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Di Maio incontra delegazione Osce: “In Italia voto scambio”

Pubblicato il 11 dicembre 2017 da ansa

Il candidato a premier del Movimento 5 Stelle Luigi di Maio in visita al centro accoglienza per senzatetto in via Cesare Lombroso a Milano gestito dai City Angels, 30 novembre 2017.
ANSA / MATTEO BAZZI

ROMA. – Prima gli ambasciatori del Nord Europa, poi gli emissari dell’Osce: Luigi Di Maio, in una break dal suo tour elettorale, torna a tessere la tela internazionale del M5S rilanciando, nell’incontro con l’organizzazione internazionale che monitora il voto in diversi Paesi dell’Eurasia, la “preoccupazione” per la presenza del “voto di scambio” in Italia.

E capovolgendo l’allarme sulle fake news più volte sottolineato dal Pd: “in Italia c’è il grande problema di gruppi editoriali impuri. Ci sono giornali e emittenti di partito che producono fake news contro il M5S”, spiega il candidato premier all’organizzazione per la cooperazione e sicurezza, arrivata in Italia per incontrare, in vista delle Politiche 2018, tutte le parti politiche in campo.

“Siamo preoccupati per la qualità delle persone che vengono candidate dai partiti”, sottolinea Di Maio lanciando anche l’allarme sui vertici della Rai che, dopo la riforma, “dipendono dal governo”. E’ un lungo j’accuse, insomma, quello del leader pentastellato all’Osce che, nelle prossime settimane, dovrà valutare un eventuale monitoraggio del voto.

Poco prima è toccato agli ambasciatori di Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia e dei Paesi Baltici intavolare una sorta di “question time” per Di Maio. Si tratta dei rappresentanti dei “falchi del rigore” dell’Ue, ovvero di quelli che, difficilmente, sopporterebbero una politica espansiva in deficit, così come sembra delinearla il Movimento.

E sono diverse le domande rivolte a Di Maio: sul tema del debito, dell’euro, di un possibile team del M5S al governo. Con Di Maio che, si apprende da fonti pentastellate, replica ad ogni domanda, “rispondendo a tono e in modo abbastanza forte” su alcune cose e tentando, allo stesso tempo, di “tranquillizzare” i suoi interlocutori sui punti più delicati della politica europea pentastellata, a cominciare dalla moneta unica. E dal Movimento trapela “soddisfazione” per come Di Maio abbia cercato di raccontare un governo a 5 Stelle.

A far polemica, intanto, è “la proposta di Natale” che lancia l’esponente del M5S. “Il Senato approvi il nostro progetto che prevede che su dodici giorni festivi all’anno sei devono essere di chiusura per i negozi”, è l’appello che lancia ricordando come, il ddl del M5S, sia stato già approvato alla Camera. “E’ una proposta per le famiglie, anche quelle degli esercizi commerciali hanno diritto al riposo”, spiega Di Maio strizzando l’occhio alla Chiesa (“la Cei sostiene la nostra proposta”) e ricordando come le “liberalizzazioni di Monti e del decreto Bersani abbiano fallito”.

La concorrenza crea lavoro,stipendi, qualità accessibile a prezzi bassi per tutte le famiglie. Noi difendiamo le liberalizzazioni di Monti”, ribatte Benedetto Della vedova, tra i promotori della lista “+Europa”.

(di Michele Esposito/ANSA)

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M5S rafforza la rete estera. Di Maio: “Vittoria a portata di mano”

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da ansa

Di Maio si lancia, pronto a fare premier se mi vogliono

 

 

ROMA. – “La vittoria è a portata di mano. Noi saremo primi e la sera stessa del voto le coalizioni si disgregheranno”. Luigi Di Maio, nel giorno della rottura tra Giuliano Pisapia e il Pd e in vista della probabile spaccatura di Ap sembra credere ancor di più ad un buon risultato del M5S. E, incontrando i portavoce regionali ed europei per mettere nero su bianco i 39 referenti territoriali alla sua campagna, chiede agli esponenti pentastellati di trasmettere il suo ottimismo a tutti gli attivisti.

Ma la fiducia del Movimento per una vittoria finale si vede anche nel potenziamento della sua rete internazionale. Con Davide Casaleggio impegnato a raccontare il M5S e la piattaforma Rousseau in Brasile e Di Maio ospite di una kermesse dal chiaro stampo europeista, alla quale il candidato premier, ben lontano dai toni forti delle origini e senza citare il referendum sull’euro, sottolinea come il M5S “creda nel futuro dell’Europa” e lavori per un’Ue che punti su crescita democratica, lotta alla povertà e lavoro.

Parole che tradiscono la volontà dei vertici di dare un’immagine il più possibile “rassicurante” del Movimento. Un’immagine che Di Maio, se il M5S sarà il primo partito alle Politiche, vorrà dare anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per “convincerlo” a dargli l’incarico.

Nel frattempo il leader pentastellato cerca di “dare la carica” ai portavoce, come fanno notare fonti M5S, provando a spegnere sul nascere i malumori interni che, con le regole sulle candidature ancora da definire, potrebbero crescere nei prossimi giorni. Anche perché, il tema delle candidature e della mappatura dei collegi è ormai quotidiano nei corridoi parlamentari.

Su Di Maio, però, scoppia il caso “immunità”. “Non vi ha rinunciato, gli è stata accordata dal gip di Roma”, rivela una giornalista di Qn, tra i cronisti che sporsero querela contro il leader del M5S dopo le cosiddette “liste di proscrizione” che Di Maio consegnò all’Ordine dei Giornalisti in merito all’inchiesta sulle polizze a vita alla sindaca Raggi. Un’inchiesta che risulta archiviata in virtù dell’art.68 della Costituzione, quello dell’immunità parlamentare. “Di Maio non conosceva la querela, non ha mai potuto invocare l’immunità né rinunciarvi”, è la replica che arriva dallo staff comunicazione del M5S. Ma il Pd attacca “la doppia morale” dei pentastellati.

(di Michele Esposito/ANSA)

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M5s: nasce il Comitato elettorale, con tre fedelissimi di Di Maio

Pubblicato il 30 novembre 2017 da ansa

Luigi Di Maio interviene durante la proclamazione del candidato presidente del Movimento 5 Stelle per la Regione Lombardia. ANSA/FLAVIO LO SCALZO

 

 


ROMA. – Via il direttorio, via il fondatore, via i “contratti” fatti firmare al candidato: il M5s con Luigi Di Maio come capo politico avvia una nuova fase dalla sua irruzione sulla scena politica del Paese. Il 18 novembre scorso, il giorno dopo il vertice dei “big” del Movimento alla Casaleggio Associati, è nato il “Comitato elettorale per le elezioni politiche”, un’associazione creata ad hoc per la campagna elettorale e composto da persone “di fiducia” del candidato premier Luigi Di Maio: il “guru” della Comunicazione, Pietro Dettori, il braccio destro e responsabile delle relazioni istituzionali del vicepresidente della Camera, Vincenzo Spadafora e Dario De Falco, consigliere comunale a Pomigliano d’Arco, la città di Di Maio.

Sarà la “cassaforte” del Movimento in campagna elettorale ma non solo: il Comitato curerà la campagna di Di Maio e dei candidati alle prossime elezioni politiche “supportandone il programma, sviluppando la più ampia rete possibile di consensi” e gestendo i fondi che arriveranno dalle donazioni. Dalla sua costituzione ha già raccolto quasi 64 mila euro, 40 mila dei quali nei primi due giorni di partenza della campagna elettorale.

L’organismo è aperto all’inserimento di altre persone ma al momento non figura né Beppe Grillo, né Davide Casaleggio. Ma neppure Di Maio e nessun “eletto” dal Movimento. Ma la nascita del Comitato, probabilmente costruito per rispondere alle esigenze richieste dalla legge del 2014 sul ‘nuovo’ finanziamento ai partiti, ha già creato un putiferio nelle retrovie del Movimento.

Non sarà “nulla di più” di un comitato elettorale si apprestano a chiarire dallo staff 5 Stelle. Anche se qualche preoccupazione, anche leggendo l’atto costitutivo del nuovo organismo, per gli iscritti al M5s è lecita. Nel documento, ad esempio, si legge che “nel caso in cui il Comitato abbia usufruito dei contributi per le spese elettorali o abbia partecipato alla ripartizione delle risorse di cui all’articolo 1 della legge 2 Gennaio 1997 (Destinazione del quattro per mille dell’IRPEF) deve redigere il rendiconto di esercizio…”. Lo stesso atto, tuttavia, precisa nero su bianco che “il Comitato si ispira ai valori forti del M5s”.

Il nuovo clamore sul Comitato, intanto, arriva nel pieno dell’offensiva elettorale del candidato premier che ha già ottenuto un primo riscontro dall’Osce all’appello per la presenza di osservatori alle prossime elezioni. Ma non basta perché Di Maio rilancia: in una lettera all’Osce chiede di monitorare non solo le operazioni di voto alle prossime elezioni politiche ma anche la campagna elettorale con un “focus sulla situazione dei media e del tempo da loro dedicato ai vari gruppi politici”.

Nel mirino dei 5 Stelle c’è Mediaset: “il M5s ottiene molto meno spazio di parola rispetto a gruppi parlamentari meno suffragati. Il divario diventa ancora più ampio quando si analizzano i dati relativi alle emittenti Mediaset”. E considerato “che il maggior azionista è uno degli attori della imminente campagna elettorale, direi che il rischio di disparità sia tutt’altro che remoto”.

(Di Francesca Chiri/ANSA)

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Scontro tra Pd e M5s sulle fake news. Il blog di Grillo attacca Renzi

Pubblicato il 27 novembre 2017 da ansa

Luigi Di Maio interviene durante la proclamazione del candidato presidente del Movimento 5 Stelle per la Regione Lombardia. ANSA/FLAVIO LO SCALZO

ROMA. – “Nessuno di noi evoca Russiagate, nessuno di noi chiede leggi per la censura, nessuno di noi fa soldi sul web. Chiediamo semplicemente di difendere la libertà degli elettori e dei nostri figli”. Matteo Renzi torna alla carica su quella che definisce una “propaganda inaccettabile” delle fake news dopo che i 5 Stelle rilanciano, ad alzo zero, contro il warning suonato alla Leopolda sulle cosiddette “bufale”.

I 5 Stelle hanno infatti reagito a stretto giro alla denuncia del segretario Pd con il blog di Beppe Grillo che contrattacca: “Spacciano per inchieste giornalistiche sulle fake news una ricerca condotta da un dipendente di Marco Carrai, fonte, vista la sua estrema vicinanza a Renzi, piuttosto discutibile. Diciamocelo chiaramente: sembra un giochino apparecchiato su misura al segretario del Pd, oramai in caduta libera”.

Renzi controbatte: “Stanno messi male, non c’è dubbio. Noi non gridiamo al lupo” dice puntando l’indice contro il blog grillino che ha “reagito con il consueto stile gridando al complotto, ovviamente complotto ‘degli amici di Renzi'”. Anche Carrai nega: “Non esiste. Ecco, questo è un esempio di fake news” dice al Corriere della Sera dove annuncia che “stiamo lavorando con uno scienziato di fama internazionale alla creazione di un ‘algoritmo verità’, che tramite artificial intelligence riesca a capire se una notizia è falsa”. L’altra idea, “è creare una piattaforma di natural language processing che analizzi le fonti giornalistiche e gli articoli correlandoli”.

Un intervento, però, è auspicato anche dal presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro: “Come sempre ci sono spazi perché la legislazione diventi più puntuale, tutte le volte che si sposta il faro dal regime off line a quello online”. Soprattutto, aggiunge, “uno dei temi è quello della tempestività degli interventi”. In campagna elettorale l’urgenza appare più evidente.

Chiusa la Leopolda di Renzi e dopo il nuovo predellino del Cavaliere, anche il M5s dichiara infatti ufficialmente aperta la “corsa” al voto. Una competizione che il M5s ha già ribattezzato un “rally” elettorale che punta, con Di Maio e Di Battista in “pole position”, al traguardo del governo.

Obiettivo da raggiungere cercando di tenere a bada l’offensiva fake-news. Di Battista, ad esempio, prova a tirare dentro la polemica anche Fi che ha individuato nel M5s l’avversario da sconfiggere. “Ieri abbiamo avuto un assaggio di quel che accadrà da qui alle prossime elezioni. I due ‘cazzari speculari’ hanno iniziato la loro identica campagna elettorale. Obiettivo? Terrorizzare il Popolo italiano rispetto alla possibilità di un governo del M5s” mette in guardia il deputato che si scaglia contro quelli che definisce il “bugiardo d’annata” e il “novello bugiardo, vale a dire Berlusconi e Renzi.

“E’ chiaro il loro gioco, proveranno a spaventare perché sono terribilmente spaventati. Diranno che siamo contro i vaccini (fake news); che vogliamo introdurre la patrimoniale (fake news); che Roma sta peggiorando (fake news); che odiamo la classe media (fake news); che ci occupiamo di scie chimiche (fake news). Parleranno solo esclusivamente del M5s. Siamo il loro incubo maggiore” è la lettura del deputato.

Luigi Di Maio invece prova a glissare: “Alcuni leader sono preoccupati. A me preoccupa più il voto di scambio” dice. Assicura però di non voler “sottovalutare” il problema che però, sostiene, non si affronta con una nuova normativa: “c’è una bruttissima prassi della politica italiana per cui ogni volta che c’è un problema si vuole fare una nuova legge”. Quella che vuole fare il Pd.

Il progetto dem punta a responsabilizzare i gestori di social network obbligandoli a dotarsi di un sistema di recepimento reclami per le fake news: un meccanismo di autoregolamentazione interna, insomma, come già avviene in Germania. Il provvedimento è quasi pronto e a giorni sarà depositato in Senato.

Intanto a sostegno della tesi delle due testate Usa interviene il “blogger e debunker” David Puente: Nyt “riporta dati che avevo riscontrato anche io in maniera indipendente” afferma sul suo blog dove mostra punti di contatto tra siti indipendenti che si ispirano al M5s e alla Lega. “Siti collegati a Salvini sono accomunati in rete al M5S, visto che hanno la stessa matrice, cioè la pubblicità, legata agli stessi soggetti. Fanno finta di scontrarsi -attacca il dem Matteo Orfini- e poi su questo terreno Salvini e Di Maio sono la stessa cosa?”.

(Di Francesca Chiri/ANSA)

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Di Maio a Washington: “Ecco la politica estera del M5s”

Pubblicato il 14 novembre 2017 da ansa

Nella foto Luigi Di Maio durante l’intervista #chiediloaluigi

WASHINGTON. – Usa “alleati” ma Russia “interlocutore storico”, restare nella Ue ma ridiscutendo alcuni trattati e il tetto del 3% del deficit, fedeltà alla Nato ma senza spendere 14 miliardi in più in armamenti, ritiro dall’ Afghanistan ma ok alle missioni di pace: sono queste, in sintesi, le linee guida della politica estera del M5S, illustrate al dipartimento di Stato e al Congresso Usa da Luigi di Maio, sbarcato in Usa per una visita di tre giorni non solo come vice presidente della Camera ma anche, per la prima volta all’estero, come candidato premier del Movimento pentastellato.

Una missione per accreditare sul palcoscenico internazionale se stesso come leader e il M5s come prima forza di governo dopo il successo in Sicilia, dove proprio oggi è stato arrestato per estorsione l’ex candidato Fabrizio La Gaipa. Ma Di Maio avvisa: “chi sbaglia è fuori”. “Noi abbiamo agito subito, a differenza degli altri”.

Poi si rituffa sui temi di politica estera cercando di rassicurare su Ue, Nato, missioni militari all’ estero e Russia ma mettendo dei paletti che evidenziano evidenti dissonanze con l’amministrazione Trump. La prima è sulla Nato: “abbiamo sempre detto che il nostro obiettivo è restare nella Nato ma abbiamo perplessità sulla spesa al 2% del Pil in armamenti”, come chiede il presidente americano.

Di Maio preferirebbe “avviare dei progetti in ottica di sicurezza per rafforzare l’intelligence, investimenti in innovazione che possano anche essere partnership esclusive con gli Stati Uniti”. In ogni caso “quando si prendono decisioni in Italia che riguardano la Nato, il Parlamento deve avere più potere”, mentre “qualsiasi messa in discussione della basi americane deve essere legata a un dialogo con gli Stati Uniti”.

La seconda è l’Afghanistan: “su questa missione siamo sempre stati chiari. E’ un intervento insostenibile per la spesa pubblica italiana”, afferma, ma si affretta a precisare che “non siamo pregiudizialmente contro missioni di pace all’estero, specialmente quelle a guida italiana che hanno reso lustro alle nostre truppe”.

Il terzo motivo di contrasto è la revoca delle sanzioni alla Russia: per Di Maio sono uno strumento la cui efficacia e’ da verificare e che finora ha solo penalizzato le aziende italiane. Ma il leader pentastellato vuole fugare ogni sospetto di collusione con Mosca: “rifiutiamo qualsiasi tipo di aiuto da parte di stati esteri che vogliano condizionare le elezioni politiche italiane, abbiamo rifiutato i rimborsi elettorali, i finanziamenti dai grandi gruppi industriali, figuriamoci se non rifiutiamo questo genere di condizionamenti”, ha garantito.

Per presentare il Movimento Di Maio ha avuto subito un “lungo” colloquio al dipartimento di stato con Conrad Tribble, vice assistente del segretario di stato per gli affari europei. “Il dipartimento di stato ha espresso apprezzamento per le nostre posizioni, abbiamo eliminato le demonizzazioni del movimento sulla politica estera”, ha commentato, dicendosi “molto soddisfatto”.

Poi, sempre accompagnato dall’ambasciatore italiano a Washington Armando Varricchio, ha avuto alcuni incontri bipartisan a Capitol Hill, dove si sta discutendo la riforma fiscale di Trump che il M5S “vorrebbe riprodurre anche in Italia, abbattendo le tasse sulle imprese”.

Tra gli esponenti di spicco l’italo-americano Steve Scalise, numero tre dei repubblicani alla Camera. In agenda anche il deputato Francis Rooney, ex ambasciatore Usa presso la Santa Sede dal 2005 al 2008. Spazio pure ai dem, con il liberale Eliot Engel e Albio Sires, della commissione esteri della Camera. A suggellare la visita una tavola rotonda in ambasciata con esponenti italiani del settore biomedico e un incontro con rappresentanti italiani delle istituzioni finanziarie in Usa.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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Di Maio accelera sul governo ma scoppia il caso Lazio

Pubblicato il 09 ottobre 2017 da ansa

Roberto Fico, Beppe Grillo e Luigi Di Maio.
(Photo by Jacopo Landi/NurPhoto via Getty Images)

 

ROMA. – Nessun accenno alla squadra di governo ma un confronto nel merito sul programma elettorale, un’iniziativa “buona” e “apprezzabile”. Roberto Fico si mostra conciliante alla fine dell’atteso incontro con il candidato premier Luigi Di Maio sul programma elettorale del Movimento, evita commenti sulla costituenda squadra di governo (“siamo agli albori, vedremo”) da parte del neo leader ma invita alla mobilitazione contro la legge elettorale e, soprattutto, richiama il M5s a fare quanto necessario per far rispettare le regole che vietano endorsement a favore di candidati del Movimento.

Il nuovo caso che agita il M5s è infatti legato alle regionarie laziali con il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, finito nel mirino per una mail che avrebbe inviato agli attivisti – ma lui nega – per sostenere la candidatura di Valentina Corrado. Rivale, tra gli altri, di Roberta Lombardi, candidata ‘ortodossa’ per la Presidenza della Regione.

“Le cordate non vanno bene, non sono il modello culturale del M5s” avverte Fico che esorta il collegio dei Probiviri del Movimento, che ha aperto un’istruttoria sul caso, a prendere provvedimenti nel caso dovesse ravvisare gli estremi per una sanzione.

“Anche se domani si inizia a votare c’è comunque il tempo di valutare. Perché la mail comunque è partita. E chi la doveva leggere l’ha letta: è – ripete Fico – un comportamento che non va bene, non è rispettoso e se il comitato probiviri riterrà che esistono gli estremi per farlo dovrà sanzionare”.

Il caso Lazio è una nuova grana per il candidato premier che ha provato a prendere le distanze da queste regionarie, indette per domani. Ma sia che vinca le primarie Roberta Lombardi, sia che venga sanzionato o meno il comportamento della candidata rivale, considerata vicina a Virginia Raggi, per il gruppo degli ortodossi è già una mezza vittoria.

Fico, che da tempo rivendica una maggiore attenzione ai fondamenti del Movimento, non perde l’occasione per spingere anche ad una mobilitazione per la legge elettorale. Il Rosatellum “è una legge contro una forza politica e contro un’idea di democrazia rappresentativa. Ci aspetta una settimana caldissima: noi, credo, dobbiamo fare un’opposizione dura come siamo molto bravi a fare” è l’appello che lancia poco prima della riunione dei parlamentari del Movimento chiamati a decidere proprio quali iniziative intraprendere per contrastare la legge.

E’ una legge “Ammazza Volontà Popolare” attacca anche Luigi Di Maio che si scaglia anche lui contro la ‘cordata’ messa in atto da “Lega, Pd, Forza Italia e Alfano, per cercare di battere il M5s non con i programmi e le idee ma con un’ammucchiata per ribaltare ancora una volta la scelta degli elettori”.

(di Francesca Chiri/Ansa)

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Vertici M5s blindano Di Maio, grande freddo degli ortodossi

Pubblicato il 26 settembre 2017 da redazione

 

Beppe Grillo (S) con Luigi Di Maio al convegno promosso dal M5S a Montecitorio sul debito pubblico italiano e l’eurozona, Roma, 3 luglio 2017. ANSA/ETTORE FERRARI

 

ROMA. – Nessun mini-direttorio, nessun organo collegiale a cui affidare le decisioni apicali: i vertici M5S blindano la leadership di Luigi Di Maio ribadendo come il candidato premier sia anche il titolare “della guida e dell’indirizzo” del Movimento. Parole che suonano come l’ennesima stoccata per le richieste dell’ala ortodossa, sempre più convinta che a fare da “controllore” al candidato premier debba esserci una persona o un organo super-partes.

Lo scontro, per ora, resta sottotraccia. Ma alla prima assemblea congiunta del nuovo corso M5S, le tensioni potrebbero emergere in tutta la loro intensità. Di Maio, a quanto si apprende, parlerà ai parlamentari all’inizio della riunione e l’impressione è che il suo primo discorso da leader ai suoi colleghi ponga l’accento sulla necessità di essere compatti e miri a rasserenare il clima.

Non è ancora certo, invece, se all’assemblea sarà presente Roberto Fico, l’uomo che, a Italia 5 Stelle, ha rappresentato plasticamente il dissenso ortodosso. Un dissenso palpabile anche nel primo giorno di lavori alla Camera dopo la festa di Rimini.

“E’ giusto che Di Maio abbia la leadership ma non può decidere le regole o chi candidare alle tornate elettorali locali o nazionali”, spiega un deputato ponendo anche il punto dei ricorsi: “se da oggi in poi il destinatario sarà Di Maio avremo un premier indagato ogni due giorni…”.

Tra gli ortodossi, tuttavia, non si parla di dissenso. Anche perché, si spiega, così si darebbe l’impressione di una minoranza numerica che viene negata. Allo stesso tempo, tuttavia, uscire all’attacco allo scoperto rischia di marginalizzare ulteriormente l’ala dei “duri e puri”.

Anche perché da Milano si torna a blindare Di Maio. “Non ci sarà alcun mini-direttorio, il tema non è in agenda e non è stato mai discusso”, sottolineano fonti vicine al candidato premier e a Davide Casaleggio quasi a delineare un totale accordo tra il neo-leader e il deus ex machina della piattaforma Rousseau.

E allo stesso tempo ci pensa anche Di Maio a spegnere le ambizioni regolamentari degli ortodossi: “Il ruolo di Grillo sarà quello di Garante delle regole, la mia funzione è presentare le liste, il programma, e portare avanti la linea politica”, chiarisce a El Pais.

Di Maio prova a ricucire il gruppo attorno alla sua leadership. Compito non arduo sebbene, da Alessandro Di Battista arrivi un netto endorsement: “ho fiducia in Luigi, va sostenuto. Ed è obbligatorio restare compatti”, spiega il “Dibba” pubblicando il discorso che avrebbe detto a Rimini. Ed è a lui, nel ruolo di “gran mediatore” tra l’anima istituzionale e quella movimentista che guarda più di un ortodosso.

E Di Battista sembra quasi confermarlo: “Io non sono un moderato, moderati si muore. Il Movimento non è di tutti”, è il suo messaggio. Ma c’è un’ulteriore ombra all’orizzonte: quella che qualcuno tra gli iscritti ricorra contro le primarie che hanno incoronato Di Maio. Per ora, l’avvocato Lorenzo Borré è stato solo sondato ma il legale oggi spiega: “ci sono buone probabilità che siano invalidate, come in Sicilia”.

(di Michele Esposito/ANSA)

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10:39Maltempo: acqua alta a Venezia, 102 cm sul medio mare

(ANSA) - VENEZIA, 12 DIC - Acqua alta stamane a Venezia, dove la punta massima di marea sul medio mare ha raggiunto i 102 cm alle 6.15 secondo le rilevazioni del centro previsioni maree del comune. Con questo livello - marea sostenuta pari a codice 'giallo' - è stato interessata la parte più bassa del suolo cittadino a partire da piazza San Marco. Le prime previsioni della giornata davano una massima di marea a 105 centimetri, poi il vento di scirocco che ha interessato la città per tutta la notte, è calato facendo ridurre l'altezza dell'acqua rispetto al medio mare.

10:36Sci nordico: tutto pronto a Dobbiaco per tappa cdm

(ANSA) - ROMA, 12 DIC - E' arrivata tanta neve a Dobbiaco (Bolzano) ed ora è davvero tutto pronto in ogni dettaglio per l'appuntamento di Coppa del Mondo di sci nordico di sabato 16 e domenica 17 dicembre. Le piste, ora immacolate, della 'Nordic Arena' ospiteranno una 10 km per le donne e una 15 per gli uomini, da percorrere in skating nella prima giornata con partenze "interval start" e in classico (inseguimento) nella giornata successiva. Una formula che da tempo mancava nel fondo che conta, su una pista rinnovata che propone erte impegnative fino al 18% di pendenza. A Dobbiaco saranno presenti 200 atleti suddivisi in 29 nazioni, con presenze quasi certe delle stelle di Coppa Dyrhaug, Haagen Krogh e Johnsrud Sundby. La nazionale azzurra proporrà Noeckler, De Fabiani, Rastelli, Salvadori, Bertolina, Gardener, Pasini, Rigoni, Fanton e Muller. Tra le donne, Debertolis, Comarella, Ganz, Scardoni, Stürz, De Martin Topranin, Brocard e Pellegrini se la vedranno con campionesse del calibro di Oestberg, Haga e Weng.

09:46Maltempo: in Liguria fa ancora paura il Magra

(ANSA) - GENOVA, 12 DIC - I fiumi Entella a Chiavari (Genova), Vara e Magra, nello Spezzino, sorvegliati speciali perché a rischio esondazione dopo le piogge di domenica e di ieri, non hanno creato problemi ingenti nella notte, ma il Magra continua a far paura. L'Entella, che ieri aveva tracimato alla foce, senza particolari conseguenze, è calato di livello. La forza della mareggiata in diminuzione favorisce il deflusso delle acque. E' calato anche il fiume Vara, che ieri aveva superato il secondo livello di guardia nel Comune di Sesta Godano. E' sempre a livello di guardia il Magra che fa paura a Bocca di Magra, nel Comune di Ameglia, dove le acque sono cresciute di 3,7 metri. Strade, giardini e cantieri nautici allagati, senza particolari danni. Nella notte una famiglia di S. Stefano Magra è stata sfollata con gommoni. La piena del Magra si esaurirà intorno alle 10. Nello spezzino restano sfollate una trentina di famiglie. Allerta rossa in tutta la provincia spezzina, e in parte di quella di Genova fino alle 13. Il meteo migliora.

07:33New York: governo Bangladesh condanna attentato

DACCA (BANGLADESH) - Il governo del Bangladesh ha condannato l'attentato fallito a New York, il cui autore e' un immigrato di 27 anni dal paese del sud-est asiatico. ''Il Bangladesh e' impegnato nella sua conclamata politica di 'tolleranza zero' contro il terrorismo, e condanna il terrorismo stesso e l'estremismo violento in ogni forma o manifestazione ovunque nel mondo, compreso l'incidente di lunedi' mattina a New York'', ha comunicato il governo in una nota.

05:24Molestie: New Yorker licenza corrispondente da Washington

WASHINGTON - Un'altra firma del giornalismo americano finisce nel turbine delle accuse di molestie sessuali: il New Yorker ha licenziato Ryan Lizza, corrispondente del magazine da Washington, dopo che una donna ha denunciato un suo comportamento inappropriato. Addebito che Lizza nega, sostenendo che la decisione di licenziarlo "e' stata fatta precipitosamente e senza una indagine completa dei fatti rilevanti". "Un terribile errore", ha aggiunto. Ma sia il prestigioso periodico che il legale della vittima hanno replicato che la descrizione degli eventi e' accurata.

05:21Usa: appello contro espulsione giornalista messicano scomodo

WASHINGTON - Il National Press Club e altri difensori della liberta' di stampa hanno lanciato un appello al governo Usa perche' conceda asilo al giornalista messicano Emilio Gutierrez, che rischia di essere espulso dopo essere fuggito una decina di anni fa in Usa per una serie di articoli contro la corruzione nell'esercito messicano. Gutierrez, che ha impugnato l'espulsione, teme di essere ucciso se rimpatriato in Messico, considerato uno dei Paesi piu' pericolosi al mondo per i giornalisti (finora 11 morti quest'anno).

05:16New York:Trump a Congresso,cambiare leggi immigrazione

WASHINGTON - Donald Trump, poche ore dopo l'attentato di New York, sollecita il Congresso a riformare le leggi sull'immigrazione "per proteggere il popolo americano". Prima di tutto, spiega in una nota, "l'America deve correggere il suo lassista sistema sull'immigrazione, che consente a troppe persone pericolose e inadeguatamente valutate di entrare nel nostro Paese".

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