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Occupati al top da 40 anni, migliora la situazione dei giovani

Pubblicato il 09 gennaio 2018 da ansa

Lavoro: crescono gli occupati.

 

 

ROMA. – Numero di occupati al top dal 1977, tasso di disoccupazione in calo e aumento dell’occupazione giovanile: i dati Istat sul mercato del lavoro a novembre fotografano una situazione in miglioramento anche se crescono in modo sostenuto gli impieghi precari. Il tasso di disoccupazione cala all’11%, al livello più basso da settembre 2012, ma resta il peggiore in Europa dopo Grecia e Spagna.

I dati, insieme a quelli delle entrate tributarie che mostrano una lieve crescita a novembre con un boom dello split payment, piombano sulla campagna elettorale con interpretazioni diverse a seconda degli schieramenti. “Il numero di occupati ha raggiunto il livello più alto da 40 anni – ha detto il premier, Paolo Gentiloni, a proposito dello sforamento di quota 23,18 milioni, il dato più alto dall’inizio delle serie storiche – si può e si deve fare ancora meglio. Servono più che mai impegno e serietà, non certo una girandola di illusioni”.

“In campagna elettorale contano i risultati – ha detto l’ex premier Matteo Renzi – non le promesse. Ci sono 1.029.000 posti di lavoro in più dal febbraio 2014. Il JobsAct funziona”. Dello stesso parere è Confindustria, che chiede di non smontare le riforme.

Dal Movimento Cinque Stelle e da Liberi e Eguali, invece, si sottolinea la crescita del lavoro a termine rispetto a quello a tempo determinato: “il vero record è la precarietà” dice Pippo Civati. “A crescere sono ormai solo i posti di lavoro a termine”, evidenzia il portavoce M5s in Commissione Lavoro. Anche la leader Cgil, Susanna Camusso parla di precarizzazione del lavoro con un “ennesimo boom dei contratti a termine”.

A novembre l’occupazione è cresciuta di 65.000 unità su ottobre e di 345.000 sull’anno precedente. E’ aumentata soprattutto l’occupazione dipendente (+497.000) con un boom di quella a termine (+450.000) rispetto a quella a tempo indeterminato (+48.000) mentre sono diminuiti gli indipendenti (-152.000).

Il mercato quindi appare vivace anche se sembra esaurita con la riduzione degli incentivi la spinta all’assunzione a tempo indeterminato. Durante il 2018 peraltro andranno a scadenza gli incentivi contributivi dati per tre anni per le assunzioni a tempo indeterminato fatte nel 2015 e bisognerà capire quanti di questi rapporti di lavoro resisteranno alla fine dello “sconto”.

Si confermano le tendenze emerse negli ultimi anni sulla crescita dell’occupazione “anziana” soprattutto a causa del cambiamento demografico e della stretta sull’accesso alla pensione. Gli occupati over 50 sono ormai 8,3 milioni, 396.000 in più rispetto a novembre 2016 ma circa 2,8 milioni in più rispetto a novembre 2007.

La disoccupazione dei giovani fino ai 24 anni scende al 32,7%, ai minimi da gennaio 2012 e cresce l’occupazione, ma se si guarda all’insieme degli under 35 lavorano poco più di 5,1 milioni di persone a fronte degli oltre sette milioni che erano in questa fascia di età nel 2007.

Il tasso di occupazione, che tiene conto degli effetti demografici, sale al 58,4%, ma resta ancora di mezzo punto inferiore al top raggiunto nel 2008. Segnali positivi arrivano dalle donne che con un tasso di occupazione al 49,2% sono al livello più alto di sempre in Italia (ma ancora molto distanti dai livelli medi europei).

Nel complesso i disoccupati sono ancora oltre 2,85 milioni con un calo di di 243.000 unità su novembre 2016. Le persone in cerca di lavoro diminuiscono in tutte le fasce di età ad eccezione degli over 50 (+9,4%) dove sfiorano ormai quota 549.000.

(di Alessia Tagliacozzo/ANSA)

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Cnr, cannabis la droga più usata dai giovani. Ma spunta “spice”

Pubblicato il 29 dicembre 2017 da ansa

 

ROMA. – E’ ancora la cannabis la sostanza psicoattiva illegale più diffusa tra i giovani: lo certifica uno studio di Ifc-Cnr (Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle Ricerche), per il quale quasi un terzo dei 15-19enni (32,4%, circa 804mila ragazzi) l’avrebbe utilizzata almeno una volta, mentre un altro 25,8% (640 mila) ne avrebbe fatto uso nell’ultimo anno.

Ma alle spalle della prima fa capolino un’altra sostanza denominata ‘spice’, un cannabinoide sintetico capace di riprodurre gli effetti della cannabis, reperibile sul web. Di questa sostanza avrebbe fatto uso almeno una volta l’11% dei ragazzi (circa 275mila), mentre un altro 35,5% (98mila) l’avrebbe provata dieci volte o più.

A gettare una nuova luce nel 2016 sull’uso delle sostanze stupefacenti e sui comportamenti a rischio dei ragazzi con età compresa tra i 15 e i 19 anni (in forma estesa anche a alcol e tabacco), è ‘Espad Italia’, rapporto messo a punto da Ifc e Cnr. Ebbene, secondo lo studio nel nostro Paese circa il 33% dei 15-19enni (circa 800 mila ragazzi) avrebbe utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita, mentre il 26% ha riferito di averlo fatto durante l’ultimo anno.

Secondo Sabrina Molinaro, coordinatrice dello studio, il dato sul predominio della cannabis viene “confermato anche dalla Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze, dove si rileva che i quantitativi di sostanza sequestrati corrispondono a più del 90% del totale dei sequestri e le segnalazioni per detenzione di cannabis per uso personale rappresentano l’80% dei casi”.

Tuttavia, osserva ancora Molinaro, “il dato che la spice sia diventata la seconda sostanza più diffusa tra gli studenti è preoccupante, poiché gli effetti sulla salute non sono ancora ben noti e è quindi ancora più pericolosa”. Nei consumi dopo cannabis e spice, seguono le Nps (New Psychoactive Substance), poi la cocaina e stimolanti e allucinogeni. L’eroina da par suo risulta essere la sostanza meno diffusa.

“Si osserva inoltre – prosegue la ricercatrice del Cnr – la diffusione delle Nps quali oppiacei sintetici e catinoni sintetici come mefredone, ketamine, fenetilamine, utilizzate almeno una volta nella vita dal 3,5% degli studenti e quindi diffuse tanto quanto la cocaina o anche più diffuse se si considera l’eroina, provata nella vita rispettivamente dal 3,6 e l’1,5% dei ragazzi.

Le nuove droghe – aggiunge Molinaro – sono diffuse anche tra le studentesse: il 2,8% le ha utilizzate almeno una volta nella vita. Quasi 20 mila sono le donne in trattamento presso i Servizi per le dipendenze per uso di oppiacei, cocaina e cannabis e l’universo femminile ha assunto caratteristiche preoccupanti, seppure consumi, denunce e arresti siano a livelli inferiori rispetto a quelli maschili: delle 32.992 persone segnalate all’autorità giudiziaria per reati droga-correlati, il 7% ha riguardato donne e quasi due terzi delle persone segnalate sono giovani adulti di età compresa tra i 20 e i 39 anni”.

L’uso della cannabis soprattutto tra i giovani continua ad essere sotto i riflettori della politica: “La lista +Europa con Emma Bonino – ha fatto sapere il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, tra i promotori della lista +Europa con Emma Bonino – è animata da persone che si sono battute e si batteranno per la cannabis legale, una misura di buon governo per l’Italia e per l’Europa, su cui il nostro Paese dovrebbe fare da apripista in Ue. Perché il punto – ha precisato – non è più ‘se’ sarà legale, ma ‘quando'”.

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Aumentano occupati, ma “lavoretti” per quattro milioni di persone

Pubblicato il 11 dicembre 2017 da ansa

Giovani al lavoro

 

ROMA. – L’Italia recupera il livello degli occupati pre-crisi ma il lavoro cambia le sue coordinate, aumentano i ‘mini-contatti’ e cresce l’età media. Mentre restano al palo le generazioni più giovani. E’ il bilancio del primo rapporto annuale congiunto sul mercato del lavoro realizzato da ministero, Istat, Inps, Inail e Anpal, nel quale si certifica il calo dell’occupazione tra il 2008 e il 2013 e la ripresa successiva, anche grazie alla decontribuzione per le assunzioni.

Aumenta l’occupazione dipendente (oltre 900 mila posti in più), mentre quella indipendente crolla del 7,3%, nell’arco di otto anni, lasciando a casa 430 mila ‘autonomi’. In forte crescita, invece, i rapporti di lavoro di breve durata, i cosiddetti ‘lavoretti’, che nel 2016 arrivano a sfiorare quota 4 milioni, dai 3 milioni del 2012: si tratta prevalentemente di contratti a termine fino a tre mesi (poco meno di 1,8 milioni) e voucher (anche questi ultimi, poi aboliti, quasi 1,8 milioni), a cui si aggiungono collaborazioni e lavori occasionali.

D’altra parte i contratti a termine, nel complesso, nel secondo trimestre del 2017 hanno raggiunto il record di 2,7 milioni. Se da un lato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ribadisce l’importanza degli sgravi per dare “sostegno” all’occupazione giovanile, dall’altro il presidente dell’Inps, Tito Boeri, sempre nel corso della presentazione del rapporto, chiede se non si debba “rendere più difficile il rinnovo” dei contratti a tempo determinato.

Perché, dice, “è preoccupante” che la loro “crescita sia legata a quelli di brevissima durata, sotto i tre mesi. Questo pone un interrogativo al legislatore: occorre valutare se non è il caso di rivedere la norma che permette fino a cinque rinnovi”, come previsto dal Jobs act.

Una riflessione che Poletti si dice disponibile ad affrontare: “Un intervento sul tema non può essere escluso a priori, ma dovrebbe essere valutato approfondendo tutti gli elementi” e senza “automatismi”. Il consigliere economico di Palazzo Chigi, Marco Leonardi, non si sbilancia: “Valuteremo. Vediamo cosa c’è in Parlamento, vediamo se c’è l’emendamento” alla manovra.

Tornando ai numeri, secondo i dati sui flussi dei rapporti di lavoro dipendente dal 2013 al 2016 sono stati attivati 40,68 milioni mentre ne sono cessati 39,15 milioni, con un saldo di 916 mila posizioni in più nei quattro anni. Negli ultimi due anni, si legge, “la ripresa accelera e il mercato del lavoro recupera, in buona parte, i livelli occupazionali precedenti la crisi”; la ripresa ha “una elevata intensità occupazionale”.

L’occupazione cresce soprattutto nel settore privato mentre nel pubblico, anche a causa del “lungo” blocco del turnover, si sono persi 220 mila dipendenti tra il 2008 e il 2016. Sono stati i giovani ad essere penalizzati maggiormente dalla crisi, con un calo del tasso di occupazione per i 15-34enni che si è attestato al 39,9% ed è diminuito di 10,4 punti rispetto al 2008, a fronte di un aumento di 16 punti per i 55-64enni (salito al 50,3%). Solo negli ultimi due anni la loro condizione “mostra segnali di miglioramento”.

Sempre nel 2016, al contempo, oltre 2,1 milioni di persone tra i 55 e 69 anni sono ormai ex occupati e senza pensione da lavoro (quasi 1,4 milioni sono donne). Le proiezioni, considerando gli effetti dell’andamento demografico, nel rapporto non sono rosee: nei prossimi 20 anni è “altamente probabile che l’Italia perderà 3 milioni e mezzo di individui in età lavorativa”, con un calo più consistente nella classe 35-54 anni (-24,7%) e giovane (-7,4%) ed un aumento per gli over-55 (+17,6%).

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Povertà, Caritas: “Allarme giovani, stanno peggio dei genitori”

Pubblicato il 17 novembre 2017 da ansa

 

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Allarme giovani, stanno peggio dei genitori.

ROMA. – In Italia i figli stanno peggio dei genitori, i nipoti peggio dei nonni: è una povertà che cresce al diminuire dell’età quella che colpisce il nostro Paese. I capifamiglia under 34 sono sempre più in difficoltà, i tassi di disoccupazione giovanile (37,8% nel 2016) sono tra i più alti d’Europa (18,7%), l’ascensore sociale è bloccato e si registra un record di Neet (26%).

L’anno scorso 205.090 persone si sono rivolte ai Centri di ascolto in rete (Cda) della Caritas: tra questi il 22,7% ha meno di 34 anni. E’ l’allarme che lancia il Rapporto su povertà giovanile ed esclusione sociale 2017 “Futuro anteriore”, presentato oggi a Roma dalla Caritas italiana.

“Per contrastare questa situazione è necessario un impegno che richiede il contributo di tutti, a partire dalle istituzioni e dal ruolo insostituibile svolto dalla Caritas e da tutto il mondo dell’associazionismo e dal volontariato” ha commentato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ricordando che dal primo dicembre sarà possibile presentare ai Comuni le domande per il Reddito di inclusione, il primo strumento permanente messo in campo nel nostro Paese per contrastare la povertà.

SITUAZIONE GIOVANI PIU’ CRITICA DI ANZIANI

Da 5 anni è “più allarmante di quella vissuta un decennio fa dagli over 65”. Nel nostro paese – ricorda il Rapporto – un giovane su dieci vive in uno stato di povertà assoluta; nel 2007 appena uno su 50. Al contrario, diminuiscono i poveri tra gli over 65 (da 4,8% a 3,9%). Dal 1995 il divario di ricchezza tra giovani e anziani si è ampliato: la ricchezza media delle famiglie con capofamiglia di 18-34 anni è meno della metà, mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno 65 anni è aumentata di circa il 60%.

OLTRE 200MILA ALLA CARITAS, 42,8% ITALIANI

La maggior parte ha chiesto aiuto ai Centri di aiuto del Nord (46%), dove vivono più stranieri, il 33,7% nel Centro, il 20,2% al Sud. Il 43,8% è nuovo utente. L’età media è di 43,6 anni, il 64,4% è disoccupato. C’è una una sostanziale parità tra uomini (49,2%) e donne (50,8%). Prevalgono le famiglie tradizionali con coniugi e figli (35,0%), seguite da quelle uni-personali (25,7%), in netto aumento rispetto al 2015. I senza dimora sono il 17,8% (in crescita rispetto al 2015): circa 26 mila persone. Il problema più frequente anche nel 2016 è la povertà economica (76,7%), seguita da problemi occupazionali (56,8%), abitativi (24,1%) e familiari (14,0%). Le richieste più frequenti riguardano beni e servizi materiali (60,6%), sussidi economici (25,7%) e richieste per lavoro (14,0%) o alloggio (7,7%).

PIU’ DI UN UTENTE SU 5 E’ UNDER 34

Ovvero il 10,7% degli italiani, il 31,5% degli stranieri. Tra gli italiani, la maggior parte è femmina (62,6%), del Mezzogiorno (39,1%), disoccupato (70,5%), con figli (60,6%) e con basso livello di istruzione (il 68,5% ha un titolo inferiore o uguale alla licenza media). Il 13,9% è senza dimora. Tra gli stranieri prevalgono i maschi (54,1%) e si rivolgono soprattutto ai Cda del Nord (52,2%); alta la quota di senza dimora (26,4%). Il 70,5% è disoccupato, il 69,2% è in regola con il permesso di soggiorno.

Il segretario della Cei, mons. Nunzio Galantino, commentando il Rapporto Caritas alla presentazione alla Stampa Estera a Roma ha detto che “sbaglieremmo noi se identificassimo i poveri soltanto con i clochard, con l’immigrato che sbarca sulle nostre coste. Dovremmo allargare un po’ lo sguardo alle tante donne prive di dignità.

C’è una povertà straordinaria e straordinariamente negativa, soprattutto oggi abbiamo bisogno di aprire il nostro sguardo, il nostro cuore alla povertà dei nostri giovani, una povertà non tanto fatta di mezzi materiali ma una povertà ancora più grossa cioè quella di non poter progettare il proprio futuro e crearsi delle alternative a una vita di dipendenza”.

Galantino ha anche osservato come l’Italia si trovi dietro a molti Paesi europei nelle classifiche sulla crescita economica. “I dati che abbiamo noi dal nostro rapporto ci dicono che la nostra situazione non è di quelle buone non siamo nell’alta classifica per aver superato il problema della povertà, anzi”.

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Cei, Bassetti: “Liberi di emigrare, ma non per disperazione”

Pubblicato il 20 ottobre 2017 da ansa

Sicilia Neet

Lavoro: disoccupati e sfiduciati

 

PERUGIA. – “Siamo tutti liberi di emigrare dal nostro Paese, ma questo non può avvenire per disperazione”: è quanto ha affermato il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Cei, intervenendo, nel capoluogo umbro, a un convegno sul tema “Giovani e il lavoro che (non) c’è”, alla presenza di più di 300 studenti.

“L’Italia, che ha bisogno di nuove energie morali, ha bisogno di tutti noi – ha sottolineato Bassetti, secondo quanto riferisce una nota dell’archidiocesi – ma particolarmente di voi giovani, delle vostre antenne che ci spingono a guardare lontano, dei vostri talenti a cui noi, generazione adulta, dobbiamo dare chance e speranza”.

“Altrimenti – ha continuato – la fila di giovani che lasceranno l’Italia continuerà ad aumentare e i dati recentemente pubblicati dalla Fondazione Migrantes della Cei sono eloquenti e lasciano una profonda inquietudine”.

“Carissimi giovani, ci attende una grande missione – ha affermato ancora il cardinale Bassetti – quella di essere una presenza viva, autorevole e concreta, per tante attese che cogliamo nella povera gente e per il bene delle nostre famiglie e per il futuro dell’Italia”.

“Il rapporto giovani-lavoro è ormai diventato una sorta di nuova questione antropologica che investe tutta l’Italia, ma che tocca l’apice nel Mezzogiorno. Penso che sia giunto il momento di agire e ne parlerò con maggiore chiarezza a Cagliari, durante l’imminente ‘Settimana sociale dei cattolici italiani'” (26-29 ottobre, ndr.): ha continuato il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, intervenendo, a Perugia, a un convegno sul tema “Giovani e il lavoro che (non) c’è”, promosso dal “Progetto Policoro”, in collaborazione con la Pastorale diocesana giovanile e Confcooperative Umbria:

“Giovani e lavoro: due argomenti che sono la mia passione di vescovo, su cui ritorno continuamente”: con queste parole ha esordito nel suo intervento di saluto il cardinale Bassetti, che ai tanti ragazzi presenti – riferisce una nota dell’archidiocesi – ha voluto dare “due indicazioni.

La prima – ha detto, fra l’altro – è quella di essere liberi, cioè pieni di fantasia e capaci di creatività. Siamo veramente liberi quando nella nostra vita siamo capaci di produrre cose belle di cui tutti potremmo godere e quando il nostro sguardo è limpido e sa scrutare orizzonti lontani”.

“La seconda mia indicazione che vi consegno – ha aggiunto il cardinale – è quella di prendere veramente a cuore la situazione del nostro Paese, di questa terra fragile, ma meravigliosa che la provvidenza ci ha dato da abitare. Non disperdetevi in cose che non potranno avere né respiro, né futuro. Non siate provinciali, perché non basta curare i piccoli interessi di casa nostra”.

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Ocse: “Italia paese per vecchi, giovani svantaggiati”

Pubblicato il 18 ottobre 2017 da ansa

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Ocse: Italia paese per vecchi,giovani svantaggiati.

 

ROMA. – L’Italia è uno dei paesi più vecchi dell’area Ocse e anche uno di quelli nei quali le generazioni giovani sono più svantaggiate: il Rapporto Ocse “Preventing Ageing Unequally” lancia l’allarme sulle difficoltà che incontrano i giovani del nostro Paese per entrare nel mercato del lavoro e nell’uscire dalla precarietà ma soprattutto sottolinea come sia peggiorata la condizione rispetto ai loro padri e nonni. Una condizione che si rifletterà nel momento della loro vecchiaia con pensioni considerevolmente più basse.

Il nostro Paese al momento ha 38 persone over 65 ogni 100 persone in età da lavoro (20-64 anni) a fronte dei 28 della media Ocse ma il numero salirà a 74 nel 2050 portando l’Italia al terzo posto tra i paesi più vecchi (53 la media Ocse). Il tasso di occupazione dei lavoratori tra i 55 e i 64 anni, grazie anche alla stretta sui criteri per l’accesso alla pensione, è cresciuto di 23 punti percentuali tra il 2000 e il 2016 a fronte di un aumento di un solo punto per la fascia tra i 25 e i 54 e di un crollo di 11 punti per la fascia più giovane. Questo ha significato un invecchiamento della forza lavoro bloccando di fatto il turn over in fabbriche e uffici.

Rispetto alla metà degli anni Ottanta il reddito di coloro che hanno tra i 60 e i 64 anni è cresciuto del 25% in più rispetto a quello di coloro che hanno tra i 30 e i 34 anni con un ritmo quasi doppio rispetto alla media Ocse (13%). E la situazione rischia di peggiorare dato che le riforme delle pensioni hanno legato più strettamente i guadagni durante la vita lavorativa con l’importo della pensione al momento del ritiro.

“La disuguaglianza nei salari durante la vita lavorativa – scrive l’Ocse – si trasformerà in disuguaglianza tra i pensionati”. E se in media nei paesi Ocse si trasmettono due terzi della diseguaglianza nei guadagni lungo la vita lavorativa in Italia questa si avvicina al 100%.

Dati i gap significativi nel tasso di occupazione tra le persone istruite e quelle con bassi livelli di istruzione sarà difficile – sottolinea l’Organizzazione – assicurare una pensione “decente” a queste ultime e alle donne che spesso restano fuori dal mercato del lavoro anche a causa del lavoro di cura. Bisognerebbe – suggerisce l’Ocse – intervenire sui servizi all’infanzia e su quelli educativi per dare maggiori opportunità alle donne liberandole da una parte dei lavori di cura e ai giovani migliorando anche la transizione tra la scuola e il lavoro.

L’Ocse sottolinea come nell’accesso alle pensioni siano svantaggiate le persone con redditi più bassi e meno istruite dato che hanno un’aspettativa di vita in media più bassa e quindi godono della pensione per meno tempo. In Italia la differenza nell’aspettativa di vita tra chi ha livelli bassi e alti di educazione è il più basso tra i paesi industrializzati con quattro anni in meno per gli uomini meno istruiti guardando a quella fissata a 25 anni (7,5 la media Ocse) e due (3,5 la media Ocse) guardando ai 65 anni.

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Galantino: “Troppi giovani all’estero, difficile ideare il futuro”

Pubblicato il 17 ottobre 2017 da ansa

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I governi ascoltinoi giovani.

 

ROMA. – “Il motivo principale per il quale i nostri ragazzi vanno all’estero è la difficoltà che trovano – ma è anche di molti adulti – nel progettare il loro futuro. A fronte di una situazione sociopolitica che ha sempre più difficoltà ad aprire varchi” i ragazzi “cercano risposte altrove”.

Lo ha detto mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, a margine della presentazione, questa mattina a Roma, della XII edizione del Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes. Nell’occasione, Galantino ha anche raccontato a Tv2000 una sua esperienza di giovane migrante che “non è stata così lunga ma sicuramente è stata positiva”.

“Mi ha segnato molto – ha detto -: nei primi giorni in Svizzera ho vissuto addirittura nelle baracche insieme ad altri italiani. Ero lì a fare il macellaio, avevo bisogno di pagarmi il seminario e potermi sostenere gli studi. Per fare questo l’unica possibilità era utilizzare le vacanze per lavorare e guadagnare il necessario per il sostentamento”.

Con riferimento al dato secondo il quale il 39% di chi ha lasciato l’Italia nell’ultimo anno ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (oltre 9mila in più rispetto all’anno precedente, +23,3%), “c’è tutto questo – ha aggiunto Galantino, secondo quanto riporta il Sir – ma c’è anche una lettura positiva. Oggi accanto ai migranti economici” che partono a causa di “situazioni sociali non accettabili, si sta facendo strada un’altra forma di mobilità, la mobilità del desiderio”.

Una mobilità, ha spiegato, “legata al desiderio di fare esperienze nuove, incontrare altra gente e progettare in maniera non tradizionale”. Esistono anche queste forme,” che ci aiutano ad allargare gli orizzonti rispetto alla mobilità che conosciamo”, ha concluso, e che “vanno accolte, accompagnate e sostenute”.

Sul tema è intervenuto anche mons. Guerino Di Tora, presidente di Migrantes e della Commissione Cei per le migrazioni, secondo cui “la libertà di partire non deve negare la libertà di tornare o di restare nella propria patria”. Il tema centrale di riflessione, ha osservato, “è l’occupazione giovanile. Non bastano le statistiche – il monito del presule -; occorre che gli studi arrivino sulle scrivanie dei decisori politici.

Un passo fondamentale è il passaggio dallo studio alla progettualità e alle misure concrete”. Per Di Tora, inoltre, “l’Italia è stata spesso chiamata a reagire alla sfida migratoria con solidarietà e questo ci viene riconosciuto dall’Europa”: di qui l’auspicio che “questa accoglienza e solidarietà siano presenti anche per gli italiani in ogni luogo ove li porti la loro ricerca di benessere”.

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Manovra da 20 miliardi, sgravi per assumere under35

Pubblicato il 16 ottobre 2017 da ansa

Assunzione giovani.

 

 

ROMA. – Niente nuove “tasse, gabelle, accise”. Il giorno del varo della manovra il governo conferma la direzione di marcia e indica nella lotta alla disoccupazione giovanile e, più in generale, nel sostegno alle fasce più debole della popolazione gli obiettivi principali di un’operazione che vale poco più di 20 miliardi.

Il premier Paolo Gentiloni scende in conferenza stampa a palazzo Chigi insieme al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e spiega di aver voluto una legge di bilancio “snella”, che non pesi sulle tasche degli italiani (“non sarà di lacrime e sangue”, dice) rivolgendo, anche in ragione di questo sforzo, un appello alla responsabilità del Parlamento per un iter senza incidenti.

Resta certo difficile il rapporto con Articolo 1- Mdp, le cui richieste su sanità e pensioni non sono state accontentate. Che quindi non sia scontato il voto degli ex Pd, il presidente del Consiglio ne è consapevole: “l’auspicio è che Mdp voti la manovra; dal punto di vista della realtà vedremo. Per avere un sostegno di maggioranza – osserva – bisogna essere in due”.

Entrambe le parti sottolineano tra l’altro come la partita che si gioca sui contri pubblici sia intrecciata con quella della legge elettorale, su cui il governo ha chiesto la scorsa settimana la fiducia e che rappresenta, commenta il leader di Mdp Roberto Speranza, “un punto di non ritorno”.

Qualche margine di trattativa però esiste ancora: durante l’esame in Senato e alla Camera potrebbe esserci spazio, con una dote per le modifiche che oscilla tra i 300 e i 450 milioni complessivamente, per qualche intervento sia sul fronte della sanità (con una rimodulazione dei superticket) sia su quello di un ulteriore rafforzamento del reddito di inclusione: “vedremo in Parlamento – dice infatti il presidente della commissione Bilancio di Montecitorio Francesco Boccia – cosa si potrà fare sul welfare”.

Ma proprio l’assenza di un intervento sulle pensioni, e in particolare sull’innalzamento dell’età pensionabile, lascia insoddisfatti i sindacati, che insistono nel chiedere risposte e che però avendo incassato il rinnovo dei contratti del pubblico impiego decidono di non alzare, almeno non da subito, barricate: “Quando ci sono corrette relazioni sindacali – commenta ad esempio la Fp Cgil, la categoria che rappresenta gli statali – si raggiungono buoni risultati per tutti”.

Per il governo, che tra l’altro in occasione del Cdm ha autorizzato l’esercizio del Golden power su Tim, il binomio vincente è quello giovani-lavoro ed è intorno a questa coppia che gira la misura simbolo dell’ultima legge di bilancio della Legislatura e che punta quindi sugli sgravi per gli under 35 (con un decalage dopo il primo anno) attraverso la decontribuzione al 50% per i primi tre anni, che sale al 100% al Sud.

Insomma, le risorse, che per il 40% arrivano dai tagli e per il 60% da “efficientamento delle entrate”, saranno anche limitate, riconosce il ministro dell’Economia Padoan, ma questa è una “manovra di svolta” perché i fondi sono “ben indirizzati” e rafforzeranno la crescita: “il deficit scende, l’indebitamento scende e prevediamo – è la scommessa del ministro – che continui a scendere e continuerà a scendere”.

Ma nell’ultima manovra della Legislatura c’è spazio per un po’ di tutto: dal finanziamento per la lettura al capitolo industria 4.0 (“10 miliardi di finanziamenti a sostegno delle imprese”, fa sapere il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda), dalle detrazioni per il ‘verde’ su terrazzi e giardini all’assunzione di 1.500 ricercatori passando per la conferma di sisma bonus e ecobonus.

Un mix di interventi che prenderà una forma definitiva nelle prossime ore e che, secondo il timing ufficiale, dovrebbe sbarcare in Parlamento entro venerdì prossimo e sui cui però, maggioranza a parte, si appuntano le critiche di centrodestra M5S e sinistra.

Secondo i pentastellati la manovra sembra “scritta da una di quelle banche d’affari che vogliono fare a pezzi la nostra Costituzione”, mentre Forza Italia punta i riflettori su ciò che non c’è, vale a dire le privatizzazioni che secondo il ministro dell’Economia “sono però un capitolo non chiuso”.

(di Chiara Scalise/ANSA)

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Giovani e povertà, i numeri della manovra da 20 miliardi

Pubblicato il 03 ottobre 2017 da redazione

Disoccupazione giovanile

 

ROMA. – La manovra per il 2018 parte da un valore di quasi 20 miliardi (19,58), circa l’1,1% del Pil e sarà coperta per 10,9 miliardi in deficit e per 8,62 miliardi da nuove entrate, tra cui potrebbe figurare anche la web tax, e tagli di spesa.

A declinare i numeri della prossima legge di Bilancio è il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spiegando che ci potranno essere al massimo delle “variazioni al margine” rispetto alla tabella consegnata al Parlamento e che le “risorse limitate” che restano una volta sterilizzati gli aumenti di Iva e accise (15,7 miliardi nel 2018 e 11,4 nel 2019) andranno a incentivare la crescita.

Nella tabella sono indicati impieghi, cioè nuove norme, per 3,8 miliardi. “Misure selettive”, ha ribadito Padoan, sottolineando però che avranno però un “impatto significativo” sul Pil 2018, lo 0,3%. Ecco in sintesi i numeri della prossima manovra:

NEL 2018 338 MLN PER ASSUNZIONI GIOVANI, POI SI SALE: la dote iniziale per il nuovo ‘bonus giovani’ è di 338 milioni, che diventano 2,162 miliardi l’anno successivo e quasi 4 miliardi nel 2020. Nel pacchetto ‘competitività e innovazione’ vanno inclusi gli incentivi di ‘Impresa 4.0′ alle imprese, da super e iperammortamento al nuovo credito d’imposta per la formazione 4.0, che hanno effetti sui conti a partire dall’anno successivo a quello dell’entrata in vigore delle misure.

LOTTA A POVERTA’, 2,7 MLD IN PIU’ IN 3 ANNI: per la coesione sociale, e il finanziamento del nuovo reddito di inclusione che rappresenta il principale strumento di lotta alla povertà, il governo mette sul piatto 600 milioni in più nel 2018, 900 milioni nel 2019 e 1,2 miliardi nel 2020.

2,6 MLD A POLITICHE INVARIATE, ANCHE RINNOVO STATALI: per finanziare le misure già in vigore, che hanno bisogno però di nuovi fondi, ci saranno 2,6 miliardi nel 2018 che diventano circa 3 miliardi nel biennio successivo. Questa voce include anche le risorse necessarie a garantire il rinnovo del contratto degli statali, con gli aumenti medi di 85 euro al mese.

A INVESTIMENTI PUBBLICI 300 MLN 2018, 1,3 MLD 2019: più fondi in arrivo anche per il capitolo ‘sviluppo’ che si articola principalmente negli investimenti delle amministrazioni centrali e locali. In arrivo 300 milioni aggiuntivi nel 2018, 1,3 miliardi nel 2019 che salgono ancora a 1,9 miliardi nel 2020.

TAGLI SPESA PER 3,5 MLD, 5 DA EVASIONE. AVANTI WEB TAX: riduzione di fondi e trasferimenti e la spending review dei ministeri (1 miliardo l’anno) dovranno portare 3,5 miliardi di coperture. Altri 5,1 miliardi arriveranno dalla lotta all’evasione, in particolare dell’Iva. Apertura di Padoan anche in direzione dell’introduzione della web tax, dopo il primo passo fatto in ‘manovrina’ in aprile.

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G7 Lavoro: “Vicino ai deboli, non lasceremo indietro nessuno”

Pubblicato il 30 settembre 2017 da ansa

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G7 Lavoro: con i deboli, non lasceremo indietro nessuno

 

 

VENARIA (Torino). – Il G7 dei ministri del Lavoro si chiude con l’obiettivo condiviso ad “adottare un approccio inclusivo al mercato del lavoro, con particolare attenzione ai più deboli delle nostre società, per assicurare che nessuno sia lasciato indietro”. E’ un impegno che si affianca ad un cambio di metodo, alla ‘novità’ voluta dal ministro Giuliano Poletti di coinvolgere al G7 le parti sociali e le agenzie operative, di non lasciare alla sola politica le occasioni di confronto tra i sette ‘Grandi’.

Mentre i cortei di protesta che per due giorni hanno assediato Torino si avvicinano alla sede del G7 il ministro non chiude le porte al dialogo: premette che le “posizioni diverse” vanno espresse nel rispetto della legge, “rispettando cose e persone”.

E aggiunge: “Credo che i giovani che protestano abbiano delle ragioni”, “la disoccupazione giovanile è troppo alta, dobbiamo agire per ridurla. Stiamo lavorando, qualche risultato l’abbiamo ottenuto, assolutamente non sufficiente, ma nella prossima Legge di Bilancio interverremo sul tema del costo del lavoro e soprattutto sul tema del sapere”.

La risposta del ministro ai giovani è: “Siamo consapevoli di questa condizione e agiamo al meglio perché questi problemi trovino una soluzione”. Al G7 del Lavoro “abbiamo cercato di costruire l’idea che – spiega il ministro – per affrontare i grandi cambiamenti che abbiamo di fronte, dall’innovazione alle nuove tecnologie ed alla digitalizzazione, non può bastare l’impegno di una parte, bisogna far interagire soggetti diversi”.

La “portata rilevantissima dei cambiamenti” impone “di cambiare anche il modello di governance, il modo di affrontare le problematiche – ha aggiunto – Abbiamo pensato che una discussione importante come questa, sui temi fondamentali del cambiamento del lavoro non poteva essere affrontata solo con lo sguardo dei decisori politici, governi e ministri”.

Serviva una svolta, un confronto aperto ai “rappresentanti dei lavoratori e delle imprese”, ma anche “a Ocse e Ilo”, coinvolgendo poi le braccia operative dei Governi, chi ha il compito di concretizzare obiettivi e strumenti pensati dalla politica, come l’italiana Agenzia per le Politiche Attive del Lavoro che si è confrontata con le agenzie degli altri Paesi del G7.

Il tema di fondo è quello dell’impatto sul mercato del lavoro delle nuove sfide, dall’innovazione alle dinamiche demografiche. “Radicalità e velocità dei cambiamenti producono preoccupazione e incertezza” dice Poletti avvertendo che “bisogna quindi dare risposte efficaci a chi teme le conseguenze dei cambiamenti”.

Per farlo è stato quindi varato un nuovo metodo del confronto che, perchè sia efficace, “non poteva esaurirsi con i due giorni di Venaria” che chiudono la settimana aperta dal G7 dei ministri dell’Industria, proseguita con il G7 della Scienza e chiusa dal summit dei ministri del Lavoro.

Sul fronte dell’occupazione serviva una idea per creare una sede permanente di dialogo: il documento finale dei ministri lancia così il ‘Forum G7 del Futuro del Lavoro’, “una piattaforma per condividere le strategie, scambiare buone pratiche ed esperienze”. Sarà sviluppato e gestito dall’Ocse in collaborazione con l’Ilo e “coinvolgerà i responsabili politici, le parti sociali, gli analisti dell’innovazione e altri attori importanti”.

(dell’inviato Paolo Rubino/ANSA)

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Istat: lavoro incerto, giovani qualificati ma a casa di papà

Pubblicato il 20 maggio 2016 da redazione

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ROMA. – Un Paese di anziani, sostanzialmente benestanti, che mantengono economicamente ma allo stesso tempo ostacolano lo sviluppo delle generazioni più giovani, alle prese con un mercato del lavoro incerto e poco redditizio e con la prospettiva di poter difficilmente raggiungere livelli sociali ed economici migliori dei loro genitori.

Nell’ultimo rapporto annuale l’Istat celebra i 90 anni di attività statistica guardando ai grandi cambiamenti di quasi un secolo di storia italiana e fornendo un’ultima fotografia di un Paese in cui i giovani, per quanto istruiti, al passo con i tempi e qualificati, sembrano schiacciati dalla loro stessa rete di protezione, la famiglia.

La generazione di transizione, quella dei millennials e forse anche la più giovane, quella che l’Istat chiama “delle reti”, costantemente connessa, sembrano aver già perso l’opportunità di salire sull’ascensore sociale che ha invece permesso a tutto il Paese di crescere nei decenni precedenti e per questo restano a casa con mamma e papà, non tanto – o non sempre – come bamboccioni ma per l’impossibilità di mantenersi.

Negli anni l’eccesso di spesa pensionistica ha avvantaggiato enormemente gli anziani, lasciando poco o niente al contrasto della povertà, facendo oggi del nostro Paese uno dei meno efficienti in Europa.

Allo stesso tempo le diseguaglianze sono aumentate: la famiglia ha fatto da paracadute a chi poteva permetterselo e da tappo a chi cercava di accedere ai gradini più alti della scala sociale, rendendo i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

“In Italia – ha spiegato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva – rimane ancora forte il legame tra i redditi percepiti e il contesto socio-economico della famiglia di provenienza, legame che tende a ostacolare i processi di mobilità sociale”. E forse non è un caso che il rapporto sia stato presentato mentre prosegue la protesta dei ricercatori precari dell’Istituto.

SEMPRE DI MENO E SEMPRE PIU’ VECCHI – La popolazione italiana diminuisce e invecchia. Al 1 gennaio 2016 la stima è di 60,7 milioni di residenti (139 mila in meno sull’anno precedente) mentre gli over 64 sono 161,1 ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Il nostro Paese è tra i più invecchiati al mondo, insieme a Giappone e Germania, e tocca il nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia per le nascite: nel 2015 sono state 488 mila, 15 mila in meno rispetto al 2014. Per il quinto anno consecutivo diminuisce la fecondità, solo 1,35 i figli per donna. Siamo molto lontani dal periodo del baby boom (dal 1946 al 1965), quando il numero medio di figli per donna arrivò all’apice di 2,7.

GIOVANI TROPPO QUALIFICATI, 1 SU 4 HA CONTRATTI A TEMPO – Oltre un ragazzo su tre tra i 15 e i 34 anni è “sovraistruito”, troppo qualificato per il lavoro che svolge. La quota è 3 volte superiore a quella degli adulti (13%). Le professioni più frequenti nell’approccio al mercato del lavoro siano quelle di commesso, cameriere, barista, addetti personali, cuoco, parrucchiere ed estetista. Tra i giovani inoltre è più diffuso il part time, soprattutto involontario (77,5% dei part timer giovani, contro il 57,2% degli adulti), “ad indicare un’ampia disponibilità di lavoro in termini di orario che rimane insoddisfatta. Anche il lavoro temporaneo è diffuso soprattutto tra i giovani: ha un lavoro a termine un giovane su 4 contro il 4,2% di chi ha 55-64 anni.

BAMBINI NUOVI POVERI, ANZIANI STANNO MEGLIO – I minori sono i soggetti che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi in termini di povertà e deprivazione, a dispetto delle generazioni più anziane. L’incidenza di povertà relativa per gli under18, che tra il 1997 e il 2011 aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, ha raggiunto il 19% nel 2014. Al contrario, tra gli anziani – che nel 1997 presentavano un’incidenza di povertà di oltre 5 punti percentuali superiore a quella dei minori – si è osservato un progressivo miglioramento che è proseguito fino al 2014 quando l’incidenza tra gli anziani è di 10 punti percentuali inferiore a quella dei più giovani.

ANZIANI PIÙ SPRINT, BABY BOOMER INVECCHIANO MEGLIO – Con le loro condizioni economiche, i nuovi anziani hanno migliorato anche i loro standard di vita grazie all’aumento dei livelli di istruzione e di benessere economico, a stili di vita via via più salutari, a prevenzione e progressi in campo medico. La generazione dei baby boomer, cioè coloro che sono nati dal 1946 al 1965, arrivano alla soglia dell’età anziana in condizioni di salute decisamente migliori rispetto alle precedenti.

2,2 MLN FAMIGLIE JOBLESS, SENZA REDDITI LAVORO – Le famiglie “jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all’8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. Anche in questo caso i giovani sono i più penalizzati: l’incremento ha riguardato le famiglie giovani rispetto alle adulte: tra le prime l’incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%.

ITALIA ESCE DA CRISI PROFONDA MA CAMMINA PIANO – Il quadro dipinto è quello che emerge da una recessione “lunga e profonda, senza più termini di paragone nella storia in cui l’Istat è stato testimone in questi 90 anni”. Oggi il Paese sperimenta “un primo, importante, momento di crescita persistente anche se a bassa intensità”. Rispetto ai precedenti episodi di espansione ciclica la ripresa produttiva è infatti decisamente più fragile.

(di Mila Onder/ANSA)

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Pensioni: Boeri, le riforme non pesino sulle generazioni future

Pubblicato il 11 maggio 2016 da redazione

Pensioni

ROMA. – L’introduzione di maggiore flessibilità di uscita verso la pensione non deve pesare sui conti pubblici e quindi in definitiva sulle generazioni future: il presidente Inps, Tito Boeri ribadisce la necessità di coniugare la libertà delle persone con la sostenibilità dei conti chiedendo di non toccare il debito pensionistico con le norme alle quali il Governo lavora per l’anticipo del pensionamento rispetto all’età di vecchiaia.

Sul tema più generale della previdenza è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella affermando che la “variabilità insistita nelle prestazioni del sistema previdenziale affievolisce la affidabilità di un istituto che vede nella solidarietà intergenerazionale un fondamento della coesione sociale e un presupposto della sua tenuta”.

Mattarella ha quindi sottolineato l’importanza della ”creazione di occasioni di incontro tra domanda e offerta di lavoro: senza occasioni di lavoro per i giovani la crescita economica è più difficile e il rinnovamento sociale più lento”.

Il Governo secondo quanto ha spiegato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, intanto lavora a una misura “strutturale” che consenta l’anticipo del pensionamento a una fascia di età triennale (per il 2017 dovrebbe essere quella dei nati tra il 1951 e il 1953).

L’intervento comunque dovrebbe distinguere tra le diverse situazioni con opzioni diverse nella fascia di età vicina alla pensione di vecchiaia per chi ha ancora un lavoro e chi è disoccupato e chi ha maturato un assegno leggero e chi potrà contare su una prestazione consistente.

Poletti intanto ha assicurato che i furbetti degli sgravi contributivi, ovvero quelli che li hanno richiesti per le assunzioni a tempo indeterminato fatte nel 2015 (60.000 aziende per circa 100.000 lavoratori) pur non avendone diritto saranno “duramente colpiti”.

Secondo Boeri “è necessario concedere libertà alle persone”, tenendo ben presente la “sostenibilità” dei conti, ma anche quella “dell’individuo”. La libertà di andare in pensione deve essere consentita, ma senza toccare il debito pensionistico e senza “aggravare il conto che dovrà essere pagato dalle generazioni future”.

Questa opportunità che dovrebbe quindi prevedere una penalizzazione per chi esce in anticipo secondo Boeri “aiuta anche le imprese”, che spesso “si trovano a gestire dei lavoratori ‘bloccati’, che rimangono in azienda malvolentieri”, e ciò rappresenta “un costo”.

“Vogliamo costruire un intervento equilibrato – ha assicurato Poletti – tenendo conto dei conti dello Stato e distinguendo tra situazioni diverse. L’idea è di fare una misura strutturale”. I sindacati ribadiscono la richiesta di un incontro.

“Il governo – ha detto la numero uno della Cgil, Susanna Camusso – non ci ha contattati, abbiamo visto solo i titoli dei giornali e le dichiarazioni del presidente del Consiglio, sappiamo che c’è ancora un animale come simbolo che si chiama Ape e basta”.

“Sulle pensioni – ha detto il leader della Uil, Carmelo Barbagallo – stiamo aspettando un incontro, abbiamo una nostra piattaforma e mi pare che anche loro abbiano delle idee che magari non coincidono con le nostre, vedremo di discutere rapidamente nel merito perché il paese ha bisogno di una staffetta generazionale e perché alcuni lavoratori devono poter andare in pensione prima”.

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08:07Svezia: esplosione a Malmo, arrestati due sospetti

(ANSA) - ROMA, 18 GEN - Due giovani sui 20 anni sono stati arrestati a Malmo perchè sospettati dell'attentato avvenuto ieri sera ai danni di una stazione di polizia della cittadina svedese, che avrebbe avuto come obiettivo proprio le forze dell'ordine. Lo scoppio, fortissimo, sarebbe stato provocato, secondo gli ultimi accertamenti, da un oggetto esplosivo contenente trotile (simile al tritolo) e non da una bomba a mano come riferito in un primo momento. E' stato udito in tutta la città, e ha danneggiato l'ingresso della stazione di polizia di Rosengard, nel quartiere di Helsingborg, e alcune auto parcheggiate nelle vicinanze, senza causare danni alle persone. Gli arresti sono stati confermati da fonti della polizia, ma devono ancora essere convalidati. La polizia ritiene che il gesto intimidatorio fosse "direttamente indirizzato alla polizia e alla sua attività". Sarebbe quindi da far risalire alla criminalità comune e non a un atto terroristico

08:04Mo: attentato contro rabbino, uccisi 2 palestinesi

(ANSA) - TEL AVIV, 18 GEN - Al termine di un prolungato scontro a fuoco l'esercito israeliano ha ucciso la scorsa notte a Jenin (Cisgiordania) due palestinesi responsabili, secondo la versione ufficiale, della uccisione di un rabbino avvenuta una settimana fa. Uno di essi era figlio di un dirigente di Hamas. Lo riferisce la radio militare secondo cui altri membri della stessa cellula sono stati arrestati. Feriti due militari israeliani, uno dei quali versa in condizioni gravi.La radio militare ha precisato che nell' operazione un'unità di elite israeliana ha localizzato i ricercati in un edificio ed ha ingaggiato uno scontro a fuoco. Ma presto è stata circondata da centinaia di abitanti del rione che hanno scagliato contro i militari sassi ed altri oggetti. Di conseguenza altre unità dell'esercito hanno fatto ingresso a Jenin. L' operazione si è conclusa con la demolizione dell' edificio dove si nascondevano i ricercati palestinesi.

01:32Calcio: Chelsea soffre, col Norwich passa solo ai rigori

(ANSA) - ROMA, 17 GEN - Soffre il Chelsea di Conte in Fa Cup. Sono serviti i rigori ai Blues per decidere la gara con il Norwich e accedere al quarto turno della Coppa: avanti con Batshuayi a segno al 10' del secondo tempo, il Chelsea si fa acciuffare nel recupero subendo la rete di Lewis. Sull'1-1 anche dopo i tempi supplementari, la squadra di Conte dal dischetto però fa la differenza (5-3) e si guadagna seppure a fatica il passaggio di turno.

00:54Calcio: Messi sbaglia rigore, Barca cade in Coppa del Re

(ANSA) - ROMA, 17 GEN - Il Barcellona non è imbattibile. Con un gol di Melendo all'88' l'Espanyol si aggiudica il derby di Coppa del Re, valido per l'andata dei quarti di finale. Dopo aver dominato il match, i blaugrana si devono arrendere anche di fronte alla serata super del portiere dell'Espanyol, Diego Lopez, che para anche il rigore calciato da Lionel Messi. Tra una settimana al Camp Nou il ritorno che vale l'accesso alla semifinale.

00:30Calcio: Psg a valanga in Ligue1, Ranieri beffato al 95′

(ANSA) - ROMA, 17 GEN - Un Psg senza pietà liquida la pratica Digione (travolto 8-0 con) e mantiene a debita distanza (-11) il Lione da stasera secondo solitario in classifica dopo il successo per 2-0 sul campo del Guingamp e la frenata del Monaco, fermato ieri dal Nizza. Nella 21ma giornata di Ligue1, al Parco dei Principi è stata davvero una formalità per la squadra di Unay Emery, già sul 4-0 dopo il primo tempo, fa altrettanto nella ripresa chiudendo con otto reti: doppio Di Maria, Cavani (che tocca quota 156 ed eguaglia Ibrahimovic come miglior realizzatore nella storia del Psg), poker di Neymar, a segno anche Mbappe. Beffa in peno recupero invece per il Nantes di Claudio Ranieri, raggiunto sull'1-1 a Tolosa da un rigore di Gradel al 95'. In Classifica guida solitario il Psg con 56 punti, davanti a Lione (45), Marsiglia (44), Monaco (43) e Nantes (34).

00:09Parte un colpo di pistola, uccide la fidanzata

(ANSA) - VILLA D'ALME' (BERGAMO), 17 GEN - Una giovane donna è morta questa sera, uccisa da un colpo di pistola, pare sparato accidentalmente dal fidanzato, una guardia giurata. L'episodio nella casa di quest'ultimo, in via dei Mille a Villa d'Almè. In casa c'erano anche i genitori del ragazzo, tra cui il padre che è un carabiniere andato da poco in pensione. L'allarme è stato immediato, ma per la ragazza non c'era più nulla da fare. Le notizie sono ancora frammentarie: all'abitazione sono giunti i carabinieri della Scientifica e il pubblico ministero di turno, Maria Cristina Rota.

23:04Calcio: Crotone, preso in prestito Benali dal Pescara

(ANSA) - CATANZARO, 17 GEN - Il centrocampista Ahmad Benali è un nuovo calciatore del Crotone. L'annuncio è stato dato dalla società che ne ha ottenuto il prestito con diritto di riscatto dal Pescara. Ventisei anni, Benali è nato a Manchester, naturalizzato libico, cresciuto nel Manchester City. Nel 2012 ha giocato a Brescia (Serie B) prima di passare al Pescara, dove ha ottenuto la promozione in Serie A nella stagione 2015/16. Lo scorso anno ha messo a segno, alla sua prima stagione nella massima serie, 6 reti, mentre nei primi mesi dell'attuale stagione ha realizzato 4 gol in 15 presenze, sempre col Pescara. Ha già preso parte al primo allenamento con i nuovi compagni.

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