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Istat: crescono occupati, ma è record contratti a termine

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da ansa

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Italia paese per vecchi,giovani svantaggiati

 


ROMA. – L’occupazione cresce ancora, recuperando i livelli pre-crisi, ma la spinta arriva dai contratti a termine, che ormai sfiorano i tre milioni. Un record storico per l’Istat, che non ne registrava così tanti dall’inizio della rilevazione. E da allora è passato un quarto di secolo.

Dietro un tasso di disoccupazione stabile all’11,2%, che resta sui minimi da circa cinque anni, c’è così un mercato del lavoro in movimento. Ne è una prova anche il calo netto degli ‘scoraggiati’: coloro che vorrebbero un impiego ma hanno smesso di cercare, giudicando la missione impossibile.

Dati dell’ufficio di statistica alla mano, tra luglio e settembre nel Paese sono stati creati 79 mila posti rispetto ai tre mesi precedenti. Un rialzo dovuto esclusivamente a dipendenti a tempo determinato (+101 mila), mentre i ‘fissi’ risultano stazionari e gli autonomi in calo.

Tornando agli occupati nel loro complesso, il confronto su base annua fa registrare un aumento ancora più deciso, di 303 mila unità, ma anche qui il merito va ai ‘precari’. D’altra parte i dipendenti a termine raggiungono un nuovo massimo, segnando un boom rispetto allo scorso anno: ora sono 2,8 milioni. E sono loro a fare da traino, tanto che gli occupati viaggiano sopra quota 23 milioni.

Il Paese ha riconquistato “un segno positivo”, commenta il premier Paolo Gentiloni. E parlando dei posti in più sottolinea: “Sappiamo tuttavia che la loro qualità è sempre esposta al rischio della precarietà”. Da qui, aggiunge, “lo sforzo” per rimettere in moto “i consumi” e in generale la domanda interna.

Ma per la Cgil il dado è tratto: “il lavoro è debole” e “le incentivazioni alle imprese non sono servite”. Sulla stessa linea il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, si tratta solo di “lavoretti”.

L’Istat tiene però ad evidenziare anche il ritorno alla crescita dei posti tra gli under35, insomma tra i giovani. Il risveglio del mercato del lavoro sta soprattutto in un dato: centomila scoraggiati in meno in un anno. Durante le fasi della recessione questa ‘area grigia’, fuori dalla disoccupazione ufficiale, era lievitata.

Un appesantimento che era ricaduto nell’alveo degli inattivi: quanti non hanno un impiego e neppure ne sono a caccia. La componente femminile qui domina, nonostante i picchi nell’occupazione. D’altra parte sono 2 milioni e 300 mila le mamme, le moglie, che non lavorano per “motivi familiari”.

Ma come si fa a trovare un’occupazione in Italia? L’Istat risponde anche a questo: al primo posto ci sono parenti e amici ma guadagnano qualche punto i colloqui e i centri per l’impiego. Resta un fatto: la laurea paga, maggiore è il titolo di studio più basso è il tasso di disoccupazione.

Di sicuro per Confcooperative non si sbaglia a specializzarsi in informatica. Secondo un’indagine condotta con il Censis nel campo, solo nel corso del 2016, si sono aperte 62 mila posizioni, con le imprese interessate soprattutto a sviluppatori di app. E Campania, Sicilia e Puglia “sono tra le prime quattro regioni italiane dove negli ultimi 6 anni c’è stata la maggiore crescita di imprese digitali.

(di Marianna Berti/ANSA)

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Disoccupazione stabile a 11,1% ma l’Italia tra le ultime in Europa

Pubblicato il 30 novembre 2017 da ansa

Disoccupazione stabile a 11,1% ma Italia indietro Ue

 


ROMA. – Luci e ombre sul lavoro negli ultimi dati Istat: a ottobre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all’11,1% rispetto a settembre, a un livello comunque molto superiore all’area Euro (8,8%) che nel complesso registra una riduzione di 0,1 punti sul mese e di un punto percentuale rispetto a ottobre 2016 (solo -0,6 punti in Italia).

Anche il dato sull’occupazione – rileva l’Istat – è stabile rispetto a settembre mentre registra un aumento di 246.000 occupati su ottobre 2016. Ma se l’aumento è legato soprattutto al lavoro dipendente (+387.000 unità mentre gli indipendenti diminuiscono di 140.000 unità) la stragrande maggioranza è a termine (+347.000) mentre appena 39.000 unità sono stabili.

“Anche a ottobre – ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti – i dati evidenziano una sostanziale stabilità del mercato del lavoro sul piano congiunturale, confermando la tendenza di medio-lungo periodo di crescita dell’occupazione. Con gli incentivi previsti nella legge di bilancio per il 2018 contiamo di rafforzare ulteriormente questa tendenza, in particolare sostenendo le assunzioni di giovani con contratti di lavoro stabile”.

Crescono soprattutto gli occupati over 50, anche per ragioni demografiche con 340.000 unità in più rispetto a ottobre 2016. Ma se si guarda al tasso di occupazione (58,1% complessivo, stabile su settembre e in aumento di 0,7 punti su ottobre 2016) aumenta su base annua in tutte le fasce di età (+1,1 punti tra i 50 ei 64 anni).

La crescita dell’occupazione della fascia più anziana, legata anche all’inasprimento dei requisiti per l’accesso alla pensione, è stata molto sostenuta negli ultimi 13 anni con un tasso di occupazione delle persone tra i 50 ei 64 anni che è passato dal 43,6% di ottobre 2004 al 59,6% attuale (oltre 2,5 milioni di persone in questa fascia in più al lavoro). Segnali positivi arrivano anche dall’occupazione dei giovani con un tasso (17%) stabile sul mese ma in crescita di 0,4 punti su ottobre 2016.

Diminuisce al 34,7% il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni tornando sui minimi raggiunti a marzo 2017. Rispetto a settembre diminuisce di 0,7 punti mentre rispetto a ottobre 2016 cala di 2,5 punti. Migliora leggermente anche la situazione delle donne al lavoro: il tasso di occupazione femminile è stabile al 49% sul mese ma avanza di 0,7 punti sull’anno, più di quello maschile (+0,6 punti).

Il tasso di occupazione delle donne resta comunque lontanissimo da quello medio europeo (48,1% in media 2016, il secondo peggiore nell’Ue che in media dell’anno è al 61,4%). Proseguono le difficoltà del lavoro indipendente: a ottobre perde 140.000 posti rispetto a ottobre 2016 mentre perde quasi un milione di posti rispetto a ottobre 2004 (da 6,27 milioni a 5,3 milioni).

L’Inps ha diffuso i dati sugli occupati extracomunitari e comunitari nati in paesi dell’Est dal quale emerge che tra gli extracomunitari (quasi due milioni nel complesso) la nazionalità più rappresentata è quella albanese seguita da quella marocchina,cinese e ucraina. Tra i cittadini comunitari dell’Est (quasi un milione di nel complesso conosciuti all’Inps, 853.000 dei quali lavoratori) la stragrande maggioranza (81,1%) è rumena. Per alcune nazionalità la grande maggioranza dei lavoratori è uomo (il 94,9% degli egiziani conosciuti all’Inps) mentre per altre lo è una piccola parte (solo il 16,7% tra gli ucraini).

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Usa perdono 33 mila posti di lavoro, è il primo calo dal 2010

Pubblicato il 06 ottobre 2017 da ansa

Usa perdono 33 mila posti, di lavoro. (Dave Chidley/The Canadian Press via AP, File)

 

NEW YORK. – Per la prima volta in sette anni l’economia americana perde posti di lavoro. A settembre ne sono andati in fumo 33 mila, colpa in gran parte dei due uragani che si sono abbattuti nelle scorse settimane su vaste aree degli Stati Uniti con effetti devastanti. Così si interrompe la lunga striscia positiva – grande orgoglio della presidenza Obama – che durava dal 2010, quando l’occupazione americana cominciò a riprendersi dalla grande crisi, con l’economia in recessione.

Ma al di là dei numeri gli analisti concordano sul fatto che il calo registrato a settembre sia solo temporaneo e che la ripresa negli Usa continui a rafforzarsi. Con il tasso di disoccupazione sceso ulteriormente al 4,2%. Le previsioni di settembre erano già state riviste al ribasso, proprio per scontare le conseguenze del passaggio di Harvey e Irma, che hanno causato danni enormi soprattutto in Texas e in Florida.

Da una stima originaria di 150 mila posti creati si era passati a 90 mila. Il dato finale è stato però ben peggiore. Riflesso non solo delle difficoltà che le condizioni meteo hanno causato a tantissime piccole e medie imprese, soprattutto nelle località turistiche della Florida, ma anche ai grossi impianti petroliferi texani e al loro indotto. Il tasso di partecipazione al lavoro è comunque balzato al 63,1%. Anche se il dato inatteso ha frenato la cavalcata record di Wall Street.

Ma a dimostrazione che il calo dei posti di lavoro a settembre viene giudicata come una situazione contingente ci sono le voci che arrivano dai corridoi della Fed presieduta da Janet Yellen. La banca centrale statunitense non avrebbe infatti cambiato piani e si appresterebbe ad un ulteriore rialzo dei tassi di interesse nella riunione di dicembre del Fomc, il suo braccio operativo.

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