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Prezzi: a novembre -0,2% su ottobre, ma il carrello della spesa cresce

Pubblicato il 14 dicembre 2017 da ansa

L’ interno di un supermercato. ANSA/STRINGER

 

ROMA. – L’Istat conferma i dati preliminari sui prezzi al consumo a novembre (-0,2% su ottobre, +0,9% sull’anno) ma rivede al rialzo l’andamento dei prezzi del carrello della spesa. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona – secondo i dati definitivi pubblicati oggi – aumentano dello 0,3% su base mensile (invece che dello 0,2%) e dell’1,6% su base annua (dal +1,7% di ottobre).

L’inflazione acquisita per il 2017 – sottolinea l’Istituto – è all’1,2%. L’ulteriore lieve frenata dell’inflazione (per il terzo mese consecutivo) si deve per lo più, secondo l’Istat, al rallentamento, dal lato dei beni, della crescita dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+3,2% da +3,8% di ottobre) e, dal lato dei servizi, dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,9% da +1,4%).

I prezzi dei beni energetici non regolamentati segnano una crescita dell’1,3% su ottobre e del 5% su novembre 2016 (inflazione acquisita al 6,2%). L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende di un decimo di punto percentuale (+0,4% da +0,5% di ottobre) come quella al netto dei soli Beni energetici, che si attesta a +0,6% (da +0,7%).

E’ significativo il calo dei prezzi per l’istruzione (-16,2% su novembre 2016, invariati su ottobre) soprattutto grazie al calo della spesa per l’università dovuta all’introduzione di una no tax area e di una low tax area. La Coldiretti segnala un aumento dei prezzi dei vegetali freschi del 6,9% e un rincaro del 5,2% per quelli della frutta a causa del “clima pazzo”.

L’Unione Consumatori sottolinea che per una famiglia media l’inflazione che si è registrata nel 2017 significa un aggravio di spesa di circa 350 euro con punte per la città di Bolzano superiori a 1.000 euro.

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lavoro

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Istat: crescono occupati, ma è record contratti a termine

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da ansa

lavoro

Italia paese per vecchi,giovani svantaggiati

 


ROMA. – L’occupazione cresce ancora, recuperando i livelli pre-crisi, ma la spinta arriva dai contratti a termine, che ormai sfiorano i tre milioni. Un record storico per l’Istat, che non ne registrava così tanti dall’inizio della rilevazione. E da allora è passato un quarto di secolo.

Dietro un tasso di disoccupazione stabile all’11,2%, che resta sui minimi da circa cinque anni, c’è così un mercato del lavoro in movimento. Ne è una prova anche il calo netto degli ‘scoraggiati’: coloro che vorrebbero un impiego ma hanno smesso di cercare, giudicando la missione impossibile.

Dati dell’ufficio di statistica alla mano, tra luglio e settembre nel Paese sono stati creati 79 mila posti rispetto ai tre mesi precedenti. Un rialzo dovuto esclusivamente a dipendenti a tempo determinato (+101 mila), mentre i ‘fissi’ risultano stazionari e gli autonomi in calo.

Tornando agli occupati nel loro complesso, il confronto su base annua fa registrare un aumento ancora più deciso, di 303 mila unità, ma anche qui il merito va ai ‘precari’. D’altra parte i dipendenti a termine raggiungono un nuovo massimo, segnando un boom rispetto allo scorso anno: ora sono 2,8 milioni. E sono loro a fare da traino, tanto che gli occupati viaggiano sopra quota 23 milioni.

Il Paese ha riconquistato “un segno positivo”, commenta il premier Paolo Gentiloni. E parlando dei posti in più sottolinea: “Sappiamo tuttavia che la loro qualità è sempre esposta al rischio della precarietà”. Da qui, aggiunge, “lo sforzo” per rimettere in moto “i consumi” e in generale la domanda interna.

Ma per la Cgil il dado è tratto: “il lavoro è debole” e “le incentivazioni alle imprese non sono servite”. Sulla stessa linea il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, si tratta solo di “lavoretti”.

L’Istat tiene però ad evidenziare anche il ritorno alla crescita dei posti tra gli under35, insomma tra i giovani. Il risveglio del mercato del lavoro sta soprattutto in un dato: centomila scoraggiati in meno in un anno. Durante le fasi della recessione questa ‘area grigia’, fuori dalla disoccupazione ufficiale, era lievitata.

Un appesantimento che era ricaduto nell’alveo degli inattivi: quanti non hanno un impiego e neppure ne sono a caccia. La componente femminile qui domina, nonostante i picchi nell’occupazione. D’altra parte sono 2 milioni e 300 mila le mamme, le moglie, che non lavorano per “motivi familiari”.

Ma come si fa a trovare un’occupazione in Italia? L’Istat risponde anche a questo: al primo posto ci sono parenti e amici ma guadagnano qualche punto i colloqui e i centri per l’impiego. Resta un fatto: la laurea paga, maggiore è il titolo di studio più basso è il tasso di disoccupazione.

Di sicuro per Confcooperative non si sbaglia a specializzarsi in informatica. Secondo un’indagine condotta con il Censis nel campo, solo nel corso del 2016, si sono aperte 62 mila posizioni, con le imprese interessate soprattutto a sviluppatori di app. E Campania, Sicilia e Puglia “sono tra le prime quattro regioni italiane dove negli ultimi 6 anni c’è stata la maggiore crescita di imprese digitali.

(di Marianna Berti/ANSA)

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Istat: cresce il reddito ma più divari, uno su tre a rischio povertà

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da ansa

ROMA. – In Italia i redditi sono tornati a crescere ma non per tutti. La ripresa ha avvantaggiato i più ricchi provocando “un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà ed esclusione sociale”. Disagi che colpiscono quasi un terzo della popolazione, pari nel 2016 ad oltre 18 milioni di persone. Un record, il picco maggiore da quando il fenomeno è sotto monitoraggio, ovvero dal 2004.

A fotografare un Paese dove i divari si allargano è l’Istat, tirando le fila della mega indagine su ‘condizioni di vita, reddito e carico fiscale’. Ecco che il budget medio di una famiglia sale dell’1,8% in un anno, anche se si ferma a 29.988 netti. Una crescita trainata dagli importi più alti, visto che nella metà dei casi si va avanti con meno (24.522 euro, che sul mese si traducono in poco più di due mila euro). Cifre queste su cui l’aggiornamento dell’Istat non va oltre il 2015. Anno che fa registrare il primo aumento post-crisi.

L’Istat fa anche il punto sul ‘cuneo’, la differenza tra il costo del lavoro e quanto va in tasca al lavoratore. Nonostante il calo negli ultimi anni, il 46% si perde in versamenti. Per l’ufficio di statistica si alleggerisce anche il carico fiscale sulle famiglie (a riguardo viene citato il bonus 80 euro). Sta di fatto che, tolto quel che si deve in contributi, tre italiani su quattro vivono con meno di 30 mila euro e non arrivano al 3% coloro che possono contare su redditi personali oltre i 70 mila.

Tornando alle stime più fresche, sul 2016, a soffrire di più è il Mezzogiorno: se il rischio di povertà ed esclusione a livello nazionale è al 30% nel Sud e nelle Isole sfiora il 47%. Sono i nuclei monoreddito, con stranieri o più figli ad essere in bilico. Ma l’allarme si accende anche per chi è solo, se, e fa riflettere, sotto i 65 anni.

Tutti numeri, vale la pena precisare, che fanno riferimento a situazioni con almeno uno su tre sintomi: si vive con meno di 9.748 euro annui; si lavora solo tre mesi l’anno; si accumulano rinunce, dalle vacanze al riscaldamento. A segnare l’aumento del pericolo è anche il confronto rispetto al resto d’Europa (va meno peggio anche la Spagna). Non solo, l’Italia mostra livelli “sopra la media” in fatto di divari economici.

D’altra parte il 20% più benestante possiede il 40% della ricchezza, mentre il quinto più povero solo il 6%. Dati che giustificano in pieno la corsa al Reddito d’inclusione. Per i ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è lo strumento con cui poter prendere “in carico le situazioni più difficili”. Secondo il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, la ricetta è una: dare “centralità al lavoro”.

Sulla stessa linea la leder della Cgil, Susanna Camusso, che insiste sui “giovani”. Per la Ui il Rei è “un primo traguardo”. Il Pd fa notare che “la strada è giusta” anche se “c’è ancora tanto da fare”. Vanno all’attacco le opposizioni: il M5s rilancia “il reddito di cittadinanza” mentre Fi considera da “irresponsabili” pensare ora allo “Ius Soli”. Intanto la Coldiretti fa i conti per l’immediato: “quasi un italiano su cinque non farà regali a Natale”.

(di Marianna Berti/ANSA)

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Disoccupazione stabile a 11,1% ma l’Italia tra le ultime in Europa

Pubblicato il 30 novembre 2017 da ansa

Disoccupazione stabile a 11,1% ma Italia indietro Ue

 


ROMA. – Luci e ombre sul lavoro negli ultimi dati Istat: a ottobre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all’11,1% rispetto a settembre, a un livello comunque molto superiore all’area Euro (8,8%) che nel complesso registra una riduzione di 0,1 punti sul mese e di un punto percentuale rispetto a ottobre 2016 (solo -0,6 punti in Italia).

Anche il dato sull’occupazione – rileva l’Istat – è stabile rispetto a settembre mentre registra un aumento di 246.000 occupati su ottobre 2016. Ma se l’aumento è legato soprattutto al lavoro dipendente (+387.000 unità mentre gli indipendenti diminuiscono di 140.000 unità) la stragrande maggioranza è a termine (+347.000) mentre appena 39.000 unità sono stabili.

“Anche a ottobre – ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti – i dati evidenziano una sostanziale stabilità del mercato del lavoro sul piano congiunturale, confermando la tendenza di medio-lungo periodo di crescita dell’occupazione. Con gli incentivi previsti nella legge di bilancio per il 2018 contiamo di rafforzare ulteriormente questa tendenza, in particolare sostenendo le assunzioni di giovani con contratti di lavoro stabile”.

Crescono soprattutto gli occupati over 50, anche per ragioni demografiche con 340.000 unità in più rispetto a ottobre 2016. Ma se si guarda al tasso di occupazione (58,1% complessivo, stabile su settembre e in aumento di 0,7 punti su ottobre 2016) aumenta su base annua in tutte le fasce di età (+1,1 punti tra i 50 ei 64 anni).

La crescita dell’occupazione della fascia più anziana, legata anche all’inasprimento dei requisiti per l’accesso alla pensione, è stata molto sostenuta negli ultimi 13 anni con un tasso di occupazione delle persone tra i 50 ei 64 anni che è passato dal 43,6% di ottobre 2004 al 59,6% attuale (oltre 2,5 milioni di persone in questa fascia in più al lavoro). Segnali positivi arrivano anche dall’occupazione dei giovani con un tasso (17%) stabile sul mese ma in crescita di 0,4 punti su ottobre 2016.

Diminuisce al 34,7% il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni tornando sui minimi raggiunti a marzo 2017. Rispetto a settembre diminuisce di 0,7 punti mentre rispetto a ottobre 2016 cala di 2,5 punti. Migliora leggermente anche la situazione delle donne al lavoro: il tasso di occupazione femminile è stabile al 49% sul mese ma avanza di 0,7 punti sull’anno, più di quello maschile (+0,6 punti).

Il tasso di occupazione delle donne resta comunque lontanissimo da quello medio europeo (48,1% in media 2016, il secondo peggiore nell’Ue che in media dell’anno è al 61,4%). Proseguono le difficoltà del lavoro indipendente: a ottobre perde 140.000 posti rispetto a ottobre 2016 mentre perde quasi un milione di posti rispetto a ottobre 2004 (da 6,27 milioni a 5,3 milioni).

L’Inps ha diffuso i dati sugli occupati extracomunitari e comunitari nati in paesi dell’Est dal quale emerge che tra gli extracomunitari (quasi due milioni nel complesso) la nazionalità più rappresentata è quella albanese seguita da quella marocchina,cinese e ucraina. Tra i cittadini comunitari dell’Est (quasi un milione di nel complesso conosciuti all’Inps, 853.000 dei quali lavoratori) la stragrande maggioranza (81,1%) è rumena. Per alcune nazionalità la grande maggioranza dei lavoratori è uomo (il 94,9% degli egiziani conosciuti all’Inps) mentre per altre lo è una piccola parte (solo il 16,7% tra gli ucraini).

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Lavoro

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Istat, in calo la disoccupazione: più lavoro femminile e ai giovani ma diminiscono gli impieghi per i 35-49enni

Pubblicato il 02 ottobre 2017 da redazione

Istat, in calo la disoccupazione anche tra i giovani

Lavoro

MILANO – Il tasso di disoccupazione scende all’11,2% ad agosto 2017, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a luglio e di 0,4 punti da agosto 2016. Lo comunica l’Istat. Ad agosto 2017 l’Istituto stima provvisoriamente un aumento degli occupati di 36 mila persone rispetto a luglio e di 375 mila rispetto ad agosto 2016.

Il tasso di occupazione sale così al 58,2% (+0,1 punti sul mese, +1 sull’anno). La crescita congiunturale dell’occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni ed è interamente dovuta alla componente femminile e ai lavoratori a termine: dei 417 mila lavoratori dipendenti in più, 350 mila sono a termine e 66 mila permanenti.

Il tasso di occupazione femminile, al 48,9%, è il più alto dalle serie storiche disponibili mensili (da gennaio 2004) e dalle serie storiche trimestrali (primo trimstre 1977). Nel complesso, a crescere sono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+354 mila), ma crescono anche i 15-34enni (+167 mila), mentre calano i 35-49enni (-147 mila, sui quali influisce in modo determinante il calo demografico di questa classe).

Ad agosto l’Istat traccia un tasso dell’11,2 per cento di senza lavoro. Tra i ragazzi miglioramento al 35,1%. Crescono gli occupati, mentre calano sia gli inattivi che quelli in cerca

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L’inflazione frena, ma corre il carrello della spesa

Pubblicato il 29 settembre 2017 da ansa

Inflazione

Inflazione frena, ma corre carrello della spesa

 

 

ROMA. – Con la fine dell’estate, si raffreddano anche i prezzi. L’Istat registra a settembre una frenata del tasso di inflazione all’1,1% dall’1,2% di agosto, nei dati preliminari. Su base mensile l’indice dei prezzi cala dello 0,3%, affossato dalla fine dell’effetto “alta stagione” nel settore turistico: i biglietti aerei diminuiscono del 27,2% rispetto ad agosto, quelli dei traghetti del 31,4% e forti cali riguardano anche villaggi, campeggi, e pacchetti vacanze.

L’inflazione italiana rimane inferiore rispetto alla media di quella dell’Eurozona, stabile all’1,5%, ma comporta comunque rincari di oltre 333 euro l’anno a famiglia, secondo le stime di Federconsumatori e del Codacons, con una vera “stangata” nel carrello della spesa, denuncia l’Unione consumatori.

I rincari sui prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona raddoppiano infatti dallo 0,6% di agosto, su base annua, all’1,2%. Costano di più soprattutto gli alimentari non lavorati (+2,2% su anno) e in particolare i vegetali freschi (+5,1%) che, spiega la Coldiretti, scontano l’effetto siccità e vedono produzioni in calo a causa dal gran caldo e dalla mancanza di pioggia.

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, cala allo 0,7% dall’1% di agosto mentre l’inflazione acquisita per il 2017 è pari all’1,3%, ancora lontana dall’obiettivo della Banca centrale europea di un tasso vicino ma inferiore al 2%.

L’analisi di questi dati divide le associazioni imprenditoriali. Da un lato, Confcommercio invita a leggere l’inflazione moderata “in chiave positiva quale fattore di sostegno al potere d’acquisto reale delle famiglie, anche se conferma la presenza di fragilità nel quadro dei consumi” e “il divario inflazionistico esistente tra l’Italia e l’Eurozona. Dall’altro lato, Confesercenti esprime “qualche preoccupazione” per l’inflazione “sostanzialmente ferma”.

A contribuire al rallentamento dell’inflazione a settembre sono anche le bollette, con i beni energetici regolamentati che vedono prezzi stabili rispetto ad agosto e aumenti del 2,9% rispetto al 2016. Già a ottobre, però, le tariffe potrebbero tornare ad aumentare spingendo verso l’alto il tasso. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Autorità per l’energia, diffuso giovedì 28, infatti, la bolletta del gas aumenterà del 2,8% dal primo ottobre mentre quella dell’elettricità calerà dello 0,7%.

(di Chiara Munafò/ANSA)

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Istat: lavoro incerto, giovani qualificati ma a casa di papà

Pubblicato il 20 maggio 2016 da redazione

giovani

ROMA. – Un Paese di anziani, sostanzialmente benestanti, che mantengono economicamente ma allo stesso tempo ostacolano lo sviluppo delle generazioni più giovani, alle prese con un mercato del lavoro incerto e poco redditizio e con la prospettiva di poter difficilmente raggiungere livelli sociali ed economici migliori dei loro genitori.

Nell’ultimo rapporto annuale l’Istat celebra i 90 anni di attività statistica guardando ai grandi cambiamenti di quasi un secolo di storia italiana e fornendo un’ultima fotografia di un Paese in cui i giovani, per quanto istruiti, al passo con i tempi e qualificati, sembrano schiacciati dalla loro stessa rete di protezione, la famiglia.

La generazione di transizione, quella dei millennials e forse anche la più giovane, quella che l’Istat chiama “delle reti”, costantemente connessa, sembrano aver già perso l’opportunità di salire sull’ascensore sociale che ha invece permesso a tutto il Paese di crescere nei decenni precedenti e per questo restano a casa con mamma e papà, non tanto – o non sempre – come bamboccioni ma per l’impossibilità di mantenersi.

Negli anni l’eccesso di spesa pensionistica ha avvantaggiato enormemente gli anziani, lasciando poco o niente al contrasto della povertà, facendo oggi del nostro Paese uno dei meno efficienti in Europa.

Allo stesso tempo le diseguaglianze sono aumentate: la famiglia ha fatto da paracadute a chi poteva permetterselo e da tappo a chi cercava di accedere ai gradini più alti della scala sociale, rendendo i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

“In Italia – ha spiegato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva – rimane ancora forte il legame tra i redditi percepiti e il contesto socio-economico della famiglia di provenienza, legame che tende a ostacolare i processi di mobilità sociale”. E forse non è un caso che il rapporto sia stato presentato mentre prosegue la protesta dei ricercatori precari dell’Istituto.

SEMPRE DI MENO E SEMPRE PIU’ VECCHI – La popolazione italiana diminuisce e invecchia. Al 1 gennaio 2016 la stima è di 60,7 milioni di residenti (139 mila in meno sull’anno precedente) mentre gli over 64 sono 161,1 ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Il nostro Paese è tra i più invecchiati al mondo, insieme a Giappone e Germania, e tocca il nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia per le nascite: nel 2015 sono state 488 mila, 15 mila in meno rispetto al 2014. Per il quinto anno consecutivo diminuisce la fecondità, solo 1,35 i figli per donna. Siamo molto lontani dal periodo del baby boom (dal 1946 al 1965), quando il numero medio di figli per donna arrivò all’apice di 2,7.

GIOVANI TROPPO QUALIFICATI, 1 SU 4 HA CONTRATTI A TEMPO – Oltre un ragazzo su tre tra i 15 e i 34 anni è “sovraistruito”, troppo qualificato per il lavoro che svolge. La quota è 3 volte superiore a quella degli adulti (13%). Le professioni più frequenti nell’approccio al mercato del lavoro siano quelle di commesso, cameriere, barista, addetti personali, cuoco, parrucchiere ed estetista. Tra i giovani inoltre è più diffuso il part time, soprattutto involontario (77,5% dei part timer giovani, contro il 57,2% degli adulti), “ad indicare un’ampia disponibilità di lavoro in termini di orario che rimane insoddisfatta. Anche il lavoro temporaneo è diffuso soprattutto tra i giovani: ha un lavoro a termine un giovane su 4 contro il 4,2% di chi ha 55-64 anni.

BAMBINI NUOVI POVERI, ANZIANI STANNO MEGLIO – I minori sono i soggetti che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi in termini di povertà e deprivazione, a dispetto delle generazioni più anziane. L’incidenza di povertà relativa per gli under18, che tra il 1997 e il 2011 aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, ha raggiunto il 19% nel 2014. Al contrario, tra gli anziani – che nel 1997 presentavano un’incidenza di povertà di oltre 5 punti percentuali superiore a quella dei minori – si è osservato un progressivo miglioramento che è proseguito fino al 2014 quando l’incidenza tra gli anziani è di 10 punti percentuali inferiore a quella dei più giovani.

ANZIANI PIÙ SPRINT, BABY BOOMER INVECCHIANO MEGLIO – Con le loro condizioni economiche, i nuovi anziani hanno migliorato anche i loro standard di vita grazie all’aumento dei livelli di istruzione e di benessere economico, a stili di vita via via più salutari, a prevenzione e progressi in campo medico. La generazione dei baby boomer, cioè coloro che sono nati dal 1946 al 1965, arrivano alla soglia dell’età anziana in condizioni di salute decisamente migliori rispetto alle precedenti.

2,2 MLN FAMIGLIE JOBLESS, SENZA REDDITI LAVORO – Le famiglie “jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all’8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. Anche in questo caso i giovani sono i più penalizzati: l’incremento ha riguardato le famiglie giovani rispetto alle adulte: tra le prime l’incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%.

ITALIA ESCE DA CRISI PROFONDA MA CAMMINA PIANO – Il quadro dipinto è quello che emerge da una recessione “lunga e profonda, senza più termini di paragone nella storia in cui l’Istat è stato testimone in questi 90 anni”. Oggi il Paese sperimenta “un primo, importante, momento di crescita persistente anche se a bassa intensità”. Rispetto ai precedenti episodi di espansione ciclica la ripresa produttiva è infatti decisamente più fragile.

(di Mila Onder/ANSA)

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15:32Germania: Schulz chiede ministero finanze, Merkel frena

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