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Lombardia, Fontana: “Razza bianca a rischio per i migranti”

Pubblicato il 15 gennaio 2018 da ansa

Il candidato del centrodestra alle regionali in Lombardia, Attilio Fontana. ANSA/ DANIEL DAL ZENNARO

 

ROMA. – L’Italia non può “accettare tutti” gli immigrati. Lo ha detto il candidato presidente della Regione Lombardia per il centrodestra, Attilio Fontana, parlando a Radio Padania. “Qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, ma è questione di essere logici o razionali”. “Non possiamo – ha sostenuto l’ex sindaco di Varese – perché tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se deve essere cancellata”.

Qualche ora dopo, Fontana ha tentato di aggiustare il tiro: “È stato un lapsus – ha detto – un errore espressivo: intendevo dire che dobbiamo riorganizzare un’accoglienza diversa che rispetti la nostra storia, la nostra società”.

“E’ una scelta – aggiunge Fontana – se una maggioranza degli italiani dovesse dire ‘dobbiamo auto-eliminarci’, vuol dire che dobbiamo andare da un’altra parte”. Rispondendo a un ascoltatore che lo interpellava sulla questione immigrazione, Fontana ha detto che “viviamo una realtà che è anche questa irracontabile”.

“Uno Stato serio dovrebbe progettare e programmare anche una situazione di questo tipo – ha proseguito il candidato presidente della Lombardia -. Dovrebbe dire quanti riteniamo giusto accoglierne e quanti immigrati non vogliamo fare entrare, come li vogliamo assistere, che lavori dare loro, che case o scuole dare loro. A quel punto quando un governo fa un progetto di questo genere lo sottopone ai suoi cittadini”.

Secondo Fontana, non ha senso “fare il discorso demagogico e assolutamente inaccettabile per cui dobbiamo accettarli tutti”. “E’ un disegno a cui bisogna reagire, a cui bisogna ribellarsi – ha concluso l’esponente leghista -. Perché non possiamo accettarli tutti, perché se dovessimo accettarli tutti, non ci saremmo più noi come realtà sociale, come realtà etnica. Perché loro sono molti più di noi e molto più determinati nell’occupare questo territorio. Qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, ma è questione di essere logici o razionali”.

Campagna elettorale: c’è chi parla di forconi e razza bianca. Noi parliamo di formazione, lavoro, crescita, Europa”: in questi termini il candidato alla presidenza della Regione Lombardia per il centrosinistra Giorgio Gori replica su Facebook alle affermazioni sui migranti del suo sfidante del centrodestra Attilio Fontana.

“Io penso che Fontana, che viene presentato come un candidato della Lega moderato, in realtà ha rivelato ciò che è, cioè un Salvini in giacca e cravatta, anzi più un Borghezio che un Salvini”. Lo ha detto a Carta bianca su Rai 3 il candidato governatore della Lombardia per il centrosinistra, Giorgio Gori, a proposito delle parole del suo sfidante per il centrodestra, il leghista Attilio Fontana, sull’accoglienza ai migranti e la salvaguardia della “razza bianca”. Sulla questione Gori si appella agli elettori lombardi: “Scegliete voi. #FareMeglio si deve, senza isterismi e demagogia”.

Matteo Salvini si schiera però con Fontana. “Al governo – dice il leader della Lega – normeremo ogni presenza islamica nel Paese. Esattamente come in tempi non sospetti ha sostenuto Oriana Fallaci, siamo sotto attacco, sono a rischio la nostra cultura, società, tradizioni, modo di vivere. E’ in corso un’invasione, a gennaio sono ripresi anche gli sbarchi. Il colore della pelle non c’entra e c’è un pericolo molto reale: secoli di storia che rischiano di sparire – dice Salvini – se prende il sopravvento l’islamizzazione finora sottovalutata”.

“Berlusconi dice che siamo peggio dei post comunisti, che loro sono moderati e noi estremisti.. ma dopo la frase di Fontana sulla razza bianca siamo sicuri che sono loro i moderati? Se loro sono moderati allora io sono Gandhi”, ha detto il candidato premier M5s Luigi Di Maio a Un Giorno da Pecora su Radio Uno dove chiede: “vogliamo sapere se Fontana resta il loro candidato alla presidenza” della Lombardia.

In Lombardia “ci aspettavamo un dibattito alto, bello, nobile, sui contenuti. E invece il candidato della destra, leghista, parla di “razza bianca” e di invasioni – ha scritto su Facebook il segretario Pd Matteo Renzi -. Noi insieme a Giorgio Gori parliamo di innovazione e capitale umano. Siamo una squadra che sceglie il futuro, non la paura. Altro che farneticanti dichiarazioni sulla “razza bianca”: il derby tra rancore e speranza è la vera sfida che caratterizzerà il 4 marzo, in Lombardia come nel resto del Paese”.

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Leadership scuote centrodestra, si riapre partita Lombardia

Pubblicato il 09 gennaio 2018 da ansa

Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi a margine del vertice ad Arcore, 7 gennaio 2018. ANSA/UFFICIO STAMPA SILVIO BERLUSCONI

ROMA. – La corsa alla leadership tra Forza Italia e la Lega scuote ancora il centrodestra e lambisce la Lombardia riaprendo, almeno al momento, anche i giochi sul candidato governatore. Il passo indietro, per “ragioni personali”, di Roberto Maroni nella corsa al Pirellone, giunto come un fulmine a ciel sereno proprio mentre la coalizione lavora alle candidature per le politiche, agita soprattutto Matteo Salvini.

E più di qualcuno nel centrodestra legge nella mossa dell’attuale governatore della Lombardia il tentativo di una operazione più complessa, dietro la quale ci sarebbe il Cavaliere, per forzare la mano al Carroccio sulla premiership. Cosa smentita nettamente proprio da Berlusconi.

Resta il fatto che la tensione tra i due principali leader del centrodestra è tornata a salire sparigliando le carte anche sulla Lombardia. Tant’è che dopo il vertice mancato di ieri, Forza Italia comincia vedere dei problemi sulla candidatura di Attilio Fontana e apre la porta all’ipotesi di una discesa in campo della forzista Maria Stella Gelmini. Risultato: situazione di stallo. Con il rischio di un avvitamento al quale il Cavaliere risponde chiedendo di affidarsi ai sondaggi. Opzione alla quale il leader del Carroccio non sembra intenzionato per nulla a cedere.

In ogni caso, Berlusconi è convinto che si troverà una soluzione condivisa per “scegliere i migliori”. Salvini, che nel frattempo Elsa Fornero accusa di “meschinità” dopo che lui la aveva accusata di aver “rovinato la vita a migliaia di italiani”, non nasconde il proprio risentimento verso Maroni stoppando qualsiasi ipotesi di una sua candidatura in Parlamento.

Per qualcuno l’ex delfino di Umberto Bossi penserebbe a ritagliarsi un ruolo da “riserva della Repubblica” per il dopo elezioni, e nel suo gesto Stefano Parisi legge “un disegno politico di Forza Italia contro la Lega”. Ipotesi, questa, smentita dallo stesso Maroni che, sostiene, farebbe un accordo con Berlusconi “solo per la presidenza del Milan. Lo stesso Cavaliere esclude “nella maniera più assoluta” la possibilità di Maroni ministro in un governo di centrodestra.

“Se lasci il tuo incarico in Regione Lombardia, che vale molto di più di tanti ministeri, evidentemente in politica non puoi più fare altro”, tuona il leader del Carroccio.

In ogni caso, nell’alleanza si punta a spargere ottimismo: lo scontro sul Pirellone potrebbe avere effetti devastanti su una coalizione che al momento è avanti in diversi sondaggi. Berlusconi smentisce qualsiasi ipotesi di governo con il Pd; sostiene di puntare al 45% e di avere in mente “un super candidato” per la guida del prossimo governo di centrodestra, che non sarebbe il governatore della Bce Mario Draghi.

Una visione rosea più o meno condivisa da Giorgia Meloni: la presidente di Fdi lancia un appello all’unità per la coalizione, che deve essere compatta contro il centrosinistra e il M5S. Berlusconi torna ad attaccare i pentastellati, che bolla come “assoluti incapaci” ed “un grave pericolo per l’Italia”. E conferma, pur non avendo ambizioni personali, di essere in campo per fare qualcosa per gli altri: “se lo fossi – chiude – non sarei più il degno figlio dei miei genitori”.

(di Francesco Bongarrà/ANSA)

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Maroni lascia, in Lombardia la Lega schiera Fontana

Pubblicato il 08 gennaio 2018 da ansa

 

 

MILANO. – Comunque andranno le elezioni regionali del 4 marzo, Roberto Maroni non sarà il prossimo presidente della Lombardia. Lui stesso, a meno di due mesi dal voto, ha confermato che non intende ricandidarsi e ha augurato un “in bocca al lupo” al suo sostituto Attilio Fontana, l’ex sindaco leghista di Varese, di cui è amico da anni.

Anche se il governatore ha detto di aver informato del suo addio “tempo fa” il segretario della Lega Matteo Salvini e il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi, la notizia ha colto molti (nello stesso centrodestra e anche in giunta) come un fulmine a ciel sereno e ha ravvivato le speranze di vittoria degli avversari.

“La partita della Regione Lombardia è più aperta che mai. Forse non è mai stata così alla portata del Pd e del centrosinistra, anche grazie a un candidato forte e solido come Giorgio Gori” ha scritto il segretario Pd Matteo Renzi convinto che “stavolta si può fare”.

Anche per questo, subito dopo la conferenza stampa di Maroni si sono moltiplicati gli appelli per un centrosinistra unito rivolto soprattutto a Liberi e Uguali. Lo ha fatto il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina e lo stesso Gori. “Non ci sono motivi di divisione né politici né personali. Quindi – ha assicurato il sindaco di Bergamo – la porta non è aperta, è spalancata”.

Al momento però non sono arrivate risposte positive. Anzi, il consigliere regionale Onorio Rosati ha spiegato che “non ci sono le condizioni politiche per riaprire” e il 10 gennaio, alla presenza di Pietro Grasso, l’assemblea regionale di LeU indicherà il proprio candidato governatore. Per Maroni però non ci sono rischi di perdere la Regione che il centrodestra guida dal 1994.

“Non mi reputo così straordinariamente fondamentale – ha spiegato – da essere l’unico nel centrodestra a vincere in Lombardia. Ce ne sono tanti, per fortuna c’è una classe dirigente assolutamente all’altezza e in grado di sconfiggere chiunque”. E la scelta dei leader della coalizione che si sono riuniti domenica ad Arcore “ritengo non sia fatta per perdere ma per vincere. Quindi – ha detto – non ho nessuna preoccupazione”.

La sua sola preoccupazione anche se in chiave nazionale è il rischio di vedere Luigi Di Maio premier: “lui è una Raggi al cubo”. Con lui al Governo “l’Italia rischia di diventare come spelacchio”. Lo scontro con i 5stelle è aperto e infatti il candidato premier pentastellato ha commentato che quella di centrodestra è “una clamorosa ammucchiata” di gente che “fa promesse per poltrone”.

E il candidato M5s lombardo, Dario Violi ha aggiunto che l’addio di Maroni certifica “il fallimento di 5 anni di amministrazione” con un passo indietro fatto “nella speranza di andare a Roma”. Secondo il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, però, Fontana è “assolutamente adatto a fare il presidente”. E Salvini è così convinto che l’ex sindaco possa vincere che in un tweet ha detto: “grazie a Roberto Maroni e alla sua squadra” augurando “buon lavoro al bravo Attilio Fontana per i prossimi 5 anni”.

Fontana è stato indicato all’unanimità dal consiglio nazionale della Lega Lombarda, presenti anche Maroni e Umberto Bossi. Lui subito ha pensato alla coalizione, ma ancora oggi il capogruppo al Senato di Forza Italia Paolo Romani non escludeva la candidatura di Mariastella Gelmini: “Secondo me Maroni vuole cambiare mestiere. Non escludo che il candidato della Regione Lombardia possa provenire da Forza Italia. Maria Stella Gelmini per esempio sarebbe tranquillamente in grado”.

Ma Fontana si è detto fiducioso: “Mi prendo 24 ore di tempo per incontrare gli alleati e sentire il loro parere. Ringrazio il movimento per la fiducia. Sono onorato e darò il massimo”.

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Voto con sistema elettronico della Smartmatic, Lombardia apripista in Italia

Pubblicato il 18 ottobre 2017 da ansa

Voto con sistema elettronico in Lombardia.

 

 

MILANO. – Per il referendum consultivo per l’autonomia organizzato per il prossimo 22 ottobre sarà utilizzato in Lombardia il voto elettronico. E’ la prima volta che succede in Italia. Il referendum si svolgerà in concomitanza con quello del Veneto, dove però si vota con il sistema tradizionale.

La consultazione in Lombardia è stata indetta dal governatore Roberto Maroni in base a una proposta approvata in Consiglio regionale dal centrodestra e dal Movimento 5 Stelle. Alle urne sono chiamati tutti i cittadini residenti nella Regione iscritti nelle liste elettorali, che sono circa 8 milioni. Per votare occorre recarsi al seggio indicato sulla propria tessera elettorale dove è sufficiente presentare un valido documento di identità. Si vota dalle 7.00 alle 23.00.

L’iniziativa referendaria della Lombardia, come anche quella del Veneto, si muove nel quadro dell’articolo 116 della Costituzione che riconosce alle Regioni a statuto ordinario la possibilità di accedere a condizioni differenziate di autonomia nelle materie concorrenti elencate nell’articolo 117.

La procedura istituzionale del cosiddetto “regionalismo differenziato” si avvia su iniziativa della Regione interessata e si conclude con una legge dello Stato approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di un’intesa tra il Governo e la Regione stessa.

In Lombardia, a differenza del Veneto, per il referendum non è previsto il raggiungimento del quorum: ciò che conta sarà dunque la vittoria del sì o del no, a prescindere dal numero di cittadini che si recheranno alle urne. Un’altra differenza tra le due Regioni è il sistema di voto.

In Lombardia sarà elettronico. Al posto della tradizionale scheda elettorale gli elettori lombardi troveranno nella cabina una “voting machine”, un dispositivo simile a un tablet ma un po’ più grande che sullo schermo touch screen riporterà il testo integrale del quesito referendario:

“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”.

Tre le possibilità di voto: sì, no o scheda bianca. Le istruzioni complete per il voto elettronico sono spiegate tra l’altro in un video tutorial diffuso sul sito web e sui canali social ufficiali della Regione. Per acquistare le 24 mila voting machine necessarie dalla Smartmatic – la società olandese che si è aggiudicata il bando regionale per gestire il voto elettronico – la Lombardia ha speso circa 23 milioni di euro, cifra che include anche software, sistemi di sicurezza, servizi di assistenza tecnica e formazione del personale.

Dopo il referendum, ha annunciato la Giunta, gli apparecchi resteranno in dotazione alle scuole.

(di Silvia Egiziano/ANSA)

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Referendum: volata finale al voto, occhi su affluenza

Pubblicato il 18 ottobre 2017 da redazione

Referendum: volata finale al voto.

 

MILANO. – Ultimi giorni di campagna per i referendum consultivi per l’autonomia di domenica in Lombardia e in Veneto. Se Luca Zaia ha accusato il Governo di voler “impedire ai veneti l’esercizio democratico del voto”, per aver chiesto alla sua Regione di sostenere le spese di circa due milioni di euro per l’ordine pubblico, Roberto Maroni ha incassato l’appoggio pubblico di Silvio Berlusconi.

I due hanno tenuto una conferenza stampa al Piccolo Teatro di Milano, conclusasi con la simulazione del voto elettronico davanti ai fotografi. Il governatore leghista si è anche esposto per la prima volta sul dato di affluenza che a suo avviso potrà fare la differenza, nonostante il quorum sia previsto soltanto in Veneto.

Maroni ha ricordato che nel 2001, al referendum sulla riforma del Titolo V “andò a votare il 34%”. “Mi aspetto – ha aggiunto – di superare quella quota. Ogni voto in più sarà un successo”. Il ragionamento partiva dalle affermazioni di Stefano Buffagni, consigliere regionale del M5S, sostenitore a sua volta del Sì, che in un’intervista al Corriere della Sera si è augurato che “ci sia almeno un voto in più rispetto al referendum sulle trivelle”, che in Lombardia registrò un’affluenza del 30,4%.

Non la vedono, però, così gli avversari. Per il segretario regionale del Pd, Alessandro Alfieri, “un’affluenza sotto il 50% sarebbe un vero flop per Maroni”, visto che “i leghisti erano partiti con il chiedere un plebiscito”. Il duello sull’utilità del referendum è andato in scena anche in un lungo servizio che il New York Times ha dedicato al voto.

“Più gente voterà, maggiore potere contrattuale avrò”, ha ribadito Maroni al quotidiano americano. “Chiedere agli elettori pochi mesi prima delle elezioni se vogliano autonomia – gli ha replicato il presidente Pd dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini – è come chiedere se vogliano bene alla loro madre”.

Nella conferenza stampa con Berlusconi, però, Maroni è stato conciliante con Giorgio Gori, il sindaco Pd di Bergamo, probabile suo sfidante alle regionali del 2018, che è schierato per il Sì: “Se vuole venire con me a trattare a Roma, è il benvenuto, basta che me lo chieda. Sarebbe un valore aggiunto”. Martedì 24 ottobre il Consiglio regionale è già convocato per decidere che cosa chiedere al Governo.

(di Alessandro Franzi/ANSA)

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08:28Colombia: crolla un ponte, muoiono 10 operai

(ANSA) - BOGOTA', 16 GEN - Dieci operai sono morti nel crollo di un ponte in Colombia, poco fuori dalla capitale Bogotà. La Protezione civile ha precisato che gli operai stavano lavorando al drenaggio lungo il ponte, che si trova a circa 95 chilometri da Bogotà, quando la struttura è crollata. Nove persone sono morte sul colpo. Una decima è morta poco dopo in ospedale per le gravi ferite. Si sta ancora cercando di chiarire quante persone fossero sul posto al momento del crollo e se vi siano eventuali dispersi.

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(ANSA) - RAGUSA, 16 GEN - Oltre 70 carabinieri del comando provinciale di Ragusa stanno eseguendo un'ordinanza del cautelare, emessa dal Gip su richiesta della Procura, nei confronti di nove indagati e stanno eseguendo decine di perquisizioni, nei confronti di presunti appartenenti a un gruppo dedito al traffico e allo spaccio di sostanza stupefacente. I provvedimenti restrittivi sono il risultato di un'indagine, condotta da militari dell'Arma del Nucleo investigativo, che ha consentito di accertare che gli indagati, quasi tutti di origine nordafricana, avevano costituito due gruppi criminali operanti a Vittoria, Acate, Ispica e Pozzallo e dediti allo spaccio di eroina, che acquistavano fuori provincia. Numerosi gli arresti e i sequestri di stupefacente già effettuati nel corso delle indagini.

07:59Corea Nord: Xi a Trump, pronti a lavorare su nucleare

(ANSA) - PECHINO, 16 GEN - La Cina è pronta a lavorare con gli Usa per un "accordo appropriato" sulla questione nucleare della penisola coreana: lo ha riferito il presidente Xi Jinping in una telefonata con il suo omologo Donald Trump. Secondo l'agenzia Nuova Cina, Xi ha aggiunto che tutte le parti preoccupate della situazione dovrebbero "creare le condizioni per la ripresa dei colloqui". Cina e Usa dovrebbero inoltre risolvere "in modo appropriato" i contenziosi economici e commerciali di reciproco interesse.

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(ANSA) - NEW YORK, 16 GEN - Centinaia di cittadini haitiani-americani e molte altre persone, tra cui numerosi immigrati africani e ispanici, hanno manifestato a Times Square, nel cuore di New York, per denunciare le parole del presidente americano Donald Trump, definite razziste e xenofobe. Anche il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha partecipato alla protesta insieme ad altri politici. Nonostante qualche momento di tensione con gli agenti la manifestazione si è svolta pacificamente.

07:21Usa: Wsj, Pentagono studia due nuovi missili nucleari

(ANSA) - NEW YORK, 16 GEN - Il Pentagono sta mettendo a punto un nuovo piano per sviluppare due nuovi missili nucleari a basso potenziale. Lo riporta il Wall Street Journal, spiegando che si tratta della risposta dell'amministrazione Trump alla crescente capacità degli arsenali di Russia e Cina. Una strategia che però preoccupa perchè rappresenta un passo indietro sulla strada della non proliferazione e potrebbe spingere la Corea del Nord a espandere il suo arsenale e Paesi come l'Iran a riprendere il proprio programma nucleare.

07:16Usa: shock in California, tenevano incatenati i 13 figli

(ANSA) - NEW YORK, 16 GEN - Una scena da film horror quella che i poliziotti si sono trovati davanti in California, non lontano da Los Angeles, dove in un'abitazione una coppia teneva segregati i propri 13 figli, tutti incatenati ai letti, malnutriti e disidratati. A dare l'allarme una delle vittime, una ragazza di 17 anni, che è riuscita a fuggire e a raccontare la verità alla polizia. Gli agenti sono intervenuti e hanno arrestato marito e moglie. Sette dei figli tenuti imprigionati hanno tra i 29 e i 18 anni, gli altri sei sono minorenni, tra questi un bimbo di due anni.

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