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Disoccupazione stabile a 11,1% ma l’Italia tra le ultime in Europa

Pubblicato il 30 novembre 2017 da ansa

Disoccupazione stabile a 11,1% ma Italia indietro Ue

 


ROMA. – Luci e ombre sul lavoro negli ultimi dati Istat: a ottobre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all’11,1% rispetto a settembre, a un livello comunque molto superiore all’area Euro (8,8%) che nel complesso registra una riduzione di 0,1 punti sul mese e di un punto percentuale rispetto a ottobre 2016 (solo -0,6 punti in Italia).

Anche il dato sull’occupazione – rileva l’Istat – è stabile rispetto a settembre mentre registra un aumento di 246.000 occupati su ottobre 2016. Ma se l’aumento è legato soprattutto al lavoro dipendente (+387.000 unità mentre gli indipendenti diminuiscono di 140.000 unità) la stragrande maggioranza è a termine (+347.000) mentre appena 39.000 unità sono stabili.

“Anche a ottobre – ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti – i dati evidenziano una sostanziale stabilità del mercato del lavoro sul piano congiunturale, confermando la tendenza di medio-lungo periodo di crescita dell’occupazione. Con gli incentivi previsti nella legge di bilancio per il 2018 contiamo di rafforzare ulteriormente questa tendenza, in particolare sostenendo le assunzioni di giovani con contratti di lavoro stabile”.

Crescono soprattutto gli occupati over 50, anche per ragioni demografiche con 340.000 unità in più rispetto a ottobre 2016. Ma se si guarda al tasso di occupazione (58,1% complessivo, stabile su settembre e in aumento di 0,7 punti su ottobre 2016) aumenta su base annua in tutte le fasce di età (+1,1 punti tra i 50 ei 64 anni).

La crescita dell’occupazione della fascia più anziana, legata anche all’inasprimento dei requisiti per l’accesso alla pensione, è stata molto sostenuta negli ultimi 13 anni con un tasso di occupazione delle persone tra i 50 ei 64 anni che è passato dal 43,6% di ottobre 2004 al 59,6% attuale (oltre 2,5 milioni di persone in questa fascia in più al lavoro). Segnali positivi arrivano anche dall’occupazione dei giovani con un tasso (17%) stabile sul mese ma in crescita di 0,4 punti su ottobre 2016.

Diminuisce al 34,7% il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni tornando sui minimi raggiunti a marzo 2017. Rispetto a settembre diminuisce di 0,7 punti mentre rispetto a ottobre 2016 cala di 2,5 punti. Migliora leggermente anche la situazione delle donne al lavoro: il tasso di occupazione femminile è stabile al 49% sul mese ma avanza di 0,7 punti sull’anno, più di quello maschile (+0,6 punti).

Il tasso di occupazione delle donne resta comunque lontanissimo da quello medio europeo (48,1% in media 2016, il secondo peggiore nell’Ue che in media dell’anno è al 61,4%). Proseguono le difficoltà del lavoro indipendente: a ottobre perde 140.000 posti rispetto a ottobre 2016 mentre perde quasi un milione di posti rispetto a ottobre 2004 (da 6,27 milioni a 5,3 milioni).

L’Inps ha diffuso i dati sugli occupati extracomunitari e comunitari nati in paesi dell’Est dal quale emerge che tra gli extracomunitari (quasi due milioni nel complesso) la nazionalità più rappresentata è quella albanese seguita da quella marocchina,cinese e ucraina. Tra i cittadini comunitari dell’Est (quasi un milione di nel complesso conosciuti all’Inps, 853.000 dei quali lavoratori) la stragrande maggioranza (81,1%) è rumena. Per alcune nazionalità la grande maggioranza dei lavoratori è uomo (il 94,9% degli egiziani conosciuti all’Inps) mentre per altre lo è una piccola parte (solo il 16,7% tra gli ucraini).

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Ocse: “Italia paese per vecchi, giovani svantaggiati”

Pubblicato il 18 ottobre 2017 da ansa

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Ocse: Italia paese per vecchi,giovani svantaggiati.

 

ROMA. – L’Italia è uno dei paesi più vecchi dell’area Ocse e anche uno di quelli nei quali le generazioni giovani sono più svantaggiate: il Rapporto Ocse “Preventing Ageing Unequally” lancia l’allarme sulle difficoltà che incontrano i giovani del nostro Paese per entrare nel mercato del lavoro e nell’uscire dalla precarietà ma soprattutto sottolinea come sia peggiorata la condizione rispetto ai loro padri e nonni. Una condizione che si rifletterà nel momento della loro vecchiaia con pensioni considerevolmente più basse.

Il nostro Paese al momento ha 38 persone over 65 ogni 100 persone in età da lavoro (20-64 anni) a fronte dei 28 della media Ocse ma il numero salirà a 74 nel 2050 portando l’Italia al terzo posto tra i paesi più vecchi (53 la media Ocse). Il tasso di occupazione dei lavoratori tra i 55 e i 64 anni, grazie anche alla stretta sui criteri per l’accesso alla pensione, è cresciuto di 23 punti percentuali tra il 2000 e il 2016 a fronte di un aumento di un solo punto per la fascia tra i 25 e i 54 e di un crollo di 11 punti per la fascia più giovane. Questo ha significato un invecchiamento della forza lavoro bloccando di fatto il turn over in fabbriche e uffici.

Rispetto alla metà degli anni Ottanta il reddito di coloro che hanno tra i 60 e i 64 anni è cresciuto del 25% in più rispetto a quello di coloro che hanno tra i 30 e i 34 anni con un ritmo quasi doppio rispetto alla media Ocse (13%). E la situazione rischia di peggiorare dato che le riforme delle pensioni hanno legato più strettamente i guadagni durante la vita lavorativa con l’importo della pensione al momento del ritiro.

“La disuguaglianza nei salari durante la vita lavorativa – scrive l’Ocse – si trasformerà in disuguaglianza tra i pensionati”. E se in media nei paesi Ocse si trasmettono due terzi della diseguaglianza nei guadagni lungo la vita lavorativa in Italia questa si avvicina al 100%.

Dati i gap significativi nel tasso di occupazione tra le persone istruite e quelle con bassi livelli di istruzione sarà difficile – sottolinea l’Organizzazione – assicurare una pensione “decente” a queste ultime e alle donne che spesso restano fuori dal mercato del lavoro anche a causa del lavoro di cura. Bisognerebbe – suggerisce l’Ocse – intervenire sui servizi all’infanzia e su quelli educativi per dare maggiori opportunità alle donne liberandole da una parte dei lavori di cura e ai giovani migliorando anche la transizione tra la scuola e il lavoro.

L’Ocse sottolinea come nell’accesso alle pensioni siano svantaggiate le persone con redditi più bassi e meno istruite dato che hanno un’aspettativa di vita in media più bassa e quindi godono della pensione per meno tempo. In Italia la differenza nell’aspettativa di vita tra chi ha livelli bassi e alti di educazione è il più basso tra i paesi industrializzati con quattro anni in meno per gli uomini meno istruiti guardando a quella fissata a 25 anni (7,5 la media Ocse) e due (3,5 la media Ocse) guardando ai 65 anni.

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