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Pd attacca Grasso, Renzi stringe su liste e simbolo

Pubblicato il 11 dicembre 2017 da ansa

Grasso presenta il simbolo di “Liberi e Uguali”

 


ROMA. – Matteo Renzi al lavoro per definire entro mercoledì le intese con le liste alleate e il simbolo della lista di sinistra alleata, dove non comparirà il suo nome. Nel frattempo infuria la polemica a sinistra tra il Partito democratico e Liberi e Uguali, all’indomani dell’esordio televisivo di Pietro Grasso nelle vesti di leader politico.

I dem contestano al presidente del Senato la “grave violazione” del pluralismo e della par condicio di aver presentato il simbolo del nuovo partito ora in una trasmissione Rai. Il presidente replica serafico: “Noi portiamo avanti un progetto, non ci occupiamo di attaccare gli altri o di fare degli scontri”.

Intanto il segretario dem Matteo Renzi, che ha deciso di non inserire il suo nome sul simbolo del Pd, proprio con l’obiettivo di stringere su liste, ha incontrato a lungo il leader Verde Angelo Bonelli, che nelle prossime ore dovrebbe decidere se confluire insieme ai Socialisti, ad alcuni prodiani ed esponenti ex Cp, nella lista a sinistra del Pd.

Intanto, Alleanza Popolare, lacerata nel profondo, è al lavoro per trovare “una soluzione consensuale” su come andare avanti. Ma è nota la divisione tra chi guarda al centrodestra, chi pensa a una corsa solitaria e chi da tempo, come Fabrizio Cicchitto e Beatrice Lorenzin, è pronto all’intesa con i democratici. Sullo sfondo la lista radicale, che attende che si chiarisca la questione delle firme per potersi presentare alle elezioni.

Nel frattempo, la tensione a sinistra, rinfocolata dalle polemiche successive all’intervista di Pietro Grasso, negli studi di “Che Tempo che fa”. Michele Anzaldi (Pd), a caldo, ha contestato la scelta del presidente del Senato di presentare il simbolo del nuovo partito in favore di telecamere, parlando di “violazione gravissima” e chiedendo l’intervento di Agicom. “L’ardore da “sentinella del renzismo” – gli replica Miguel Gotor (LeU) – spinge Anzaldi ad attacchi e critiche scomposti al Presidente del Senato”.

Un’altra bufera, soprattutto sui social, scoppia sul presunto paragone, che in effetti Grasso non ha fatto, tra le ‘foglioline’ che costituiscono la congiunzione tra Liberi e Uguali, e le donne. Pd attacca, accusando LeU di scarsa attenzione alle donne e l’hashtag #foglioline, per ore è in testa ai trend topic.

Ma gli attacchi riguardano anche la scelta di inserire il nome Grasso nel nuovo simbolo. “Hanno accusato @matteorenzi per anni di volere il #PdR, il partito personalistico, contrario alla tradizione della sinistra doc, poi – scrive Emanuele Fiano su twitter – sono usciti e hanno fondato il #PdG, il partito di #Grasso con il cognome nel simbolo, più foglioline per le donne. Ma se è contro Renzi tutto bene”.

“Reazioni al limite dell’isterismo – replica il leader Si, Nicola Fratoianni – che dimostrano il grande nervosismo tra i dem”. Scintille anche all’interno del Pd: “Orlando – attacca il capogruppo Ettore Rosato – ha detto che spera che il Pd non divenga partito di Renzi? Il Pd è il partito dei suoi militanti, forse lui avrebbe voluto fosse il partito di Orlando, ma il progetto è sfumato…”. Secca la replica del Guardasigilli: “Spero sia un fake che parla a nome del presidente del gruppo parlamentare dei deputati #eccessodizelo”.

(di Marcello Campo/ANSA)

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Sinistra attira, in arrivo Boldrini e De Magistris

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da ansa

Boldrini con Grasso

 

 


ROMA. – La strada era già stata imboccata all’assemblea di Campo Progressista ma ora, dopo l’addio di Pisapia al progetto unitario di centrosinistra, tutti, nel Pd e anche a sinistra, danno per scontato che, quando dopo l’approvazione della manovra scioglierà la riserva, la presidente della Camera Laura Boldrini “abbraccerà” Liberi e Uguali di Pietro Grasso.

Un arrivo “di peso” che colma anche la lacuna della carenza di figure femminili nel neonato partito che sfiderà il Pd. Ma che crea un problema di overbooking per le liste: più candidati che posti sicuri visto che per Leu la battaglia sui collegi è ai limiti dell’impossibile.

Il Pd ha sperato fino all’ultimo di riuscire a convincere la presidente della Camera a marciare insieme con Giuliano Pisapia verso un accordo con il Nazareno. Ma il passo indietro dell’ex sindaco di Milano ha infranto calcoli e speranze. Anzi, secondo alcuni, la decisione finale di Pisapia è stata presa anche dopo aver capito che Boldrini, che aveva già messo in chiaro all’assemblea di Campo Progressista di non vedere margini d’intesa con il Pd, resta inamovibile sulla decisione di andare a sinistra con il presidente del Senato.

La nascita, domenica scorsa, di Leu ha messo in moto un processo attrattivo di cui il merito, riconoscono anche gli ex dem, è proprio nel discorso “inclusivo ma di sinistra” dell’ex magistrato.

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, da anni in frizione con Matteo Renzi, ha telefonato a Grasso. Un colloquio che potrebbe preludere ad un incontro nei prossimi giorni: lo spazio civico occupato da sindaci e amministratori è sempre guardato con attenzione tanto dal Pd, che guarda al primo cittadino di Cagliari Massimo Zedda, tanto nella formazione a sinistra.

Nella sfida al Pd, gli ex dem aprono per ora le porte a tutti e nei prossimi giorni sveleranno anche il simbolo della formazione: “Liberi e Uguali” su uno sfondo rosso “con Pietro Grasso” senza la dicitura presidente. A metà dicembre ci sarà un’iniziativa sul programma per insistere sulle parole d’ordine del lavoro e dell’uguaglianza. Poi dopo l’Epifania, quando le Camere saranno sciolte, ci sarà la stretta sulle liste, croce e delizia di ogni partito e vero test su chi ha il timone.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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Grasso leader della sinistra: “Il vero voto utile è per noi”

Pubblicato il 03 dicembre 2017 da ansa

Il presidente del Senato Pietro Grasso durante l’Assemblea nazionale “Per una nuova proposta” (Mdp-Si-Possibile) a Roma, 3 dicembre 2017. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

 


ROMA. – “Le dimissioni dal Pd sono nate da un’esigenza interiore. Poi mi hanno offerto seggi sicuri, mi hanno chiesto di fermarmi un giro, di fare la riserva della Repubblica. Mi dispiace, questi calcoli non fanno per me”. Si presenta così, Pietro Grasso. E’ il giorno della sua discesa in campo, davanti a una platea gremita che lo acclama leader tra standing ovation e applausi scroscianti. “Io ci sono!”, esclama. E tiene a battesimo la nuova “cosa” della sinistra. “Liberi e uguali”, il nome lo ripete tre volte sul finale, commosso.

La lista che sfiderà la coalizione a trazione Pd, la destra e il M5s, nasce dalla fusione di Mdp, Si e Possibile, ma non sarà solo “rossa”, promette il presidente del Senato. “Il nostro è un progetto più grande” che ambisce a raccogliere “l’unico voto veramente utile”, quello della “metà d’Italia che non vota”.

All’Atlantico di Roma affluiscono “cinquemila persone”, molti restano fuori. Nessuna scenografia, solo tre vele colorate. Sfilano i “big” della sinistra, ma nessuno di loro ha un posto in prima fila: Pier Luigi Bersani che sventola “la bandiera dei valori”, Nichi Vendola, Antonio Bassolino, Vincenzo Visco, Guglielmo Epifani.

Massimo D’Alema scommette su un “10% ora più vicino”, respinge “l’inutile piagnisteo di appelli all’unità tardivi e contraddittori, visto che – rimarca -ci avevano detto che eravamo irrilevanti”. E (dopo una stoccata a De Benedetti: “Non ho interesse per lui, non avendo io insider trading”), assicura che il nuovo soggetto è di sinistra ma va oltre.

In sala ci sono il cattolico Enzo Carra e la leader della Cgil Susanna Camusso. In prima fila, i tre “ragazzi” Roberto Speranza, Nicola Fratoianni e Pippo Civati, segretari dei partiti fondatori. Sul palco fanno staffetta rappresentanti della società civile e i tre giovani leader. “Renzi e Berlusconi, facce della stessa medaglia, stanno allestendo coalizioni da incubo. Pisapia, dove ‘campo’ vai?”, gioca con le parole Civati, che lancia un appello a quelli del Brancaccio e ai promotori del “no” al referendum di un anno fa.

“Il Pd ha demolito cattolicesimo democratico e sinistra”, attacca Fratoianni. E Speranza, che già scommette sulla nascita di un partito dopo la lista elettorale, tira la volata a Grasso: “Se tu sei con noi, siamo dalla parte giusta”.

Il presidente del Senato, accompagnato dalla moglie Maria, sale sul palco schivo: “E’ un’emozione grande”. In un discorso lungo mezz’ora, parla alla “base” e a chi vorrebbe includere nel soggetto “largo e aperto” (“Società civile, sinistra, cattolici, democratici e progressisti”). Dice “sinistra” una sola volta. Disegna una proposta di “radicale cambiamento e discontinuità”, “senza rancori o nostalgie”.

Ma, in ossequio al proprio ruolo istituzionale, evita attacchi agli avversari. Ricorda la propria storia di lotta alla mafia e promette di battersi per i “valori”. Ma aggiunge che “mai” si farà “scudo del passato”. Non sarà, promette, “un uomo solo al comando circondato da yes man”. A giorni sarà svelato il simbolo, poi, tra metà dicembre e gennaio, un programma “partecipato” fatto “con i migliori”.

I ‘Pisapiani’ e il Pd accolgono la discesa in campo di Grasso con un gelido silenzio: c’è “amarezza”, spiegano al Nazareno, per chi “decide di dividere il centrosinistra” ma “nessun rancore”. Tra i senatori Dem girano messaggi velenosi sulla terzietà tradita dal presidente. E i renziani, pur ammettendo che il Pd subirà un danno nei collegi, scommettono che la “cosa rossa” non andrà oltre il 5%.

Ma Grasso dal palco respinge il ritratto che gli vorrebbero cucire addosso: “Non lasciamoci intimorire e scoraggiare da chi parla di rischi di sistema, di favore ai populismi, di voto utile. Serve un’alternativa per scuotere l’Italia dal torpore, una nuova proposta perché è in gioco il futuro dell’Italia. Tocca a noi”, scandisce.

E legge l’articolo 3 della Costituzione sull’uguaglianza sostanziale: “Tutti – nessuno escluso – liberi e uguali”. Parla di “speranza” ed elenca i temi: lavoro, welfare, scuola, diritti, lotta alle diseguaglianze. Niente “slogan” e “fake news”, niente “fiumi di parole”, niente “arroganza”, promette: è il “metodo Grasso”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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Domenica la sinistra incorona Grasso. Ancora dubbi sul nome

Pubblicato il 01 dicembre 2017 da ansa

Il presidente del Senato Pietro Grasso

 

 

ROMA. – Non ci sarà la parola “sinistra” nel nome per non dare l’impressione di essere l’ennesima ‘Cosa Rossa’ ma il nuovo partito, che domenica nasce a Roma con l’incoronazione di Pietro Grasso leader, ne avrà nel dna le parole d’ordine: lavoro, diritti, uguaglianza. Dalla fusione degli ex dem di Mdp, di SI e Possibile parte la sfida al Pd di Matteo Renzi, che a sua volta rivendica di essere la vera sinistra.

Ma la distanza sarà già evidente sabato quando una delegazione di SI, Guglielmo Epifani e Roberto Speranza, ma non Pier Luigi Bersani, sfileranno insieme alla Cgil di Susanna Camusso contro la proposta del governo sulle pensioni. Non c’è stata fumata bianca, a quanto si apprende, sul nome del nuovo partito di centrosinistra nel vertice, svoltosi in tarda mattinata tra il presidente del Senato Pietro Grasso, il coordinatore Mdp Roberto Speranza e Nicola Fratoianni mentre Pippo Civati era assente per motivi personali.

Ma, dopo aver sondato il gradimento di una ventina di nomi, si sarebbe arrivati alla stretta tra due: o “Libertà e Uguaglianza” o “Liberi e Uguali”. “Il copyright è della Costituzione francese, non di Ceccanti”, ironizza lo storico portavoce di Bersani, Stefano Di Traglia, davanti alle rimostranze dell’associazione dei liberal dem sull’omonimia con il nome dell’associazione. Non sarà, invece, reso noto domenica il simbolo del nuovo partito che comunque dovrebbe avere uno sfondo rosso.

Ma al netto di nomi e simboli, la barca alternativa al Pd è pronta a salpare nell’assemblea che riunisce i 1500 delegati eletti nello scorso fine settimana attraverso dei ‘caucus’, le assemblee in stile primarie americane. E sarà il grande giorno di Pietro Grasso che, concluso l’iter della manovra al Senato, si sente ormai libero dai doveri istituzionali e pronto a sciogliere la riserva sul suo futuro politico.

Attesissimo il suo discorso dal palco: sarà l’ex magistrato l’unico politico, oltre ai “giovani” Speranza, Fratoianni e Civati, a parlare davanti all’assise. Non interverranno nè Bersani nè D’Alema nè Vendola ad evitare che il nuovo partito appaia come una ridotta di big della sinistra. “Evitiamo gli errori del passato”, è il mantra che gira tra i promotori che assicurano che il pallino è tutto in mano a Grasso.

E non ci sarà la presidente della Camera Laura Boldrini che non renderà note le decisioni sul suo futuro, se andrà con Grasso o con Pisapia, finché la manovra non sarà approvata alla Camera. Matteo Renzi, che oggi chiude il suo tour in treno, sembra non preoccuparsi della concorrenza a sinistra.

Al momento, spiegano i dem, i sondaggi sul nuovo partito non sembrano turbare più di tanto i sogni dei dem. Ma al Nazareno sono consapevoli che la sfida a sinistra in alcuni collegi, come in Emilia Romagna o in Puglia, renderà più difficile la vittoria.

Per rafforzare le chance del centrosinistra a trazione Pd, il segretario dem ha chiesto a Piero Fassino di stringere con Giuliano Pisapia e Campo Progressista, che comunque domani avrà una delegazione in piazza con la Cgil per non lasciare a Bersani e soci lo scettro della sinistra.

“Proporremo il biotestamento al Senato”, garantisce ancora una volta Renzi a Pisapia. E se martedì la capigruppo lo metterà in calendario, è possibile che già la prossima settimana l’ex sindaco di Milano tragga il dado e decida di correre insieme al Pd alle politiche.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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Grasso, avanti la legge sui partiti assieme alle riforme

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

Il presidente del Senato, Pietro Grasso.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso.

ROMA. – La vicenda Pizzarotti piomba sulla legge sui partiti, in discussione alla Commissione Affari costituzionali della Camera, dove oggi inizia il voto degli emendamenti. E proprio sulla necessità di portare avanti questa legge “all’unisono” con le riforme costituzionali e quella elettorale, ha insistito il presidente del Senato, Pietro Grasso, come già aveva fatto in precedenti occasioni.

Le sanzioni di M5s contro Pizzarotti, arrivano mentre la Commissione Affari costituzionali della Camera sta discutendo anche del tema delle vita democratica interna di partiti e movimenti. In commissione sono state presentate varie proposte di legge, tra cui una del Pd che obbliga partiti e movimenti ad avere uno statuto, pena l’esclusione dalle elezioni. Approccio contestato da M5s che non ha uno statuto.

Il relatore Matteo Richetti (Pd) ha presentato un testo unificato che prevede due vie: per i partiti che vogliono usufruire dei benefici fiscali ci sono obblighi maggiori, mentre per i movimenti che vi rinunciano (come M5s) gli oneri sono minori. Ma, come ha osservato Pino Pisicchio, presidente del gruppo misto, la vicenda Pizzarotti pone il problema della democrazia interna a partiti e movimenti.

Mentre i partiti come il Pd o Fi hanno un codice etico noto, con sanzioni definite ed erogate da un organo diverso da quello di direzione politica, M5s non ha nulla di tutto ciò, con conseguenti minori garanzie per i suoi iscritti o militanti, come Pizzarotti.

M5s ha presentato degli emendamenti che eliminano dal testo di Richetti l’obbligo per partiti e movimenti del “metodo democratico” nella “vita interna”. Ma Richetti non prevede sanzioni se il M5s o altri movimenti non adempiono a questo obbligo.

Altri partiti (Sel, Lega, gli ex M5s) hanno presentato emendamenti – subito ribattezzati “salva Pizzarotti” – che giungono ad escludere dalle elezioni i movimenti che non hanno un organo disciplinare o di controllo diverso da quello esecutivo (nel caso di M5s dal Direttorio).

Oggi si votano gli emendamenti e si prevede un confronto duro. Non a caso Davide Ermini ha detto che M5s “è allergico alla democrazia”, visti i suoi emendamenti. Grasso, ricordando Pietro Scoppola, ha detto che “è vitale” fare procedere la legge sui partiti di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione “all’unisono con la revisione istituzionale per garantire la realizzazione del ‘metodo democratico’ espressamente voluto dalla Costituzione”.

Come ha spiegato in altri frangenti, il corollario della legge maggioritaria e del fatto che la sola Camera è eletta a suffragio universale, è costituito dall’assicurazione della vita democratica interna dei partiti. “Sono convinto – ha aggiunto Grasso – che l’attuazione di questa norma sia anche la premessa necessaria a rafforzare la legittimazione etica dei Partiti e la loro capacità di selezionare la classe dirigente, in modo da prevenire la grave questione morale che oggi colpisce trasversalmente la politica italiana”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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15:32Germania: Schulz chiede ministero finanze, Merkel frena

(ANSA) - BERLINO, 18 DIC - I media tedeschi affermano che Martin Schulz rivendicherebbe il ministero delle finanze per l'Spd, nel caso in cui si arrivasse a un governo di Grosse Koalition. Ma Angela Merkel, sollecitata in materia, frena. "Parlare di una distribuzione dei ministeri, non avendo ancora neppure la certezza di costruire insieme un governo, non mi sembra la sequenza giusta", ha affermato, rispondendo alle domande dei giornalisti, in conferenza stampa, rispetto a possibili desiderata dei socialdemocratici. È stato il giornale economico Handelsblatt a scrivere oggi, in prima pagina, che il leader dei socialdemocratici vorrebbe per il suo partito il ministero delle finanze.

15:25Calcio: Coppa Italia, Pasqua arbitra Napoli-Udinese

(ANSA) - ROMA, 18 DIC - Questi gli arbitri, gli assistenti, i IV Ufficiali, i Var e gli assistenti Var per le partite valide per gli ottavi di finale di Coppa Italia in programma da domani: Napoli-Udinese (19/12 ore 21): Pasqua di Tivoli Mondin-Bellutti/Di Paolo/Pairetto-Fiorito); Atalanta-Sassuolo (20/12 h.15): Ghersini di Genova (Rocca-La Notte/Minelli/Giacomelli-Ranghetti); Roma-Torino (20/12 ore 17.30): Calvarese di Teramo(Paganessi-Prenna/Abbattista/Banti-Di Vuolo); Juventus-Genoa (20/12 ore 20.45): Maresca di Napoli (La Rocca-Bindoni/Marini/Mariani-Alassio).

15:20Migranti: ok a progetto per impiego in Scavi Pompei e Reggia

(ANSA) - NAPOLI, 18 DIC - Una migliore distribuzione dei migranti sul territorio attraverso anche l'impiego sperimentale nei servizi sociali, in particolare in alcune realtà turistiche di grande pregio come gli Scavi di Pompei e la Reggia di Caserta. É il senso del protocollo d'intesa siglato oggi a Napoli con il ministro degli Interni Marco Minniti da 265 sindaci della Campania (il 70% del territorio) per l'accoglienza dei richiedenti asilo. "Un progetto bello e straordinario - ha sottolineato il ministro - che mette in campo una visione comune basata su accoglienza, umanità, integrazione e sicurezza e che se dovesse avere successo renderà migliore non solo la Campania ma l'Italia intera".

15:16Assad, 400 mld dollari di danni materiali dalla guerra

(ANSA) - MOSCA, 18 DIC - I danni materiali del conflitto in Siria ammontano a circa 400 miliardi di dollari: è la stima fatta dal controverso presidente siriano Bashar al Assad e riportata oggi dal vice premier russo Dmitri Rogozin. "Secondo le stime del presidente siriano - ha detto Rogozin - i danni provocati da questa aggressione contro la Siria ammontano a circa 400 miliardi di dollari".

15:16Calcio: Torino, Ansaldi operato a Monaco,intervento riuscito

(ANSA) - TORINO, 18 DIC - E' "perfettamente riuscito" l'intervento di sports Hernia, l'ernia dello sportivo, a cui è stato sottoposto Cristian Ansaldi. Il difensore del Torino, che ha anticipato l'intervento già previsto per giugno approfittando dalla lesione muscolare alla lesione destra che comunque l'avrebbe tenuto fuori fino al 2018, è stato operato dalla professoressa Ulrike Mushawech alla Atos Klinik di Monaco di Baviera. Era presente anche il responsabile sanitari del club granata, Rodolfo Tavana. Nei prossimi giorni, informa il club, Ansaldi verrà dimesso e tornerà a Torino dove lavorerà con lo staff medico granata per riprendere l'attività sportiva. I tempi per il recupero all'attività agonistica non sono stati resi noti.

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15:13Romania: migliaia in piazza contro riforma giustizia

(ANSAmed) - BELGRADO, 18 DIC - In Romania migliaia di persone hanno nuovamente manifestato ieri sera in varie città del Paese contro la riforma del sistema giudiziario varata dal governo del premier socialdemocratico Mihai Tudose, accusata di minare lo stato di diritto e vanificare la lotta alla corruzione dilagante. Nella capitale Bucarest circa 5 mila persone hanno percorso in corteo il centro della città partendo dalla sede del governo e raggiungendo il parlamento, dove oggi è in programma una seduta dedicata all'esame della legge contestata. "Vogliamo giustizia, non corruzione", "Governo covo di ladri", hanno scandito i manifestanti che hanno sfidato il maltempo e il freddo intenso. Proteste popolari si sono registrare in diverse altre città quali Timisoara, Cluj, Brasov.

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