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Studenti a scuola all’estero, +111% tra il 2009 e il 2016

Pubblicato il 08 novembre 2017 da ansa

Studenti a scuola all’estero

 

ROMA. – Ultimi giorni per gli studenti tra i 15 e i 17 anni per iscriversi al concorso di Intercultura in scadenza domenica 12 novembre (le iscrizioni sul sito www.intercultura.it). In palio 2.100 posti in 65 Paesi nei 4 continenti e un migliaio di borse di studio offerte da sponsor o messe a disposizione dal fondo di Intercultura. Tra i posti disponibili anche un centinaio in Cina e circa 300 negli Usa.

Attualmente, sono all’estero più di 2.100 studenti: il 21% in Usa e Canada, il 5% in Australia e Nuova Zelanda; il 25% in America latina, il 13% in Asia, l’1% in Africa, il 35% in diversi Paesi dell’Europa.

I programmi scolastici di Intercultura sono conformi al bando per le borse di studio per soggiorni scolastici all’estero offerte dal programma Itaca di Inps: 1.250 borse di studio riservate a figli o orfani e equiparati dei dipendenti e dei pensionati della pubblica amministrazione iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali o dei pensionati utenti della Gestione Dipendenti Pubblici.

L’attenzione verso la formazione scolastica all’estero è sempre più presente tra i ragazzi italiani ed è’ in continuo aumento il numero degli studenti delle superiori che decide di trascorrere un periodo di scuola (dai tre mesi all’anno) in un altro Paese: +111% tra il 2009 e il 2016, arrivando a una stima di 7.400 studenti all’estero nell’ultimo anno, secondo una ricerca della Fondazione Intercultura.

Per gli studenti che frequentano all’estero l’intero anno scolastico, la normativa scolastica italiana riconosce la possibilità di accedere alla classe successiva senza ripetere l’anno. Inoltre, le esperienze di studio all’estero sono equiparate ai progetti di alternanza scuola-lavoro.

I dati sono in crescita anche per i benefici dell’esperienza di scuola e di vita in un altro Paese. Tra chi è tornato l’anno scorso, secondo le risposte a un questionario dell’associazione, il 21,7% ha superato la maturità con 100 o 100 e lode.

Inoltre, chi ha vissuto un’esperienza del genere all’estero si laurea in misura maggiore della media italiana (84% contro 52%), ha un percorso universitario brillante (il 64% si dichiara tra i migliori del proprio corso e il 32% ottiene il massimo alla laurea rispetto al 21% della media nazionale), l’83% dichiara di non aver avuto difficoltà a trovare lavoro o a cambiarlo (con un tasso di disoccupazione complessivo al di sotto del 9%).

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Legge elettorale: anche i residenti in Italia si possono candidare nella Circoscrizione Estero

Pubblicato il 13 ottobre 2017 da redazione

Senatore Claudio Micheloni.

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato stampa ricevuto dal Senatore Claudio Micheloni

Non è certo cosa semplice approvare una nuova legge elettorale quando la legislatura volge al termine: gli interessi di parte, e di cortissimo respiro, trovano maggiori spazi per imporsi, nonostante la tormentata vicenda degli ultimi anni dovrebbe suggerire, se non imporre, senso di responsabilità e attenzione alla qualità della nostra democrazia.

Per esprimere un giudizio complessivo sulla nuova legge preferisco attendere il suo arrivo al Senato.
C’è tuttavia una novità, intervenuta dopo il passaggio in commissione alla Camera, che riguarda direttamente la circoscrizione estero, dunque i milioni di cittadini italiani residenti fuori dal Paese:

“Gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; gli elettori residenti all’estero possono essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero.”

Si tratta indubbiamente di un cambiamento storico: prevedere la possibilità di collocare nella circoscrizione estero candidati residenti in Italia, infatti, significa contraddire radicalmente la logica, le finalità e il significato della legge sul voto degli italiani all’estero.

Nei dieci anni abbondanti che sono trascorsi dalla prima applicazione della legge, in effetti, abbiamo assistito a diversi tentativi di aggirare questa regola fondamentale: tentativi terminati con inchieste penali, quando scoperti, o avvolti nel silenzio compiacente di quanti si curano esclusivamente dei propri interessi di ceto e non dei diritti dei cittadini che pretendono di rappresentare.

A chi può interessare una circoscrizione estero nella quale si possono candidare quei politici della madrepatria che non abbiano trovato collocazioni alternative? A chi, se non a quelle segreterie di partito che, non contente di continuare a sottrarsi a un diretto e limpido giudizio popolare, giungono oggi a sovvertire il senso di una norma approvata con oltre 50 anni di ritardo sul dettato costituzionale?

Mi colpisce il silenzio assordante con cui tale modifica è stata accolta sin qui, con le sole eccezioni del segretario generale del CGIE Schiavone e dell’onorevole Fedi, e prima di loro del senatore Di Biagio.

Mi colpisce, ma non mi stupisce, dato che nessuno aveva trovato nulla da obiettare quando, pochi mesi fa, il Partito Democratico, in occasione delle sue ultime primarie, aveva cancellato la medesima regola. Nonostante le mille assicurazioni secondo le quali si trattava di un’eccezione circoscritta, decisi di rinunciare a partecipare alle liste per le primarie, per un motivo molto semplice: non si gioca con i principi.

Ritengo gravemente sbagliato trattare questa vicenda in termini politicisti, quasi fosse una questione ordinaria, da valutare come un più o un meno all’interno di una trattativa, preoccupandosi della candidabilità degli italiani all’estero in Italia, o vantando lo straordinario risultato di aver evitato una modifica ancora più estesa. Se qualcuno getta immondizia nel giardino di casa mia, cerco di impedirlo o mi consolo pensando che qualcun altro voleva trasformarlo direttamente in una discarica?

L’ottusità è più pericolosa della malafede. Come si può ignorare che con questa modifica si aggiungerebbe, alle diverse delusioni degli ultimi anni, l’amarezza di una umiliazione definitiva delle ragioni storiche, morali, economiche e culturali che hanno portato all’introduzione della circoscrizione estero?

È una domanda aperta, che pongo a me stesso, a chi ha parlato e soprattutto a chi tace.

Spero che ciascuno di noi, rappresentanti degli italiani all’estero, trovi il coraggio e la dignità di esprimersi: il silenzio e l’ipocrisia non salveranno nessuno.

 

Sen. Claudio Micheloni

Presidente CQIE – Comitato per le questioni degli italiani all’estero

Membro 3 Commissione permanente – Affari esteri, emigrazione

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