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Ape social anche per gli italiani residenti all’estero?

Pubblicato il 04 dicembre 2017 da redazione

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In pensione prima del tempo anche gli italiani all’estero?

 


CARACAS.– I deputati Pd all’estero Marco Fedi e Fabio Porta, hanno inviato una lettera al presidente del consiglio Paolo Gentiloni al ministro del lavoro Giuliano Poletti e a quello dell’economia e finanze Pier Paolo Padoan, chiedendo il riconoscimento nelle trattative sulle pensioni, anche degli italiani residenti all’estero. In questi giorni si sta trattando il tema dell’età pensionabile previsto dal 2019 a numerose categorie di lavoratori di attività definite “gravose”.

In questa missiva i due deputati richiedono al Governo che gli anticipi previsti siano applicati anche ai numerosi italiani all’estero che hanno versato i contributi in Italia e svolgono attività gravose e usuranti all’estero. Evidenziano anche che come risultato delle trattative con le parti sociali, il Governo sta preparando una proposta che cerca di esentare gli addetti ai lavori gravosi sulle aspettative di vita dell’età pensionabile (inoltre ad introdurre una estensione dell’Ape Social e nuove regole sulla pensione anticipata per i lavoratori precoci).

Fedi e Porta scrivono che sono venuti a conoscenza, che dagli scatti delle aspettative di vita non potranno essere incluse 15 categorie di lavoratori addetti a mansioni particolarmente gravose, a meno che non facciano valere un’anzianità contributiva di per lo meno 30 anni di contribuzione e aver svolto lavori gravosi per minimo 7 anni negli ultimi 10 di attività lavorativa. Questi lavoratori quindi potranno avere la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi anche a cominciare dal 2019.

Quindi i deputati richiedono tanto al Governo come ai rispettivi Ministeri di chiarire se tali risoluzioni saranno anche per i cittadini residenti all’estero che hanno versato contribuiti previdenziali in Italia e nel Paese dove risiedono con cui ci sia un accordo di sicurezza bilaterale o multilaterale (Regolamenti UE) e infine capire anche se i 30 anni di contribuzioni previsti dalla proposta del Governo, si possano totalizzare con i contributi esteri dei cittadini italiani residenti all’estero e quali sarebbero le modalità, regole e strumenti per verificare all’estero i requisiti per il diritto alle prestazioni dei lavori gravosi.

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Lo SPID anche per gli italiani all’estero

Pubblicato il 04 dicembre 2017 da redazione

 


CARACAS. –  Dopo varie riunioni tra L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e la Farnesina, anche i cittadini italiani all’estero potranno far parte dello SPID (Sistema Pubblico per la Gestione dell’Identitá Digitale). Già molte sedi diplomatiche hanno abilitato nei loro siti ufficiali le modalità per ottenere l’identità elettronica, anche se residenti all’estero.

Questo nuovo sistema di autenticazione SPID permetterà sia ai cittadini che alle imprese ottenere un’identità digitale con accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione. Fino a questo momento sono 1.831.000 gli italiani o le imprese che già possegono l’identità SPID, 3783 le amministrazioni che ne aderiscono e 4183 i servizi online accessibili.

Le credenziali per l’identità SPID sono rilasciate dai Gestori di Identità Digitale (“Identity Provider” – IdP) accreditati dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID).

Come richiedere le credenziali SPID:

Per far ciò bisogna registrarsi sul sito di uno degli IdP accreditati (attualmente Aruba, InfoCert, Namirial, Poste Italiane, Register, Sielte e TIM).

Ogni Idp consente differenti modalità per fare richiesta dello SPID che al momento è gratuito, così l’utente può scegliere il soggetto che preferisce. Per ottenere l’identità SPID non è necessaria un’identificazione se l’utente ha una carta d’identità elettronica, Carta Nazionale dei Servizi o se utilizza una firma elettronica.

Per i connazionali che risiedono all’estero, Aruba, Infocert, Poste, Tim e Sielte, prevedono forme di identificazione totalmente online tramite webcam. Forniscono questo servizio gratuito Sielte e TIM (quest’ultima fino al 31/12/2017).

Le modalità per ottenere lo SPID in ogni IdP si possono visualizzare nel sito SPID.

Spid per gli italiani all’estero:

I cittadini italiani all’estero possono avere l’identità digitale SPID solo con i documenti necessari, ossia la tessera sanitaria con codice fiscale o un documento d’identità valido (emesso da un’autorità italiana). Se sprovvisti di tali documenti si potrà mostrare il tesserino del codice fiscale (quello che nel retro riporta il “Numero di identificazione della tessera”) o, non avendo il codice fiscale, si potrà richiedere all’Agenzia delle Entrate per il tramite dell’Ufficio consolare di riferimento.

Dal 1 ottobre 2018 gli stati membri dell’Unione Europea riconosceranno i documenti di identificazione elettronica delle persone fisiche e giuridiche che sono parte del regime notificato di identificazione elettronica di un altro Stato membro. Quindi i connazionali in possesso di SPID potranno accedere ai servizi online in un altro Paese UE e viceversa i cittadini europei con identificazione elettronica potranno accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione.

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Alfano: “Italiani all’estero componente essenziale del Sistema Italia”

Pubblicato il 23 novembre 2017 da ansa

Il ministro Alfano apre i lavori dell’Assemblea Plenaria del Consiglio Generale per gli Italiani all’Estero

 


ROMA. – “Un’inestimabile risorsa, una componente essenziale del Sistema Italia”: così il ministro degli esteri Angelino Alfano ha definito i cinque milioni e mezzo di connazionali all’estero, intervenendo al Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) in corso alla Farnesina. Il ministro ha precisato che nello scorso anno le rimesse hanno raggiunto i 7,2 miliardi di euro, quasi mezzo punto di pil.

Gli italiani all’estero “rappresentano un’idea nuova della nostra nazionalità, non legata a vecchi schemi e a stereotipi, con un nuovo protagonismo sociale”, ha aggiunto il ministro precisando che con la globalizzazione ci sono due modi “di essere italiani, con i piedi, il cuore e la testa in Italia o con la testa e cuore in Italia e i piedi da un’altra parte”. Ciascuno di voi, ha aggiunto deve essere “ambasciatore dell’Italia”.

Il ministro si è poi soffermato sulla necessità di difendere i diritti degli italiani all’estero ed ha citato in particolare l’impegno in sede europea sul fronte Brexit per garantire la difesa dei diritti acquisiti. Ha poi parlato della tutela degli italiani in situazioni di vulnerabilità, ricordando i 150mila connazionali in Venezuela.

Lavorare per far rientrare i giovani dall’estero

Ogni anno vanno all’estero 3mila ricercatori italiani, il 16,2% di quelli formati in Italia, mentre dall’estero ne attraiamo solo il 3%, una perdita di capitale umano di cui bisogna agevolare il rientro. Lo ha detto il ministro degli esteri Angelino Alfano al Consiglio generale degli italiani all’estero in corso alla Farnesina. Questo fenomeno, ha aggiunto il ministro, “è stato oggetto di molti interventi legislativi in passato, anche se non tutti hanno dato frutti”.

Con 80 milioni di discendenti di italiani nel mondo, il ministro ha ricordato l’importanza della lingua e della cultura italiana. Lo stanziamento complessivo per l’insegnamento dell’italiano all’estero è di 12 milioni di euro. L’Italia, ha ricordato Alfano, è il secondo paese scelto dagli studenti Usa dopo la Gran Bretagna e i 34mila ragazzi americani che studiano in Italia contribuiscono alla economia con 550 milioni di euro l’anno.

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Tamburri: “L’italiano non è più solo una lingua etnica”

Pubblicato il 22 febbraio 2017 da redazione

Antony Julian Tamburri, Decano e professore dell’Italian American Institute Calandra

NEW YORK – “L’italiano non è più solamente una lingua etnica. È molto importante ribadirlo. Direi essenziale. D’altronde abbiamo pressappoco 100mila giovani a livello nazionale che studiano l’italiano; a livello universitario, invece, ne calcoliamo circa 90mila”. Lo assicura Antony Julian Tamburri, Decano e professore dell’Italian American Institute Calandra e autore di saggi indispensabili per capire lo sviluppo culturale della nostra Collettività. Tra questi, “Una nuova semiotica dell’etnicità: nuove segnalature per la scrittura italiano-americana” (2010), “Re-reading Italian Americana: Specificities and Generalities on Literature and Criticism (2014) e i volumi di cui è co-editore “Italian Americans in the Third Millenium” (2009) e “The Cultures of Italian Migration: Diverse Trajectories and Discrete perspectives (2011).

– Nel 2009 – ci dice – abbiamo realizzato un sondaggio per capire meglio chi studia l’italiano nelle scuole pubbliche. Al questionario hanno risposto circa 6mila alunni, la maggior parte della scuola media e del liceo. Di questi 6mila, il 59 per cento erano giovani di origine italiana e il 41 per cento no. Il risultato ottenuto è molto importante. In primo luogo, dimostra che sono ancora tanti gli alunni di origine italiana che continuano a studiare la nostra lingua e che sono altrettanto numerosi i giovani che pur non avendo radici italiane si avvicinano alla nostra cultura. E poi ci permette di registrare l‘importante crescita che ha avuto l’insegnamento dell’italiano dal 1969 ai nostri giorni.

Afferma che alla fine degli anni ’60 e all’inizio dei ’70 gli studenti che frequentavano i corsi d’italiano erano tra gli 11 e i 12mila. Oggi, invece, la cifra si aggira tra gli 80 e i 100mila. Tamburri sottolinea che nel “2009 la nostra era di nuovo una lingua di cultura”. E fa notare che sebbene la “Modern Language Association” – l’autorevole associazione fondata nel 1883 che per quantità e qualità dei ricercatori ed esperti in lingua e letteratura è senz’altro la maggiore e più prestigiosa degli Stati Uniti – negli ultimi due anni abbia registrato una flessione del 6 per cento nello studio di tutte le lingue a livello nazionale, il numero degli studenti ora è di nuovo in crescita.
Il sondaggio del 2009, quindi, mostra un nesso affettivo sempre più forte tra l’Italia e le nuove generazioni; un richiamo verso la lingua e la cultura di origine. A questo punto, viene spontanea la domanda:

– Come è cambiata la nostra Collettività?

Tamburri parla scandendo le frasi. Non sorprende l’accurata scelta delle parole nell’esprimersi, caratteristica intrinseca del docente esigente innanzi tutto con se stesso e amante della lingua italiana e della nostra cultura.

– Siamo ormai alla quinta, sesta generazione – ci dice. – C’è il mito che molti cognomi italiani siano stati cambiati ad Ellis Island quando gli agenti di emigrazione trascrivevano le generalità dei nostri emigranti. E’ possibile che sia accaduto. Ci può essere stato qualche errore involontario. Ad esempio, all’università avevo un amico il cui cognome era Martell. Solo all’ultimo anno, chiacchierando, sono venuto a sapere che il cognome del nonno, in realtà, era Martello.

– È il caso di Manfort, l’ex assessore del presidente Trump. Pare che il vero cognome fosse Manforte. Si afferma spesso che per molti giovani della prima generazione fu una maniera di mimetizzarsi.

– Questa pratica di troncare il cognome, di togliere l’ultima vocale – spiega -, non era poi così rara. Poi c’è stata una rivalutazione. Io direi che questa è avvenuta in particolare con la terza e la quarta generazione. Non dimentichiamo che alla fine degli anni ’70 c’è stata l’invasione del “Made in Italy”. Già all’inizio della decade del ’70 c’era stato il cinema con Fellini e Antonioni. E poi la cucina che, ad un certo punto, è diventata praticamente la gastronomia nordamericana. Abbiamo oggi un numero di ristoranti d’alta cucina italiana che prima non esisteva. C’è stata una rinascita generale dell’orgoglio etnico.

– Come si integra la nuova emigrazione in questo contesto?
Non risponde immediatamente. Poi commenta:

– E’ un fenomeno che deve essere ancora valutato e studiato.

– Ha competenze assai diverse da quelle dell’emigrazione d’inizio del secolo scorso – facciamo notare.

– Senz’altro – ammette. – Ha un bagaglio culturale assai diverso da quello dell’emigrazione storica d’inizio del 900. Bisogna poi distinguere tra chi fa parte del mondo delle scienze naturali, che di solito trova subito una sistemazione presso qualche università o istituto di ricerca, e chi, invece, è laureato in materie umanistiche. Quest’ultimi hanno maggiori difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Afferma che è più semplice per chi frequenta un dottorato dal momento che, spesso, la stessa università li aiuta ad ottenere il visto di lavoro.

– Negli Stati Uniti – spiega – c’è una strana legge che non permette al datore di lavoro di chiedere apertamente se si è in possesso di un regolare visto di lavoro. Se, al momento dell’offerta, affermi spontaneamente che non hai il visto, di solito, specialmente a livello universitario, ti aiutano ad ottenerlo. Ma non possono chiederti direttamente se lo hai.

– E a livello politico, qual è il peso della nostra Collettività? Ad esempio, nello Stato di New York?

Spiega che a livello locale e statale, specialmente in quei centri in cui la nostra comunità è assai numerosa, sono tanti i politici di origine italiana.

– Nella legislatura dello Stato di New York, tra Senato e Camera dei Deputati – ci dice – vi sono 225 parlamentari.
Di questi, una cinquantina sono di origine italiana. Il nostro istituto riceve il 95 per cento dei fondi dallo Stato di New York. Siamo una voce nel bilancio dello Stato di New York.

Ci dice, poi, che il Calandra, qualche anno fa, iniziò una ricerca titolata “Oral History Archive”, ovvero archivio storico orale. Dei 50 parlamentari, quasi la metà accettò di partecipare. Si trattava di registrare un’intervista “face to face” per gli archivi dell’istituzione. E furono i parlamentari ad aiutare affinché fossero stanziati ulteriori fondi per la realizzazione dell’indagine.

A proposito dell’Istituto, Tamburri ci dice che è nato nel 1979, “dopo quasi vent’anni di lamentele, di obiezioni giuste da parte del corpo docente italiano ma anche dello staff in generale della ‘City University of New York’ perché sostenevano che a loro erano negati certi incarichi di responsabilità all’interno dell’Università”.

– Insomma, una specie di discriminazione…

– Si – ammette anche se evita la parola “discriminazione” -. Sembrava ci fosse un blocco. Non si permetteva ai professori di origine italiana di occupare incarichi amministrativi superiori. Negli anni ‘70 il senatore John Di Calandra aveva realizzato un’indagine e nel 1978 aveva redatto un dossier di 80 pagine in cui si parlava di discriminazione contro i docenti italiani. L’anno successivo è stato creato l’istituto che porta il suo nome.
Sostiene che c’erano anche altri problemi a livello di scuole pubbliche. Ad esempio, il tasso di giovani che non finivano il liceo era molto alto.

– A cosa si attribuiva questo fenomeno?

– Si presume che fossero giovani della prima generazione – ci dice -. Probabilmente per le loro famiglie l’università non era molto importante per cui, ad una certa età questi ragazzi dovevano mettersi a lavorare. A volte, nell’azienda dei genitori.

– Sembra strano, una contraddizione. Tradizionalmente i figli degli emigranti hanno una migliore educazione perché i genitori desiderano dargli ciò che in gioventù è stato loro negato. In Venezuela, la prima, seconda e ora anche terza generazione rappresentano una “elite” nel mondo delle scienze, della ricerca, della medicina. Sono i figli d’italiani i capitani d’industria più agguerriti…

– E’ vero – ammette per poi far presente:

– Ma attenzione, parliamo di studenti delle scuole pubbliche. Quello che non abbiamo ancora indagato, come comunità, è il tasso di diserzione ad esempio nelle scuole cattoliche. Si sa, sembra almeno che sia una consuetudine, che la famiglia italiana preferisca che i figli frequentino i licei e le università cattoliche. Questa è una ricerca da fare. Cioè, analizzare la popolazione italiana nelle scuole e nelle università private. In questo caso, sostengo che probabilmente incontreremo, una realtà assai diversa.

Sottolinea che l’istituto di cui è Decano e professore è “nato con tre compiti: il ‘consultant’, cioè l’offerta di servizi di consulenza sia a livello accademico che personale; la diffusione della storia e della cultura degli americani di origine italiana; e la ricerca”.

– L’idea di creare la figura del consulente, sia a livello accademico che personale – spiega -, risponde, se si vuole, alla convinzione che un consulente italiano possa capire meglio le problematiche della nostra comunità.

– Quindi un giovane italiano che vuole venire negli Stati Uniti può fare riferimento a voi.

– Certamente – assicura -. I nostri consulenti, ancora oggi, visitano almeno tre volte al mese, se non una volta alla settimana i diversi licei, specialmente quelli di New York frequentati da un alto tasso di studenti italiani, e quando dico italiani intendo dire di origine italiana. Evito il termine italo-americano.
Altra missione dell’istituto è la diffusione e la promozione della storia e della cultura degli americani di origine italiana.

– Lo facciamo in diversi modi – spiega -. Ad esempio, attraverso il nostro portale e la nostra televisione. Abbiamo, infatti, un programma televisivo mensile che viene postato anche su youtube. Parallelamente organizziamo eventi pubblici, conferenze, presentazione di libri. Il terzo scopo dell’Istituto – prosegue – è la ricerca. Avviene attraverso simposi. Organizziamo un convegno ogni anno su un tema che cambia di volta in volta. Pubblichiamo libri. Negli ultimi 10 anni ne abbiamo pubblicati 10 o 12, forse anche di più, Sono saggi e atti di convegno.

Ci parla, con giustificato orgoglio, dell’interessantissima e ricca biblioteca dell’Istituto che si sviluppa attorno a tre importanti donazioni quelle dei professori Pietro Saraceno, John Cammet e Phillip Cannistrato.

“Saraceno Collection”, è la donazione del professore Pietro Saraceno, docente di Storia dell’Università di Roma, con oltre 13.500 volumi e una collezione unica di Leggi e Decreti dal Regno d’Italia fino al 1959. La “Cammet Collection”, è rappresentata da circa 2000 opere donate da John Cammet, del dipartimento di Storia del “John Jay College of Criminal Justice” (Cuny), che raccoglie le maggiori opere di studio e analisi sul comunismo e sul fascismo oltre alle opere complete di Antonio Gramsci di cui il professore Cammet era un profondo studioso. E la “Cannistraro Collection”, orientata verso lo studio dell’epoca fascista italiana donata dall’emerito professore Philip Cannistraro, docente di “History and Italian American Studies” nel Queens College, (Cuny).
Mauro Bafile

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Venezuela: Referendum, chiesto l’intervento dell’Osa

Pubblicato il 29 aprile 2016 da redazione

El secretario general de la Organización de los Estados Americanos (OEA), Luis Almagro

El secretario general de la Organización de los Estados Americanos (OEA), Luis Almagro

CARACAS – I deputati Luis Florido, Williams Dávila, Richard Blanco, Timoteo Zambrano, Ángel Medina e l’esponente di “Voluntad Popular” residente all’estero, Carlos Vecchio hanno, denunciato all’Osa una presunta manovra del governo per evitare possa realizzarsi il Referendum Abrogativo.

E così hanno chiesto al Segretario Generale dell’Osa, Luis Almagro, di valutare i meccanismi pertinenti per un’intervento dell’organismo con sede a Washington e suggerito la presenza in Venezuela di una sua delegazione.

Intanto, l’ex direttore del Consiglio Nazionale Elettorale, Vicentre Díaz, ha commentato che il decreto attraverso il quale si taglia la settimana lavorativa negli uffici pubblici del paese per risparmiare l’elettricità – i dipendenti pubblici ora lavorano solo due giorni alla settimana -, non può influire nei tempi di realizzazione del Referendum Abrogativo.

– Il governo – ha spiegato Vicente Díaz – non ha alcun potere per stabilire quali giorni lavora o no il “poder Electoral”. Il referendum – ha proseguito – né si può sospendere, né si può posporre a causa di una crisi elettrica.

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Camusso: “Votare e scegliere l’Europa del lavoro”  

Pubblicato il 23 maggio 2014 da redazione

ROMA  – “Andare a votare e scegliere l’Europa del Lavoro”. E’ questo l’invito che Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, lancia in un video messaggio, prodotto dalla confederazione di corso d’Italia, in vista dell’appuntamento elettorale di domani per il rinnovo del Parlamento europeo.

“Domenica si vota – afferma il numero uno della Cgil – ed è importante andare a votare per cambiare l’Europa di oggi, per dare all’Europa la possibilità di essere di nuovo quell’Europa del lavoro e delle politiche sociali. l’Europa che propone l’uguaglianza e l’avanzamento delle condizioni dei paesi. E proprio per questo, non bisogna pensare che basta dire ‘meno Europa’ oppure non andare al voto. Invece, bisogna votare, qualificare le istituzioni e scegliere quei programmi che hanno appunto in mente che l’Europa del welfare e del lavoro sia l’Europa importante. Decidere di un’Europa che cambia e che ha istituzioni democratiche votate e partecipate dai cittadini e decidere di un futuro positivo possibile, in assenza del quale invece saremmo più in difficoltà ad uscire dalla crisi, a creare politiche di sviluppo e lavoro. Per questo – conclude Camusso – pensiamo che domenica sia necessario, sia sostanzialmente un dovere, andare a votare per scegliere l’Europa del Lavoro “.

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Comites di Caracas, illustre sconosciuto – L’inchiesta della VoceTv

Pubblicato il 12 ottobre 2013 da redazione

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Forum con Antonella Pinto e Mariano Palazzo, Circolo Pd – Venezuela

Pubblicato il 28 settembre 2013 da redazione

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00:48Calcio: 4-1 al Cittadella, Lazio nei quarti di Coppa Italia

(ANSA) - ROMA, 14 DIC - La Lazio ha battuto il Cittadella 4-1 negli ottavi di Coppa Italia. Nei quarti i biancocelesti affronteranno la Fiorentina, il 26 dicembre alla stadio Olimpico. Incontro indirizzato a favore dei padroni di casa già nel primo tempo grazie alle reti di Immobile (11'), Felipe Anderson (24', con il brasiliano a segno dopo 221 giorni) e l'autorete di Camigliano (36'). Il Cittadella però non si è rassegnato ed al 41' ha accorciato le distanze con una gran punizione da 25 metri di Bartolomei. Nella ripresa, piuttosto povera di emozioni, ha chiuso i conti ancora Immobile, al 42', superando Paleari con un preciso pallonetto.

23:45Raiola, Mirabelli usa Donnarumma per attaccare me

(ANSA) - MILANO, 14 DIC - "Mirabelli ha un problema personale contro di me e usa Donnarumma per attaccarmi. Gli fanno comodo queste polemiche perché tolgono l'attenzione dal vero problema del Milan: il suo progetto tecnico". Così Mino Raiola in una nota a Gazzetta.it, ricordando che il portiere aveva "offerte che nessuno avrebbe mai rifiutato. Ma Gigio e la sua famiglia hanno fatto una scelta col cuore. E l'ho rispettata. Oggi mi interessa solo che Gigio venga lasciato tranquillo, solo così potrà fare il suo meglio. Dovrebbe essere anche la priorità del ds del Milan".

22:51Donnarumma, mai detto di aver subito violenza morale

(ANSA) - MILANO, 14 DIC - "Non ho mai detto né scritto di aver subito violenza morale quando ho firmato il contratto". E' quanto afferma Gianluigi Donnarumma su Instagram, all'indomani della contestazione subita dai tifosi del Milan a San Siro. "E' stata una brutta serata e non me l'aspettavo! Nonostante tutto guardo avanti e testa alla prossima partita... forza Milan!", ha scritto a corredo di una foto che lo ritrae in mezzo al campo mentre saluta il pubblico, con Rino Gattuso che gli batte una mano sul petto.

22:20Calcio: Bonucci, vincere al Milan è pass per la storia

(ANSA) - MILANO, 14 DIC - "Vincere al Milan ti consegna un pass per la storia. Vi auguro di riuscirci, io sono alle prima armi con questa maglia". Così Leonardo Bonucci si è rivolto ai ragazzi del settore giovanile del Milan durante la festa di Natale: "Perché ho lasciato la Juventus? Sono successe alcune cose che hanno portato sia la società che il sottoscritto a questa decisione. Poi è arrivato il Milan, un'occasione che ho colto al volo. Anche grazie al lavoro di Fassone e Mirabelli. Con la Juventus abbiamo scelto di separarci, nella vita capitano delle discussioni".

22:10Terremoto: procura Macerata apre inchiesta su Sae

(ANSA) - MACERATA, 14 DIC - Il procuratore della Repubblica di Macerata Giovanni Giorgio ha aperto un fascicolo di indagine sui cantieri delle casette del terremoto, e le presunte irregolarità nella gestione della manodopera, denunciate dalla Cgil e dalla Fillea provinciali. Lo reso noto lo stesso Giorgio, sottolineando che "la tutela dei diritti dei lavoratori, rispetto ad ogni forma di sfruttamento e di sopruso costituisce una delle essenziali finalità del mio Ufficio". I cantieri sono appaltati al Consorzio Arcale, che ha vinto una gara bandita dalla Protezione civile nazionale. Il sindacato ha segnalato la presenza di molti lavoratori romeni, in particolare a Ussita, che verrebbero impiegati senza godere delle norme contrattuali italiane, e addirittura rimpatriati in caso di infortunio. Oggi la Cgil maceratese è stata contattata da funzionari del Governo romeno che sta conducendo un monitoraggio in varie regioni italiane proprio sul fenomeno del 'caporalato' e sullo sfruttamento di propri connazionali.

21:55Hayden morto in bici, chiesto rinvio giudizio automobilista

(ANSA) - RIMINI, 14 DIC - Il sostituto procuratore Paolo Gengarelli ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio stradale a carico dell'automobilista coinvolto nell'incidente a Misano Adriatico che costò la vita, nel maggio scorso, all'ex campione statunitense di motoGp Nicky Hayden, in quel momento in sella a una bici. Il pilota, poi anche di Superbike, morì il 22 maggio a 36 anni all'Ospedale Bufalini di Cesena, cinque giorni dopo essere stato investito da una Peugeot 206. La Procura della Repubblica di Rimini contesta l'omicidio stradale al conducente dell'auto, un trentenne di Morciano di Romagna, perché - come da consulenza del pubblico ministero - "in concorso di cause indipendenti con la condotta colposa del ciclista ne cagionava la morte per colpa consistita in negligenza ed imprudenza". (ANSA).

21:51Francia: scontro treno-scuolabus, ‘almeno 4 bambini morti’

(ANSA) - PARIGI, 14 DIC - "E' di almeno quattro bambini morti" il bilancio delle vittime dello scontro avvenuto nel sud-ovest della Francia tra un treno regionale ed uno scuolabus. Lo riferisce il ministero dell'Interno. Ci sono anche "24 feriti molto gravi, di cui 21 alunni, e altri tre altri che erano a bordo del treno", dice il prefetto.

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