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Wto riaccende lo scontro. Cina: “Gli Usa come ai tempi della Guerra Fredda”

Pubblicato il 01 dicembre 2017 da ansa

 

Cina, Usa come ai tempi della Guerra Fredda.

 


PECHINO. – Gli scenari di scontro commerciale sono sempre più vicini sull’asse Pechino-Washington: la Cina ha risposto con durezza all’opposizione degli Usa al riconoscimento di status di economia di mercato nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), valutandola come “reminiscenza della Guerra Fredda”.

Il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang ha obiettato che “il cosiddetto status di economia non di mercato non esiste tra le regole multilaterali del commercio” alla base del Wto. “E’ solo una reminiscenza di legge interne di alcuni membri del Wto nel periodo della Guerra Fredda”, ha detto Geng.

La questione è un altro importante tassello dei rapporti tra i due Paesi: l’amministrazione di Donald Trump, per ribilanciare il deficit di 347 miliardi di dollari accusato nel 2016, ha dato il via a una serie di misure che, da ultimo, hanno preso di mira le importazioni di alluminio dalla Cina.

Giovedì un documento americano diffuso a Ginevra ha espresso sostegno all’Unione europea che si oppone ad accettare lo status di economia di mercato alla Cina che, se concesso, renderebbe più complicato vincere i casi di anti-dumping contro Pechino nel caso di export di beni a prezzi impropriamente bassi.

Washington ha affiancato Bruxelles nel rigetto delle richieste della Cina di riconoscere la condizione di economia di mercato in automatico all’11 dicembre 2016, data di scadenza dei 15 anni di regime transitorio concordati alla firma del protocollo di adesione di Pechino al Wto del 2002.

Usa, Ue, Giappone e altri Paesi si sono opposti ritenendo che il cambio di status sia non sia de plano, ma legato all’apertura dei suoi mercati e agli altri impegni correlati che – è l’accusa – non hanno ancora trovato attuazione. Gli Stati, stando così le cose, possono usare l’approccio del Paese surrogato nei confronti di Pechino “per calcolare le misure anti-dumping” sull’export: in conformità “con l’Art.15 del protocollo” che è il sistema che usa i costi di produzione in un Paese terzo per il calcolo del valore dei prodotti da economie non di mercato.

“I membri devevano finire la pratica del ‘Paese surrogato’ nell’indagine anti-dumping contro la Cina per dicembre 2016. Questo è chiaro e fuor di dubbio”, ha notato Geng. “Tutti i membri del Wto devono onorare gli impegni e le promesse, strettamente sostenute dal diritto internazionale e onorare gli obblighi sotto gli accordi internazionali”.

La questione, dal lato cinese, è stata anche sollevata nella visita a Pechino del ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, per il quinto Dialogo economico e finanziario di alto livello Cina-Francia tenuto alla Diaoyutai State Guesthouse. Le parti hanno diffuso un comunicato congiunto dando sostegno al libero commercio “basato su benefici reciproci”.

L’Ue e i singoli Paesi europei, tuttavia, hanno aumento il pressing sulla Cina per ottenere la reciprocità, a partire dall’accesso ai mercati alle compagnie europee impedito o disseminati di ostacoli di vario tipo.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)

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Bank of China, rapporti con Italia sempre più stretti

Pubblicato il 30 novembre 2017 da ansa

Bank of China London in One Lothbury.

 


MILANO. – Legami sempre più stretti tra Italia e Cina. Il punto è stato fatto alla Conferenza ‘Belt and Road Initiave’, in occasione della visita in Italia di Chen Siqing, da luglio chairman di Bank of China e che insieme al ceo di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, presiede il Business Forum Italia Cina.

Proprio Chen Siqing ha sottolineato come la Cina sia “il più grande partner commerciale dell’Italia con 11 miliardi di euro” di interscambio commerciale. Una collaborazione costante tra i due paesi che, dal 2014 al 2016, ha generato un volume d’affari che “ha superato il trilione di dollari con investimenti per 50 miliardi, 180 mila posti di lavoro e 1 miliardo di guadagno fiscale”, ha ricordato ancora il Chairman di Bank of China.

In questo quadro la Cdp sta ragionando al lancio del primo ‘panda bond’ per “raccogliere capitali direttamente in valuta locale”, ha spiegato l’a.d di Cassa, Fabio Gallia, ricordando che ci sono “più di 1.500 aziende in Cina che operano stabilmente”.

La ‘nuova Via della Seta’ è, dunque, “un volano per il business delle nostre imprese”, per usare le parole del presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi. E L’Italia, in questo scenario può essere il motore in Europa per lo sviluppo e per l’interscambio con la Cina”, ha sostenuto il Ceo di Pirelli Marco Tronchetti Provera evidenziando che “la nostra crescita è legata all’esportazione e questa può essere l’opportunità per creare maggiore ricchezza tra i due Paesi con un’amicizia che si traduce nei fatti”.

E di esempi concreti di collaborazione ce ne sono già diversi come gli investimenti in Autostrade per l’Italia e Pirelli da parte Silk Road Fund. Dagli Usa arriva però uno schiaffo: la Cina non è un’economia di mercato, sostengono gli Stati Uniti, che respingono al richiesta di Pechino di essere trattata come tale. L’amministrazione Trump ha presentato la sua decisione al Wto a metà novembre, anche se è stata resa nota solo ora.

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Monito Fmi, non mollare sulla finanza. Rischi da npl e Cina

Pubblicato il 11 ottobre 2017 da ansa

Monito Fmi, rischi da npl e Cina

 

NEW YORK.- La stabilità finanziaria migliora ma anche se le ”acque sembrano calme” non bisogna abbassare la guardia. Le grandi banche si sono rafforzate, ma un terzo di quelle importanti a livello di sistema potrebbero faticare a livello di redditività e questo potrebbe diventare un rischio in un quadro tutto sommato positivo.

L’invito a non compiacersi dei progressi fatti finora arriva dal Fondo Monetario Internazionale, secondo il quale le ”vulnerabilità” che stanno emergendo – fra le quali i crediti deteriorati e la Cina – vanno affrontate e risolte affinché non diventino problemi più seri in grado di far deragliare la ripresa economica.

Se il sistema finanziario americano appare in buona forma, quello di Eurolandia continua a fare i conti con un livello di crediti deteriorati ancora elevato: sono 988 miliardi di euro, ma caleranno quest’anno a 900 miliardi. Un ”segnale incoraggiante” arriva dall’Italia, dove per quest’anno è attesa la vendita di 65 miliardi di non perfoming loan.

Rispetto alle rivali americane, le banche europee così come quelle giapponesi incontrano maggiori difficoltà in termini di redditività. Delle nove banche identificate dal Fmi che rischiano nel medio termine di faticare la maggior parte parte sono infatti del Vecchio Continente – ci sono Unicredit e Deutsche Bank – e del Sol Levante.

Secondo quanto emerge da una tabella contenuta nel Global Financial Stability Report, le nove banche potrebbero presentare un return on equity sotto l’8% e diventare, nel lungo periodo un problema, per la stabilita’ finanziaria.

”Problemi anche in una delle grandi banche importanti a livello di sistema potrebbe generare stress al sistema, per questo l’azione delle autorità deve concentrarsi sui rischi del modello di business e su una redditività sostenibile”. Sulla migliorata stabilità finanziaria pesano altri rischi: dalla ”complessa” finanza della Cina alla caccia dei rendimenti che ”si è spinta troppo oltre” anche in seguito alla politica monetaria accomodante.

Il Fmi sprona quindi le autorità a trovare il giusto equilibrio fra sostegno all’economia e la lotta alle debolezze emergenti. E’ ”importante” che la Bce mantenga il suo impegno per una politica monetaria accomandante anche a fronte di una possibile riduzione degli acquisti di asset il prossimo anno, spiega il Fondo mettendo in guardia i mercati che, con una volatilità bassa, sembrano snobbare possibili shock.

Fra i rischi al sistema ci sono i livelli di debito in aumento dei paesi del G20 e – avverte Tobias Adrian, responsabile del rapporto – il leverage nel settore privato salito a livelli più alti di quelli pre-crisi. Nonostante gli inviti a non mollare, il quadro dipinto dal Fmi è sostanzialmente positivo con la ripresa economica decollata che ha aiutato le banche. Ora il nodo è evitare che i problemi che ”si stanno creando sotto la superficie” diventino seri minaccino la ripresa come accaduto con la crisi.

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Cina, scure S&P: primo taglio del rating dal 1999

Pubblicato il 21 settembre 2017 da redazione

Cina

Cina, scure S&P: primo taglio del rating dal 1999

PECHINO. – A meno di un mese dal 19/mo congresso del Partito comunista cinese e dal rafforzamento al vertice del presidente di Xi Jinping, Standard & Poor’s taglia il rating della Cina da AA- ad A+, con outlook stabile. Neanche il tempo di assaporare le positive stime dell’Ocse (Pil a +6,8% nel 2017 e +6,6% nel 2018 con investimenti in infrastrutture, contro un +6,5% atteso quest’anno dal governo), che l’agenzia di valutazione Usa ha calato la mannaia per la prima volta dal 1999 adducendo l’impennata del profilo di rischio economico e finanziario sulla prolungata fase di crescita dei prestiti.

In altri termini, lo stock del debito continua a fare paura: “spesso – recita una nota – i rialzi dei prestiti sono stati superiori a quelli del reddito” personale. Dal 2009, i crediti sul settore residente non governativo sono saliti rapidamente tenendosi spesso sopra la dinamica dei redditi. Pur se il trend ha contribuito “alla forte crescita del Pil reale e a prezzi più alti degli attivi, riteniamo che in certa misura abbia anche ridotto la stabilità finanziaria”.

La mossa di S&P segue di pochi mesi il downgrade di maggio di Moody’s (da ‘Aa3’ad ‘A1’, con outlook ‘stabile’ da ‘negativo’), sui timori di frenata della crescita e aumento del debito governativo al 40% del Pil per il 2018 e al 45% a fine decennio, che scatenò la piccata reazione del ministero delle Finanze per il “metodo non appropriato” seguito.

Due bocciature in un lasso di tempo breve fanno intuire che Pechino non abbia convinto sulla sostenibilità dell’economia, malgrado la prima metà dell’anno abbia segnato un Pil sorprendentemente a +6,9%, il miglioramento della profittabilità del settore industriale, il rafforzamento dello yuan sul dollaro e il freno alla fuga di capitali.

La scorsa settimana, nel format 1+6, il premier Li Keqiang ha detto ai capi di istituzioni come Fmi, Banca Mondiale, Wto e Ocse, che la situazione “del debito era sotto controllo”. “Prevediamo che la crescita del credito nei prossimi due o tre anni resterà a livelli che gradualmente aumenteranno i rischi finanziari”, scrive oggi S&P che si aspetta un Pil reale sopra il 4% annuo, anche se rallenteranno ulteriormente gli investimenti pubblici. La crescita economica è attesa a +5,8% annuo fino ad almeno il 2020, pari al ritmo reale pro capite del 5,4%.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)

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Europarlamento, la Cina non è un’economia di mercato

Pubblicato il 13 maggio 2016 da redazione

Cina-economia

STRASBURGO. – L’Europarlamento dice no al riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina, che secondo Pechino dovrebbe scattare automaticamente a dicembre, a 15 anni dall’avvio della procedura di accesso al Wto.

“La Cina non è un’economia di mercato” ed “ancora non soddisfa i cinque criteri stabiliti dalla Ue” per concedere il Mes eliminando il dirigismo e liberalizzando il tasso di cambio, hanno scritto gli europarlamentari in una risoluzione ‘bipartisan’ firmata da popolari (Ppe), socialisti (S&D), liberali (Alde), conservatori (Ecr) e Verdi è passata praticamente all’unanimità (546 sì, 28 no e 77 astenuti), raggiunta dopo un intenso lavoro diplomatico dietro le quinte.

Un voto “importantissimo” ed in piena sintonia con la posizione dell’Italia, lo definisce il neoministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda. Alla vigilia del Consiglio Esteri-Commercio, che avrà anche il tema della Cina sul tavolo, ricorda che per il governo gli strumenti di difesa commerciale “non solo vanno tenuti in piedi ma rafforzati”.

Il documento non è vincolante e non chiude la partita. Semmai la apre, avvicinando la Ue alle posizioni Usa e lanciando un forte messaggio politico di pre-posizionamento: per difendere l’industria, il pil ed i posti di lavoro in Europa la Commissione dovrà mantenere i meccanismi anti-dumping ed “opporsi a qualsiasi concessione unilaterale” dello status di economia di mercato. Insomma, niente fughe in avanti da parte di paesi o settori industriali.

E se l’esecutivo Ue, nella fase finale del negoziato, fosse spinto a soluzioni di compromesso troppo morbide, il Parlamento ha sostanzialmente detto di essere pronto alla bocciatura quando sarà chiamato ad approvare la proposta legislativa in co-decisione.

Strasburgo naturalmente riconosce e ribadisce “l’importanza del partenariato tra la Ue e la Cina”, tanto che nel preambolo osserva che “per la prima volta nel 2015 gli investimenti della Cina nella Ue hanno superato gli investimenti dalla Ue in Cina”.

Ma chiede di “tenere in conto le preoccupazioni dell’industria europea e dei sindacati” per le conseguenze dell’eventuale apertura sull’industria europea, facendo riferimento anche all’obiettivo – fissato già nel 2012 dalla Commissione – di “portare al 20%, entro il 2020, la quota dell’industria nel pil della Ue”.

Perciò chiede che la Ue continui ad usare la “metodologia non-standard”, mantenendo gli attuali livelli di dazi e procedure anti-dumping. E segnala alla Commissione la “necessità imminente” di “una riforma generale” degli strumenti di difesa commerciale verso tutti i partner “nel pieno rispetto delle regole del Wto”.

Nei commenti dopo il voto, esultano gli italiani. Antonio Tajani, vicepresidente vicario del Parlamento ed ex Commissario all’industria, sottolinea che le conseguenze negative dell’apertura graverebbero per il 40% sulla manifattura italiana. La capogruppo Pd, Patrizia Toia, osserva che l’apertura Ue “non può tradursi in un danno ingiusto per le nostre imprese”. Ed il pentastellato David Borrelli sottolinea che la Commissione “non potrà fare finta di niente”, annunciando che il M5S – che avrebbe voluto un testo anche piùà duro – vigilerà per evitare aggiramenti. I Verdi europei auspicano che la Ue affianchi “una diplomazia commerciale” alla sua politica commerciale.

Cauti invece i liberali: pur allineati alla maggioranza, chiedono di non arrivare a “conclusioni premature” e invocano una “analisi di impatto globale” per “trovare il modo giusto per trattare in futuro le merci oggetto di dumping dalla Cina”.

(dell’inviato Marco Galdi/ANSA)

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18:11Sicilia: Micciché, mai fatti accordi con Lotti

(ANSA) - PALERMO, 17 DIC - Il neo-eletto presidente dell'Ars, Gianfranco Miccichè in una nota dichiara "che con il ministro dello Sport, Luca Lotti, non c'è stato alcun accordo sulla eventualità di far confluire i voti dei deputati del Pd sulla sua candidatura alla presidenza del Parlamento siciliano". "Il ministro Lotti - sottolinea Miccichè - mi ha telefonato dopo la mia elezione per augurarmi buon lavoro".

18:04Savoia: Vittorio Emanuele, domani a Vicoforte per omaggio

(ANSA) - ROMA, 17 DIC - "Domani, alle ore 15.00, insieme a mia moglie Marina, a mio figlio Emanuele Filiberto, a mia sorella Maria Pia ed a mio nipote Serge di Jugoslavia, mi recherò al Santuario di Vicoforte per rendere omaggio alle sepolture provvisorie dei miei nonni, il Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena". Lo scrive, in una nota, Vittorio Emanuele di Savoia.

18:03Savoia: Comunità ebraiche, profonda inquietudine

(ANSA) - ROMA, 17 DIC - "In un'epoca segnata dal progressivo smarrimento di Memoria e valori fondamentali il rientro della salma del re Vittorio Emanuele III in Italia non può che generare profonda inquietudine, anche perché giunge alla vigilia di un anno segnato da molti anniversari", tra cui "gli 80 anni dalla firma delle Leggi Razziste". Lo sottolinea la Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, ricordando che "Vittorio Emanuele III fu complice di quel regime fascista di cui non ostacolò mai l'ascesa".

18:02Igor: accetta estradizione, ma dopo inchiesta Spagna

(ANSA) - ROMA, 17 DIC - Norbert Feher, noto come 'Igor il russo' ha risposto in italiano alle domande del giudice spagnolo, Carmen Lamela - durante l'interrogatorio tenuto in videoconferenza - e ha accettato, non opponendosi al mandato di arresto europeo, di essere consegnato in Italia per essere processato per gli omicidi commessi ad aprile tra Bolognese e Ferrarese. Secondo quanto filtra da ambienti investigativi italiani l'eventuale consegna - come è emerso dall'interrogatorio durante l'udienza di convalida in Aragona - avverrà dopo i processi per i tre omicidi - di due agenti della Guardia Civil e di un allevatore - avvenuti in Spagna lo scorso 14 dicembre. Nell'interrogatorio il latitante, fuggito dall'Italia otto mesi fa, ha detto di essere in Spagna da settembre. Sull'affermazione verranno fatti accertamenti.(ANSA).

17:54Papa: Gentiloni, grazie per esortarci a fare mondo migliore

(ANSA) - ROMA, 17 DIC - "Desidero ancora una volta ringraziarla profondamente per il suo inarrestabile impegno che scuote le nostre coscienze e ci esorta a rendere migliore questo mondo". Lo dice il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in un messaggio di auguri a Papa Francesco per il suo compleanno.

17:53Austria: Salvini, Strache? Non è un estremista

(ANSA) - ROMA, 17 DIC - In Austria "io non vedo estremisti al governo. Heinz-Christian Strache non è assolutamente estremista, se controllare i confini è estremista allora sono estremista anche io. Io vedo un partito che difende l'interesse nazionale austriaco e io come Lega lo voglio fare non solo in Lombardia e Veneto dove governiamo da anni, ma anche in Puglia o in Campania". Lo afferma il segretario della Lega Matteo Salvini a "1/2 ora in più".

17:42Salvini, serve programma scritto o no alleanze con FI

(ANSA) - ROMA, 17 DIC - "Io chiedo un programma comune del centrodestra, senza un programma scritto" nei suoi "capisaldi non c'è alleanza". Lo afferma il segretario della Lega Matteo Salvini a "1/2 ora in più" su Raitre spiegando che l'abolizione della Fornero, un intervento su immigrazione, scuola e sulle politiche europee, sono i punti "su cui non ci può essere trattativa". "Io ritengo che Berlusconi firmerà", spiega Salvini, ritenendo necessario, in vista dell'ipotesi larghe intese anche "un patto contro gli inciuci".

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