il Danz ha travolto per 3-1 il Mineros e si è qualificato per la fase successiva dove sfiderà il sorprendente Aragua.

Per la gara di San Cristóbal, si potrebbe usare una famosa frase: “Clamoroso a Pueblo Nuevo!”. L’Aragua ha pareggiato 2-2 con il Deportivo Táchira e lo ha estromesso dalle semifinali. A lasciare il segno per i giallorossi ci hanno pensato Orlando Peraza e Jesús ‘Chiky’ Meza, mentre per i padroni di casa ha segnato una doppietta José Miguel Reyes (entrambe le reti sono state segnate su calcio di rigore).

L’altra semifinale avrà come protagonista: Aragua e Deportivo Anzoátegui.

(Fioravante De Simone/Voce)

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Polemica su fiasco all’Old Trafford, Gb “rossa di vergogna”

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

OldTraffordEvacuato

LONDRA. – L’allarme rosso la domenica, la facce “rosse di vergogna” il lunedì. E’ giorno di polemiche, di mea culpa e d’imbarazzo in Gran Bretagna all’indomani del plateale “fiasco dell’Old Trafford”, il glorioso stadio del Manchester United svuotato di decine di migliaia di persone, con tanto di partita cancellata, per un allarme causato da un finto ordigno, come si è alla fine scoperto: un oggetto in tutto e per tutto simile a una vera bomba rudimentale, ‘dimenticato’ fra gli spalti dopo un’esercitazione di sicurezza.

L’epilogo ha avuto dell’incredibile e i giornali non fanno sconti. Ma anche il sindaco di Manchester, il laburista Tony Lloyd, grida allo “scandalo” e chiede un’inchiesta, al di là delle scuse dei responsabili di un’azienda di security. Quanto accaduto “è inaccettabile”, tuona: “Gravi disagi ai tifosi, tempo sottratto a un enorme numero di poliziotti e ai reparti di artificieri, gente inutilmente in pericolo, perché evacuare decine di migliaia di persone da uno stadio di calcio non è senza rischi”.

Di buono c’è che l’evacuazione è stata portata a termine con ordine. Lloyd ne attribuisce il merito alla polizia e agli steward dell’Old Trafford, come pure alla collaborazione di entrambe le società: quella di casa, lo United, e quella ospite, il Bournemouth. Oltre che alla compostezza del grosso degli spettatori (eccezion fatta per i cori beceri incrociati di qualche manipolo di ultrà).

Mentre la Greater Old Manchester Police insiste per bocca del suo numero due, John O’Hare, responsabile dell’operazione sul terreno, a difendere la decisione di far sfollare il pubblico poco prima del fischio d’inizio: per ragioni precauzionali insuperabili – dice – in un Paese nel quale l’allerta terrorismo è costantemente al livello massimo da mesi (come altrove in Europa) sull’onda delle minacce dell’Isis e non solo.

Esaurito il valzer delle giustificazioni e dei riconoscimenti reciproci, resta tuttavia da capire come si sia potuto arrivare a tanto senza che la minaccia avesse il minimo fondamento reale. Il sindaco (ad interim) Lloyd pretende che si indaghi fino in fondo per chiarire “come è successo, perché e chi ne sia il responsabile”.

E l’impegno a indagare c’è. Ma sulle colpe i toni si fanno improvvisamente vaghi e perplessi. Sulla polizia nessuno sembra aver nulla da ridire, anzi lo stesso Lloyd ne elogia “la professionalità”. E al club padrone di casa non si muovono finora contestazioni.

Il pasticcio ricade per ora solo sull’anonima società Security Search Management & Solutions che a suo tempo aveva fornito il materiale per la simulazione eseguita nello stadio allo scopo di prevenire l’ipotetica minaccia di un attacco.

“E’ tutta colpa mia”, si cosparge il capo di cenere uno dei responsabili dell’azienda, Chris Reid, dicendosi “sconvolto”. Sarebbe stato lui in persona a ‘dimenticare’ sulle tribune lo pseudo-ordigno – in grado peraltro di attirare l’attenzione dei cani addestrati a fiutare esplosivi durante l’esercitazione – rimasto inspiegabilmente poi abbandonato per giorni.

Senonchè c’è da chiedersi se qualche negligenza non sia riconducibile pure alla società di gestione dell’impianto, a chi coordina gli steward, allo stesso Manchester United o magari alle autorità locali. Di sicuro l’episodio pone qualche interrogativo in tema di psicosi, in un Paese che pure sfoggia l’autocontrollo come un vanto. Mentre rischia di far giustizia – con mezza giornata di caos – del mito degli invincibili apparati di sicurezza di Sua Maestà, propagato per decenni al cinema da 007 e soci.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)

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Calcio venezuelano: Aragua, Anzoátegui, Caracas e Zamora a caccia delle semifinali

Pubblicato il 13 maggio 2016 da redazione

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CARACAS – Inizia il secondo round dell’octagonal del Torneo Apertura: Aragua, Deportivo Anzoátegui, Caracas e Zamora dopo i risultati positivi ottenuti all’andata cercheranno di fare il passo definitivo per la fase successiva.

L’Aragua andrá sul difficile campo di Pueblo Nuevo per cercare di profanare il cosidetto ‘Templo sagrado del fútbol nacional’: qui il Deportivo Táchira in dieci gare giocate in questo Torneo Apertura 2016 ha vinto in 5 occasioni, ha pareggiato in quattro ed é stato battuto solo dallo Zamora 1-2.

I giallorossi si presentano sul campo di San Cristóbal con la missione di difendere col coltello tra i denti l’1-0 ottenuto nella gara d’andata. Dal canto suo la squadra di Maracay giocando in trasferta in 11 gare disputate ne ha vinte 4, ne ha pareggiate 4 e ne ha perso 3.

Sul rettangolo di Pueblo Nuevo, in 12 gare disputate i padroni di casa invece hanno vinto in 11 occasioni, solo in una occasione l’Aragua é riuscito a strappare un punto al Táchira. I gialloneri hanno segnato 31 reti e ne hanno subito 8. L’unico pari risale al 18 febbraio del 2007, allora il match si chiuse sul 2-2.

Il Deportivo Anzoátegui ospita il Mineros dopo l’importante vittoria (0-1) ottenuta a Puerto Ordaz. Il Danz tra le mura amiche ha disputato in questo torneo 10 incontri con un bilancio di 4 successi e 6 pareggi, mentre i neroazzurri hanno giocato 9 partite fuori casa con un saldo di 4 vittorie, 2 pareggi e 3 rovesci.

I precedenti sul rettangolo verde del José Antonio Anzoátegui sono 12 e parlano di 6 vittorie per i padroni di casa, 3 pareggi e 3 sconfitte. L’ultima volta che si sono affrontati a Puerto La Cruz in una gara di campionato é stato il 22 luglio del 2015, allora finí 1-1.

Il Caracas andrá a far visita al Deportiva La Guaira: in questi 90 minuti difenderanno il 2-1. La formazione arancione ha giocato in questo campionato nel recinto di casa in 9 occasioni ottenendo 6 successi e 3 pareggi, uno di questi proprio contro il Caracas.

Dal canto suo i ‘rojos del Ávila’ hanno disputato 10 gare in trasferta con un bottino di 2 vittorie, 6 pareggi e 2 sconfitte. Negli almanacchi troviamo che il Deportivo La Guaira ha ospitato in 10 occasioni il ‘derby capitolino’ e gli arancioni hanno vinto in 2 opportunitá, hanno pareggiato in tre ed i ‘rojos’ si sono imposti in 5 occasioni.

Infine lo Zamora, che grazie al 3-2 ottenuto a Valera contro il Trujillanos, approfitterá del fattore campo per chiudere subito la pratica ed approdare alla fase successiva. Bisogna segnalare che i bianconeri di Barinas, non perdono una gara in casa da un po’ di tempo: 40 gare per la precisione. In questo campionato solo il Caracas é riuscito a strappare un punticino dallo Stadio La Carolina.

I ‘guerreros de la montaña’, hanno giocato in 10 occasioni in trasferta con un saldo di 3 successi, 4 pareggi e 3 ko, uno di questi proprio contro lo Zamora (3-1). A Barinas, sono 16 i precedenti: 10 vittorie bianconere, 2 pareggi e 4 successi per il ‘Tru’.

Detto questo non resta che accomodarsi in poltrona o andare allo stadio e vedere chi riuscirá a spuntarla dopo questi novanta minuti e forse anche 120: sono tanti i risultati possibili prima di conoscere le quattro squadre che si giocheranno il titolo di campione del Torneo Apertura.

(Fioravante De Simone/Voce)

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Champions: In finale anche il Real, Madrid padrona d’Europa

Pubblicato il 05 maggio 2016 da redazione

Real Madrid players celebrate their victory against Manchester City at the end of the UEFA Champions League semi final, second leg soccer match between Real Madrid and Manchester City at Santiago Bernabeu stadium in Madrid, Spain, 04 May 2016. Real Madrid won 1-0.  EPA/JUAN CARLOS HIDALGO

Real Madrid players celebrate their victory against Manchester City at the end of the UEFA Champions League semi final, second leg soccer match between Real Madrid and Manchester City at Santiago Bernabeu stadium in Madrid, Spain, 04 May 2016. Real Madrid won 1-0. EPA/JUAN CARLOS HIDALGO

ROMA. – Madrid padrone d’Europa. Come nel 2014, quella volta si giocò a Lisbona, il 28 maggio si rinnoverà la stracittadina con vista sull’Europa fra Real e Atletico. La squadra di Diego Simeone ha superato il Bayern Monaco e i blancos di Zidane hanno piegato il Manchester City dell’ex Manuel Pellegrini, raggiungendoli nella supersfida in programma a Milano l’ultimo sabato di maggio.

E’ bastato un gol, anzi per l’esattezza un autogol, ai padroni di casa, dopo lo 0-0 dell’andata, ottenuto nell’Etihad stadium. Fernando al 20′ del primo tempo ha deviato maldestramente alle spalle di Hart un tiro di Bale destinato al fondo del campo, regalando la qualificazione agli avversari.

Il Real Madrid è apparso superiore e avrebbe potuto anche chiudere definitivamente il match: Cristano Ronaldo, Modric, ma soprattutto Bale, che ha colpito la traversa con uno straordinario colpo di testa, hanno più volte sfiorato il raddoppio. Un palo (esterno) anche per il City, di Fernandinho, al 44′ del primo tempo. Poi, un paio di interventi dei portieri, con il madridista Keylor Navas molto reattivo sulle minacce degli ospiti.

E’ stata una semifinale intensa, giocata a ritmi molto alti, ma senza grandissimi acuti. Il gol di Bale ha spostato l’inerzia del confronto, come la sapiente regìa di Kroos, costringendo gli inglesi a scoprirsi e a prestare il fianco ai contropiede degli uomini guidati da Zidane che, forse, quando qualche mese fa ha preso il posto di Benitez in panchina, non immaginava di arrivare così in alto nel torneo europeo.

I Galacticos hanno ritrovato Cristiano Ronaldo, da un paio di partite fermo per infortunio, ma il portoghese non è riuscito a trovare il gol per arrotondare il proprio bottino di Champions.

Due anni fa le due squadre di Madrid si trovarono di fronte a Lisbona e in quell’occasione vinsero (la famosa decima coppa) le merengue, adesso la sfida si ripete e sarà una vera e propria rivincita, dal momento che Simeone e i suoi non hanno mai dimenticato la beffa del gol di Sergio Ramos al 90′, che costrinse le due squadre ai supplementari, dove poi l’Atletico sarebbe stato travolto per 4-1.

Per la vendetta c’è tempo e questo Simeone lo sa benissimo. Zidane, però, è l’uomo delle grandi sfide e, di certo, preparerà al meglio la sfida del Meazza, dove per una sera si parlerà solo lo spagnolo.

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Thohir, Mancini manterrà la promessa Champions

Pubblicato il 19 agosto 2015 da redazione

Inter's chairman Erick Thohir (R) shakes hands with Inter's head coach Roberto Mancini (L) at the end of a press conference at Appiano Gentile training center, Como district, Italy, 03 July 2015. ANSA / MATTEO BAZZI

Inter’s chairman Erick Thohir (R) shakes hands with Inter’s head coach Roberto Mancini (L) at the end of a press conference at Appiano Gentile training center, Como district, Italy, 03 July 2015. ANSA / MATTEO BAZZI

MILANO. – Quattro giorni e l’Inter affronterà il campionato dopo le incertezze di un’estate di delusioni e dubbi. Il presidente Thohir, invece, resta fiducioso. Ha consegnato le chiavi della squadra a Mancini ed è convinto che il tecnico rispetterà gli obiettivi. “Sono ottimista sul fatto che Mancini sia la migliore scelta per l’Inter col suo passato di successi. Sono sicuro che terrà fede alla promessa di portare l’Inter in Champions League – ha dichiarato il presidente nerazzurro al forum di Detiksport a Giacarta – e sono convinto che per questa stagione l’Inter possa tornare a competere ai vertici. Roberto è stato il miglior acquisto del club”.

Thohir rinnova fiducia e stima all’allenatore. E in un momento difficile – si fatica a capire gioco e potenzialità del gruppo scelto da Mancini – predica calma e rimanda i giudizi. “Forse molta gente – aggiunge – prenderà negativamente i risultati del precampionato, ma ciò che conta è la serie A. Sono ottimista e penso che i giocatori che ha in squadra al momento Mancini siano molto buoni”.

Già a luglio l’Inter ha messo a segno importanti movimenti in entrata seguendo le indicazioni del tecnico. Ora però è arrivato il momento di fare cassa e le cessioni di Shaqiri, ma soprattutto Kovacic, hanno aumentato le incertezze. Scelte obbligate, per rimettersi in linea con le norme del Fair Play Finanziario, come spiegato dallo stesso Thohir: “Nelle ultime sessioni di mercato sono stati presi giocatori per i quali abbiamo speso tanto. Shaqiri non era in accordo con Mancini e le sue strategie. La sua cessione, come quella di Kovacic, è stata intrapresa per riequilibrare il bilancio. Siamo stati costretti a vendere il croato, scelta difficilissima per me. Il rischio che brilli altrove come Pirlo e Coutinho c’è”.

Kovacic, presentato ieri dal Real Madrid al Santiago Bernabeu, potrebbe trasformarsi in un grande rimpianto. La maglia numero 10, però, ha già trovato un altro proprietario: Jovetic, che sarà presentato oggi a San Siro. Un modo per voltare pagina e concentrarsi sul futuro. Il tesoretto garantito dalla cessione di Kovacic verrà poi reinvestito sul mercato. La squadra deve essere rinforzata, Mancini non è ancora soddisfatto.

“E’ possibile che arrivi Ivan Perisic – conferma Thohir -, ma chiunque arriverà sarà un calciatore da Inter, che servirà al club, non un mio capriccio. Arriveranno altri giocatori, ne sono sicuro. Ma non saranno difensori. A centrocampo abbiamo già giocatori di qualità, sono sicuro che arriveranno degli attaccanti. Quattro attaccanti sono pochi”. Piacciono oltre a Perisic anche Perotti e Coentrao che può giocare su tutta la fascia sinistra. Ultime mosse per garantire a Mancini tutti gli strumenti per tornare in Europa. Poi sarà il tecnico a dover mantenere la promessa.

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Il Parma sprofonda, al Chievo tre punti salvezza

Pubblicato il 11 febbraio 2015 da redazione

Soccer: Serie A; Parma-Chievo
PARMA. – “Dieci vittorie in diciassette partite e ci salviamo”. I proclami non mancano di sicuro al nuovo presidente del Parma Giampietro Manenti, ma al Tardini arriva la diciottesima sconfitta della stagione. Niente punti per gli emiliani nemmeno con il Chievo, la squadra che, all’andata, regalò la prima delle tre vittorie della stagione. Allora però c’era Cassano e, soprattutto, la società sembrava ancora in grado di offrire solidità e stipendi. Questa volta la musica è diversa anche se, poche ore prima della gara, il nuovo numero uno si era presentato ufficialmente, senza però garanzie e senza bonifici in mano. Ne gode il Chievo che incassa tre punti preziosi per la corsa alla salvezza. Al disastrato quadro societario del Parma si è poi aggiunta in campo la mezz’ora di follia di Daniele Galloppa. In pochi minuti il centrocampista ducale si è fatto ammonire due volte da Rocchi di Firenze per altrettanti falli plateali a metà campo. In inferiorità numerica il Parma ha comunque retto sino ad inizio ripresa quando, su punizione, Zukanovic ha sbloccato il risultato e, di fatto, chiuso la partita. Il recupero del match sospeso domenica per il maltempo regala così ai veneti una importante boccata d’ossigeno. A quota 21 ora hanno scavalcato il Cagliari lasciando la zona retrocessione; zona invece dove sprofonda il Parma, a meno dodici dal primo posto valido per restare in serie A. Il primo vagito del match è comunque crociato. All’8′ Cassani serve in mezzo all’area Nocerino, piatto destro centrale dritto dritto nelle mani di Bizzarri. Al 14′ ci prova Mariga, a lato, poi replica il Chievo con Schelotto, imbeccato in area da Hetemaj, ma la conclusione dell’ex crociato sibila sopra la traversa. Fuori misura anche la conclusione dalla distanza al 32′ di Izco. Nel finale di tempo si scalda nel Parma Rodriguez, serpentina sulla destra e tocco al centro per Feddal che da trenta metri sfiora il sette alla sinistra di Bizzarri. Prima però l’episodio che segna l’incontro: l’espulsione di Galloppa per somma di ammonizioni. Rocchi è forse troppo fiscale ma il centrocampista del Parma è ingenuo ripetendo, a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, due falli plateali in mezzo al terreno di gioco. Ad inizio ripresa la rete decisiva del match. E’ il 9′ ed il Chievo usufruisce di una punizione da circa venti metri di distanza. Al tiro, di sinistro, va Zukanovic che supera la barriera e mette il pallone alla sinistra di Mirante. Il Parma a quel punto si sbriciola. Al 14′ e al 23′ Pellissier spreca due occasioni d’oro per raddoppiare, stessa sorte al 35′ per Botta. Al 38′ è invece il palo a fermare la conclusione di Meggiorini. Nel finale il Parma protesta per un presunto atterramento in area di Palladino, Rocchi vede bene e lascia correre. Al termine parapiglia negli spogliatoi con spinte e male parole fra Dainelli, Frey e il preparatore dei portieri del Parma Bucci. Al termine fischi rassegnati dalla curva nord che ad inizio match aveva ancora una volta espresso il proprio disappunto per le vicende societarie esponendo lo striscione ‘Il nostro amore oltre la categoria. Portate i libri in tribunale e andate via’. Il tutto sotto gli occhi di Giampietro Manenti ma anche dell’ex presidente Pietro Doca, l’uomo di Rezart Taci, avvistato per la prima volta al Tardini. “Abbiamo fatto un grande lavoro ed ora vedrete che tutto andrà per il meglio”, dice il gioielliere piacentino ai giornalisti, rassicurando sulla solidità del nuovo gruppo proprietario: “Dovete avere fiducia”.

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Wang Jianlin, i diritti Tv della Serie A e della nazionale in mani cinesi

Pubblicato il 10 febbraio 2015 da redazione

Calcio: cinese Wanda acquisisce Infront per 1,05 mld euro

ROMA. – Il sistema dei diritti tv cambia longitudine. Dopo aver messo le mani sul calcio giocato (il 20% del capitale dell’Atletico Madrid giusto poche settimane fa), Wang Jianlin, il secondo uomo più ricco della Cina e a cui fa capo il colosso Dalian Wanda Group, si prende infatti anche una bella fetta del calcio ‘guardato’: da oggi è il nuovo proprietario di Infront Sports & Media, colosso attivo nel marketing sportivo, a cominciare dai ricchissimi diritti tv. L’accordo, nell’aria da diversi giorni, è stato messo nero su bianco oggi a Pechino: 1 miliardo e 50 milioni la rilevantissima cifra pagata dal magnate cinese (16 miliardi di patrimonio personale) a Bridgepoint, il gruppo di private equity che aveva rilevato Infront nel 2011 per la metà del prezzo pagato oggi (comprensivo però del debito). Un’operazione finanziaria dai contorni multietnici che per l’Italia – in soldoni – significa vedere i diritti Tv della Serie A e della nazionale finire in mani cinesi. “Per il calcio italiano il cambio sarà solo di natura finanziaria e non gestionale”, spiega il responsabile italiano Marco Bogarelli, e potrebbe anche avere effetti positivi ed extracalcistici considerando il sempre maggiore appeal che il calcio made in Italy ha in Cina (basti pensare a Marcello Lippi dal 2012 alla guida del Guangzhou Evergrande). Per il magnate cinese comprare Infront (600 dipendenti sparsi in 12 Paesi del mondo, ricavi per 800 milioni e come Ceo un certo Philippe Blatter, nipote del gran capo Fifa) significa mettere nel mani sul pallone a livello globale, con la prospettiva di estendere gli interessi in chiave ‘olimpica’, se è vero che Pechino è il lizza per organizzare i Giochi invernali del 2022 (diventerebbe la prima città della storia ad ospitare le Olimpiadi nelle diverse stagioni). L’acquisizione sopratutto darà il via alla battaglia per la leadership mondiale nel marketing sportivo che vede oggi la statunitense IMG fare la parte del leone, con un giro d’affari annuo da 1,5 miliardi. Probabile che i Mondiali di calcio in Russia nel 2018 e in Qatar nel 2022 definiranno la griglia. Per Wang Jianlin, una carriera iniziata nell’edilizia e pian piano estesasi nei settori dell’entertainment (è il più grande proprietario di sale cinematografiche al mondo e il suo nome era stato fantasiosamente fatto circolare come nuovo socio di minoranza nella Roma dopo l’addio di Unicredit), “l’acquisizione di Infront incrementerà in maniera significativa in futuro l’impatto del Gruppo Wanda all’interno dell’industria della cultura e dell’intrattenimento. Servirà anche a sviluppare l’industria sportiva cinese e ad accrescere il suo interesse per il pubblico internazionale. Attraverso l’acquisizione di Infront – aggiunge Jianlin – Wanda sarà inoltre nella posizione di accrescere la sua influenza nell’industria globale dello sport e di sostenere la crescita del livello di competitività degli sport cinesi. Siamo certi di poter supportare Infront nel suo obiettivo di diventare la società di sports marketing numero uno al mondo”. A dargli mano forte in Europa e in Italia ci sarà ancora Marco Bogarelli, il manager milanese ‘deus ex machina’ del business dei diritti tv in Italia, grazie ai quali Infront Italia pesa per un terzo sul fatturato del gruppo: “Per i tifosi italiani non cambierà nulla – spiega – ma cresceranno le prospettive di crescita del mercato italiano che potrà contare su una potenzialità che investiranno l’indotto, il capitolo stadi tanto per dirne uno. Per Infront non ci sarà alcun impatto invasivo. Cambia però la prospettiva: prima avevamo un azionista finanziario, adesso ne avremo uno finanziario e strategico insieme”, conclude Bogarelli che anticipa che il suo ruolo rimarrà intatto all’interno del board di Infront, e dunque alla guida della sezione italiana. In dote al nuovo azionista porterà un possibile più 20% per i diritti tv a partire dall’anno prossimo, fino a eventuali investimenti nel settore stadi.

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La Roma vince tra le polemiche, tonfo Milan e viola

Pubblicato il 06 gennaio 2015 da redazione

Soccer: Serie A; Milan-Sassuolo
ROMA. – La Roma si fa un ricco regalo della Befana vincendo la difficile trasferta con l’Udinese, che schiuma rabbia per un gol contestato di Astori e un rigore non concesso nella ripresa. In attesa del posticipo Juve-Inter i giallorossi affiancano in testa i bianconeri e preparano bene il derby contro una Lazio che si bea del terzo posto grazie a super Anderson. Tonfo imprevisto e doloroso per il Milan cui non porta bene l’esordio di Cerci: il fantasista entra e poco dopo un altro giocoliere, Zaza, fissa un 2-1 che affossa la riscossa milanista annacquando l’entusiasmo che aveva accompagnato il suo arrivo. Il Milan non cominciava con una sconfitta il nuovo anno da 17 anni. Nuova battuta d’arresto della Fiorentina che fallisce l’ennesimo esame di maturita’: va sotto col Parma, sbaglia un rigore con l’inguardabile Gomez, poi nella foga rimane in nove per il doppio giallo di Rodriguez e Savic. Cominciano male l’anno le liguri: dopo il pesante ko della Samp, rischia la sconfitta il Genoa che si trova sotto di due gol con l’Atalanta. Poi un rigore di Iago Falque e una conclusione a botta sicura di Matri confezionano un pari che conferma il carattere dei rossoblu’ che ha bisogno di prendere ceffoni per reagire con autorita’. Divisione della posta anche nelle altre due gare: Tavano e Toni cercano il gol del successo ma Empoli e Verona non si superano. A Verona invece piu’ Chievo che Torino, ma i veneti comunque non sfondano. Traumatico debutto per Zola: il Cagliari si fa travolgere dal Palermo che si impone 5-0 con irrisoria facilita’ e Dybala si porta a nove gol in stagione. L’anticipo dell’ora di pranzo non va indigesto alla Roma: Garcia ritrova la ‘lavatrice’ Strootman, un impeccabile De Rossi, due centrali attenti come Manolas e Astori che firma la vittoria con uno stacco di testa che fa discutere, ma che la moviola indica dentro, anche se di poco. L’arbitro decide contro il parere dell’assistente , l’Udinese protesta poi anche per un fallo di Emanuelson su Kone che poteva giustificare il rigore. Poi i giallorossi falliscono due occasioni per raddoppiare. Il Milan passa subito con Poli e domina a lungo, poi Berardi sveglia il Sassuolo che pareggia con una prodezza di Sansone. Entra Cerci e Zaza, con la solita prodezza, fissa una vittoria di prestigio che affossa il Milan. Ma alla Fiorentina non va meglio, contro l’ultima in classifica incappa in un ko pesante. Il Parma passa con Costa, Gomez si mangia anche un rigore e Montella deve incassare l’ennesima delusione nella settimana che sancisce il mancato rinnovo di Neto, lasciato fuori. La classifica da’ vari responsi: in attesa di Cesena-Napoli le due liguri si allontanano dal terzo posto. Il Palermo stacca l’Udinese e Fiorentina e aggancia il Milan. Iachini si regala la speranza di potersi battere per l’Europa. Anche il Sassuolo abbandona la zona retrocessione dove l’Atalanta fa un passo in avanti portando mentre si aggrava la crisi del Cagliari cui non giova la partenza di Zeman. Zola si mette le mani nei capelli. Ora diventa un’impresa conquistare la salvezza.

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Ranieri con la Grecia già addio, ora idea Trap

Pubblicato il 15 novembre 2014 da redazione

ROMA. – A nemmeno quattro mesi dal suo insediamento, Claudio Ranieri è stato cacciato dalla panchina della Grecia. Aveva preso il posto del portoghese Fernando Santos, che aveva condotto gli ellenici agli ottavi di finale del Mondiale brasiliano, in cui erano stati eliminati soltanto ai rigori dal Costarica. Sbarcando ad Atene aveva promesso continuità tattica, nel senso di un calcio speculativo che forse non offre spettacolo ma almeno porta risultati e invece non ne ha imbroccata una mettendo insieme tre sconfitte in casa. L’ultima delle quali, contro le Faeroer n. 187 della classifica Fifa, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, al punto che oggi la federcalcio greca ha puntualizzato in una nota che “non c’era altra scelta che mettere fine a questo rapporto di collaborazione”. Così Ranieri ha incontrato il presidente federale George Sarris per trattare la buonuscita, visto che a suo tempo aveva firmato un biennale da 1,6 milioni a stagione. Da questo punto di vista non dovrebbero esserci problemi. Ora al timone della Grecia potrebbe esserci una ‘staffetta’ italiana, visto che i media locali indicano in Giovanni Trapattoni il favorito per la successione al tecnico romano, anche in questo caso per motivi di continuità tattica nel segno del sano ‘calcio di una volta’. Trap nei mesi scorsi aveva rifiutato un paio di panchine africane (si era parlato della Costa d’Avorio) e ora fa sapere di essere pronto ad un rientro in grande stile. Improponibile, invece, un’altra delle ipotesi circolate, quella di Marcello Lippi del quale è nota la voglia di tornare ad allenare una nazionale. In primis per motivi di ingaggio, e poi perché rimarrà comunque per un’altra stagione calcistica ai cinesi dell’Evergrande per fare, da d.t., da chioccia a Fabio Cannavaro, che si cimenterà per la prima volta come capo-allenatore. Ma questo ‘filotto’ di partite delle nazionali ha provocato altri avvicendamenti. Secondo quanto informa l’agenzia Tanjug, anche la Serbia ha cambiato tecnico dopo appena pochi mesi: stavolta ad essere mandato via è stato l’olandese Dik Advocaat, giramondo che a Belgrado ha infilato una serie di risultati negativi. E traballa anche la panchina di un altro santone del calcio ‘orange’, quel Guus Hiddink che dopo Brasile 2014 è subentrato a Louis Van Gaal alla guida dell’Olanda. Ha messo insieme 4 sconfitte in 7 partite fra amichevoli e impegni ufficiali, e ha fatto sapere che se dovesse perdere anche domani contro la Lettonia rassegnerebbe le dimissioni. E’ proprio vero che la fretta e la fame di risultati ‘divorano’ gli allenatori anche quando, come è il caso del prossimo Europeo, nelle qualificazioni continentali i posti a disposizione sono molti essendo stato allargato il format della fase finale a 24 squadre. Tutti o quasi possono qualificarsi, anche i piccoli (vedi Faeroer, Islanda, Albania e Galles) per una volta ci credono, ed ecco perché qualche tecnico illustre rischia più del solito. E poi nel caso di Ranieri, proprio non si poteva fare diversamente.

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Inter: ritorna Mancio, “nuova sfida stimolante”

Pubblicato il 14 novembre 2014 da redazione

MILANO. – Elegante e composto, con rigorosa sciarpa al collo, dopo sei anni Roberto Mancini si siederà di nuovo sulla panchina dell’Inter e vi resterà, salvo colpi di scena, fino a giugno 2017. Un ritorno fortemente voluto da quando è finita la sua esperienza alla guida del Galatasaray. Serviva una svolta, uno scossone in tutto l’ambiente prima del derby e dopo il deludente pari col Verona. Moratti ne ha caldeggiato la candidatura e Thohir ha capito che sarebbe stato l’uomo giusto per risollevare le sorti della squadra. “Una nuova e stimolante sfida, sono contento di riabbracciare i tifosi. A domani e forza Inter” le prime parole del nuovo tecnico affidate al cinguettio di Twitter. Un amore ritrovato, una passione mai tramontata con i tifosi che lo hanno sempre ricordato con affetto e riconoscenza. Thohir ha di fatto scelto il suo primo allenatore proprio alla vigilia dell’annuale anniversario come azionista di maggioranza del club. Decidendo, tra l’altro, di affidarsi allo stesso uomo che regalò le prime vittorie al suo predecessore. Come fosse una strada affidabile da percorre per tornare grandi. Un segnale che l’opinione di Moratti conta ancora in società nonostante le recenti dimissioni. “Quest’oggi ho preso la difficile decisione di sollevare dall’incarico di allenatore Walter Mazzarri, in comune accordo con tutto il management. Lo ringrazio per tutti gli sforzi profusi. Ma il nostro obiettivo è quello di riportare l’Inter a essere uno dei top club d’Europa ed è per questo che sono felice di dare il bentornato a Roberto Mancini. La sua carriera parla per lui. La sua esperienza internazionale, così come la sua voglia di successi porterà la squadra ad un livello più alto” il benvenuto di Thohir sul sito ufficiale del club. Insomma il presidente ha capito che serviva un profilo importante per supportare il progetto di rilancio del brand. Un uomo che potesse ripopolare gli spalti del Meazza, un’immagine spendibile nel mondo. Ed erano proprio queste le caratteristiche di Mancini più apprezzate da Moratti. Perché sulla panchina di una squadra come l’Inter serve un uomo comunicativo, affascinante e di grande personalità. Il cambio in corsa costerà parecchio alle casse nerazzurre, l’addio a Mazzarri e al suo staff peserà più di 15 milioni di euro. E Mancini non ha concesso sconti: percepirà un ingaggio intorno ai 4 milioni a stagione diventando effettivamente l’allenatore più pagato della Serie A e si porterà dietro anche fedeli collaboratori. Ma Thohir, nelle lunghe chiamate intercorse con l’allenatore nella giornata di ieri, ha capito che era il miglior tecnico disponibile sul mercato, in grado di rilanciare la stagione e regalare di nuovo entusiasmo alla piazza. L’unica alternativa possibile. Il presidente ha così spianato la strada al dg Fassone e al Ceo Bolingbroke che a Roma nella nottata hanno chiuso la trattativa. Moratti era stato avvisato in giornata, rispondendo probabilmente con un sorriso all’annuncio del ritorno del Mancio. “Sono felice, è un grande lavoratore, un cambio necessario in questo momento” il suo commento. Perché secondo l’ex patron ora l’Inter è di nuovo in buone mani.

Ufficializzato l’addio di Mazzarri i tifosi sui social network hanno festeggiato. È la storia di un feeling mai nato, di un rapporto controverso cadenzato dai fischi del Meazza e dagli sfoghi via web ad ogni passo falso della squadra. La voce della piazza nerazzurra si era fatta sentire a più riprese nei giorni scorsi. Tutti uniti, voci autorevoli e non, nell’hashtag #MazzarriVattene. E alla fine Thohir ha accontentato i tifosi. “Il presidente ha visto che la disaffezione per Mazzarri portava meno spettatori, cioè introiti. Ha capito che gli costa meno cambiare allenatore piuttosto che rischiare di stare fuori dall’Europa. Non è questione di piazza, è questione di Piazza Affari” il commento di Enrico Mentana a Radio 24 sull’esonero di Walter Mazzarri dalla guida dell’Inter. Ora c’è di nuovo speranza, poca riconoscenza nell’ex allenatore e molta euforia. La scusa della pioggia nel pari col Verona ha di fatto incrinato definitivamente il rapporto. Non era più riconosciuto il ruolo di Mazzarri. Ma adesso inizia una nuova storia, un secondo capitolo con Mancini. L’uomo che ha fatto gioire i tifosi dopo anni senza successi.

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18:12Ex generale suicida: Rigopiano in lettera ritrovata

(ANSA) - SULMONA (L'AQUILA), 19 NOV - La vicenda dell'hotel Rigopiano compare sullo sfondo del suicidio del generale dei Carabinieri Forestali, Guido Conti, nelle campagne di Pacentro (L'Aquila) due giorni fa. "Da quando è accaduta la tragedia di Rigopiano la mia vita è cambiata. Quelle vittime mi pesano come un macigno. Perché tra i tanti atti ci sono anche prescrizioni a mia firma. Non per l'albergo, di cui non so nulla, me per l'edificazione del centro benessere. Vivo con cruccio", aveva scritto Conti in una delle due lettere ai familiari il cui testo è stato pubblicato su diversi organi di stampa. "Stupisce che questa correlazione sia stata da taluno ipotizzata in assenza di qualsiasi collegamento diretto e indiretto. Tutto ciò aggiunge dolore al dolore", dice un familiare di Conti. Camera ardente aperta nella sala d'udienze del tribunale di Sulmona. Lunedì 20 novembre i funerali alla presenza dei vertici dei Carabinieri che lo hanno ricordato con commozione nella Virgo Fidelis Abruzzo e Molise.

18:00Renzi, combattiamo lo schifo della svastica a Pesaro

(ANSA) - ROMA, 19 NOV - "Siamo tutti insieme a fianco del sindaco Matteo Ricci, della sua comunità, dei nostri fratelli ebrei. Questo gesto contro la scuola elementare Anna Frank ha un nome tecnico: si chiama schifo. E noi combatteremo lo schifo senza tregua a Pesaro come ovunque, tutti insieme". Lo scrive su Facebook il segretario del Pd Matteo Renzi, commentando la svastica comparsa sul cartello della scuola Anna Frank di Pesaro.

17:59C.sinistra: Bersani, non si va anti con accrocchi e teatrini

(ANSA) - ROMA, 19 NOV - "Per dirla con Catalano: l'unità è meglio... ma le cose sono un po' più complicate. A Walter e agli altri che come lui fanno appelli, ricordo che non ho sentito nessuno segnalare problemi nonostante le sconfitte degli ultimi 3 anni..mi si vuol riconoscere di avere uno straccio di idea di come battere la destra? Che avevo avvertito che c'era la mucca nel corridoio? Se restiamo in superficie con accrocchi e teatrini, la gente che ha ci ha mollati penserà: 'eccoli qua, portano acqua al solito mulino e il giorno dopo ricominciano..". Lo ha detto Pierluigi Bersani, a "1/2 ora in più" su Rai 3 dove ripete: "proporre aggregazioni senza contenuti, senza mettere una riga, senza rimettere in discussione politiche e metodi di governo, quella gente che vota altrove continuerà a votare altrove". Insomma, la gente "che è andata nel bosco, resterà nel bosco".

17:59Speranza, è Pisapia che ha cambiato idea

(ANSA) - ROMA, 19 NOV - "Noi stiamo sempre dalla stessa parte, lavoriamo a costruire un progetto alternativo alle politiche sbagliate degli ultimi anni. Più che cambiare idea noi non vorrei che sia Pisapia ad aver cambiato idea, spero proprio di no". Lo dice Roberto Speranza all'assemblea di Mdp in corso a Roma, rispondendo a chi gli chiede di Giuliano Pisapia a "ripensarci".

17:58C.Sinistra: Pisapia, Mdp e SI ci ripensino

(ANSA) - BOLOGNA, 19 NOV - Mdp e altri "ci ripensino. Trovino o troviamo insieme il modo di non regalare il nostro Paese a chi l'ha rovinato tante volte". L'ha detto il leader di Campo Progressista, Giuliano Pisapia, a Bologna. Pisapia ha rivolto un "richiamo affettuoso di amicizia, gentile e non polemico e senza entrare nelle scelte degli altri. Perché in questo momento storico, si trovi il modo di fare, magari non tutta la marcia, ma almeno un pezzo di strada insieme".

17:47Virgilio: Fedeli, al liceo romano fatti preoccupanti

(ANSA) - ROMA, 19 NOV - "I fatti emersi in questi giorni dalle cronache sono preoccupanti e meritano i dovuti approfondimenti. Abbiamo letto di episodi di spaccio, di bombe carta lanciate in cortile, di video rubati con minorenni coinvolti. Sono episodi che vanno condannati e affrontati con fermezza": così la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, interviene su quanto accaduto al liceo Virgilio di Roma. "E' urgente ripristinare il dialogo che si è interrotto fra le varie componenti della comunità scolastica" aggiunge Fedeli. "Ci sono gli strumenti - sottolinea - per prevenire e sanzionare, anche in ambito scolastico"."Sono certa che - afferma - la comunità educante del Virgilio saprà trovare le modalità per farlo. E che tutte le istituzioni coinvolte faranno la loro parte per aiutare a fare chiarezza. Per questo è urgente ripristinare il dialogo che si è interrotto fra le varie componenti della comunità scolastica. Arginando immediatamente anche la fuga di studenti che stanno chiedendo il nulla osta per cambiare istituto".

17:10Figc: Stirpe “Niente ribaltoni domani, servono Lega A e B”

(ANSA) - ROMA, 19 NOV - "Il Consiglio Federale della Figc di domani deve costituire una pietra miliare per la riforma del calcio italiano, ma penso anche che per prendere delle decisioni non si possa prescindere dalle Leghe di B e di A": per cui - dice il presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe, "prima di assumere ogni decisione si dovrebbe attendere l'appuntamento di giovedì della B ma anche il rinnovo della governance della Serie A, altrimenti si rischia che il Consiglio federale decida rimedi peggiori dei mali. Inutile prendere decisioni di parte, giustizialiste e non ragionate - insiste - mentre bisogna aprire un profondo dibattito all'interno del mondo del calcio. Inutile chiedere la testa di una persona, quando invece ci sono responsabilità collettive e gravi che solo un dibattito a tutto campo può risolvere". Quindi, conclude Stirpe, "per domani non auspico alcun ribaltone, in questo momento non si risolvono i problemi cacciando Tavecchio".

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