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Tribunale di Sorveglianza di Roma, Dell’Utri può restare in cella. Lui: “Non ce la faccio”

Pubblicato il 05 dicembre 2017 da ansa

 

Marcello Dell’Utri. ANSA/MICHELE NACCARI

 


ROMA. – Entro i prossimi cinque giorni l’ex senatore Marcello Dell’Utri conoscerà il suo destino da detenuto. I giudici del Tribunale di Sorveglianza di Roma dovranno, infatti, sciogliere la riserva sulla istanza di scarcerazione per motivi di salute presentata dai suoi legali.

L’ex braccio destro di Silvio Berlusconi sta scontando nel carcere di Rebibbia una condanna a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Una vera e propria “battaglia” di consulenze e perizie tra la Procura generale e il collegio difensivo, che oggi, nel corso di una udienza durata oltre due ore, ha vissuto il suo ultimo atto.

Una udienza nel corso della quale non è mancato un colpo di scena quando ha preso la parola il pg, Pietro Giordano, che ha dato parere negativo sulla scarcerazione. Il rappresentate dell’accusa ha motivato il suo “no” facendo sue le conclusioni dei periti del Tribunale che hanno sostenuto la compatibilità della detenzione di Dell’Utri, ritenendo operabile il male emerso dopo analisi recenti, e stabile la patologia cardiologica di cui è affetto.

Giordano non ha inteso tener conto del parere espresso dai consulenti nominati dalla Procura che, invece, si sono espressi per la incompatibilità allo stato detentivo per l’ex parlamentare. Nella relazione, questi ultimi, hanno indicato anche cinque strutture ospedaliere, tre a Milano e due a Roma, dove Dell’Ultri potrebbe essere trasferito in regime di arresti ospedalieri.

Entro cinque giorni il tribunale prenderà la decisione definitiva. Intanto dal carcere Dell’Utri lancia il suo grido d’aiuto. “Non ce la faccio più – ha detto ai suoi difensori, gli avvocati Alessandro De Federicis e Simona Filippi, mi sento provato e stanco”. I legali, al termine dell’udienza non hanno nascosto che una eventuale “decisione contraria da parte dei giudici potrebbe avere delle ripercussioni psicologiche gravi sul detenuto che sta affrontando un sconto di pena faticosa alla luce della gravi condizioni di salute in cui versa.

Speriamo che il tribunale non perda di vista il problema e cioè che un uomo di 76 anni, da diverso tempo, sta espiando la sua pena girando per vari reparti ospedalieri per evidenti problemi di natura oncologica e cardiocircolatoria. La detenzione domiciliare o ospedaliera, come hanno valutato i nostri consulenti, è una soluzione più che ragionevole, oltre che umana”.

Proprio ieri la Corte europea dei diritti umani ha chiesto al governo italiano di valutare se continuare a tenere Dell’Utri in carcere, viste le sue condizioni, violi o meno il suo diritto a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti.

(di Marco Maffettone/ANSA)

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Messico: la presa di ostaggi ha scatenato la strage nel carcere

Pubblicato il 11 ottobre 2017 da ansa

Vista generale della prigone di Cadereyta. EPA/STR

 

CITTA’ DEL MESSICO. – E’ stata la cattura di tre guardie carcerarie, prese in ostaggio dai detenuti, a scatenare la violenta repressione delle forze dell’ordine nel carcere di Cadereyta, nello stato di Nuevo Leon (nord del Messico), che ha provocato la morte di almeno 13 carcerati: lo hanno dichiarato oggi le autorità locali.

Aldo Fasci, segretario alla Sicurezza di Nuevo Leon, ha detto alla stampa che tutto è iniziato con una protesta dei detenuti, che hanno incendiato casse di cartone in vari punti del carcere. Un primo detenuto, ha aggiunto, è morto in quel momento. Successivamente, un gruppo di detenuti ha sequestrato tre guardie e, dopo il fallimento di una trattativa per liberarli, la polizia ha fatto irruzione nell’istituto penale e gli agenti “sono stati attaccati con pietre e coltelli artigianali”.

Fasci ha precisato che “l’uso della forza non letale non è stato sufficiente, perché gli agenti affrontavano circa 250 detenuti”, per cui “si è dovuto ricorrere alla forza letale per evitare che le guardie fossero uccise, con un saldo di 13 morti e 26 feriti”.

Nel marzo scorso, tre detenuti erano morti in un’altra rivolta nel carcere di Cadereyta, alla periferia di Monterrey – la terza città più importante del Messico, dopo la capitale e Guadalajara – mentre nel luglio scorso altri 28 detenuti sono morti durante una rivolta in una prigione di Tamaulipas (Nordest).

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