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Legge elettorale: strada stretta per i ricorsi alla Consulta

Pubblicato il 09 dicembre 2017 da ansa

Il tabellone elettronico con il risultato del voto in aula al Senato durante la fiducia posta dal governo sulla legge elettorale Rosatellum. ANSA/ANGELO CARCONI

 


ROMA. – È davvero molto stretta la porta che i ricorsi contro il Rosatellum dovranno oltrepassare in Corte Costituzionale il 12 dicembre per superare il filtro di ammissibilità: le possibilità di riuscita sono giudicate molto basse da diversi “addetti ai lavori”, propensi a ritenere che i quattro conflitti tra poteri dello Stato saranno dichiarati inammissibili.

A differenza di quanto accadde con il Porcellum e poi con l’Italicum, stavolta non sono stati Cassazione e giudici di merito a investire la Corte Costituzionale, ma il Codacons, alcuni parlamentari e i capigruppo dei Cinquestelle che agiscono contro la Camera di appartenenza.

E in discussione non c’è il contenuto delle nuove regole, ma il modo in cui sono state approvate, con il ricorso alla fiducia da parte del governo. Una procedura che, secondo i ricorrenti, comprimendo il dibattito parlamentare avrebbe violato le prerogative costituzionali di deputati e senatori e dell’intero corpo elettorale.

In questa fase, però la Corte non deve entrare nel merito di questo profilo, ma deve stabilire se i ricorsi siano ammissibili; e cioè se chi li ha presentati rappresenta effettivamente un potere dello Stato e se esiste realmente la materia del conflitto.

Se questi requisiti non saranno soddisfatti, la partita sul Rosatellum in vista delle prossime elezioni si chiuderà qui. In caso di ammissibilità, invece, sulla campagna elettorale già in atto calerà una spada di Damocle in attesa che la Corte decida se il ricorso al voto fiducia sia stato legittimo o meno. Ipotesi, quest’ultima, che travolgerebbe l’intera legge elettorale alla radice.

Alcuni giuristi ritengono che il conflitto possa e debba essere ammesso, perché, come sostiene Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte costituzionale, “la ferita inferta dalla legge elettorale alla sovranità popolare e alle attribuzioni del corpo elettorale è di tale entità che non è possibile non dichiarare l’ammissibilità del ricorso”. Convinzione che sorregge anche i legali che hanno curato il ricorso dei Cinquestelle, in testa Felice Besostri, già promotore delle azioni contro Porcellum e Italicum.

Ma in molti sollevano dubbi. E per il costituzionalista Stefano Ceccanti “i ricorrenti sembrano aver preso troppo alla lettera l’affermazione evangelica ‘chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto'”. Non solo. “I ricorrenti lamentano una menomazione che riguarda le modalità di svolgimento dei lavori parlamentari come disciplinati da norme e prassi regolamentari” che di per sè non vietano il ricorso alla fiducia per le leggi elettorali. Ma “la legittimazione soggettiva di singoli parlamentari quando ci si riferisca alla violazione dei Regolamenti e delle prassi non esiste”.

C’è poi da chiedersi, come fa il costituzionalista Massimo Villone e come farà anche la Corte, se giudicare ammissibili i ricorsi non “comporti in astratto la legittimazione di uno o più parlamentari a sollevare conflitto tra poteri per qualunque legge” e se questo non trasformi il conflitto da “strumento eccezionale” a “ordinario strumento di lotta politica”. Un’argomentazione che rischia di chiudere del tutto una porta già angusta.

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Accordo Pd-FI sui collegi, Rignano torna a Firenze

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da ansa

 

 

ROMA. – Pd e Forza Italia ridisegnano la mappa dei collegi elettorali contenuta nel decreto del governo che chiude l’iter parlamentare del “Rosatellum” e le commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato danno parere positivo. Scatenando la polemica.

L’accordo raggiunto tra i due partiti è una “forzatura”, tuonano gli esponenti di “Liberi e Uguali”. E’ “una riedizione elettorale del Nazareno”, osserva il M5S che sceglie al Senato di non votare. “Ognuno dei nuovi collegi”, commenta la presidente dei senatori di Sinistra Italiana, Loredana De Petris, “ha un nome e un cognome” e lo “strappo” è considerato “scandaloso” dal deputato Alfredo D’Attorre.

La modifica più “eclatante” è la riscrittura dei collegi della circoscrizione della Camera Toscana che consente il passaggio del comune di Rignano, quello di appartenenza del segretario Pd Renzi, al collegio di Firenze. Mentre la commissione Istat lo aveva collocato in quello di Empoli-Livorno. Ma non è l’unica novità.

“Si è spostato Castelfiorentino a Empoli, dove probabilmente sarà candidato Lotti – spiega D’Attorre – mentre in Basilicata hanno staccato Melfi e Rionero da Potenza accorpandoli a Matera, per consentire l’accorpamento dell’area dei Pittella. A Salerno si accorpano San Severino e Fisciano alla città, per rafforzare le prospettive Pd dove probabilmente sarà candidato il figlio di De Luca. E in Campania 1 si spostano comuni come Boscoreale e Boscotrecase accorpati con Torre del Greco, sulla base di richieste di consiglieri regionali del Pd come Casillo e altri”. E a proposito di Casillo si fa insistente la voce di lui come “portatore di voti” per Maria Elena Boschi che potrebbe essere candidata in un collegio campano.

Il relatore alla Camera, Emanuele Fiano, respinge ogni accusa e per quanto riguarda le modifiche assicura che “nessuna” di queste “ha un contenuto politico”, ma “sono state chieste per una migliore omogeneità del territorio, della popolazione e tra Camera e Senato”. Sono 16 le modifiche chieste, ricorda, su 445 Collegi plurinominali e uninominali di Camera e Senato.

Parla invece di “gerrymandering” (parola che fonde due termini “Gerry” e “salamander” e che definisce il metodo ingannevole usato da un governatore americano del ‘700 per ridisegnare i collegi elettorali) Federico Fornaro. Il meccanismo studiato da Pd e FI, spiega, serve di fatto ad aumentare il numero dei seggi in determinati collegi e a garantire un migliore risultato per quei partiti che supereranno una certa soglia (dal 15% in su).

Intanto il Pd presenta un emendamento alla manovra per ridurre di un quarto il numero delle firme per le liste che non hanno un gruppo in Parlamento: esattamente la richiesta fatta da Bonino e Della Vedova nei giorni scorsi.

(di Anna Laura Bussa/ANSA)

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Legge elettorale: il 12 dicembre Rosatellum all’esame della Consulta

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da ansa

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Il tabellone elettronico dopo la votazione sulla fiducia che il governo ha posto sul primo dei cinque articoli di cui si compone la legge elettorale, Aula della Camera, Roma, 11 ottobre 2017.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ROMA. – Mentre la politica si divide sulle modifiche ai collegi elettorali, per il Rosatellum sta per arrivare il primo banco di prova. La settimana prossima, esattamente il 12, la legge elettorale finirà sotto esame della Corte Costituzionale.

A differenza di quanto accaduto prima con il Porcellum e poi con l’Italicum, stavolta non sono stati Cassazione e giudici di merito a investire la Consulta. Ma il Codacons, alcuni parlamentari e i capigruppo dei Cinquestelle a Camera e Senato.

E in discussione non c’è il contenuto delle nuove regole, ma il modo in cui sono state approvate, con il ricorso alla fiducia da parte del governo. Una procedura che, comprimendo il dibattito parlamentare, avrebbe violato le prerogative costituzionali di deputati e senatori e dell’intero corpo elettorale.

E’ questo il tema comune ai quattro conflitti di attribuzioni tra poteri dello Stato, che sono sul tavolo della Consulta: due sulla nuova legge, due sull’Italicum. Quello del Codacons contro il governo, quelli dei parlamentari contro le Camere. Il 12 i giudici costituzionali dovranno stabilire se i quattro ricorsi sono ammissibili. E cioè se chi li ha presentati rappresenta effettivamente un potere dello Stato e se esiste realmente la materia del conflitto.

Questioni che sono tutt’altro che pacifiche e che stanno già dividendo i giuristi: la spaccatura è tra chi, come Paolo Maddalena che della Corte costituzionale è stato vice presidente, ritiene che il ricorso vada senz’altro accolto in considerazione dell’entità della “ferita inferta dalla legge elettorale alla sovranità del popolo”; e chi, come Stefano Ceccanti, pensa invece che il conflitto non si possa configurare sostenendo che i regolamenti parlamentari non prevedono la legge elettorale tra le materie per cui è esclusa la fiducia.

Solo se la Corte dovesse ritenere che i termini per un conflitto ci sono, potrà poi entrare nel merito delle doglianze. Con rischi che potrebbero essere peggiori di una pronuncia di incostituzionalità, che in genere investe singole norme. I ricorsi presentati dai Cinquestelle, mettendo in discussione la procedura di approvazione prima dell’Italicum e poi del Rosatellum, avvenuta in tutti e due i casi con il ricorso alla fiducia, chiedono infatti una decisione tranciante con “l’annullamento degli atti impugnati”. Perchè sia l’articolo 72 della Costituzione sia i regolamenti parlamentari escluderebbero la facoltà per il governo di porre la fiducia.

(di Sandra Fischetti/ANSA)

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Rosatellum alla prova della Consulta, i dubbi dei giuristi

Pubblicato il 26 novembre 2017 da ansa

Il tabellone della Camera con i sì e no al Rosatellum 2.

 

 


ROMA. – La campagna elettorale, di fatto, è già iniziata, ma sulla legge che dovrà regolare il voto pende ancora la spada di Damocle della Consulta, chiamata il 12 dicembre a pronunciarsi sul Rosatellum bis. Un passaggio che potrà essere da subito decisivo oppure riservare un secondo round, ma che fin d’ora apre molti interrogativi tra gli stessi giuristi.

A differenza di quanto accadde col Porcellum, inviato alla Corte dalla Cassazione, e con l’Italicum, che arrivò alla Consulta perché alcuni tribunali sollevarono dubbio di costituzionalità, questa volta sul Rosatellum i giudici sono chiamati a dirimere un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.

A proporlo, i capigruppo Cinquestelle contro la Camera di appartenenza, ritenendo lese le loro prerogative di parlamentari perché la norma è stata approvata con diversi voti di fiducia. A rappresentarli un pool di legali, tra cui Felice Besostri, già in campo contro Porcellum e Italicum.

Nella camera di consiglio fissata per le 16 del 12 dicembre, la Corte valuterà anche alcuni ricorsi sull’Italicum. Ma il piatto forte è ovviamente il Rosatellum. E trattandosi di un conflitto, non di una questione di costituzionalità, la Corte, prima di esaminare la norma, dovrà valutare se il ricorso ha tutte le carte in regola per essere ammissibile e se i ricorrenti si qualifichino come poteri dello Stato.

Se questo step non dovesse essere superato, la partita si chiuderà e il Rosatellum sarà salvo. Altrimenti, sarà fissata una data d’udienza per discutere i contenuti della legge.

In altri conflitti ad alta densità politica, la decisione sull’ammissibilità era scontata. Questa volta no e il tema fa discutere gli esperti. Se ne ha un ‘assaggio’ su Nomos, la rivista coordinata dal costituzionalista Fulco Lanchester, che on line pubblica le anticipazioni del prossimo numero e i contributi di numerosi giuristi e addetti ai lavori – gli stessi che il 5 dicembre ne discuteranno alla Sapienza in un incontro insieme ad Alfredo D’Attorre (Mdp), Lucio Malan (Fi), Ettore Rosato (Pd) e Danilo Toninelli (M5S).

Per Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte costituzionale, la posta in gioco investe “l’esercizio della ‘sovranità popolare'” attraverso i suoi rappresentati e “la ferita inferta dalla legge elettorale alla sovranità del Popolo e alle attribuzioni del Corpo elettorale è di tale entità che non è possibile non dichiarare l’ammissibilità del ricorso”.

Di tutt’altro avviso il costituzionalista Stefano Ceccanti, che non solo sottolinea come il ricorso “riproponga argomenti già bocciati”, ma parla senza mezzi termini di “estroso tentativo di conflitto di attribuzioni”, ricordando come i regolamenti parlamentari non prevedono la legge elettorale tra le materie per cui è esclusa la fiducia.

Ma Giampiero Buonomo, consigliere del Senato, fa notare che “la maggioranza, su ben due leggi elettorali”, Italicum e Rosatellum, “è andata a testa bassa con ripetuti voti di fiducia” e proprio il conflitto tra poteri può essere lo strumento che “sanzioni non tanto e non solo il prodotto della forzatura, ma la forzatura in sé”.

Resta da chiedersi se imboccare questa strada non possa “in astratto comportare la legittimazione di uno o più parlamentari a sollevare conflitto per qualunque legge” e se questo non trasformi il conflitto da “strumento eccezionale” a “ordinario strumento di lotta politica”. E’ la domanda che si pone il costituzionalista Massimo Villone e se la porranno senz’altro anche i giudici della Corte.

(di Eva Bosco/ANSA)

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Non si finisce mai di imparare, dal Sen. Micheloni lettera aperta ai Senatori della Repubblica Italiana

Pubblicato il 19 ottobre 2017 da redazione

Dal Senatore Claudio Micheloni riceviamo e volentieri pubblichiamo le seguente lettera aperta rivolta ai suoi colleghi del Senato in occasione del voto sulla nuova Legge Elettorale, denominata Rosatellum.

Sen. Claudio Micheloni.

Carissime colleghe e colleghi,

tra pochi giorni saremo chiamati ad esprimerci sulla nuova legge elettorale.

Come sapete, il testo confezionato alla Camera dei Deputati contiene una modifica del voto all’estero, tale da prevedere la possibilità di candidare nella circoscrizione estero anche cittadini residenti in Italia.

C’è chi dice si tratti di una umiliazione delle ragioni storiche che hanno prodotto quella legge, io tra questi, così come c’è chi lo considera un modesto cambiamento di natura tecnica, inteso a “ripristinare la reciprocità”, cioè, pare di intendere, sanare una contraddizione, un’aporia. Si tratta di un argomento che considero serissimo, eppure domando la vostra attenzione non tanto per dirvi cosa penso io, ma per raccontarvi cosa ne pensano altri.

Vuole essere, questa, una lettura d’incoraggiamento, per quanti di voi dovessero condividere con me una certa malinconia nell’osservare la politica dei nostri giorni e questa legislatura che volge al termine. Sia bandito il pessimismo! La Repubblica può confidare nel futuro, forte di ingegni versatili, di stampo rinascimentale, devoti alla verità. Ve ne presento un paio.

L’onorevole Fiano, giunto al costituzionalismo muovendo dalla professione di architetto (e io, che son geometra, non posso che averne la massima considerazione), è intervenuto per sgombrare il campo da equivoci e cattivi pensieri: “Si intende, in tal modo, superare una diversità di trattamento tra cittadini italiani residenti in Italia e cittadini residenti all’estero in tema di elettorato passivo. (…) Si tratta, del resto, di una delle questioni maggiormente dibattute nel corso dell’iter di approvazione della legge sul voto degli italiani all’estero, la ben nota legge n. 459 del 2001. Da parte della dottrina sono stati addirittura avanzati dubbi sulla costituzionalità della limitazione dell’elettorato passivo ai soli cittadini residenti all’estero…”

La “dottrina”: quale? Tutta? Perchè non citare qualche nome, così da non lasciarci nell’oscurità? Pensando di fare cosa utile, mi sono addentrato nell’iter della “ben nota” legge citato da Fiano, ed è pur vero che dubbi ne furono sollevati, tant’è che Tremaglia chiese pareri a diversi costituzionalisti di chiara fama: un Presidente emerito della Corte, due professori ordinari e addirittura due professori straordinari.

Li trovate qui, ma se proprio non avete tempo, sappiate che dissero tutti più o meno la stessa cosa: date le precedenti revisioni costituzionali con le quali fu istituita la Circoscrizione Estero, la limitazione dell’elettorato passivo prevista dalla L.459/2001 non solo non è in contrasto con i principi di uguaglianza e di libertà, ma costituisce la conseguenza “logica”, “necessaria” del dettato costituzionale. Fiano, probabilmente, avrà consultato una versione novecentesca della Carta: cose che capitano, anche agli innovatori più incalliti.

Generoso com’è, non si è limitato alla dottrina: “Aggiungo, a mò di cronaca, che, per quello che riguarda il gruppo del PD, noi pensiamo che sia giusto candidare i rappresentanti delle nostre comunità all’estero.” Quindi è inutile polemizzare ed è scorretto ipotizzare, anzi, dovremmo apprezzare il fatto che si fa strada un approccio indubbiamente nuovo, destinato a cambiare in profondità l’ordinamento e la nostra vita quotidiana: a che serve una norma, una odiosa costrizione, quando basta mettersi d’accordo tra persone di buona volontà? Il PD non lo farà, anzi, sfida gli altri a dimostrarsi all’altezza: con lo stesso criterio, potremmo estendere l’immunità parlamentare anche all’omicidio, allo stupro; o forse abrogare direttamente le norme che li proibiscono, legate al tempo triste in cui il legislatore non aveva considerato il principio cardine della vita civile: il buon senso.

C’è un altro pensatore, in questo caso un ragioniere, anch’egli attorniato mattina e sera da costituzionalisti prodighi di consigli, che segue l’impostazione di Fiano ma, essendo più alto in grado, si concede una variazione sul tema degna della massima attenzione: l’onorevole Rosato.

“Capisco e rispetto chi dice che quella esclusività deve rimanere… Vorrei però che si ragionasse anche di un altro profilo: in una fase in cui la mobilità internazionale si sta sviluppando fortemente, assumendo caratteri di maggiore dinamismo e anche di sensibile circolarità tra diversi luoghi di lavoro e iniziativa professionale e imprenditoriale, è giusto o sbagliato rendere più flessibili i criteri di accesso della rappresentanza in modo da cercare di raccogliere anche queste istanze? E’ sicuro che la realtà estera, nel suo complesso, sia meglio conosciuta da chi per decenni non si è mai spostato da un luogo di lavoro e di vita, anziché da chi ogni giorno la frequenta spostandosi da un’area ad un’altra e da un Paese ad un altro, come ormai da tempo sta accadendo?”

Dubbio certamente legittimo, pur essendo curiosa questa rappresentazione in cui gli emigranti non si schiodano da casa; chi siamo noi per giudicare? Verrebbe dunque da pensare che il PD intenda attingere a queste risorse residenti negli aeroporti: manager, imprenditori, intermediari della ‘Ndrangheta. Ma non è così: “Confermo che il PD alle prossime elezioni saprà valorizzare… l’impegno dei singoli e la spinta collettiva che ha fatto di quelle esperienze un punto avanzato delle battaglie politiche di questi anni. E tutto questo è possibile proprio perché i nostri candidati sono residenti nei continenti che rappresentano, forti del loro radicamento.”

Ricapitoliamo: da una parte si rivendica la correzione di una presunta discriminazione, originata dal dettato costituzionale, con una legge ordinaria; dall’altra ci si interroga su quanto sarebbe più moderno e dinamico approfittare della nuova opportunità, ma vi si rinuncia (per adesso, perché in politica “valorizzare” non vuol dire candidare). E così ci liberiamo di quell’altro vetusto orpello del passato che è il principio di non contraddizione: Aristotele non avrebbe trovato posto nel PD, indipendentemente dalla sua residenza.

Sen. Claudio Micheloni

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Legge elettorale, Mdp attacca Gentiloni: “Non ponga la fiducia”

Pubblicato il 18 ottobre 2017 da ansa

La protesta M5s fuori dalla Camera (Ansa)

ROMA. – Un parallelo tra Gentiloni e Mussolini, con un invito al premier a non replicare in Senato la fiducia posta sul Rosatellum 2.0 alla Camera: l’attacco è giunto da Mdp che con questa mossa tenta di scardinare la blindatura della legge a Palazzo Madama, puntando sulle preoccupazioni del governo in vista della legge di Bilancio. Il tutto mentre si rafforza l’asse tra bersaniani e M5s.

Intanto è iniziata la discussione generale sul Rosatellum 2.0 in Commissione Affari costituzionali, che è stata impegnata in tre sedute, al mattino, nel pomeriggio e la sera su questo passaggio, al quale seguiranno le audizioni di nove costituzionalisti. In Commissione il dibattito si è svolto in un clima “rispettoso delle posizioni altrui”, ha sintetizzato il presidente e relatore Salvatore Torrisi (Ap), anche perché le posizioni dei gruppi sono note e le parti non mirano nemmeno a convincere gli altri delle proprie ragioni.

Da rilevare tuttavia il consolidamento dell’asse tra Mdp e M5s, emerso in Aula alla Camera: ad esempio nel pomeriggio il senatore pentastellato Nicola Morra ha citato gli argomenti del bersaniano Maurizio Migliavacca, intervenuto nella seduta del mattino, ricevendo a sua volta a fine seduta i complimenti dello stesso Migliavacca e della capogruppo di Mdp in Commissione, Doris Lo Moro: “bellissimo intervento Nicola”.

Il 25 ottobre comunque M5s porterà in piazza di nuovo i propri militanti. Ma ad accendere la giornata è stato un duro intervento di Federico Fornaro a nome di Mdp in Aula nel dibattito dopo le comunicazioni di Paolo Gentiloni in vista del Consiglio Ue del 20 ottobre. “Nessun Governo – ha affermato – sin dall’Unità d’Italia nel 1861 ha mai imposto la doppia fiducia sulla legge elettorale”; e dopo un parallelo tra il premier e Mussolini, l’appello: “si fermi presidente Gentiloni, è ancora in tempo”.

Un appello che punta sulla preoccupazione del Governo in vista della legge di Bilancio, visto che in Senato, dopo la rottura con Mdp, non ha più la maggioranza, dovendo quindi andarsi a cercare i voti tra forze ‘esterne’. Se non si dovesse porre la fiducia in Aula, la prossima settimana, si aprirebbero alcuni spazi innanzi tutto sugli emendamenti sulle minoranze linguistiche, per le quali è previsto il voto segreto.

E’ invece rientrato, tra i partiti che sostengono il Rosatellum 2.0, l’allarme per la posizione di Ala-Sc, dopo che mercoledì il senatore Ciro Falanga aveva votato contro la sua calendarizzazione in aula il 24 ottobre, per protestare contro lo stop alla sua legge sull’abusivismo.

Dopo le polemiche da parte di M5s (“indegno mercimonio tra Pd e Verdini” ha detto Vito Crimi), il capogruppo di Ala Lucio Barani ha chiarito che quella di Falanga è una posizione personale e in commissione Riccardo Mazzoni ha ribadito l’appoggio di Ala al Rosatellum.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Legge elettorale: Pd e Fi cercano lo sprint, M5s Mdp di traverso

Pubblicato il 16 ottobre 2017 da ansa

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Il tabellone elettronico dopo la votazione sulla fiducia che il governo ha posto sul primo dei cinque articoli di cui si compone la legge elettorale, Aula della Camera, Roma, 11 ottobre 2017. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

 

ROMA. – Sarà una battaglia più sulle procedure che sui contenuti quella che da domani si combatterà sul Rosatellum 2.0 in Senato. La maggioranza, infatti, intende correre e approvare la legge in due settimane, ricorrendo anche alla fiducia se necessario; prospettiva che fa infuriare M5s, Mdp e Si, pronti a mettersi di traverso e ad appellarsi al presidente Pietro Grasso pur di evitare almeno la fiducia.

E in tarda serata arriva un gesto distensivo da parte del Pd e del governo che tramite Ettore Rosato, il capogruppo alla Camera, fanno capire ce l’obiettivo sarà di far approvare la legge attraverso un iter ordinario, salvo ovviamente la necessita’ di accelerare per rispettare i tempi.

I partiti che sostengono la legge elettorale, Pd, Ap, Fi, Lega, Svp, Ala-Sc, hanno le idee chiare: approvare in Senato il Rosatellum 2.0 senza modifiche in due settimane, prima delle elezioni siciliane. Domani alla Conferenza dei capigruppo essi chiederanno di calendarizzare il testo in Aula martedì 24 ottobre, con un iter in Commissione Affari costituzionali di pochi giorni.

“Va bene approvare una legge elettorale per rispondere all’appello del presidente Mattarella – dice Federico Fornaro, di Mdp – ma dove sta scritto che si deve fare prima delle elezioni siciliane?. C’è anche un tema di dignità del Senato, che non può essere ridotto a sigillare con la ceralacca un testo della Camera. Chiediamo tempi adeguati di discussione”.

Si preannuncia quindi uno scontro sulle procedure, sia in Commissione che in Aula, con Mdp, Si, e M5s pronti a far pressing su Grasso per ottenere garanzie sui tempi. Per quanto riguarda la Commissione, che comincerà l’esame già domani pomeriggio, “in pochi giorni non si riuscirà a concludere nemmeno la discussione generale, figuriamoci a discutere gli emendamenti”, si lamenta Loredana De Petris, capogruppo di SI.

I partiti che sostengono il Rosatellum 2.0 non hanno problemi di numeri in Commissione, ma per rispettare la tempistica del testo in Aula il 24, sono pronti a non votare gli emendamenti portando la legge in Aula senza relatore, che sarà il presidente della Commissione Salvatore Torrisi (Ap). Quanto al successivo esame da parte dell’Assemblea, si ragiona già a tre fiducie sui primi tre articoli, come alla Camera, in modo da approvare la legge il 26 o il 27 ottobre (la settimana successiva il Senato è chiuso in vista delle elezioni in Sicilia).

“In Senato il Regolamento non prevede lo scrutinio segreto sugli emendamenti alla legge elettorale, se non sulle minoranze linguistiche, quindi la fiducia sarebbe ancora più grave che non alla Camera”, afferma De Petris. Si, Mdp e M5s, se si dovesse verificare questo scenario, chiederanno a Grasso di non consentire la fiducia perché – è la testi sostenuta anche dal Comitato per il No al referendum del 4 dicembre – violerebbe l’articolo 72 della Costituzione il quale dice che la legge elettorale deve essere discussa con la “procedura normale”, e l’apposizione della fiducia non sarebbe un procedura normale.

Pd, Ap, Fi e Lega sono sicuri che la procedura è regolare, ed è già pronto lo stratagemma per far votare la fiducia alla sola maggioranza senza far mancare il numero legale. Basterà che una decina di senatori di Fi si metta in congedo per abbassare il quorum, oppure che 10-15 rimangano in Aula e si astenga (in Senato l’astensione equivale al no) per far superare l’asticella del numero legale e incassare l’approvazione definitiva del Rosatellum 2.0.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Legge elettorale: anche i residenti in Italia si possono candidare nella Circoscrizione Estero

Pubblicato il 13 ottobre 2017 da redazione

Senatore Claudio Micheloni.

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato stampa ricevuto dal Senatore Claudio Micheloni

Non è certo cosa semplice approvare una nuova legge elettorale quando la legislatura volge al termine: gli interessi di parte, e di cortissimo respiro, trovano maggiori spazi per imporsi, nonostante la tormentata vicenda degli ultimi anni dovrebbe suggerire, se non imporre, senso di responsabilità e attenzione alla qualità della nostra democrazia.

Per esprimere un giudizio complessivo sulla nuova legge preferisco attendere il suo arrivo al Senato.
C’è tuttavia una novità, intervenuta dopo il passaggio in commissione alla Camera, che riguarda direttamente la circoscrizione estero, dunque i milioni di cittadini italiani residenti fuori dal Paese:

“Gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; gli elettori residenti all’estero possono essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero.”

Si tratta indubbiamente di un cambiamento storico: prevedere la possibilità di collocare nella circoscrizione estero candidati residenti in Italia, infatti, significa contraddire radicalmente la logica, le finalità e il significato della legge sul voto degli italiani all’estero.

Nei dieci anni abbondanti che sono trascorsi dalla prima applicazione della legge, in effetti, abbiamo assistito a diversi tentativi di aggirare questa regola fondamentale: tentativi terminati con inchieste penali, quando scoperti, o avvolti nel silenzio compiacente di quanti si curano esclusivamente dei propri interessi di ceto e non dei diritti dei cittadini che pretendono di rappresentare.

A chi può interessare una circoscrizione estero nella quale si possono candidare quei politici della madrepatria che non abbiano trovato collocazioni alternative? A chi, se non a quelle segreterie di partito che, non contente di continuare a sottrarsi a un diretto e limpido giudizio popolare, giungono oggi a sovvertire il senso di una norma approvata con oltre 50 anni di ritardo sul dettato costituzionale?

Mi colpisce il silenzio assordante con cui tale modifica è stata accolta sin qui, con le sole eccezioni del segretario generale del CGIE Schiavone e dell’onorevole Fedi, e prima di loro del senatore Di Biagio.

Mi colpisce, ma non mi stupisce, dato che nessuno aveva trovato nulla da obiettare quando, pochi mesi fa, il Partito Democratico, in occasione delle sue ultime primarie, aveva cancellato la medesima regola. Nonostante le mille assicurazioni secondo le quali si trattava di un’eccezione circoscritta, decisi di rinunciare a partecipare alle liste per le primarie, per un motivo molto semplice: non si gioca con i principi.

Ritengo gravemente sbagliato trattare questa vicenda in termini politicisti, quasi fosse una questione ordinaria, da valutare come un più o un meno all’interno di una trattativa, preoccupandosi della candidabilità degli italiani all’estero in Italia, o vantando lo straordinario risultato di aver evitato una modifica ancora più estesa. Se qualcuno getta immondizia nel giardino di casa mia, cerco di impedirlo o mi consolo pensando che qualcun altro voleva trasformarlo direttamente in una discarica?

L’ottusità è più pericolosa della malafede. Come si può ignorare che con questa modifica si aggiungerebbe, alle diverse delusioni degli ultimi anni, l’amarezza di una umiliazione definitiva delle ragioni storiche, morali, economiche e culturali che hanno portato all’introduzione della circoscrizione estero?

È una domanda aperta, che pongo a me stesso, a chi ha parlato e soprattutto a chi tace.

Spero che ciascuno di noi, rappresentanti degli italiani all’estero, trovi il coraggio e la dignità di esprimersi: il silenzio e l’ipocrisia non salveranno nessuno.

 

Sen. Claudio Micheloni

Presidente CQIE – Comitato per le questioni degli italiani all’estero

Membro 3 Commissione permanente – Affari esteri, emigrazione

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La Camera dice sì al “Rosatellum 2” tra polemiche e veleni

Pubblicato il 12 ottobre 2017 da ansa

Il tabellone della Camera con i sì e no al Rosatellum 2. (ANSA)

ROMA. – La Camera dà il via libera alla legge elettorale ribattezzata “Rosatellum bis” con 375 sì e 215 voti contrari. Dopo tre votazioni di fiducia, il testo viene approvato con voto segreto superando la barriera dei franchi tiratori. Lo attende il vaglio del Senato, con una possibile nuova fiducia.

Intanto, il tour de force alla Camera lascia il segno con un carico di polemiche in cui a tenere banco sono state le proteste in piazza del Movimento Cinque Stelle e della sinistra. Con lo strascico della norma definita dai 5 stelle e da Mdp ‘salva- Verdini’ che consente a chi è residente in Italia di potersi candidare anche nelle circoscrizioni estere.

Il Rosatellum crea ulteriori spaccature nel centrodestra, con Lega e Forza Italia a sostegno della legge ed Fdi posizionato sul fronte del no. Pur senza entrare nei dettagli, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni guarda con attenzione all’approvazione della legge: “Non è il tempo dell’irresponsabilità – osserva il premier – al di là di ogni comprensibile tensione politica dobbiamo mettere al primo posto l’Italia. Per quanto riguarda il governo si farà ogni sforzo per giungere ad una conclusione ordinata della legislatura”.

A palazzo Madama, il percorso di preannuncia comunque difficile e a guidare il fronte dei contrari alla votazione di fiducia sarà anche il presidente emerito Giorgio Napolitano che ha già fatto sapere di voler intervenire in Aula per esprimere il proprio dissenso, nel merito e nel metodo (quello della fiducia).

Sulle barricate il Movimento Cinque Stelle ed il suo leader Beppe Grillo, arrivato a Roma proprio per gestire la protesta che da due giorni ha radunato davanti a Montecitorio i militanti 5 stelle. Il ‘no’ al Rosatellum ha ricompattato il gruppo dirigente che all’unisono si è scagliato contro la legge.

Roberto Fico, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio si sono alternati in una sorta di maratona a cui hanno preso parte tutti i parlamentari pentastellati per criticare “una legge – dicono – infame e scandalosa”. Una polemica che i deputati M5s hanno portato avanti anche dentro l’aula accusando la maggioranza di aver fatto una norma ad hoc per Verdini: “”E’ la ciliegina sulla torta – osserva Danilo Toninelli – di una montagna di letame democratico fatto da questi quattro miserabili”.

Cambiano le parole ma anche a sinistra del Pd non mancano le accuse. Parla di “schifezza” Massimo D’Alema. “E lo dimostra che una maggioranza che conta 476 parlamentari su 630 – aggiunge – ha paura del voto segreto, che è uno strumento parlamentare riservato a pochissime materie, tra cui i diritti fondamentali e politici dei cittadini”.

Mentre Pier Luigi Bersani lancia un ultimo appello a maggioranza e governo. Il Rosatellum 2.0 è “un marchingegno sconosciuto nel mondo” – spiega l’esponente di Mdp – che “con il cuore in mano” ha chiesto a chi sostiene la legge di “fermarsi a riflettere”.

A sostenere il sì alla legge è il partito democratico. il ‘padre’ del nuovo modello elettorale, Ettore Rosato, se la prende con chi ha manifestato in piazza: “”E’ comodo andare a protestare e dire tutti sono contro di noi. Pensano solo alle loro poltrone non agli interessi del paese”.

Chi considera invece il Rosatellum il male minore è da sempre Silvio Berlusconi. Il Cavaliere sin da subito ha deciso di sostenere la legge nonostante i mal di pancia interni al suo partito, in particolare tra le file dei deputati meridionali: “E’ una buona legge perchè scontenta un po’ tutti”, osserva il capogruppo azzurro Renato Brunetta che ha portato avanti la trattativa per raggiungere l’intesa sulla legge elettorale. Dello stesso avviso la Lega Nord che sin dall’inizio si era resa disponibile a sostenere qualunque modello.

(di Yasmin Inangiray/ANSA)

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Legge elettorale avanti, pace sulle soglie. M5s contro Minniti

Pubblicato il 06 ottobre 2017 da ansa

Legge elettorale avanti, pace sulle soglie

ROMA.- Dopo le tensioni giovedì sulla soglia del Senato, si ricompattano i quattro partiti che sostengono il Rosatellum 2.0, che ha ricevuto per la prima volta anche la “benedizione” pubblica di Matteo Renzi. Segno che anche lui crede nella nuova legge elettorale che favorisce le coalizione, e che non per nulla vede contrari i partiti proporzionalisti, come Mdp, Si e M5s, che ha attaccato a testa bassa il ministro Marco Minniti, mettendone in dubbio l’onestà al momento di perimetrare i futuri collegi.

La soglia del Senato al 3%, come alla Camera, era stata messa in discussione da Ap che chiedeva di fissarla su base regionale o di far si che bastasse superarla in tre regioni per accedere in esse al riparto proporzionale. Il “niet” di Forza Italia è stato insormontabile. Gli “azzurri” a loro volta hanno ceduto sulle liste civetta, quelle che non superano nemmeno l’1%: Fi chiedeva che i loro voti fossero computati per la coalizione, anziché andar dispersi.

Alla ripresa della Commissione Affari costituzionali, che sta votando gli emendamenti, sia Ap che Fi hanno ritirato i loro emendamenti sui due temi. In compenso è passato un emendamento che piace ad entrambe e che alza da tre a cinque le multicandidature. Tutti i nodi politici sono stati affrontati dalla Commissione che domani chiuderà i lavori per portare martedì il testo in aula.

Mancano solo quattro emendamenti sul “capo” che ciascun partito dovrà indicare al momento di presentare le liste, ma anche su questo Pd, Fi, Ap e Lega si sono accordati per non modificare il testo, come ha annunciato il relatore Emanuele Fiano in Commissione. Quindi l’impianto della legge domani uscirà confermato dal voto della Commissione: 36% dei seggi attribuiti in collegi uninominali maggioritari, che favoriscono le coalizioni, e il 64% dei seggi distribuiti con metodo proporzionale. Di qui la benedizione di Matteo Renzi alla Direzione del Pd, dove ha annunciato l’intenzione di promuovere una coalizione.

Il Rosatellum non piace affatto a Mdp, che con Alfredo D’Attorre ha ribadito di preferire il Consultellum, dato che di fatto è un proporzionale. Deciso anche il no di SI. I più virulenti, anche verbalmente, sono stati i deputati M5s, che hanno attaccato il ministro dell’Interno Minniti, dato che il Rosatellum (come fece l’Italicum) delega il governo a perimetrare i collegi. Andrea Cecconi ha affermato che il Ministero è un “organo politico” e non tecnico, mentre Danilo Toninelli ha messo in dubbio l’onestà sia di Minniti, che dei tecnici del Viminale che della Commissione di esperti guidata dal presidente dell’Istat, incaricata del dossier. Parole “respinte al mittente” dal relatore Emanuele Fiano.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Legge elettorale, emendato “Rosatellum”: salgono a cinque le multicandidature

Pubblicato il 06 ottobre 2017 da ansa

Parlamento

ROMA – Salgono a 5 le multicandidature che il Rosatellum 2.0 fissava originariamente a 3. La Commissione Affari Costituzionali della Camera approva l’emendamento del relatore Emanuele Fiano (Pd). Alle critiche di Mdp e M5s, il Pd replica osservando che l’attuale normativa ne prevede 10 e che quindi si tratterebbe di un dimezzamento.

L’emendamento prevede che ci si potrà candidare in 1 collegio uninominale e in 5 plurinominali (in un listino proporzionale). In caso di elezione in questi collegi si dovrà optare per quello in cui la propria lista ha ottenuto meno voti.

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Rosatellum

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Primi voti domani su Rosatellum, tensioni in Fi e Pd-Mdp

Pubblicato il 02 ottobre 2017 da ansa

Rosatellum

La votazione alla Camera

ROMA. – Dalle parole si passa ai fatti, o meglio al voto. Domani mattina, infatti, la Commissione Affari costituzionali della Camera inizierà il voto degli emendamenti al Rosatellum 2.0, con l’obiettivo realistico di concludere in settimana e portare la legge elettorale in Aula la prossima.

In Commissione non ci saranno problemi irrisolvibili, visto che non ci sono voti segreti come in Aula. Ma la tensione c’è, specie in Forza Italia, e l’inciampo è sempre dietro l’angolo, magari su temi meno appariscenti, come le firme a sostegno delle liste o le quote di genere. E mentre i contrari (M5s, Mdp, Si e Fdi) sono pronti a dar battaglia, il Rosatellum fa crescere la tensione tra Mdp e maggioranza sulla legge di Bilancio.

I gruppi che sostengono il Rosatellum 2.0 hanno numeri solidi in Commissione, e anche i contatti tra Pd, Fi, Ap e Lega sono serviti a mettere a punto alcune modifiche tecniche. Poi ci sono temi su cui non è stata ancora trovata l’intesa, come il numero dei collegi plurinominali: Fi ne vuole massimo 60, mentre il Pd punta a oltre i 70. Ma è un argomento che non sarà esaminato domani bensì nei giorni successivi.

Il maggior numero di emendamenti, ben 60, riguardano un tema in apparenza tecnico, cioè il numero di firme necessarie per presentare le liste: è un numero elevato e si richiede la loro raccolta in modo spalmato su tutto il territorio. Cosa che favorisce i grandi partiti e meno i piccoli, quelli nuovi e i movimenti.

Il presidente della Commissione, Andrea Mazziotti, ha lanciato la firma elettronica, e su questi temi la maggioranza corre qualche rischio, così come sulle quote di genere: emendamenti trasversali di deputate mirano a portare il rapporto a 50/50, anziché 60/40. Cosa che creerebbe malumori tra i peones di FI. Di qui l’appello di Francesco Paolo Sisto a tutti i partiti alla “lealtà, serietà e senso di responsabilità”.

I contrari al Rosatellum 2.0 sono pronti a dar battaglia. Non faranno ostruzionismo (sono solo 321 gli emendamenti) ma si faranno sentire, specie in Aula. M5s ha riunito i propri gruppi e ha ipotizzato iniziative forti in Aula o, come qualcuno ha suggerito, un appello al presidente Mattarella per fermare “una proposta di legge incostituzionale, fatta apposta per impedire a M5S di andare al Governo” come ha affermato il blog di Grillo.

Mdp tuona con Pierluigi Bersani contro una “legge balorda” e punta alla minaccia verso il Pd: “presenteremo candidati in tutti i collegi” così da far perdere i Dem. Una tensione, quella tra Mdp e Pd, che potrebbe riversarsi su altri provvedimenti, a partire dalla Legge di Bilancio. Per un proporzionale puro sono i giuristi guidati da Alessandro Pace e Gustavo Zagrebelski che si batterono per il no al referendum. Per loro il “maggioritario ha fallito”, Mattarellum compreso.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Legge elettorale

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Legge elettorale: Fi ci crede, primi dubbi tra i Dem

Pubblicato il 27 settembre 2017 da ansa

Legge elettorale

Legge elettorale

ROMA. – Forza Italia crede nel nuovo modello elettorale, il Rosatellum 2.0, nonostante i malumori di diversi deputati emersi alla riunione di martedì. I due capigruppo, Renato Brunetta e Paolo Romani si fanno portavoce di questa convinzione, mentre gli sherpa lavorano a piccole modifiche – da concordare con Pd e gli altri partiti che sostengono l’accordo – per convincere i riottosi.

Il giorno dopo l’approvazione del testo base in Commissione emergono invece i dubbi in casa Dem, specie nei parlamentari di alcune Regioni o di alcune correnti interne. La prima verifica ci sarà venerdì, quando scade il termine per presentare gli emendamenti.

Romani ha definito “una ragionevole mediazione” il mix del Rosatellum 2.0, che prevede un terzo di seggi in collegi maggioritari e due terzi in listini proporzionali. Brunetta si sbilancia e prevede l’approvazione alla Camera il 15 ottobre (il testo arriva in Aula il 10) e il s’ definitivo entro novembre. Lo stesso Brunetta e gli sherpa “azzurri” (Francesco Paolo Sisto e Roberto Occhiuto) hanno conferito con molti colleghi del gruppo.

Si lavora a piccoli interventi sul testo che potrebbero tranquillizzare i dubbiosi. Per esempio diminuendo il numero dei collegi plurinominali a 60, in modo che tutti i capilista sarebbero sicuri di essere eletti; cosa che non si verificherebbe se il loro numero si aggirasse intorno agli 80.

Dubbi sono invece sulla bocca di diversi deputati del Pd. I Dem, infatti, in regioni come Veneto e Lombardia, eleggerebbero meno deputati con il Rosatellum che con l’Italicum (nelle regioni “rosse” è l’inverso). Nasi arricciati anche tra i deputati di correnti che “pesano” di meno nel partito: temono di essere relegati in collegi uninominali difficili, o in posizioni di rincalzo nei listini bloccati.

Alcuni di essi, eletti in regioni del Sud (come anche molti di Fi), preferirebbero le preferenze dell’Italicum: “almeno ce la giochiamo”, spiega uno di essi. In più il partito è indietro nella costruzione di una coalizione, anche se il capogruppo Ettore Rosato dice che ne nascerà una con alleati al centro e a sinistra; su questo il centrodestra è più avanti.

Ottimista però il renziano Andrea Marcucci: “penso che il Rosatellum 2.0 possa farcela”. Tra i contrari M5s e Mdp confermano la totale ostilità al testo. Tuttavia Alfredo D’Attorre preannuncia non un ostruzionismo a suo di “valanghe” di emendamenti, ma proposte di modifica di merito, per cercare di attrarre i deputati di Pd e Fi e spezzare la blindatura del testo da parte dei vertici.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Legge elettorale: in Aula il 10 ottobre, in commissione sì di Fi

Pubblicato il 26 settembre 2017 da redazione

Il tabellone con il voto finale. ANSA/FABIO FRUSTACI

ROMA. – Si consolida il cammino del Rosatellum 2.0 : la Conferenza dei capigruppo ha infatti fissato al 10 ottobre l’arrivo in Aula del testo, che in serata viene votato come testo base dalla Commissione Affari costituzionali della Camera, per essere poi sottoposto agli emendamenti nei prossimi giorni.

Ma è soprattutto la presa di posizione di Silvio Berlusconi, che si schiera per fronteggiare i malumori interni di alcuni deputati, a rafforzare l’accordo, sulla cui tenuta anche il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, ha detto di essere in grado di “garantire”. M5s ha invece dato battaglia sin da oggi.

La presidente della Camera Laura Boldrini, alla riunione della Capigruppo, ha proposto la data del 10 ottobre per portare il Rosatellum in Aula. I partiti che sostengono l’accordo immaginavano una data più vicina, il 5 ottobre, ma hanno accolto la proposta della Presidente. “Così togliamo l’alibi a chi sostiene che vogliamo strozzare i tempi in Commissione”, ha detto Rosato.

Una decisione, dunque, per allentare la tensione, dopo che M5s aveva sollevato un problema di procedura che aveva fatto slittare il primo voto della Commissione, previsto nel pomeriggio, quello necessario per adottare il Rosatellum come testo base. M5s si è appellato a Boldrini, che però gli ha dato torto, confermando le decisioni del presidente della Commissione Andrea Mazziotti.

Alle 18 nuova questione procedurale di M5s, nuova interruzione, e convocazione della Commissione in serata per l’agognato primo voto. L’ostruzionismo di M5s lascia intuire intenzioni bellicose anche nella successiva fase degli emendamenti, che dovranno essere presentati entro venerdì 29 settembre, con l’inizio dei voti previsto per martedì 3 ottobre.

Quanto ai partiti che hanno sottoscritto l’accordo, Fi ha riunito il gruppo. Più di qualcuno ha storto il naso sostenendo che per gli “azzurri” era meglio il proporzionale del Fianum, il precedente testo. Elio Vito ha accusato Renato Brunetta di aver ceduto troppo presto, ma il capogruppo ed altri hanno fatto notare che il Pd non ci sarebbe più stato sul proporzionale e che la vera alternativa era il Consultellum che avrebbe implicato un listone unico con Lega e Fdi.

Poi Berlusconi ha sentito diversi esponenti “azzurri” dicendo loro che aveva “approfondito” il tema e che il Rosatellum 2.0 “e’ la strada più corretta da percorrere”. Per far capire le intenzioni serie del Pd e la saldezza dell’accordo, Rosato ha detto di sentirsi di “garantire che i partiti che hanno sottoscritto l’accordo non si sfileranno”. “Non dico che non temo i voti segreti e il comportamento dei singoli. Ma i gruppi come tali terranno”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Legge elettorale: Rosatellum alla prova del voto, in aula 90 saranno segreti

Pubblicato il 25 settembre 2017 da redazione

Tabellone elettronico della Camera dei Deputati con il risultato del voto. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

 

 

ROMA.- Primo voto domani alla Camera per il Rosatellum 2.0. La Commissione Affari costituzionali dovrà votare per l’adozione della proposta depositata dal relatore Emanuele Fiano come testo base, su cui i gruppi presenteranno gli emendamenti entro le 17 di mercoledì. Un voto senza patemi, quello di domani, e anche i successivi in Commissione sembrano gestibili.

Quello che preoccupa sono invece i circa 90 voti segreti – questo è il calcolo degli sherpa Dem – che il testo dovrà affrontare successivamente in Aula. Anche oggi i principali contraenti dell’accordo, il Pd con Emanuele Fiano e Ettore Rosato, Fi con Maurizio Gasparri e la Lega con Matteo Salvini, hanno confermato la volontà di condurre in porto il “compromesso”.

Domani pomeriggio tale volontà si concretizzerà nel voto per l’adozione da parte della Commissione del Rosatellum 2.0 come testo base: si aggiungeranno anche i voti di Ap e degli altri partiti che sostengono il governo Gentiloni (Des-Cd e CI), nonché Ala-Sc e Direzione Italia per le opposizioni. Un voto blindato, così come non dovrebbero esserci problemi per i voti in Commissione sugli emendamenti, a partire da giovedì.

I capigruppo di Pd e Fi, Rosato ed Renato Brunetta si sono confermati oggi che i rispettivi gruppi non presenteranno proposte di modifica, anche se ai singoli deputati non potrà essere impedito. Oggi Rosato indirettamente ha confermato che il Pd crede nel nuovo testo, che grazie a una quota di collegi maggioritari (231 su 615 seggi), introduce le coalizioni. Rosato ha infatti detto che il Pd dovrebbe coalizzarsi “con tutti coloro con cui governiamo”, da Ap a Mdp e Pisapia.

A preoccupare però è il successivo passaggio in Aula (domani la Capigruppo stabilirà il calendario), dove gli scrutini segreti possono essere potenzialmente circa 90: il regolamento della Camera lo prevede per gli emendamenti sui meccanismi che trasformano i voti in seggi.

I timori si concentrano sui deputati sia di Fi che del Pd che avrebbero meno chance di essere rieletti nelle rispettive Regioni con il Rosatellum 2.0 rispetto all’Italicum, che è un proporzionale.

Domani alle 14, subito dopo il voto in Commissione Brunetta riunirà il gruppo di Fi per capire l’umore generale e far “sedimentare” (come dice un deputato “azzurro”) i nuovi meccanismi. “Che Dio ce la mandi buona” ha sospirato Gasparri, mentre FIano si è appellato “alla coscienza di ognuno” ammonendo che questo è l’ultimo tentativo.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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L.elettorale: Brunetta,vediamo testo ma primo ok FI

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Arriva la nuova Legge elettorale: si profila un’intesa a quattro

Pubblicato il 21 settembre 2017 da ansa

Legge elettorale

Il relatore di maggioranza Emanuele Fiano durante la discussione generale sulla riforma della legge elettorale nell’Aula della Camera, Roma, 6 giugno 2017. ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI

ROMA. – Si passa dalle parole ai fatti con il nuovo tentativo di legge elettorale: il relatore Emanuele Fiano, ha infatti depositato in Commissione Affari costituzionali della Camera il cosiddetto Rosatellum 2.0, oggetto di indiscrezioni prima e di un confronto informale tra i gruppi poi. La mossa avviene dopo l’apertura di FI e della Lega, che teoricamente assicurerebbero l’approvazione del testo sia alla Camera che al Senato. Questo al netto dell’incognita dei voti segreti nell’Aula di Montecitorio, il vero spauracchio, e del “niet” di Mdp.

Rabbia di M5s, che effettivamente potrebbe essere l’unico perdente, anche se nel Movimento si scommette in un nuovo flop. Il testo, rispetto al proporzionale del Fianum, naufragato in Aula l’8 giugno scorso, introduce una quota di seggi uninominali maggioritari (231 pari al 36%), che incentivano le coalizioni, come ha sottolineato il proponente. Un elemento che ricompatta il Pd e la fronda degli “orlandiani” (“sono fiducioso” ha detto Andrea Giorgis, l’esperto di legge elettorale della minoranza) ed anche quanti, in Campo Progressista e in Mdp, puntano a una coalizione con il Pd spostata più a sinistra.

L’auspicio a cui ha dato voce Michele Ragosta è però stato sovrastato dai giudizi negativi dei bersaniani, come Alfredo D’Attorre o Miguel Gotor. In effetti la soglia del 10% per una coalizione, rende rischioso a Mdp una corsa insieme a Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni e quindi sarebbe indotto ad accordarsi con Renzi.

La soglia bassa al 3% per i partiti che corrono da soli o in coalizione ha riappacificato Ap con il Pd: e l’incoraggiamento ad andare avanti è giunto dal capogruppo Maurizio Lupi. Sempre più aperturista Forza Italia, mentre Matteo Salvini ha detto che la Lega è pronta a votare il Rosatellum 2.0 dalla prossima settimana.

Colpisce che i rappresentanti di Pd, Ap e Fi (Fiano, Lupi e Francesco Paolo Sisto) abbiano espresso lo stesso concetto: occorre una legge elettorale scritta dal Parlamento e non dalla Consulta, perché altrimenti la politica ne uscirebbe delegittimata. Una idea che da una settimana viene ripetuta dal Quirinale, ed è proprio a partire da essa che i leader dei tre partiti si sono decisi a trovare un compromesso su una legge “che scontenta un po’ tutti”, come l’ha definita Sisto.

Infatti, se Fi deve rinunciare al proporzionale, è pur vero che evita il listone unico con Lega e Fdi, a cui sarebbe stata costretta con l’Italicum. Ap rinuncia alle preferenze, ma incassa la soglia al 3%. Anche Fdi, oggi meno tranchant con Ignazio La Russa, deve cedere sulle preferenze, ma ottiene la coalizione, così come la Lega.

Chi ha un saldo solo negativo sembra M5s: “Fi e Pd hanno fatto un inciucio per fermarci” ha detto Luigi Di Maio, mentre Danilo Toninelli ha preannunciato un ricorso alla Corte costituzionale, che sarebbe comunque inefficace prima del voto. In effetti M5s, che non si coalizza con nessuno, con i collegi uninominali potrebbe prendere meno seggi rispetto a un proporzionale puro, specie in alcune Regioni, dove il centrodestra unito (soprattutto in Lombadia, Veneto, Puglia) o una alleanza di centrosinistra (regioni Rosse, la stessa Puglia) sono molto più competitivi.

Secondo i calcoli degli sherpa del Pd alle fine potrebbero esserci fino a 50 i seggi in meno per il Movimento. La rabbia in M5s è tanta, ma Toninelli ha dato voce a una speranza recondita, quella che il tentativo si concluda in un nuovo flop. “Alfano e Renzi non si metteranno d’accordo mai sui collegi” ha detto. Lo scenario potrebbe prendere corpo nei voti segreti, previsti dal regolamento della Camera.

E’ un timore diffuso: “partendo facciamo un atto di fede” ammette Pino Pisicchio, presidente del gruppo Misto. Il timore è che si congiungano i voti dei partiti contrari (M5s e Mdp) a quelli dei peones di Fi e Pd candidati nelle Regioni dove invece il Rosatellum 2.0 li sfavorisce. Ma intanto c’è la Commissione, dove il 27 settembre arrivano gli emendamenti.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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10:39Maltempo: acqua alta a Venezia, 102 cm sul medio mare

(ANSA) - VENEZIA, 12 DIC - Acqua alta stamane a Venezia, dove la punta massima di marea sul medio mare ha raggiunto i 102 cm alle 6.15 secondo le rilevazioni del centro previsioni maree del comune. Con questo livello - marea sostenuta pari a codice 'giallo' - è stato interessata la parte più bassa del suolo cittadino a partire da piazza San Marco. Le prime previsioni della giornata davano una massima di marea a 105 centimetri, poi il vento di scirocco che ha interessato la città per tutta la notte, è calato facendo ridurre l'altezza dell'acqua rispetto al medio mare.

10:36Sci nordico: tutto pronto a Dobbiaco per tappa cdm

(ANSA) - ROMA, 12 DIC - E' arrivata tanta neve a Dobbiaco (Bolzano) ed ora è davvero tutto pronto in ogni dettaglio per l'appuntamento di Coppa del Mondo di sci nordico di sabato 16 e domenica 17 dicembre. Le piste, ora immacolate, della 'Nordic Arena' ospiteranno una 10 km per le donne e una 15 per gli uomini, da percorrere in skating nella prima giornata con partenze "interval start" e in classico (inseguimento) nella giornata successiva. Una formula che da tempo mancava nel fondo che conta, su una pista rinnovata che propone erte impegnative fino al 18% di pendenza. A Dobbiaco saranno presenti 200 atleti suddivisi in 29 nazioni, con presenze quasi certe delle stelle di Coppa Dyrhaug, Haagen Krogh e Johnsrud Sundby. La nazionale azzurra proporrà Noeckler, De Fabiani, Rastelli, Salvadori, Bertolina, Gardener, Pasini, Rigoni, Fanton e Muller. Tra le donne, Debertolis, Comarella, Ganz, Scardoni, Stürz, De Martin Topranin, Brocard e Pellegrini se la vedranno con campionesse del calibro di Oestberg, Haga e Weng.

09:46Maltempo: in Liguria fa ancora paura il Magra

(ANSA) - GENOVA, 12 DIC - I fiumi Entella a Chiavari (Genova), Vara e Magra, nello Spezzino, sorvegliati speciali perché a rischio esondazione dopo le piogge di domenica e di ieri, non hanno creato problemi ingenti nella notte, ma il Magra continua a far paura. L'Entella, che ieri aveva tracimato alla foce, senza particolari conseguenze, è calato di livello. La forza della mareggiata in diminuzione favorisce il deflusso delle acque. E' calato anche il fiume Vara, che ieri aveva superato il secondo livello di guardia nel Comune di Sesta Godano. E' sempre a livello di guardia il Magra che fa paura a Bocca di Magra, nel Comune di Ameglia, dove le acque sono cresciute di 3,7 metri. Strade, giardini e cantieri nautici allagati, senza particolari danni. Nella notte una famiglia di S. Stefano Magra è stata sfollata con gommoni. La piena del Magra si esaurirà intorno alle 10. Nello spezzino restano sfollate una trentina di famiglie. Allerta rossa in tutta la provincia spezzina, e in parte di quella di Genova fino alle 13. Il meteo migliora.

07:33New York: governo Bangladesh condanna attentato

DACCA (BANGLADESH) - Il governo del Bangladesh ha condannato l'attentato fallito a New York, il cui autore e' un immigrato di 27 anni dal paese del sud-est asiatico. ''Il Bangladesh e' impegnato nella sua conclamata politica di 'tolleranza zero' contro il terrorismo, e condanna il terrorismo stesso e l'estremismo violento in ogni forma o manifestazione ovunque nel mondo, compreso l'incidente di lunedi' mattina a New York'', ha comunicato il governo in una nota.

05:24Molestie: New Yorker licenza corrispondente da Washington

WASHINGTON - Un'altra firma del giornalismo americano finisce nel turbine delle accuse di molestie sessuali: il New Yorker ha licenziato Ryan Lizza, corrispondente del magazine da Washington, dopo che una donna ha denunciato un suo comportamento inappropriato. Addebito che Lizza nega, sostenendo che la decisione di licenziarlo "e' stata fatta precipitosamente e senza una indagine completa dei fatti rilevanti". "Un terribile errore", ha aggiunto. Ma sia il prestigioso periodico che il legale della vittima hanno replicato che la descrizione degli eventi e' accurata.

05:21Usa: appello contro espulsione giornalista messicano scomodo

WASHINGTON - Il National Press Club e altri difensori della liberta' di stampa hanno lanciato un appello al governo Usa perche' conceda asilo al giornalista messicano Emilio Gutierrez, che rischia di essere espulso dopo essere fuggito una decina di anni fa in Usa per una serie di articoli contro la corruzione nell'esercito messicano. Gutierrez, che ha impugnato l'espulsione, teme di essere ucciso se rimpatriato in Messico, considerato uno dei Paesi piu' pericolosi al mondo per i giornalisti (finora 11 morti quest'anno).

05:16New York:Trump a Congresso,cambiare leggi immigrazione

WASHINGTON - Donald Trump, poche ore dopo l'attentato di New York, sollecita il Congresso a riformare le leggi sull'immigrazione "per proteggere il popolo americano". Prima di tutto, spiega in una nota, "l'America deve correggere il suo lassista sistema sull'immigrazione, che consente a troppe persone pericolose e inadeguatamente valutate di entrare nel nostro Paese".

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