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La crisi venezuelana al centro del dibattito nel Parlamento Europeo

Pubblicato il 09 giugno 2016 da redazione

Preoccupa al Parlamento Europeo la crisi venezuelana

Preoccupa al Parlamento Europeo la crisi venezuelana

CARACAS – Referendum Revocativo e libertà dei prigionieri politici. Il Parlamento Europeo, una volta ancora, ha manifestato preoccupazione per la crisi venezuelana che si aggrava sempre di più e potrebbe far precipitare il Paese nel caos.

Il Parlamento Europeo, con 501 voti a favore e solo 94 contro, ha chiesto l’immediata liberazione dei prigionieri politici, “conditio sine qua non” per l’inizio di un dialogo tra Governo e Opposizione.

I deputati del Parlamento Europeo hanno inoltre manifestato preoccupazione per il deterioramento della qualitá di vita del venezuelano, per la sempre piú cupa crisi economica e, soprattutto, per la violazione sistematica dei diritti umani.

Non è sfuggita all’attenzione del Parlamento Europeo la particolare congiuntura che vive il potere legislativo, al quale è impedito oggi di svolgere il proprio lavoro.

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Almagro invoca la “Carta democrática”, Venezuela a un passo dall’isolamento

Pubblicato il 01 giugno 2016 da redazione

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CARACAS – Il Venezuela ad un passo dall’isolamento internazionale. Il Segretario Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa), Luis Almagro, ha presentato il suo rapporto: 132 pagine in cui si denunciano violazioni della Costituzione da parte del governo del presidente Nicolás Maduro, “l’alterazione dell’ordine costituzionale e il grave deterioramente dell’ordine democratico”.

Almagro, quindi, ha invocato l’articolo 20 della “Carta Democrática” e “chiesto la convocazione di un Consiglio permanente degli Stati membri tra il 10 e il 20 giugno 2016”.

Nell’illustrare il contenuto del rapporto, Almagro, ex ministro del governo uruguaiano del presidente Josè “Pepe” Mujica, ha sostenuto che in Venezuela sono necessari “cambiamenti immediati nelle azioni del potere esecutivo, per evitare di cadere rapidamente in una situazione di illegittimità”.

Stando al documento presentato da Almagro, le “continue violazioni della Carta Magna” riguardano essenzialmente “l’equilibrio fra i poteri dello stato, il funzionamento e l’integrazione del Potere giudiziario, le violazioni dei diritti umani, il procedimento per il referendum abrogativo e una mancanza di capacità di risposta di fronte alla grave crisi umanitaria di cui soffre il paese, che compromette il pieno rispetto dei diritti sociali della popolazione”.

E’ in base a queste considerazioni – particolarmente sull’emergenza sanitaria, i problemi di rifornimento alimentare e il ruolo del Tribunale Supremo di Giustizia nella crisi istituzionale a Caracas – che Almagro ha convocato una riunione straordinaria del Comitato permanente dell’Osa, che dovrebbe realizzarsi fra il 10 e il 20 giugno. In questo Summit i membri dell’Osa dovrebbero decidere il destino del Paese.

L’Argentina, presidente “pro tempore” del Comitato Permanente dell’Osa, aveva giá richiesto una sessione straordinaria dell’organismo per fissare una posizione comune sul caso del Venezuela. L’iniziativa non è stata gradita dal governo del presidente Maduro che l’ha considerata un’ “ingerenza intollerabile”.

La Carta democratica, approvata l’11 settembre del 2001 nel corso di una sessione speciale svoltasi in Perú, rappresenta lo strumento principale attraverso il quale l’Osa può stabilire che l’alterazione o l’interruzione dell’ordine democratico in uno dei suoi membri rappresenta un “ostacolo insuperabile” per la sua appartenenza all’organizzazione.

E’ la prima volta nella storia dell’Osa che si discute l’applicazione della Carta democratica per un paese dell’organizzazione senza la richiesta del suo stesso governo.

La sua applicazione rappresenterebbe un duro colpo alla credibilità e all’immagine del presidente Maduro e del suo governo e potrebbe essere l’inizio dell’isolamento a livello internazionale le cui conseguenze sono imprevedibili.

La reazione del governo non si è fatta attendere, come era nelle attese. In una trasmissione a reti unificate, il capo dello Stato, che non ha dato maggior peso all’iniziativa di Almagro, ha affermato che “al Venezuela nessuno potrà applicargli alcuna Carta”.

– Il Segretario Generale dell’Osa – ha detto il presidente Maduro – pretende esercitare un potere superiore all’Osa e alla nostra sacra Costituzione, l’unica che riconosciamo. Il signor Almagro ha presentato un documento nel quale si chiede l’applicazione della “Carta Democratica”.

Il capo dello Stato ha precisato che “la destra ha chiesto l’intervento straniero affinchè l’impero nordamericano imponga il suo modello di governo”. E ha assicurato che darà battaglia in America Latina e nel Caribe “per la pace e l’indipensenza”.

Quindi ha incitato alla ribellione popolare contro una presunta minaccia internazionale e ha promesso di rispondere ad Almagro con maggiori dettagli.

Dal canto suo, Jorge Rodriguez, sindaco di Caracas e dirigente di spicco del Psuv, ha annunciato per oggi e sabato prossimo manifestazioni di protesta contro quello che ha definito “l’ingerenza brutale e grossolana dell’Osa e del suo Segretario Generale, Almagro”.

E ha ricordato che il presidente Maduro in precedenza aveva accusato Almagro di essere “un agente della Cia”; accusa che l’ex presidente uruguaiano, “Pepe” Mujica, di cui Almagro è stato ministro, aveva ridicolizzato con un’isolita battuta: “Maduro è piú pazzo di una capra”.

La notizia della richiesta del Segretario Generale dell’Osa, che è stata ribattuta da tutte le agenzie internazionali e che ha fatto il giro del mondo, è stata accolta dall’Opposizione con prudenza.

– Il Segretario Generale dell’Osa – ha affermato nel corso di una conferenza stampa il presidente del Parlamento, Henry Ramos Allup – ha convocato ad una riunione dell’organizzazione che dovrà avvenire tra il 10 e il 20 di giugno. Non c’è spazio a speculazioni. Attendiamo i risultati del Consiglio permanente degli Stati membri e i suoi sviluppi.

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Venezuela: Consiglio Nazionale Elettorale proibito all’opposizione

Pubblicato il 24 maggio 2016 da redazione

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CARACAS – Est, Ovest. Caracas, come d’altronde tutto il Paese, sempre più spaccato in due. Da un lato, a est, l’opposizione che, dopo aver conquistato il Parlamento, è ora impegnata nella crociata per il Referendum Revocatorio; a ovest, il governo, nella roccaforte di Miraflores, che difende i propri spazi e il proprio potere. Nel mezzo, come in un sandwich, i venezuelani, un elettorato oramai stanco di fare la fila alle porte di supermarket e farmacie, asfissiato dalla propaganda politica, dai ricatti, dalle minacce.

Non è solo una separazione virtuale; non è solo la simbologia di un sistema politico che ha cancellato i chiaroscuri, le tonalità di grigi per trasformare tutto in bianco e nero: opposizione o Governo. E’ una realtà che si riflette nell’erosione delle libertà fondamentali: quelle di protesta, di manifestazione, di opinione.

In passato, durante la “Quarta Repubblica”, la capitale era una sola. Non vi erano spazi “off limits”. E alle forze politiche, simpatizzanti o no del governo, critiche o no con il potere di turno, non si negava la possibilità di manifestare, di protestare lungo le strade cittadine o di recarsi al “centro storico”, sede delle istituzioni del Potere simbolo della democrazia.

Non si “ghettizzava” l’opposizione. E’ vero, a volte le manifestazioni si trasformavano in violenza. E allora interveniva la “Policia Metropolitana” a sedare gli animi. La repressione spesso era brutale, come d’altronde lo è anche oggi. L’indomani si denunciavano gli abusi e gli studenti arrestati erano messi in libertà.

Tolleranza. Accettare la protesta pacifica come espressione di libertà, è sempre stata la base del sistema democratico venezuelano, non privo di gravi imperfezioni. Ed è sempre stata ammessa anche da quei governi con palese vocazione autoritaria, che pure ve ne sono stati.

E’ stata questa la differenza tra il Venezuela moderno e il Cile di Pinochet, l’Argentina di Videla, la Spagna di Franco. Insomma, tra il Paese, isola di pace e di democrazia, e le nazioni del continente umiliate dalle crudeli dittature.

La città, simbolicamente spaccata in due, riflette la realtà politica del Venezuela che vive una crisi istituzionale ed economica che non ha precedenti. Non si riconosce nelle forzature volute da Governo e opposizione ed è oggi in cerca di una propria identità, mentre il Psuv e il governo si dibattono nelle proprie contraddizioni e il Tavolo dell’Unità si confronta con l’eterogeneità dei movimenti che la compongono e lottano per la leadership.

Nel “chavismo” è in corso un dibattito interno accanito che ha fatto emergere importanti correnti di dissenso che non si riconoscono con il Governo del presidente Maduro. Queste reclamano un giro di vite che permetta evitare l’implosione del “movimento”; un giro di vite che riconosca il ruolo delle attività private in una società moderna.

Dal canto suo l’Opposizione, che si riconosce nell’eterogenea alleanza del Tavolo dell’Unità, ha archiviato per il momento ogni discrepanza e, pur priva di un chiaro programma di governo, ha ritrovato l’unità grazie ad un obiettivo comune: il Referendum Revocatorio.

E’ la consulta popolare, che il Tavolo dell’Unità è convinto di vincere, la “mela della discordia”, il terreno in cui le forze politiche si affrontano. Psuv e Governo, ormai convinti che non potranno evitare il confronto nelle urne, concentrano le loro forze nell’evitare che il Referendum possa realizzarsi prima della fine dell’anno.

Dal canto suo, il Tavolo dell’Unità, cosciente che i tempi di realizzazione della consulta popolare sono stretti, reclama maggior celerità al Consiglio Nazionale Elettorale affinché si rispettino tutti i tempi burocratici stabiliti dalla Costituzione evitando ritardi innecessari.

E’ un confronto aspro in cui è intervenuta anche la CorteSuprema stabilendo che il Cneè “off the limits”. Detto in altre parole, decidendo che nessuna manifestazione di protesta potrà realizzarsi nei pressi dell’organismo elettorale.

Nonostante l’espressa proibizione, il Tavolo dell’Unità ha indetto l’ennesima manifestazione di protesta per esigere al Consiglio Nazionale Elettorale velocità nelle decisioni. D’altro canto, l’ex magistrato Blanca Rosa Marmol de León ha ritenuto, in una intervista al quotidiano “El Impulso”, incostituzionale la decisione del Tsj di creare una zona “off limits” attorno al Cne.

Il confronto politico tra Governo e opposizione non è solo sul Referendum. La lotta tra poteri prosegue sempre più aspra. Il presidente Maduro ha nuovamente presentato un “Decreto di Emergenza” che dovrebbe permettergli di governare senza doversi sottoporre all’esame del Parlamento. Ma, in questa occasione, il decreto non si limita all’ambito economico ma interessa anche quello delle libertà. In altre parole, darebbe al presidente della Repubblica poteri molto più ampi, tali da poter limitare la libertà di protesta, di manifestazione, di stampa e di opinione.

Ed infatti, il capo dello Stato ha già nominato il generale Carlos Alberto Martìnez Stapulionis capo della “Zona de Defensa Integral Capital 41”,cioè di Caracas, con l’ordine di controllare l’ordine pubblico e di reprimere ogni protesta in un momento particolarmente delicato per il governo che, stando all’agenzia Demoscopea Venebaròmetro ha appena un 25 per cento di popolarità.

Il Decreto di Emergenza Economica e di Stato di Crisi, già bocciato dal Parlamento, sarà sicuramente, come accaduto puntualmente fino ad oggi, ripescato dalla Corte.

E’ questo confronto politico esasperato, le manifestazioni di piazza represse con eccezionale quanto innecessaria violenza, la reiterata volontà di proibire la protesta ghettizzandola, l’incapacità di ex premier ed ex capi di Stato di promuovere il dialogo tra le parti scoraggia la visita di missioni ufficiali di paesi di governi democratici tradizionalmente amici e legati da vincoli politici e commerciali.

Ed è stato, se ci atteniamo all’interpretazione degli esperti in materia, la ragione per la quale anche il Segretario per i Rapporti con gli Stati del Vaticano, mons. Paul Gallagher, ha preferito cancellare all’ultimo momento il suo viaggio nel Paese.

La polemica tra Almagro e il presidente Maduro, che ha chiamato in causa anche l’ex presidente “Pepe” Mujica, non aiuta. E’ probabile che la diplomazia dell’Osa, nei prossimi giorni, si metta al lavoro per definire i termini dell’applicazione della “Carta Democratica” per il Venezuela.

Questa rappresenterebbe una grossa sconfitta per il presidente Maduro che comunque, con il suo linguaggio aggressivo e poco adatto ad un ex capo della diplomazia, è riuscito a creare il vuoto attorno a sé, sia nell’ambito latinoamericano – dove restano suoi alleati solo Morales e Correa – e sia soprattutto in quello europeo – dove gli echi della diatriba aspra tra Venezuela e Spagna, e il linguaggio poco elegante impiegato dal presidente Maduro per sottolineare il premier spagnolo sono ancora assai vivi -.

Alleati del Venezuela restano Russia, Cina e alcuni paesi produttori di petrolio, che non si caratterizzano certo per essere paladini delle libertà ed esempio di democrazia.

Intanto, si attende una nuova manifestazione della Mud, in un ambiente teso al limite dell’esplosione sociale. Il susseguirsi di manifestazioni della Mud, dei sempre più frequenti saccheggi potrebbero essere la scintilla di cui ha bisogno il capo dello Stato per applicare lo “Stato di Emergenza” e limitare le libertà dei venezuelani.

Da sottolineare, nell’ambito economico, il comunicato della “Academia National de Ciencia Economica”.Essa ha manifestato pubblicamente, come già fatto altre volte, preoccupazione per la situazione economica del paese e ha suggerito al governo strategie per affrontare la crisi.

I suoi consigli prevedono l’applicazione di strategie che promuovano un unico tasso di cambio; la privatizzazione delle industrie inefficienti,e ancora di abbandonare la pratica di finanziare la spesa pubblica con la stampa di banconote per mezzo della Banca Centrale, di negoziare finanziamenti con entità internazionali per stabilizzare il sistema finanziario e di liberare l’iniziativa privata.

L’Ance ritiene che in questo modo sarebbe possibile restituire la fiducia nel paese, senza la quale il collasso economico, in uno scenario di prezzi del petrolio ancora troppo bassi, sarebbe inevitabile.

(Mauro Bafile/Voce)

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Venezuela: Maduro, sono matto d’amore per la Rivoluzione

Pubblicato il 20 maggio 2016 da redazione

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CARACAS. – Il presidente Nicolás Maduro ha detto che è vero che è “matto come una capra”, come ha affermato l’ex presidente uruguaiano José “Pepe” Mujica, perché è “matto di amore per il Venezuela, per la rivoluzione bolivariana, per Chávez e l’esempio che ci ha lasciato”.

Maduro ha risposto così, in un meeting politico a Caracas, alle critiche mossegli da Mujica dopo che aveva accusato Luis Almagro – ex ministro degli Esteri uruguaiano e attuale segretario dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) – di essere un’agente della Cia.

Accusa che del resto ha confermato, sottolineando che “quello a cui ho dato del traditore resta un traditore per sempre”.

Maduro ha poi aggiunto che ha chiesto al segretario dell’Unione delle nazioni sudamericane (Unasud) Ernesto Samper e a un gruppo di ex leader capeggiato dall’ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero di parlare con l’opposizione per esigere “il rispetto della Costituzione”.

Secondo Maduro, gli antichavisti “sanno benissimo che non ce la faranno ad attivare un referendum per revocare il mio mandato, ma è arrivato l’ordine di farlo da una ambasciata straniera, non perché la gente possa votare ma piuttosto per riscaldare la piazza e generare le condizioni per un colpo di Stato o un’intervento militare dall’estero”.

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Venezuela: dura lettera del segretario Osa a Maduro

Pubblicato il 19 maggio 2016 da redazione

Il segretario dell'Organizzazione degli stati americani (Osa), Luis Almagro

Il segretario dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), Luis Almagro

CARACAS. – Il segretario dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), Luis Almagro, ha inviato una dura lettera al presidente Nicolás Maduro, nella quale gli segnala che se impedisce la convocazione di un referendum per revocare il suo mandato si trasformerà in “un altro dei dittaturucoli che ha conosciuto questo continente”.

La lettera di Almagro – ex ministro degli Esteri del presidente uruguaiano José “Pepe” Mujica – arriva all’indomani di un discorso televisivo di Maduro, in cui lo ha accusato di essere un agente della Cia e ha dichiarato minacciosamente: “Io conosco i tuoi segreti”.

“Devi restituire all’Assemblea Nazionale il suo legittimo potere, giacché emana dal popolo – ha scritto Almagro – devi restituire al popolo la decisione sul suo futuro. Non potrai mai però restituire la vita ai bambini morti negli ospedali perché non c’erano le medicine, così come non potrai mai annullare la sofferenza, il timore, la miseria e l’angoscia che hai dato al tuo popolo”.

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Venezuela: l’Opposizione scende in piazza, arresti e feriti

Pubblicato il 18 maggio 2016 da redazione

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CARACAS – Il copione è stato rispettato una volta ancora. Sfidando lo stato di emergenza proclamato dal presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, il Tavolo dell’Unità (Mud) è sceso in piazza per esigere al Consiglio Nazionale Elettorale celerità nella verifica delle firme già consegnate per avviare, una volta per tutte, il referendum revocatorio. Ma i manifestanti hanno subìto una dura repressione da parte delle forze dell’ordine a Caracas e in altre città del Venezuela.

La parola d’ordine era quella di arrivare alle sedi del Cne per consegnare ai rappresentanti dell’organismo elettorale un documento. Di fatto, però, i cortei di protesta non sono riusciti a raggiungere né la sede centrale del Cne a Caracas né in molte altre città del paese, perché la polizia e la Guardia Nazionale glielo hanno impedito, sparando gas lacrimogeni e pallottole di gomma contro i manifestanti.

Il documento con le loro richieste al Cne è stato comunque consegnato. Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Henry Ramos Allup, e l’ex candidato presidenziale, Henrique Capriles Radonski, lo hanno dato a Luis Emilio Rondon – unico esponente dell’opposizione fra i cinque rettori del Cne – che ha attraversato tutta Caracas in moto per incontrarli, dall’altra parte dei blocchi disposti dalle unità antisommossa.

Durante tutta la giornata, segnata da un clima di caos e violenza, si sono moltiplicate le informazioni sui social network su arresti e feriti durante le manifestazioni.

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Maduro: Solo questione di tempo, il Parlamento è destinato a scomparire

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

Presidente Maduro durante la conferenza stampa (avn.info.ve)

Presidente Maduro durante la conferenza stampa (avn.info.ve)

CARACAS – E’ solo questione di tempo. Il Parlamento é destinato a scomparire. Lo ha assicurato il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, facendo intendere ai giornalisti stranieri che hanno assistito alla conferenza stampa “internazionale” che il Potere Legislativo, base fondamentale nei paesi democratici, in Venezuela non ha alcuna importanza.

– Sono sicuro – ha affermato il capo dello Stato – che anche questa volta boccerà il “Decreto di Emergenza Economica”. Vuole distruggere l’economia del Paese.

Il presidente Maduro ha anche affermato che il “Referendum Revocatorio” non è un obbligo.

– Il Referendum – ha spiegato il capo dello Stato – è una opzione non un dovere. Ci sono dei meccanismi da rispettare. Per trasformarlo in realtà si devono prima rispettare i requisiti richiesti.

Il presidente Maduro ha sostenuto che la richiesta di Referendum non è stata fatta immediatamente, l’11 gennaio, perchè l’opposizione “non desidera la consulta popolare ma provocare un colpo di Stato”.

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Un “Decreto di Emergenza” che potrebbe limitare le libertà dei venezuelani

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

Maduro preside el Consejo de Ministros

Maduro preside el Consejo de Ministros

CARACAS – Un provvedimento polemico, come lo sono stati d’altronde anche quelli precedenti, che permette molteplici interpretazioni. Il capo dello Stato, venerdì scorso, ha annunciato un nuovo “Decreto di Emergenza Economica”. E, fin qui, nulla di nuovo.

Da mesi, ormai, il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, governa per decreto. Ma, in questa occasione, il contenuto del provvedimento è diverso. Si scosta dai precedenti. Quello che entrerà in vigore, non appena sarà pubblicato in “Gazzetta Ufficiale”, amplia il concetto di emergenza, coinvolgendo anche l’ambito delle libertà del cittadino.

E, così, il presidente Maduro, qualora lo dovesse considerare opportuno, potrebbe proibire ogni tipo di manifestazione e di riunione pubblica, la libertà di transito nel paese, limitare alcuni tipi di comunicazione e stabilire paletti ben precisi alla libertà di stampa e di opinione.

Stando agli esperti, la Costituzione, comunque, prevede che lo “Stato d’Emergenza”, qualunque esso sia, non potrà mai condizionare l’operatività dei Poteri Pubblici. Quindi, con o senza di esso, l’iter per la realizzazione del Referendum Abrogativo non dovrebbe subire alterazioni importanti.

Lo stesso non si può affermare della “campagna” volta a promuovere la consulta popolare. Se il capo dello Stato dovesse decidere di limitare alcune libertà per “ragioni di ordine pubblico” – per esempio quelle di manifestazione e di riunione – potrebbe ripresentarsi quanto già accaduto nelle regioni limitrofi in occasione delle parlamentari.

Se poi si dovessero porre barriere e controlli alle comunicazioni e quindi alla possibilità di interagire attraverso i “social-network”, l’ambito di azione del Tavolo dell’Unità sarebbe ridimensionato significativamente.

Nessuna volontà di costruire ponti verso l’Opposizione per porre fine allo scontro politico che indebolisce sempre più l’equilibrio istituzionale del Paese aprendo le porte alla possibilità di soluzioni indesiderate e violente.

Il capo dello Stato, al contrario, continua ad impiegare un linguaggio veemente che alimenta le frange radicali del Psuv e del Tavolo dell’Unità. In particolare, nel Psuv, le correnti intransigenti fanno pressione affinché, una volta pubblicato in “Gazzetta Ufficiale” il nuovo “Decreto di Emergenza Economica”, si proceda al sequestro ed esproprio di quelle aziende la cui produzione, oggi, è ferma.

Non importa se a causa della mancanza di materie prime o per l’impossibilità di trovare in loco o di importare pezzi di ricambio.

Stando al presidente di Conindustria, Juan Pablo Olalquiaga, sono ben otto mila le aziende che hanno chiuso i battenti dal 1996 ad oggi. Cioè, circa i due terzi di tutto il settore produttivo. La maggior parte di esse erano piccole e medie, molte di proprietà di connazionali.

La notevole riduzione del tessuto produttivo ha avuto necessariamente effetti devastanti sui volumi dei beni nel mercato. Le lunghe, lunghissime file di venezuelani alle porte dei supermarket e generi alimentari, i tentativi di saccheggi sempre più frequenti nelle piccole comunità agricole come nei grandi centri urbani, non pare siano il prodotto di una presunta “guerra economica” dell’oligarchia e del capitale transnazionale, come specula il governo, ma della drammatica riduzione dell’industria privata.

E della diminuzione dei volumi d’importazione, al venir meno la valuta pregiata a causa del crollo dei prezzi del barile di petrolio. La crisi economica, quindi, pare destinata a peggiorare invece di migliorare.

Un sondaggio di Datanálisis, reso noto da Luis Vicente León, illustra lo stato d’animo che accompagna oggi i venezuelani. L’opinionista, nel suo “pezzo” pubblicato dal Portale “Prodavinci”, spiega che a 2.500 venezuelani è stato chiesto se consideravano che oggi si vivesse meglio o peggio. Il 97 per cento ha risposto che la loro qualità di vita è sensibilmente peggiorata.

Certo, non c’era bisogno di un sondaggio per capire che oggi il tenore di vita del venezuelano si è deteriorato. E’ sufficiente osservare le lunghe file di consumatori alle porte dei supermarket per acquistare non ciò di cui si ha bisogno ma ciò che è disponibile. E’ negata a tutti, poi, la possibilità di scegliere tra marche differenti e diversità di prezzi.

Oggi ci si reca al supermarket solo con la speranza che l’arrivo della mercanzia coincida con l’ultimo numero della propria Carta d’Identità, lasciapassare indispensabile per l’acquisto dei beni di consumo di prima necessità. Ma non sempre si ha questa fortuna.

Non sono solo i generi alimentari quelli che mancano ma anche le medicine, nonostante le autorità s’impegnino ad affermare il contrario. Il ministro dell’Economia, Miguel Pérez Abad, ha annunciato la settimana scorsa l’arrivo al paese dicirca 40 tonnellate di medicine e prodotti farmaceutici provenienti dall’Iran.

E’ questa, indirettamente, l’ammissione di un grave deficit di produzione nel settore. Si criticavano, e con ragione, i governi della Quarta Repubblica per le gravi carenze nell’ambito dell’assistenza sanitaria. Oggi, purtroppo, la situazione è precipitata. E lo è al punto tale che la morte di bambini e anziani per mancanza di medicine non fa più notizia. Solamente intristisce.

Intanto il Tavolo dell’Unità, dopo la recente manifestazione repressa con violenza dalle forze dell’ordine, ha esortato di nuovo i venezuelani a protestare domani per esigere celerità al Consiglio Nazionale Elettorale, nel controllo delle firme al fine di procedere definitivamente all’attivazione del Referendum Revocativo.

L’obiettivo, anche in questa occasione, è di raggiungere pacificamente la sede dell’organismo elettorale. Il Sindaco di Caracas, Jorge Rodríguez, ha già dichiarato che l’iniziativa del Tavolo dell’Unità non ha i permessi delle autorità competenti e, quindi, i venezuelani non potranno sfilare lungo le strade della capitale in segno di protesta.

Il Sindaco di Caracas ha anche assicurato che le forze dell’ordine interverranno con fermezza per soffocare sul nascere ogni provocazione o violenza.Il centro storico della capitale, dove si svolgono le attività politiche ed economiche del Paese, quindi, resta “off limits” per l’Opposizione ed esclusivo appannaggio delle organizzazioni filogovernative.

Corsi e ricorsi storici. In seno al Tavolo dell’Unità, cresce come la schiuma il dibattito interno in vista delle amministrative. Le correnti radicali, che sono anche quelle che fanno più baccano, sostengono che oggi l’obiettivo fondamentale è il Referendum Revocativo e che le amministrative sono solo una perdita di tempo e di energie.

Sono, questi, i settori incapaci di apprendere dagli errori del passato recente. In democrazia il vero potere si esercita nei governi regionali e il cammino verso Miraflores passa necessariamente attraverso la loro conquista. Disertare le amministrative, e in ogni caso non attribuire loro l’importanza che hanno, rappresenterebbe un “crasso errore” che si pagherebbe in futuro in termini di quote di potere politico.

(Mauro Bafile/Voce)

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Venezuela: Maduro proroga l’emergenza economica di 60 giorni

Pubblicato il 15 maggio 2016 da redazione

maduro

CARACAS. – Un fine settimana ad alta tensione in Venezuela. Il presidente Nicolás Maduro ha prorogato per altri 60 giorni lo “stato di emergenza economica” nel paese che gli assicura poteri speciali nei confronti del Parlamento controllato dall’opposizione. Ed ha puntato il dito, come tante altre volte, contro gli Stati Uniti su più fronti.

In vigore ormai dallo scorso gennaio, lo stato di eccezione ed emergenza economica punta a “sconfiggere il colpo di stato e la guerra economica, in modo di stabilizzare il paese e affrontare le minacce contro la nostra patria”, ha sottolineato Maduro, precisando che Washington sta d’altro lato “attivando richieste promosse dalla destra venezuelana”.

Ma le mosse di Maduro non si fermano qui: ha richiamato l’ambasciatore venezuelano in Brasile, Alberto Castelar, a seguito dell’impeachment contro Dilma Rousseff e l’insediamento del nuovo presidente, Michel Temer, che ha definito “un golpe”.

Quindi, legando quanto sta avvenendo a Caracas con il caso Brasile, ha commentato che l’obiettivo di fondo Usa è quello di “porre fine alle correnti del progressismo in America Latina”. Sullo sfondo di questi annunci resta la grave crisi economica: il Paese dà la sensazione di essere sull’orlo di un abisso a causa di un’inflazione inarrestabile, la mancanza di alimenti nei supermercati e il crollo dei prezzi del petrolio.

Ma al centro dell’emergenza c’è anche un problema tutto politico, e cioè il braccio di ferro tra Maduro, sconfitto pesantemente nelle elezioni di dicembre, e l’opposizione sul referendum con cui l’antichavismo punta a revocare il mandato del presidente. Lo scontro è totale, mentre la tensione sale a Caracas, Maracaibo e in altre città.

Ieri c’è stata un’ennesima manifestazione dell’opposizione contro le frenate che Maduro sta facendo per rallentare il corso del referendum: in un modo o in un altro, il presidente cerca di farlo fallire, o quanto meno di ridurne l’impatto.

Se infatti la revoca del mandato presidenziale avviene nella prima metà dell’incarico, in questo caso prima di gennaio 2017, si deve andare a nuove elezioni. Nel caso in cui invece si scavalli tale data è solo il presidente a dover lasciare, sostituito dal vice presidente.

Nell’ambito della proroga dello “stato di emergenza economica”, il presidente Nicolás Maduro, ha ordinato di occupare le fabbriche che sono paralizzate a causa della crisi e di mandare in carcere gli imprenditori che “stanno boicottando il paese”.

Con questa dichiarazione Maduro si è riferito a quattro stabilimenti della Cerveceria Polar, tra le principali fabbriche di birra del Venezuela, che una ventina di giorni fa ha fermato la propria produzione nell’impossibilità di poter accedere alle valute estere senza le quali non può importare le materie prime necessarie. Maduro si è anche rivolto alle forze armate, alle quali ha ordinato di essere pronte ad “esercitazioni militari”, sottolineando la necessità di prepararsi a “qualsiasi scenario” di fronte alle “minacce di intervento” nel paese.

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Venezuela: represso con violenza il corteo della Mud

Pubblicato il 11 maggio 2016 da redazione

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CARACAS. – Tutto secondo copione. Nessuna sorpresa nè colpi di scena. Il corteo dell’Opposizione, convocato dal Tavolo dell’Unità non è riuscito a raggiungere la sede centrale del Consiglio Nazionale Elettorale, come stabilito. Un cordone della Guardia Nazionale, facendo uso di bombe lacrimogene, ha disperso i manifestanti.

La città, ieri, si era svegliata con una inusuale presenza delle forze dell’Ordine e anche blindati della Guardia Nazionale.

In prima fila, nel corteo dell’Opposizione, alcuni deputati – come ad esempio Henry Ramos Allup, presidente dell’An -, esponenti della Mud – tra questi Julio Borges e Jesús Torrealba – e sindaci, governatori e leader dei partiti.

La Guardia Nazionale, in un eccesso di zelo, ha represso violentemente la manifestazione. Tra i feriti anche il Governatore dello Stato Miranda, Henrique Capriles Radoski, al quale sarebbe stato spruzzato “gas irritante” agli occhi.

Il Segretario Esecutivo del Tavolo dell’Unità, Jesús “Chuo” Torrealba ha convocato un’altra manifestazione di protesta per questo sabato. Il Tavolo dell’Unità reclama celerità al Consiglio Nazionale Elettorale al quale accusa di applicare una “strategia dilatoria” per evitare la realizzazione del “referendum revocatorio” prima della fine dell’anno.

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21:13Libia: rapiti funzionari dell’Onu, poi rilasciati

(ANSA) - ROMA, 28 GIU - Funzionari dell'Onu sono stati rapiti, e poi rilasciati, dopo che il loro convoglio è stato attaccato da uomini armati vicino a Zawiyah, a circa 50 chilometri a ovest di Tripoli. Secondo i media internazionali i rapitori farebbero parte di un gruppo locale affiliato ad Al Qaida. A bordo dei mezzi Onu viaggiavano un americano, due svedesi, due giordani, un team di sicurezza romeno e alcuni libici.

21:11Maltempo flagella Centro Nord, allerta in diverse regioni

(ANSA) - TORINO, 28 GIU - Nubifragi, trombe d'aria, esondazioni e allagamenti. E' allerta meteo sulle regioni del Centro Nord, a causa della perturbazione di origine atlantica che sta dividendo in due il Paese, uno scarto termico di venti gradi tra la Valle d'Aosta e la Sicilia. Con il sole e l'afa regine al Sud, Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto riaprono l'ombrello e contano i danni dei violenti acquazzoni, tra alberi sradicati e tetti scoperchiati, mentre Emilia-Romagna e Toscana fanno i conti soprattutto col forte vento e il mare mosso. Il Dipartimento della Protezione civile, d'intesa con le Regioni coinvolte, ha emesso un avviso di condizioni meteo avverse.

20:54Rifiuti: A Ercolano corteo e mascherine contro roghi tossici

(ANSA) - ERCOLANO (NAPOLI), 28 GIU - Un corteo per dire stop allo sversamento illegale dei rifiuti e ai roghi tossici si è svolto, questa sera, lungo le strade di Ercolano (Napoli). A promuoverlo i volontari dell'associazione "Salute Ambiente Vesuvio" che, a seguito degli ultimi roghi nell'area delle cave in contrada Castelluccio nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, hanno chiesto interventi celeri alle istituzioni contro chi inquina e deturpa il territorio. Alla testa del corteo, partito da piazza Trieste, i giovani delle parrocchie con lo striscione 'Il Vesuvio non è una discarica', a seguire le Mamme Vulcaniche, i sacerdoti del decanato, le scuole, il mondo del volontariato e comuni cittadini che hanno indossato mascherine "perché in alcune ore non si può respirare a causa dei fumi". (ANSA).

20:51Interrotta per 100′ circolazione treni per albero caduto

(ANSA) - PERUGIA, 28 GIU - Interrotta per circa un'ora e tre quarti a causa di un albero caduto a causa del forte vento la linea ferroviaria tra Ellera e Magione, sulla tratta Firenze-Foligno. Personale di Rfi è subito intervenuto e ha rimosso il tronco permettendo ai treni di tornare a circolare. Al momento della caduta della pianta non c'erano convogli lungo il percorso. Le ferrovie hanno quindi attivato un servizio navetta su bus tra Ellera e Magione fino al momento della riapertura.

20:48Libia: fonti libiche, rilasciati i funzionari Onu rapiti

(ANSA) - TRIPOLI, 28 GIU - I funzionari dell'Onu rapiti oggi in Libia vicino a Tripoli dopo un attacco da parte di uomini armati al loro convoglio sarebbero già stati rilasciati. Lo si apprende da fonti locali secondo le quali a bordo dei mezzi Onu viaggiavano un americano, due svedesi, due giordani, un team di sicurezza romeno e alcuni libici.

20:42Libia:agenzia Mena,’attacco Al Qaida, rapiti funzionari Onu’

(ANSA) - TRIPOLI, 28 GIU - Funzionari dell'Onu sono stati rapiti dopo che il loro convoglio è stato attaccato da uomini armati vicino a Zawiyah, a circa 50 chilometri a ovest di Tripoli. Non si hanno al momento notizie sulla sorte dei sette dipendenti dell'Unsmil, la missione delle Nazioni Unite in Libia. Lo riferisce l'agenzia egiziana Mena. La stessa agenzia cita Sky News secondo la quale i rapitori farebbero parte di un gruppo locale affiliato ad Al Qaida.

19:53Attore Diele: pm dispone nuovi esami tossicologici

(ANSA) - SALERNO, 28 GIU - Domenico Diele dovrà ripetere gli esami tossicologici, questa volta con un prelievo di materiale cheratinico, come i capelli. Lo ha disposto il pm della procura della repubblica di Salerno, Elena Cosentino, che ha notificato un avviso sia all'indagato per omicidio stradale aggravato, sia ai familiari di Ilaria Dilillo, la 48enne travolta dall'attore lungo l'autostrada A2 del Mediterraneo all'altezza dell'uscita di Montecorvino Pugliano (Salerno). L'accertamento tecnico irripetibile si svolgerà venerdì prossimo. Diele, pur avendo ottenuto il beneficio degli arresti domiciliari, resta nel carcere di Salerno - Fuorni, dove si trova ormai da sabato scorso, perché non è ancora stato trovato un braccialetto elettronico, misura necessaria per il trasferimento ai domiciliari.

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