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Peggiora la qualità del lavoro, sempre più lavoratori nell’area del disagio

Pubblicato il 09 dicembre 2017 da ansa

 


ROMA. – L’occupazione cresce, ma sempre più lavoratori si collocano nell’area del disagio. Gli occupati che svolgono un lavoro temporaneo o a tempo parziale perché non hanno trovato un’occupazione stabile o a tempo pieno, continuano infatti ad aumentare e nel primo semestre dell’anno hanno raggiunto il numero record di 4 milioni e 492 mila persone (praticamente un occupato su cinque), il 45,5% in più rispetto a 10 anni fa.

Ad evidenziare questa situazione è la Fondazione di Vittorio della Cgil, che cerca di mettere a fuoco la qualità dei rapporti di lavoro. Il disagio generato dalla precarietà dell’impiego e/o dal numero ridotto di ore di lavoro è cresciuto nell’ultimo anno dell’1,5% soprattutto per l’aumento del lavoro temporaneo involontario (+7,8%), evidenzia la ricerca, che sintetizza: “questo fenomeno, che interessa soprattutto i giovani, presenta ormai il carattere di dinamica strutturale”.

Proprio nel lavoro giovanile (15-24 anni) si registra infatti la maggior prevalenza di occupati nell’area del disagio (60,7%), in aumento di 9 decimi di punto rispetto allo scorso anno e di 21 punti dal primo semestre del 2007. Tra i giovani-adulti nella fascia 25-34 anni il disagio è sostanzialmente stabile su valori vicini al 32% (era il 19% nel 2007).

A livello geografico il tasso è più alto nel Mezzogiorno (23,9% rispetto al 17,7% del Nord), mentre guardando al genere sono le donne ad essere più penalizzate (26,9% contro il 15,2% dell’occupazione maschile). Il disagio inoltre interessa di più i lavoratori stranieri che quelli di cittadinanza italiana: la crisi infatti, spiega la ricerca, ha dilatato la distanza tra i tassi, portando quelli relativi agli stranieri (Ue e non Ue) su valori prossimi al doppio del tasso calcolato per gli italiani.

Ad incidere è anche il titolo di studio: tra il 2009 e il 2014 il disagio è aumentato notevolmente tra i lavoratori con basso titolo di studio (licenza media), arrivando al 22,8% nella prima metà dell’anno, pari a 5,3 punti in più rispetto a chi ha una formazione universitaria. “E’ la traduzione in termini di occupazione di un altro fenomeno, quello del peggioramento della qualità dell’occupazione in termini di qualifica professionale”, evidenzia la ricerca, sottolineando che “una maggiore flessibilità in entrata non aiuta certo la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, rischia anzi di assecondare un processo di progressiva dequalificazione della manodopera e fa crescere l’area del disagio nel mondo del lavoro”.

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Pensioni: Cgil in piazza con la sinistra, presto nuova mobilitazione

Pubblicato il 02 dicembre 2017 da ansa

Un momento della manifestazione nazionale per pensioni e lavoro organizzata dalla CGIL a Torino, 2 dicembre 2017. ANSA / ALESSANDRO DI MARCO

 


ROMA. – La Cgil scende in piazza, con manifestazioni in cinque città, attacca il governo che “ha chiuso le porte” e “disatteso gli impegni” sulla previdenza, come dice più volte la segretaria generale Susanna Camusso. Chiede una “svolta” su pensioni, lavoro e giovani e già prepara una nuova “mobilitazione generale”. Mentre lancia una proposta a Cisl e Uil con cui “bisognerà ricostruire i fili” dell’unità.

Al fianco della Cgil c’è anche la sinistra, con esponenti di Mdp, Sinistra italiana e Possibile (alla vigilia dell’assemblea per la nascita della lista unitaria, alla quale sarà presente la stessa Camusso), di Campo progressista e Rifondazione comunista.

‘Pensioni, i conti non tornano’ è lo slogan della mobilitazione che accompagna i cortei nelle cinque piazze – a Roma, Torino, Bari, Palermo e Cagliari – e l’intervento di Camusso dal palco della capitale, in collegamento con le altre città.

Una vertenza che resta aperta, perché bisogna cambiare “una legge profondamente ingiusta”, fermare il meccanismo automatico sull’innalzamento dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita, ripete Camusso, che proietta l’Italia, “unico Paese al mondo”, ad una rincorsa “continua, eterna”.

Bisogna dare risposte ai giovani, garantendo loro “un lavoro dignitoso ed un futuro previdenziale”, e alle donne, partendo dal riconoscere il lavoro di cura. Il tema è dare queste risposte e “cambiare la legge Fornero. Siamo stanchi di spot elettorali”, rimarca da Palermo l’ex leader della Fiom ed attuale segretario nazionale della Cgil, Maurizio Landini.

La “priorità” resta il lavoro, dice ancora Camusso dal palco, e la sua “qualità”. Così come l’attenzione resta sulla reintroduzione piena dell’articolo 18, che “non è un totem ideologico, come dice l’ex premier – è la replica a Renzi -, ma è una necessità concreta per superare le divisioni nei luoghi di lavoro”.

Ci sono poi i contratti pubblici, che “vogliamo davvero si rinnovino, non solo che vengano annunciati”. Ci sono i lavoratori: Camusso parla dello sciopero dei lavoratori di Amazon (che “hanno squarciato un velo sulle condizioni vere di lavoro”) e del licenziamento da parte dell’Ikea di “Marika” (“non può avere un turno che concili le esigenze familiari!”), della stabilizzazione di tutti i 18 mila ex Lsu che operano come ausiliari scolastici (non solo di Palermo) e dei precari della ricerca (“bisogna mettere le risorse”) fino alla vertenza della modenese Castelfrigo.

“Oggi è la prima mobilitazione, ma non ci fermiamo”, afferma Camusso in chiusura: “Continueremo nei prossimi giorni. In parlamento presidieremo la discussione sulla legge di bilancio e continueremo a chiedere ai gruppi parlamentari di intervenire per modificarla. Continueremo ad organizzare assemblee e scioperi nei luoghi di lavoro per sostenere le nostre vertenze”. E “a lavorare per preparare la prossima mobilitazione generale che, ve lo posso assicurare, non è lontana nel tempo”.

Con Cisl e Uil bisogna intanto ricucire. “Lo diciamo con amarezza: facciamo fatica a capire perché ci siano giudizi diversi” sull’esito del confronto con il governo, premette Camusso. “Li rispettiamo, ovviamente, ma sono lontani dalla piattaforma” unitaria sulla previdenza messa a punto un anno fa.

“Noi vogliamo ritessere i fili unitari” e, quindi, “proponiamo a Cisl e Uil di definire insieme delle regole comuni” su come affrontare le vertenze, su come ‘misurare’ i risultati, tra i sindacati e tra i lavoratori, rispetto alle richieste contenute in una piattaforma unitaria. “Perché sappiamo bene che quando si è divisi si è più deboli”.

Pronta la replica della Uil: “Per noi l’unità sindacale è una scelta strategica”, afferma il segretario generale Carmelo Barbagallo.

“Il sindacato è il sindacato, noi siamo qui per sostenere una battaglia”, afferma dalla piazza l’ex leader della Cgil ed ora deputato di Mdp, Guglielmo Epifani. “Questa piazza chiede un cambiamento profondo, non stampelle alle politiche sbagliate di questi anni”, dice Alfredo D’Attorre, deputato di Mdp.

È “necessario continuare a battersi. Il sindacato fa le sue battaglie e chi le condivide sta in piazza con il sindacato. Non c’entra nulla la politica”, dice il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni. “Siamo qui perché ci batteremo nella manovra per dar seguito anche ad alcune richieste che ha fatto la Cgil”, afferma Marco Furfaro di Campo progressista.

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Pensioni: sabato la Cgil in piazza. Poletti: “Da noi scelte di equità”

Pubblicato il 30 novembre 2017 da ansa

Camusso chiama la piazza

ROMA. – La Cgil si prepara a scendere in piazza sabato 2 dicembre, con lo slogan ‘Pensioni, i conti non tornano!’ che accompagnerà la mobilitazione nazionale proclamata dopo l’esito del confronto con il governo sulla previdenza, considerato dal sindacato guidato da Susanna Camusso “insufficiente”. A differenza di Cisl e Uil.

Un esito che, invece, difende il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “Siamo convinti della scelta che abbiamo fatto”, che è “una scelta di equità” sociale, mettendo in campo “lo sforzo che era possibile, in “un quadro che deve tenere insieme” anche “l’equilibrio dei conti pubblici”.

La Cgil, prosegue il ministro, “ha un’opinione diversa, esprime la propria valutazione, è corretto e normale che ciò avvenga. Ognuno si assume le proprie responsabilità”. Il governo “non ha rispettato gli accordi”, insiste Camusso, rimarcando che “dobbiamo cambiare il sistema previdenziale, che oggi è ingiusto”.

E a Cisl e Uil “diciamo che non ci si può accontentare di provvedimenti che sono parziali e che bisogna riaprire la vertenza”. Del pacchetto pensioni una parte (lo stop dello scatto a 67 anni dell’età di pensionamento, dal 2019, per 15 categorie di lavori gravosi e un nuovo meccanismo di calcolo della speranza di vita dal 2021 per tutti) è stato già tradotto in un emendamento presentato dall’esecutivo alla legge di bilancio. La parte relativa, invece, all’allargamento per il 2018 alle stesse 15 categorie di lavori gravosi per l’accesso all’Ape social (l’Anticipo pensionistico a carico dello Stato) e dello sconto sui requisiti contributivi per le donne lavoratrici con figli (un anno per ogni figlio, fino ad un massimo di due), sarà presentata dal governo in un altro emendamento alla Camera.

Rimarca il giudizio positivo la Cisl: dal confronto con il governo “abbiamo portato a casa risultati”, sottolinea la segretaria generale Annamaria Furlan, dall’assemblea interregionale dei delegati Cisl di Lazio, Marche, Abruzzo e Molise. E rispetto alla posizione della Cgil, sottolinea “il pluralismo sindacale” che c’è nel Paese, ma anche che “quando si inizia un negoziato serio, bisogna saperlo chiudere” con risultati.

Dalla manifestazione nazionale della Uil, anche il segretario generale Carmelo Barbagallo rivendica i risultati ottenuti (con “la breccia aperta nella legge Fornero”) insieme alla necessità di andare avanti: “Al governo chiediamo di portare a compimento la seconda fase senza che nessuno peggiori la situazione in Parlamento”. In attesa che si avvii “la terza fase” della previdenza, su cui confrontarsi “con qualsiasi governo ci sarà in futuro”.

Sono cinque le manifestazioni organizzate sabato mattina dalla Cgil: a Roma con la segretaria generale Camusso, a Torino, Bari, Palermo e Cagliari, dove sfileranno i relativi cortei. A concludere le iniziative sarà Camusso, che prenderà la parola dal palco della capitale, in collegamento video con le altre città. Annunciata la presenza in piazza della galassia di sinistra, da Mdp-Si-Possibile a Campo progressista.

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Pensioni, Poletti chiude alle modifiche: “Fatto quanto dovuto”

Pubblicato il 27 novembre 2017 da ansa

 

Al via l’Ape volontaria.

 


ROMA. – L’intervento sulla previdenza messo a punto dal Governo resta blindato nel percorso parlamentare: il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha escluso la possibilità di margini di cambiamento del provvedimento sul quale la Cgil ha ribadito la propria insoddisfazione. “Sulle pensioni quello che dovevamo fare – ha detto Poletti – lo abbiamo fatto”.

E sulla linea del ministro è anche il Pd che pur aprendo alla possibilità di intervenire in futuro sulla materia ha affermato che quanto fatto dall’Esecutivo con questa legge di Bilancio è “sufficiente”. Intanto i sindacati hanno avuto diversi incontri con i gruppi parlamentari per presentare le proprie ragioni sulle misure inserite dal Governo in un emendamento alla legge Finanziaria.

La Cgil con la segretaria generale, Susanna Camusso, ha ribadito l’esistenza di distanze significative con l’accordo siglato l’anno scorso con il Governo sulla previdenza (la cosiddetta fase due) su giovani, donne e il meccanismo che lega l’andamento della speranza di vita con l’aumento dell’età pensionabile.

“La vertenza per la Cgil resta aperta”, ha detto uscendo dall’incontro con i presidenti del gruppo Pd di Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda – “noi riteniamo che sulla previdenza ci sia stata un’occasione persa. Abbiamo avuto una riposta interessante dal Pd perché il partito non considera concluso l’intervento sulla previdenza”. Ma relativamente alla legge di Bilancio – ha detto ancora Camusso “le cose fatte dal Governo sono considerate sufficienti dal Pd. Qui c’è un elemento di dissenso”.

Nell’incontro avuto con i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle la Cgil ha avuto risposte di “ampia condivisione” con i parlamentari che – secondo la Cgil – hanno detto di essere “sulla stessa lunghezza d’onda” del sindacato.

La Cisl resta su posizioni diverse dalla Cgil e con la segretaria generale, Annamaria Furlan che apprezza l’approvazione da parte della Commissione Bilancio del Senato dell’emendamento sulle pensioni presentato dal Governo dopo il confronto con il sindacato. “Si tratta – ha detto – delle norme che modificano l’aspettativa di vita e le deroghe per i lavori più gravosi che abbiamo individuato insieme nel corso del confronto con il Governo. Ora ci attendiamo l’approvazione di tutto il pacchetto pensioni da parte del Parlamento in modo da garantire più equità e flessibilità al sistema pensionistico”.

I rappresentanti del Pd – ha detto il leader della Uil, Carmelo Barbagallo – hanno apprezzato il nostro tentativo di mantenere i rapporti unitari nel corso della trattativa e ci hanno assicurato il loro impegno a confermare i contenuti del provvedimento. Abbiamo ribadito che per la Uil si sta solo chiudendo una fase del confronto che dovrà, necessariamente, proseguire per ottenere ulteriori risultati: la battaglia per modificare la legge Fornero continua”.

Una bacchettata ai sindacati arriva dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ribadendo l’importanza dell’introduzione del reddito di inclusione ha detto che “bisogna impegnarsi a livello nazionale per aumentare la dotazione delle risorse per contrastare la povertà. Questo – ha aggiunto – è anche un monito per quei partiti politici e forze sindacali che chiedono ancora più risorse per le pensioni, quando già nella legislazione vigente per le pensioni siamo destinati a superare il 18% di spesa pensionistica sul Pil, e non sembrano tanto preoccuparsi di potenziare le risorse di contrasto alla povertà”.

(di Alessia Tagliacozzo/ANSA)

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Sindacati

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G7 Lavoro, parti sociali inaugurano il meeting incontrando i ministri

Pubblicato il 29 settembre 2017 da ansa

G7 lavoro, si apre il meeting

Sindacati

VENARIA – Un incontro con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha anticipato l’apertura formale del G7 del Lavoro, oggi e domani alla reggia di Venaria. Lavori che si apriranno per la parte formale alle 17:30 con un incontro dei ministri del Lavoro e dell’Occupazione del G7 con le parti sociali (in cui i sindacati dei diversi Paesi presenteranno un documento unitario), prima di un cocktail di benvenuto e della cena ufficiale.

“Proponiamo innanzitutto il tema della responsabilità che hanno i Governi su come governare i processi di transizione verso la nuova era digitale, quindi come partire dai temi del lavoro, della qualità del lavoro, degli strumenti di sostegno e soprattutto della formazione”, dice la leader della Cgil, Susanna Camusso, che punta il dito sulle nuove frontiere del precariato per i giovani: “Facciamo una formale richiesta che si smetta di parlare di lavoro informale, che tradotto in italiano sarebbe ‘lavoretti’, per invece dargli il riconoscimento di lavoro effettivo”.

Il documento dei sindacati segue, dice il segretario generale Uil Carmelo Barbagallo – “linee che riguardano non solo il pilastro sociale ma anche l’innnovazione, il benessere lavorativo, l’orario di lavoro, e principalmente i salari perché nel mondo la differenza tra ricchi e poveri è aumentata”.

“Quindi – aggiunge – c’è qualcosa che dobbiamo riequilibrare a partire dall’innovazione di Industria 4.0 che bisognerà far sviluppare anche dando risposte al mondo del lavoro”. Per la leader della Cisl, Annamaria Furlan, il documento segnala in particolare l’esigenza “di rimettere al centro delle scelte dei Governi di tutto il mondo il tema della crescita e del lavoro.

Noi – aggiunge – abbiamo attraversato un periodo terribile in tutto il mondo e in particolare nel nostro mondo Occidentale per una crisi che ha travolto milioni di posti di lavoro. E’ evidente che dobbiamo rimettere regole dove sono state tolte, in modo particolare sui mercati finanziari, perché non avvenga più quello che è successo e che ha determinato più fame e più povertà”.

Il segretario generale della Cisl sottolinea che “il lavoro, le tutele del lavoro, ed un lavoro di qualità” sono temi che vanno “affrontati tutti insieme: i governi del mondo e le organizzazioni sindacali a livello mondiale”

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15:38Iran: Università Novara, ‘Djalali torturato per confessione’

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