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Non si finisce mai di imparare, dal Sen. Micheloni lettera aperta ai Senatori della Repubblica Italiana

Pubblicato il 19 ottobre 2017 da redazione

Dal Senatore Claudio Micheloni riceviamo e volentieri pubblichiamo le seguente lettera aperta rivolta ai suoi colleghi del Senato in occasione del voto sulla nuova Legge Elettorale, denominata Rosatellum.

Sen. Claudio Micheloni.

Carissime colleghe e colleghi,

tra pochi giorni saremo chiamati ad esprimerci sulla nuova legge elettorale.

Come sapete, il testo confezionato alla Camera dei Deputati contiene una modifica del voto all’estero, tale da prevedere la possibilità di candidare nella circoscrizione estero anche cittadini residenti in Italia.

C’è chi dice si tratti di una umiliazione delle ragioni storiche che hanno prodotto quella legge, io tra questi, così come c’è chi lo considera un modesto cambiamento di natura tecnica, inteso a “ripristinare la reciprocità”, cioè, pare di intendere, sanare una contraddizione, un’aporia. Si tratta di un argomento che considero serissimo, eppure domando la vostra attenzione non tanto per dirvi cosa penso io, ma per raccontarvi cosa ne pensano altri.

Vuole essere, questa, una lettura d’incoraggiamento, per quanti di voi dovessero condividere con me una certa malinconia nell’osservare la politica dei nostri giorni e questa legislatura che volge al termine. Sia bandito il pessimismo! La Repubblica può confidare nel futuro, forte di ingegni versatili, di stampo rinascimentale, devoti alla verità. Ve ne presento un paio.

L’onorevole Fiano, giunto al costituzionalismo muovendo dalla professione di architetto (e io, che son geometra, non posso che averne la massima considerazione), è intervenuto per sgombrare il campo da equivoci e cattivi pensieri: “Si intende, in tal modo, superare una diversità di trattamento tra cittadini italiani residenti in Italia e cittadini residenti all’estero in tema di elettorato passivo. (…) Si tratta, del resto, di una delle questioni maggiormente dibattute nel corso dell’iter di approvazione della legge sul voto degli italiani all’estero, la ben nota legge n. 459 del 2001. Da parte della dottrina sono stati addirittura avanzati dubbi sulla costituzionalità della limitazione dell’elettorato passivo ai soli cittadini residenti all’estero…”

La “dottrina”: quale? Tutta? Perchè non citare qualche nome, così da non lasciarci nell’oscurità? Pensando di fare cosa utile, mi sono addentrato nell’iter della “ben nota” legge citato da Fiano, ed è pur vero che dubbi ne furono sollevati, tant’è che Tremaglia chiese pareri a diversi costituzionalisti di chiara fama: un Presidente emerito della Corte, due professori ordinari e addirittura due professori straordinari.

Li trovate qui, ma se proprio non avete tempo, sappiate che dissero tutti più o meno la stessa cosa: date le precedenti revisioni costituzionali con le quali fu istituita la Circoscrizione Estero, la limitazione dell’elettorato passivo prevista dalla L.459/2001 non solo non è in contrasto con i principi di uguaglianza e di libertà, ma costituisce la conseguenza “logica”, “necessaria” del dettato costituzionale. Fiano, probabilmente, avrà consultato una versione novecentesca della Carta: cose che capitano, anche agli innovatori più incalliti.

Generoso com’è, non si è limitato alla dottrina: “Aggiungo, a mò di cronaca, che, per quello che riguarda il gruppo del PD, noi pensiamo che sia giusto candidare i rappresentanti delle nostre comunità all’estero.” Quindi è inutile polemizzare ed è scorretto ipotizzare, anzi, dovremmo apprezzare il fatto che si fa strada un approccio indubbiamente nuovo, destinato a cambiare in profondità l’ordinamento e la nostra vita quotidiana: a che serve una norma, una odiosa costrizione, quando basta mettersi d’accordo tra persone di buona volontà? Il PD non lo farà, anzi, sfida gli altri a dimostrarsi all’altezza: con lo stesso criterio, potremmo estendere l’immunità parlamentare anche all’omicidio, allo stupro; o forse abrogare direttamente le norme che li proibiscono, legate al tempo triste in cui il legislatore non aveva considerato il principio cardine della vita civile: il buon senso.

C’è un altro pensatore, in questo caso un ragioniere, anch’egli attorniato mattina e sera da costituzionalisti prodighi di consigli, che segue l’impostazione di Fiano ma, essendo più alto in grado, si concede una variazione sul tema degna della massima attenzione: l’onorevole Rosato.

“Capisco e rispetto chi dice che quella esclusività deve rimanere… Vorrei però che si ragionasse anche di un altro profilo: in una fase in cui la mobilità internazionale si sta sviluppando fortemente, assumendo caratteri di maggiore dinamismo e anche di sensibile circolarità tra diversi luoghi di lavoro e iniziativa professionale e imprenditoriale, è giusto o sbagliato rendere più flessibili i criteri di accesso della rappresentanza in modo da cercare di raccogliere anche queste istanze? E’ sicuro che la realtà estera, nel suo complesso, sia meglio conosciuta da chi per decenni non si è mai spostato da un luogo di lavoro e di vita, anziché da chi ogni giorno la frequenta spostandosi da un’area ad un’altra e da un Paese ad un altro, come ormai da tempo sta accadendo?”

Dubbio certamente legittimo, pur essendo curiosa questa rappresentazione in cui gli emigranti non si schiodano da casa; chi siamo noi per giudicare? Verrebbe dunque da pensare che il PD intenda attingere a queste risorse residenti negli aeroporti: manager, imprenditori, intermediari della ‘Ndrangheta. Ma non è così: “Confermo che il PD alle prossime elezioni saprà valorizzare… l’impegno dei singoli e la spinta collettiva che ha fatto di quelle esperienze un punto avanzato delle battaglie politiche di questi anni. E tutto questo è possibile proprio perché i nostri candidati sono residenti nei continenti che rappresentano, forti del loro radicamento.”

Ricapitoliamo: da una parte si rivendica la correzione di una presunta discriminazione, originata dal dettato costituzionale, con una legge ordinaria; dall’altra ci si interroga su quanto sarebbe più moderno e dinamico approfittare della nuova opportunità, ma vi si rinuncia (per adesso, perché in politica “valorizzare” non vuol dire candidare). E così ci liberiamo di quell’altro vetusto orpello del passato che è il principio di non contraddizione: Aristotele non avrebbe trovato posto nel PD, indipendentemente dalla sua residenza.

Sen. Claudio Micheloni

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Legge elettorale: anche i residenti in Italia si possono candidare nella Circoscrizione Estero

Pubblicato il 13 ottobre 2017 da redazione

Senatore Claudio Micheloni.

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato stampa ricevuto dal Senatore Claudio Micheloni

Non è certo cosa semplice approvare una nuova legge elettorale quando la legislatura volge al termine: gli interessi di parte, e di cortissimo respiro, trovano maggiori spazi per imporsi, nonostante la tormentata vicenda degli ultimi anni dovrebbe suggerire, se non imporre, senso di responsabilità e attenzione alla qualità della nostra democrazia.

Per esprimere un giudizio complessivo sulla nuova legge preferisco attendere il suo arrivo al Senato.
C’è tuttavia una novità, intervenuta dopo il passaggio in commissione alla Camera, che riguarda direttamente la circoscrizione estero, dunque i milioni di cittadini italiani residenti fuori dal Paese:

“Gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; gli elettori residenti all’estero possono essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero.”

Si tratta indubbiamente di un cambiamento storico: prevedere la possibilità di collocare nella circoscrizione estero candidati residenti in Italia, infatti, significa contraddire radicalmente la logica, le finalità e il significato della legge sul voto degli italiani all’estero.

Nei dieci anni abbondanti che sono trascorsi dalla prima applicazione della legge, in effetti, abbiamo assistito a diversi tentativi di aggirare questa regola fondamentale: tentativi terminati con inchieste penali, quando scoperti, o avvolti nel silenzio compiacente di quanti si curano esclusivamente dei propri interessi di ceto e non dei diritti dei cittadini che pretendono di rappresentare.

A chi può interessare una circoscrizione estero nella quale si possono candidare quei politici della madrepatria che non abbiano trovato collocazioni alternative? A chi, se non a quelle segreterie di partito che, non contente di continuare a sottrarsi a un diretto e limpido giudizio popolare, giungono oggi a sovvertire il senso di una norma approvata con oltre 50 anni di ritardo sul dettato costituzionale?

Mi colpisce il silenzio assordante con cui tale modifica è stata accolta sin qui, con le sole eccezioni del segretario generale del CGIE Schiavone e dell’onorevole Fedi, e prima di loro del senatore Di Biagio.

Mi colpisce, ma non mi stupisce, dato che nessuno aveva trovato nulla da obiettare quando, pochi mesi fa, il Partito Democratico, in occasione delle sue ultime primarie, aveva cancellato la medesima regola. Nonostante le mille assicurazioni secondo le quali si trattava di un’eccezione circoscritta, decisi di rinunciare a partecipare alle liste per le primarie, per un motivo molto semplice: non si gioca con i principi.

Ritengo gravemente sbagliato trattare questa vicenda in termini politicisti, quasi fosse una questione ordinaria, da valutare come un più o un meno all’interno di una trattativa, preoccupandosi della candidabilità degli italiani all’estero in Italia, o vantando lo straordinario risultato di aver evitato una modifica ancora più estesa. Se qualcuno getta immondizia nel giardino di casa mia, cerco di impedirlo o mi consolo pensando che qualcun altro voleva trasformarlo direttamente in una discarica?

L’ottusità è più pericolosa della malafede. Come si può ignorare che con questa modifica si aggiungerebbe, alle diverse delusioni degli ultimi anni, l’amarezza di una umiliazione definitiva delle ragioni storiche, morali, economiche e culturali che hanno portato all’introduzione della circoscrizione estero?

È una domanda aperta, che pongo a me stesso, a chi ha parlato e soprattutto a chi tace.

Spero che ciascuno di noi, rappresentanti degli italiani all’estero, trovi il coraggio e la dignità di esprimersi: il silenzio e l’ipocrisia non salveranno nessuno.

 

Sen. Claudio Micheloni

Presidente CQIE – Comitato per le questioni degli italiani all’estero

Membro 3 Commissione permanente – Affari esteri, emigrazione

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Cgie, dal 23 al 25 maggio il Comitato di presidenza

Pubblicato il 20 maggio 2016 da redazione

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ROMA – Il Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si riunirà a Roma alla Farnesina dal 23 al 25 maggio. Presieduto dal segretario generale, Michele Schiavone, il Cdp è formato dai vicesegretari d’area Mangione (Anglofoni extra Ue), Gazzola (Sud America), Giuseppe Maggio (Europa) e Rodolfo Ricci (nomina governativa), più i consiglieri aggiunti Pinna (Anglofoni extra Ue), Blasioli Costa (Sud America), Medda (Europa) e Lodetti (nomina governativa).

Durante i lavori sono previsti incontri con il sottosegretario Vincenzo Amendola, con i parlamentari eletti nella circoscrizione estero, con il Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero, presieduto dal Senatore Claudio Micheloni e con il Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese, presieduto dall’Onorevole Fabio Porta.

Duranti i tre giorni, il CdP lavorerà in particolare sulle procedure, sui tempi e sugli obiettivi da raggiungere per riformare gli attuali istituti di rappresentanza dei cittadini italiani all’estero.

Questo processo, come sostenuto dal Sottosegretario Amendola alla ple- naria e ribadito nella sua audizione al Co- mitato della Camera, dovrà coinvolgere dal basso tutti i soggetti istituzionali e le organizzazioni attive, che oggi rappresentano l’Italia nel mondo.

All’ordine del giorno delle riunioni saranno esaminati anche altri temi segnalati al CdP dai Consiglieri del CGIE. In particolare, sarà data la priorità al recupero dei fondi decurtati nell’ultima legge finanziaria necessari per portare a termine i corsi di lingua e cultura.

Il CdP incontrerà anche i rappresentanti delle consulte regionali e gli esperti nominati dai vari ministeri. Questi primi incontri dovrebbero permettere al CGIE di verificare in prospettiva la fattibilità di un lavoro comune teso a creare sinergie e a favorire la semplificazione degli interventi verso le comunità italiane all’estero.

Le proposte e le istanze emerse dagli incontri e dalle decisioni del CdP saranno messe a disposizione dei Consiglieri del CGIE e del Parlamento italiano unitamente ai due Comitati di Camera e Senato per sostenere la loro azione legislativa.

Gli incontri termineranno il 25 maggio

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