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Ius soli, cittadinanza ai figli di immigrati nati o cresciuti in Italia

Pubblicato il 05 dicembre 2017 da ansa

Ius soli agita il centrosinistra

 


ROMA. – Se ne parla da 13 anni. Il ddl sullo Ius soli, che prevede la concessione della cittadinanza ai figli di immigrati nati o cresciuti in Italia, è stato approvato dalla Camera ed è ora all’esame del Senato.

IUS SOLI – Può diventare cittadino italiano chi è nato in Italia da genitori stranieri, dei quali almeno uno sia in possesso del diritto di soggiorno permanente o del permesso di soggiorno di lungo periodo. Incrociando le norme, vuol dire che almeno un genitore deve essere in possesso del permesso di soggiorno da almeno 5 anni.

POSSIBILE FINO A 20 ANNI, POI STOP – La dichiarazione della volontà di acquisire la cittadinanza italiana deve essere espressa dai genitori entro il compimento della maggiore età dell’interessato. Qualora il genitore non abbia reso la dichiarazione di volontà, il ragazzo può presentare lui stesso la richiesta di cittadinanza tra i 18 e i 20 anni.

SPAZIO ANCHE ALLO IUS CULTURAE – Vale per i minori stranieri nati in Italia o che siano arrivati entro i dodici anni: possono acquisire la cittadinanza qualora abbiano frequentato regolarmente un percorso scolastico per almeno cinque anni nel territorio nazionale. Anche in questo caso i genitori devono essere in possesso di un permesso di soggiorno. Nel caso in cui la frequenza riguardi l’istruzione primaria, é necessario che il bambino o la bambina abbiano concluso l’iter scolastico positivamente.

PER I MINORI STOP ALLA TASSA DA 200 EURO – Se i documenti relativi alla richiesta di cittadinanza riguardano i minori non si é tenuti al pagamento del contributo da 200 euro.

FIGLI MINORI DI STRANIERI, SI ALLARGANO MAGLIE PER LA CITTADINANZA – I figli minori di un genitore che acquista la cittadinanza italiana, acquistano anch’essi la cittadinanza anche se non sono conviventi col genitore. Con la legge attuale è necessario che siano invece conviventi.

INFORMAZIONE AI RAGAZZI – Gli ufficiali giudiziari, nei 6 mesi che precedono il compimento dei 18 anni, devono comunicare ai residenti di cittadinanza straniera la possibilità di acquisire il diritto di cittadinanza per ius soli o ius culturae. In caso di inadempimento di questo obbligo, il termine di decadenza per la richiesta della cittadinanza viene sospeso.

LA GIORNATA PER I NUOVI CITTADINI – I Comuni, in collaborazione con gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, sono tenuti a promuovere tra i ragazzi la conoscenza dei diritti e dei doveri legati alla cittadinanza. Prevista anche ‘una giornata dedicata alla ufficializzazione dei nuovi cittadini’.

LE TAPPE DEL PROVVEDIMENTO – E’ da 13 anni anni che in Parlamento si discute di una riforma in materia di cittadinanza. Tra il 2003 e il 2004 la commissione Affari Costituzionali della Camera esamina diverse proposte e elabora un testo unificato che approda in Aula ma viene rimandato in commissione il 16 maggio 2004.

Nella XIV legislatura la Camera ci riprova. Se ne riparla a partire dal 3 agosto 2006 con una indagine conoscitiva. Nel gennaio 2008 per il testo sembrerebbe la volta buona dopo una discussione in commissione, ma la legislatura si interrompe e l’iter deve ricominciare da capo.

Anche la successiva legislatura mette all’ordine del giorno la questione, ma il 12 gennaio 2010, quando il testo approda in Aula, viene nuovamente rimandato in commissione per approfondimenti. Dal 14 giugno 2012 è partito un nuovo tentativo in commissione con l’esame di alcune proposte. Senza esito.

Nell’attuale legislatura, dal 27 giugno del 2013 si riprende l’esame alla Camera, il provvedimento viene approvato a metà ottobre del 2015. Da allora, è in discussione al Senato.

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Da WebTax a equo compenso, come cambierà la manovra

Pubblicato il 01 dicembre 2017 da ansa

La manovra supera la prima prova al Senato

 

ROMA. – La riscrittura della web tax ma anche qualche correttivo sull’equo compenso, qualche soldo in più per bonus bebè e superticket e la trasformazione in legge dell’accordo con i sindacati sull’Ape social. La legge di bilancio, appena licenziata con il voto di fiducia al Senato, comincerà ad essere discussa alla Camera la prossima settimana, ma a Montecitorio sono già chiari alcuni filoni di intervento per rimettere mano o per inserire ex novo norme rimaste incomplete o in sospeso nella prima lettura parlamentare.

Uno dei temi più discussi all’interno del Pd è proprio la tassa sulle multinazionali digitali. La proposta di Massimo Mucchetti, promossa dalla Commissione Bilancio del Senato, ha lasciato l’amaro in bocca a molti deputati dem, capitanati da Giampaolo Galli e Sergio Boccadutri, entrambi componenti della Commissione Bilancio della Camera presieduta da Francesco Boccia, anche lui non del tutto convinto del testo condiviso a Palazzo Madama.

Le falle starebbero, secondo Boccadutri, nell’attuazione della norma: gli over the top finirebbero infatti per scaricare a valle, cioè sulle pmi italiane, il peso della nuova tassa. Allo stesso tempo affidare alle banche il compito di sostituti d’imposta avrebbe non solo complicazioni pratiche, per la difficoltà di operare con imprese apolidi, ma anche costi non indifferenti che andrebbero in qualche modo compensati.

Infine l’idea di far partire la tassazione dal primo gennaio 2019 non farebbe che sottrarre risorse altrimenti utili per finanziare altri interventi. Anticipare gli oltre 100 milioni di gettito previsti (o almeno parte di essi) al 2018 darebbe infatti spazio alla Camera per destinare più fondi al bonus bebè, uscito dal Senato in versione ‘mini’, o alla riduzione del superticket, anche in questo caso toccato finora solo marginalmente, con uno stanziamento di 60 milioni sui 600 necessari ad abolirlo.

Montecitorio dovrebbe inoltre tradurre in legge anche l’intesa con le province sull’edilizia scolastica che permetterebbe di attribuire alle stesse province la gestione una parte dei fondi nazionali per destinarli alle 5.100 le scuole superiori di loro competenza. Infine sull’equo compenso, introdotto questa volta con il decreto fiscale, si punta ad un collegamento con i parametri ministeriali, per renderli un riferimento vincolante e renderlo sempre applicabile nella pubblica amministrazione.

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La Camera dice sì al “Rosatellum 2” tra polemiche e veleni

Pubblicato il 12 ottobre 2017 da ansa

Il tabellone della Camera con i sì e no al Rosatellum 2. (ANSA)

ROMA. – La Camera dà il via libera alla legge elettorale ribattezzata “Rosatellum bis” con 375 sì e 215 voti contrari. Dopo tre votazioni di fiducia, il testo viene approvato con voto segreto superando la barriera dei franchi tiratori. Lo attende il vaglio del Senato, con una possibile nuova fiducia.

Intanto, il tour de force alla Camera lascia il segno con un carico di polemiche in cui a tenere banco sono state le proteste in piazza del Movimento Cinque Stelle e della sinistra. Con lo strascico della norma definita dai 5 stelle e da Mdp ‘salva- Verdini’ che consente a chi è residente in Italia di potersi candidare anche nelle circoscrizioni estere.

Il Rosatellum crea ulteriori spaccature nel centrodestra, con Lega e Forza Italia a sostegno della legge ed Fdi posizionato sul fronte del no. Pur senza entrare nei dettagli, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni guarda con attenzione all’approvazione della legge: “Non è il tempo dell’irresponsabilità – osserva il premier – al di là di ogni comprensibile tensione politica dobbiamo mettere al primo posto l’Italia. Per quanto riguarda il governo si farà ogni sforzo per giungere ad una conclusione ordinata della legislatura”.

A palazzo Madama, il percorso di preannuncia comunque difficile e a guidare il fronte dei contrari alla votazione di fiducia sarà anche il presidente emerito Giorgio Napolitano che ha già fatto sapere di voler intervenire in Aula per esprimere il proprio dissenso, nel merito e nel metodo (quello della fiducia).

Sulle barricate il Movimento Cinque Stelle ed il suo leader Beppe Grillo, arrivato a Roma proprio per gestire la protesta che da due giorni ha radunato davanti a Montecitorio i militanti 5 stelle. Il ‘no’ al Rosatellum ha ricompattato il gruppo dirigente che all’unisono si è scagliato contro la legge.

Roberto Fico, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio si sono alternati in una sorta di maratona a cui hanno preso parte tutti i parlamentari pentastellati per criticare “una legge – dicono – infame e scandalosa”. Una polemica che i deputati M5s hanno portato avanti anche dentro l’aula accusando la maggioranza di aver fatto una norma ad hoc per Verdini: “”E’ la ciliegina sulla torta – osserva Danilo Toninelli – di una montagna di letame democratico fatto da questi quattro miserabili”.

Cambiano le parole ma anche a sinistra del Pd non mancano le accuse. Parla di “schifezza” Massimo D’Alema. “E lo dimostra che una maggioranza che conta 476 parlamentari su 630 – aggiunge – ha paura del voto segreto, che è uno strumento parlamentare riservato a pochissime materie, tra cui i diritti fondamentali e politici dei cittadini”.

Mentre Pier Luigi Bersani lancia un ultimo appello a maggioranza e governo. Il Rosatellum 2.0 è “un marchingegno sconosciuto nel mondo” – spiega l’esponente di Mdp – che “con il cuore in mano” ha chiesto a chi sostiene la legge di “fermarsi a riflettere”.

A sostenere il sì alla legge è il partito democratico. il ‘padre’ del nuovo modello elettorale, Ettore Rosato, se la prende con chi ha manifestato in piazza: “”E’ comodo andare a protestare e dire tutti sono contro di noi. Pensano solo alle loro poltrone non agli interessi del paese”.

Chi considera invece il Rosatellum il male minore è da sempre Silvio Berlusconi. Il Cavaliere sin da subito ha deciso di sostenere la legge nonostante i mal di pancia interni al suo partito, in particolare tra le file dei deputati meridionali: “E’ una buona legge perchè scontenta un po’ tutti”, osserva il capogruppo azzurro Renato Brunetta che ha portato avanti la trattativa per raggiungere l’intesa sulla legge elettorale. Dello stesso avviso la Lega Nord che sin dall’inizio si era resa disponibile a sostenere qualunque modello.

(di Yasmin Inangiray/ANSA)

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Ok a Rosatellum, ora Aula con spettro franchi tiratori

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Legge elettorale: sarà battaglia in Aula, incubo voto segreto

Pubblicato il 09 ottobre 2017 da ansa

voto

Nell’infografica realizzata da Centimetri il “Rosatellum bis” approvato dalla commissione Affari costituzionali della Camera e che martedì prossimo approderà nell’Aula di Montecitorio.
ANSA/CENTIMETRI

ROMA. – Una notte e una mattina di trattative precederanno l’inizio delle votazioni sul Rosatellum 2.0 previsto domani pomeriggio alle 15 nell’Aula della Camera, dove è stato presentato un numero ridotto di emendamenti per una legge di tale portata: circa 200. Ma non è il numero a preoccupare la coalizione che sostiene questa legge, bensì i circa 50 voti segreti che potrebbero essere chiesti da chi vi si oppone.

Una incognita a cui Pd, Fi, Ap e Lega si apprestano a rispondere con la tecnica parlamentare del “canguro”, che farebbe decadere quasi tutti gli emendamenti a voto segreto. Pronti però a rinunciare a tale modalità se gli oppositori rinunceranno a loro volta a chiedere lo scrutinio segreto. Al momento della chiusura dei termini per presentare le proposte di modifica al testo, non sono arrivati emendamenti che incidono sull’impianto da parte di Pd, Fi, Ap e Lega.

Qualche deputato Dem, ha ammesso il capogruppo Ettore Rosato, ha presentato “a livello individuale” proprie proposte, e Fi ne ha depositate due che però non incidono minimamente sull’impianto: riguardano infatti le modalità di voto degli italiani all’estero.

In linea teorica, quindi, i quattro partiti, a cui si aggiungono Svp, Des-Cd, Ci, Ala-Sc e Direzione Italia che sostengono il testo, non avrebbero problemi di numeri: i si potenziali sono 444 su 630. Tuttavia il regolamento della Camera prevede che sui meccanismi che traducono i voti in seggi, si possa chiedere il voto segreto: bastano 20 deputati e Alfredo D’Attorre ha già detto che Mdp li chiederà. Non lo farà M5s che in passato ha sempre criticato lo scrutinio segreto. La loro speranza è che in questo modo, specie tra i 283 deputati del Pd e i 58 di Fi, vi siano abbastanza defezioni da far saltare il banco, magari su un solo emendamento che rompa l’impianto del Rosatellum 2.0.

Questa legge elettorale, rispetto al proporzionale dell’Italicum, ha 231 collegi uninominali (il 36% dei seggi totali della Camera) che nelle regioni del Nord farebbe perdere dei seggi al Pd, mentre al Sud li farebbe perdere a Fi, che nel Mezzogiorno non può contare sui voti della Lega. La speranza di M5s, Mdp, Si e Fdi è che i singoli deputati Dem e “Azzurri” votino in segreto contro le indicazioni del gruppo puntando a mantenere l’attuale legge, appunto l’Italicum.

In queste ore i capigruppo di Pd, Rosato e di Fi, Renato Brunetta, hanno catechizzato i propri deputati sui rischi di un nuovo flop, dopo quello di giugno. Si ostenta sicurezza, ma visto che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, ecco la contromossa: un emendamento premissivo, inserito al primo articolo, che indica i principi della legge stessa e che quindi – una volta approvato – farebbe decadere quelli pericolosi con voto segreto, il cosiddetto “canguro”.

Un meccanismo che D’Attorre ha definito “una forzatura”, chiedendo alla presidente Laura Boldrini di “evitarla”. Sta infatti al Presidente ammettere gli emendamenti dubbi interpretando il Regolamento, anche se questo meccanismo è stato già usato a Montecitorio (nel 1991 per la prima volta) e in questa legislatura due volte al Senato, tra cui il 21 gennaio con l’Italicum, seduta nella quale anche i bersaniani presentarono due emendamenti del genere.

Ma nella maggioranza che sostiene la legge si è pronti a rinunciare al “canguro”, se SI, Mdp e M5s rinunceranno a chiedere il voto segreto. Una trattativa che ver molto probabilmente solo poco prima dell’inizio del voto. Come spesso succede la guerra sulle procedure occulterà il confronto sul merito del Rosatellum 2.0, motivo per il quale il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Andrea Mazziotti, lo ha definito “assurdo”.

I giudizi su questa legge non sono destinati comunque a mutare: Massimo D’Alema lo definisce “ignobile”; M5s, con Nicola Morra, parla di “legge anti-democratica e incostituzionale” e Giorgia Meloni ribadisce il “niet” di Fdi. Di contro Matteo Richetti (Pd), sottolinea il ritorno dei collegi uninominali che riavvicina elettori ed eletti, mentre Brunetta si dichiara ottimista: a novembre potremmo avere la legge con il sì anche del Senato.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Legge elettorale: in Aula il 10 ottobre, in commissione sì di Fi

Pubblicato il 26 settembre 2017 da redazione

Il tabellone con il voto finale. ANSA/FABIO FRUSTACI

ROMA. – Si consolida il cammino del Rosatellum 2.0 : la Conferenza dei capigruppo ha infatti fissato al 10 ottobre l’arrivo in Aula del testo, che in serata viene votato come testo base dalla Commissione Affari costituzionali della Camera, per essere poi sottoposto agli emendamenti nei prossimi giorni.

Ma è soprattutto la presa di posizione di Silvio Berlusconi, che si schiera per fronteggiare i malumori interni di alcuni deputati, a rafforzare l’accordo, sulla cui tenuta anche il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, ha detto di essere in grado di “garantire”. M5s ha invece dato battaglia sin da oggi.

La presidente della Camera Laura Boldrini, alla riunione della Capigruppo, ha proposto la data del 10 ottobre per portare il Rosatellum in Aula. I partiti che sostengono l’accordo immaginavano una data più vicina, il 5 ottobre, ma hanno accolto la proposta della Presidente. “Così togliamo l’alibi a chi sostiene che vogliamo strozzare i tempi in Commissione”, ha detto Rosato.

Una decisione, dunque, per allentare la tensione, dopo che M5s aveva sollevato un problema di procedura che aveva fatto slittare il primo voto della Commissione, previsto nel pomeriggio, quello necessario per adottare il Rosatellum come testo base. M5s si è appellato a Boldrini, che però gli ha dato torto, confermando le decisioni del presidente della Commissione Andrea Mazziotti.

Alle 18 nuova questione procedurale di M5s, nuova interruzione, e convocazione della Commissione in serata per l’agognato primo voto. L’ostruzionismo di M5s lascia intuire intenzioni bellicose anche nella successiva fase degli emendamenti, che dovranno essere presentati entro venerdì 29 settembre, con l’inizio dei voti previsto per martedì 3 ottobre.

Quanto ai partiti che hanno sottoscritto l’accordo, Fi ha riunito il gruppo. Più di qualcuno ha storto il naso sostenendo che per gli “azzurri” era meglio il proporzionale del Fianum, il precedente testo. Elio Vito ha accusato Renato Brunetta di aver ceduto troppo presto, ma il capogruppo ed altri hanno fatto notare che il Pd non ci sarebbe più stato sul proporzionale e che la vera alternativa era il Consultellum che avrebbe implicato un listone unico con Lega e Fdi.

Poi Berlusconi ha sentito diversi esponenti “azzurri” dicendo loro che aveva “approfondito” il tema e che il Rosatellum 2.0 “e’ la strada più corretta da percorrere”. Per far capire le intenzioni serie del Pd e la saldezza dell’accordo, Rosato ha detto di sentirsi di “garantire che i partiti che hanno sottoscritto l’accordo non si sfileranno”. “Non dico che non temo i voti segreti e il comportamento dei singoli. Ma i gruppi come tali terranno”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Scontro sulla legge di cittadinanza. Quando l’approverà il Senato?

Pubblicato il 16 giugno 2016 da redazione

Italia sono anch'io

Italia sono anch’io

ROMA. – Scontro fra la presidente della Camera Laura Boldrini e Forza Italia sulla legge per la cittadinanza. Un fronte sul quale l’Italia “è fuori tempo massimo” secondo la presidente della Camera, dove il nuovo ius soli temperato è stato approvato ad ottobre e ora dunque il Senato deve esaminarlo “in fretta”.

“Non è – dice infatti la Boldrini – la legge ideale, ma è comunque una svolta. Il nostro Paese invecchia e dobbiamo incentivare le politiche alla famiglia e riconoscere che ci sono nuovi italiani”.

Ma Forza Italia non ci sta e attacca Boldrini nel metodo e nel merito. Paolo Romani, presidente dei senatori di Forza Italia, definisce “deplorevole” il fatto che la presidente della Camera “pretenda di dettare l’agenda del Senato”.

“Il provvedimento – aggiunge – va cambiato radicalmente. E noi ci batteremo in Aula”. D’altro canto, evidenzia il vicepresidente di Montecitorio Simone Baldelli (FI), il Senato “ha tutto il diritto di discutere, esaminare, modificare, approvare o respingere il provvedimento, nei tempi che autonomamente deciderà di darsi”.

A Palazzo Madama, il provvedimento è stato incardinato in commissione Affari Costituzionali subito dopo l’ok dei deputati (con il no di FI, FdI e Lega e l’astensione di M5S) ma, dopo essere stato discusso fra dicembre e aprile in qualche seduta e aver visto il termine degli emendamenti fissato al 27 dello stesso mese, è poi sparito dal calendario dei lavori.

A scendere in campo a fianco della Boldrini è però solo il presidente della commissione Affari Sociali della Camera Mario Marazziti (Democrazia Solidale-CD), primo firmatario e sostenitore di un disegno di legge in materia di cittadinanza presentato nel 2004, che spera che il Parlamento possa dare il via libera definitivo al testo entro l’anno.

Per il resto, si registrano le voci contrarie degli azzurri, a partire dal vicepresidente di Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, che invita Boldrini a non “dare ordini” al Senato: “Rivendichiamo l’autonomia del Senato – sottolinea – che non può subire pressioni di alcun tipo e deve avere tutto il tempo necessario a esaminare e soprattutto cambiare una legge assurda”.

Idem il senatore Forza Italia, Andrea Mandelli, secondo il quale la presidente della Camera ha “mancato di terzietà”. Perché, attacca la deputata di Forza Italia, Elvira Savino, “chi ricopre cariche istituzionali dovrebbe mostrare un assoluto rispetto verso il Parlamento che, ricordiamo, è ancora composto da Senato e Camera”.

(di Chiara Scalise/ANSA)

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07:33New York: governo Bangladesh condanna attentato

DACCA (BANGLADESH) - Il governo del Bangladesh ha condannato l'attentato fallito a New York, il cui autore e' un immigrato di 27 anni dal paese del sud-est asiatico. ''Il Bangladesh e' impegnato nella sua conclamata politica di 'tolleranza zero' contro il terrorismo, e condanna il terrorismo stesso e l'estremismo violento in ogni forma o manifestazione ovunque nel mondo, compreso l'incidente di lunedi' mattina a New York'', ha comunicato il governo in una nota.

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01:02Calcio: Mihajlovic “Cercavamo risultato importante”

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23:49Ladro ucciso: archiviata l’accusa di omicidio

(ANSA) - MILANO, 11 DIC - Il gip di Milano Teresa De Pascale, come chiesto dalla Procura, ha archiviato l'inchiesta che era stata aperta per omicidio volontario a carico di Francesco Sicignano, il pensionato di Vaprio d'Adda, nel Milanese, che nell'ottobre del 2015 sparò ed uccise un ladro albanese che era entrato nella sua abitazione. Ad opporsi alla richiesta di archiviazione, formulata dai pm a fine maggio 2016 evidenziando la "legittima difesa", erano stati i familiari del giovane albanese chiedendo al gip nuovi approfondimenti.

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