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Venezuela: Consiglio Nazionale Elettorale proibito all’opposizione

Pubblicato il 24 maggio 2016 da redazione

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CARACAS – Est, Ovest. Caracas, come d’altronde tutto il Paese, sempre più spaccato in due. Da un lato, a est, l’opposizione che, dopo aver conquistato il Parlamento, è ora impegnata nella crociata per il Referendum Revocatorio; a ovest, il governo, nella roccaforte di Miraflores, che difende i propri spazi e il proprio potere. Nel mezzo, come in un sandwich, i venezuelani, un elettorato oramai stanco di fare la fila alle porte di supermarket e farmacie, asfissiato dalla propaganda politica, dai ricatti, dalle minacce.

Non è solo una separazione virtuale; non è solo la simbologia di un sistema politico che ha cancellato i chiaroscuri, le tonalità di grigi per trasformare tutto in bianco e nero: opposizione o Governo. E’ una realtà che si riflette nell’erosione delle libertà fondamentali: quelle di protesta, di manifestazione, di opinione.

In passato, durante la “Quarta Repubblica”, la capitale era una sola. Non vi erano spazi “off limits”. E alle forze politiche, simpatizzanti o no del governo, critiche o no con il potere di turno, non si negava la possibilità di manifestare, di protestare lungo le strade cittadine o di recarsi al “centro storico”, sede delle istituzioni del Potere simbolo della democrazia.

Non si “ghettizzava” l’opposizione. E’ vero, a volte le manifestazioni si trasformavano in violenza. E allora interveniva la “Policia Metropolitana” a sedare gli animi. La repressione spesso era brutale, come d’altronde lo è anche oggi. L’indomani si denunciavano gli abusi e gli studenti arrestati erano messi in libertà.

Tolleranza. Accettare la protesta pacifica come espressione di libertà, è sempre stata la base del sistema democratico venezuelano, non privo di gravi imperfezioni. Ed è sempre stata ammessa anche da quei governi con palese vocazione autoritaria, che pure ve ne sono stati.

E’ stata questa la differenza tra il Venezuela moderno e il Cile di Pinochet, l’Argentina di Videla, la Spagna di Franco. Insomma, tra il Paese, isola di pace e di democrazia, e le nazioni del continente umiliate dalle crudeli dittature.

La città, simbolicamente spaccata in due, riflette la realtà politica del Venezuela che vive una crisi istituzionale ed economica che non ha precedenti. Non si riconosce nelle forzature volute da Governo e opposizione ed è oggi in cerca di una propria identità, mentre il Psuv e il governo si dibattono nelle proprie contraddizioni e il Tavolo dell’Unità si confronta con l’eterogeneità dei movimenti che la compongono e lottano per la leadership.

Nel “chavismo” è in corso un dibattito interno accanito che ha fatto emergere importanti correnti di dissenso che non si riconoscono con il Governo del presidente Maduro. Queste reclamano un giro di vite che permetta evitare l’implosione del “movimento”; un giro di vite che riconosca il ruolo delle attività private in una società moderna.

Dal canto suo l’Opposizione, che si riconosce nell’eterogenea alleanza del Tavolo dell’Unità, ha archiviato per il momento ogni discrepanza e, pur priva di un chiaro programma di governo, ha ritrovato l’unità grazie ad un obiettivo comune: il Referendum Revocatorio.

E’ la consulta popolare, che il Tavolo dell’Unità è convinto di vincere, la “mela della discordia”, il terreno in cui le forze politiche si affrontano. Psuv e Governo, ormai convinti che non potranno evitare il confronto nelle urne, concentrano le loro forze nell’evitare che il Referendum possa realizzarsi prima della fine dell’anno.

Dal canto suo, il Tavolo dell’Unità, cosciente che i tempi di realizzazione della consulta popolare sono stretti, reclama maggior celerità al Consiglio Nazionale Elettorale affinché si rispettino tutti i tempi burocratici stabiliti dalla Costituzione evitando ritardi innecessari.

E’ un confronto aspro in cui è intervenuta anche la CorteSuprema stabilendo che il Cneè “off the limits”. Detto in altre parole, decidendo che nessuna manifestazione di protesta potrà realizzarsi nei pressi dell’organismo elettorale.

Nonostante l’espressa proibizione, il Tavolo dell’Unità ha indetto l’ennesima manifestazione di protesta per esigere al Consiglio Nazionale Elettorale velocità nelle decisioni. D’altro canto, l’ex magistrato Blanca Rosa Marmol de León ha ritenuto, in una intervista al quotidiano “El Impulso”, incostituzionale la decisione del Tsj di creare una zona “off limits” attorno al Cne.

Il confronto politico tra Governo e opposizione non è solo sul Referendum. La lotta tra poteri prosegue sempre più aspra. Il presidente Maduro ha nuovamente presentato un “Decreto di Emergenza” che dovrebbe permettergli di governare senza doversi sottoporre all’esame del Parlamento. Ma, in questa occasione, il decreto non si limita all’ambito economico ma interessa anche quello delle libertà. In altre parole, darebbe al presidente della Repubblica poteri molto più ampi, tali da poter limitare la libertà di protesta, di manifestazione, di stampa e di opinione.

Ed infatti, il capo dello Stato ha già nominato il generale Carlos Alberto Martìnez Stapulionis capo della “Zona de Defensa Integral Capital 41”,cioè di Caracas, con l’ordine di controllare l’ordine pubblico e di reprimere ogni protesta in un momento particolarmente delicato per il governo che, stando all’agenzia Demoscopea Venebaròmetro ha appena un 25 per cento di popolarità.

Il Decreto di Emergenza Economica e di Stato di Crisi, già bocciato dal Parlamento, sarà sicuramente, come accaduto puntualmente fino ad oggi, ripescato dalla Corte.

E’ questo confronto politico esasperato, le manifestazioni di piazza represse con eccezionale quanto innecessaria violenza, la reiterata volontà di proibire la protesta ghettizzandola, l’incapacità di ex premier ed ex capi di Stato di promuovere il dialogo tra le parti scoraggia la visita di missioni ufficiali di paesi di governi democratici tradizionalmente amici e legati da vincoli politici e commerciali.

Ed è stato, se ci atteniamo all’interpretazione degli esperti in materia, la ragione per la quale anche il Segretario per i Rapporti con gli Stati del Vaticano, mons. Paul Gallagher, ha preferito cancellare all’ultimo momento il suo viaggio nel Paese.

La polemica tra Almagro e il presidente Maduro, che ha chiamato in causa anche l’ex presidente “Pepe” Mujica, non aiuta. E’ probabile che la diplomazia dell’Osa, nei prossimi giorni, si metta al lavoro per definire i termini dell’applicazione della “Carta Democratica” per il Venezuela.

Questa rappresenterebbe una grossa sconfitta per il presidente Maduro che comunque, con il suo linguaggio aggressivo e poco adatto ad un ex capo della diplomazia, è riuscito a creare il vuoto attorno a sé, sia nell’ambito latinoamericano – dove restano suoi alleati solo Morales e Correa – e sia soprattutto in quello europeo – dove gli echi della diatriba aspra tra Venezuela e Spagna, e il linguaggio poco elegante impiegato dal presidente Maduro per sottolineare il premier spagnolo sono ancora assai vivi -.

Alleati del Venezuela restano Russia, Cina e alcuni paesi produttori di petrolio, che non si caratterizzano certo per essere paladini delle libertà ed esempio di democrazia.

Intanto, si attende una nuova manifestazione della Mud, in un ambiente teso al limite dell’esplosione sociale. Il susseguirsi di manifestazioni della Mud, dei sempre più frequenti saccheggi potrebbero essere la scintilla di cui ha bisogno il capo dello Stato per applicare lo “Stato di Emergenza” e limitare le libertà dei venezuelani.

Da sottolineare, nell’ambito economico, il comunicato della “Academia National de Ciencia Economica”.Essa ha manifestato pubblicamente, come già fatto altre volte, preoccupazione per la situazione economica del paese e ha suggerito al governo strategie per affrontare la crisi.

I suoi consigli prevedono l’applicazione di strategie che promuovano un unico tasso di cambio; la privatizzazione delle industrie inefficienti,e ancora di abbandonare la pratica di finanziare la spesa pubblica con la stampa di banconote per mezzo della Banca Centrale, di negoziare finanziamenti con entità internazionali per stabilizzare il sistema finanziario e di liberare l’iniziativa privata.

L’Ance ritiene che in questo modo sarebbe possibile restituire la fiducia nel paese, senza la quale il collasso economico, in uno scenario di prezzi del petrolio ancora troppo bassi, sarebbe inevitabile.

(Mauro Bafile/Voce)

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Venezuela: l’Opposizione scende in piazza, arresti e feriti

Pubblicato il 18 maggio 2016 da redazione

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CARACAS – Il copione è stato rispettato una volta ancora. Sfidando lo stato di emergenza proclamato dal presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, il Tavolo dell’Unità (Mud) è sceso in piazza per esigere al Consiglio Nazionale Elettorale celerità nella verifica delle firme già consegnate per avviare, una volta per tutte, il referendum revocatorio. Ma i manifestanti hanno subìto una dura repressione da parte delle forze dell’ordine a Caracas e in altre città del Venezuela.

La parola d’ordine era quella di arrivare alle sedi del Cne per consegnare ai rappresentanti dell’organismo elettorale un documento. Di fatto, però, i cortei di protesta non sono riusciti a raggiungere né la sede centrale del Cne a Caracas né in molte altre città del paese, perché la polizia e la Guardia Nazionale glielo hanno impedito, sparando gas lacrimogeni e pallottole di gomma contro i manifestanti.

Il documento con le loro richieste al Cne è stato comunque consegnato. Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Henry Ramos Allup, e l’ex candidato presidenziale, Henrique Capriles Radonski, lo hanno dato a Luis Emilio Rondon – unico esponente dell’opposizione fra i cinque rettori del Cne – che ha attraversato tutta Caracas in moto per incontrarli, dall’altra parte dei blocchi disposti dalle unità antisommossa.

Durante tutta la giornata, segnata da un clima di caos e violenza, si sono moltiplicate le informazioni sui social network su arresti e feriti durante le manifestazioni.

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Un “Decreto di Emergenza” che potrebbe limitare le libertà dei venezuelani

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

Maduro preside el Consejo de Ministros

Maduro preside el Consejo de Ministros

CARACAS – Un provvedimento polemico, come lo sono stati d’altronde anche quelli precedenti, che permette molteplici interpretazioni. Il capo dello Stato, venerdì scorso, ha annunciato un nuovo “Decreto di Emergenza Economica”. E, fin qui, nulla di nuovo.

Da mesi, ormai, il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, governa per decreto. Ma, in questa occasione, il contenuto del provvedimento è diverso. Si scosta dai precedenti. Quello che entrerà in vigore, non appena sarà pubblicato in “Gazzetta Ufficiale”, amplia il concetto di emergenza, coinvolgendo anche l’ambito delle libertà del cittadino.

E, così, il presidente Maduro, qualora lo dovesse considerare opportuno, potrebbe proibire ogni tipo di manifestazione e di riunione pubblica, la libertà di transito nel paese, limitare alcuni tipi di comunicazione e stabilire paletti ben precisi alla libertà di stampa e di opinione.

Stando agli esperti, la Costituzione, comunque, prevede che lo “Stato d’Emergenza”, qualunque esso sia, non potrà mai condizionare l’operatività dei Poteri Pubblici. Quindi, con o senza di esso, l’iter per la realizzazione del Referendum Abrogativo non dovrebbe subire alterazioni importanti.

Lo stesso non si può affermare della “campagna” volta a promuovere la consulta popolare. Se il capo dello Stato dovesse decidere di limitare alcune libertà per “ragioni di ordine pubblico” – per esempio quelle di manifestazione e di riunione – potrebbe ripresentarsi quanto già accaduto nelle regioni limitrofi in occasione delle parlamentari.

Se poi si dovessero porre barriere e controlli alle comunicazioni e quindi alla possibilità di interagire attraverso i “social-network”, l’ambito di azione del Tavolo dell’Unità sarebbe ridimensionato significativamente.

Nessuna volontà di costruire ponti verso l’Opposizione per porre fine allo scontro politico che indebolisce sempre più l’equilibrio istituzionale del Paese aprendo le porte alla possibilità di soluzioni indesiderate e violente.

Il capo dello Stato, al contrario, continua ad impiegare un linguaggio veemente che alimenta le frange radicali del Psuv e del Tavolo dell’Unità. In particolare, nel Psuv, le correnti intransigenti fanno pressione affinché, una volta pubblicato in “Gazzetta Ufficiale” il nuovo “Decreto di Emergenza Economica”, si proceda al sequestro ed esproprio di quelle aziende la cui produzione, oggi, è ferma.

Non importa se a causa della mancanza di materie prime o per l’impossibilità di trovare in loco o di importare pezzi di ricambio.

Stando al presidente di Conindustria, Juan Pablo Olalquiaga, sono ben otto mila le aziende che hanno chiuso i battenti dal 1996 ad oggi. Cioè, circa i due terzi di tutto il settore produttivo. La maggior parte di esse erano piccole e medie, molte di proprietà di connazionali.

La notevole riduzione del tessuto produttivo ha avuto necessariamente effetti devastanti sui volumi dei beni nel mercato. Le lunghe, lunghissime file di venezuelani alle porte dei supermarket e generi alimentari, i tentativi di saccheggi sempre più frequenti nelle piccole comunità agricole come nei grandi centri urbani, non pare siano il prodotto di una presunta “guerra economica” dell’oligarchia e del capitale transnazionale, come specula il governo, ma della drammatica riduzione dell’industria privata.

E della diminuzione dei volumi d’importazione, al venir meno la valuta pregiata a causa del crollo dei prezzi del barile di petrolio. La crisi economica, quindi, pare destinata a peggiorare invece di migliorare.

Un sondaggio di Datanálisis, reso noto da Luis Vicente León, illustra lo stato d’animo che accompagna oggi i venezuelani. L’opinionista, nel suo “pezzo” pubblicato dal Portale “Prodavinci”, spiega che a 2.500 venezuelani è stato chiesto se consideravano che oggi si vivesse meglio o peggio. Il 97 per cento ha risposto che la loro qualità di vita è sensibilmente peggiorata.

Certo, non c’era bisogno di un sondaggio per capire che oggi il tenore di vita del venezuelano si è deteriorato. E’ sufficiente osservare le lunghe file di consumatori alle porte dei supermarket per acquistare non ciò di cui si ha bisogno ma ciò che è disponibile. E’ negata a tutti, poi, la possibilità di scegliere tra marche differenti e diversità di prezzi.

Oggi ci si reca al supermarket solo con la speranza che l’arrivo della mercanzia coincida con l’ultimo numero della propria Carta d’Identità, lasciapassare indispensabile per l’acquisto dei beni di consumo di prima necessità. Ma non sempre si ha questa fortuna.

Non sono solo i generi alimentari quelli che mancano ma anche le medicine, nonostante le autorità s’impegnino ad affermare il contrario. Il ministro dell’Economia, Miguel Pérez Abad, ha annunciato la settimana scorsa l’arrivo al paese dicirca 40 tonnellate di medicine e prodotti farmaceutici provenienti dall’Iran.

E’ questa, indirettamente, l’ammissione di un grave deficit di produzione nel settore. Si criticavano, e con ragione, i governi della Quarta Repubblica per le gravi carenze nell’ambito dell’assistenza sanitaria. Oggi, purtroppo, la situazione è precipitata. E lo è al punto tale che la morte di bambini e anziani per mancanza di medicine non fa più notizia. Solamente intristisce.

Intanto il Tavolo dell’Unità, dopo la recente manifestazione repressa con violenza dalle forze dell’ordine, ha esortato di nuovo i venezuelani a protestare domani per esigere celerità al Consiglio Nazionale Elettorale, nel controllo delle firme al fine di procedere definitivamente all’attivazione del Referendum Revocativo.

L’obiettivo, anche in questa occasione, è di raggiungere pacificamente la sede dell’organismo elettorale. Il Sindaco di Caracas, Jorge Rodríguez, ha già dichiarato che l’iniziativa del Tavolo dell’Unità non ha i permessi delle autorità competenti e, quindi, i venezuelani non potranno sfilare lungo le strade della capitale in segno di protesta.

Il Sindaco di Caracas ha anche assicurato che le forze dell’ordine interverranno con fermezza per soffocare sul nascere ogni provocazione o violenza.Il centro storico della capitale, dove si svolgono le attività politiche ed economiche del Paese, quindi, resta “off limits” per l’Opposizione ed esclusivo appannaggio delle organizzazioni filogovernative.

Corsi e ricorsi storici. In seno al Tavolo dell’Unità, cresce come la schiuma il dibattito interno in vista delle amministrative. Le correnti radicali, che sono anche quelle che fanno più baccano, sostengono che oggi l’obiettivo fondamentale è il Referendum Revocativo e che le amministrative sono solo una perdita di tempo e di energie.

Sono, questi, i settori incapaci di apprendere dagli errori del passato recente. In democrazia il vero potere si esercita nei governi regionali e il cammino verso Miraflores passa necessariamente attraverso la loro conquista. Disertare le amministrative, e in ogni caso non attribuire loro l’importanza che hanno, rappresenterebbe un “crasso errore” che si pagherebbe in futuro in termini di quote di potere politico.

(Mauro Bafile/Voce)

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Venezuela: Maduro proroga l’emergenza economica di 60 giorni

Pubblicato il 15 maggio 2016 da redazione

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CARACAS. – Un fine settimana ad alta tensione in Venezuela. Il presidente Nicolás Maduro ha prorogato per altri 60 giorni lo “stato di emergenza economica” nel paese che gli assicura poteri speciali nei confronti del Parlamento controllato dall’opposizione. Ed ha puntato il dito, come tante altre volte, contro gli Stati Uniti su più fronti.

In vigore ormai dallo scorso gennaio, lo stato di eccezione ed emergenza economica punta a “sconfiggere il colpo di stato e la guerra economica, in modo di stabilizzare il paese e affrontare le minacce contro la nostra patria”, ha sottolineato Maduro, precisando che Washington sta d’altro lato “attivando richieste promosse dalla destra venezuelana”.

Ma le mosse di Maduro non si fermano qui: ha richiamato l’ambasciatore venezuelano in Brasile, Alberto Castelar, a seguito dell’impeachment contro Dilma Rousseff e l’insediamento del nuovo presidente, Michel Temer, che ha definito “un golpe”.

Quindi, legando quanto sta avvenendo a Caracas con il caso Brasile, ha commentato che l’obiettivo di fondo Usa è quello di “porre fine alle correnti del progressismo in America Latina”. Sullo sfondo di questi annunci resta la grave crisi economica: il Paese dà la sensazione di essere sull’orlo di un abisso a causa di un’inflazione inarrestabile, la mancanza di alimenti nei supermercati e il crollo dei prezzi del petrolio.

Ma al centro dell’emergenza c’è anche un problema tutto politico, e cioè il braccio di ferro tra Maduro, sconfitto pesantemente nelle elezioni di dicembre, e l’opposizione sul referendum con cui l’antichavismo punta a revocare il mandato del presidente. Lo scontro è totale, mentre la tensione sale a Caracas, Maracaibo e in altre città.

Ieri c’è stata un’ennesima manifestazione dell’opposizione contro le frenate che Maduro sta facendo per rallentare il corso del referendum: in un modo o in un altro, il presidente cerca di farlo fallire, o quanto meno di ridurne l’impatto.

Se infatti la revoca del mandato presidenziale avviene nella prima metà dell’incarico, in questo caso prima di gennaio 2017, si deve andare a nuove elezioni. Nel caso in cui invece si scavalli tale data è solo il presidente a dover lasciare, sostituito dal vice presidente.

Nell’ambito della proroga dello “stato di emergenza economica”, il presidente Nicolás Maduro, ha ordinato di occupare le fabbriche che sono paralizzate a causa della crisi e di mandare in carcere gli imprenditori che “stanno boicottando il paese”.

Con questa dichiarazione Maduro si è riferito a quattro stabilimenti della Cerveceria Polar, tra le principali fabbriche di birra del Venezuela, che una ventina di giorni fa ha fermato la propria produzione nell’impossibilità di poter accedere alle valute estere senza le quali non può importare le materie prime necessarie. Maduro si è anche rivolto alle forze armate, alle quali ha ordinato di essere pronte ad “esercitazioni militari”, sottolineando la necessità di prepararsi a “qualsiasi scenario” di fronte alle “minacce di intervento” nel paese.

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Venezuela: represso con violenza il corteo della Mud

Pubblicato il 11 maggio 2016 da redazione

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CARACAS. – Tutto secondo copione. Nessuna sorpresa nè colpi di scena. Il corteo dell’Opposizione, convocato dal Tavolo dell’Unità non è riuscito a raggiungere la sede centrale del Consiglio Nazionale Elettorale, come stabilito. Un cordone della Guardia Nazionale, facendo uso di bombe lacrimogene, ha disperso i manifestanti.

La città, ieri, si era svegliata con una inusuale presenza delle forze dell’Ordine e anche blindati della Guardia Nazionale.

In prima fila, nel corteo dell’Opposizione, alcuni deputati – come ad esempio Henry Ramos Allup, presidente dell’An -, esponenti della Mud – tra questi Julio Borges e Jesús Torrealba – e sindaci, governatori e leader dei partiti.

La Guardia Nazionale, in un eccesso di zelo, ha represso violentemente la manifestazione. Tra i feriti anche il Governatore dello Stato Miranda, Henrique Capriles Radoski, al quale sarebbe stato spruzzato “gas irritante” agli occhi.

Il Segretario Esecutivo del Tavolo dell’Unità, Jesús “Chuo” Torrealba ha convocato un’altra manifestazione di protesta per questo sabato. Il Tavolo dell’Unità reclama celerità al Consiglio Nazionale Elettorale al quale accusa di applicare una “strategia dilatoria” per evitare la realizzazione del “referendum revocatorio” prima della fine dell’anno.

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Il Venezuela attraversa una delle fasi piú critiche della sua storia

Pubblicato il 11 maggio 2016 da redazione

Pensionati in Venezuela durante una riunione in cui l'Ambasciatore e funzionari dei Patronati hanno spiegato i motivi che hanno determinato la riduzione delle pensioni e quale potrebbe essere la situazione nel 2016.

Pensionati in Venezuela durante una riunione in cui l’Ambasciatore e funzionari dei Patronati hanno spiegato i motivi che hanno determinato la riduzione delle pensioni e quale potrebbe essere la situazione nel 2016.

ROMA – La settimana parlamentare è iniziata con il Venezuela e la nostra comunità al centro dei lavori della Camera dei Deputati.

Rispondendo nell’aula di Montecitorio ad una interrogazione urgente presentata dai deputati Fabio Porta, Giovanni Burtone, Demetrio Battaglia e Antonio Cuomo, del Partito Democratico, con la quale i parlamentari chiedevano “se e quali iniziative il Governo intenda adottare per monitorare costantemente l’evolversi della crisi in Venezuela e per assicurare alla comunità italiana il massimo sostegno in una condizione di oggettiva criticità, soprattutto per quanto riguarda la mancanza di generi di prima necessità, ponendo il tema anche nell’ambito degli organi internazionali”, il Sottosegretario agli Affari Esteri Benedetto della Vedova ha confermato come “il Paese sta attraversando una delle fasi più critiche della sua storia, che si sta ripercuotendo anche sulla numerosa comunità italiana residente nel Paese, le cui condizioni economiche e sociali sono fortemente deteriorate”.

Sulla questione della sicurezza, il governo ha affermato che “l’Ambasciata sta svolgendo un lavoro a tutto campo, grazie anche all’esperto che opera in loco e che si occupa delle denunce di violenze o minacce da parte dei connazionali, oltre che di eventuali casi di sequestri. La sicurezza viene, poi, posta sistematicamente all’ordine del giorno negli incontri con gli esponenti del Governo di Caracas, alla luce del continuo innalzamento degli indici di criminalità che si registrano nel Paese e, in particolare, nella capitale”.

Sulla grave carenza di medicine il Sottosegretario ha risposto che “su istruzioni della Farnesina, l’ambasciatore italiano a Caracas ha rappresentato alla Ministra degli esteri venezuelana, Delcy Rodríguez, la forte preoccupazione del Governo italiano e ha proposto delle modalità operative per far pervenire dall’Italia una lista di medicinali essenziali ai nostri connazionali, in particolare agli anziani”.

Sul tema delle pensioni, infine, molto sentito dai nostri connazionali, l’On. Della Vedova ha sostenuto che il nostro governo “è in costante contatto con l’INPS e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per vagliare la possibilità di riconsiderare il tasso di cambio attualmente utilizzato per pagare le pensioni agli italiani in Venezuela ed attuare il tasso di concambio flessibile, di valore più o meno corrispondente al precedente tasso SIMADI recentemente soppresso.

– In tal modo secondo – il rappresentante del governo – verrebbe calcolato in maniera più congrua il rateo di pensione spettante e garantito un potere d’acquisto reale, superando così le criticità legate al tasso di cambio ufficiale attualmente utilizzato, che sovrastima la valuta locale.

Fabio Porta, deputato eletto in Sudamerica e Presidente del gruppo interparlamentare Italia-Venezuela, ha così commentato la risposta del governo:

– Il Parlamento italiano non ha dimenticato i nostri connazionali che vivono in Venezuela e l’attenzione di tanti miei colleghi a quanto avviene in quel Paese conferma tale sensibilità; sono certo che il governo, che oggi come nelle scorse settimane ha risposto con altrettanta attenzione e preoccupazione ai nostri appelli, agisca rapidamente, sia sul tema delle pensioni che su quello dell’emergenza sanitaria e della sicurezza.

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10:52++ Agguato nel Foggiano, ucciso un uomo ++

(ANSA) - CERIGNOLA (FOGGIA), 24 AGO - Un uomo - del quale non è stata resa nota l'identità - è stato ucciso poco fa in un agguato compiuto per strada a Cerignola, nel Foggiano. Pare che la vittima sia stata ferita mortalmente con un colpo di pistola in pieno volto. Sul posto sono al lavoro i carabinieri. (ANSA).

10:40Calcio: L’Equipe, accordo Psg-Monaco per Mbappè

(ANSA) - ROMA, 24 AGO - Kylian Mbappè è sempre più vicino al Pag. Secondo quanto riferisce il quotidiano sportivo francese L'Equipe, ripreso anche dai siti spagnoli, il club parigino e il Monaco sarebbero arrivati ad un accordo di massima per il trasferimento del diciottenne attaccante francese. Oltre ai 150 milioni che arriveranno nelle casse del Monaco, l'accordo prevede che il Psg debba cedere ai campioni di Francia un giocatore. Le opzioni vanno da Krychowiak a Di Maria, Ben Arfa, Draxler, Guedes, Pastore o Lucas Moura. Mentre il Monaco decide, fa sapere L'Equipe, il Psg è alla ricerca di formule per rispettare il Fair Play Finanziario. Il club parigino, che ha già speso 222 milioni di euro per Neymar, dovrebbe vendere almeno un altro giocatore, oltre a quello compreso nell'operazione Mbappè, per fare cassa. Tra le soluzioni possibili la cessione di Angel Di Maria al Barcellona, che vedrebbe nell'argentino un'alternativa più economica all'ingaggio di Philippe Coutinho, per il quale il Liverpool chiede 150 milioni di euro.

10:35Terremoto: mons. D’Ercole, burocrazia spietata

(ANSA) - ASCOLI PICENO, 24 AGO - L'anniversario del terremoto ''vuole essere anche sforzo di speranza, puntando a una visione del futuro positiva anche se le difficoltà, gli ostacoli e gli intralci della burocrazia spietata tentano di spingere lo spirito a un realismo fatale che rasenta il fatalismo della disperazione''. Così il vescovo di Ascoli Piceno mons. Giovanni D'Ercole ad un anno esatto dal sisma che il 24 agosto 2016 sconvolse l'Italia centrale. ''Molto resta da fare - sottolinea mons. D'Ercole -, la lentezza degli interventi pubblici in molti l'hanno più volte sottolineata; la fatica che ci attende è chiara a tutti, ma il coraggio e l'impegno hanno ripreso a camminare sulle gambe della speranza''. Poi i simboli: ''i media identificano questo terremoto come 'il terremoto di Amatrice'', ma ''il luogo che più di ogni altro può mostrare l'energia divoratrice del sisma è proprio Pescara del Tronto, dove non trovi un masso, un muro, una mezza casupola in piedi, ma tutto diventato poltiglia di ridottissimi rottami''.

10:07Fisco:non dichiara ricavi per 5 anni,scoperto medico evasore

(ANSA) - VIBO VALENTIA, 24 AGO - Esercitava l'attività medica da diversi anni senza dichiarare al fisco i compensi percepiti. Un professionista evasore è stato individuato dalla Guardia di finanza di Vibo Valentia che ha fatto emergere ricavi non dichiarati, nell'ultimo quinquennio, per circa 200 mila euro. I finanzieri, nel corso di una verifica fiscale svolta nell'ambito del contrasto all'evasione, hanno esaminato una copiosa documentazione extracontabile acquisita all'atto dell'avvio del controllo scoprendo la mancata o parziale istituzione, tenuta e conservazione delle scritture contabili obbligatorie. Inoltre, sulla base di riscontri effettuati nei confronti di alcuni "clienti" si è pervenuti alla puntuale qualificazione della posizione fiscale, nonché della reale capacità contributiva del professionista.(ANSA).

10:06Incidenti stradali: muore imprenditore edile Mattioda

(ANSA) - TORINO, 24 AGO - L'imprenditore Giampiero Mattioda, titolare di una delle aziende edili più importanti d'Italia, è deceduto all'età di 52 anni in un incidente stradale. E' accaduto nella notte nel Torinese, sulla provinciale 460 tra Leini e Lombardore. L'uomo, residente a Cuorgnè, era a bordo di una Mini Countryman diretto verso casa quando ha perso il controllo della vettura che è finita nel fossato a lato della strada. E' morto sul colpo. La dinamica del sinistro è al vaglio dei carabinieri di Venaria Reale.(ANSA).

10:03Tennis:ßAtp Winston-Salem, fuori Lorenzi e Seppi

(ANSA) - ROMA, 24 AGO - Paolo Lorenzi e Andreas Seppi si fermano agli ottavi di finale del torneo Atp di Winston-Salem (montepremi di 664.825 dollari, cemento), in North Carolina, ultimo appuntamento prima degli Us Open. Il 35enne senese, dopo aver usufruito di un 'bye' al primo turno e aver esordito superando in rimonta per 2-6 6-4 6-4 il brasiliano Thiago Monteiro, è stato sconfitto dallo statunitense Taylor Fritz per 7-6(3) 7-6(7-5). Il 33enne altoatesino, dopo le affermazioni sul serbo Janko Tipsarevic (6-2 6-2) e sul britannico Aljaz Bedene (6-4 7-5), ha ceduto al tedesco Jan-Lennard Struff per 6-3 6-7(3-7) 7-6(7-3).

10:02Terremoto: un grande cuore di fiaccole ad Arquata

(ANSA) - ASCOLI PICENO - Nella notte illuminata dalle fiaccole il vescovo di Ascoli Piceno Giovanni D'Ercole alle 3:36 ha scandito i nomi delle 48 vittime del terremoto del 24 agosto 2016 nel territorio di Arquata del Tronto. E' sembrato un tempo infinito quello impegnato per leggerli tutti nel silenzio assoluto, rotto dopo ogni nome dai rintocchi di una delle campane della vecchia chiesa di Pescara del Tronto, frazione che ha registrato il più alto numero di morti e che ha ospitato la commemorazione ad un anno dal sisma. Con il sindaco Aleandro Petrucci c'era tanta gente: sopravvissuti, familiari delle vittime, volontari. Hanno dato vita ad una fiaccolata che ha raggiunto l'ex campo giochi di Pescara, dove è stato inaugurato un monumento in ricordo, disegnando a terra un grande cuore con le fiaccole. Oggi è lutto cittadino: alle 16:30 mons. D'Ercole celebrerà una messa in suffragio insieme ai sacerdoti delle zone terremotate. Saranno presenti la presidente della Camera Laura Boldrini e il ministro dell'Interno Marco Minniti.

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