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Mattarella: “Rispettate le regole anticrisi, Ue guardi avanti”

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da ansa

II Presidente Sergio Mattarella alla cerimonia di conferimento del Dottorato honoris causa dell’Università di Porto (Ufficio Stampa Quirinale)

 

 


OPORTO. – L’Italia ha fatto i compiti a casa, le regole economiche europee sono state rispettate e la crisi è di fatto superata. Ora Bruxelles guardi avanti, ritrovi slancio e coesione partendo dai bisogni dei cittadini e puntando ai “giovani Erasmus”, veri protagonisti di un’Europa 2.0 che non si può fermare.

Sergio Mattarella chiude la sua visita in Portogallo – ultima all’estero di questa legislatura – con un discorso all’università di Oporto che sintetizza tutto il suo pensare in chiave europea e lascia capire quanto il presidente della Repubblica sia già proiettato sulle prossime elezioni politiche e, soprattutto, sulla successiva formazione di un nuovo governo. Compito che non si annuncia agevole e che potrebbe richiedere più tempo che in passato.

Proprio al centro di questo percorso gibboso la Commissione europea potrebbe inserire l’ostacolo di una manovra di primavera che potrebbe essere chiamato a gestire Paolo Gentiloni. Meglio quindi se il presidente del Consiglio riuscisse a gestire tutti questi passaggi non troppo indebolito. Ecco perchè il presidente preferirebbe uno scioglimento delle Camere senza una sfiducia parlamentare (ipotizziamo su un provvedimento come lo ius soli) o dimissioni formali del premier.

Ed ecco perchè Mattarella dal Portogallo ricorda alla Commissione che l’Italia non è un alunno indisciplinato e che adesso deve partire una fase nuova in Europa. “La crisi appare finalmente alle nostre spalle e Portogallo e Italia stanno dimostrando come il rispetto delle regole, declinato alla luce delle rispettive realtà economiche nazionali, sia stato in grado di produrre solidi risultati in termini di crescita e riduzione della disoccupazione”, ha spiegato dal Portogallo, Paese anch’esso uscito dalla crisi e che oggi ha il vento in poppa della ripresa dopo anni durissimi passati a rispondere alle condizioni della Troika Ue.

Parole che non sono piaciute a Matteo Salvini che dall’Italia ha così polemizzato con il Quirinale: “Mattarella dice che la crisi è finita? Ma su quale pianeta vive? Con 18 milioni di cittadini a rischio povertà ed esclusione, non bisogna prendere in giro la gente per compiacere i burocrati di Bruxelles..”.

Ma da mesi e mesi il presidente chiede un “salto di qualità” mettendo l’accento sulla parola “crescita”. Non è però “una strada facile ed è illusorio pensare che, per farlo, esistano ricette precostituite, pronte all’uso, di meccanica esecuzione”, sottolinea. Ma è proprio dalle crisi che l’Unione ha saputo trovare la forza di andare avanti, di “superare le fasi di temporanea paralisi, facendo crescere il progetto europeo”.

Bisogna pensare ai cittadini, a ricucire il tessuto sociale del vecchio continente e pensare alle nuove generazioni. Quelle generazioni Erasmus che hanno assimilato sul campo i benefici del “progetto europa”, che hanno nel dna l’ostilità ai muri e ai confini. “Ai giovani europei è ormai estranea la concezione di un’Europa divisa da confini e da barriere doganali. Gli Erasmus sono davvero gli autentici protagonisti di una Europa 2.0”.

Al punto tale che bisogna allargare ancor più le maglie costruendo un vero network universitario europeo rendendo fruibile a tutti il concetto di istruzione permanente, un continente dove studio e ricerca siano davvero comuni.

Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)

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Mattarella: “L’Europa ricrei fiducia, per farlo serve la crescita”

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da ansa

Il Presidente Sergio Mattarella nel corso delle dichiarazioni alla stampa al termine dei colloqui con il Presidente della Repubblica Portoghese Marcelo Rebelo de Sousa (Foto Ufficio Stampa Quirinale)

LISBONA. – La disoccupazione, la crisi sociale, la disaffezione. Non c’è più troppo tempo per riconquistare cuore e ragione dei cittadini europei, per fermare l’onda populista e sovranista che genera schegge importanti di neofascismo. “L’Unione europea ha bisogno di ricreare un clima di fiducia tra i cittadini” e per farlo deve “occuparsi di più della crescita”.

Sergio Mattarella approda in Portogallo per quella che sarà la sua ultima visita all’estero di questa legislatura e legge con crescente preoccupazione i ritardi ideologici di un’Europa che stenta a comprendere quanto forti siano i venti regressivi nel Continente. Ed anche in Italia dove alla vigilia delle elezioni di primavera il presidente assiste “preoccupato” a rigurgiti neofascisti che sembravano inimmaginabili fino a qualche anno fa.

“Fatti gravi”, osserva il presidente della Repubblica leggendo da Lisbona le agenzie che gli riportano notizie e immagini di un inquietante blitz di militanti incappucciati di Forza Nuova sotto la sede di Repubblica. Ricreare “fiducia” quindi, ridare subito slancio a un’Europa che nel bene e nel male ha garantito 70 anni di pace e di progresso, antidoto alla rinuncia dei valori.

Ma bisogna farlo subito, “pragmaticamente”. In fretta, prima delle elezioni del Parlamento europeo del 2019, senza ricadere nella trappola della riforma ciclopica e globale dei Trattati, ma navigando nelle pieghe e nei varchi di quelli esistenti. All’amico Marcelo Rebelo de Sousa, presidente di un Portogallo europeista e finalmente fuori dalla morsa della crisi, Mattarella dice con chiarezza: “Crediamo in una Europa aperta e inclusiva, in una integrazione che deve essere lungimirante ma realistica”.

Abbiamo stretto i denti e pagato i nostri conti ma ora – aggiunge Mattarella – l’obiettivo è rafforzare la crescita per creare nuova occupazione, in particolare giovanile. Non per pregiudicare il quadro normativo ma coniugando, con equilibrio e buon senso, rispetto delle regole e flessibilità”.

Per questo, secondo il presidente, “l’elezione di Mario Centeno (socialista pragmatico e uomo di mediazione) a presidente dell’Eurogruppo è molto importante perchè permette di “sottolineare le prospettive di crescita”. In questa visione Mattarella ha trovato perfetta sintonia in Portogallo, Paese del sud del continente attento alle dinamiche migratorie e ancora alla ricerca di una ricucitura del tessuto sociale lusitano.

“Bisogna fare di tutto per far contare di più i Paesi mediterranei della Ue, è l’ora di cercare un riequilibrio degli assetti”, ha concordato Mattarella con il presidente Marcelo Rebelo de Sousa.

(Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)

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Mattarella in Portogallo: “Il lavoro cardine della democrazia”

Pubblicato il 05 dicembre 2017 da ansa

 


LISBONA.- “Il lavoro costituisce il cardine del patto di cittadinanza su cui si fonda la nostra Repubblica ed è un diritto del lavoratore”. Si fa precedere da questo richiamo Sergio Mattarella prima di atterrare a Lisbona per una visita di Stato di tre giorni che è l’ultima di questa legislatura all’estero.

Il presidente della Repubblica sbarca in un Paese governato dal socialista Antonio Costa che dal 2015 guida la ripresa lusitana con una coalizione di sinistra che sta riuscendo a coniugare l’ordine dei conti con una serie di misure sociali tutte tese al welfare e alla creazione di posti di lavoro. E inevitabilmente la visita del presidente Mattarella si concentrerà proprio sull’analisi delle ricette anti-crisi, sul lavoro e sul futuro e la qualità dell’Unione europea.

Ma non solo: questa volta l’osservato speciale sarà l’Italia che, alla vigilia di incertissime elezioni politiche, sta catalizzando l’attenzione di tutta Europa. Da decenni laboratorio di soluzioni se non spericolate perlomeno di rottura – basti pensare all’ascesa irresistibile di Silvio Berlusconi negli anni 90 fino al regno del “rottamatore” Matteo Renzi – il Belpaese ancora una volta torna sotto la lente di un’Europa in preda a movimenti populisti e pericolose conversioni nazionaliste. Che stanno crescendo anche da noi.

E la stabilità italiana, da sempre la vera incognita per gli osservatori esteri, torna sotto la lente d’ingrandimento. Toccherà così a Sergio Mattarella – tra pochi mesi protagonista della “lettura” dei risultati del voto di primavera – rispondere ad una serie di preoccupati interrogativi che stanno germogliando nelle cancellerie alleate.

Niente è più disconnesso in Europa e le sorti di un grande Paese come l’Italia possono cambiare gli equilibri continentali dei prossimi anni. Così come quelli dei gruppi parlamentari europei. Grazie a una previdente Carta Costituzionale il presidente della Repubblica si trova invece nel pieno del suo vigore, neanche alla metà del suo settennato, ed è visto come il garante della stabilità e della continuità italiana nelle linee fondamentali di politica estera.

Con le elezioni alle porte – si conferma lo scioglimento delle Camere a inizio gennaio e il voto a marzo – Mattarella anche a Lisbona sarà con tutta probabilità interrogato su quanto succede in Italia. E non è nè poco nè chiaro. A partire dalla nuova legge elettorale, mix di maggioritario e proporzionale di difficile lettura. E se il partito di maggioranza, il Pd renziano, è alle prese con una scissione traumatica, forse sarà il rebus Cinque stelle a stimolare le maggiori curiosità in casa Europa dove non si può non temere il movimento grillino per la sua freddezza nei confronti dell’Unione.

Se a questo si aggiunge la crescita dei movimenti sovranisti, l’aggressività della Lega di Salvini e l’indubbio riaffacciarsi di gruppi neofascisti c’è molto da tranquillizzare. Forte del sostegno italiano alla candidatura del ministro socialista portoghese Mario Centeno eletto ieri presidente dell’Eurogruppo, Mattarella dialogherà di Europa e rigore, di come navigare tra conti in ordine e maggiore flessibilità per la crescita.

Il tutto mentre crescono le voci sulla necessità di una manovra correttiva di Primavera dopo che proprio l’Eurogruppo ha chiesto di “considerare misure aggiuntive in modo tempestivo”. Manovra che cadrebbe nel periodo delicatissimo – anche per Mattarella – della formazione di un nuovo Governo.

A Lisbona Mattarella vedrà subito il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa, fervente europeista, con il quale il dialogo sarà facile: si confermerà la necessità di una trazione franco-tedesca non esclusiva, sottolineando la necessità di un forte ruolo propositivo dei paesi del sud come migliore antidoto ai populismi e ai nazionalismi.

(Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)

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Mattarella in Portogallo, perno di stabilità alla vigilia del voto

Pubblicato il 04 dicembre 2017 da ansa

Il Presidente Sergio Mattarella con il Presidente della Repubblica Libanese Michel Aoun in occasione della III^ edizione della Conferenza Internazionale Rome 2017 MED Dialogues.

 


ROMA. – Non sarà una visita di routine quella che Sergio Mattarella compirà da martedì in Portogallo, Paese profondamente europeista ma tutt’oggi alle prese con le ferite di una crisi economica che ha slabbrato il tessuto sociale lusitano. Ma questa volta l’osservato speciale sarà l’Italia che, alla vigilia di incertissime elezioni politiche, sta catalizzando l’attenzione di tutta Europa.

Da decenni laboratorio di soluzioni se non spericolate perlomeno di rottura – basti pensare all’ascesa irresistibile di Silvio Berlusconi negli anni 90 fino al regno del “rottamatore” Matteo Renzi, passando per l’Ulivo di Romano Prodi – il Belpaese ancora una volta torna sotto la lente di un’Europa in preda a movimenti populisti e pericolose conversioni nazionaliste.

E la stabilità italiana, da sempre la vera incognita per gli osservatori esteri, torna sotto la lente d’ingrandimento. Toccherà così a Sergio Mattarella iniziare a rispondere ad una serie di preoccupati interrogativi che stanno germogliando nelle cancellerie alleate. Niente è più disconnesso in Europa e le sorti di un grande Paese come l’Italia possono cambiare gli equilibri continentali dei prossimi anni. Così come quelli dei gruppi parlamentari europei.

Grazie a una previdente Carta Costituzionale il presidente della Repubblica si trova invece nel pieno del suo vigore, neanche alla metà del suo settennato, ed è visto – forse più all’estero che in casa – come il garante non solo della stabilità ma anche della continuità italiana nelle linee fondamentali di politica estera.

Con le elezioni alle porte – si conferma lo scioglimento delle Camere a inizio gennaio e il voto a marzo – Mattarella sarà con tutta probabilità interrogato su quanto succede in Italia. E non è nè poco nè chiaro. A partire dalla nuova legge elettorale, mix di maggioritario e proporzionale di difficile lettura fatta passare in fretta e furia con la fiducia.

E se il partito di maggioranza, il Pd renziano, è alle prese con una scissione traumatica, forse sarà il rebus Cinque stelle a stimolare le maggiori curiosità in casa Europa dove non si può non temere il movimento grillino per la sua freddezza nei confronti dell’Unione. Se a questo si aggiunge la crescita dei movimenti sovranisti, l’aggressività della Lega di Salvini e l’indubbio riaffacciarsi di gruppi neofascisti c’è molto da tranquillizzare.

Con queste preoccupazioni il Presidente atterrerà martedì a Lisbona con in tasca un piccolo regalo: il sostegno italiano a alla candidatura del ministro socialista portoghese Mario Centeno appena eletto presidente dell’Eurogruppo, poltrona per la quale per settimane si era valutata la possibilità di far correre Piercarlo Padoan. Una nomina rassicurante per l’Italia visto che Centeno andrà a sostituire il ben più rigorista Jeroen Dijsselbloem che ha appena richiamato ruvidamente l’Italia al rispetto delle regole del Patto di stabilità chiedendo di “considerare misure aggiuntive in modo tempestivo”.

Il nuovo presidente Centeno, forse anch’egli provato dall’esperienza di risanamento imposta negli anni scorsi dalla Troika al Portogallo, si presenta con visioni meno rigide e auspica un accordo per “una crescita inclusiva”, facendo ben capire che l’Europa deve uscire dalle logiche di puro bilancio. Musica per l’Italia alle prese con una crescita tutt’oggi fiacca. Proprio di lavoro si parlerà infatti negli incontri di Mattarella a Lisbona.

Il presidente troverà ampia disponibilità nelle autorità portoghesi con le quali la sintonia in materia è completa. A Lisbona Mattarella vedrà subito il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa, fervente europeista, con il quale il dialogo sarà facile: si confermerà la necessità di una trazione franco-tedesca non esclusiva, sottolineando la necessità di un forte ruolo propositivo dei paesi del sud come migliore antidoto ai populismi e ai nazionalismi. Mattarella sarà ricevuto anche dal Primo Ministro Portoghese, Antonio Costa. La visita si concluderà a Oporto, seconda città del Portogallo.

(Di Fabrizio Finzi/ANSA)

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Mattarella: “Migranti nuovi schiavi, negata la loro dignità”

Pubblicato il 02 dicembre 2017 da ansa

Il Presidente Sergio Mattarella nel corso del suo intervento all’incontro: “Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017”

 


ROMA. – La denuncia di Sergio Mattarella arriva nella giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù: “Solo pochi giorni fa le brutali immagini di migranti venduti all’asta sulla base di un ‘valore’ che li equipara a merce ci hanno ricordato quanto sia ancora presente un fenomeno che nega alla radice la dignità dell’essere umano. A fianco della schiavitù tradizionale altre se ne sono aggiunte, quasi sempre collegate alla tratta dei migranti”.

Parole forti, quelle del Capo dello Stato, alle quali si aggiungono quelle altrettanto pesanti della Presidente della Camera Laura Boldrini, che vede una nuova forma di schiavismo nella tratta delle donne per sfruttamento sessuale. I nuovo schiavi, i reietti a cui è negata la dignità.

“Le situazioni di conflitto, la povertà, la fuga da territori colpiti da fenomeni naturali, costituiscono terreno fertile per la diffusione di fenomeni quali lo sfruttamento sessuale, il lavoro minorile, i matrimoni forzati, il reclutamento di bambini nei conflitti armati”, ammonisce il Capo dello Stato, per ricordare “a ciascuno di noi che la schiavitù, in ogni sua manifestazione, è un’aberrazione che non può essere tollerata”.

Per Mattarella “la necessaria reazione non può essere affidata soltanto ai governi – il cui impegno è comunque imprescindibile – ma deve essere accompagnata da uno sforzo comune della società civile, del settore privato, del mondo dei media e di ciascuno di noi”. Insomma, tutti devono “lottare” e il Capo dello Stato garantisce che “l’Italia riafferma solennemente il proprio convinto impegno contro qualsiasi forma di schiavitù”. Malgrado sforzi e progressi, infatti, “la schiavitù tradizionale è un fenomeno che non siamo ancora riusciti a debellare”.

Anche per Laura Boldrini “mantiene una sua drammatica attualità la Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù” e “da noi basta poco per volerlo vedere”. “E’ sufficiente – denuncia la Presidente della Camera – passare di sera per alcune strade delle nostre città, dove giovani schiave dei tempi moderni sono costrette con la violenza a mettersi in vendita”.

Le Camere di Italia e Nigeria, nei giorni scorsi a Montecitorio, hanno dedicato un incontro “alla lotta contro la tratta, che è il nome contemporaneo della schiavitù”. Conto lo sfruttamento della prostituzione “è necessario intensificare la collaborazione internazionale, per reprimere le organizzazioni criminali che prosperano su questo odioso commercio”.

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Mattarella in Toscana rilancia cultura e istruzione

Pubblicato il 01 dicembre 2017 da ansa

Il Presidente Sergio Mattarella al Palazzo Comunale in occasione dell’incontro: “Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017″

 

 


PISTOIA. – Istruzione e cultura vanno a ‘braccetto’ nella giornata toscana del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che rilancia due settori fondamentali per la crescita, anche economica, del Paese. Prima a Pisa, per l’inaugurazione dell’Anno accademico della Scuola Superiore di Sant’Anna, poi a Pistoia per quella che di fatto è stata la chiusura dell’anno che ha visto la città Capitale della cultura, Mattarella non si è sottratto, con poche parole, dal rilanciare questi settori che, forse, sono stati dimenticati per troppi anni.

“Gli investimenti nel piano della cultura, del patrimonio artistico, dei monumenti, e Pistoia ne ha tanti, rappresentano quanto ci sia di ricchezza e di storia qui e in tutto il territorio nazionale”, ha detto il Capo dello Stato nel suo breve saluto nella sala Maggiore del palazzo comunale di Pistoia.

Un richiamo a quanto fatto dalla città toscana nel 2017, ma soprattutto a quanto è possibile fare in un’Italia che non può dimenticare il suo passato, che è ricchezza per il presente, e che ha il compito di trasmetterlo a chi verrà nel futuro perchè “non vi è comune grande, medio o piccolo che non abbia grandi patrimoni artistici e culturali”, ha spiegato Mattarella.

E l’anno prossimo proprio lui ha già un appuntamento simile nella sua Palermo scelta, come ha ricordato il ministro per i Beni e le Attività culturali e ambientali Dario Franceschini, “Capitale della cultura 2018”. Se Pistoia ha saputo fare squadra e vincere una sfida non facile (+18% il turismo culturale quest’anno), lo stesso occorre fare nel mondo dell’Università e dell’istruzione.

E’ vero che la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa “è giovane e lo resterà per sempre perché è costantemente proiettata nel futuro”, ma secondo il Presidente “è un’eccellenza che ha due caratteristiche fondamentali: l’interdisciplinarietà e l’essere un punto di riferimento internazionale come dimostra il 27% di dottorandi provenienti dall’estero”, ha detto. Ed è una scuola che ha la capacità di guardare al futuro compiendo ora “un ulteriore significativo passo avanti con la costituenda federazione con la scuola Normale e lo Iuss di Pavia”.

Mattarella, che appena arrivato a Pisa aveva voluto rendere omaggio ai caduti dell’Aeronautica Militare fermandosi al sacrario di Kindu, che ricorda i militari uccisi nel novembre 1961 in Congo, ha concluso la sua giornata toscana visitando alcune delle ricchezze culturali di Pistoia e poi salutando i tanti cittadini che lo aspettavano in piazza del Duomo, dove insieme al sindaco Alessandro Tomasi ha acceso l’Albero di Natale, e poi fuori dalla chiesa restaurata di San Leone.

(dell’inviato Domenico Mugnaini/ANSA)

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Sergio Mattarella

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Mattarella firma nuovo sistema elettorale: Rosatellum 2.0 è legge

Pubblicato il 03 novembre 2017 da redazione

Mattarella firma la nuova legge elettorale

Sergio Mattarella

ROMA – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il Rosatellum, promulgando così la nuova legge elettorale, approvata dal Parlamento e licenziata dal Senato lo scorso 26 ottobre. Il provvedimento entrerà in vigore subito dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La legge contiene modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica e la delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali.

La nuova normativa prevede che circa un terzo dei deputati siano eletti con il sistema uninominale maggioritario, con la possibilità dei partiti di coalizzarsi, mentre la parte restante dei membri della Camera verranno eletti in modo proporzionale.
I collegi maggioritari saranno 231, pari al 36% dei seggi della Camera, e 109 al Senato. I partiti si potranno coalizzare per sostenere un comune candidato.

I restanti 399 deputati sono eletti con la proporzionale. Dodici deputati continueranno a essere eletti nelle Circoscrizioni Estere (6 i senatori eletti all’estero), con metodo proporzionale e preferenze. In Italia un deputato è eletto in Valle d’Aosta in un collegio uninominale; i restanti 386 deputati saranno eletti con metodo proporzionale in listini bloccati di 2-4 nomi.

Nella parte proporzionale la soglia sarà al 3% sia alla Camera che al Senato.

Al momento di presentare le liste, i singoli partiti, ma non le coalizioni, devono indicare il proprio programma e il proprio «capo».

Per quanto riguarda le candidature all’estero, l’emendamento “Salva-Verdini” prevede che chi risiede in Italia potrà candidarsi anche nella circoscrizione estero.

E’ invece confermato il divieto di candidarsi per chi, residente all’estero, ha ricoperto incarichi politici nel Paese di emigrazione nei cinque anni precedenti le elezioni.

 

 

 

 

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Mattarella: “I Comuni sono il tessuto connettivo della Repubblica”

Pubblicato il 11 ottobre 2017 da redazione

Il Presidente Sergio Mattarella in occasione della 34esima assemblea annuale dell’Anci sul tema: “#cittàpuntozero. Immagina il domani, governa l’oggi”. (Foto Ufficio Stampa Quirinale)

 

 

VICENZA. – Per la terza volta consecutiva il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha tenuto ad essere presente all’Assemblea dei Sindaci, una vicinanza ormai collaudata che a Vicenza è stata accolta con estremo favore dai primi cittadini italiani, a cominciare dal presidente dell’Anci Antonio Decaro. Non a caso il Presidente della Repubblica ha riconosciuto in un passo del suo intervento “come oggi gli ottomila Comuni siano il tessuto connettivo della nostra Repubblica”. Perché “dal più grande al più piccolo hanno tutti la medesima dignità. Rappresentano, nel loro insieme, le differenti esperienze presenti nel Paese e la vocazione all’unità”.

Anche per questo al termine del suo intervento Decaro ha fatto dono a Mattarella di una fascia tricolore, un gesto simbolico sostenuto da un grande applauso dai tanti sindaci e amministratori, circa 1.200, presenti nella grande sala della Fiera di Vicenza. Mattarella in qualche modo ha voluto anche mettere sul chi va là dai rischi della divisione: “la molteplicità delle nostre realtà comunali – ha osservato – non è frammentazione. Se i divari crescessero fino a provocare fratture, l’Italia – e ogni sua regione – smarrirebbe la propria identità e la qualità, che tutto il mondo ammira”.

Il pensiero del Capo dello Stato è andato anche ai tanti piccoli comuni sparsi su tutto lo Stivale e alla recente legge che ha sancito un primo segnale di riconoscimento. “Da poco è stata approvata, con un’ampia maggioranza parlamentare, la legge sui Piccoli Comuni. Un passo significativo verso uno sviluppo più inclusivo e sostenibile”, ha segnalato.

In altro passo del suo intervento ha toccato il sistema delle autonomie locali, “a partire dalle Città metropolitane e dalle Province”, perché “è fondamentale che i cittadini avvertano queste istituzioni locali come proprie e non come burocratiche sovrastrutture”.

Poi con un assist ben calibrato, assai gradito dai Sindaci, il Capo dello Stato ha esortato a mettere a punto “programmi mirati, investimenti ben selezionati. Più investimenti di quanto non abbiano consentito in questi anni i limiti di bilancio a causa di una crisi economico-finanziaria, di eccezionale gravità e durata, dalla quale siamo finalmente usciti”.

Soddisfatto ed emozionato Decaro, che però non ha dimenticato di rilanciare la palla in direzione di Palazzo Chigi per trovare una soluzione alle tante partite ancora aperte. “Il governo deve aiutarci a bandire dal vocabolario la parola emergenza e a sostituirla con le parole prevenzione, regole, difesa del territorio, sicurezza, legalità, ricostruzione, comunità”, ha esortato. Per questa ragione a suo dire “serve un confronto permanente con il Governo, anche duro”.

E infatti a breve, ha annunciato, “sarà istituito un tavolo, da noi richiesto, per parlare di fondi ma non solo. Serve una nuova architettura istituzionale che tenga insieme le Città metropolitane e le Province. Enti che faticano ad assolvere alle loro funzioni fondamentali per via della carenza di risorse”. Un tema sentito, soprattutto alla luce “dei 9 miliardi di euro sottratti alle casse dei Municipi negli ultimi 7 anni”.

(dell’inviato Paolo Teodori/ANSA)

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Quirinale: da Mattarella Renzi e ministri per Cons. Europeo

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Legge elettorale: Gentiloni asseconda la fiducia, via libera del Quirinale

Pubblicato il 10 ottobre 2017 da ansa

fiducia

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, ANSA/ UFFICIO STAMPA QUIRINALE – PAOLO GIANDOTTI

 

ROMA. – Nè proposta nè subita. A Palazzo Chigi raccontano così l’atteggiamento del premier Paolo Gentiloni rispetto al pressing del Pd per porre la fiducia sul Rosatellum. Il presidente del Consiglio, dopo una valutazione durata alcuni giorni, e condivisa con Matteo Renzi ma soprattutto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha deciso di accogliere la richiesta della maggioranza perchè, come ha spiegato in consiglio dei ministri, serve a “facilitare” il percorso di una riforma a fine legislatura che altrimenti rischia di non vedere la luce.

Una posizione condivisa dai ministri Minniti, Martina, Franceschini e Lotti ma non, a quanto si apprende, da Andrea Orlando che si è detto “perplesso” pur autorizzando la fiducia. Da giorni la fiducia era un’ipotesi ma Gentiloni non aveva ancora deciso.

Come aveva spiegato infatti nel suo discorso di insediamento alle Camere, il 13 dicembre scorso, a suo avviso il governo non è “attore protagonista” sulla riforma del voto. Ma è anche vero, aggiunse già allora, che il suo compito è “accompagnare, facilitare e sollecitare il confronto” per una legge necessaria. A maggior ragione, si è convinto il premier ascoltando le ragioni del Pd, urgente visto che la legislatura è agli sgoccioli.

E, se anche il Rosatellum cadesse in Aula, il governo dovrebbe fare in extremis, per decreto, dei ritocchi al Consultellum. Quindi è giusto che il governo “aderisca” alla richiesta della maggioranza, ha chiarito il premier ai ministri.

Il Guardasigilli Andrea Orlando si sarebbe detto invece “perplesso” invitando a tenere aperto il dialogo con Mdp. Ma la sua posizione è stata isolata e ha trovato invece il pieno sostegno di Minniti, Martina e Lotti alla fiducia.

Decisivo nella decisione di Palazzo Chigi è stato il sostanziale via libera del Quirinale. Il Capo dello Stato, pur non dando giudizi di merito, è consapevole che il Rosatellum è l’ultima chance e se non passasse si andrebbe a votare con i sistemi usciti dalla Consulta con problemi soprattutto per il Senato.

Non secondario nelle valutazioni di Mattarella, e anche di Gentiloni, il fatto che la fiducia non sia messa su una legge da approvare a colpi di maggioranza, come avvenne per l’Italicum, e che l’accordo trova favorevoli pezzi importanti dell’opposizione come Fi e Lega. Una presa di posizione – bene impegno per riforma elettorale ma nessuna valutazione politica – che ha anche l’obiettivo di lanciare un “warning” a quanti tirano Mattarella per la giacchetta affinchè intervenga sulle dinamiche politiche in vista delle barricate che M5S e Mdp annunciano in aula e nelle piazze.

La decisione di blindare la legge elettorale potrebbe però portare ad altre novità nei prossimi giorni o dopo l’ok alla manovra: anche se nulla è stato deciso, il governo potrebbe decidere di porre la fiducia sullo ius soli per bilanciare quella che negli ex alleati di sinistra è stata avvertita come una forzatura istituzionale.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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Mattarella: “La cultura antidoto alle tensioni e aiuta alla crescita”

Pubblicato il 02 ottobre 2017 da ansa

Il Presidente Sergio Mattarella alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico 2017/2018 dell’Università degli Studi di Cagliari (Foto Ufficio Stampa Quirinale)

 

 

CAGLIARI. – La cultura come strumento per capire le tensioni e le difficoltà di cui il mondo è pieno, come soccorso per favorire il dialogo e soluzioni condivise, come veicolo di libertà. E’ il cuore dell’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Cagliari.

“Poche parole perché oggi protagonisti sono i docenti, gli studenti e il personale amministrativo”, esordisce il capo dello Stato, che ringrazia la rettrice Maria Del Zompo “per l’occasione che mi ha dato invitandomi qui”. Otto minuti interamente a braccio per manifestare “la riconoscenza del nostro Paese ai rettori e ai docenti delle università per il contributo di elaborazione culturale che esprimono costantemente. Abbiamo bisogno della loro attività”.

Ma soprattutto, afferma Mattarella, “abbiamo un bisogno grande di cultura in questa stagione di tensioni e pericoli”. E’ fondamentale per “esaminare i problemi che ci sono alla base”.

Mattarella arriva in Rettorato intorno alle 11. Nessuna dichiarazione all’ingresso. Il presidente ascolta e prende la parola dopo la professoressa Del Zompo, il presidente del Consiglio degli studenti e la senatrice a vita Elena Cattaneo. “Ringrazio il presidente del Consiglio degli studenti, sono state formulate proposte, espresse esigenze che registro con attenzione – dichiara Mattarella – mi limito a riprendere uno dei tanti punti che meriterebbero di essere ripresi, quello che riguarda le ragazze e i ragazzi che a causa di difficoltà economiche non possono frequentare gli studi universitari”.

Ebbene, “quando si verifica uno solo di questi casi tutto il tessuto nazionale ne è ferito”. La cultura, infatti, “è veicolo di libertà – aggiunge Mattarella – di quella libertà che costituisce un bene indivisibile”. Una libertà che “è tale solo se si realizza assieme a quella degli altri che sono attorno a noi, questo vale per le persone, i territori, gli Stati e in qualunque dimensione, perché solo insieme la comunità internazionale può ottenere risultati positivi per tutti noi”.

Ancora ringraziamenti al mondo universitario e gli auguri, prima della considerazione finale. Da leggere come un auspicio: “Il supporto alla cultura è ciò che consentirà al nostro Paese una prospettiva di crescita che è quella che desideriamo”.

Poi il pranzo in Prefettura e il trasferimento in aereo a Oristano. Nella vicina Ghilarza, Mattarella visita la Casa Museo di Antonio Gramsci, a 80 anni dalla morte del grande pensatore sardo, quindi partecipa alla presentazione dell’ottavo volume degli scritti di Gramsci, all’Auditorium.

Nessun discorso ufficiale e nessuna dichiarazione alla stampa che ha cercato di sollecitarlo sulla sua visita in Sardegna, ma alla fine solo tante strette di mano e qualche foto tra la gente.

(di Roberto Murgia/ANSA)

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Mattarella: “La storia più forte dei populismi. Al via cantiere Ue”

Pubblicato il 27 settembre 2017 da ansa

Mattarella

Helsinki 27/09/2017
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Visita di Stato accolto dal Presidente della Repubblica di Finlandia, Sauli Niinistö (Foto Ufficio Stampa Quirinale)

HELSINKI.- La parola d’ordine è “insieme”. Si riapre il cantiere europeo e si tenta di ripercorrere l’unica strada possibile, quella delle riforme e dell’ulteriore integrazione comunitaria. L’unica che può “fare storia” e battere con i fatti le pulsioni che alimentano il populismo.

Sergio Mattarella è ottimista sul futuro dell’Europa, nonostante i controversi risultati elettorali in Germania. E da Helsinki fa suo il tema con cui la Finlandia sta celebrando il centenario della sua indipendenza: “insieme”, in nome della coesione nazionale.

Non solo uno slogan per il presidente della Repubblica che ai giornalisti spiega come questo messaggio debba diventare vangelo per le leadership europee oggi più che mai di fronte ad una missione senza ritorno: “Si è aperto nuovamente il cantiere dell’integrazione europea. E’ un percorso impegnativo che ha di fronte delle difficoltà ma che oggi sembra veramente avviato con determinazione. Sono convinto che avverrà positivamente”, assicura dopo un lungo colloquio con il presidente Sauli Niinistö, esponente conservatore espressione di una classe dirigente severa sull’economia ma aperta ad una maggiore integrazione.

Serve insomma “un salto di qualità” perchè i cittadini chiedono all’Europa “un messaggio di fiducia” che si può sintetizzare in “più sicurezza, crescita e coesione sociale”. I due presidenti si guardano bene dal commentare direttamente i risultati elettorali di uno stato membro come la Germania e tantomeno la crescita allarmante del partito di ultradestra Afd.

Ma il pensiero Mattarella è chiaro: “La logica della storia è più forte delle difficoltà contingenti”, scandisce rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un parere sui populismi europei. “Tutti i Paesi sono chiamati a giocare un ruolo importante”, nel rafforzamento dell’Unione. E la Ue spesso, ha aggiunto citando una frase dell’ex presidente della Commissione Delors, “si è sviluppata attraverso le crisi”.

Non a caso il presidente ha riferito di aver seguito “con grande interesse” il discorso del presidente francese Emmanuel Macron, apprezzandone il cuore del messaggio politico. Ma non solo, l’ottimismo del capo dello Stato sull’ineluttabilità di nuove riforme nella Ue, si regge anche sulle “recenti” parole del presidente della Commissione Juncker e sulle ultime “affermazioni” della cancelliera Merkel che, ha sottolineato Mattarella, ora tornerà al governo della Germania.

“Insieme”, quindi. Avanti tutta a partire da una strettissima collaborazione con Francia, Germania e Spagna. Senza dimenticare che il nodo che più interessa l’Italia, la crisi dei flussi, deve essere sciolto con la collaborazione di tutti. Collaborazione che la piccola Finlandia ha fornito e continuerà a fornire, come ha confermato il presidente Niinistö: “Voglio ringraziare l’Italia per il suo contributo. Abbiamo parlato di migrazioni e delle pressioni sul Mediterraneo dove l’Italia è rimasta molto sola, accogliendo flussi importanti”, ha spiegato.

Da parte sua Mattarella ha ringraziato la Finlandia per aver accolto la sua intera quota di ricollocamenti. Che per la verità sembrano pochi anche in relazione alla piccola popolazione dello stato scandinavo: sono 779 provenienti dall’Italia. Anche qui a Helsinki non manca un capitolo dedicato alla situazione libica: bisogna “garantire ai campi in Libia una condizione civile e dignitosa e l’Italia sta facendo la sua parte”, ma serve l’impegno di tutti, a partire dalle Nazioni Unite e delle sue Agenzie.

Insomma, la ricostruzione politica della Libia è anche “necessaria per stroncare l’inumano traffico di essere umani nel Mediterraneo, un traffico che contrasta con le coscienze” dell’intero pianeta.

(Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)

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Renzi, da rottamatore a rottamato

Pubblicato il 09 dicembre 2016 da Luca Marfé

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan (D)
ANSA/GIUSEPPE LAMI
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Mille giorni fa Renzi si era presentato al cospetto degli italiani nelle vesti di “rottamatore”.
Tre anni dopo, con un’evoluzione (involuzione) micidiale delle ultime settimane che lo hanno traghettato dritto dritto al disastro del referendum costituzionale, la gente lo ha inquadrato in chiave opposta a tutte quelle che erano esigenze e speranze di rinnovamento.
Un volto, una claque, un atteggiamento che hanno riesumato tanto del peggio della Prima Repubblica.
Ma il distacco che si è materializzato tra il Partito Democratico e gli elettori assume dei connotati ancor più precisi in queste convulse ore di consultazioni.
Padoan, Gentiloni, Franceschini.
Tre nomi che nulla hanno a che vedere con i desideri e soprattutto con i voti dei cittadini.
Non commento e non amo i 5 Stelle, ma almeno loro qualche “mi piace” in rete lo hanno preso.
O si riallaccia il legame con la base, per far sì che si senta davvero rappresentata, o Grillo e compagnia vinceranno a mani basse. Ma vinceranno per davvero, con percentuali mostruose. Inutile scannarsi dunque sulla nuova legge elettorale.
Una grossa fetta del risultato delle prossime elezioni politiche passa per il nome del successore di Renzi.
Speriamo non arrivi il pupazzo o il pupazzo del pupazzo.
O sarà l’ennesimo regalo a quella che ci ostiniamo a chiamare “anti-politica”, quando in realtà il senso della politica, quella vera, lo abbiamo perso noi.

Luca Marfé

Twitter: @marfeluca – Instagram: @lucamarfe

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Mattarella, pace e libertà non si ottengono con le barriere

Pubblicato il 25 maggio 2016 da redazione

mattarella

ASIAGO (VICENZA). – Il progresso e le conquiste civili possono essere mantenute dall’Europa solo garantendo la pace, “non alzando le barriere”, e anteponendo “gli ideali alla ricerca, effimera, del consenso ad ogni costo”. Perchè il rischio è quello di chiudersi “nei recinti di malintesi interessi nazionali”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sceglie la giornata della sua visita ad Asiago, in occasione delle commemorazioni del centenario della Grande Guerra, per lanciare un monito ai Governi a non disperdere l’eredità più preziosa avuta in dote dall’Europa dopo il disastro di due immani conflitti.

“Sono state le intese, le alleanze non aggressive, le unioni sovranazionali – scandisce il Capo dello Stato – e non le chiusure e le barriere a garantire al nostro Paese e agli altri la libertà e il benessere”.

Poi getta lo sguardo verso i boschi e i prati di queste montagne che hanno visto 230mila morti (150mila gli italiani), e sottolinea che “raccogliere il grido silenzioso che sale dai tanti cimiteri militari sparsi sull’Altopiano di Asiago, significa rispettare il sangue versato dai caduti su entrambi i fronti di guerra e le sofferenze, gli affanni e i patimenti di quanti rimasero in vita in un ambiente distrutto”.

Parole meditate e pesanti quelle di Mattarella, per ricordare i cent’anni dell’avvio di un conflitto che tra queste valli chiamò al sacrificio decine di migliaia di giovani soldati italiani provenienti da ogni dove, compresa la sua Sicilia.

Il Capo dello Stato ha ricevuto subito, al suo arrivo all’aeroporto asiaghese, il primo abbraccio alla comunità locale (“presidente si ricordi del lavoro per i giovani” grida qualcuno). E’ stata la prima tappa di un viaggio tanto breve quanto intenso nel significato.

Dopo aver deposto una corona d’alloro al Sacrario militare del Leiten, che custodisce 55mila mila resti di soldati, italiani e austroungarici, Mattarella, accompagnato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti e dal presidente del Veneto Luca Zaia, ha incontrato il popolo di queste terre le cui ferite sono tutt’altro che rimarginate.

La Grande Guerra spazzò via il 95% delle case dell’Altopiano. “La guerra, ogni guerra – ha sottolineato Mattarella, dal palco di Piazza Carli -, è un moltiplicatore di lutti e sofferenze. E’ stata la pace e non la guerra ad assicurare stabilità e progresso, è stato il dialogo non lo scontro a permettere le grandi conquiste civili ed economiche di questi 70 anni”.

Poi il monito del Capo dello Stato ai Governi e alle classi dirigenti del vecchio continente, per “anteporre ideali e visione alla ricerca, effimera, del consenso a ogni costo, ottenuto a volte con grossolane semplificazioni e con demagogia”.

“Il momento, per l’Europa e per il mondo intero – ha ammonito il presidente – non è facile. C’è il rischio concreto che forze disgregatrici, minacce terroristiche, crisi economiche, flussi migratori, facciano fare pericolosi balzi all’indietro”.

Concetti che prima aveva espresso il ministro Pinotti: “l’Europa è stata pensata e scelta per superare le guerre, non possiamo tornare indietro. Oggi tutto è cambiato rispetto alla Prima Guerra mondiale, ma proprio per questo sarebbe drammaticamente ironico se proprio tra Italia e Austria, un secolo dopo gli eventi che oggi ricordiamo, si concretizzassero nuovi tipi di fratture, si materializzassero sinistri simboli, nuovi e antichi, come muri e barriere a promuovere differenze”.

“L’anniversario della Grande Guerra – ha detto da parte sua il presidente del Veneto, Luca Zaia – non poteva non avere una tappa come questa. Un profondo ricordo di uno scenario cruento. E’ giusto rendere onore alle migliaia di militari deceduti su entrambi i fronti, ma anche ai civili e ai sopravvissuti che hanno patito la tragedia del conflitto”.

Infine Mattarella è salito in elicottero fino alla cima del Monte Lozze, a duemila metri di quota, per rendere omaggio con una corona di fiori ai caduti di questo caposaldo e ai 28mila morti dell’Ortigara, il “Calvario degli Alpini”.

(dell’inviato Vincenzo Beni/ANSA)

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Mattarella difende l’Europa, anacronista volerla dividere

Pubblicato il 10 maggio 2016 da redazione

festa europa

ROMA. – Nel giorno della Festa dell’Europa, da Roma è arrivato un messaggio di rilancio del progetto comunitario, sempre più indebolito dalle spinte nazionaliste sull’onda della persistente stagnazione economica, dell’emergenza migratoria e del terrorismo.

Da Mattarella a Mogherini, da Napolitano a Gozi, il comun denominatore è la consapevolezza che la crisi dell’Europa è vicina ad un punto di non ritorno, ma allo stesso tempo non c’è alternativa all’integrazione, per affrontare al meglio le sfide interne ed esterne.

Il capo dello Stato ha insistito sulla necessità di “difendere l’Europa ed i suoi valori dalle tendenze che, anacronisticamente, cercano di disgregarla facendo leva su irrazionali paure ed incertezze”. La ricetta è “più integrazione”, puntando sui giovani che “con le loro esperienze formative nei Paesi membri gettano le basi per l’Europa del futuro”.

Anche l’Alto Rappresentante per la politica estera Ue ha scelto Roma per celebrare questa giornata, che ricorda la storica dichiarazione del ministro degli Esteri francese Robert Schuman, nel 1950, su una nuova forma di cooperazione politica che avrebbe posto fine alle guerre tra le nazioni.

“Per la prima volta l’Europa deve fronteggiare una minaccia esistenziale che viene dal suo interno”, ha avvertito Federica Mogherini, che incontrando gli studenti ha puntato il dito contro gli “europeisti part-time capaci di chiedere aiuto ma non di offrirlo quando necessario” e che vogliono “costruire muri invece di abbatterli”.
L’Europa – ha assicurato – ha tutti gli strumenti per sconfiggere il terrorismo e gestire l’immigrazione, e nonostante tutti i problemi “è ancora la sola storia di integrazione regionale di successo, il più ricco continente del mondo” ed anche il più libero.

Fare da soli non è più possibile in un mondo globalizzato, ha sottolineato il presidente emerito Giorgio Napolitano: “Neanche la Germania può farcela” e bisogna quindi venir fuori da questo “esaurimento nervoso”, facendo tesoro dei “grandi traguardi nella costruzione europea” ottenuti in questi 60 anni e “che non sono stati valorizzati abbastanza” dalle classi dirigenti nazionali.

Le celebrazioni romane per la Festa dell’Europa sono iniziate al Campidoglio, dove Mogherini, il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi ed il commissario di Roma Francesco Tronca hanno consegnato simbolicamente le bandiere dell’Italia e dell’Ue a 1500 alunni delle scuole elementari.

“Il Campidoglio è sempre stato un luogo di supereroi della storia e l’Europa è un po’ un supereroe”, ha affermato Gozi, invitando a “ritrovare il senso della parola solidarietà, un principio giuridico presente nei Trattati, per avviare il rilancio dell’Europa”.

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07:33New York: governo Bangladesh condanna attentato

DACCA (BANGLADESH) - Il governo del Bangladesh ha condannato l'attentato fallito a New York, il cui autore e' un immigrato di 27 anni dal paese del sud-est asiatico. ''Il Bangladesh e' impegnato nella sua conclamata politica di 'tolleranza zero' contro il terrorismo, e condanna il terrorismo stesso e l'estremismo violento in ogni forma o manifestazione ovunque nel mondo, compreso l'incidente di lunedi' mattina a New York'', ha comunicato il governo in una nota.

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WASHINGTON - Un'altra firma del giornalismo americano finisce nel turbine delle accuse di molestie sessuali: il New Yorker ha licenziato Ryan Lizza, corrispondente del magazine da Washington, dopo che una donna ha denunciato un suo comportamento inappropriato. Addebito che Lizza nega, sostenendo che la decisione di licenziarlo "e' stata fatta precipitosamente e senza una indagine completa dei fatti rilevanti". "Un terribile errore", ha aggiunto. Ma sia il prestigioso periodico che il legale della vittima hanno replicato che la descrizione degli eventi e' accurata.

05:21Usa: appello contro espulsione giornalista messicano scomodo

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WASHINGTON - Donald Trump, poche ore dopo l'attentato di New York, sollecita il Congresso a riformare le leggi sull'immigrazione "per proteggere il popolo americano". Prima di tutto, spiega in una nota, "l'America deve correggere il suo lassista sistema sull'immigrazione, che consente a troppe persone pericolose e inadeguatamente valutate di entrare nel nostro Paese".

01:02Calcio: Mihajlovic “Cercavamo risultato importante”

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00:26Calcio: posticipo serie A, Lazio-Torino 1-3

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23:49Ladro ucciso: archiviata l’accusa di omicidio

(ANSA) - MILANO, 11 DIC - Il gip di Milano Teresa De Pascale, come chiesto dalla Procura, ha archiviato l'inchiesta che era stata aperta per omicidio volontario a carico di Francesco Sicignano, il pensionato di Vaprio d'Adda, nel Milanese, che nell'ottobre del 2015 sparò ed uccise un ladro albanese che era entrato nella sua abitazione. Ad opporsi alla richiesta di archiviazione, formulata dai pm a fine maggio 2016 evidenziando la "legittima difesa", erano stati i familiari del giovane albanese chiedendo al gip nuovi approfondimenti.

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