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Euro ai massimi da tre anni pesa sulle Borse, male i bond

Pubblicato il 02 gennaio 2018 da ansa

 

MILANO. – La forza dell’euro che mantiene i massimi da tre anni penalizza ancora le Borse europee, mentre New York tiene e anzi con l’indice tecnologico Nasdaq corre decisa. Il 2018 sui mercati è iniziato così come è finito il 2017, con gli operatori che non vedono grandi possibilità per il dollaro di riprendersi a breve. Per gli Stati Uniti non è un male, mentre le vendite hanno colpito i gruppi europei con propensione all’export ma anche i titoli di Stato dei Paesi da tempo sotto l’attacco della speculazione, come quelli italiani.

I Btp a 10 anni – deboli dall’annuncio della data delle elezioni, con una previsione di stallo politico – hanno infatti segnato un aumento dei rendimenti di oltre otto punti base aumentando ancora lo spread con la Germania, anche se i bond di pari durata del Regno Unito hanno fatto peggio.

Dopo i forti cali di venerdì scorso, vendite anche sui mercati azionari, con Londra che ha ceduto lo 0,6%, Parigi lo 0,4% e Francoforte lo 0,3%. Milano ha tenuto sulla parità, ma diversi gruppi che generano le loro vendite soprattutto all’estero hanno pagato pegno: Brembo -1,8%, Campari -1,4%, Moncler -1%. Bene invece Fca (+1,6%), in progressivo recupero durante la giornata.

L’euro si mantiene tra quota 1,204 e 1,205 sul dollaro, ma in cinque giorni è salito dell’1,3%, un rialzo consistente nel mercato valutario. La ragione è semplice e non c’entra con la recente rivoluzione fiscale ottenuta da Trump: quello che deprime il dollaro, rafforzando l’euro, è lo scetticismo degli operatori sul fatto che l’andamento dell’inflazione statunitense consenta davvero le tre annunciate strette monetarie da parte della Federal reserve nel corso dell’anno appena iniziato.

Così le Borse europee faticano, mentre quelle asiatiche, dopo il rally del 30% del 2017, hanno aperto l’anno ancora in aumento, con gli investitori che guardano con fiducia alle prospettive di stabilità della Cina. Ci guadagna ancora Hong Kong (+36% l’anno scorso) che ha chiuso la prima seduta 2017 in rialzo dell’1,9%, ma bene anche Shanghai (+1,2%), Shenzhen (+1) e Seul (+0,5%), che non risente delle tensioni locali.

Oltre il punto percentuale il guadagno della prima parte di seduta del Nasdaq mentre in Europa non è riuscito a sostenere i mercati nemmeno il record dell’ìndice IHS Markit Pmi del settore manifatturiero, che ha registrato forti tassi di espansione della produzione, nuovi ordini e buoni livelli occupazionali.

(di Alfonso Neri/ANSA)

 

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L’Euro avanza. Per il dollaro un 2017 nero, il peggiore dal 2003

Pubblicato il 28 dicembre 2017 da ansa

 

NEW YORK. – L’euro avanza sostenuto dalla ripresa europea. La moneta unica sale fino 1,1944 dollari, ai massimi da un mese. Pesante invece il biglietto verde, che continua a perdere terreno nei confronti delle principali valute e si appresta a chiudere l’anno peggiore dal 2003. E il calo – secondo gli analisti – continuerà anche nel 2018, con il dollaro che arretrerà di un ulteriore 2%. Per gli operatori più pessimisti la flessione potrebbe spingersi fino al 5,5%.

Per i mercati emergenti il calo del biglietto verde è una buona notizia e lo è stata per tutto l’anno: la debolezza della valuta statunitense ha infatti sostenuto i titoli azionari e i bond dall’Asia al Sud America, offrendo rendimenti elevati agli investitori esteri.

La corsa dell’euro nei confronti del dollaro è sostenuta dalla politica monetaria della Bce, che nel bollettino economico ha ribadito la sua intenzione di continuare a sostenere la ripresa fino a quando l’inflazione non salirà e non sarà in grado di tenersi sulle sue gambe.

La Fed invece si trova sulla strada opposta: in dicembre ha alzato i tassi di interesse per la terza volta nel 2017. Da allora il dollaro ha subito un calo ininterrotto. Una divergenza di politiche anche dettata dai differenti statuti delle due banche centrali: da un lato la Bce che ha come obiettivo la stabilità dei prezzi, dall’altro la Fed con il duplice mandato della stabilità dei prezzi e della massima occupazione.

Obiettivi che mettono la banca centrale americana di fronte a un dilemma: da lato un mercato del lavoro vicino alla piena occupazione e dall’altro prezzi ancora al palo. A complicare il quadro per il dollaro nei confronti delle altre valute è la richiesta avanzata dal premier giapponese Shinzo Abe alle aziende nazionali, invitate ad aumentare gli stipendi di almeno il 3% il prossimo anno in modo da ampliare gli effetti positivi sull’economia della ‘Abenomics’.

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