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Manovra, Commissione Esteri: fondi a sostegno degli italiani in Venezuela

Pubblicato il 08 dicembre 2017 da ansa

Commissione Esteri, fondi a sostegno italiani in Venezuela

 

ROMA. – Più risorse per il Fondo Africa per il rilancio del dialogo e della cooperazione con i Paesi africani da cui originano o transitano i flussi migratori verso l’Ue europea. E fondi ad hoc a sostegno degli italiani all’estero in Paesi segnati da gravi instabilità e crisi politiche, in primis in Venezuela. Sono alcune delle richieste della commissione Esteri della Camera, che ha approvato una serie di emendamenti alla manovra da sottoporre all’esame della commissione Bilancio.

Tra le varie richieste anche quella di stanziare 500mila euro per le celebrazioni del 70esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, e di altri 500mila euro l’anno per il finanziamento di lettorati di lingua italiana nelle università estere. Chiesta anche l’autorizzazione di una spesa di euro 272.000 per il 2018, di euro 22.000 per il 2019 e di euro 22.000 per il 2020 per la ristrutturazione, manutenzione e guardiania del cimitero italiano di Hammangi nella città di Tripoli in Libia.

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Le vendite calano ancora, allo studio sgravi per i negozi

Pubblicato il 06 ottobre 2017 da ansa

Vendite calano ancora, allo studio sgravi per negozi

 

ROMA. – Rilanciare il commercio, settore vitale dell’economia e del tessuto sociale cittadino, guardando a sgravi fiscali specifici per alcuni comparti o categorie. Nel complesso menù della prossima manovra potrebbero rientrare anche misure ad hoc per contrastare il fenomeno delle serrande chiuse e per favorire soprattutto i più piccoli, botteghe o negozi di quartiere che, come dimostrano i dati Istat, continuano a pagare il prezzo della crisi.

Ad agosto le vendite al dettaglio sono diminuite ancora, dopo luglio, segnando un calo dello 0,3% in valore e dello 0,4% in volume rispetto al mese precedente e una flessione, anche rispetto ad agosto 2016, dello 0,5% in valore e dell’1% in volume. In questo quadro ad aumentare è in particolare il divario dei piccoli negozi, dove la riduzione su base annua è stata di ben il 2,4%, con la grande distribuzione e i discount alimentari, in aumento invece rispettivamente dell’1,4% e dell’1,9%.

Da qui l’allarme di associazioni e categorie, in parte raccolto anche dalla maggioranza. Confedilizia chiede di estendere la cedolare secca che finora ha funzionato con gli affitti abitativi anche a negozi e botteghe. In 5 anni di applicazione alle case in affitto, la cedolare ha permesso di recuperare 1,3 miliardi di evasione e lo stesso, segnala l’associazione, potrebbe verificarsi anche nelle locazioni commerciali. Il costo della misura, se generalizzata, sarebbe di 980 milioni, recuperabili però in tasse.

Confesercenti stima 190 nuove possibili aperture in due anni, con un incasso per lo Stato di 1,5 miliardi. L’idea non dispiace affatto alla maggioranza, che l’ha inserita nella risoluzione alla Nota di aggiornamento al Def. Tra le ipotesi suggerite c’è quella di limitare la platea: alle nuove aperture, magari da parte di giovani, o alle attività concentrate nei centri storici.

Ap propende invece per detassare completamente i negozi di periferia. Ad oggi, le imposte, statali e locali possono essere anche 7: Irpef, addizionale regionale Irpef, addizionale comunale Irpef, Imu, Tasi, imposta di registro, imposta di bollo. A poco più di una settimana dal varo del ddl e del Dpb da consegnare a Bruxelles, probabilmente non entro la scadenza ufficiale del 15 (quest’anno domenica) ma lunedì 16, restano però sul tappeto anche i grandi temi.

L’età della platea per gli sgravi contributivi è ancora oggetto di discussione con l’Ue e sarà decisa probabilmente all’ultimo minuto. Il governo ha inoltre esplicitato la volontà di intervenire sui superticket ma, a quanto si apprende, non si starebbe ipotizzando un’eliminazione, quanto piuttosto una riduzione parziale, secondo alcuni del 10%. Una percentuale minima, che renderebbe non eccessiva la decurtazione per le Regioni (e la conseguente compensazione da parte dello Stato), ma su cui si starebbe ancora lavorando per tentare di aumentarla.

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, torna intanto a ribadire le sue richieste di continuità. “I benefici dell’azione di governo di questi ultimi 4 anni si vedranno in modo più efficace ed evidente nei trimestri a venire. – ha detto – Bisogna continuare con questa strategia”.

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Ancora proteste e saccheggi in Venezuela: un morto e vari feriti

Pubblicato il 10 giugno 2016 da redazione

saccheggi

CARACAS – Dopo la protesta dell’altro giorno, nei rioni popolari di Petare e Palo Verde, repressa con gas lacrimogeni e pallottole di plastico da parte della Polizia Bolivariana e la Guardia Nazionale, ieri nel quartiere La Vega si è vissuto un’altra giornata di saccheggi, proteste e violenza.

Il bilancio, almeno un morto (l’autista di un camion colpito al volto da un colpo di arma da fuoco mentre si opponeva a chi tentava di saccheggiare la merce che trasportava) e vari feriti tra cui un poliziotto, anch’egli ferito da un colpo di arma da fuoco.

Scene simili si sono verificate anche nella provincia.

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La crisi venezuelana al centro del dibattito nel Parlamento Europeo

Pubblicato il 09 giugno 2016 da redazione

Preoccupa al Parlamento Europeo la crisi venezuelana

Preoccupa al Parlamento Europeo la crisi venezuelana

CARACAS – Referendum Revocativo e libertà dei prigionieri politici. Il Parlamento Europeo, una volta ancora, ha manifestato preoccupazione per la crisi venezuelana che si aggrava sempre di più e potrebbe far precipitare il Paese nel caos.

Il Parlamento Europeo, con 501 voti a favore e solo 94 contro, ha chiesto l’immediata liberazione dei prigionieri politici, “conditio sine qua non” per l’inizio di un dialogo tra Governo e Opposizione.

I deputati del Parlamento Europeo hanno inoltre manifestato preoccupazione per il deterioramento della qualitá di vita del venezuelano, per la sempre piú cupa crisi economica e, soprattutto, per la violazione sistematica dei diritti umani.

Non è sfuggita all’attenzione del Parlamento Europeo la particolare congiuntura che vive il potere legislativo, al quale è impedito oggi di svolgere il proprio lavoro.

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Parmalat: Venezuela pesa sull’utile del trimestre

Pubblicato il 25 maggio 2016 da redazione

parmalat

MILANO. – Parmalat ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un utile di 13,5 milioni di euro, in calo del 30,4% rispetto allo stesso periodo del 2015, e con un fatturato salito del 3,2% a 1.401,6 milioni di euro.

Lo comunica Parmalat in una nota, sottolineando come sul risultato abbia pesato la grave crisi del Venezuela, Paese nel quale il gruppo di Collecchio è presente. All’aumento del fatturato hanno contribuito anche le nuove acquisizioni in Brasile (Elebat), Messico (Gruppo Esmeralda) e Australia (Longwarry e attività relative a yogurt e dolci a base di latte).

A tassi costanti e parità di perimetro, ed escludendo le controllate venezuelane, l’aumento del fatturato è dello 0,7% “con un contributo positivo – sottolinea la nota – delle aree Nord America, in particolare gli Stati Uniti, ed Africa”.

Anche il margine operativo lordo registra una battuta d’arresto, scendendo a 77,5 milioni (-5,1%). A cambi e perimetro costanti, invece, il mol sale del 16,1% mentre l’utile risulta in crescita del 49,7%.

La cassa scende a 197,9 milioni, in calo di 103,2 milioni rispetto al 31 dicembre 2015. Confermata la guidance per l’esercizio, con una crescita del fatturato di circa il 5% e del mol di circa il 10%, a tassi di cambio costanti ed escludendo l’impatto della consociata venezuelana.

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Istat: lavoro incerto, giovani qualificati ma a casa di papà

Pubblicato il 20 maggio 2016 da redazione

giovani

ROMA. – Un Paese di anziani, sostanzialmente benestanti, che mantengono economicamente ma allo stesso tempo ostacolano lo sviluppo delle generazioni più giovani, alle prese con un mercato del lavoro incerto e poco redditizio e con la prospettiva di poter difficilmente raggiungere livelli sociali ed economici migliori dei loro genitori.

Nell’ultimo rapporto annuale l’Istat celebra i 90 anni di attività statistica guardando ai grandi cambiamenti di quasi un secolo di storia italiana e fornendo un’ultima fotografia di un Paese in cui i giovani, per quanto istruiti, al passo con i tempi e qualificati, sembrano schiacciati dalla loro stessa rete di protezione, la famiglia.

La generazione di transizione, quella dei millennials e forse anche la più giovane, quella che l’Istat chiama “delle reti”, costantemente connessa, sembrano aver già perso l’opportunità di salire sull’ascensore sociale che ha invece permesso a tutto il Paese di crescere nei decenni precedenti e per questo restano a casa con mamma e papà, non tanto – o non sempre – come bamboccioni ma per l’impossibilità di mantenersi.

Negli anni l’eccesso di spesa pensionistica ha avvantaggiato enormemente gli anziani, lasciando poco o niente al contrasto della povertà, facendo oggi del nostro Paese uno dei meno efficienti in Europa.

Allo stesso tempo le diseguaglianze sono aumentate: la famiglia ha fatto da paracadute a chi poteva permetterselo e da tappo a chi cercava di accedere ai gradini più alti della scala sociale, rendendo i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

“In Italia – ha spiegato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva – rimane ancora forte il legame tra i redditi percepiti e il contesto socio-economico della famiglia di provenienza, legame che tende a ostacolare i processi di mobilità sociale”. E forse non è un caso che il rapporto sia stato presentato mentre prosegue la protesta dei ricercatori precari dell’Istituto.

SEMPRE DI MENO E SEMPRE PIU’ VECCHI – La popolazione italiana diminuisce e invecchia. Al 1 gennaio 2016 la stima è di 60,7 milioni di residenti (139 mila in meno sull’anno precedente) mentre gli over 64 sono 161,1 ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Il nostro Paese è tra i più invecchiati al mondo, insieme a Giappone e Germania, e tocca il nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia per le nascite: nel 2015 sono state 488 mila, 15 mila in meno rispetto al 2014. Per il quinto anno consecutivo diminuisce la fecondità, solo 1,35 i figli per donna. Siamo molto lontani dal periodo del baby boom (dal 1946 al 1965), quando il numero medio di figli per donna arrivò all’apice di 2,7.

GIOVANI TROPPO QUALIFICATI, 1 SU 4 HA CONTRATTI A TEMPO – Oltre un ragazzo su tre tra i 15 e i 34 anni è “sovraistruito”, troppo qualificato per il lavoro che svolge. La quota è 3 volte superiore a quella degli adulti (13%). Le professioni più frequenti nell’approccio al mercato del lavoro siano quelle di commesso, cameriere, barista, addetti personali, cuoco, parrucchiere ed estetista. Tra i giovani inoltre è più diffuso il part time, soprattutto involontario (77,5% dei part timer giovani, contro il 57,2% degli adulti), “ad indicare un’ampia disponibilità di lavoro in termini di orario che rimane insoddisfatta. Anche il lavoro temporaneo è diffuso soprattutto tra i giovani: ha un lavoro a termine un giovane su 4 contro il 4,2% di chi ha 55-64 anni.

BAMBINI NUOVI POVERI, ANZIANI STANNO MEGLIO – I minori sono i soggetti che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi in termini di povertà e deprivazione, a dispetto delle generazioni più anziane. L’incidenza di povertà relativa per gli under18, che tra il 1997 e il 2011 aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, ha raggiunto il 19% nel 2014. Al contrario, tra gli anziani – che nel 1997 presentavano un’incidenza di povertà di oltre 5 punti percentuali superiore a quella dei minori – si è osservato un progressivo miglioramento che è proseguito fino al 2014 quando l’incidenza tra gli anziani è di 10 punti percentuali inferiore a quella dei più giovani.

ANZIANI PIÙ SPRINT, BABY BOOMER INVECCHIANO MEGLIO – Con le loro condizioni economiche, i nuovi anziani hanno migliorato anche i loro standard di vita grazie all’aumento dei livelli di istruzione e di benessere economico, a stili di vita via via più salutari, a prevenzione e progressi in campo medico. La generazione dei baby boomer, cioè coloro che sono nati dal 1946 al 1965, arrivano alla soglia dell’età anziana in condizioni di salute decisamente migliori rispetto alle precedenti.

2,2 MLN FAMIGLIE JOBLESS, SENZA REDDITI LAVORO – Le famiglie “jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all’8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. Anche in questo caso i giovani sono i più penalizzati: l’incremento ha riguardato le famiglie giovani rispetto alle adulte: tra le prime l’incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%.

ITALIA ESCE DA CRISI PROFONDA MA CAMMINA PIANO – Il quadro dipinto è quello che emerge da una recessione “lunga e profonda, senza più termini di paragone nella storia in cui l’Istat è stato testimone in questi 90 anni”. Oggi il Paese sperimenta “un primo, importante, momento di crescita persistente anche se a bassa intensità”. Rispetto ai precedenti episodi di espansione ciclica la ripresa produttiva è infatti decisamente più fragile.

(di Mila Onder/ANSA)

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Il crollo del prezzo del petrolio pesa sui Paesi del Golfo

Pubblicato il 15 maggio 2016 da redazione

Petrolio

ROMA. – Il crollo del prezzo del petrolio pesa sui giudizi delle agenzie di rating sui Paesi del Golfo. Moody’s ha tagliato i rating di diversi Paesi, a partire dall’Arabia Saudita, che è il più grande esportatore di greggio al mondo. Tagliati anche i giudizi di Bahrain e Oman e assegnato un outlook negativo ad Emirati Arabi, Kuwait e Qatar.

Per l’Arabia Saudita Moody’s ha deciso di abbassare il rating di lungo termine ad A1 da Aa3, mantenendo però l’outlook stabile. A pesare, nella valutazione dell’agenzia di rating, è il calo del prezzo del petrolio, che si è tradotto in un “materiale deterioramento” del profilo di credito dell’Arabia Saudita.

“La combinazione di bassa crescita, livelli di debito più alti e minori elementi tampone all’interno e all’esterno – sostiene Moody’s – rendono il Regno meno ben posizionato ad affrontare futuri schock”. Raffica di tagli anche nel resto del Golfo Persico.

Il Bahrain si è visto ridurre il giudizio a Ba2 da Ba1, con outlook negativo. Il rating dell’Oman è stato portato a Baa1 da A3 con outlook stabile. Il prezzo del Brent è crollato di quasi il 40% dal novembre 2014, quando l’Arabia Saudita ha capeggiato la decisione dell’Opec di non tagliare la produzione per difendere le proprie quote di mercato.

L’ultimo vertice tra paesi produttori con l’obiettivo di congelare la produzione e far risalire i prezzi del greggio sui mercati internazionali, il 17 aprile scorso a Doha, si è risolto con un nulla di fatto. Ora c’è attesa per la prossima riunione Opec del 2 giugno a Vienna.

Quella sarà anche l’occasione per vedere le mosse del nuovo ministro del Petrolio saudita, Khaled al-Falih, presidente del colosso petrolifero Aramco (che ha preso il posto di Ali al-Naimi che per oltre 20 anni è stato il pilastro politica petrolifera saudita), nominato il 7 maggio scorso con un maxi-rimpasto voluto proprio per rilanciare l’economia saudita e liberare Regno dalla dipendenza dal petrolio.

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Venezuela: Maduro proroga l’emergenza economica di 60 giorni

Pubblicato il 15 maggio 2016 da redazione

maduro

CARACAS. – Un fine settimana ad alta tensione in Venezuela. Il presidente Nicolás Maduro ha prorogato per altri 60 giorni lo “stato di emergenza economica” nel paese che gli assicura poteri speciali nei confronti del Parlamento controllato dall’opposizione. Ed ha puntato il dito, come tante altre volte, contro gli Stati Uniti su più fronti.

In vigore ormai dallo scorso gennaio, lo stato di eccezione ed emergenza economica punta a “sconfiggere il colpo di stato e la guerra economica, in modo di stabilizzare il paese e affrontare le minacce contro la nostra patria”, ha sottolineato Maduro, precisando che Washington sta d’altro lato “attivando richieste promosse dalla destra venezuelana”.

Ma le mosse di Maduro non si fermano qui: ha richiamato l’ambasciatore venezuelano in Brasile, Alberto Castelar, a seguito dell’impeachment contro Dilma Rousseff e l’insediamento del nuovo presidente, Michel Temer, che ha definito “un golpe”.

Quindi, legando quanto sta avvenendo a Caracas con il caso Brasile, ha commentato che l’obiettivo di fondo Usa è quello di “porre fine alle correnti del progressismo in America Latina”. Sullo sfondo di questi annunci resta la grave crisi economica: il Paese dà la sensazione di essere sull’orlo di un abisso a causa di un’inflazione inarrestabile, la mancanza di alimenti nei supermercati e il crollo dei prezzi del petrolio.

Ma al centro dell’emergenza c’è anche un problema tutto politico, e cioè il braccio di ferro tra Maduro, sconfitto pesantemente nelle elezioni di dicembre, e l’opposizione sul referendum con cui l’antichavismo punta a revocare il mandato del presidente. Lo scontro è totale, mentre la tensione sale a Caracas, Maracaibo e in altre città.

Ieri c’è stata un’ennesima manifestazione dell’opposizione contro le frenate che Maduro sta facendo per rallentare il corso del referendum: in un modo o in un altro, il presidente cerca di farlo fallire, o quanto meno di ridurne l’impatto.

Se infatti la revoca del mandato presidenziale avviene nella prima metà dell’incarico, in questo caso prima di gennaio 2017, si deve andare a nuove elezioni. Nel caso in cui invece si scavalli tale data è solo il presidente a dover lasciare, sostituito dal vice presidente.

Nell’ambito della proroga dello “stato di emergenza economica”, il presidente Nicolás Maduro, ha ordinato di occupare le fabbriche che sono paralizzate a causa della crisi e di mandare in carcere gli imprenditori che “stanno boicottando il paese”.

Con questa dichiarazione Maduro si è riferito a quattro stabilimenti della Cerveceria Polar, tra le principali fabbriche di birra del Venezuela, che una ventina di giorni fa ha fermato la propria produzione nell’impossibilità di poter accedere alle valute estere senza le quali non può importare le materie prime necessarie. Maduro si è anche rivolto alle forze armate, alle quali ha ordinato di essere pronte ad “esercitazioni militari”, sottolineando la necessità di prepararsi a “qualsiasi scenario” di fronte alle “minacce di intervento” nel paese.

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Rete Imprese, nel 2015 chiuse 390 aziende al giorno

Pubblicato il 11 maggio 2016 da redazione

crisi-

ROMA. – “Lo scorso anno ogni giorno hanno chiuso 390 imprese, una vera e propria strage” che ha colpito i particolare le pmi, il grido di allarme arriva dal presidente di Rete Imprese Italia, Massimo Vivoli. I problemi principali per le piccole imprese sono la lunga crisi che in Italia che ha bruciato 230 miliardi, colpendo soprattutto la domanda interna, ma anche il fisco che pesa in media il 61% per le aziende più piccole con punte del 70% in alcune zone. E anche gli ultimi provvediemtni, ha spiegato Vivoli, hanno favorito la grande impresa rispetto alle piccole realtà.

Nonostante il contesto avverso, però, le imprese con meno di 10 dipendenti negli ultimi difficili anni hanno continuato a dare il loro contributo all’economia del paese creando, tra il 2011 e il 2015, oltre 375 mila nuovi posti di lavoro.

Un riconoscimento che è arrivato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un telegramma inviato all’assemblea di imprenditori: “Le piccole e medie imprese, asse portante della nostra economia, incluse le microimprese, svolgono un ruolo determinante nel favorire l’espansione dell’occupazione e consolidare questi segnali”.

La situazione delle pmi italiane è stata fotografata da una ricerca realizzata da Ref per le associazioni che compongono Rete Imprese: Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti. Se la fine della crisi sembra ormai arrivata con un ritorno alla crescita del fatturato complessivo, i suoi strascichi pesano ancora sui profitti, nonostante negli ultimi anni si sia fatto un grosso sforzo soprattutto nel campo della ricerca e sviluppo con un incremento del 48% degli addetti rispetto al 2007.

Una voce positiva per la piccola impresa italiana viene dall’internazionalizzazione, ambito in cui le italiane spiccano in Europa con ben 180 mila imprese esportatrici al di sotto dei 50 dipendenti, più di quelle tedesche (158 mila) e francesi (105 mila) nella stessa fascia dimensionale.

Oltre al fisco l’altro tasto dolente è però rappresentato dal credito: lo stock disponibile per le pmi del commercio e turismo si è infatti ridotto di 15 miliardi dal 2011 e di 12 per quelle dell’artiginato, senza contare che in media questo ha un costo del 2,5% superiore.

Proprio per risolvere questi punti dolenti Rete Imprese ha lanciato sei proposte al governo per rilanciare il sistema delle pmi come la riduzione del carico fiscale e burocratico, l’introduzione di sistemi per facilitare il credito e favorire la formazione dei nuovi imprenditori, l’attuazione dello Statuto delle imprese e il lancio di un Jobs act per il lavoro indipendente.

A confermare che la ripresa non ha ancora preso forza sono arrivati anche i dati dell’Istat che a marzo vedono la produzione industriale stabile rispetto al dato di febbraio e in crescita dello 0,5% rispetto a marzo dell’anno precedente. Più confortante il dato elaborato da Confindustria che vede l’attività industriale salire dello 0,4% ad aprile rispetto a marzo.

(di Simone Lupo Bagnacani/ANSA)

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21:55Doping: avvocato Lucioni, “nessuna responsabilità atleta”

(ANSA) - ROMA, 16 GEN - "Il collegio ha riconosciuto tutte le attenuanti previste dalla normativa, ma non si è sentito di applicare la norma sull'assoluta mancanza di responsabilità, che era quello che chiedevamo in via principale". L'avvocato di Fabio Lucioni, Saverio Sticchi Damiani, ha commentato così la sentenza del Tribunale nazionale antidoping di Nado Italia che ha comminato al difensore del Benevento una squalifica di un anno (4 anni di inibizione per il medico sociale Walter Giorgione) per l'uso del Clostebol. "Dispiace, perché si poteva arrivare a una decisione del genere in tempi meno lunghi e senza illudere il ragazzo - aggiunge il legale - che è rientrato in campo e ora è stato squalificato. Era opportuna una gestione più attenta dei tempi del processo". Sicuro il ricorso in appello: "Andremo avanti, perché questo è uno dei pochi casi nei quali si può davvero escludere completamente la responsabilità dell'atleta".

21:52Incidente Milano: i morti salgono a tre, quarto gravissimo

(ANSA) - MILANO, 16 GEN - Sale a tre morti il bilancio dell'incidente avvenuto oggi pomeriggio in una fabbrica di materiali ferrosi alla periferia di Milano, in via Rho. In serata è deceduto infatti all'ospedale San Raffaele un altro dei 6 dipendenti che sono rimasti intossicati nello stabilimento dopo aver inalato gas tossici. Un quarto lavoratore è in condizioni gravissime. Sono rimasti intossicati da esalazioni tossiche durante le operazioni di pulizia di un forno. All'arrivo del 118 le loro condizioni erano già disperate.

21:38Prostituzione: deputato Sicilia,se regolamentata porta soldi

(ANSA) - PALERMO, 16 GEN - "In Sicilia le città, soprattutto quelle metropolitane, sono diventate luoghi dove la criminalità organizzata sfrutta la prostituzione. Non dà la misura della civiltà un Paese che si volta dall'altro lato rispetto a un fenomeno come la prostituzione che se regolamentato porterebbe gettito fiscale e garantirebbe anche verifiche sanitarie". Lo dice in deputato regionale dell'Udc, Vincenzo Figuccia, assessore per un mese nel governo Musumeci, prima delle dimissioni a causa di uno scontro con la maggioranza sugli elevati stipendi dei dipendenti dell'Assemblea siciliana. "Faccio appello al parlamento regionale affinché si intesti una battaglia per una legge nazionale sull'esercizio della prostituzione che riporti decoro nelle nostre città, togliendo dalle grinfie della malavita migliaia di persone - conclude - Paesi cattolici dell'Ue hanno fatto passi importanti per tutelare chi sceglie di prostituirsi. Non è ammissibile che alla criminalità si diano vantaggi incredibili per lucrare anche su questo".

21:08Calcio: Verdi dice no, Napoli vira su Deulofeu e Lucas

(ANSA) - NAPOLI, 16 GEN - Deulofeu, Lucas, Politano, Inglese. Ricomincia da capo il mercato del Napoli dopo il no di Simone Verdi che ha spiazzato il club azzurro. L'ipotesi tenuta in caldo in questi giorni è quella di Gerard Deulofeu, chiuso al Barcellona, che già conosce la serie A grazie ai sei mesi giocati al Milan. Deulofeu si può strappare ai catalani per circa 18 milioni di euro. Poi c'è Lucas Moura, 25 anni, brasiliano, esterno destro che può giocare anche a sinistra. Più complicata la trattativa con il Sassuolo che ha già detto diverse volte no al Napoli e all'Inter per la cessione di Matteo Politano in questa sessione di mercato. Ma il Napoli potrebbe anche tornare su Roberto Inglese, centravanti in prestito al Chievo. Il no di Verdi ha scatenato una bufera social con tanto di insulti dei tifosi partenopei sui profili del calciatore del Bologna e repliche a distanza dei tifosi emiliani, molti anche a sfondo razzista nei confronti de napoletani.

21:08Calcio: Fiorentina, giovedì test coi dilettanti del Grassina

(ANSA) - FIRENZE, 16 GEN - La Fiorentina prosegue la preparazione della trasferta di domenica contro la Samp. Una partita importante per testare le ambizioni europee dei viola e allungare ulteriormente la striscia positiva che dura in campionato da otto partite, due vittorie e sei pareggi di cui due consecutivi al Franchi con Milan e Inter. Raggiungendo contro i blucerchiati il nono risultato utile di fila consecutive, la Fiorentina eguaglierebbe un primato centrato l'ultima volta nel febbraio 2012. Pioli dovrà provarci però senza due pedine importanti quali il capitano David Astori e il centrocampista Jordan Veretout, fermi per squalifica. Il tecnico dei viola sta valutando il modo migliore per sostituirli e non a caso ha fissato per giovedì una partitella a porte chiuse con i dilettanti del Grassina: servirà a testare le varie possibili soluzioni. Sul fronte mercato, in Francia accostano la Fiorentina ad Aguilar del Montpellier, ma si tratta solo di rumors. La società viola è ancora a caccia di una squadra per Sanchez.

21:03Doping: Nado Italia, un anno di stop a Lucioni

(ANSA) - ROMA, 16 GEN - La prima sezione del Tribunale nazionale antidoping di Nado Italia ha squalificato per un anno il difensore del Benevento, Fabio Lucioni, e per 4 anni il medico del club sannita, Walter Giorgione, per l'utilizzo non consentito della sostanza Colostebol, accogliendo integralmente le richieste della Procura antidoping di Nado Italia. Entrambi i tesserati hanno annunciato ricorso.

20:40Baby gang: Minniti, individuati responsabili ultimi atti

(ANSA) - NAPOLI, 16 GEN - "Possiamo dire di essere sulla buona strada o di aver già individuato i responsabili delle violenze inaccettabili di questi giorni a Napoli. Questo grazie all'aumento dell'efficienza dei mezzi di contrasto, in particolare la videosorveglianza" ha detto il ministro dell'Interno, Marco Minniti, al termine del vertice con le forze dell'ordine che si è tenuto in prefettura a Napoli. "Non dico che le baby gang siano terroristi, ma usano metodiche di carattere terroristico: quella di colpire perché si è casualmente in un posto. Abbiamo un'assimilazione di metodiche tipiche di altre attività criminali. C'è una violenza nichilista che non ha alcun rispetto per il valore della vita, ed è ancora più drammatico se impatta con dei giovanissimi" ha aggiunto il ministro.

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