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Gentiloni: “Condizioni per investire nel Sud senza precedenti”

Pubblicato il 11 dicembre 2017 da ansa

 

Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, è intervenuto a Napoli al convegno “Avere 20 anni al Sud: le ragioni per restare e per tornare” organizzato da Il Mattino di Napoli. (Foto Presidenza del Consiglio)

NAPOLI. – Il presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, a Napoli per un forum del Mattino sui giovani, è convinto che ora ci sono “condizioni per investire e creare lavoro a Sud che sono di una convenienza senza precedenti”.

Un Mezzogiorno che dopo un lungo periodo di sofferenza può guardare con maggiore fiducia al futuro perché la crescita nelle regioni del Sud “prese nel loro insieme, anche se è una forzatura prenderle nel loro insieme, è allineata a quello nazionale”. I risultati, sostiene il premier, “per alcuni versi sono addirittura migliori delle medie nazionali”, con un andamento dell’export incoraggiante.

 

Parlando al convegno “Avere 20 anni al Sud”, il premier ha detto che sono state create “le condizioni economico-legislative di contorno favorevoli con il credito d’imposta rafforzato, la decontribuzione per l’assunzione di giovani che vale doppio per il Mezzogiorno”. Con questo, ha aggiunto, “proviamo a dare una spallata a una situazione che apparentemente non si riesce a smuovere”.

E per il futuro, soprattutto nel Mezzogiorno ed in particolar modo in Campania sprona a puntare sul binomio “turismo-cultura” ma anche sull’economia sostenibile che “è una sfida fondamentale”.

“La sinergia tra il mondo delle imprese, dell’università e della ricerca – ha aggiunto il premier – è di straordinaria importanza. Il Mezzogiorno ha dimostrato con casi limitati ma certamente straordinari in che modo l’innovazione può costituire primati a livello globale”.

Prima dell’arrivo di Gentiloni, dinanzi al teatro Mercadante ci sono stati momenti di tensione con alcuni manifestanti. In due hanno affisso su una gru uno striscione con la scritta “Lavoro per tutti” mentre più tardi una ventina di persone, aderenti a vari movimenti, ha tentato di avvicinarsi all’ingresso del teatro ma è stata allontanata dalla polizia.

Un confronto a più voci, coordinato dal direttore de Il Mattino, Alessandro Barbano, oltre che con il premier, con i ministri per lo Sviluppo Economico, Carlo Calennda e della Coesione territoriale, Claudio De Vicenti; con il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia; il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca e il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.

Per il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda “non è utile rifare una nuova cassa per il Mezzogiorno”. Per Calenda “non ha funzionato nonostante ci abbiamo buttato dentro miliardi” e “il ritardo nello sviluppo del Mezzogiorno si materializza quando un investitore estero – ha aggiunto riferendosi alla querelle sull’Ilva – porta cinque miliardi e il governatore di una Regione fa ricorso per cacciarlo. Non ho visto nel mondo questa cosa”.

Il ministro Claudio De Vincenti ha ricordato i provvedimenti approvati dal governo che “sono stati rifinanziati per il 2018 e che dunque continueranno a produrre i loro effetti che sono positivi per l’occupazione e in primo luogo per l’occupazione giovanile”.

(di Alfonso Pirozzi/ANSA)

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Gentiloni: “L’Italia parla al mondo con le sue città”

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da ansa

Il Presidente Gentiloni è intervenuto alla cerimonia di firma dei bandi per la riqualificazione delle periferie delle città di Perugia e di Terni.(Foto Ufficio Stampa Presidenza del Consiglio)

 

PERUGIA.- “L’Italia parla al mondo attraverso le città, quelle grandi e i borghi. Sono canali d’influenza e attrazione del Paese a livello internazionale”: a dirlo è stato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che a Perugia ha firmato la convenzione con il sindaco del capoluogo umbro Andrea Romizi e con quello di Terni Leopoldo Di Girolamo per l’erogazione delle risorse previste per il programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie.

Accordo che prevede circa 30 milioni di euro per una “imponente” operazione di rigenerazione urbana. “Il Governo – ha ricordato la presidente umbra Catiuscia Marini – mette a disposizione di Perugia e di Terni risorse molto importanti per agire in quartieri che hanno bisogno di significativi interventi di riqualificazione, anche in direzione della ricomposizione della coesione e inclusione sociale”.

Operazioni alle quali il premier dà un significato particolare. “Dobbiamo curare – ha sottolineato – la qualità del tessuto urbano delle metropoli, delle città e dei borghi. E’ uno dei tratti distintivi della capacità di influenza e di attrazione e livello internazionale”.

Il presidente del Consiglio ha ricordato che il bando per la riqualificazione delle periferie, lanciato dall’esecutivo di Matteo Renzi, riguarda 120 città e muove complessivamente 4 miliardi di euro, due dei quali di risorse statali.

Il premier ha quindi spiegato che i progetti “mirano a ricucire alcuni strappi che l’evoluzione della storia delle nostre città ha prodotto in alcune aree”. “Se noi facciamo bene questo lavoro di rammendo e di ricucitura – ha detto ancora – possono essere recuperate e rilanciate”. Nel suo intervento a Perugia il capo del governo ha anche sottolineato che “siamo in un momento molto importante per la nostra economia”.

“Finalmente – ha aggiunto – siamo tornati a un segno positivo di crescita”. Il presidente del Consiglio ha quindi spiegato che “lo sforzo è per rimettere in moto i consumi, le imprese, le potenzialità non solo del nostro export, che ormai ha numeri straordinari, ma anche del mercato interno che è fondamentale”. “Anche a questo – ha concluso Gentiloni – mira il programma per le periferie”.

(Di Claudio Sebastiani)/ANSA)

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Gentiloni: “La lotta alla mafia è problema europeo, serve unità”

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da ansa

Gentiloni a Volpedo all’incontro sui Piccoli Comuni

 


ROMA. – A fine legislatura il governo si può dire “orgoglioso dei successi conseguiti” nella lotta alle mafie anche se “consapevole che questa attività deve proseguire e aggiornarsi”. E soprattutto poter contare su un contributo che abbia un raggio di azione a livello internazionale e soprattutto europeo. Il premier Paolo Gentiloni lo ricorda in occasione della sua audizione in Commissione Antimafia, la prima di un premier dopo lungo tempo.

“Dopo Andreotti e Amato, e nel ’94 Berlusconi, l’ultimo presidente del Consiglio ad essere ascoltato dalla commissione Antimafia è stato D’Alema, nella XIII legislatura”, gli ha ricordato la presidente della commissione Rosy Bindi. Ed è un ‘bilancio’ di fine legislatura quello che Paolo Gentiloni porta in Commissione dove esibisce gi ultimi dati sui risultati della lotta alla criminalità organizzata.

Nel 2017, al 30 novembre, sono state portate a termine “numerose operazioni” antimafia, di cui 164 “particolarmente rilevanti”: sono state arrestate 1.574 persone, 296 appartenenti a Cosa nostra, 414 alla ‘ndrangheta, 645 alla Camorra, 219 alla criminalità organizzata pugliese. Sono stati inoltre catturati 42 latitanti di particolare rilievo, di cui 2 di “massima pericolosità del programma speciale di ricerca”. Inoltre sono stati sequestrati alle organizzazioni mafiose 8.199 beni per un valore di 2,01 miliardi di euro circa e confiscati 4.599 beni per un valore di 1,42 miliardi circa.

“Durante l’attuale governo, da me presieduto ci sono stati 22 nuovi scioglimenti di consiglio comunali per infiltrazioni mafiose” ha ricordato il premier segnalando pure l’esigenza, per quanto riguarda soprattutto i comuni di grandi dimensioni, di prevedere il potenziamento dell'”efficacia dell’azione commissariale e di individuare modalità per un effettivo sostegno e monitoraggio dell’amministrazione funzionale al ripristino della legalità”.

Ma se il contrasto alla criminalità organizzata “è una priorità del governo” è pure vero che lotta alla mafia “richiede un impegno unitario” delle forze politiche e da parte delle diverse istituzioni. Senza sovrapposizioni e interferenze. Un discorso che vale anche per la questione delle attività preventive e repressive per le candidature ‘impresentabili’ su cui la presidente della Commissione aveva segnalato l’esigenza di intervenire, in particolare per quanto riguarda i tempi delle verifiche delle commissioni elettorali sulle autocertificazioni, anche in vista delle prossime elezioni.

“Ci sono giocatori diversi che hanno ruoli definiti ed è bene che il governo non interferisca troppo con il ruolo dell’Antimafia, della magistratura o di altri organi dello Stato” ha risposto Gentiloni, facendo sua “la norma di prudenza segnalata dalla presidente Bindi”. E facendo notare come ormai, i tempi siano ristretti: “noi siamo favorevoli a tante cose che sono ipotizzate ma il tempo della legislatura è quello che più o meno immaginate…”.

(di Francesca Chiri/ANSA)

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Gentiloni rilancia le rinnovabili: “Portano molto lavoro”

Pubblicato il 05 dicembre 2017 da ansa

 

Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, è intervenuto al convegno “L’Italia e le energie rinnovabili” presso la sede Enel. (Foto: T. Barchielli)

 


ROMA. – Lo sviluppo dell’energia rinnovabile è importante per tutta la nostra economia, apre grandi opportunità in Italia e in Europa e porta un significativo aumento di posti di lavoro. Il premier Paolo Gentiloni elenca convinto i vantaggi delle rinnovabili, al convegno “L’Italia e le energie rinnovabili” nell’auditorium dell’Enel a Via Regina Margherita, davanti all’ad, Francesco Starace, e al Presidente della Commissione Ambiente della Camera e Presidente onorario di Legambiente, Ermete Realacci.

Aprendo i lavori, Starace annuncia che Enel “investirà 5,3 miliardi di euro nei prossimi tre anni, di cui gran parte, circa il 90% dedicata alla digitalizzazione degli asset tecnologici, quindi le reti e gli impianti”. Tocca poi a Gentiloni confermare come la transizione dal carbonfossile alle rinnovabili abbia assunto ormai “una portata straordinaria”.

“Un tempo si trattava di un fenomeno incentivato da politiche pubbliche. Ora invece – osserva il Presidente del Consiglio – corre sulle sue gambe, crescendo in modo impressionante”. Gentiloni snocciola le cifre di questo boom, ricordando che “la capacità istallata del rinnovabile è aumentata dell’8% in un anno”. Si tratta, aggiunge, di “cifre impressionanti, con investimenti doppi rispetto al carbonfossile”.

Uno scenario che, secondo Gentiloni, smonta molti pregiudizi con cui s’è convissuto negli ultimi anni. Cioè che quello delle rinnovabili fosse un settore “non ‘market driven’ ma basato sulla buona volontà. Ora è qualcosa di assolutamente competitivo”. Dopo aver ribadito che l’Italia “ha fatto pienamente la sua parte, dando un contributo ambizioso alla strategia del Piano Ue”, Gentiloni rimarca come “il marchio Enel sia considerato uno dei grandi player globali”.

“In questo settore ovunque c’è una grande domanda di Italia: se sapremo lavorare assieme – conclude tra gli applausi – saremo capaci di rispondere con successo a questa domanda”.

(di Marcello Campo/ANSA)

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Terrorismo, Gentiloni: “Combatterlo senza somigliargli”

Pubblicato il 04 dicembre 2017 da ansa

Il primo ministro Paolo Gentiloni, ANSA/CLAUDIO PERI

 


ROMA.- Il 2017 è l’anno della “sconfitta militare” dello Stato Islamico, ma la minaccia jihadista resta alta, anche per l’Italia. E bisogna contrastarla “senza mai cadere nella tentazione di scorciatoie illusorie e pericolose. Non siamo affatto condannati a combattere il terrorismo al prezzo di somigliargli”.

Alla celebrazione per i dieci anni della legge che ha riformato l’intelligence (la 124 del 2007), il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, fa il punto sullo stato del pericolo ed elogia gli 007 italiani, “che in questi anno hanno contribuito a mantenere la sicurezza del Paese”.

Per il premier – che ha mantenuto per sè la delega ai servizi segreti – “occorre garantire assieme sicurezza e libertà, sicurezza e privacy, riservatezza e trasparenza. Non è comprimendo la libertà dei cittadini – sottolinea – che si contrasta efficacemente il terrorismo; non è sacrificando la protezione dei dati personali che si può perseguire la sicurezza cibernetica, non è con la segretezza fine a se stessa che gli organismi informativi possono preservare gli interessi nazionali nel perimetro stabilito dall’ordinamento”.

Gentiloni mette anche in guardia dal vento del sovranismo che soffia forte in tutto il mondo. “C’è – osserva – la tendenza all’esaltazione delle sovranità che talvolta assume caratteristiche nostalgiche di piccoli e grandi imperi. E questo sovranismo produce comportamenti che, a loro volta, producono minacce”. E’ evidente, aggiunge, “una fragilità del mondo libero, che è meno stabile nelle proprie scelte e negli equilibri istituzionali e di governo”.

Altro dossier da monitorare con grande attenzione è quello della cyber-sicurezza, che per il premier rappresenta la “precondizione fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese”. Proprio per questo l’Italia ha posto il tema all’ordine del giorno al G7 di Taormina auspicando la collaborazione tra i grandi Paesi ed i colossi del web. “Non è possibile – secondo Gentiloni – che la rimozione di certi contenuti che possono costituire una minaccia alla sicurezza avvenga con una velocità non adeguata”.

Sul fronte della sicurezza informatica, il direttore del Dis, Alessandro Pansa, ha annunciato l’avvio della prima campagna cyber destinata ai giovani, cui seguirà un’altra rivolta alle piccole e medie imprese. L’iniziativa, chiamata ‘Be aware. Be digital’, punta a promuovere un utilizzo consapevole delle tecnologie (tablet, smartphone, social media, web in generale), attraverso alcuni progetti per i ragazzi con tutorial ed app formativi.

“Il web, i social, i sistemi di comunicazione relazionale che vengono utilizzati – ammonisce Pansa – portano con sé un numero consistente di insidie e la mancanza di regole e di controlli lo rendono un mondo ad alto rischio per chi non è ben attrezzato alla navigazione e non è ben consapevole di cosa stia accadendo”.

Nel corso della cerimonia, svoltasi all’Auditorium Parco della musica, è stato presentato un francobollo distribuito da Poste Italiane dedicato proprio al Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica nel decimo anniversario della riforma.

(di Massimo Nesticò/ANSA)

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Gentiloni scommette sull’Africa: “E’ il momento di rilanciare”

Pubblicato il 27 novembre 2017 da ansa

Luanda, 27/11/2017 – Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il Presidente della Repubblica di Angola João Lourenço durante la conferenza stampa.

 

 


LUANDA. – L’Italia può essere capofila tra i Paesi europei per la presenza in Africa. E’ questo l’obiettivo che il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni pone in cima alla sua agenda di politica estera. E’ questo il dossier che, in continuità con il governo Renzi, rivendica di aver sollecitato come priorità in Ue, perché “si gioca in Africa il futuro dell’Europa”.

E lo si gioca non solo sulla cooperazione, ma anche sugli investimenti pubblici e privati, soprattutto ora che “l’economia italiana è in ripresa”, con la “forza straordinaria” che il “sistema Italia” sa avere quando “gioca in squadra”. L’interscambio di 34 miliardi di euro tra Italia e Africa “può crescere molto, ma già l’anno scorso siamo stati primo Paese in Europa e terzo nel mondo per investimenti nell’Africa subsahariana, con oltre 12 miliardi”.

Gentiloni snocciola questi dati in conferenza stampa nel giardino del palazzo presidenziale angolano, dopo aver incontrato il presidente Joao Lourenco. Non fa paragoni diretti con altri Paesi Ue, né con potenze come la Cina che da anni espandono la presenza nel Continente. Ma spiega che il potenziale è altissimo e l’Italia ora si è data questa priorità, a partire proprio da Paesi come l’Angola.

Mercoledì a Abidjan Gentiloni prenderà parte con gli altri leader europei a un vertice tra Unione europea e Unione africana. Da lì, ribadisce alla vigilia il presidente del Parlamento Antonio Tajani, bisogna lanciare un “vasto piano Marshall”: l’Africa deve essere “stabilmente” in cima all’agenda europea, a partire dallo stanziamento nel prossimo bilancio di “almeno 40 miliardi” per investimenti, con un potenziale effetto leva da 500 miliardi.

Da lì passano anche altri dossier cruciali per l’Italia come quello immigrazione: l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini spinge per un coinvolgimento dell’Unione africana nella cooperazione tra Ue e Oim sulla Libia e per accelerare i rimpatri volontari verso i Paesi di origine.

Accanto a questo lavoro l’Italia punta a “rilanciare” gli investimenti pubblici e privati in Paesi “amici” come l’Angola, spiega Gentiloni. Che è il primo leader europeo a visitare Luanda a tre mesi dall’elezione alla presidenza di Lourenco, dopo i 38 anni di Jose Eduardo Dos Santos.

L’Angola, dove ancora oggi quasi metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà, sta superando una dura crisi legata al crollo del prezzo del petrolio ed è “tra i 6-7 grandi Paesi africani da cui – sottolinea il premier – dipende il futuro del continente”, se saprà realizzare “un programma ambizioso di rilancio economico e riforme”. Per l’Italia un mercato dal grande potenziale.

“Siamo completamente aperti – dice Lourenco – a qualsiasi tipo di investimento: invitiamo le piccole e medie aziende italiane a investire qui anche per farci conoscere il loro sapere”. Certo, al governo angolano l’Italia chiede di risolvere “criticità – racconta Gentiloni – nella convertibilità della moneta e nei ritardi nei pagamenti”, ma l’obiettivo è espandere il mercato a settori come agroalimentare e trasporti, accanto a presenze già importanti nei settori difesa e energia.

Eni e la locale azienda petrolifera Sonangol hanno firmato due accordi, per una strategia comune in campo energetico e per la collaborazione su piattaforme on-shore nella regione di Cabinda. “Ora – dice il premier – è il momento di rilanciare”.

(dell’inviata Serenella Mattera/ANSA)

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Gentiloni in Africa, al centro migranti e commercio

Pubblicato il 23 novembre 2017 da ansa

Gentiloni al seminario del Gruppo Speciale sul Mediterraneo e il Medio Oriente tenutasi in Montecitorio

 

 


ROMA. – Bisogna mettere l’Africa al centro, perché è lì “il futuro dell’Europa”. Paolo Gentiloni riprende il filo di una linea di politica estera che, in continuità con il governo Renzi, considera il “continente in bilico” cruciale per l’Italia e per l’Ue, a partire dal tema immigrazione. Lo fa con una visita che da venerdì toccherà quattro paesi: Tunisia, Angola, Ghana e Costa d’Avorio, dove mercoledì il premier sarà, con i leader europei, a un vertice tra Ue e Unione africana.

Al cuore della missione c’è il tema della gestione dei flussi migratori, cruciale per il nostro Paese. Gentiloni ne parlerà domenica mattina, a Tunisi, con l’inviato Onu in Libia, Ghassan Salamè. Ma dopo la chiusura della rotta libica, dalla stessa Tunisia passa ora una delle rotte che porta il maggior numero di migranti e richiedenti asilo sulle coste italiane.

Perciò il tema sarà anche al centro dei colloqui che il premier avrà sabato con il presidente della Repubblica Tunisina, Beji Caid Essebsi, con il presidente dell’assemblea dei rappresentanti del popolo Mohammed Ennaceur e con il primo ministro Youssef Chahed.

Di immigrazione e sicurezza, ma anche di ambiente e commercio, si parlerà poi mercoledì 29 ad Abidjan, nel vertice tra Unione africana ed Unione europea (“Investire sui giovani e sul futuro sostenibile”, il titolo della sessione plenaria). Per Gentiloni, che invita anche la Nato a “guardare al Sud”, il summit sarà occasione per ribadire la spinta a una politica estera europea sempre più attenta all’Africa, a partire da alcuni passi avanti compiuti negli ultimi anni.

Al vertice dovrebbero prendere parte i principali leader europei, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Mariano Rajoy, e i vertici dell’Ue, Jean Claude Juncker, Antonio Tajani, Federica Mogherini. Il summit sarà per il presidente del Consiglio pure occasione di colloqui bilaterali con leader africani.

Ma la Costa d’Avorio è solo la tappa finale del viaggio che inizia domani in Tunisia, dove Gentiloni più volte è stato già da ministro degli esteri. Ora tornerà da premier, a consolidare rapporti già molto forti. E sabato a Tunisi incontrerà esponenti della società civile tunisina, imprenditori e rappresentanti della comunità italiana.

In crescita ma ancora da rafforzare sono invece i rapporti con l’Angola, dove lunedì Gentiloni incontrerà il presidente della Repubblica Joao Lourenco. Nel Paese, con cui l’Italia ha un interscambio di 600 milioni, ci sono diverse imprese nel campo degli idrocarburi, dei trasporti e delle costruzioni.

Ma è ben più solida la presenza imprenditoriale italiana in Ghana, Paese in forte crescita e politicamente stabile, dove si segnala un aumento del 30% in due anni delle nostre esportazioni. Ad Accra martedì Gentiloni visiterà il centro Kofi Annan di addestramento per il peacekeeping, incontrerà il presidente Nana Akufo-Addo, con cui toccherà diversi dossier incluso quello migratorio, e infine visiterà una piattaforma dell’Eni.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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Gelo con Renzi, Governo e Colle accelerano sul caso Visco

Pubblicato il 18 ottobre 2017 da ansa

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.
ANSA/LUCA ZENNARO

 

 

ROMA. – La tensione istituzionale dopo la mozione del Pd contro la gestione di Bankitalia non accenna ad abbassarsi. Non solo tra i ministri e nel Pd, al netto dei fedelissimi, si respira un clima di sconcerto per la mossa di Matteo Renzi ma restano mute le linee telefoniche tra il Quirinale e il leader dem a conferma di uno strappo che si farà fatica a sanare.

Il premier Paolo Gentiloni, che non si è ancora espresso pubblicamente tranne un allusivo invito all'”unità” del paese, valuta come muoversi e, a quanto si apprende, potrebbe decidere di chiudere la prossima settimana la sua scelta. E la dead line potrebbe essere il cdm del 27 ottobre.

Le prese di distanza, da Veltroni a Calenda, le critiche dure, come quella di Napolitano, non ammorbidiscono la posizione del segretario Pd. Anzi, come fa capire il presidente Pd Matteo Orfini, capogruppo nella commissione d’inchiesta sulle banche, i renziani affilano le armi, dossier alla mano, per il “processo” contro gli “errori” nella vigilanza bancaria degli ultimi anni.

E la mossa a sorpresa del governatore Ignazio Visco, presentatosi in Senato dal presidente della commissione d’inchiesta Pier Ferdinando Casini, viene letta, in ambienti della politica, come la volontà del governatore di andare al contrattacco. E di non lasciarla vinta alle accuse dell’ex premier.

A irritare i renziani è l’accusa di ingerenza indebita negli equilibri istituzionali con la mozione. “Noi – si sfogano i fedelissimi – siamo per il massimo rispetto delle istituzioni ma non è che tu, Mattarella, chiedi a noi il rispetto istituzionale e poi con una nota blindi Visco, bloccando una discussione politica: non si fa così”.

E, dopo l'”abbraccio” di sabato all’Eliseo, sembra finito anche il feeling con Walter Veltroni, che si è schierato con la presa di posizione del Quirinale. “Da un padre nobile – è la pungente ironia – non ce l’aspettavamo. Ci fa la predica sui valori della comunità e poi parla di mozione ingiustificabile. E’ proprio vero che la stagione delle ambizioni, come quella degli amori, viene e va”.

Polemiche e scontri che non interessano affatto Gentiloni, al quale spetta l’onere della scelta su Bankitalia. Il premier sta facendo in queste ore una serie di considerazioni ma da più parti gli si sta consigliando, anche per evitare turbolenze dei mercati, di accelerare sulla decisione rispetto al 31 ottobre. Il quadro, certo, è molto complesso sia nel caso di conferma di Visco sia di ricerca di un nuovo nome che comunque sarebbe scelto all’interno di Palazzo Koch con il nome, secondo i rumors, di Fabio Panetta in pole.

Ma, è l’osservazione di chi punta al rinnovo, indicare un nome diverso da quello dell’attuale governatore esporrebbe sia Gentiloni sia Mattarella a critiche e attacchi mediatici di aver ceduto al segretario Pd dopo che nei fatti si era già deciso di rinnovare il mandato. E anche Renzi non sembra avere molti dubbi sul fatto che il premier cambi idea rispetto alla riconferma. Ma con la mossa della mozione ha messo agli atti la sua distanza. “Lo vogliono confermare? Facciano, ma al momento opportuno Renzi potrà dire: io l’avevo detto”, è la linea dei renziani.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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Via libera del Consiglio dei Ministri alla manovra: bonus per i giovani neoassunti

Pubblicato il 16 ottobre 2017 da redazione

Via libera del Consiglio dei Ministri alla manovra, sgravi ai giovani neoassunti

premier Gentiloni

MILANO – Il Consiglio dei Ministri ha approvato la legge di Bilancio e deciso l’adozione di speciali poteri di veto in Tim. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha introdotto il testo parlando di una “Manovra snella, utile per la nostra economia”. E ha aggiunto: “Il nostro primo obiettivo era quello di evitare aumenti dell’Iva e l’introduzione di nuove tasse, gabelle, accise. Impegno che è stato mantenuto”.

Nella conferenza stampa post consiglio ha poi rimarcato che “il secondo obiettivo resta quello di promuovere il lavoro. Questa legge di Bilancio contribuisce in modo significativo in particolare con misure rivolte ai giovani, che insieme al mezzogiorno hanno sofferto in modo più evidente”. Tra gli altri cardini indicati dal premier, “il rinnovo dei contratti del pubblico impiego”, il “rafforzamento delle misure sulla povertà” e “nuove possibilità per anticipare la pensione”. I riferimenti vanno in particolare alle forme di agevolazione di assunzione a tempo indeterminato, con un occhio di riguardo per i giovani e il sud, e alle misure allo studio sull’ampliamento della portata dell’Ape sociale, attraverso l’agevolazione delle madri lavoratrici

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L.elettorale: Di Battista, democrazia è a rischio

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Legge elettorale: prime fiducie, M5s e Mdp mobilitano la piazza

Pubblicato il 11 ottobre 2017 da ansa

fiducia

Il tabellone elettronico dopo la votazione sulla fiducia che il governo ha posto sul primo dei cinque articoli di cui si compone la legge elettorale, Aula della Camera, Roma, 11 ottobre 2017.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ROMA. – Il Rosatellum 2.0 supera i primi ostacoli nell’aula della Camera, con l’approvazione di due delle tre fiducie poste dal governo. L’obiettivo è di chiudere entro domani la partita a Montecitorio. Intanto infuria la polemica sulla decisione dell’Esecutivo: la fiducia non solo ha indignato gli oppositori della legge, che hanno portato in piazza i militanti, ma ha suscitato obiezioni anche nella maggioranza e al Pd, e persino nell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il Pd difende la scelta, unico modo per portare a casa la riforma elettorale. Che il governo abbia subito la richiesta della maggioranza di porre la fiducia sul Rosatellum 2.0 lo ha dimostrato l’assenza dei ministri sui suoi banchi; c’era solo il sottosegretario all’Interno Giampiero Bocci.

In Aula si è verificato quello che i gruppi avevano annunciato: le due fiducie sono passate con i voti di Pd, Ap, Civici, Minoranze linguistiche, mentre FI e Lega sono usciti dall’Aula per marcare il loro accordo sulla legge. il “no” è giunto da M5s, Mdp e Fdi.

Alla fine nella prima fiducia si sono registrati 307 sì, 90 no e 9 astenuti, mentre nella seconda ci sono stati 308 sì, 81 no e 8 astenuti. Le astensioni sono arrivate da quanti nella maggioranza hanno definito “inopportuna” la fiducia, come alcuni deputati di Des-Cd o, nel Pd, Gianni Cuperlo. Dissenso anche da Rosi Bindi, che ha votato la fiducia, ma dirà “no” alla legge nel voto finale.

Matteo Renzi, ha ricordato che la fiducia sulla legge elettorale fu posta da De Gasperi nel 1953: “Si è parlato di fascistellum – ha attaccato – abbiamo una torsione verso l’assurdo di commenti che ci definiscono come fotocopia del fascismo. Ci rendiamo conto della gravità di questa violenza verbale? Il Rosatellun prevede collegi in misura inferiore al Mattarellum ma dove sia l’elemento fascista dei collegi sfugge”.

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Un momento della manifestazione di protesta del M5S davanti Montecitorio contro la fiducia posta dal Governo alla Camera sulla legge elettorale Rosatellum, 11 ottobre 2017. ANSA/ANGELO CARCONI

 

Il “no” delle opposizioni è stato gridato sia in Aula che nelle piazze. Nel pomeriggio Mdp ha chiamato nella vicina piazza del Pantheon i propri militanti, mentre i simpatizzanti di M5s hanno ascoltato le “arringhe” di Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico davanti Montecitorio. Le parole usate sono state forti (“golpe istituzionale”, attacco alla democrazia”). E punta a mobilitare la piazza anche Beppe Grillo: “i cittadini avranno la loro parte di responsabilità se nascerà l’ennesima legge elettorale porcata”.

 

 

 

La fiducia sembra aver spezzato anche il rapporto di rispetto di Mdp verso Paolo Gentiloni: “Ha perso credibilità, uno con credibilità avrebbe detto ‘non ci sto'”, ha detto Pierluigi Bersani. Giorgio Napolitano ha criticato il ricorso alla fiducia che, ha sostenuto, “limita pesantemente” l’ambito di intervento dei parlamentari. E mentre l’avvocato Felice Besostri e Roberto Fico tirano per la giacca Mattarella, invitandolo a non firmare la legge, il capo dello Stato ha invitato a tener a mente innanzi tutto l’obiettivo di avere una legge varata dal Parlamento: “La forza della nostra democrazia sta nella capacità di rispettare la pluralità e di comprendere quando è in gioco il bene comune che richiede un impegno condiviso”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Quirinale: da Mattarella Renzi e ministri per Cons. Europeo

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Legge elettorale: Gentiloni asseconda la fiducia, via libera del Quirinale

Pubblicato il 10 ottobre 2017 da ansa

fiducia

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, ANSA/ UFFICIO STAMPA QUIRINALE – PAOLO GIANDOTTI

 

ROMA. – Nè proposta nè subita. A Palazzo Chigi raccontano così l’atteggiamento del premier Paolo Gentiloni rispetto al pressing del Pd per porre la fiducia sul Rosatellum. Il presidente del Consiglio, dopo una valutazione durata alcuni giorni, e condivisa con Matteo Renzi ma soprattutto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha deciso di accogliere la richiesta della maggioranza perchè, come ha spiegato in consiglio dei ministri, serve a “facilitare” il percorso di una riforma a fine legislatura che altrimenti rischia di non vedere la luce.

Una posizione condivisa dai ministri Minniti, Martina, Franceschini e Lotti ma non, a quanto si apprende, da Andrea Orlando che si è detto “perplesso” pur autorizzando la fiducia. Da giorni la fiducia era un’ipotesi ma Gentiloni non aveva ancora deciso.

Come aveva spiegato infatti nel suo discorso di insediamento alle Camere, il 13 dicembre scorso, a suo avviso il governo non è “attore protagonista” sulla riforma del voto. Ma è anche vero, aggiunse già allora, che il suo compito è “accompagnare, facilitare e sollecitare il confronto” per una legge necessaria. A maggior ragione, si è convinto il premier ascoltando le ragioni del Pd, urgente visto che la legislatura è agli sgoccioli.

E, se anche il Rosatellum cadesse in Aula, il governo dovrebbe fare in extremis, per decreto, dei ritocchi al Consultellum. Quindi è giusto che il governo “aderisca” alla richiesta della maggioranza, ha chiarito il premier ai ministri.

Il Guardasigilli Andrea Orlando si sarebbe detto invece “perplesso” invitando a tenere aperto il dialogo con Mdp. Ma la sua posizione è stata isolata e ha trovato invece il pieno sostegno di Minniti, Martina e Lotti alla fiducia.

Decisivo nella decisione di Palazzo Chigi è stato il sostanziale via libera del Quirinale. Il Capo dello Stato, pur non dando giudizi di merito, è consapevole che il Rosatellum è l’ultima chance e se non passasse si andrebbe a votare con i sistemi usciti dalla Consulta con problemi soprattutto per il Senato.

Non secondario nelle valutazioni di Mattarella, e anche di Gentiloni, il fatto che la fiducia non sia messa su una legge da approvare a colpi di maggioranza, come avvenne per l’Italicum, e che l’accordo trova favorevoli pezzi importanti dell’opposizione come Fi e Lega. Una presa di posizione – bene impegno per riforma elettorale ma nessuna valutazione politica – che ha anche l’obiettivo di lanciare un “warning” a quanti tirano Mattarella per la giacchetta affinchè intervenga sulle dinamiche politiche in vista delle barricate che M5S e Mdp annunciano in aula e nelle piazze.

La decisione di blindare la legge elettorale potrebbe però portare ad altre novità nei prossimi giorni o dopo l’ok alla manovra: anche se nulla è stato deciso, il governo potrebbe decidere di porre la fiducia sullo ius soli per bilanciare quella che negli ex alleati di sinistra è stata avvertita come una forzatura istituzionale.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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Gentiloni: “Ue abbia uno scatto d’ambizione”. Italia media

Pubblicato il 29 settembre 2017 da ansa

Tallinn, 29/08/2017 – Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha visitato un’azienda italiana all’esposizione digitale.

 

TALLINN. – L’Europa deve avere uno “scatto di ambizione” perché solo così potrà essere all’altezza delle sfide che la attendono. E l’Italia può avere un ruolo di mediazione importante tra le proposte dei diversi paesi. Il premier Paolo Gentiloni lo dice, subito dopo la bilaterale con Angela Merkel entrando al vertice di Tallinn, che segue la lunga cena dedicata al futuro dell’Europa. Quattro ore di discussione che hanno inchiodato i leader nel museo d’arte Kadriorg fino all’una di notte.

E nonostante l’ottimismo del presidente francese Emmanuel Macron che ha assicurato di aver colto una “presa di coscienza collettiva” sulla necessità di un “sussulto europeo”, l’obiettivo di un percorso unitario da intraprendere sembra ancora lontano. La metafora migliore è quella del presidente del consiglio europeo Donald Tusk: i 28 leader europei (o meglio 27) che presentano le loro proposte sul futuro dell’Europa “sembrano i concorrenti dell’Eurovision”, il festival musicale europeo. Sarebbe più utile “cantare all’unisono”.

E la prima voce fuori dal coro, per restare nella metafora, è quella della presidente lituana Dalia Grybauskaite: “Molte proposte senza sostanza” che “ognuno interpreta come vuole”, ha detto. Al centro del dibattito gli Stati Uniti d’Europa sognati da Macron, le linee guida delineate dal presidente del Parlamento europeo Jean-Claude Juncker nel discorso sullo stato dell’Unione e le varie proposte emerse dai singoli paesi. Che hanno garantito, ha assicurato Angela Merkel, “un’ampia disponibilità a lavorare al processo di rafforzamento dell’Unione”.

Sul principio del resto sono tutti concordi: l’Europa deve cambiare. E’ quando si entra nel dettaglio che iniziano i problemi. A cominciare dalla riforma dell’Eurozona, con la creazione del ministro delle Finanze Ue (osteggiato apertamente dai liberali che potrebbero occupare il ministero delle Finanze tedesco) e del budget europeo (idem). Proseguendo poi con lo spinoso dossier immigrazione che continua a dividere i 27.

Il ruolo al quale punta l’Italia è quello di “favorire la convergenza tra le proposte”, ha spiegato Gentiloni, assicurando di aver iniziato a svolgerlo già alla cena di Tallinn. Quel che è certo è che per la prima volta la Germania, che ha quasi sempre indirizzato le decisioni europee, è troppo impegnata a risolvere i problemi interni per assumere il ruolo di guida.

La cancelliera non si è infatti esposta, consapevole che qualunque posizione netta potrebbe compromettere le trattative con Verdi e Liberali per la formazione del governo. L’unica cosa che avrebbe garantito ai partner è di pretendere, durante le consultazioni per la formazione del governo, una posizione chiara sulla riforma dell’Eurozona.

Il nuovo esecutivo del resto, secondo Gentiloni, non potrà non tenere conto delle istanze europee. “Mi auguro che il governo che verrà contribuisca alla spinta necessaria alle politiche di crescita e lavoro”, ha detto il premier assicurando che “con la cancelliera il livello di collaborazione è sempre positivo”. In sintesi, questa deve essere, per Gentiloni, “l’ispirazione di fondo” di qualunque intervento in materia economica.

Ma lo “scatto di ambizione” che Gentiloni chiede all’Europa si misurerà anche su un tema cruciale per l’Italia come “la gestione dei flussi migratori”. La road map per i prossimi due anni la stilerà Tusk, nelle prossime due settimane. Servono “soluzioni reali a problemi reali”, ha detto. Bisogna andare avanti “su una questione per volta” per “mantenere l’unità tra tutti i 27”. Peccato che quasi mai a Bruxelles unità e concretezza sono andate d’accordo.

(dell’inviata Paola Tamborlini/ANSA)

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Il Primo Ministro Gentiloni

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Conferenza sulla famiglia, il premier Gentiloni si impegna ad aumentare i fondi per l’assegno anti-povertà

Pubblicato il 28 settembre 2017 da redazione

Gentiloni alle famiglie: aumenteremo il reddito d'inclusione

Il Primo Ministro Gentiloni

ROMA – «In Italia non ci sono mai state politiche all’altezza del ruolo delle famiglie. Mai. È un paradosso ultra-decennale. L’impegno che mi assumo oggi è arricchire e registrare nella composizione il Reddito d’inclusione già nella prossima legge di stabilità, pur nella limitatezza delle risorse esistenti». Come previsto, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni apre la terza Conferenza sulla famiglia con la promessa di potenziare i fondi a disposizione del Rei, l’assegno anti-povertà introdotto da poco nella legislazione italiana.
Più soldi, forse 1,5 miliardi in più che si aggiungo ai circa 2 già disponibili. E anche una disponibilità generale a rivedere i criteri per l’erogazione: non solo il disagio sociale, ma anche il carico familiare. Il premier Gentiloni ha elogiato la famiglia italiana capace di «essere complementare allo Stato. Di fronte all’usura del tessuto sociale, l’Italia ha tenuto meglio perché le nostre famiglie assicurano coesione e identità. Non possiamo permetterci inutili conflitti tra le generazioni, serve un Patto intergenerazionale con al centro le famiglie».
Nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, dove ha avuto inizio la Conferenza, ha preso la parola anche la presidente della Camera Laura Boldrini: «Inizio con un numero, 474mila nascite. È un record negativo. Siamo sottozero dal punto di vista demografico, ma i giovani hanno desiderio di avere bambini. Questo desiderio ha bisogno di lavoro vero, non lavoro a chiamata, precario e sottopagato. Ci vuole lavoro per restituire ai giovani il diritto di programmare il futuro».

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Renzi, da rottamatore a rottamato

Pubblicato il 09 dicembre 2016 da Luca Marfé

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan (D)
ANSA/GIUSEPPE LAMI
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Mille giorni fa Renzi si era presentato al cospetto degli italiani nelle vesti di “rottamatore”.
Tre anni dopo, con un’evoluzione (involuzione) micidiale delle ultime settimane che lo hanno traghettato dritto dritto al disastro del referendum costituzionale, la gente lo ha inquadrato in chiave opposta a tutte quelle che erano esigenze e speranze di rinnovamento.
Un volto, una claque, un atteggiamento che hanno riesumato tanto del peggio della Prima Repubblica.
Ma il distacco che si è materializzato tra il Partito Democratico e gli elettori assume dei connotati ancor più precisi in queste convulse ore di consultazioni.
Padoan, Gentiloni, Franceschini.
Tre nomi che nulla hanno a che vedere con i desideri e soprattutto con i voti dei cittadini.
Non commento e non amo i 5 Stelle, ma almeno loro qualche “mi piace” in rete lo hanno preso.
O si riallaccia il legame con la base, per far sì che si senta davvero rappresentata, o Grillo e compagnia vinceranno a mani basse. Ma vinceranno per davvero, con percentuali mostruose. Inutile scannarsi dunque sulla nuova legge elettorale.
Una grossa fetta del risultato delle prossime elezioni politiche passa per il nome del successore di Renzi.
Speriamo non arrivi il pupazzo o il pupazzo del pupazzo.
O sarà l’ennesimo regalo a quella che ci ostiniamo a chiamare “anti-politica”, quando in realtà il senso della politica, quella vera, lo abbiamo perso noi.

Luca Marfé

Twitter: @marfeluca – Instagram: @lucamarfe

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07:33New York: governo Bangladesh condanna attentato

DACCA (BANGLADESH) - Il governo del Bangladesh ha condannato l'attentato fallito a New York, il cui autore e' un immigrato di 27 anni dal paese del sud-est asiatico. ''Il Bangladesh e' impegnato nella sua conclamata politica di 'tolleranza zero' contro il terrorismo, e condanna il terrorismo stesso e l'estremismo violento in ogni forma o manifestazione ovunque nel mondo, compreso l'incidente di lunedi' mattina a New York'', ha comunicato il governo in una nota.

05:24Molestie: New Yorker licenza corrispondente da Washington

WASHINGTON - Un'altra firma del giornalismo americano finisce nel turbine delle accuse di molestie sessuali: il New Yorker ha licenziato Ryan Lizza, corrispondente del magazine da Washington, dopo che una donna ha denunciato un suo comportamento inappropriato. Addebito che Lizza nega, sostenendo che la decisione di licenziarlo "e' stata fatta precipitosamente e senza una indagine completa dei fatti rilevanti". "Un terribile errore", ha aggiunto. Ma sia il prestigioso periodico che il legale della vittima hanno replicato che la descrizione degli eventi e' accurata.

05:21Usa: appello contro espulsione giornalista messicano scomodo

WASHINGTON - Il National Press Club e altri difensori della liberta' di stampa hanno lanciato un appello al governo Usa perche' conceda asilo al giornalista messicano Emilio Gutierrez, che rischia di essere espulso dopo essere fuggito una decina di anni fa in Usa per una serie di articoli contro la corruzione nell'esercito messicano. Gutierrez, che ha impugnato l'espulsione, teme di essere ucciso se rimpatriato in Messico, considerato uno dei Paesi piu' pericolosi al mondo per i giornalisti (finora 11 morti quest'anno).

05:16New York:Trump a Congresso,cambiare leggi immigrazione

WASHINGTON - Donald Trump, poche ore dopo l'attentato di New York, sollecita il Congresso a riformare le leggi sull'immigrazione "per proteggere il popolo americano". Prima di tutto, spiega in una nota, "l'America deve correggere il suo lassista sistema sull'immigrazione, che consente a troppe persone pericolose e inadeguatamente valutate di entrare nel nostro Paese".

01:02Calcio: Mihajlovic “Cercavamo risultato importante”

(ANSA) - ROMA, 11 DIC - ""Non voglio entrare nelle decisioni arbitrali. C'è il Var e l'arbitro è andato a vedere. Voglio solo parlare della partita, cercavamo una grande vittoria e l'abbiamo trovata. Sono orgoglioso dei miei ragazzi": così il tecnico del Torino, Sinisa Mihajlovic a Premium dopo la vittoria all'Olimpico sulla Lazio. "Certamente l'espulsione ci ha aiutato - riconosce - ma anche nel primo tempo abbiamo creato tanto: la vittoria è meritata. Del resto non mi interessa, non ho mai commentato le decisioni arbitrali, ora con il Var è più facile". "La mia panchina era a rischio? Quando uno fa questo lavoro ogni settimana è a rischio. Ma io ho fiducia nella mia squadra, so come ci alleniamo e so che alla fine il lavoro paga sempre. La società comunque non mi ha mai fatto mancare la fiducia, queste sono solo voci per riempire i giornali. Ljajic "è andato in tribuna per comportamenti sbagliati. In settimana ha fatto cose che non andavano bene. Da lui mi aspetti un altro atteggiamento".

00:26Calcio: posticipo serie A, Lazio-Torino 1-3

(ANSA) - ROMA, 11 DIC - Il Toro sbanca l'Olimpico biancoceleste in un posticipo della 16/a giornata di serie A, imponendosi 3-1 su una Lazio che sperava invece di raggiungere la Roma al quarto posto. Una partita ricca di emozioni e anche di polemiche, segnata da una 'follia' di Immobile alla fine di un primo tempo già ricco di occasioni per entrambe le squadre. L'attaccante laziale, furente per un fallo di mano in area di Iago Falque considerato non da rigore dall'arbitro e per aver colpito subito dopo un palo, ha colpito Burdisso. Consultata la Var, Giacomelli lo ha espulso. La Lazio in 10 ha cercato di reagire mentre la Curva Nord si svuotava in segno di protesta contro il direttore di gara, ma in 19' ha subito tre reti da Berenguer, Rincon e del giovanissimo Edera, entrato poco dopo la rete del momentaneo 2-1 siglata da Luis Alberto. Il Torino, che veniva da quattro pareggi di fila, sale a quota 23, a -1 dal settimo posto in classifica occupato dal Milan.

23:49Ladro ucciso: archiviata l’accusa di omicidio

(ANSA) - MILANO, 11 DIC - Il gip di Milano Teresa De Pascale, come chiesto dalla Procura, ha archiviato l'inchiesta che era stata aperta per omicidio volontario a carico di Francesco Sicignano, il pensionato di Vaprio d'Adda, nel Milanese, che nell'ottobre del 2015 sparò ed uccise un ladro albanese che era entrato nella sua abitazione. Ad opporsi alla richiesta di archiviazione, formulata dai pm a fine maggio 2016 evidenziando la "legittima difesa", erano stati i familiari del giovane albanese chiedendo al gip nuovi approfondimenti.

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