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Via libera dell’Ue alle fase due sulla Brexit: “Sarà difficile”

Pubblicato il 15 dicembre 2017 da ansa

 


BRUXELLES. – Il via libera alla seconda, “drammaticamente difficile” seconda fase del negoziato per la Brexit. Il rinvio a marzo delle discussioni sulla riforma dell’ Eurozona, con la prospettiva di avere le prime decisioni a giugno. La palese spaccatura tra le istituzioni europee sulla riforma di Dublino, le quote obbligatorie delle ricollocazioni e l’approccio globale alle politiche migratorie, con Tusk e Juncker che nella conferenza stampa si contraddicono a vicenda.

Sono i risultati della seconda giornata dell’ultimo vertice dell’anno: due giorni marcati dal rinnovo delle sanzioni contro Mosca e dalla nascita della Difesa europea, unico vero comun denominatore fra est e ovest d’Europa, e simbolo di quella rifondazione dell’Ue che Bruxelles – stretta fra l’America introflessa di Trump e la Russia di Putin – sogna di completare entro il 2019 delle nuove elezioni europee. Diciotto mesi dopo il referendum voluta e perso da David Cameron e quasi nove dopo la notifica di Londra che ha avviato la Brexit, il vertice a 27 ha dato l’annunciato via libera alla fase due del negoziato col governo di Theresa May.

Un atto di fiducia, peraltro molto moderata. Tanto che al primo punto delle conclusioni, subito dopo il riconoscimento dei sospirati “sufficienti progressi” nella trattativa sulle tre questioni preliminari (conto economico, diritti dei cittadini e frontiera irlandese) i 27 “sottolineano” che la seconda fase potrà andare avanti “soltanto se tutti gli altri impegni presi nella prima fase saranno rispettati in pieno e fedelmente tradotti in termini legali il più rapidamente possibile”.

Gli europei hanno messo sul tavolo condizioni precise, per procedere nella seconda fase. Che dovrà concludersi tra 10 mesi, per consentire le ratifiche del Parlamento europeo e di Westminster entro la data ultima del 29 marzo 2019. I 27 concedono anche i “circa due anni” di “transizione” richiesti da Londra per ammortizzare le conseguenze della Brexit, ma precisano che fino al 2019 il Regno Unito in quanto membro dovrà attenersi strettamente alle regole Ue (compreso il divieto di aprire trattative commerciali con paesi terzi, di esclusiva competenza europea) e che solo allora, durante la transizione, si discuterà la relazione futura.

Quindi almeno fino al 2021 la Gran Bretagna dovrà continuare a rispettare tutte le norme Ue, compresa la competenza della Corte di Giustizia europea, per restare nel mercato unico, accettando anche tutte le quattro libertà (inclusa la libera circolazione che il referendum voleva bloccare). L’obiettivo di rispettare i tempi e quindi evitare l’incubo (britannico) della Brexit, “drammaticamente difficile” per Tusk. è “molto complicato” per Gentiloni, che lascia anche intravedere una “soluzione norvegese” che per Londra comunque comporterà grandi costi e obblighi “senza essere nella stanza dei bottoni”.

Ma restano la riforma di Dublino e le relocation gli “scogli”, come li definisce Paolo Gentiloni, fra est ed ovest. L’irritazione della Germania verso i 4 di Visegrad è nel “no” alla “solidarietà selettiva” pronunciato dalla Merkel. Che fa presagire anche la minaccia di ritorsioni al momento della discussione sul prossimo bilancio pluriennale europeo che cominceranno già nel 2018. Intanto Tusk insiste a considerare un errore le “quote obbligatorie”, mentre Juncker le difende.

Ed anche se entrambi dicono che dopo la discussione di ieri “la temperatura si è abbassata” e di voler arrivare ad un compromesso buono per tutti entro giugno, è chiaro che l’unità (mostrata nei dossier della Brexit e della Difesa) resta a rischio. Le divisioni di sempre sono riemerse nella prima discussione politica sulla riforma dell’Eurozona.

Nonostante l’ennesimo appello di Draghi a fare presto, la discussione fra i 19 è stata “esplicita” – come riferiscono fonti diplomatiche – tra i “mediterranei” favorevoli al pacchetto presentato dalla Commissione ed i nordici ostili, assieme all’Olanda. Macron è apparso più favorevole all’impostazione italiana, Merkel più con i rigoristi. Ma con la Cancelliera senza governo, non si poteva decidere altro che rimandare la discussione ad un nuovo Eurosummit a marzo. Con la promessa di prendere le prime decisioni a giugno.

(di Marco Galdi/ANSA)

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Sardegna, sbarco di 14 migranti a sud dell'isola

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Scontro in Europa sul futuro delle quote sui migranti

Pubblicato il 12 dicembre 2017 da ansa

Sardegna, sbarco di 14 migranti a sud dell'isola

sbarco migranti

 

 


BRUXELLES. – E’ scontro nell’Unione europea sulle quote obbligatorie per il ricollocamento dei richiedenti asilo. A riaccendere la miccia è stata la bozza di una lettera del presidente del consiglio europeo Donald Tusk, ai leader dei 28, per guidare la discussione della cena al summit di giovedì, in cui implicitamente suggerisce di abbandonare il meccanismo previsto dalla proposta della Commissione Ue, perché “inefficace” e “divisivo”.

Una mossa che ha fatto insorgere non soltanto numerosi Paesi, dall’Italia alla Germania, dall’Olanda alla Spagna, ma lo stesso esecutivo comunitario, che per bocca del commissario alla Migrazione Dimitris Avramopoulos ha definito il documento “anti-europeo”, “inaccettabile”, una picconata al principio di solidarietà.

Il pressing è stato così forte da determinare, in serata, un ‘ammorbidimento’ nel linguaggio della lettera, poi pubblicata ufficialmente. Intanto la presidenza ungherese dei Visegrad, da sempre contrari alle relocation (tanto che tre di questi, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria sono stati di recente deferiti alla Corte Ue per non aver rispettato i propri obblighi) ha organizzato un incontro pre-vertice tra i quattro leader, il premier Paolo Gentiloni, e il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker per annunciare un “sostanziale” contributo al Fondo fiduciario per l’Africa.

Il loro modo di dimostrarci solidarietà e mostrare un ramoscello d’ulivo. Ma sullo sfondo restano le proteste erano partite lunedì pomeriggio, quando alla riunione degli sherpa Ue, i rappresentanti di varie cancellerie, inclusa Roma e Berlino, hanno preso la parola per sottolineare come il senso della lettera di Tusk sulle quote fosse “contro il Consiglio e la Corte Ue”.

Il Consiglio infatti quelle quote le aveva votate a maggioranza qualificata nel 2015; mentre la Corte di giustizia, alcuni mesi fa aveva giudicato il sistema adeguato ad affrontare le situazioni di crisi, avallando la proposta della Commissione europea per la riforma del regolamento di Dublino, e bocciando i ricorsi di Slovacchia e Ungheria.

Alla riunione di lunedì sono volati gli stracci anche tra i rispettivi bracci destri di Tusk, Piotr Serafin, e del presidente della Commissione Jean Claude Juncker, Martin Selmayr. Uno scontro tra istituzioni Ue, col tentativo di Tusk, di marginalizzare il ruolo della Commissione, avocando a sé, tra l’altro, l’iniziativa di proporre “la strada da seguire”, se per giugno 2018 i Paesi non avranno trovato una “soluzione consensuale” sulla riforma del regolamento di Dublino.

Una visione, quella di Tusk, sostenuta solo dai Visegrad. Di fronte alla reazione anche dei numerosi ministri al consiglio Affari generali di oggi (quello di preparazione al vertice) che hanno “rimandato a settembre l’approccio”, come ha spiegato il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, il gabinetto del presidente del consiglio europeo ha fatto qualche passo indietro, apportando modifiche al testo. Fonti Ue avvertono: il testo è cambiato, ma non la visione di Tusk. Meglio non abbassare la guardia.

(di Patrizia Antonini/ANSA)

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Europa e Giappone, libero scambio: accordo da oltre 20 miliardi

Pubblicato il 08 dicembre 2017 da ansa

Abe, Tusk e Juncker

 


BRUXELLES. – Un potenziale aumento delle esportazioni Ue verso il Giappone fino a oltre 20 miliardi di euro, di cui 10 solo per i prodotti alimentari: questo il ‘valore’ dell’accordo di libero scambio tra Ue e Giappone formalizzato a Bruxelles. L’intesa, che ora dovrà essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento Ue, dovrebbe entrare in vigore entro la primavera del 2019 ed è stata definita di “importanza strategica” dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e dal premier giapponese Shinzo Abe.

Due gli aspetti chiave dell’accordo: l’apertura del mercato nipponico all’agroalimentare europeo (destinata a fare dell’Ue il primo partner commerciale di Tokyo in questo settore) e il completamento dell’apertura del mercato europeo all’industria automobilistica giapponese. Un mossa, quest’ultima che, secondo gli esperti, attraverso la creazione di standard tecnici comuni consentirà la creazione di un polo mondiale che guiderà la definizione delle auto del futuro.

L’accordo lascia in sospeso due aspetti, la protezione degli investimenti e il flusso dei dati, mentre prevede periodi di transizione abbastanza lunghi – tra i 7 e i 15 anni – per evitare di danneggiare i produttori nazionali. In considerazione del peso del settore agroalimentare, l’intesa bilaterale riveste particolare importanza per le imprese italiane. Tra gli interventi previsti figura infatti l’azzeramento dei dazi applicati dal Giappone sulle importazioni di alcolici, pasta e formaggi a pasta dura come il Parmigiano.

Inoltre, Tokyo si è impegnata a riconoscere 205 tra Dop e Igp europee, di cui 44 italiane conquistate da vini, formaggi, frutta e prosciutti. Più nel dettaglio, avranno libero accesso al mercato locali prodotti come l’aceto balsamico di Modena, il Prosecco, la mozzarella di bufala campana, il Marsala. E progressivamente cresceranno le quote per le importazioni di pasta, cioccolata e salsa di pomodoro.

La formalizzazione dell’intesa è stata accolta come “una notizia molto buona” da BusinessEurope, l’organizzazione che raccoglie le confindustrie europee guidata da Emma Marcegagliam che, in una nota, ne sottolinea la valenza strategica e le nuove opportunità create.

Soddisfatto anche il premier giapponese Shinzo Abe e l’Ambasciatore italiano a Tokyo Giorgio Starace: “È un segnale, anche politico, di estrema importanza e siamo convinti che con l’entrata in vigore dell’accordo vi saranno significativi benefici per le aziende italiane e per l’export del nostro Paese in Giappone”.

Attualmente le esportazioni annue Ue verso il Giappone di merci varie e servizi ammontano a 86 miliardi di euro e delle 74mila aziende europee impegnate su questo fronte ben il 78% è rappresentato da piccole e medie imprese.

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Mattarella: “Rispettate le regole anticrisi, Ue guardi avanti”

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da ansa

II Presidente Sergio Mattarella alla cerimonia di conferimento del Dottorato honoris causa dell’Università di Porto (Ufficio Stampa Quirinale)

 

 


OPORTO. – L’Italia ha fatto i compiti a casa, le regole economiche europee sono state rispettate e la crisi è di fatto superata. Ora Bruxelles guardi avanti, ritrovi slancio e coesione partendo dai bisogni dei cittadini e puntando ai “giovani Erasmus”, veri protagonisti di un’Europa 2.0 che non si può fermare.

Sergio Mattarella chiude la sua visita in Portogallo – ultima all’estero di questa legislatura – con un discorso all’università di Oporto che sintetizza tutto il suo pensare in chiave europea e lascia capire quanto il presidente della Repubblica sia già proiettato sulle prossime elezioni politiche e, soprattutto, sulla successiva formazione di un nuovo governo. Compito che non si annuncia agevole e che potrebbe richiedere più tempo che in passato.

Proprio al centro di questo percorso gibboso la Commissione europea potrebbe inserire l’ostacolo di una manovra di primavera che potrebbe essere chiamato a gestire Paolo Gentiloni. Meglio quindi se il presidente del Consiglio riuscisse a gestire tutti questi passaggi non troppo indebolito. Ecco perchè il presidente preferirebbe uno scioglimento delle Camere senza una sfiducia parlamentare (ipotizziamo su un provvedimento come lo ius soli) o dimissioni formali del premier.

Ed ecco perchè Mattarella dal Portogallo ricorda alla Commissione che l’Italia non è un alunno indisciplinato e che adesso deve partire una fase nuova in Europa. “La crisi appare finalmente alle nostre spalle e Portogallo e Italia stanno dimostrando come il rispetto delle regole, declinato alla luce delle rispettive realtà economiche nazionali, sia stato in grado di produrre solidi risultati in termini di crescita e riduzione della disoccupazione”, ha spiegato dal Portogallo, Paese anch’esso uscito dalla crisi e che oggi ha il vento in poppa della ripresa dopo anni durissimi passati a rispondere alle condizioni della Troika Ue.

Parole che non sono piaciute a Matteo Salvini che dall’Italia ha così polemizzato con il Quirinale: “Mattarella dice che la crisi è finita? Ma su quale pianeta vive? Con 18 milioni di cittadini a rischio povertà ed esclusione, non bisogna prendere in giro la gente per compiacere i burocrati di Bruxelles..”.

Ma da mesi e mesi il presidente chiede un “salto di qualità” mettendo l’accento sulla parola “crescita”. Non è però “una strada facile ed è illusorio pensare che, per farlo, esistano ricette precostituite, pronte all’uso, di meccanica esecuzione”, sottolinea. Ma è proprio dalle crisi che l’Unione ha saputo trovare la forza di andare avanti, di “superare le fasi di temporanea paralisi, facendo crescere il progetto europeo”.

Bisogna pensare ai cittadini, a ricucire il tessuto sociale del vecchio continente e pensare alle nuove generazioni. Quelle generazioni Erasmus che hanno assimilato sul campo i benefici del “progetto europa”, che hanno nel dna l’ostilità ai muri e ai confini. “Ai giovani europei è ormai estranea la concezione di un’Europa divisa da confini e da barriere doganali. Gli Erasmus sono davvero gli autentici protagonisti di una Europa 2.0”.

Al punto tale che bisogna allargare ancor più le maglie costruendo un vero network universitario europeo rendendo fruibile a tutti il concetto di istruzione permanente, un continente dove studio e ricerca siano davvero comuni.

Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)

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Le riforme dell’Ue, dal ministro del Tesoro alla conferma del Fiscal Compact

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da ansa

 

 


BRUXELLES. – Tra l’attuale immobilismo della Germania, e l’iperattivismo della Francia, la Commissione europea sceglie di stare nel mezzo. La sua proposta di riforma dell’Unione economica e monetaria (EMU) non è né una fuga in avanti né una replica dei piani precedenti, ma un passo intermedio pensato per guadagnare consensi più facilmente.

Ci sono elementi non controversi, come la nascita del Fondo monetario europeo, quelli che saranno giudicati poco ambiziosi, come una linea di bilancio dedicata per l’Eurozona, e quelli che saranno apertamente osteggiati, cioè l’inglobamento del Fiscal Compact nella legislazione Ue. Sgradito sia a chi è contro, come l’Italia, sia a chi l’ha voluto, cioè la Germania, perché istituzionalizzerebbe anche la flessibilità.

Il piano, a cui ha lavorato personalmente il presidente Jean Claude Juncker, è diviso in due orizzonti temporali. A breve termine, cioè entro il 2019, fine della legislatura, Bruxelles vuole vedere la trasformazione del fondo salva-Stati Esm in Fondo monetario Ue. Non si occuperà solo di salvare gli Stati ma anche di fare da paracadute al fondo salva-banche (SRF) e di intervenire, in caso di choc economici ‘asimmetrici’, a proteggere gli investimenti nei Paesi più colpiti. E le decisioni saranno prese a maggioranza, non all’unanimità come adesso.

Sempre entro il 2019 dovrebbe nascere, dal bilancio Ue, una linea dedicata all’Eurozona: servirà a sostenere le riforme strutturali dei Governi attraverso un budget ampliato a 300 milioni di euro per lo strumento già esistente di sostegno alle riforme, più uno nuovo che attingerà a un fondo di riserva, ma solo per riforme concordate all’interno del Semestre europeo. “Non porterà a trasferimenti permanenti di fondi tra Stati”, e “sarà disponibile solo se gli Stati rispetteranno una serie di condizioni, in particolare sui conti pubblici”, precisa il commissario agli affari economici Pierre Moscovici.

Infine, il Fiscal Compact sarà incorporato nei Trattati: una scelta che lo renderà definitivo, perché su tutte le sue disposizioni, parametri di bilancio e flessibilità, vigilerà la Corte di Giustizia Ue. “Gli Stati si erano già impegnati a farlo quando lo siglarono”, chiarisce il vicepresidente Valdis Dombrovkis, smorzando le polemiche sul nascere.

A dopo il 2020 viene invece lasciata la nascita del superministro del Tesoro, che sarà sia vicepresidente della Commissione che capo dell’Eurogruppo, e quindi del Fondo monetario Ue. Il piano comincerà ad essere esaminato dai leader nell’Eurosummit del 15 dicembre.

Critici i socialisti. “Non risponde fino in fondo alle nostre aspettative di cambiamento”, e “preoccupa” l’idea sul Fiscal Compact, ha detto il capogruppo socialista al Parlamento Ue Gianni Pittella. Soddisfatto invece il Ppe, secondo cui questo aspetto “garantirà che le norme in materia di spesa e di deficit tutelino il nostro popolo dalle crisi future”. Il segretario generale dei sindacati Ue, Luca Visentini, chiede infine di accelerare le riforme perché “l’EMU è incompleta”.

(di Chiara De Felice/ANSA)

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Bce, faro sull’incertezza politica. La minaccia del debito pubblico

Pubblicato il 29 novembre 2017 da ansa

 

 


ROMA. – Nell’Europa della ripresa ai massimi di 10 anni, la Banca centrale europea invita tutti alla prudenza e lo fa in particolare per i Paesi fortemente indebitati: l’incertezza politica rischia di riaccendere i timori sulla sostenibilità dei debiti pubblici nazionali.

E’ un monito che tocca nel vivo i Paesi della sponda sud dell’euro, e che arriva nel Financial Stability Review, il rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria. Proprio mentre l’agenzia di rating Fitch accende i riflettori sulle elezioni in Italia, che “rischia uno stallo politico dopo le elezioni del 2018”, e questo “lascerebbe deboli le prospettive di riforme economiche” così come fornirebbe a partiti come il M5S e la Lega Nord la leva per spingere verso un “allentamento di bilancio”.

C’è la ripresa forte, nel bilancio dei rischi dei tecnici dell’Eurotower, che con le politiche espansive dell’Eurotower ha fatto crollare i premi di rischio, lo spread, e anche la pressione sulle banche. Le prospettive per la sostenibilità dei debiti dei paesi dell’Eurozona sono migliorate. Basti pensare, in Italia, all’andamento delle aste di debito pubblico: ieri i minimi record sul Bot semestrale (-0,436%), oggi il calo del btp decennale, venduto per 1,75 miliardi, all’1,73%.

Ma sull’altro piatto della bilancia, la Bce mette in guardia dai rischi di volatilità sui mercati, dai segnali di maggiore propensione al rischio sui mercati, specie fra i fondi d’investimento: fattori definiti “fonte di preoccupazione”. E si sofferma – in vista di un 2018 che sarà dominato dal dibattito sull’uscita dal quantitative easing che ha fatto crollare gli spread e da appuntamenti elettorali in alcuni paesi, fra cui l’Italia – sulla politica e il debito sovrano.

Mettendo in luce un meccanismo, una sorta di domino, potenzialmente pericoloso: “una rinnovata incertezza politica potrebbe portare a maggiori premi di rischio sui titoli di Stato, potenzialmente innescando preoccupazioni per la sostenibilità del debito in alcuni Paesi”.

La campana suona per i governi, con le loro politiche di bilancio, e per le istituzioni finanziarie. E fra i rischi politici non ci sono soltanto quelli dei governi nazionali, ma anche lo scenario geopolitico divenuto piuttosto imprevedibile. così come c’è da fare i conti con quanto accade negli Usa. DOve Janet Yellen, presidente uscente della Fed, nota una ripresa economica che si sta allargando, creando spazi per portare avanti il rialzo graduale dei tassi. Che non potrà non avere ripercussioni anche sull’Eurozona.

(di Domenico Conti/ANSA)

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Ue, Africa e Onu varano una task force per i migranti

Pubblicato il 29 novembre 2017 da ansa

(ANSA/AP Photo/Emilio Morenatti)

 


BRUXELLES. – Una task force congiunta tra Unione europea, Unione africana e Onu per proteggere i migranti lungo le rotte della tratta, in particolare in Libia, e per accelerare i rientri volontari assistiti nei Paesi d’origine e le ricollocazioni dei richiedenti asilo.

E’ il risultato più concreto raggiunto nel corso del quinto vertice Ue-Unione africana, che si chiuderà domani ad Abidjan: approfondire la cooperazione già in atto tra le tre organizzazioni internazionali, per smantellare le reti di trafficanti di esseri umani e per contribuire allo sviluppo dei Paesi d’origine, affrontando le cause alla radice delle migrazioni.

Un vertice proprio sul tema dei migranti in Libia si è svolto a margine dei lavori del summit in Costa d’Avorio. All’incontro erano presenti, a quanto si è appreso, Paolo Gentiloni, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Mariano Rajoy, l’alto rappresentante Ue Federica Mogherini, il premier libico Fayez al Serraj e altri leader africani, tra cui Niger, Congo Brazzaville e Unione africana.

Di fronte ai flussi che si sono riversati verso l’Europa, ma anche all’interno dello stesso continente africano, in cui si trova la maggior parte dei rifugiati, e di fronte alla minaccia del terrorismo di matrice islamista, la necessità di una partnership più stretta tra i due continenti che si specchiano nel Mediterraneo è balzata in alto tra le priorità dei leader europei.

Il tema delle migrazioni occupa dunque uno spazio rilevante anche nelle conclusioni che saranno adottate domani nella capitale della Costa d’Avorio. “Esprimiamo il nostro forte impegno politico per affrontare le cause profonde del fenomeno”, si legge in una delle ultime bozze del testo, che auspica uno spirito di “responsabilità condivisa” e sottolinea l’importanza di “rispettare e applicare in pieno il diritto internazionale per quanto riguarda il ritorno e la riammissione dei nostri cittadini”.

Il documento formula una serie di principi sulle priorità strategiche che dovranno animare i rapporti tra Europa e Africa nel periodo 2018-2022: dalla crescita alla creazione di posti di lavoro per i giovani, dagli investimenti nelle infrastrutture alla lotta al cambiamento climatico. Principi, sottolinea il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani parlando con l’ANSA, che “ora devono trasformarsi in un’azione forte e concreta. E’ il momento di passare dalle parole ai fatti”.

Tajani ha anche invitato a rendere questi vertici un appuntamento più frequente e strutturato. Il summit è stato anche la tappa conclusiva del viaggio africano di Gentiloni, che da un lato ha sottolineato i “risultati straordinari” nella riduzione dei flussi migratori, dall’altro ha invitato a una maggiore condivisione, anche finanziaria, del problema.

(di Salvatore Lussu/ANSA)

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Sbarca tra le top europee la nuova app italiana per trovare lavoro

Pubblicato il 24 novembre 2017 da ansa

(Foto Ansa)

 


BRUXELLES. – Cercare e trovare il lavoro e il Paese ideali solamente con un’app. L’idea, tutta italiana, è venuta all’azienda Evodevo di Pomezia, e si è piazzata tra le iniziative top a livello Ue, arrivando nelle dieci finaliste del concorso europeo “EU Datathon 2017” dedicato a progetti che promuovono il riutilizzo degli open data europei dal portale dell’Unione europea (data.europa.eu/euodp).

PengEUn, questo il nome dell’app (http://tabsoft.co/2zGBH3A) sviluppata con il software Tableau, suggerisce agli utenti in quale Paese europeo muoversi seguendo alcune priorità professionali e di vita, tra cui: i salari, il livello di uguaglianza di genere, la flessibilità lavorativa, la sicurezza sul posto di lavoro, le competenze, l’età della pensione e lo stile di vita.

“Dove andare, quando si cerca lavoro, rappresenta sempre un dilemma: il posto perfetto non esiste – spiegano all’ANSA Stefano De Luca, ad di Evodevo e Loredana Ceccacci, responsabile progetti internazionali -. Capire il proprio profilo professionale non è scontato, spesso non si sa come sia considerata la propria professionalità in un altro Paese, a volte non si sa neppure sotto quale nome sia chiamata, e quali competenze siano richieste a livello Ue. A partire dalla professionalità, l’app può dire all’utente quali competenze ha e quali gli mancano, per trovare l’offerta che si avvicina il più possibile a ciò per cui è preparato, oltre a suggerirgli in quale Paese ci sia un’offerta qualitativamente migliore”.

Il team di Evodevo, composto da 10 persone, riunisce competenze disciplinari diverse: sviluppatori, data scientists, sociologi. Lo strumento di lavoro quotidiano è uno: i dati. L’azienda lavora con partner e clienti come le pubbliche amministrazioni, Istat, l’Agenzia Spaziale Italiana, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Agenzia europea per la difesa e il Ministero dello Sviluppo Economico.

Il nuovo progetto presentato a Bruxelles e sviluppato in appena un paio di settimane punta a essere integrato e perfezionato nel corso dei mesi a venire, come un rimedio digitale alla precarietà lavorativa nell’Ue e all’alta disoccupazione giovanile italiana, con qualche differenza rispetto ad altre app o a piattaforme social dedicate al lavoro, come LinkedIn.

“Esistono diverse app che consigliano in quale Paese spostarsi in base a differenti criteri – precisa Ceccacci – ma il nostro valore aggiunto è l’affidabilità dei dati che usiamo: i nostri, sono dati europei ufficiali e inoltre utilizziamo la classificazione multilingue Esco di qualifiche, competenze, abilità e professioni in Europa”.

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Gli italiani credono poco nell’Ue, positiva solo per il 36%

Pubblicato il 18 ottobre 2017 da ansa

Europa

Italiani credono poco nell’Ue.

 

BRUXELLES. – Solo il 36% degli italiani ritiene che sia un bene fare parte dell’Ue, contro il 57% della media europea, e appena il 39% ritiene che il Paese abbia ricevuto vantaggi dalla sua appartenenza all’Unione, contro il 64% dei cittadini Ue. Dato quest’ultimo che vede l’Italia all’ultimo posto tra i 28, più in basso addirittura del Regno Unito che un anno fa ha votato per la Brexit (55%).

Il quadro emerge dall’annuale ‘Parlametro’, sondaggio Eurobarometro commissionato dal Parlamento europeo. Che mostra tuttavia un leggero miglioramento nella percezione dell’Ue da parte degli italiani. L’anno scorso, infatti, erano ancora meno quelli che ritenevano un bene fare parte dell’Ue (il 33%) e quelli che lo consideravano una fonte di benefici (il 38%).

Il sondaggio è stato realizzato tra il 23 settembre e il 2 ottobre con interviste faccia a faccia a 27.881 cittadini europei maggiori di 15 anni nei 28 Stati dell’Ue. Dai numeri emerge anche una crescita nel gradimento del Parlamento europeo. Anche in questo caso è il 36% dei cittadini italiani ad averne un’immagine positiva mentre il 35% mantiene un giudizio neutro.

Il dato è tuttavia superiore alla media europea (33%) e in risalita (+6%) rispetto al 2016. Esulta il presidente del Parlamento Antonio Tajani, secondo il quale “la fiducia nell’Eurocamera e nel nostro lavoro continua a crescere, con i risultati migliori registrati dal periodo pre-crisi”.

Altro aspetto riguarda le minacce da cui l’Ue dovrebbe proteggere i suoi cittadini. Gli italiani mettono al primo posto il terrorismo, la disoccupazione e i flussi migratori incontrollati. Tutti problemi che in Italia risultano più sentiti rispetto alla media degli altri Paesi Ue.

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Accordo con Iran, braccio di ferro fra Trump ed Europa

Pubblicato il 06 ottobre 2017 da ansa

Una protesta a Teheran, in Iran, contro il discorso di Donald Trump

 

 

WASHINGTON. – “Teheran non rispetta lo spirito” dell’accordo sul nucleare: sono perentorie le parole di Donald Trump, che però non svela le sue intenzioni finali, se cioè intenda ufficialmente non certificarne il rispetto da parte di Teheran, aprendo così anche un duro braccio di ferro con l’Europa.

“Non dobbiamo consentire all’Iran di ottenere le armi nucleari”. “Il regime iraniano sostiene il terrorismo ed esporta violenza, spargimenti di sangue e caos nel Medio Oriente. Quindi l’Iran” che “non è stato all’altezza dello spirito dell’accordo”. Nell’accogliere a cena i suoi vertici militari, il presidente degli Stati Uniti parla di “calma prima della tempesta”: una frase criptica alla quale aggiunge un “vedrete presto” detto ai giornalisti.

Dall’altra parte dell’Atlantico nessuna sponda a Trump: l’Ue non lascia spazio a ‘sfumature’. L’accordo sul nucleare iraniano “funziona e sta dando risultati” e la Commissione europea “si aspetta che tutti gli attori coinvolti lo rispettino”, ha detto una portavoce dell’esecutivo europeo. Che, interpellata sulle intenzioni di Trump, ha richiamato le posizioni espresse dall’Alto rappresentante per la politica estera: “Federica Mogherini ha detto chiaramente che l’accordo non può essere rinegoziato”.

Ed ha ribadito l’impegno: “Continueremo ad assicurare che l’accordo con l’Iran sia pienamente implementato da tutte le parti in causa”, ha detto in un messaggio di congratulazioni all’organizzazione per il bando alle armi nucleari (Ican), fresca di Nobel per la Pace. In un mondo che “ha di fronte nuovi test nucleari e il rischio di una crisi atomica”, l’Ue “condivide l’impegno per arrivare a un mondo libero dalle armi nucleari”.

Pure Londra segnala che su questo punto viaggia in senso contrario a Trump, stando al profilo Twitter dell’ambasciata britannica a Washington: “L’accordo con l’Iran sul nucleare sta funzionando” si legge, a corredo di uno schema con le cifre del ‘prima e dopo’: prima dell’accordo Teheran aveva 19mila centrifughe funzionanti, 8mila chili di uranio arricchito a basso livello e una riserva di materiale di qualità adatta ad armamenti. Dopo l’accordo ha trasferito il 95% dell’uranio e l’intera riserva di materiale.

Linea condivisa anche da Berlino e Parigi, che hanno ribadito di non voler rinegoziare l’accordo. In queste ore emerge anche l’auspicio di Mosca, che la decisione di Trump sia bilanciata e basata sulla realtà: “Speriamo che i contatti continui tra nazioni europee, altri membri della comunità internazionale e Washington sulla questione dell’ accordo sul nucleare iraniano non siano inutili e che la decisione finale del presidente americano sia equilibrata e basata sulla realtà”, ha detto il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov.

Così, dopo lo scossone provocato dal ritiro Usa dall’accordo di Parigi sul clima, la coesione transatlantica è appesa al filo del dossier iraniano. Ma la palla con tutta probabilità sarà presto nel campo del Congresso, se è vero – come trapelato – che Trump intende annunciare la prossima settimana che non certificherà il rispetto dell’accordo. Il Congresso avrà poi 60 giorni di tempo per decidere se imporre le sanzioni revocate in base all’intesa.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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Gentiloni: “Ue abbia uno scatto d’ambizione”. Italia media

Pubblicato il 29 settembre 2017 da ansa

Tallinn, 29/08/2017 – Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha visitato un’azienda italiana all’esposizione digitale.

 

TALLINN. – L’Europa deve avere uno “scatto di ambizione” perché solo così potrà essere all’altezza delle sfide che la attendono. E l’Italia può avere un ruolo di mediazione importante tra le proposte dei diversi paesi. Il premier Paolo Gentiloni lo dice, subito dopo la bilaterale con Angela Merkel entrando al vertice di Tallinn, che segue la lunga cena dedicata al futuro dell’Europa. Quattro ore di discussione che hanno inchiodato i leader nel museo d’arte Kadriorg fino all’una di notte.

E nonostante l’ottimismo del presidente francese Emmanuel Macron che ha assicurato di aver colto una “presa di coscienza collettiva” sulla necessità di un “sussulto europeo”, l’obiettivo di un percorso unitario da intraprendere sembra ancora lontano. La metafora migliore è quella del presidente del consiglio europeo Donald Tusk: i 28 leader europei (o meglio 27) che presentano le loro proposte sul futuro dell’Europa “sembrano i concorrenti dell’Eurovision”, il festival musicale europeo. Sarebbe più utile “cantare all’unisono”.

E la prima voce fuori dal coro, per restare nella metafora, è quella della presidente lituana Dalia Grybauskaite: “Molte proposte senza sostanza” che “ognuno interpreta come vuole”, ha detto. Al centro del dibattito gli Stati Uniti d’Europa sognati da Macron, le linee guida delineate dal presidente del Parlamento europeo Jean-Claude Juncker nel discorso sullo stato dell’Unione e le varie proposte emerse dai singoli paesi. Che hanno garantito, ha assicurato Angela Merkel, “un’ampia disponibilità a lavorare al processo di rafforzamento dell’Unione”.

Sul principio del resto sono tutti concordi: l’Europa deve cambiare. E’ quando si entra nel dettaglio che iniziano i problemi. A cominciare dalla riforma dell’Eurozona, con la creazione del ministro delle Finanze Ue (osteggiato apertamente dai liberali che potrebbero occupare il ministero delle Finanze tedesco) e del budget europeo (idem). Proseguendo poi con lo spinoso dossier immigrazione che continua a dividere i 27.

Il ruolo al quale punta l’Italia è quello di “favorire la convergenza tra le proposte”, ha spiegato Gentiloni, assicurando di aver iniziato a svolgerlo già alla cena di Tallinn. Quel che è certo è che per la prima volta la Germania, che ha quasi sempre indirizzato le decisioni europee, è troppo impegnata a risolvere i problemi interni per assumere il ruolo di guida.

La cancelliera non si è infatti esposta, consapevole che qualunque posizione netta potrebbe compromettere le trattative con Verdi e Liberali per la formazione del governo. L’unica cosa che avrebbe garantito ai partner è di pretendere, durante le consultazioni per la formazione del governo, una posizione chiara sulla riforma dell’Eurozona.

Il nuovo esecutivo del resto, secondo Gentiloni, non potrà non tenere conto delle istanze europee. “Mi auguro che il governo che verrà contribuisca alla spinta necessaria alle politiche di crescita e lavoro”, ha detto il premier assicurando che “con la cancelliera il livello di collaborazione è sempre positivo”. In sintesi, questa deve essere, per Gentiloni, “l’ispirazione di fondo” di qualunque intervento in materia economica.

Ma lo “scatto di ambizione” che Gentiloni chiede all’Europa si misurerà anche su un tema cruciale per l’Italia come “la gestione dei flussi migratori”. La road map per i prossimi due anni la stilerà Tusk, nelle prossime due settimane. Servono “soluzioni reali a problemi reali”, ha detto. Bisogna andare avanti “su una questione per volta” per “mantenere l’unità tra tutti i 27”. Peccato che quasi mai a Bruxelles unità e concretezza sono andate d’accordo.

(dell’inviata Paola Tamborlini/ANSA)

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Mattarella: “La storia più forte dei populismi. Al via cantiere Ue”

Pubblicato il 27 settembre 2017 da ansa

Mattarella

Helsinki 27/09/2017
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Visita di Stato accolto dal Presidente della Repubblica di Finlandia, Sauli Niinistö (Foto Ufficio Stampa Quirinale)

HELSINKI.- La parola d’ordine è “insieme”. Si riapre il cantiere europeo e si tenta di ripercorrere l’unica strada possibile, quella delle riforme e dell’ulteriore integrazione comunitaria. L’unica che può “fare storia” e battere con i fatti le pulsioni che alimentano il populismo.

Sergio Mattarella è ottimista sul futuro dell’Europa, nonostante i controversi risultati elettorali in Germania. E da Helsinki fa suo il tema con cui la Finlandia sta celebrando il centenario della sua indipendenza: “insieme”, in nome della coesione nazionale.

Non solo uno slogan per il presidente della Repubblica che ai giornalisti spiega come questo messaggio debba diventare vangelo per le leadership europee oggi più che mai di fronte ad una missione senza ritorno: “Si è aperto nuovamente il cantiere dell’integrazione europea. E’ un percorso impegnativo che ha di fronte delle difficoltà ma che oggi sembra veramente avviato con determinazione. Sono convinto che avverrà positivamente”, assicura dopo un lungo colloquio con il presidente Sauli Niinistö, esponente conservatore espressione di una classe dirigente severa sull’economia ma aperta ad una maggiore integrazione.

Serve insomma “un salto di qualità” perchè i cittadini chiedono all’Europa “un messaggio di fiducia” che si può sintetizzare in “più sicurezza, crescita e coesione sociale”. I due presidenti si guardano bene dal commentare direttamente i risultati elettorali di uno stato membro come la Germania e tantomeno la crescita allarmante del partito di ultradestra Afd.

Ma il pensiero Mattarella è chiaro: “La logica della storia è più forte delle difficoltà contingenti”, scandisce rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un parere sui populismi europei. “Tutti i Paesi sono chiamati a giocare un ruolo importante”, nel rafforzamento dell’Unione. E la Ue spesso, ha aggiunto citando una frase dell’ex presidente della Commissione Delors, “si è sviluppata attraverso le crisi”.

Non a caso il presidente ha riferito di aver seguito “con grande interesse” il discorso del presidente francese Emmanuel Macron, apprezzandone il cuore del messaggio politico. Ma non solo, l’ottimismo del capo dello Stato sull’ineluttabilità di nuove riforme nella Ue, si regge anche sulle “recenti” parole del presidente della Commissione Juncker e sulle ultime “affermazioni” della cancelliera Merkel che, ha sottolineato Mattarella, ora tornerà al governo della Germania.

“Insieme”, quindi. Avanti tutta a partire da una strettissima collaborazione con Francia, Germania e Spagna. Senza dimenticare che il nodo che più interessa l’Italia, la crisi dei flussi, deve essere sciolto con la collaborazione di tutti. Collaborazione che la piccola Finlandia ha fornito e continuerà a fornire, come ha confermato il presidente Niinistö: “Voglio ringraziare l’Italia per il suo contributo. Abbiamo parlato di migrazioni e delle pressioni sul Mediterraneo dove l’Italia è rimasta molto sola, accogliendo flussi importanti”, ha spiegato.

Da parte sua Mattarella ha ringraziato la Finlandia per aver accolto la sua intera quota di ricollocamenti. Che per la verità sembrano pochi anche in relazione alla piccola popolazione dello stato scandinavo: sono 779 provenienti dall’Italia. Anche qui a Helsinki non manca un capitolo dedicato alla situazione libica: bisogna “garantire ai campi in Libia una condizione civile e dignitosa e l’Italia sta facendo la sua parte”, ma serve l’impegno di tutti, a partire dalle Nazioni Unite e delle sue Agenzie.

Insomma, la ricostruzione politica della Libia è anche “necessaria per stroncare l’inumano traffico di essere umani nel Mediterraneo, un traffico che contrasta con le coscienze” dell’intero pianeta.

(Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)

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Ancora rischio deflazione nell’Eurozona e nel resto d’Europa

Pubblicato il 19 maggio 2016 da redazione

Presidente della Banca d'Italia Ignazio Visco

Presidente della Banca d’Italia Ignazio Visco

ROMA. – Un’economia che stenta a rimettersi in marcia mentre si fa concreto il rischio di un’avvitamento sulla deflazione. E’ ancora così pericolosamente incerto il quadro nell’Eurozona e nel resto d’Europa, nonostante la serie di contromisure iper-espansive messe in atto dalla Bce e l’ultimo potenziamento della cura Draghi: tassi a zero e rafforzamento degli acquisti di Bond tramite il piano di quantitative easing.

“Credo che corriamo ancora un concreto rischio di deflazione” avverte il presidente della Banca d’Italia Ignazio Visco in una intervista pubblicata dal tedesco Handelsblatt proprio nel giorno in cui Eurostat certifica la ricaduta in negativo dei prezzi al consumo. Ad aprile nell’area euro e nella Ue a 28 l’indice ha registrato un -0,2% su annuo dopo che a marzo l’andamento dei prezzi era risultato fermo a zero.

La deflazione “è la cosa peggiore che possa capitarci” rincara Visco spiegando che “si rischiano fallimenti ed effetti molto negativi sull’economia reale”. Il governatore non entra nel dettaglio, ma è un fatto che la Bce di recente abbia lanciato un nuovo allarme sulla spirale degli ‘effetti di secondo livello’ di una inflazione troppo bassa che finirebbero con il comprimere salari e prezzi innescando una pericolosa reazione a catena.

L’Italia ad aprile ha archiviato un -0,4%, un livello leggermente migliore della stima Istat di -0,5% del 13 maggio, mentre l’economia sembra mostrare segni di guarigione. “La ripresa in Italia è fragile ma c’è”, assicura Visco. “Vediamo finalmente aumentare gli investimenti e l’occupazione cresce grazie alle riforme e gli stimoli del governo.

Le esportazioni hanno mantenuto la loro forza, ma – avverte – l’economia deve essere aiutata da ulteriori cambiamenti strutturali”. Un percorso inevitabile tenuto conto che la traiettoria di crescita dell’Italia si inquadra in un contesto generale molto incerto (di recente la Bce ha menzionato con preoccupazione anche l’incognita Emergenti) e in alcuni casi deteriorato.

Un mese fa il Fondo monetario internazionale ha parlato di un sensibile aumento delle possibilità di recessione e deflazione, soprattutto in Eurolandia. Sono tredici i Paesi Ue con tasso di inflazione negativo, inclusi la Germania a -0,3% e la Francia a -0,1% e a pesare è sempre il crollo dei prezzi energetici.

Ma la frenata dell’inflazione poteva essere ben più forte se la Bce non si fosse mobilitata, puntualizza Visco difendendo Francoforte dalle rimostranze di parte tedesca sui contraccolpi dei tassi di interesse troppo bassi. “È evidente che non possano esserci tassi negativi in eterno”, spiega, ma “abbiamo fatto quello che andava fatto” e “senza il programma di acquisto dei bond il tasso di inflazione sarebbe sostanzialmente più basso”.

Anche Draghi, in una lettera di risposta a un parlamentare europeo, Nikolaos Chountis, spiega che il Qe “continua ad avere un impatto positivo su crescita, occupazione e prezzi” e “i livelli attuali dei tassi di interesse riflettono l’outlook debole su crescita e inflazione”.

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Allarme Usa, in Europa ondata foreign fighter mai vista

Pubblicato il 12 maggio 2016 da redazione

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BERLINO. – L’allarme è esplicito: l’Europa sta subendo un’ondata di foreign fighter senza precedenti. E arriva da fonte autorevole: da Lisa Monaco, la zarina antiterrorismo della Casa Bianca che, in visita a Bruxelles, ha ha fatto pressing sulle autorità belghe perchè facciano squadra e condividano di più le informazioni d’intelligence sul fronte della lotta all’Isis.

Un flusso di jiahdisti di ritorno “come non si era mai visto”, ha aggiunto Monaco, che ha illustrato le due minacce cui l’Europa deve far fronte: quella dei combattenti europei addestrati in Siria che tornano a casa, e quella del processo di radicalizzazione di molti individui sul suolo europeo innescato dall’Isis. A queste se ne aggiunge una terza, almeno nei Paesi che sono stati interessati dagli imponenti flussi migratori dell’ultimo anno: quella dei terroristi infiltrati fra i migranti.

La Neue Osnabruecker Zeitung ha rivelato che la polizia criminale federale tedesca ha ricevuto finora 369 segnalazioni su sospetti terroristi o simpatizzanti di organizzazioni terroristiche, che sarebbero arrivati in Germania mescolandosi fra i profughi.

In 40 casi sono state avviate indagini giudiziarie, perché i sospetti erano apparsi concreti. Le accuse sono di appartenenza diretta a gruppi terroristici e pianificazione di gravi reati. Finora però non sono mai emersi indizi concreti su piani di attentati, ha detto l’Anticrimine tedesco. È un numero comunque più alto rispetto a quelli finora resi noti.

Il quotidiano di Osnabrueck riporta anche una presa di posizione più tranquillizzante del ministero dell’Interno tedesco: in diversi casi le segnalazioni si sono rivelate false, frutto di millanterie da parte di altri migranti, di tentativi di discredito o di semplici frottole, ha detto un portavoce interpellato dal giornale.

Quel che l’Anticrimine ha però aggiunto è che “il pericolo terroristico in Germania e in Europa resta molto alto e che nuovi attentati di cellule islamiche non sono affatto da escludere”. Punto su cui concordano anche gli esperti americani arrivati a Bruxelles assieme a Lisa Monaco.

John Mulligan, numero due dell’antiterrorismo Usa, ha spiegato che il successo delle indagini è legato non solo allo scambio di informazioni ma anche alla velocità della loro condivisione. “Il tempo che abbiamo per agire è poco – ha detto – perché ormai in Europa abbiamo a che fare con cellule capaci di sferrare attacchi rapidamente, senza il bisogno di lunghi periodi di pianificazione”.

(di Pierluigi Mennitti/ANSA)

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Premio letterario Fenice-Europa

Pubblicato il 10 maggio 2016 da redazione

Premio Fenice Europa

Luigi Ballerini con Hanna non chiude mai gli occhi (San Paolo), Carlo F. De Filippis con Le molliche del commissario (Giunti) e Andrea Fazioli con L’arte del fallimento (Guanda), sono i tre libri vincitori della XIX edizione del Premio Fenice-Europa “Un Romanzo Italiano per il mondo”.

I loro tre libri sono stati selezionati tra quelli pervenuti presso la segreteria del premio, da una giuria tecnica composta da Claudio Toscani, Younis Tawfik e Adriano Cioci. I tre romanzi sono stati consegnati a 460 lettori residenti in Italia e all’estero (Europa, America e Antartide). Saranno loro a decretare il “supervincitore” durante la cerimonia finale di Losanna (Svizzera) il prossimo 3 settembre.

LUIGI BALLERINI

Luigi Ballerini è nato a Sarzana e vive a Milano. Medico e psicoanalista, da anni si dedica alla narrativa. I suoi romanzi hanno ottenuto importanti riconoscimenti in Italia e all’estero. Con le Edizioni San Paolo ha pubblicato La signorina Euforbia maestra pasticciera, che ha vinto il Premio Andersen 2014.

Hanna non chiude mai gli occhi. Salonicco 1943. Le SS sono giunte nella città greca con lo scopo di annientare la grande e ricca comunità ebraica che vi abita da secoli, deportando tutti i suoi membri e impadronendosi dei loro beni. Mentre le partenze dei treni verso i campi di concentramento della Polonia si susseguono senza interruzione, nella città devastata dalla follia nazista due storie scorrono parallele.

Quella di Hanna e Yosef, due quindicenni ebrei rinchiusi nel ghetto di Kalamaria, testimoni del crescere delle violenze e alla ricerca con le loro famiglie di una possibile via di scampo; e la storia del console italiano Guelfo Zamboni e del capitano Lucillo Merci che, in corsa contro il tempo, si adoperano per salvare quante più vite possibili. Tratto da una storia vera, di coraggio e di speranza.

CARLO F. DE FILIPPIS

Carlo F. De Filippis vive e lavora a Chieri, sulle colline torinesi. Le molliche del commissario è il suo romanzo d’esordio, primo volume di una serie che ha come protagonista Salvatore Vivacqua.

Le molliche del commissario. Siciliano trapiantato a Torino, con più cicatrici che capelli e un carattere quadrato come la sua stazza, Salvatore Vivacqua sa bene che dove c’è un delitto c’è sempre anche una traccia che il colpevole si è lasciato dietro. Ma quando viene chiamato d’urgenza nella chiesa della Santissima Trinità, capisce subito che questa indagine gli darà del filo da torcere. Vicino al confessionale è stato rinvenuto il corpo di don Riccardo in una pozza di sangue.

Ma chi può aver massacrato con tanta ferocia un uomo anziano, che a detta di tutti viveva solo per aiutare gli altri? Vivacqua intuisce che quel delitto è solo il tassello di un mosaico molto più oscuro e complesso. Nelle stesse ore, il suo vice Santandrea, è alle prese con un secondo omicidio: una ricca musicista morta per soffocamento durante un gioco erotico. Due delitti a breve distanza negli ambienti più insospettabili della Torino bene. E non è finita qui…

ANDREA FAZIOLI in una foto di  Andrea Morges

Andrea Fazioli, nato nel 1978, vive a Bellinzona, nella Svizzera italiana. Presso Guanda ha pubblicato L’uomo senza casa (2008), Come rapinare una banca svizzera (2009), La sparizione (2010, Uno splendido inganno (2013) e Il giudice e la rondine (2014). I suoi libri sono tradotti in varie lingue.

L’arte del fallimento. Elia Contini sopravvive facendo l’investigatore privato, costretto a occuparsi per la maggior parte del tempo di piccoli furti e animali smarriti. Un giorno, però, viene assunto per ritrovare un imprenditore fuggito di casa, e la situazione diventa complessa. Mario Balmelli, proprietario di una ditta di arredamenti vorrebbe lasciare tutto e seguire il suo sogno: suonare il sax.

Ma quando trova il coraggio di provarci, tutto va a rotoli: la crisi economica che si inasprisce, una truffa ai danni dei lavoratori frontalieri tra la Svizzera e l’Italia, un pazzo omicida che si scaglia contro la sua famiglia con furia inaudita. Se nemmeno la polizia riesce a interrompere la catena dei delitti e a capirci qualcosa, come potrà farlo un piccolo detective?

460 giudici popolari sono impegnati nella lettura della terna vincitrice; le loro schede decreteranno il “Supervincitore”. I giurati sono dislocati non soltanto in Umbria ma anche in altre regioni italiane. Tra i lettori è presente un folto gruppo di ragazzi di San Patrignano (Rimini).

I lettori all’estero sono italiani (perlopiù coordinati dall’Arulef) e stranieri, residenti in Belgio, Bielorussia, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Slovenia, Svizzera, USA (Florida) e Venezuela.

Il gruppo più lontano (geograficamente) è quello della base Concordia, in Antartide, costituita da scienziati italiani e francesi del Programma Nazionale Ricerche in Antartide. La manifestazione 2016 è sostenuta dall’ARULEF (Associazione Regionale Umbra Lavoratori Emigrati e Famiglie), sezione di Losanna, con il patrocinio della Regione Umbria.

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L’Ue verso approvazione della flessibilità, ma pesa il debito elevato

Pubblicato il 10 maggio 2016 da redazione

A general view shows members of the European Parliament voting during a plenary session in the European Parliament in Strasbourg, France, 12 April 2016. EPA/PATRICK SEEGER

A general view shows members of the European Parliament voting during a plenary session in the European Parliament in Strasbourg, France, 12 April 2016. EPA/PATRICK SEEGER

BRUXELLES. – Non dovrebbero esserci più ostacoli alla richiesta italiana di flessibilità sui conti pubblici 2016: la Commissione europea si prepara a dare il via libera il 18 maggio, quando presenterà anche le raccomandazioni specifiche per Paese. Ma la concessione di ulteriori margini di bilancio, oltre a quelli concessi nel 2015, non mettono l’Italia al riparo da un’azione sul debito, che ha raggiunto il suo picco nel 2015 e non è sceso nel 2016, come hanno confermato le recenti previsioni economiche.

Eurostat, il 21 aprile, aveva anche certificato che nel 2015 l’Italia ha violato la ‘regola del debito’, uno dei paletti della nuova governance che può far scattare una procedura con eventuali sanzioni. Il collegio dei commissari, riunito a Strasburgo, ha tenuto un primo dibattito ‘di orientamento’ sul rispetto del Patto di stabilità, in vista della pubblicazione delle raccomandazioni e del giudizio definitivo sulle leggi di stabilità, tra cui quella italiana.

Il confronto – riferiscono fonti europee – avrebbe quindi confermato che la Commissione è orientata a riconoscere tutta la flessibilità aggiuntiva chiesta dall’Italia per riforme (0,1%), investimenti (0,3%) e migranti (0,2%), ma resta lo scoglio del debito pubblico, che doveva cominciare a ridursi già nel 2015 e che invece resta a 132,7% anche nel 2016.

Nel corso del dibattito sarebbe emerso apprezzamento per il percorso delle riforme in Italia, mentre i dati del debito non rispettano gli obiettivi. Anche se ulteriori valutazioni sono ancora in corso. Il problema principale è che l’Italia, nel 2015, è in conclamata violazione della regola che ne impone la riduzione, perché non ha effettuato lo sforzo strutturale raccomandato dalla Ue.

Nemmeno la flessibilità ulteriore migliora la situazione, perché i margini si applicano al 2016. La violazione della regola obbliga Bruxelles a preparare un rapporto sul debito, chiamato ‘126.3’, che ne valuterà la sostenibilità o meno. Anch’esso dovrebbe arrivare il 18 maggio.

Altre fonti di Bruxelles osservano che il “negoziato strategico è ancora aperto” sebbene si possano per ora escludere “sorprese” come l’apertura di procedure per debito eccessivo. La trattativa, a quanto si è appreso, si sta svolgendo in maniera serrata ma senza una particolare conflittualità, sebbene le osservazioni critiche non manchino e potrebbero spingere i commissari che vigilano sull’andamento dei conti pubblici a inviare Roma una nuova lettera ‘ad hoc’ sull’esempio di quanto già avvenuto lo scorso marzo, quando Moscovici e Dombrovskis avvertirono Roma sulla violazione della regola del debito, chiedendo di prendere rimedi nel programma di stabilità.

Particolarmente difficile sarebbe invece la posizione della Spagna, largamente fuori dagli obiettivi per il deficit e nelle condizioni per far scattare una richiesta di sanzioni. Un’eventualità che viene vista con estrema attenzione e cautela poichè – secondo la valutazione di alcuni dei commissari – potrebbe influenzare la campagna elettorale in vista del voto del 26 giugno.

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Mattarella difende l’Europa, anacronista volerla dividere

Pubblicato il 10 maggio 2016 da redazione

festa europa

ROMA. – Nel giorno della Festa dell’Europa, da Roma è arrivato un messaggio di rilancio del progetto comunitario, sempre più indebolito dalle spinte nazionaliste sull’onda della persistente stagnazione economica, dell’emergenza migratoria e del terrorismo.

Da Mattarella a Mogherini, da Napolitano a Gozi, il comun denominatore è la consapevolezza che la crisi dell’Europa è vicina ad un punto di non ritorno, ma allo stesso tempo non c’è alternativa all’integrazione, per affrontare al meglio le sfide interne ed esterne.

Il capo dello Stato ha insistito sulla necessità di “difendere l’Europa ed i suoi valori dalle tendenze che, anacronisticamente, cercano di disgregarla facendo leva su irrazionali paure ed incertezze”. La ricetta è “più integrazione”, puntando sui giovani che “con le loro esperienze formative nei Paesi membri gettano le basi per l’Europa del futuro”.

Anche l’Alto Rappresentante per la politica estera Ue ha scelto Roma per celebrare questa giornata, che ricorda la storica dichiarazione del ministro degli Esteri francese Robert Schuman, nel 1950, su una nuova forma di cooperazione politica che avrebbe posto fine alle guerre tra le nazioni.

“Per la prima volta l’Europa deve fronteggiare una minaccia esistenziale che viene dal suo interno”, ha avvertito Federica Mogherini, che incontrando gli studenti ha puntato il dito contro gli “europeisti part-time capaci di chiedere aiuto ma non di offrirlo quando necessario” e che vogliono “costruire muri invece di abbatterli”.
L’Europa – ha assicurato – ha tutti gli strumenti per sconfiggere il terrorismo e gestire l’immigrazione, e nonostante tutti i problemi “è ancora la sola storia di integrazione regionale di successo, il più ricco continente del mondo” ed anche il più libero.

Fare da soli non è più possibile in un mondo globalizzato, ha sottolineato il presidente emerito Giorgio Napolitano: “Neanche la Germania può farcela” e bisogna quindi venir fuori da questo “esaurimento nervoso”, facendo tesoro dei “grandi traguardi nella costruzione europea” ottenuti in questi 60 anni e “che non sono stati valorizzati abbastanza” dalle classi dirigenti nazionali.

Le celebrazioni romane per la Festa dell’Europa sono iniziate al Campidoglio, dove Mogherini, il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi ed il commissario di Roma Francesco Tronca hanno consegnato simbolicamente le bandiere dell’Italia e dell’Ue a 1500 alunni delle scuole elementari.

“Il Campidoglio è sempre stato un luogo di supereroi della storia e l’Europa è un po’ un supereroe”, ha affermato Gozi, invitando a “ritrovare il senso della parola solidarietà, un principio giuridico presente nei Trattati, per avviare il rilancio dell’Europa”.

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15:31Natale: folla ai mercatini di Aosta

(ANSA) - AOSTA, 16 DIC - Mercatini di Natale presi d'assalto oggi ad Aosta, dove la neve caduta nei giorni scorsi ha creato un'ambientazione perfetta per le festività. Dall'Italia, ma anche dalla vicina Francia, i visitatori affollano il Marché vert Noel. I 43 chalet allestiti nella suggestiva cornice del Teatro romano offrono i prodotti del territorio e diverse creazioni artigianali, per regali di ogni tipo. Gli appassionati del gusto oltre alla tradizionale Fontina, ai salumi e al genepì, puntano anche su qualche novità: "Quest'anno stanno andando bene le lumache", spiegano i commercianti. Nel villaggio alpino sapientemente ricreato trovano spazio il fontanile, il braciere, i pontili e anche simpatiche sculture in legno di diversi animali, per la gioia dei più piccoli ma non solo. La novità di quest'anno è la balconata realizzata proprio ai piedi del Teatro romano, in modo da consentire a tutti di realizzare la migliore inquadratura per i propri selfie. (ANSA).

15:26Lazio: Inzaghi, mai più quanto successo a noi

(ANSA) - ROMA, 16 DIC - "Grazie a quello che è successo a noi ci sarà più attenzione per tutti, vorrei che nessun collega passi quello che è accaduto a noi. Serve più attenzione, sono cose che non devono più accadere". Alla vigilia della trasferta di Bergamo contro l'Atalanta, Simone Inzaghi torna sui torti subiti in Lazio-Torino, sfida in cui l'arbitro Giacomelli con il Var ha espulso Immobile e non ha concesso un rigore ai biancocelesti, usciti poi sconfitti per 3-1. "I punti dovevano essere di più, ci sono stati tolti - ha spiegato Inzaghi - quello che ci è successo deve essere una possibilità per diventare ancora più squadra. Abbiamo fatto grandi cose, abbiamo un leggero ritardo dalle prime 4, anche per i motivi che sappiamo tutti".

15:23Sci:doppietta norvegese in Gardena, Innerhofer 5/o Paris 6/o

(ANSA) - VAL GARDENA (BOLZANO), 16 DIC - Aksel Svindal 1/o in 1.57.00 e Kjetil Jansrud 2/o in 1.57.59: la discesa della val Gardena sui 3445 m della pista Saslong si e' confermata anche quest'anno terreno di caccia favorito dai norvegesi che hanno piazzato una doppietta. Terzo l'austriaco Max Franz in 1.57.85. Prova d'orgoglio dell'Italia su una pista mai considerata troppo amica soprattutto dagli uomini jet altoatesini: Christof Innerhofer ha chiuso infatti 5/o in 1.58.14 e Dominik Paris 6/o in 1.58.16. Molto più' indietro ed arrabbiato Peter Fill che si e' lamentato per un sasso finitogli sotto gli sci.

15:14Banche: Casini, impatto Boschi su tema sarebbe irrilevante

(ANSA) - BOLOGNA, 16 DIC - "Diciamo la verità: se non fossimo in campagna elettorale l'impatto della signora Boschi e della sua famiglia sul tema che riguarda centinaia di migliaia di risparmiatori sarebbero del tutto irrilevanti, ma siamo in campagna elettorale e si fa polemica politica". Lo ha detto a margine di un incontro dei centristi per l'Europa di Bologna il presidente della Commissione sulle banche Pier Ferdinando Casini."Mi scandalizzo? Sono troppo anziano per scandalizzarmi - risponde - però questo non riguarda la commissione banche...".

15:10Donna vegliata da figlio: autopsia esclude omicidio

(ANSA) - GENOVA, 16 DIC - Esclusa l'ipotesi di omicidio per la morte di Giovanna Pedori, la donna di 78 anni morta e vegliata per una settimana nel letto di casa dal figlio di 47 anni. L'esame autoptico svolto dal medico legale Marco Salvi ha accertato che la donna non è stata uccisa: sul suo corpo non sono state trovate contusioni o ferite compatibili con l'ipotesi dell'aggressione da parte del figlio o di un'altra persona. I lividi al collo, che per il medico che ha svolto il primo sopralluogo potevano essere spiegati con uno strangolamento, sono risultati essere superficiali. La donna, ha spiegato Salvi ai carabinieri della compagnia di San Martino, probabilmente è morta a causa di un malore che le ha fatto perdere i sensi e cadere sbattendo la testa contro un mobile. L'esame autoptico ha dunque confermato quanto detto dal figlio della donna: l'uomo, che soffre di disturbi psichici, pur molto confuso e provato, aveva riferito che la madre era caduta e lui l'aveva adagiata sul letto.

14:36Ucciso per un pettegolezzo, un arresto nel Reggiano

(ANSA) - REGGIO EMILIA, 16 DIC - Tutto sarebbe nato da un pettegolezzo: aveva detto che sua moglie era molto più bella di lui. Per fargliela pagare hanno escogitato un tranello, portato avanti per otto mesi, per attirarlo nel luogo dove poi lo hanno ucciso a Fabbrico, nel Reggiano, tre anni fa. I carabinieri hanno arrestato un pakistano di 38 anni, accusato di aver ucciso un connazionale di 20. E' l'evoluzione dell'inchiesta che aveva già portato nel maggio scorso, al fermo di un altro pachistano, accusato di aver illuso la vittima con un falso profilo Facebook, di una ragazza benestante con cui fuggire in cerca di una vita più felice e lontano dai vincoli delle proprie tradizioni. Il ventenne era stato seviziato, ucciso e sotterrato la notte di San Valentino di tre anni fa. Il suo corpo, in stato di decomposizione, era stato trovato casualmente solo tre mesi dopo nel corso di lavori in un cantiere. (ANSA).

14:15Capotreno aggredito, fermati 4 minorenni

(ANSA) - PISA, 16 DIC - Quattro minorenni lucchesi sono stati fermati stamani dalla polfer alla stazione di Pisa dopo avere aggredito un capotreno che era intervenuto in soccorso di una ragazza infastidita dai quattro ragazzi a bordo di un treno regionale della linea Pisa-Lucca. Secondo quanto si è appreso, una volta giunti in stazione i giovani hanno letteralmente pestato il capotreno e reagito con violenza anche all'intervento della polizia: sia il dipendente di Trenitalia sia due agenti sono rimasti feriti e trasportati al pronto soccorso. I contorni dell'episodio, avvenuti intorno alle 11, sono ancora in fase di ricostruzione: i quattro minorenni si trovano all'interno degli uffici della polizia ferroviaria che sta ancora valutando i provvedimenti da prendere e le contestazioni di reato necessarie. L'aggressione è avvenuta davanti a decine di passeggeri e il 118 ha inviato sul posto almeno tre ambulanze mentre anche la polizia di stato ha inviato pattuglie a supporto degli agenti della polfer preventivamente avvertiti dal capotreno che poi è stato aggredito e che ha riportato ferite piuttosto serie.(ANSA).

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