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Dall’albero al cenone, le dritte per un Natale eco-friendly

Pubblicato il 08 dicembre 2017 da ansa

Le dritte per un Natale eco-friendly

 


ROMA. – Meglio un abete vero di uno di plastica, ok alle luci al Led e da accendere con parsimonia, dire di no al capitone nel cenone della vigilia. Con le giuste scelte anche il Natale può essere amico dell’ambiente. A partire dall’albero di Natale: prendere un abete vero al posto di uno finto, di plastica, può rivelarsi più sostenibile.

La plastica impiegata per gli alberi finti, evidenzia FSC, organizzazione no profit che si occupa di certificazione dei prodotti forestali, ha costi ambientali e di smaltimento molto elevati. Gli abeti naturali invece provengono, o dovrebbero provenire, da piantagioni specifiche, e il loro abbattimento non va a intaccare il patrimonio boschivo del territorio.

Le grandi città danno il buon esempio: da Roma, Milano, fino a Londra e Bruxelles, la scelta è caduta su abeti col bollino PEFC, altro organismo di certificazione. L’abete vero non si butta nella spazzatura a fine feste: si pianta.

La tavola è un altro banco di prova chiave. A cominciare dagli allestimenti: posate, piatti, calici usa e getta, tovaglie e tovaglioli di carta dovrebbero essere banditi. Quanto al menù, Legambiente suggerisce i prodotti tipici del Made in Italy provenienti se possibile da agricoltura biologica o dal circuito del commercio equosolidale. Il Wwf invita a non consumare cibi come il patè di fegato d’oca, che comporta sofferenze agli animali, o i datteri di mare, la cui pesca è vietata in Italia e Ue. Stop all’anguilla: è tradizione ma oggi è classificata come in pericolo critico di estinzione.

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Veratour, per Natale sempre più italiani scelgono i Tropici

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da ansa

Natale ai Tropici.

 

ROMA. – Sempre più italiani approfittano delle vacanze natalizie per concedersi una settimana al mare: il Centro Studi Veratour segnala un aumento del 10% delle prenotazioni. E’ l’Oceano Indiano ad aggiudicarsi la palma come destinazione più gettonata battendo i Caraibi.

In particolare Zanzibar, Kenya, Mauritius e Maldive. Bene anche l’Oman, anche se il “vincitore morale” della stagione è il Mar Rosso che fa segnare un aumento esponenziale. Nei suoi villaggi a Marsa Alam e Sharm el Sheik, Veratour raggiunge il tutto esaurito per le settimane di Natale e Capodanno, un risultato che non arrivava da diversi anni e che segnala una ritorno della fiducia del viaggiatore.

Come sempre la capacità di spesa nel turismo – sottolinea Varatour – rappresenta un’efficace cartina tornasole della situazione economica. Segnali incoraggianti arrivano tanto dall’aumento del numero dei viaggiatori quanto dallo scontrino medio che, per la settimana di Natale, si assesta intorno ai 2.350 euro per persona comprensivo di volo e trattamento all inclusive, mentre per Capodanno raggiunge i 2.950 a parità di condizioni.

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Natale, gli italiani pronti a spendere 10 miliardi

Pubblicato il 02 dicembre 2017 da ansa

Natale, italiani pronti a spendere 10 miliardi

 

ROMA. – Dai regali, agli addobbi per la casa, a pranzi e cene, “complessivamente la spesa delle famiglie per le feste di Natale si attesterà sui 10 miliardi di euro, con un importo procapite attorno ai 166,6 euro” stima il Codacons che rileva “luci ed ombre sul fronte dei consumi natalizi degli italiani”.

Perchè “se da un lato i cittadini prevedono di spendere più dello scorso anno per il cenone, per i viaggi e per l’acquisto di prodotti hi-tech, dall’altro non ci sarà un aumento degli acquisti per i regali, con una spesa che rimarrà stabile rispetto al 2016, mentre si ridurrà il budget da dedicare all’albero di Natale e agli addobbi per la casa”.

Pesano ancora “l’incertezza che regna sul futuro del paese e le preoccupazioni sul fronte del lavoro e del reddito”. Ma “nonostante ciò, gli italiani non rinunceranno in alcun modo alla tradizione: padrone incontrastato delle feste sarà il settore alimentare, con una previsione di spesa in crescita del +2,8% rispetto al 2016 e quasi 2,9 miliardi di euro di alimenti e bevande”.

E “sarà boom degli acquisti online, con 1 regalo su 3 scelto sul web”. Intanto una indagine Coldiretti/Ixe coglie “una inversione di tendenza” sulla scelta dell’albero di Natale: le famiglie che preferiscono un albero vero saranno il 3% in più, 3,8 milioni. Gli alberi saranno più piccoli (una scelta influenzata da costi, facilità di trasporto, e spazio nelle case) per una spesa in media di 35 euro (“in leggerissimo aumento rispetto dell’anno scorso, anche come conseguenza della tendenza dei consumatori ad acquistare degli abeti di varietà particolari ma anche più costose rispetto al tradizionale abete rosso”).

Per Coldiretti è anche una scelta per l’ambiente: gli alberi arrivano “per circa il 90 per cento da coltivazioni vivaistiche mentre il restante 10 per cento (cimali o punte di abete) dalla normale pratica forestale che prevede interventi, come diradamenti o potature, indispensabili per lo sviluppo e la sopravvivenza del bosco”, “niente a vedere con le piante di plastica” che per produzione e trasporto “consumano petrolio e liberano gas ad effetto serra” ed “impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell’ambiente”.

Sul fronte regali arriva la stima di eBay: “Nel 2017, si prevede una spesa complessiva di quasi 8,2 miliardi di euro che tradotta in spesa media pro-capite si aggira attorno ai 211 euro”; il 14% degli italiani che “destinerà ai regali di Natale una spesa superiore ai 400 euro”, e “ragionando in numeri assoluti, la cifra è da capogiro: gli italiani dichiarano di essere intenzionali ad acquistare regali per un totale complessivo di circa 382 milioni”.

I regali più desiderati: viaggi (23%), abbigliamento e scarpe (9%), libri (8%); I più odiati: “Calzini, suppellettili per la casa, sex toys e lingerie”.

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Pandoro a rischio, dipendenti Melegatti in sciopero

Pubblicato il 04 ottobre 2017 da ansa

Pandoro a rischio, dipendenti Melegatti in sciopero

 

VERONA. – A Natale il pandoro contende al panettone il primato sulle tavole, ma l’azienda fondata da Domenico Melegatti, che oltre 120 anni fa ha “inventato” il dolce natalizio e tra le leader del settore, rischia di trovarsi con problemi produttivi in vista delle prossime festività.

L’allarme arriva dai dipendenti che da alcuni giorni sono in sciopero e hanno dato vita a una manifestazione davanti al municipio di San Giovanni Lupatoto, mentre i dirigenti sindacali e i componenti della Rsu incontravano il sindaco Attilio Gastaldello che si è attivato per fissare un incontro con la proprietà.

All’azienda viene imputato il mancato pagamento degli stipendi degli ultimi due mesi e la mancata soluzione, al momento, della ricerca di un partner commerciale. Una questione, quest’ultima, che si tradurrebbe in carenze sul fronte degli approvvigionamenti di materia prima, con conseguenti ripercussioni sulla produzione.

“A San Martino Buon Albergo – ha detto Paola Salvi, segretario della Flai-Cgil, in riferimento a uno dei due siti produttivi dell’azienda – hanno addirittura coperto con il nylon i macchinari”. Sono 90 gli addetti tra lo stabilimento storico di San Giovanni Lupatoto (Verona) e quello di San Martino Buon Albergo, inaugurato lo scorso febbraio su un’area di 21mila metri quadrati, con un investimento di oltre 10 milioni e destinato alla produzione di croissant.

A quelli a tempo indeterminato si aggiungono poi circa 200 stagionali. I lavoratori denunciano di non aver ricevuto lo stipendio di agosto e al momento neanche quello di settembre. L’azienda, che l’anno scorso ha fatturato 70 milioni di euro producendo dolci da ricorrenza e merendine, sta attraversando una crisi societaria e la speranza è che in occasione della prossima assemblea dei soci a fine mesi possano arrivare soluzioni che risolvano i problemi dell’azienda.

“Ieri era fissato l’incontro in azienda – ha sottolineato Paola Salvi – per un nuovo socio-finanziatore annunciato dalla proprietà, invece si sono presentati degli avvocati che illustrando la situazione si sono contraddetti tra loro. Qui ci sono molti lavoratori monoreddito, che non vedono soldi da due mesi, che restano in fabbrica a non fare niente. Ci sono stagionali che erano stati chiamati per la produzione invernale, hanno sospeso la disoccupazione e rinunciato ad altre opportunità e poi non hanno lavorato. E con l’azienda non si ottengono risposte nemmeno per l’attivazione della cassa integrazione” ha concluso la rappresentante della Flai-Cgil.

Sotto accusa il management. Nell’azienda veronese si attendeva l’ingresso di un nuovo socio o una partnership per commesse conto terzi con un colosso dolciario, ma finora non si è visto nulla.

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