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Europa o Coppa Italia, è sempre fenomeno Atalanta

Pubblicato il 03 gennaio 2018 da ansa

 

BERGAMO. – Riecco l’Atalanta-mania. Una vittoria di prestigio e la festa tra due ali di folla, col condottiero Gian Piero Gasperini e il suo esercito, in pullman e a passo d’uomo per poi scendere e intonare cori in mezzo ai tifosi, ad accendere l’entusiasmo. A Bergamo di archi trionfali non ne esistono, e come per l’anno scorso val bene l’attesa della squadra imbarcata a Capodichino per celebrarla al ritorno, all’aeroporto di Orio al Serio.

Era accaduto dopo la doppietta di Caldara alle 23.30 circa del 25 febbraio 2017, è successo di nuovo dopo il 2-1 sempre in casa del Napoli (davanti a 24 aficionados nel settore ospiti) con gli acuti di Castagne e Gomez contro cui nemmeno Mertens ha potuto nulla.

Le semifinali di Coppa Italia sono una realtà dopo quasi 22 anni: all’epoca l’Atalanta di Mondonico, battuto il Cagliari, dovette superare l’ostacolo Bologna per poi arrendersi alla Fiorentina nella doppia finale. Nel precedente di campionato gli eroi del calcio all’ombra delle Mura Venete si erano limitati a salutare affacciati alla porta del mezzo che li riportava alla sede di Zingonia.

Consumata la vendetta a distanza per l’ottavo al “San Paolo” del 25 gennaio ’14 (3-1: De Luca, doppietta di Callejon e Insigne), hanno cercato e voluto il contatto fisico, l’abbraccio: forse tremilacinquecento le persone assiepate davanti al padiglione degli arrivi, forse di più.

Lo scalo bergamasco, non a caso, è il simbolo dei nerazzurri protesi alla conquista dell’Europa: è da qui che partono squadra e tifosi, su charter e voli di linea, nell’avventura nella sorella minore della Champions. Il tecnico è il primo a negare paragoni con la stagione 2016-2017 del quarto posto e dell’accesso all’Europa League, ma stavolta i suoi sono in corsa su tutti e tre i fronti, compreso il trofeo della coccarda che è l’unico in bacheca, conquistato il 2 giugno del ’63 a Milano battendo 3-1 il Torino con tripletta di Domenghini e gol della bandiera di Ferrini.

Le parate d’onore sulla corriera con logo e colori sociali del club hanno sempre un significato speciale, vedi quella in pieno centro, tra il viale Papa Giovanni XXIII e Porta Nuova, del 27 novembre 2016 allorché l’allegra banda del Gasp colse la sesta vittoria di fila a Bologna (Masiello e Kurtic) eguagliando il record di Stefano Colantuono proprio contro i rossoblù del 29 marzo 2014 (De Luca ed Estigarribia).

Ha ragione l’allenatore, l’Atalanta non è più la stessa cosa: sono partite la delusione Paloschi e le plusvalenze su due gambe Conti, Gagliardini e Kessie; sono arrivati Ilicic, che toglie pressione a Gomez pur accontentandosi spesso di ruoli da rincalzo, più Gosens, Castagne, Hateboer, Mancini, Haas, Schmidt, Vido, Orsolini e Cornelius. Le basi per il futuro, visto il preventivato addio in direzione Juventus di Caldara e Spinazzola e forse di qualche altra pedina che fa gola alle big. E se oggi trionfo è stato, figuriamoci se a febbraio (il 15 in trasferta, il 22 in casa) si dovessero passare anche i sedicesimi in Europa League contro il Borussia Dortmund.

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Europa League: spettacolo Atalanta, una manita all’Everton

Pubblicato il 23 novembre 2017 da ansa

Bryan Cristante (S) festeggia il gol. EPA/PETER POWELL

 


BERGAMO. – Rompere il tabù trasferte e quello di una squadra inglese mai battuta dalle italiane a domicilio: missione compiuta. Se Cristante può buttarsi negli spazi su azione e da palla inattiva, riuscendo a metterci il piede e la testa nella stessa nottata di coppa e, per soprammercato, Cornelius fa lo stesso nel finale, per l’Atalanta a Goodison park la certezza dei sedicesimi di finale è scontata.

Al netto dei due o tre momenti di sofferenza abbastanza acuta, che nella seconda metà provoca la timida riapertura delle speranze del già condannato Everton. Ma nel gioco degli scontri diretti e della differenza reti, per sopravanzare il Lione in testa al Group E di Europa League a Reggio Emilia sarà sufficiente il pareggio.

Basta una vampata per chiudere i conti con una qualificazione comunque scontata anche alla vigilia: Cristante chiama la profondità a destra a Castagne, che quasi dal fondo gli restituisce palla con la complicità del velo di Petagna e del rinvio corto di Williams, su misura per il radente mancino a fil di primo palo del centrocampista scuola Milan in prestito dal Benfica.

Ma l’Atalanta deve mangiarsi le mani dal dispetto per quanto si complica la vita, perché in avvio di ripresa Cristante sul lungolinea di Petagna fende la difesa, trovando il fallo di Williams e Gomez dagli 11 metri si fa ipnotizzare da Robles, con Freuler che si fa respingere la conclusione successiva in mischia.

Il forcing, però, è di quelli tosti: al 4′ Gomez impegna nella presa a terra il guardiano di casa, due corrette di cronometro e sull’angolo dello stesso ‘Papu’ prima Williams rischia l’autorete di testa, Kenny respinge sulla linea il tentativo di insaccata dell’autore del rompighiaccio e l’accorrente de Roon spedisce alto.

Arriva l’archiviazione virtuale della pratica, con il trequartista tattico del ‘Gasp’ a indovinare l’incornata in torsione (18′) spalle alla porta sul tiro dalla bandierina a rientrare dalla sinistra del leader argentino dei bergamaschi, che per una volta arrotonda l’estremità preferita.

Non è finita, ma quasi: al 26′ Rooney azzecca il lancio per Mirallas sulla destra, sul traversone basso arriva a rimorchio Ramirez che insacca il diagonale dopo un controllo rapido. Al 33′ Petagna riceve dal Papu ma il suo mancino è centrale e fiacco, intorno al quarantesimo i brividi residui: Baningime apre per Ramirez e Berisha alza in corner, poi Keane prende la traversa sull’ammollo di Rooney ma ci sono fuorigioco e fallo.

Niente paura, nel finale l’Everton è sulle ginocchia: 41′, solito corner di Gomez, Vlasic rinvia ma al volo Gosens fa il terzo da fuori con l’aiuto del palo, poi la doppietta di Cornelius che fa secco Feeney dentro l’area superando di destro Robles e quindi insacca di testa sulla fotocopia nel recupero del 2-1.

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Europa League: il Milan dilaga sotto occhi Kakà, sedicesimi al sicuro

Pubblicato il 23 novembre 2017 da ansa

Patrick Cutrone dopo il gol. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

 


MILANO. – Il Milan mette al sicuro un posto ai sedicesimi di Europa League in rimonta, facendo il pieno di gol (5-1) e rimediando al pasticcio iniziale che rischiava di rendere imbarazzante la serata, sotto gli occhi di Kakà, ospite speciale corteggiato per un ruolo nella nuova società.

Complice il 2-2 fra Aek Atene e Rijeka, i rossoneri chiudono primi il girone D, l’ultimo turno (7 dicembre a Fiume) sarà una formalità e Vincenzo Montella può concentrarsi sulla rincorsa in campionato: da qui a gennaio è vietato sbagliare, e per questo sarebbe utile sbloccare chi come André Silva continua a brillare solo in coppa, e correggere i difetti comunque mostrati contro un avversario piuttosto modesto.

Da mani nei capelli è il gol del vantaggio di Monschein, che al 21′ approfitta di una doppia topica di Bonucci (uscito a 10′ dalla fine per un fastidio muscolare) e Donnarumma. Per fortuna di Montella, l’Austria Vienna è meno solido dell’Aek Atene, che tre settimane fa ha strappato lo 0-0 a San Siro. Soprattutto in difesa. Così a turno si trovano liberi di segnare senza troppi affanni Rodriguez (27′), André Silva (al 36′) e Cutrone, che al 42′ sfrutta uno dei numerosi cross di Borini.

Nella ripresa completano le doppiette personali André Silva, all’ottavo gol in questa Europa League, in attesa di rompere il digiuno in Serie A, e Cutrone, che conferma il proprio stato di grazia.

Archiviata la prima promozione, il Milan attende notizie sull’altro esame europeo, il voluntary agreement, ben più complicato da superare visto che il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, intervistato da Repubblica si è detto “preoccupato”. Un ennesimo colpo dopo i dubbi sulla proprietà cinese, sollevati dalla stampa anche internazionale.

“Se ne scrivono di tutti i colori. Come ha twittato il presidente Berlusconi, abbiamo una proprietà che fino ad adesso ha rispettato tutte le scadenze”, taglia corto il ds milanista Mirabelli, esplicitando l’invito a Kakà: “E’ rimasto nel cuore dei tifosi rossoneri, gente come lui avrà sempre una porta aperta nel Milan”.

“Devo ancora decidere cosa fare da grande” ha spiegato dopo l’incontro con Fassone in mattinata il brasiliano, 35 anni, gli ultimi tre spesi a Orlando, dove potrebbe aver chiuso la carriera da calciatore, o forse no: “So di avere un’opportunità di stare vicino al Milan, è molto bello ma prima devo decidere se giocare o no, e se non gioco devo decidere cosa fare”. Intanto si è goduto di nuovo l’abbraccio di San Siro. Anche senza l’atmosfera della Champions dei suoi tempi, si è emozionato per gli applausi e i cori dei neanche 18mila spettatori.

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Lazio 3-1 in rimonta, al Nizza non basta Balotelli

Pubblicato il 19 ottobre 2017 da ansa

Alessandro Murgia durante la partita contro il Nizza (ANSA/AP Photo/Claude Paris)

 

ROMA. – La Lazio vince ancora. I biancocelesti battono il Nizza grazie alle reti di Felipe Caicedo e Sergej Milinkovic-Savic (autore di una doppietta), che firmano la rimonta dopo il vantaggio francese targato Mario Balotelli, e si portano in testa al gruppo K a punteggio pieno dopo tre giornate, ipotecando la qualificazione ai sedicesimi di finale di Europa League.

In Costa Azzurra va in scena una sfida al vertice con Lazio e Nizza appaiate al comando del girone. La formazione di Simone Inzaghi è reduce dall’entusiasmante successo in casa della Juventus e viaggia a ridosso delle prime in Serie A. Diverso il ruolino di marcia dei francesi che, dopo l’eliminazione ad opera del Napoli nei preliminari di Champions league, in campionato stentano con appena 10 punti dopo nove giornate e sono reduci da due sconfitte e un pareggio.

Inzaghi opta per il turn over: panchina per de Vrij, Lucas Leiva, Parolo, Luis Alberto e Immobile e spazio a centrocampo a Murgia e Di Gennaro, mentre l’attacco è affidato a Nani e Caicedo. Dall’altra parte, Favre si affida invece a Balotelli e Sneijder.

L’avvio di partita è scoppiettante e succede tutto in meno di un minuto, 54 secondi per la precisione: al 4′ padroni di casa in vantaggio con Balotelli che di testa sfrutta nel migliore dei modi un assist di Sneijder e lancia un segnale al commissario tecnico azzurro Gian Piero Ventura in vista dello spareggio per la qualificazione ai Mondiali.

Palla al centro e arriva il pareggio biancoceleste, complice un pasticcio della difesa del Nizza, con la zampata di Caicedo che regala alla Lazio il gol dell’1-1. La prima frazione di gioco è divertente. I biancocelesti alzano il baricentro e mettono in difficoltà in più di un’occasione i rossoneri francesi ma, tutto sommato, la gara è equilibrata e con un’occasione pericolosa per parte: al 36′ Radu colpisce la parte alta della traversa; al 42′, sugli sviluppi di una punizione per il Nizza, sul colpo di testa di Dante è provvidenziale l’intervento di Luiz Felipe.

A inizio ripresa, Balotelli si divora il 2-1, ma calcia a lato dopo aver sradicato il pallone a Strakosha. L’ex attaccante di Inter e Milan svirgola anche di sinistro dopo un ottimo controllo in area sull’assistenza di Pierre Lees-Melou. I ritmi sono bassi. Al 15′ doppia sostituzione per la Lazio: Immobile e Luis Alberto entrano al posto di Nani e Di Gennaro.

Al 20′ i biancocelesti vanno in vantaggio con Milinkovic-Savic, fino a quel momento non propriamente fra i migliori, ma preciso nella battuta a rete su invito di Caceido. Si vede Immobile, ma la sua conclusione è neutralizzata da Cardinale, mentre il Nizza con Balotelli e Plea cerca invano il gol del pareggio.

A due minuti dalla fine la Lazio mette al sicuro il risultato, ancora con Milinkovic-Savic che di testa, sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Luis Alberto, batte ancora Cardinale.

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