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Papa in Cile chiede perdono per la pedofilia: “Vergogna, mai più”

Pubblicato il 16 gennaio 2018 da ansa

Papa Francesco ricevuta dalla presidente cilena Michelle Bachelet. EPA/EPA-ANSA/LUCA ZENNARO

 

SANTIAGO. Papa Francesco in Cile. “Qui non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna che sento davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa”, ha detto il Pontefice salutato da un applauso, nel suo discorso alle autorità e alla società civile al Palazzo della Moneda. “Desidero unirmi – ha aggiunto – ai miei fratelli nell’episcopato, perché è giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime, mentre dobbiamo impegnarci perché ciò non si ripeta”.

Parlando al clero cileno del “dolore che hanno significato i casi di abusi contro minori”, il Papa ha detto: “Dolore per il danno e la sofferenza delle vittime e delle loro famiglie, che hanno visto tradita la fiducia che avevano posto nei ministri della Chiesa. Dolore per la sofferenza delle comunità ecclesiali; e dolore anche per voi, fratelli, che oltre alla fatica della dedizione avete vissuto il danno provocato dal sospetto e dalla messa in discussione, che in alcuni o in molti può aver insinuato il dubbio, la paura e la sfiducia”.

Durante il volo, parlando con i cronisti, Bergoglio ha mostrato la foto di un bimbo vittima di Nagasaki e ha sottolineato di temere una guerra nucleare.

Papa Francesco, accolto dal capo dello Stato Michelle Bachelet, con una calorosa stretta di mano, e dagli onori militari, è arrivato al Palazzo della Moneda, a Santiago, dove ha incontrato le autorità, la società civile e il corpo diplomatico, e poi si intrattiene a colloquio con la presidente uscente della Repubblica, ma ancora in carica, la socialista Bachelet, nella protocollare ‘visita di cortesia’. Tra le autorità che assistono al discorso del Pontefice c’è anche il presidente eletto, Sebastian Piñera, di centrodestra, che si insedierà alla Moneda il prossimo 11 marzo.

“Siamo invitati – oggi in modo speciale – a prestare un’attenzione preferenziale alla nostra casa comune: far crescere una cultura che sappia prendersi cura della terra – ha detto – e a tale scopo non accontentarci solo di offrire risposte specifiche ai gravi problemi ecologici e ambientali che si presentano”.

In questo “si richiede l’audacia di offrire uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico che privilegia l’irruzione del potere economico nei confronti degli ecosistemi naturali e, di conseguenza, del bene comune dei nostri popoli”.

“La saggezza dei popoli autoctoni può offrire un grande contributo – ha detto -. Da loro possiamo imparare che non c’è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra e a tutto quello e tutti quelli che la circondano. Il Cile possiede nelle proprie radici una saggezza capace di aiutare ad andare oltre la concezione meramente consumistica dell’esistenza per acquisire un atteggiamento sapienziale di fronte al futuro”.

Continuano, intanto le proteste per la visita. Altre tre chiese cattoliche sono state incendiate nella notte in Cile, nelle ore seguenti l’arrivo del Papa. Lo rendono noto i media locali. Due chiese colpite si trovano a Cunco, località a 700 km da Santiago, nella regione dell’Araucania, che Francesco visiterà domani. Secondo fonti dei vigili del fuoco, le due chiese sono state andate distrutte contemporaneamente. L’altro incendio ha riguardato la parrocchia della Madre della Divina Provvidenza a Puente Alto, nella periferia di Santiago.

In tutto sono 9 le chiese attaccate in questi giorni. Per quanto riguarda la parrocchia della Madre della Divina Provvidenza a Puente Alto, nella periferia di Santiago, secondo testimonianze raccolte fra i vicini, un gruppetto di cinque persone ha lanciato bombe incendiarie contro la porta della chiesa e sono anche state bruciate bandiere del Cile e del Vaticano. Con questi nuovi attentati sale a nove il numero di chiese che hanno subito attacchi, soprattutto incendiari, in concomitanza con la visita di Francesco in Cile.

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Papa: “Ho paura della guerra nucleare, siamo al limite”

Pubblicato il 15 gennaio 2018 da ansa

Papa Francesco abborda l’aereo Alitalia che lo porterà i Cile e Perù. (ANSA/AP Photo/Gregorio Borgia)

 

ROMA. – “Si, ho davvero paura. Siamo al limite. Basta un incidente per innescare la guerra. Di questo passo la situazione rischia di precipitare. Quindi bisogna distruggere le armi, adoperarci per il disarmo nucleare”. Così Papa Francesco, sul volo da Roma verso Santiago del Cile, ha risposto ad una domanda di una giornalista sul fatto se abbia davvero paura di una guerra nucleare, avendo prima fatto distribuire ai cronisti al seguito una foto scattata a Nagasaki dopo l’esplosione atomica del ’45.

Alla partenza del suo volo da Roma per Santiago del Cile, Papa Francesco ha – infatti – fatto distribuire ai 70 giornalisti al seguito una foto scattata a Nagasaki dopo l’esplosione atomica del ’45, con sul retro la sua scritta “Frutto della guerra”.

ANSA/REUTERS/Alessandro Bianchi/POOL

 

“Questa l’ho trovata per caso – ha poi spiegato il Pontefice salutando i cronisti – é stata scattata nel ’45. E’ un bambino con il suo fratellino sulle spalle che aspetta il suo turno davanti al crematorio a Nagasaki dopo la bomba. Mi ha commosso quando l’ho vista. Ho pensato, ho osato scrivere solo ‘Il frutto della guerra’ e poi di farla stampare e condividerla perché un’immagine del genere commuove più di mille parole. E l’ho voluta condividere con voi”.

 

Il viaggio che lo porterà per una settimana prima in Cile e poi in Perù, è il ventiduesimo all’estero del suo pontificato, il sesto che tocca Paesi dell’America Latina. L’aereo dell’Alitalia atterrerà a Santiago del Cile, dopo quasi 16 ore di volo, intorno alla mezzanotte di oggi, le ore 20.00 locali.

 

Sorridente, con la consueta borsa nera tenuta stretta nella mano sinistra ed appoggiandosi con la destra sul corrimano della scaletta dell’aereo, Papa Francesco ha raggiunto il portellone di ingresso del Boeing. Arrivato in cima, Bergoglio prima di entrare nell’aereo, ha salutato le due hostess ed il comandante del volo che lo stavano attendendo. Subito dopo, il Papa si è quindi voltato verso tutti gli altri presenti per salutarli con un cenno della mano.

All’aeroporto della capitale cilena, nella cerimonia di benvenuto che non prevederà discorsi, il Papa sarà accolto dalla presidente uscente della Repubblica, ma ancora in carica, la socialista Michelle Bachelet. Quindi il trasferimento alla Nunziatura apostolica, dove Francesco alloggerà nel suo soggiorno a Santiago.

In Cile, oltre alla capitale, il Pontefice visiterà le città di Temuco, a Sud, dove incontrerà le popolazioni indigene Mapuche, e Iquique, nel Nord minerario. In Perù, dove arriverà giovedì sera, sarà nella capitale Lima, nell’amazzonica Puerto Maldonado e a Trujillo, sulla costa del Pacifico, colpita l’anno scorso dalle inondazioni di ‘El Niño’. Il rientro a Roma è previsto per lunedì 22.

Entrambi i Paesi sono stati visitati in precedenza da papa Giovanni Paolo II: il Cile nel 1987, il Perù due volte, nell’85 e nell’88.

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Papa: un 2018 tra riforme, viaggi, giovani, famiglie

Pubblicato il 03 gennaio 2018 da ansa

Papa Francesco visita il Parish Cemetery in Dhaka, Bangladesh. ANSA/ETTORE FERRARI

CITTA’ DEL VATICANO. – Sarà un anno che, oltre al completamento della riforma della Curia, comprenderà focus particolari come quelli sulle famiglie e sui giovani, e ancora importanti viaggi all’estero e in Italia. Il 2018 di Francesco si preannuncia con un calendario sempre denso di eventi mentre, nonostante le resistenze da più parti e qualche inciampo di troppo, prosegue il cammino ‘riformatore’ dell’attuale pontificato, verso una Chiesa – come vuole Bergoglio – ancor più proiettata verso una dimensione universale e decentrata e dallo spiccato accento pastorale, ‘accogliente’ e missionario.

Mentre si attende per lunedì 8 gennaio, appena concluso il ciclo natalizio, il discorso del Papa al Corpo diplomatico, già uno dei più significativi dell’anno, per tracciare la linea dell’azione e della visione internazionale della Chiesa, Francesco già una settimana dopo, lunedì 15 gennaio, partirà per l’importante trasferta in Cile e Perù (fino al 22), ancora nella ‘sua’ America Latina per la quale continua ad auspicare la soluzione delle gravi discrepanze sociali e il riscatto della corruzione.

Per ora, per l’anno appena cominciato, non ci sono altre visite all’estero ufficialmente confermate, ma il Papa dovrebbe andare anche all’Incontro Mondiale delle Famiglie che si svolgerà a Dublino dal 21 al 26 agosto: un’occasione che, oltre a tirare le fila della ricezione della Amoris Laetitia, avrebbe anche una rilevante valenza politica per la possibilità che Bergoglio si rechi pure in Irlanda del Nord giungendoci dalla Repubblica dell’Eire, fatto mai accaduto prima.

Restano al momento in ballo altri viaggi di cui si è fatta voce (Paesi baltici? Si può riparlare del Sud Sudan, dopo il viaggio ‘saltato’ l’anno scorso? A quando l’attesissima visita in Uruguay e nella natia Argentina?), ma mancano indicazioni di alcun tipo mentre gli unici indizi possono essere i ‘vuoti’ nel calendario della Casa pontificia, come quelli nella prima settimana di giugno (annullata l’udienza generale di mercoledì 6, per cui il Papa dovrebbe essere fuori) o alla fine di settembre (annullato l’Angelus di domenica 23).

Visite papali avranno comunque luogo anche in Italia: sabato 17 marzo nelle Pietrelcina e San Giovanni Rotondo di Padre Pio, mentre non è ancora ufficializzata la data della trasferta a Venezia per l’incontro con le Chiese del Nordest.

Quanto ai temi al centro dell’agenda papale, oltre alla definizione degli ultimi aspetti della riforma della ‘Pastor bonus’ per l’organizzazione della Curia romana (prossimo appuntamento del ‘C9’ dal 26 al 28 febbraio) e ai sempre più delineati accorpamenti nel sistema dei media vaticani, a quello della famiglia si aggiungerà quello dei giovani, su cui va avanti il lavoro preparatorio – compresa anche la valutazione dei questionari compilati online entro il 31 dicembre appena trascorso – del Sinodo in programma dal 3 al 28 ottobre prossimi.

E sempre in ottobre, almeno dalle ipotesi che si fanno in sede di postulazione e presso la diocesi di Brescia, potrebbe svolgersi un altro grande evento: la canonizzazione di papa Paolo VI, Pontefice particolarmente caro a Bergoglio e per il quale è stato individuato il secondo miracolo, utile alla proclamazione della santità.

Non è affatto escluso che nell’anno possa anche arrivare la canonizzazione di mons. Oscar Romero e che Francesco possa andare ad officiala in Salvador. Possibile, infine, un nuovo Concistoro per la creazione di cardinali, mentre in campo internazionale sono sempre attivi i canali di negoziato con la Cina per il possibile accordo sulla nomina dei vescovi.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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Papa: “Migranti fuggono dagli Erode di turno”

Pubblicato il 26 dicembre 2017 da ansa

Benedizione Urbi et orbi di Papa Francesco (ANSA/ L’OSSERVATORE ROMANO)


CITTA’ DEL VATICANO. – I “venti di guerra”, cui non è estraneo un “modello di sviluppo” distorto e disumano, riassunti nei volti dei bimbi che soffrono i diversi conflitti. La condizione dei migranti che fuggono dagli “Erode di turno”. Il ruolo dei marginali, poveri o pastori che siano, nel ridare fiato all’umanità. E, sullo sfondo, una forte critica del potere, anche quello “religioso mondano”.

Si è mossa su questi binari la riflessione del Papa nei giorni di Natale, ed è stata talmente innestata sui racconti biblici da non dare pretesti a quanti ritengono la sua dottrina “liquida” o quanti lo accusano di essere poco cattolico. Una riflessione che ha avuto un punto di forza nel messaggio “Urbi et Orbi”, davanti a cinquantamila persone in piazza San Pietro, e ai tanti collegati in tutto il mondo attraverso i vari media.

E’ nell'”Urbi et Orbi” che papa Francesco ha collocato i “venti di guerra” in luoghi ben precisi, due dei quali, la Terrasanta con la questione di Gerusalemme e la tensione nella penisola coreana, richiamano la preoccupazione della Santa Sede per l’approccio del presidente statunitense Donald Trump a due aree così calde e così cruciali per la pace mondiale.

Tanto che papa Bergoglio ha tenuto a rilanciare la posizione della Santa Sede su Gerusalemme: “soluzione negoziata” per la “pacifica coesistenza di due Stati” “all’interno di confini concordati tra loro e internazionalmente riconosciuti”: una soluzione messa in crisi dalla decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, trasferendo la ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.

“Il Signore sostenga anche lo sforzo di quanti nella Comunità internazionale sono animati dalla buona volontà di aiutare quella martoriata terra a trovare, nonostante i gravi ostacoli, la concordia, la giustizia e la sicurezza che da lungo tempo attende”, ha auspicato papa Francesco per dare fiato e senso alle diplomazie nell’era Trump.

Accanto a Gerusalemme, papa Francesco ha messo Siria, Iraq e Yemen per il Medio oriente; Sud Sudan, Somalia, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica centrafricana e Nigeria per l’Africa; ha citato il Venezuela, il conflitto dimenticato in Ucraina. Dai luoghi geografici a quelli simbolici: i volti dei bimbi figli di migranti o di disoccupati, dei bimbi schiavi e di quelli vittima della tratta.

A proposito di profughi, il Pontefice ha rivendicato i diritti per le minoranze di Myanmar e Bangladesh; il primo nome che viene alla mente è quello dei rohingya, islamici dello stato birmano del Rakhine, e domenica scorsa l’assemblea generale dell’Onu ha chiesto ai militari birmani di cessare le ostilità contro questa minoranza di religione islamica.

La denuncia della situazione dei migranti era risuonata anche nella veglia della notte di Natale, quando papa Francesco ha insistito sulla situazione di quanti sono costretti a “lasciare la loro terra e mettersi in cammino”, per “sopravvivere agli Erode di turno che per imporre il loro potere e accrescere le loro ricchezze non hanno alcun problema a versare sangue innocente”.

Il Papa ha inoltre evocato Gesù come “colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza” (avrà avuto qualche risonanza nel dibattito in Italia sullo Ius soli? ndr), e ha insistito sul ruolo dei pastori, “uomini e donne” considerati impuri, marginali nella società del tempo, ai quali per primo si manifesta Gesù, “che nella sua povertà e piccolezza denuncia e manifesta che il vero potere e l’autentica libertà sono quelli che onorano e soccorrono la fragilità del più debole”.

“Il messaggio di Gesù è scomodo e ci scomoda, perché sfida il potere religioso mondano e provoca le coscienze”, ha detto oggi, nella festa del primo martire cristiano, Stefano.

(giovanna.chirri@ansa.it)

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Papa: “Basta complotti in Vaticano. Mai più lavoro nero”

Pubblicato il 21 dicembre 2017 da ansa

Papa: basta complotti in Vaticano

 


CITTA’ DEL VATICANO. – In Vaticano occorre superare la “squilibrata e degenere logica dei complotti e delle piccole cerchie”, “un cancro che porta all’autoreferenzialità”. E’ la forte raccomandazione rivolta da papa Francesco ai cardinali e vescovi della Curia romana nella tradizionale udienza nella Sala Clementina per gli auguri di Natale. Un richiamo cui, subito dopo, nell’incontro in Sala Nervi con i dipendenti vaticani e le famiglie, ne ha aggiunto uno altrettanto forte: “mai più lavoro nero e precari in Vaticano”.

Nell’articolato discorso alla Curia, come da tradizione uno dei più importanti dell’anno, dopo l’iniziale invito ad “abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto”, il Pontefice ha dedicato la sua argomentazione al “rapporto della Curia con le Nazioni, con le Chiese particolari, con le Chiese orientali, con il dialogo ecumenico, con l’ebraismo, con L’Islam e le altre religioni, cioè con il mondo esterno”.

E scherzando sul fatto che “fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti” – citazione di mons. De Merode – ha spiegato che “una Curia chiusa in sé stessa tradirebbe l’obiettivo della sua esistenza e cadrebbe nell’autoreferenzialità, condannandosi all’autodistruzione”.

Da qui l’indicazione del “primato diaconale”, cioè di servizio. Un dato cui, per il Papa, deve corrispondere la necessità di “superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano”.

Francesco ha quindi ha voluto “spendere due parole” su “un altro pericolo”: quello “dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del ‘Papa non informato’, della ‘vecchia guardia’…, invece di recitare il ‘mea culpa’”.

E qui, neanche tanto tra le righe, non è difficile leggere il riferimento del Papa a casi recenti, tra gli altri, come quello nell’ultimo anno dell’allontanamento dell’ex revisore generale dei conti vaticani, Libero Milone. “Accanto a queste persone ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene”, ha detto ancora.

Parlando poi ‘a braccio’ ai dipendenti vaticani, Francesco, oltre a ringraziarli, li ha esortati a “lasciarsi aiutare” nei casi di crisi o separazioni in famiglia, li ha invitati a evitare il “terrorismo delle chiacchiere”, contro cui piuttosto “mordersi le labbra” (“mi diceva uno di voi: ‘Padre, se non si chiacchiera, in Vaticano si rimane isolato’. Pesante!”), ha chiesto loro perdono “perché noi, fauna clericale, non sempre diamo buon esempio”.

Ma soprattutto ha dedicato parole molto determinate al lavoro: “Non voglio lavoro in nero in Vaticano”. “Vi chiedo scusa se questo ancora c’è, il famoso articolo 11 che è un articolo valido per una prova, ma una prova di uno o due anni, non di più. Così come ho detto che non si deve lasciare nessuno senza lavoro, cioè congedarlo, a meno che non ci sia un altro lavoro fuori per sua convenienza o che ci sia un accordo con la persona, così dico che dobbiamo fare in modo qui dentro perché non ci siano lavori in nero e lavoratori precari”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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Papa: l’Italia vive un profondo cambiamento culturale

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

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CITTA’ DEL VATICANO. – L’Italia vive un profondo cambiamento culturale, che tocca tradizioni, abitudini, visioni della vita, e i pastori se ne rendono conto, venendo spesso a contatto con persone che soffrono per mancanza di punti di riferimento.

E’ la riflessione proposta dal Papa ai vescovi italiani, aprendo, nell’aula del sinodo in Vaticano, i lavori della 69.ma assemblea generale della Cei, con un discorso pubblico dal quale sono assenti i temi della cronaca politica italiana, a cominciare dalla legge sulle unioni civili appena approvata.

Nulla ovviamente vieta che della legge si parli nel dibattito a porte chiuse, o nella prolusione del presidente Angelo Bagnasco. “Il contesto culturale – ha dunque osservato papa Bergoglio – è molto diverso da quello in cui” i preti hanno mosso i primi passi nel ministero.

“Anche in Italia – ha sottolineato – tante tradizioni, abitudini e visioni della vita sono state intaccate da un profondo cambiamento d’epoca. Noi, che spesso ci ritroviamo a deplorare questo tempo con tono amaro e accusatorio, dobbiamo avvertirne anche la durezza: nel nostro ministero, quante persone incontriamo che sono nell’affanno per la mancanza di riferimenti a cui guardare!”.

“Quante relazioni ferite! – ha aggiunto subito dopo papa Francesco – In un mondo in cui ciascuno si pensa come la misura di tutto, non c’è più posto per il fratello. Su questo sfondo, la vita del nostro presbitero diventa eloquente, perché diversa, alternativa”.

Il Papa ha affrontato il tema del cambiamento culturale dopo essersi posto la domanda: “Che cosa, dunque, dà sapore alla vita del ‘nostro’ presbitero?”, giacché tutto il suo discorso è stato improntato al “rinnovamento del clero”, uno dei temi cardine di questa assemblea della Cei.

(giovanna.chirri@ansa.it)

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Il Papa riapre la questione donne nella Chiesa

Pubblicato il 13 maggio 2016 da redazione

Women hold a placard reading "Please save Yazidi people from genocide" as Pope Francis greets migrants and refugees at the Moria refugee camp on April 16, 2016 near the port of Mytilene, on the Greek island of Lesbos.  ANSA/ AFP/ / FILIPPO MONTEFORTE/ POOL

Women hold a placard reading “Please save Yazidi people from genocide” as Pope Francis greets migrants and refugees at the Moria refugee camp on April 16, 2016 near the port of Mytilene, on the Greek island of Lesbos. ANSA/ AFP/ / FILIPPO MONTEFORTE/ POOL

CITTA’ DEL VATICANO. – Per papa Bergoglio le commissioni non si istituiscono per sviare i problemi, ma per affrontarli e cercarvi soluzioni. E’ dunque chiaro che il ruolo della donna nella Chiesa rientra ufficialmente sia nella riflessione teologica, per quanto riguarderà il diaconato, che in quella istituzionale, per quanto riguarderà gli organigrammi e i poteri, e che “il punto di vista femminile”, come ha titolato l’Osservatore romano, entrerà nella riforma della Chiesa.

Cioè la decisione di istituire una commissione sul diaconato femminile annunciata dal Papa alle superiori generali, è un passo davvero importante per passare dalle parole ai fatti, ampliare la partecipazione delle donne, – affermata dai primi giorni del pontificato – ed estenderla a ruoli non marginali. E resta tale anche se non sappiamo ancora i contorni del progetto, il mandato e la composizione della commissione, cioè se il processo è per ora soltanto avviato.

“Il Papa mi ha telefonato sorpreso circa le… diaconesse. Pensa ad una commissione. Non affrettiamo le conclusioni”, ha scritto su twitter il sostituto alla Segreteria di Stato, Angelo Becciu”. “Il Papa – ha spiegato padre Federico Lombardi – non ha detto che abbia intenzione di introdurre un’ordinazione diaconale delle donne, e meno che meno ha parlato di ordinazione sacerdotale delle donne. Anzi, parlando della predicazione nel corso della celebrazione eucaristica ha fatto capire che a questo non pensa affatto”.

Le ineccepibili parole di Becciu e Lombardi invitano sia a non precorrere i tempi, che a registrare il fatto che sul riconoscimento sacramentale del ruolo delle diaconesse il Papa ha presenti tutti i problemi teologici e storici.

A livello teologico c’è il nodo “teologico-dogmatico” richiamato da papa Francesco: prete e vescovo presiedono l’eucaristia “nella persona di Gesù Cristo”: il diaconato è un ordine sacro e chi è contrario alle diaconesse afferma che le donne non possono accedere a un grado di sacerdozio.

Ma il Pontefice ha anche ricordato la riflessione di un “teologo siriano, bravo” che aveva studiato il problema delle diaconesse nella Chiesa antica e al quale l’allora arcivescovo Bergoglio aveva chiesto lumi sul fatto se le diaconesse “avevano l’ordinazione o no?”, e sui vari ruoli che queste svolgevano nella Chiesa primitiva.

Il Papa ha anche detto alle superiori generali che chiederà un parere alla Congregazione per il culto “sulla predicazione nella celebrazione eucaristica”. Qualcuno inoltre ricorda che Benedetto XVI modificò il diritto canonico distinguendo le prerogative del diacono, anche uomo, da quelle del prete e del vescovo.

Il Papa, citando se stesso nel discorso alla Commissione per l’America latina, ha riproposto la propria critica alla clericalizzazione dei laici e chiesto ai vescovi di lasciare che i laici facciano i laici anche nel loro servizio alla Chiesa.

Anche solo da questi brevi cenni si capisce che papa Francesco ha ben presenti tutti i problemi, ma resta deciso ad inserire queste tematiche nella riforma della Chiesa. Ha mostrato molta cautela sui cambiamenti che la commissione potrà attuare nella Chiesa anche il card. Kasper, esponente di quella Chiesa tedesca che negli anni Settanta, dopo un proprio sinodo, pregò Paolo VI “di esaminare il problema del diaconato della donna alla luce delle attuali conoscenze teologiche e, tenendo conto della attuale situazione pastorale, di ammettere, se possibile, donne alla ordinazione diaconale”.

Sono state invece molto positive le reazioni di religiose e teologhe laiche, interpellate da Avvenire: per Marinella Perroni, fondatrice del Coordinamento teologhe italiane, quella del diaconato femminile “è tra le questioni più urgenti per un’autentica riforma della Chiesa” e la decisione del Papa “è un segno di grande apertura per il futuro”.

Per suor Giuliana Galli è importante che il Papa denunci che le donne non devono solo educare e accudire, ma possono anche occupare “ruoli decisionali finora riservati unicamente all’uomo” e la “specificità femminile deve essere accolta e ufficializzata nella Chiesa e nella società”.

Per la presidente della Camera Laura Boldrini, quella del Papa “è una decisione epocale” e, per spingere anche il linguaggio verso il riconoscimento del ruolo femminile, ha coniato il neologismo “diacona”.

(giovanna.chirri@ansa.it)

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16:51Papa: in volo sposa hostess e steward cileni

(ANSA) - IQUIQUE (CILE), 18 GEN - Per la prima volta un Papa celebra delle nozze in aereo. Lo ha fatto Francesco durante il volo da Santiago del Cile a Iquique, unendo in matrimonio religioso una hostess e uno steward cileni della compagnia Latam. I due, Carlo e Paula, 41 e 39 anni, convivevano già da tempo, con due figli, ed era già sposati civilmente. Il matrimonio religioso non si era potuto celebrare per il crollo della chiesa a causa del terremoto del 2010. Il matrimonio celebrato in volo dal Papa non era certo previsto, è stato una cosa improvvisa.

16:45Soldi da abusivi case popolari,arrestato ispettore Ps Foggia

(ANSA) - FOGGIA, 18 GEN - Un ispettore della polizia di Stato, Domenico Tateo, di 47 anni, di Bari, in servizio presso la Squadra Volanti della questura di Foggia, è stato arrestato per concussione e posto ai 'domiciliari'. A quanto si è appreso, è accusato di aver chiesto somme di danaro a persone che alloggiano abusivamente in immobili del Comune in cambio di protezione. L'arresto è stato eseguito da agenti della Squadra mobile sulla base di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica. Le indagini sono state svolte dai militari della Guardia di Finanza di Lucera, con i quali ha collaborato la Squadra mobile di Foggia. (ANSA).

16:43Calcio: Juve, Bernardeschi “corsa scudetto a due ma è lunga”

(ANSA) - TORINO, 18 GEN - Per lo scudetto 2018 "per adesso è una corsa a due, tra noi e il Napoli, ma il calcio è strano e il campionato è ancora lungo, vedremo più avanti". Così Federico Bernardeschi, l'autore del gol grazie al quale la Juventus ha vinto a Cagliari prima della sosta. L'ex Fiorentina ha visto un 'altro' Higuain: "L'anno scorso segnava tanto, ma corre e si sbatte, sta facendo un lavoro 'sporco' per aiutare i compagni. Quanto al gol (manca da 527', ndr) è serenissimo, è tranquillissimo e capitano aglio attaccanti periodi così".

16:38Kosovo: a Belgrado folla commossa a funerali Oliver Ivanovic

(ANSAmed) - BELGRADO, 18 GEN - Una folla commossa e silenziosa ha partecipato oggi al cimitero di Belgrado alla cerimonia funebre in memoria di Oliver Ivanovic, il noto esponente politico della comunità serba in Kosovo ucciso a colpi d'arma da fuoco in un agguato martedì scorso a Kosovska Mitrovica. A dare l'estremo saluto a Ivanovic vi erano esponenti politici, rappresentanti della società civile, della cultura, dello sport, dello spettacolo. Ma sopratutto centinaia di comuni cittadini che hanno deposto fiori e acceso candele per rendere omaggio a un uomo considerato uno strenuo difensore degli interessi dei serbi del Kosovo.

16:20Sicurezza: Gabrielli, noi stufi fare ‘foglie fico’

(ANSA) - VERCELLI, 18 GEN - "Nel momento in cui avvengono fatti gravi, il magistrato va a cercare una posizione di garanzia, e molto spesso il questore è il soggetto a cui riferire le responsabilità. Torino docet. Quindi noi abbiamo detto basta, siamo stanchi di fare le foglie di fico rispetto a responsabilità che non sono le nostre". Così il capo della Polizia Franco Gabrielli a Torino rispondendo ad alcune domande sulla circolare per la gestione delle manifestazioni pubbliche che stabilisce precise responsabilità su safety e security. "Il fatto che oggi qualcuno non faccia gli eventi perché non ha i soldi, mi fa sorgere il fondato sospetto che prima si facevano le cose così, perché si è sempre fatto", aggiunge Gabrielli, ricordando che "più che la famigerata circolare Gabrielli esiste un secondo comma dell'articolo 40 del codice penale, secondo il quale chi ha l'obbligo giuridico di impedire che avvenga un tragico fatto, e non lo impedisce, equivale a cagionarlo: e quello è il fondamento del reato colposo".(ANSA).

16:16Calcio: Rosetti,al momento challenge allenatori non previsto

(ANSA) - ROMA, 18 GEN - "Se è prevista in futuro la chiamata della Var da parte degli allenatori? Il Var è un protocollo internazionale Ifab ed è questo che determina la stesura delle regole. In questo momento il challenge non è previsto". Lo dice il responsabile Var in Italia, Roberto Rosetti, a margine di un convegno Ussi a Roma. "A fine stagione - ha specificato Rosetti - faremo una relazione e anche delle proposte. Ma in questo momento dobbiamo lavorare sulle regole. Se mi piace come idea? A me piacciono tante idee...". "Spiegare in diretta al pubblico le decisioni? State correndo troppo - conclude l'ex fischietto internazionale - Anche in questo caso non è previsto come non sono previste le immagini sul maxischermo".

16:15Cadavere uomo in giardino, droga tra ipotesi decesso

(ANSA) - CAMAIORE (LUCCA), 18 GEN - Non si esclude un malore dovuto all'assunzione di droga e al freddo della scorsa notte, come causa del decesso dell'uomo, identificato poi come un tunisino di 43 anni, rinvenuto privo di vita stamani nel cortile di una villa in ristrutturazione in Versilia, a Camaiore (Lucca). E' quanto emerge dagli investigatori. Le indagini sono seguite dai carabinieri. Sarà comunque l'autopsia, affidata al medico legale Stefano Pierotti, a chiarire le cause del decesso. Secondo quanto ricostruito, il nordafricano, già noto alle forze dell'ordine, viveva in una casa poco distante dalla villa, abitazione che aveva ricevuto in eredità da un italiano, deceduto anni fa. L'uomo è stato rinvenuto nudo nel giardino: gli abiti sono stati trovati, a terra, poco lontano.(ANSA). Ad accorgersi del corpo senza vita alcuni passanti che hanno immediatamente allertato i soccorsi.

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