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Porta (Pd): “Governo conferma attenzione e sensibilità alle istanze della nostra collettività”

Pubblicato il 09 marzo 2017 da redazione

ROMA – “Nonostante qualcuno continui a ripetere che questo governo non ascolta le istanze delle collettività italiane all’estero, si moltiplicano invece i segnali in senso contrario. Dopo l’approvazione in legge di bilancio di maggiori risorse per i consolati, la lingua italiana all’estero, l’informazione, le camere di commercio, i pensionati e l’Istituto Italo-latinoamericano, è di pochi giorni la notizia che, dopo aver risolto il dramma dei pensionati italiani in Venezuela, il governo, su richiesta del Parlamento, ha provveduto a potenziare la rete diplomatico-consolare italiana in quel Paese”. Lo sostiene l’on Fabio Porta, deputato eletto nella ripartizione America Meridionale, in una nota.

L’On. Fabio Porta intervistato dal nostro Direttore, Mauro Bafile

Il deputato, poi, dopo un breve accenno all’editoriale del nostro Direttore, Mauro Bafile, “Non siamo più soli”, scrive che è “sempre di questi giorni l’altra decisione del governo che conferma, andando incontro ad un’altra richiesta delle nostre collettività, la semplificazione delle procedure per il rilascio dei passaporti elettronici, la moltiplicazione dei ‘consolati itineranti’ e il rafforzamento dei poteri dei consolati onorari”
“Se nei prossimi mesi, – continua Porta – utilizzando le risorse già stanziate in legge di bilancio, si istituiranno presso i consolati dove maggiori sono le giacenze originate dalle domande di cittadinanza le cosiddette ‘Task force’ per l’eliminazione di tale arretrato, potremmo davvero dire di essere di fronte ad una importante e definitiva inversione di tendenza dopo anni di disattenzioni e promesse disattese rispetto alla comunità degli italiani nel mondo”.
Porta considera necessarie queste precisazioni per le varie dichiarazioni che continuano a rilevare tagli indiscriminati da parte dei Governi ai fondi destinati ai consolati italiani nel mondo.
“Anche la recente riapertura dell’Ambasciata italiana a Santo Domingo – conclude Porta – conferma con i fatti e non a parole l’impegno del sottosegretario per gli italiani all’estero Vincenzo Amendola e di tutto il governo in questa direzione”.

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Renzi, da rottamatore a rottamato

Pubblicato il 09 dicembre 2016 da Luca Marfé

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan (D)
ANSA/GIUSEPPE LAMI
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Mille giorni fa Renzi si era presentato al cospetto degli italiani nelle vesti di “rottamatore”.
Tre anni dopo, con un’evoluzione (involuzione) micidiale delle ultime settimane che lo hanno traghettato dritto dritto al disastro del referendum costituzionale, la gente lo ha inquadrato in chiave opposta a tutte quelle che erano esigenze e speranze di rinnovamento.
Un volto, una claque, un atteggiamento che hanno riesumato tanto del peggio della Prima Repubblica.
Ma il distacco che si è materializzato tra il Partito Democratico e gli elettori assume dei connotati ancor più precisi in queste convulse ore di consultazioni.
Padoan, Gentiloni, Franceschini.
Tre nomi che nulla hanno a che vedere con i desideri e soprattutto con i voti dei cittadini.
Non commento e non amo i 5 Stelle, ma almeno loro qualche “mi piace” in rete lo hanno preso.
O si riallaccia il legame con la base, per far sì che si senta davvero rappresentata, o Grillo e compagnia vinceranno a mani basse. Ma vinceranno per davvero, con percentuali mostruose. Inutile scannarsi dunque sulla nuova legge elettorale.
Una grossa fetta del risultato delle prossime elezioni politiche passa per il nome del successore di Renzi.
Speriamo non arrivi il pupazzo o il pupazzo del pupazzo.
O sarà l’ennesimo regalo a quella che ci ostiniamo a chiamare “anti-politica”, quando in realtà il senso della politica, quella vera, lo abbiamo perso noi.

Luca Marfé

Twitter: @marfeluca – Instagram: @lucamarfe

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Lapo, social e tv: ma dove stiamo andando?

Pubblicato il 29 novembre 2016 da Luca Marfé

Lapo Elkann arrestato a New York

Lapo Elkann arrestato a New York

E niente, Lapo c’è cascato un’altra volta. Ma non è di lui che voglio scrivere, lungi da me l’idea di giudicarlo. Anche perché, purtroppo per lui, temo ci penserà presto qualche tribunale statunitense.

Voglio scrivere dell’impatto che certi personaggi rischiano di avere sull’evoluzione (evidente involuzione) della nostra società.

I cattivi maestri, “bad boy” li chiamano qui in America, non sono mai mancati. Ma il fascino che esercitano oggi, soprattutto su teenager e giovanissimi, è a dir poco preoccupante. Questo perché, con l’esplosione del fenomeno delle reti sociali, accompagnato parallelamente da un oggettivo impoverimento qualitativo dei principali organi di informazione, il contagio delle idee diventa pressoché inevitabile.

Provo a spiegarmi meglio e vengo a qualcosa di concreto.

Oggi l’ex-Iena Enrico Lucci, prima di andare in onda su Rai 2 con la sua trasmissione Nemo, ha pubblicato su Twitter un breve video nel quale afferma di essere “con la mente a New York” al fianco del suo amico Lapo. Un messaggio di solidarietà che, così, di cuore, potrebbe anche starci. Peccato che la tv la guardi un bel po’ di gente. E peccato che il suo amico Lapo non si sia soltanto reso protagonista dell’ennesimo episodio spiacevole, ma abbia infranto la legge (rischia fino a due anni di carcere soltanto per il simulato sequestro).

Proprio la percezione sballata della legalità, infatti, è una delle note dolenti dell’Italia di oggi. Criminali, e ripeto criminali, che assurgono al ruolo di James Bond dei poveri, grazie anche e soprattutto al maldestro (nei casi di buona fede) o addirittura mirato (acchiappare click è diventato lo sport nazionale di una buona metà dei miei colleghi) contributo dei mass media.

E così i Lapo e i Corona, assieme a molti altri che non vale nemmeno la pena citare, dall’aver infranto delle leggi dello Stato assurgono al ruolo di protagonisti incompresi, cui ci si affretta a far recapitare comprensione e solidarietà.

Senza voler entrare nel merito di gusti ed abitudini, sessuali e non, di ciascuno, sarebbe forse il caso di ripartire dalle basi, tanto chiare qui negli Stati Uniti, tanto sbiadite, ahinoi, in Italia: la legge è una cosa seria; chi sbaglia paga.

E questo senza voler andare a toccare il tasto del distacco tra episodi del genere, riportati sotto forma di improbabili melodrammi, e la realtà quotidiana di chi si fa il mazzo come una capanna per arrivare alla fine del mese.

Che i carrozzoni mediatici tornino ad occuparsi di pallone o di qualsivoglia frivolezza.

Che a Lapo ci penseranno giudici ed avvocati com’è giusto che sia.

Luca Marfé

Twitter: @marfeluca – Instagram: @lucamarfe

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Istat: lavoro incerto, giovani qualificati ma a casa di papà

Pubblicato il 20 maggio 2016 da redazione

giovani

ROMA. – Un Paese di anziani, sostanzialmente benestanti, che mantengono economicamente ma allo stesso tempo ostacolano lo sviluppo delle generazioni più giovani, alle prese con un mercato del lavoro incerto e poco redditizio e con la prospettiva di poter difficilmente raggiungere livelli sociali ed economici migliori dei loro genitori.

Nell’ultimo rapporto annuale l’Istat celebra i 90 anni di attività statistica guardando ai grandi cambiamenti di quasi un secolo di storia italiana e fornendo un’ultima fotografia di un Paese in cui i giovani, per quanto istruiti, al passo con i tempi e qualificati, sembrano schiacciati dalla loro stessa rete di protezione, la famiglia.

La generazione di transizione, quella dei millennials e forse anche la più giovane, quella che l’Istat chiama “delle reti”, costantemente connessa, sembrano aver già perso l’opportunità di salire sull’ascensore sociale che ha invece permesso a tutto il Paese di crescere nei decenni precedenti e per questo restano a casa con mamma e papà, non tanto – o non sempre – come bamboccioni ma per l’impossibilità di mantenersi.

Negli anni l’eccesso di spesa pensionistica ha avvantaggiato enormemente gli anziani, lasciando poco o niente al contrasto della povertà, facendo oggi del nostro Paese uno dei meno efficienti in Europa.

Allo stesso tempo le diseguaglianze sono aumentate: la famiglia ha fatto da paracadute a chi poteva permetterselo e da tappo a chi cercava di accedere ai gradini più alti della scala sociale, rendendo i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

“In Italia – ha spiegato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva – rimane ancora forte il legame tra i redditi percepiti e il contesto socio-economico della famiglia di provenienza, legame che tende a ostacolare i processi di mobilità sociale”. E forse non è un caso che il rapporto sia stato presentato mentre prosegue la protesta dei ricercatori precari dell’Istituto.

SEMPRE DI MENO E SEMPRE PIU’ VECCHI – La popolazione italiana diminuisce e invecchia. Al 1 gennaio 2016 la stima è di 60,7 milioni di residenti (139 mila in meno sull’anno precedente) mentre gli over 64 sono 161,1 ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Il nostro Paese è tra i più invecchiati al mondo, insieme a Giappone e Germania, e tocca il nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia per le nascite: nel 2015 sono state 488 mila, 15 mila in meno rispetto al 2014. Per il quinto anno consecutivo diminuisce la fecondità, solo 1,35 i figli per donna. Siamo molto lontani dal periodo del baby boom (dal 1946 al 1965), quando il numero medio di figli per donna arrivò all’apice di 2,7.

GIOVANI TROPPO QUALIFICATI, 1 SU 4 HA CONTRATTI A TEMPO – Oltre un ragazzo su tre tra i 15 e i 34 anni è “sovraistruito”, troppo qualificato per il lavoro che svolge. La quota è 3 volte superiore a quella degli adulti (13%). Le professioni più frequenti nell’approccio al mercato del lavoro siano quelle di commesso, cameriere, barista, addetti personali, cuoco, parrucchiere ed estetista. Tra i giovani inoltre è più diffuso il part time, soprattutto involontario (77,5% dei part timer giovani, contro il 57,2% degli adulti), “ad indicare un’ampia disponibilità di lavoro in termini di orario che rimane insoddisfatta. Anche il lavoro temporaneo è diffuso soprattutto tra i giovani: ha un lavoro a termine un giovane su 4 contro il 4,2% di chi ha 55-64 anni.

BAMBINI NUOVI POVERI, ANZIANI STANNO MEGLIO – I minori sono i soggetti che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi in termini di povertà e deprivazione, a dispetto delle generazioni più anziane. L’incidenza di povertà relativa per gli under18, che tra il 1997 e il 2011 aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, ha raggiunto il 19% nel 2014. Al contrario, tra gli anziani – che nel 1997 presentavano un’incidenza di povertà di oltre 5 punti percentuali superiore a quella dei minori – si è osservato un progressivo miglioramento che è proseguito fino al 2014 quando l’incidenza tra gli anziani è di 10 punti percentuali inferiore a quella dei più giovani.

ANZIANI PIÙ SPRINT, BABY BOOMER INVECCHIANO MEGLIO – Con le loro condizioni economiche, i nuovi anziani hanno migliorato anche i loro standard di vita grazie all’aumento dei livelli di istruzione e di benessere economico, a stili di vita via via più salutari, a prevenzione e progressi in campo medico. La generazione dei baby boomer, cioè coloro che sono nati dal 1946 al 1965, arrivano alla soglia dell’età anziana in condizioni di salute decisamente migliori rispetto alle precedenti.

2,2 MLN FAMIGLIE JOBLESS, SENZA REDDITI LAVORO – Le famiglie “jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all’8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. Anche in questo caso i giovani sono i più penalizzati: l’incremento ha riguardato le famiglie giovani rispetto alle adulte: tra le prime l’incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%.

ITALIA ESCE DA CRISI PROFONDA MA CAMMINA PIANO – Il quadro dipinto è quello che emerge da una recessione “lunga e profonda, senza più termini di paragone nella storia in cui l’Istat è stato testimone in questi 90 anni”. Oggi il Paese sperimenta “un primo, importante, momento di crescita persistente anche se a bassa intensità”. Rispetto ai precedenti episodi di espansione ciclica la ripresa produttiva è infatti decisamente più fragile.

(di Mila Onder/ANSA)

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Papa: l’Italia vive un profondo cambiamento culturale

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

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CITTA’ DEL VATICANO. – L’Italia vive un profondo cambiamento culturale, che tocca tradizioni, abitudini, visioni della vita, e i pastori se ne rendono conto, venendo spesso a contatto con persone che soffrono per mancanza di punti di riferimento.

E’ la riflessione proposta dal Papa ai vescovi italiani, aprendo, nell’aula del sinodo in Vaticano, i lavori della 69.ma assemblea generale della Cei, con un discorso pubblico dal quale sono assenti i temi della cronaca politica italiana, a cominciare dalla legge sulle unioni civili appena approvata.

Nulla ovviamente vieta che della legge si parli nel dibattito a porte chiuse, o nella prolusione del presidente Angelo Bagnasco. “Il contesto culturale – ha dunque osservato papa Bergoglio – è molto diverso da quello in cui” i preti hanno mosso i primi passi nel ministero.

“Anche in Italia – ha sottolineato – tante tradizioni, abitudini e visioni della vita sono state intaccate da un profondo cambiamento d’epoca. Noi, che spesso ci ritroviamo a deplorare questo tempo con tono amaro e accusatorio, dobbiamo avvertirne anche la durezza: nel nostro ministero, quante persone incontriamo che sono nell’affanno per la mancanza di riferimenti a cui guardare!”.

“Quante relazioni ferite! – ha aggiunto subito dopo papa Francesco – In un mondo in cui ciascuno si pensa come la misura di tutto, non c’è più posto per il fratello. Su questo sfondo, la vita del nostro presbitero diventa eloquente, perché diversa, alternativa”.

Il Papa ha affrontato il tema del cambiamento culturale dopo essersi posto la domanda: “Che cosa, dunque, dà sapore alla vita del ‘nostro’ presbitero?”, giacché tutto il suo discorso è stato improntato al “rinnovamento del clero”, uno dei temi cardine di questa assemblea della Cei.

(giovanna.chirri@ansa.it)

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Giro d’Italia: a Roccaraso trionfa Wellens e Dumoulin resta in rosa

Pubblicato il 13 maggio 2016 da redazione

Tim Wellens of team Lotto Soudal wins the sixth stage of the Giro d'Italia 2016, Ponte to Roccaraso, Italy, 12 May 2016 ANSA/LUCA ZENNARO

Tim Wellens of team Lotto Soudal wins the sixth stage of the Giro d’Italia 2016, Ponte to Roccaraso, Italy, 12 May 2016
ANSA/LUCA ZENNARO

ROCCARASO – Il belga della Lotto Soudal Tim Wellens si è aggiudicato per distacco, al termine di un’azione personale, la 6a tappa del Giro d’Italia di ciclismo, da Ponte a Roccaraso di 157 chilometri. Il belga ha preceduto al traguardo di 1’19” il danese Jakob Fuglsang e il russo Ilnur Zakarin, e di 1’22” la maglia rosa Tom Dumoulin.

Al sesto posto il primo degli italiani, Domenico Pozzovivo a 1’24”. Staccato di una ventina di secondi dalla maglia rosa Vincenzo Nibali.

Al termine della 6a tappa del Giro d’Italia, da Ponte a Roccaraso, vinta dal belga Tim Wellens, la maglia rosa resta sulle spalle dell’olandese Tom Dumoulin, quarto al traguardo.

Esultanza speciale per il belga Tim Wellens, trionfatore della sesta tappa del Giro d’Italia, da Ponte a Roccaraso. Il corridore della Lotto Soudal, una volta tagliato il traguardo, ha alzato la bicicletta al cielo. Ma già prima di concludere la prova, quando mancavano 300 metri all’arrivo, ha iniziato a festeggiare inviando baci al pubblico con ampi gesti delle mani.

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Il Venezuela attraversa una delle fasi piú critiche della sua storia

Pubblicato il 11 maggio 2016 da redazione

Pensionati in Venezuela durante una riunione in cui l'Ambasciatore e funzionari dei Patronati hanno spiegato i motivi che hanno determinato la riduzione delle pensioni e quale potrebbe essere la situazione nel 2016.

Pensionati in Venezuela durante una riunione in cui l’Ambasciatore e funzionari dei Patronati hanno spiegato i motivi che hanno determinato la riduzione delle pensioni e quale potrebbe essere la situazione nel 2016.

ROMA – La settimana parlamentare è iniziata con il Venezuela e la nostra comunità al centro dei lavori della Camera dei Deputati.

Rispondendo nell’aula di Montecitorio ad una interrogazione urgente presentata dai deputati Fabio Porta, Giovanni Burtone, Demetrio Battaglia e Antonio Cuomo, del Partito Democratico, con la quale i parlamentari chiedevano “se e quali iniziative il Governo intenda adottare per monitorare costantemente l’evolversi della crisi in Venezuela e per assicurare alla comunità italiana il massimo sostegno in una condizione di oggettiva criticità, soprattutto per quanto riguarda la mancanza di generi di prima necessità, ponendo il tema anche nell’ambito degli organi internazionali”, il Sottosegretario agli Affari Esteri Benedetto della Vedova ha confermato come “il Paese sta attraversando una delle fasi più critiche della sua storia, che si sta ripercuotendo anche sulla numerosa comunità italiana residente nel Paese, le cui condizioni economiche e sociali sono fortemente deteriorate”.

Sulla questione della sicurezza, il governo ha affermato che “l’Ambasciata sta svolgendo un lavoro a tutto campo, grazie anche all’esperto che opera in loco e che si occupa delle denunce di violenze o minacce da parte dei connazionali, oltre che di eventuali casi di sequestri. La sicurezza viene, poi, posta sistematicamente all’ordine del giorno negli incontri con gli esponenti del Governo di Caracas, alla luce del continuo innalzamento degli indici di criminalità che si registrano nel Paese e, in particolare, nella capitale”.

Sulla grave carenza di medicine il Sottosegretario ha risposto che “su istruzioni della Farnesina, l’ambasciatore italiano a Caracas ha rappresentato alla Ministra degli esteri venezuelana, Delcy Rodríguez, la forte preoccupazione del Governo italiano e ha proposto delle modalità operative per far pervenire dall’Italia una lista di medicinali essenziali ai nostri connazionali, in particolare agli anziani”.

Sul tema delle pensioni, infine, molto sentito dai nostri connazionali, l’On. Della Vedova ha sostenuto che il nostro governo “è in costante contatto con l’INPS e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per vagliare la possibilità di riconsiderare il tasso di cambio attualmente utilizzato per pagare le pensioni agli italiani in Venezuela ed attuare il tasso di concambio flessibile, di valore più o meno corrispondente al precedente tasso SIMADI recentemente soppresso.

– In tal modo secondo – il rappresentante del governo – verrebbe calcolato in maniera più congrua il rateo di pensione spettante e garantito un potere d’acquisto reale, superando così le criticità legate al tasso di cambio ufficiale attualmente utilizzato, che sovrastima la valuta locale.

Fabio Porta, deputato eletto in Sudamerica e Presidente del gruppo interparlamentare Italia-Venezuela, ha così commentato la risposta del governo:

– Il Parlamento italiano non ha dimenticato i nostri connazionali che vivono in Venezuela e l’attenzione di tanti miei colleghi a quanto avviene in quel Paese conferma tale sensibilità; sono certo che il governo, che oggi come nelle scorse settimane ha risposto con altrettanta attenzione e preoccupazione ai nostri appelli, agisca rapidamente, sia sul tema delle pensioni che su quello dell’emergenza sanitaria e della sicurezza.

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L’Ue verso approvazione della flessibilità, ma pesa il debito elevato

Pubblicato il 10 maggio 2016 da redazione

A general view shows members of the European Parliament voting during a plenary session in the European Parliament in Strasbourg, France, 12 April 2016. EPA/PATRICK SEEGER

A general view shows members of the European Parliament voting during a plenary session in the European Parliament in Strasbourg, France, 12 April 2016. EPA/PATRICK SEEGER

BRUXELLES. – Non dovrebbero esserci più ostacoli alla richiesta italiana di flessibilità sui conti pubblici 2016: la Commissione europea si prepara a dare il via libera il 18 maggio, quando presenterà anche le raccomandazioni specifiche per Paese. Ma la concessione di ulteriori margini di bilancio, oltre a quelli concessi nel 2015, non mettono l’Italia al riparo da un’azione sul debito, che ha raggiunto il suo picco nel 2015 e non è sceso nel 2016, come hanno confermato le recenti previsioni economiche.

Eurostat, il 21 aprile, aveva anche certificato che nel 2015 l’Italia ha violato la ‘regola del debito’, uno dei paletti della nuova governance che può far scattare una procedura con eventuali sanzioni. Il collegio dei commissari, riunito a Strasburgo, ha tenuto un primo dibattito ‘di orientamento’ sul rispetto del Patto di stabilità, in vista della pubblicazione delle raccomandazioni e del giudizio definitivo sulle leggi di stabilità, tra cui quella italiana.

Il confronto – riferiscono fonti europee – avrebbe quindi confermato che la Commissione è orientata a riconoscere tutta la flessibilità aggiuntiva chiesta dall’Italia per riforme (0,1%), investimenti (0,3%) e migranti (0,2%), ma resta lo scoglio del debito pubblico, che doveva cominciare a ridursi già nel 2015 e che invece resta a 132,7% anche nel 2016.

Nel corso del dibattito sarebbe emerso apprezzamento per il percorso delle riforme in Italia, mentre i dati del debito non rispettano gli obiettivi. Anche se ulteriori valutazioni sono ancora in corso. Il problema principale è che l’Italia, nel 2015, è in conclamata violazione della regola che ne impone la riduzione, perché non ha effettuato lo sforzo strutturale raccomandato dalla Ue.

Nemmeno la flessibilità ulteriore migliora la situazione, perché i margini si applicano al 2016. La violazione della regola obbliga Bruxelles a preparare un rapporto sul debito, chiamato ‘126.3’, che ne valuterà la sostenibilità o meno. Anch’esso dovrebbe arrivare il 18 maggio.

Altre fonti di Bruxelles osservano che il “negoziato strategico è ancora aperto” sebbene si possano per ora escludere “sorprese” come l’apertura di procedure per debito eccessivo. La trattativa, a quanto si è appreso, si sta svolgendo in maniera serrata ma senza una particolare conflittualità, sebbene le osservazioni critiche non manchino e potrebbero spingere i commissari che vigilano sull’andamento dei conti pubblici a inviare Roma una nuova lettera ‘ad hoc’ sull’esempio di quanto già avvenuto lo scorso marzo, quando Moscovici e Dombrovskis avvertirono Roma sulla violazione della regola del debito, chiedendo di prendere rimedi nel programma di stabilità.

Particolarmente difficile sarebbe invece la posizione della Spagna, largamente fuori dagli obiettivi per il deficit e nelle condizioni per far scattare una richiesta di sanzioni. Un’eventualità che viene vista con estrema attenzione e cautela poichè – secondo la valutazione di alcuni dei commissari – potrebbe influenzare la campagna elettorale in vista del voto del 26 giugno.

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Istituto Italiano di Cultura di Caracas: Successo della Mostra fotografica del Santo Crocisfisso di Monreale

Pubblicato il 02 febbraio 2015 da redazione

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CARACAS – Un’atmosfera elegante, ma al contempo familiare ci accoglie al nostro arrivo al Centro di Cultura Italiano. L’occasione è stimolante ed affascinante. Si è aperta con la mostra fotografica dedicata alla festa del Santo Crocifisso di Monreale l’anno dell’Italia in America Latina.

– Il Ministero ci tiene molto a questo progetto in quanto reputiamo essenziale l’unità tra i popoli. L’emigrazione italiana in America Latina è stata consistente, pertanto sono numerose le comunità presenti in America Latina. È giusto, quindi, avere ottimi rapporti con i paesi che ospitano i nostri connazionali anche e soprattutto attraverso la cultura – ci spiega in maniera esaustiva la recièn llegada direttrice del Centro Italiano di Cultura, la Dott.essa Erica Berra.

Per lei, la presentazione della mostra fotografica del venezuelano Adolfo Acosta è anche il debutto ufficiale nel Centro e l’occasione per iniziare a conoscere l’ambiente e la comunità che lo frequenta.

Da poco arrivata dal Guatemala, vive, ovviamente una fase di ambientamento

– In Guatemala sono stata benissimo, la comunità lì è piccola, si contano circa 8000 italiani, ma negli ultimi anni sono state fatte tante cose, porterò con me ricordi eccezionali e sono sicura che anche qui in Venezuela mi troverò bene – queste le parole della direttrice che ci racconta il primo impatto con il paese.

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Gli ospiti sono attenti nell’osservare le foto dell’artista Acosta, tra una copa de vino e assaggi di formaggi offerti dal Centro la serata scorre immergendosi tra le viuzze di Monreale che bene sono rappresentate dal fotografo.

– Ho scelto Monreale perchè mia moglie è originiaria di quel paese ed in questi anni in Venezuela mi ha sempre parlato della processione del Santo Crocifisso – ci racconta Adolfo Acosta.

– Mio suocero che per diritto ereditario appartiene alla fratellanza ( gli incaricati di portare il Crocifisso in processione tra le strade di Monreale) me ne ha parlato così tanto che alla fine mi sono deciso di partire per l’Italia ed immortalare questo evento attraverso le mie fotografie – l’artista è soddisfatto del suo lavoro, ma dai suoi occhi emerge tanta gratitudine verso chi lo ha aiutato nel suo lavoro

– Dell’Italia ed in particolare di Monreale, porterò sempre nel mio cuore il calore della gente, mi hanno trattato come uno del paese, e questo per me è stato meraviglioso, la gente mi invitava a prendere il caffè in casa, tutti si sono messi a disposizione affinchè mi sentissi come a casa mia – ma non è solo questo il ricordo che Acosta porterà nella sua mente, ma soprattutto nel suon cuore per molto tempo

– La “comida” – ci racconta sorridendo affettuosamente – il cibo, i suoi sapori così diversi da quelli venezuelani non li dimenticherò mai più, e l’acqua, la possiblità di bere l’acqua del rubinetto come potrò mai dimenticarla? In Venezuela è impossibile fare una cosa del genere –

Quando gli viene chiesto quale è la foto che maggiormente rappresenta l’anima della processione di Monreale non ha dubbi “è la foto in primo piano del fratello che urla e prega sotto la vara”.

E su questo è concorde la direttrice del Centro di Cultura

– sono soprattutto i volti che trasmettono le emozioni, e le emozioni ti portano a rivivere attraverso le fotografie il significato della festa –

Ed è davvero così, scrutando le foto non si può far a meno di notare come la mostra sia stata incentrata sulla spiritualità dell’evento, attraverso i volti delle persone, nei particolari delle foto si evince l’enorme spiritualità della festa.

– Rispetto alle feste religiose qui in Venezuela c’è una differenza essenziale che ho osservato a Monreale. Non è importante il contorno, la gente si riunisce attraverso la figura del Cristo, si percepisce tanta preghiera, la spiritualità è intensa – chiosa il fotografo Acosta.

Fermi davanti ad una foto che ritrae una donna che dal suo balcone tocca il Crocifisso che in quel momento stava passando davanti casa sua, la direttrice ci saluta cordialmente asserendo che queste fotografie dimostrano quanto la religiosità sia importante in Italia ed attraverso processioni, quale quella del Crocifisso di Monreale, la fede sia viva nel popolo italiano.

Una fede che unisce, così come la cultura.

 (Gennaro Buonocore/Voce)

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Forum con Antonella Pinto e Mariano Palazzo, Circolo Pd – Venezuela

Pubblicato il 28 settembre 2013 da redazione

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Ultima ora

13:07Brexit: 33mila cittadini Ue lasciano Gb dopo referendum

(ANSA) - ROMA, 24 AGO - Trentatremila cittadini Ue hanno lasciato il Regno Unito dopo il referendum sulla Brexit del giugno 2016, segnando così il più grande deflusso dal Paese da circa 10 anni a questa parte: e' quanto emerge dagli ultimi dati pubblicati dall'Ufficio nazionale di statistica (Ons), secondo quanto riporta Sky News. Questo fenomeno ha contribuito a un calo del tasso netto di migrazione nel Regno Unito (la differenza tra immigrati ed emigrati) ai minimi degli ultimi tre anni. In particolare, la migrazione netta e' scesa a 246.000 unità nel periodo aprile 2016-marzo 2017, 81.000 in meno rispetto ai 12 mesi precedenti. Si tratta dei primi dati di questo genere pubblicati dopo le elezioni di giugno. Oltre la metà del calo, spiega l'Ons, e' dovuta all'aumento del numero di cittadini Ue che hanno abbandonato il Paese: dei 33.000 che hanno fatto le valige, 17.000 provenivano da Paesi entrati nell'Ue nel 2004, come Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Slovenia.

13:05Incendi: Francia, arrestato piromane autore di 17 roghi

(ANSA) - PARIGI, 24 AGO - Un uomo di una quarantina di anni è sospettato di aver provocato 17 incendi tra il 10 e il 20 agosto nei comuni di Marsiglia, Allauch e Plan-de-Cuques, nel dipartimento delle Bouches du Rhone (sud-est). Lo ha fatto sapere la polizia, sottolineando che l'individuo si trova in stato di arresto. Il sospetto è stato fermato lunedì dalle forze dell'ordine grazie alle segnalazioni di alcuni cittadini. Fonti vicine all'inchiesta affermano che l'uomo "ha ammesso la responsabilità di alcuni incendi" anche se le indagini gliene attribuiscono 17. (ANSA)

13:03Barcellona: terroristi sorridono in video poche ore prima

(ANSA) - MADRID, 24 AGO - Tre dei cinque terroristi islamici che hanno attaccato venerdì scorso il lungomare di Cambrils, dove sono stati uccisi dalla polizia, erano stati ripresi poche ore prima dalle telecamere di sicurezza di un benzinaio nei dintorni della cittadina sull'autostrada AP7. Le immagini, diffuse dal giornale catalano Ara, mostrano alla cassa Omar Hychami, Houssaine Abouyaaqoub (fratello di Younes, l'attentatore della Rambla) e Moussa Oukabir, in apparenza rilassati e sorridenti. Secondo Ara scherzano i tre anche sul tipo di accendino che vogliono comprare.

12:56Terremoto Ischia: cornicione crollato, sigilli a chiesa

(ANSA) - ISCHIA (NAPOLI), 24 AGO - I carabinieri della compagnia di Ischia hanno sequestrato, in esecuzione di un decreto della Procura della Repubblica di Napoli, la chiesa di S. Maria del Suffragio da cui, la sera del terremoto, è crollata una porzione di cornicione che ha ucciso la 59enne Lina Balestrieri.

12:55Uomo bruciato vicino Aosta, accertamenti su orologio

(ANSA) - AOSTA, 24 AGO - E' l' orologio per ora l' unico elemento che potrebbe aiutare ad identificare il cadavere semicarbonizzato trovato a Fenis sabato scorso. D'accordo con la procura, i militari hanno diffuso la foto di un orologio identico a quello trovato accanto al corpo della vittima. Si tratta di un modello 'Camel trophy' degli "anni '80-'90 abbastanza particolare che oramai non si vede più in giro", fanno sapere i militari. In base ai primi riscontri dell'autopsia, è molto probabile che l'uomo, di circa 40 anni, sia stato ucciso con almeno un colpo d'arma da fuoco, sparato all'altezza del collo. L'omicidio sarebbe avvenuto 24-48 ore prima che il corpo - probabilmente venerdì - venisse bruciato. Traumi compatibili con modalità di trasporto poco attente sono stati rilevati al bacino e alla colonna vertebrale. Si cercano testimoni che possano aver visto un'auto sospetta venerdì pomeriggio lungo la pista ciclabile del paese.(ANSA).

12:38Con bandiera Rsi su vetta: presidente Toscana Rossi denuncia

(ANSA) - FIRENZE, 24 AGO - Una denuncia alla Procura della Repubblica "sulla base delle leggi che puniscono l'apologia di fascismo". E' questo il mandato che il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha dato all'avvocatura regionale, nei confronti di Manfredo Bianchi, l'insegnante di Carrara (Massa Carrara) che su facebook aveva postato una foto che lo riprende mentre sventola una bandiera della Repubblica Sociale di Salò in cima al Monte Sagro, sulle Alpi Apuane, nei pressi di Vinca, la località in cui fu compiuta una strage nazifascista nel 1944. La decisione di procedere in questo senso - annunciata dal presidente sul suo profilo Fb - avviene proprio nel giorno dell'anniversario dell'eccidio di Vinca, ai piedi del monte Sagro, "una delle più atroci stragi nazifasciste avvenute in Toscana insieme a Sant'Anna di Stazzema: furono 173 le vittime per mano dei soldati nazisti di Reder fiancheggiati da un centinaio di fascisti repubblichini". (ANSA).

12:33Roma: Meloni, non giunta M5s ma crash test incompetenza

(ANSA) - ROMA, 24 AGO - "Virginia Raggi cambia di nuovo l'assessore al bilancio del Comune di Roma: è il quarto in un anno. Quest'ultimo lo sono andati a prendere a Livorno perché i romani non sono adatti a governare Roma. La Capitale d'Italia usata come crash test per testare il livello di incompetenza del Movimento 5 Stelle al Governo". Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.

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