Archivio tag | "New York"

Tags: , ,

Allarme rosso per la maratona, ma New York non si ferma

Pubblicato il 01 novembre 2017 da ansa

Allarme rosso maratona ma New York non si ferma

NEW YORK. – New York è sotto shock dopo l’attentato terroristico a Downtown Manhattan, che ha fatto ripiombare la città nell’incubo del terrorismo, ma non si ferma. Così come non si ferma il popolo dei corridori, pronto a presentarsi, domenica, ai blocchi di partenza della corsa più famosa del mondo. Il sindaco della Grande Mela, Bill de Blasio, e il governatore dello Stato, Andrew Cuomo, hanno confermato che la maratona di New York si farà perché non ci si può arrendere al terrore, promettendo misure di sicurezza eccezionali per proteggere runner e cittadini.

All’indomani dell’attacco, l’Hudson River Park, la pista ciclabile che si snoda lungo il fiume Hudson dalla 59esima Strada sino a Battery Park, è ancora chiusa dal Pier 40 a Chambers Street, all’altezza di Tribeca. Ma nell’area riaperta al pubblico ricompaiono numerosi atleti, in bici e a piedi.

E c’è anche chi si sta allenando per la maratona: “Io ci sarò”, assicura all’ANSA Mark, 50enne che partecipa per la terza volta alla corsa, e non ha alcuna intenzione di rinunciarci. “Ormai sembra un cliché, ma anche io penso che non possiamo fermare le nostre vite – dice -. Quanto accaduto ieri è orribile, prego per le persone che hanno perso la vita e per le loro famiglie. Ma noi dobbiamo andare avanti”.

“Nemmeno per un minuto ho pensato di rinunciare all’appuntamento di domenica, l’unico problema è riuscire ad arrivare al traguardo”, precisa Susan, che si sta preparando con lui. Ma lungo l’Hudson River Park ci sono anche diversi ciclisti. Uno di loro si ferma per pochi secondi, e dice soltanto: “New York è più forte dei terroristi”.

Intanto, in previsione della maratona, la New York Road Runners assicura che “per la corsa di questo fine settimana, come per tutti i nostri eventi, la sicurezza dei corridori, personale, volontari e spettatori è la priorità”. Mentre il capo della polizia spiega che ci sarà “un maggior numero di agenti sui treni e alle stazioni. La maratona sarà un evento sicuro”.

Per Daphne Matalene, allenatore di New York Road Runners, la maratona di domenica sarà simile, in un certo senso, a quella del 2001, dopo gli attacchi dell’11 settembre. “Sarà molto emozionante, specialmente per i poliziotti e i vigili del fuoco che vi partecipano”, afferma. “È il più bel giorno dell’anno a New York e continuerà ad esserlo. Ho completa fiducia nelle autorità, ci terranno al sicuro”.

(di Valeria Robecco/ANSA)

Commenti (0)

Tags: ,

Clima: New York rischia una super tempesta ogni cinque anni

Pubblicato il 24 ottobre 2017 da ansa

Clima: allarme NY, rischia super tempesta ogni 5 anni.

 

NEW YORK.- A New York si rischia una ‘super tempesta’ ogni cinque anni, come quella causata dall’uragano Sandy. Lo rivela uno studio condotto da diverse università americane, secondo il quale nei prossimi trent’anni calamità che avrebbero colpito in media ogni 500 anni potrebbero verificarsi invece molto più frequentemente. La causa è il riscaldamento globale, che sta provocando un progressivo innalzamento delle acque.

Lo studio, pubblicato nel ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’, ha esaminato l’innalzamento del livello dei mari fino al 2300. Secondo i ricercatori, non si può stabilire di quanto esattamente si innalzeranno le acque. Nel caso di New York è stato stimato che potrebbe essere quasi di 2 metri e mezzo entro la fine del secolo, se la lastra di ghiaccio dell’Antartico occidentale dovesse sciogliersi rapidamente a causa di un alto livello di emissioni.

Commenti (0)

Tags: , , ,

Giuseppe Di Pangrazio: l’ Abruzzo è vicino ai corregionali del Venezuela

Pubblicato il 19 ottobre 2017 da redazione

Alla Parata di Queens (foto M.Fosco).

 

Mariza Bafile

NEW YORK. –  Era la prima volta che il Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo Giuseppe Di Pangrazio visitava New York e, forse anche per questo, non si è permesso neanche un minuto di pausa. Lo hanno accompagnato il capo della sua Segreteria Gino Milano e il collega Goffredo Palmerini, cronista eccezionale che nei suoi articoli e libri ripercorre con meticolosa attenzione le tappe dei suoi viaggi. Palmerini è un emigrante del mondo che non ha mai lasciato fisicamente l’Abruzzo.

L’emigrazione non è soltanto una passione ma molto di più. Lui, molto più di tanti altri, rispetta, ammira e comprende in profondità la storia di chi un giorno per ragioni diverse ha lasciato la propria terra per affrontare l’ignoto. Nei suoi scritti –l’ultimo libro L’Italia nel cuore è fresco di stampa- ci fa rivivere gli incontri con i corregionali abruzzesi sparsi un po’ dappertutto.

Attraverso le sue parole dense di calore umano, scopriamo le loro storie, conosciamo le eccellenze che fanno onore alle proprie origini e costruiamo quei ponti tanto necessari in un mondo in cui la comunicazione diventa sempre più superficiale e veloce proprio a causa della valanga di messaggi e notizie che arrivano grazie alle nuove tecnologie.

Se Palmerini è stato il “Virgilio” della visita di Di Pangrazio nella Grande Mela, importante per il Presidente del Consiglio è stato l’aiuto ricevuto dal capo della sua segreteria Gino Milano, impegnato nei settori di emigrazione/immigrazione e quindi ben ferrato in materie che sono state al centro degli incontri con la comunità abruzzese.

Nel corso dei suoi giorni trascorsi a New York Di Pangrazio ha assorbito appieno le caratteristiche che rendono questa città realmente unica e si è detto ammirato per la capacità che ha di accogliere persone di ogni razza e religione, di offrire spazio a tutte le culture e anche alle più sofisticate tecnologie. A questo proposito ha segnalato l’innovazione che sta alla base dello sviluppo di un’architettura che svetta verso l’alto per offrire spazi abitativi e di lavoro ad una popolazione costantemente in crescita.

– Consiglierei a qualsiasi giovane di trascorrere almeno un anno a New York. Questa città è davvero il centro del mondo per la mescolanza di persone che arrivano da ogni luogo, per l’arte e la tecnologia, per il sofisticato sistema di sicurezza che richiede una tale densità di popolazione. Un ragazzo ne tornerebbe umanamente e professionalmente arricchito.

– Parlando di giovani e di ricerca, pare che in Italia sia in aumento la cosiddetta “fuga di cervelli”. Le statistiche indicano una tendenza sempre più marcata di giovani con gran talento che lasciano il bel paese in cerca di spazi in cui poter crescere professionalmente e umanamente. Qual è la situazione in Abruzzo?

– Credo che in generale parlare di “fuga di cervelli” sia un po’ esagerato. In Abruzzo a fronte di cento ragazzi che partono per andare ad approfondire i propri studi all’estero solamente uno o due decidono di restare nel nuovo paese. È indubbio che né l’Abruzzo e in alcuni casi neanche l’Italia possano offrire studi di specializzazione di altissimo livello in ogni campo ma è anche vero che le nostre Università sono ottime e, particolare importante, sono gratuite. Anche i nostri centri di ricerca vivono grazie ai fondi pubblici, al contrario per esempio di quelli nordamericani che sono sovvenzionati dai privati. In Abruzzo abbiamo ottime Università ma per alcune specializzazioni bisogna andare all’estero. Per altre no. Abbiamo per esempio il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso, uno dei quattro più importanti dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e il più grande laboratorio sotterraneo del mondo in cui si realizzano esperimenti di fisica delle particelle, astrofisica delle particelle e astrofisica nucleare. È un grande orgoglio per la nostra regione. Sarebbe impossibile offrire la stessa eccellenza per tutte le discipline. I giovani dunque partono per approfondire i propri studi ma in gran maggioranza rientrano. Ce lo ha confermato anche il docente e ricercatore Domenico Accili che abbiamo incontrato nel corso di questa visita.

Domenico Accili, Gino Milano, Giuseppe Di Pangrazio.

 

Domenico Accili, ci spiega con orgoglio il Presidente Di Pangrazio, è direttore del Diabetes and Endocrinology Research Center “Russ Berrie” che opera all’interno della Columbia University, ed è stato insignito, lo scorso anno, dell’onorificenza di Ambasciatore d’Abruzzo nel Mondo che assegna la Regione a personalità che, per il loro impegno sociale, professionale, culturale ed economico, fanno onore all’Abruzzo.

 

 

 

– Ogni anno consegniamo quattro riconoscimenti. È una delle iniziative che abbiamo preso per essere più vicini ai connazionali nel mondo. Vogliamo consolidare i rapporti con tutti loro. Ormai in molti paesi siamo arrivati alla quarta e quinta generazione ma proprio per questo è importante far conoscere ai discendenti dei nostri emigrati il valore, la cultura, le tradizioni della terra d’origine delle loro famiglie.

– Le ragioni di questo viaggio sono da ascrivere anche a questo rinnovato impegno di creare ponti con le comunità abruzzesi nel mondo?

– Senza dubbio. La ragione prima è stata quella di incontrare la comunità di Orsogna che ci ha rivolto un invito che abbiamo accolto con grande piacere. La sede dell’associazione Orsogna Mutual Aid Society riunisce un grande numero di corregionali partiti da quest’area dell’Abruzzo e l’incontro con tutti loro è stato davvero emotivo. Il grande locale dell’Associazione era completamente pieno e tra gli ospiti d’onore c’era anche l’apprezzato, amico Mario Fratti, drammaturgo di successo che l’anno scorso ha compiuto i suoi 90 anni all’Aquila e che ho riabbracciato con grande allegria. La sua carica di vitalità è un esempio per tutti noi.

Serata all’Orsogna.

La delegazione abruzzese ha visitato anche il Museo Italo Americano di cui è vicepresidente l’attivissima e cordiale Maria Fosco, altra esponente di spicco della comunità abruzzese di New York. Di Pangrazio spiega che, nel corso di questo viaggio, ha realizzato anche una visita, molto emotiva ad altri luoghi simbolici come il Ground Zero ed Ellis Island.

– Ieri l’Italia è stato un paese di emigrazione, dall’Abruzzo sono partite migliaia e migliaia di persone che si sono sparse in tutto il mondo. Oggi invece è diventato paese di immigrazione. Sono altri quelli che scappano da guerre e fame e chiedono la nostra accoglienza. Come risponde l’Abruzzo alle richieste degli immigranti?

– L’Abruzzo non è tra le regioni con il più alto numero di immigrati. Per due ragioni: la prima perché non è tra le loro mete più ambite e la seconda perché quando l’Italia ha ricevuto il più grande flusso di immigrazione a causa dell’inasprirsi delle tensioni tra Libia e Tunisia e l’intervento militare internazionale, l’Abruzzo fu esentato dai programmi di accoglienza perché il terremoto dell’Aquila aveva creato una situazione di forte emergenza interna. Le comunità che vivono attualmente in Abruzzo sono per lo più originarie del Marocco, della Tunisia e in parte dell’Egitto e lavorano soprattutto nel settore dell’agricoltura.

Giuseppe Di Pangrazio sottolinea l’importanza dell’agricoltura per la crescita della regione Abruzzo.

– Abbiamo sviluppato un’attività imprenditoriale che non si ferma solo alla produzione. Per esempio soprattutto nel settore dei vini e degli oli, siamo in grado di portare avanti il ciclo completo: produzione, raccolta, lavorazione, commercializzazione e vendita. Attività che offrono lavoro a un gran numero di cittadini. Desideriamo fare lo stesso anche in aree come il Fucino della Marsica nella quale c’è una grande produzione di ortaggi ma le industrie di trasformazione sono ancora insufficienti. Opportunamente sviluppate, potrebbero assorbire molta occupazione. Per trasformare l’Abruzzo in una regione quasi con piena occupazione siamo anche impegnati sul settore del turismo. Vogliamo far conoscere aree meno note e promuovere la rivalorizzazione dei paesini, bellissimi ma quasi abbandonati dell’entroterra. Essi potrebbero risorgere grazie a quei cittadini, anche a coloro che attualmente risiedono all’estero e volessero rientrare, desiderosi di trascorrere la vita in aree in cui si può tornare ad assaporare un ritmo di vita più sereno e a contatto con la natura.

In visita alla Steinway (foto Maria Fosco).

– A che punto è la ricostruzione dell’Aquila?

– L’Aquila si sta riprendendo poco a poco. Il governo Renzi ha stanziato sei milioni che saranno spalmati nel corso di sei anni per accelerare la ricostruzione del centro storico. Oggi più di cento gru sono al lavoro nel capoluogo per portare avanti gli interventi necessari. Stiamo ricostruendo una città intelligente e presto speriamo di cancellare le tracce del terribile terremoto.

La delegazione abruzzese ha incontrato anche il Console Generale d’Italia a New York, dott. Francesco Genuardi, ha assistito alla Messa nella Cattedrale di San Patrick e partecipato alle celebrazioni del Columbus Day.

– Nonostante le contestazioni che in questi ultimi mesi hanno avuto luogo in tutti gli Stati Uniti – spiega Di Pangrazio – e che tendono a sottolineare gli aspetti negativi della conquista, che senz’altro ci sono stati, ma senza dare sufficiente rilievo a quelli positivi che non sono certo mancati.

– Dopo New York siete attesi a Bruxelles. Perché?

– L’Abruzzo è la regione che coordina un gruppo di lavoro, composto da 74 regioni europee, che sta portando avanti uno studio sui cambiamenti climatici e le calamità naturali. Come Presidente pro tempore del Consiglio Regionale darò una conferenza su questo tema che considero di estremo interesse per il futuro del mondo. Contiamo sulla partecipazione dell’Università di Chieti, in cui la facoltà di Geologia è considerata di eccellenza, delle Università dell’Aquila e di Teramo, del Laboratorio del Gran Sasso e della Protezione Civile. Il nostro studio si concentra sulla prevenzione e chiediamo all’Europa la modifica di alcune norme sul versante appunto della prevenzione. Bisogna cominciare tutti a ragionare in maniera diversa e a capire che i cambiamenti climatici incidono sulla vita di ognuno indistintamente. Se non lavoriamo uniti per riparare i danni e approfondire le misure preventive, tra cinquant’anni rischiamo la distruzione della terra. Oggi molte popolazioni sono costrette ad emigrare proprio per le conseguenze dei cambiamenti climatici nelle loro aree. È importante capire che siamo tutti sulla stessa barca.

– Quali sono i problemi più pressanti della Regione Abruzzo e cosa si sta facendo per risolverli?

– Uno dei problemi che richiedeva un impegno immediato era quello della sanità. Lo abbiamo affrontato con determinazione. Bisogna tener conto che la nostra regione era commissariata e quindi obbligata a rientrare da un pesante debito sanitario. Abbiamo razionalizzato la rete ospedaliera disseminando in tutto il territorio i centri di eccellenza per malattie la cui cura può essere programmata e lasciando in ogni città le strutture necessarie per assicurare un primo intervento. Più difficile è stato razionalizzare la spesa inutile, quella che non è necessaria e comporta un rallentamento nell’attenzione sanitaria, negli appuntamenti ed è anche la causa di un’eccessiva spesa farmaceutica. L’altra grande trasformazione la stiamo realizzando nel settore dei trasporti. Ora siamo riusciti a creare un trasporto unico abruzzese che ci aiuta ad evitare la sovrapposizione delle linee private con quelle pubbliche.

– Il Venezuela è un paese con una grande comunità abruzzese che durante molti anni ha contribuito allo sviluppo della regione non soltanto con le rimesse ma anche con un costante rientro durante i periodi di vacanze. Oggi quegli stessi italiani stanno vivendo una situazione di grave difficoltà, quasi di emergenza umanitaria, per la crisi che ha colpito il paese, per l’instabilità politica e per la carenza di medicine. Avete considerato la possibilità di mettere in campo misure speciali per offrire cure mediche e aiuto a questi connazionali nel caso lo richiedessero?

– Siamo molto attenti alla situazione del Venezuela. Sappiamo che i nostri connazionali stanno vivendo momenti molto duri e siamo disposti a studiare interventi per aiutarli. Già ora, grazie al lavoro svolto dalla Fondazione Abruzzo Solidale e altre, stiamo inviando medicine e aiutando i corregionali che hanno bisogno di cure mediche costose. A Pratola Peligna c’è un gruppo di corregionali che sono rientrati e si stanno organizzando per aiutare chi è rimasto. È importante che si sappia che non dimentichiamo i nostri corregionali soprattutto quando vivono in paesi in crisi come è il caso del Venezuela.

Commenti (0)

Columbus Day: delegazione Polizia di Stato a New York

Tags: , , , ,

Il Columbus Day della discordia, proteste in 50 città

Pubblicato il 09 ottobre 2017 da ansa

Columbus

La delegazione italiana della Polizia di Stato per il Columbus Day ha partecipato alla deposizione della corona al Columbus Circle di New York (Usa), 08 ottobre 2017.
ANSA/UFFICIO STAMPA POLIZIA DI STATO

NEW YORK. – Il Columbus Day della discordia. L’America lo ha festeggiato divisa come non accadeva da decenni. E mentre a New York è andata in scena tra mille polemiche (e sotto una fitta pioggia) la tradizionale parata sulla Quinta Strada, in oltre 50 città – da Los Angeles a Seattle – è stato il giorno della protesta contro la figura di Cristoforo Colombo e l’occasione per celebrare la storia delle popolazioni indigene.

Mai come quest’anno il futuro di una festività nata nel 1937 e divenuta la festa per eccellenza della comunità italoamericana appare incerto. Tanto che un’autorevole rivista come Newsweek arriva a chiedersi se quello del 2017 non sarà l’ultimo Columbus Day: “Noi abbiamo un debito, quello di essere più rispettosi di un uomo che ha reso possibile l’esistenza del nostro Paese”, si legge.

Ma dalla California allo stato di Washington, passando per Minnesota, Utah, Vermont, fino all’Alaska, sono già decine le amministrazioni locali che hanno abolito il giorno di Colombo: oltre a Los Angeles e Seattle anche Boston, Denver, Phoenix, Portland, Tulsa, Austrin, Salt Lake City. Qui al posto del Columbus Day si è celebrato l’Indigenous Peoples Day, per ricordare quello che per molti è stato l’inizio dello “sterminio” dei nativi, quello seguito alla scoperta del Nuovo Mondo.

In molte università come Berkeley si sono svolti sit-in per denunciare quello che per i critici viene considerato non il più famoso navigatore di tutti i tempi, ma colui che ha dato vita a una storia di repressione, dolore e schiavitù. Come raccontano i tanti giovani afroamericani che in questi giorni hanno continuato a riunirsi attorno alla blindatissima statua di Colombo nel cuore di Manhattan. Quella che alcune associazioni civili vorrebbero vedere rimossa e che viene sorvegliata 24 ore su 24 dagli agenti per timore di atti vandalici.

L’ultima parola sul monumento di Columbus Circle, di fronte all’ingresso di Central Park, spetterà al sindaco Bill de Blasio, che questa estate ha istituito una commissione per esaminare il caso dei monumenti più controverso della città. Attirandosi così l’ira degli italoamericani nel pieno della campagna per la sua rielezione a primo cittadino. “Non c’è alcun piano per rimuovere la statua”, ha rassicurato de Blasio, cercando di calmare le acque.

Mentre il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo ha promesso vita dura ai detrattori di Colombo. “Siamo pronti a dare battaglia a chi vuole eliminare la festa e a chi vuole rimuovere le statue”, hanno fatto sapere i suoi collaboratori: “Uno schiaffo alla comunità italoamericana non sarà tollerato”.

Ma intanto proprio nell’assemblea parlamentare dello stato di New York è stato presentato per la prima volta un testo di legge per cambiare nome al Columbus Day, e trasformarlo anche qui in Indigenous Peoples Day. “Colombo merita disprezzo, non gloria”, la motivazione dei promotori. Non la pensano così i newyorchesi che stanno raccogliendo le firme per ‘salvare’ la statua di Columbus Circle: sono già oltre mille.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

Commenti (0)

Tags: , ,

Ny apre alle auto autonome. Cuomo: “Sì a test su strada”

Pubblicato il 11 maggio 2017 da redazione

NEW YORK. – Le auto autonome si preparano a invadere le strade dello stato di New York. Il governatore Andrew Cuomo ha annunciato che i costruttori di auto possono da ora in poi avanzare alle autorità la richiesta di testare su strada le auto senza guidatore.

“New York è emersa come uno degli hub per l’innovazione, e mentre invitiamo le aziende e gli imprenditori a reinventare la tecnologia per il trasporto, incoraggiamo anche lo sviluppo di nuove e sicure opzioni di viaggio per i cittadini” ha affermato Cuomo

Commenti (0)

Tags: , , , , , , , , , , , ,

Tamburri: “L’italiano non è più solo una lingua etnica”

Pubblicato il 22 febbraio 2017 da redazione

Antony Julian Tamburri, Decano e professore dell’Italian American Institute Calandra

NEW YORK – “L’italiano non è più solamente una lingua etnica. È molto importante ribadirlo. Direi essenziale. D’altronde abbiamo pressappoco 100mila giovani a livello nazionale che studiano l’italiano; a livello universitario, invece, ne calcoliamo circa 90mila”. Lo assicura Antony Julian Tamburri, Decano e professore dell’Italian American Institute Calandra e autore di saggi indispensabili per capire lo sviluppo culturale della nostra Collettività. Tra questi, “Una nuova semiotica dell’etnicità: nuove segnalature per la scrittura italiano-americana” (2010), “Re-reading Italian Americana: Specificities and Generalities on Literature and Criticism (2014) e i volumi di cui è co-editore “Italian Americans in the Third Millenium” (2009) e “The Cultures of Italian Migration: Diverse Trajectories and Discrete perspectives (2011).

– Nel 2009 – ci dice – abbiamo realizzato un sondaggio per capire meglio chi studia l’italiano nelle scuole pubbliche. Al questionario hanno risposto circa 6mila alunni, la maggior parte della scuola media e del liceo. Di questi 6mila, il 59 per cento erano giovani di origine italiana e il 41 per cento no. Il risultato ottenuto è molto importante. In primo luogo, dimostra che sono ancora tanti gli alunni di origine italiana che continuano a studiare la nostra lingua e che sono altrettanto numerosi i giovani che pur non avendo radici italiane si avvicinano alla nostra cultura. E poi ci permette di registrare l‘importante crescita che ha avuto l’insegnamento dell’italiano dal 1969 ai nostri giorni.

Afferma che alla fine degli anni ’60 e all’inizio dei ’70 gli studenti che frequentavano i corsi d’italiano erano tra gli 11 e i 12mila. Oggi, invece, la cifra si aggira tra gli 80 e i 100mila. Tamburri sottolinea che nel “2009 la nostra era di nuovo una lingua di cultura”. E fa notare che sebbene la “Modern Language Association” – l’autorevole associazione fondata nel 1883 che per quantità e qualità dei ricercatori ed esperti in lingua e letteratura è senz’altro la maggiore e più prestigiosa degli Stati Uniti – negli ultimi due anni abbia registrato una flessione del 6 per cento nello studio di tutte le lingue a livello nazionale, il numero degli studenti ora è di nuovo in crescita.
Il sondaggio del 2009, quindi, mostra un nesso affettivo sempre più forte tra l’Italia e le nuove generazioni; un richiamo verso la lingua e la cultura di origine. A questo punto, viene spontanea la domanda:

– Come è cambiata la nostra Collettività?

Tamburri parla scandendo le frasi. Non sorprende l’accurata scelta delle parole nell’esprimersi, caratteristica intrinseca del docente esigente innanzi tutto con se stesso e amante della lingua italiana e della nostra cultura.

– Siamo ormai alla quinta, sesta generazione – ci dice. – C’è il mito che molti cognomi italiani siano stati cambiati ad Ellis Island quando gli agenti di emigrazione trascrivevano le generalità dei nostri emigranti. E’ possibile che sia accaduto. Ci può essere stato qualche errore involontario. Ad esempio, all’università avevo un amico il cui cognome era Martell. Solo all’ultimo anno, chiacchierando, sono venuto a sapere che il cognome del nonno, in realtà, era Martello.

– È il caso di Manfort, l’ex assessore del presidente Trump. Pare che il vero cognome fosse Manforte. Si afferma spesso che per molti giovani della prima generazione fu una maniera di mimetizzarsi.

– Questa pratica di troncare il cognome, di togliere l’ultima vocale – spiega -, non era poi così rara. Poi c’è stata una rivalutazione. Io direi che questa è avvenuta in particolare con la terza e la quarta generazione. Non dimentichiamo che alla fine degli anni ’70 c’è stata l’invasione del “Made in Italy”. Già all’inizio della decade del ’70 c’era stato il cinema con Fellini e Antonioni. E poi la cucina che, ad un certo punto, è diventata praticamente la gastronomia nordamericana. Abbiamo oggi un numero di ristoranti d’alta cucina italiana che prima non esisteva. C’è stata una rinascita generale dell’orgoglio etnico.

– Come si integra la nuova emigrazione in questo contesto?
Non risponde immediatamente. Poi commenta:

– E’ un fenomeno che deve essere ancora valutato e studiato.

– Ha competenze assai diverse da quelle dell’emigrazione d’inizio del secolo scorso – facciamo notare.

– Senz’altro – ammette. – Ha un bagaglio culturale assai diverso da quello dell’emigrazione storica d’inizio del 900. Bisogna poi distinguere tra chi fa parte del mondo delle scienze naturali, che di solito trova subito una sistemazione presso qualche università o istituto di ricerca, e chi, invece, è laureato in materie umanistiche. Quest’ultimi hanno maggiori difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Afferma che è più semplice per chi frequenta un dottorato dal momento che, spesso, la stessa università li aiuta ad ottenere il visto di lavoro.

– Negli Stati Uniti – spiega – c’è una strana legge che non permette al datore di lavoro di chiedere apertamente se si è in possesso di un regolare visto di lavoro. Se, al momento dell’offerta, affermi spontaneamente che non hai il visto, di solito, specialmente a livello universitario, ti aiutano ad ottenerlo. Ma non possono chiederti direttamente se lo hai.

– E a livello politico, qual è il peso della nostra Collettività? Ad esempio, nello Stato di New York?

Spiega che a livello locale e statale, specialmente in quei centri in cui la nostra comunità è assai numerosa, sono tanti i politici di origine italiana.

– Nella legislatura dello Stato di New York, tra Senato e Camera dei Deputati – ci dice – vi sono 225 parlamentari.
Di questi, una cinquantina sono di origine italiana. Il nostro istituto riceve il 95 per cento dei fondi dallo Stato di New York. Siamo una voce nel bilancio dello Stato di New York.

Ci dice, poi, che il Calandra, qualche anno fa, iniziò una ricerca titolata “Oral History Archive”, ovvero archivio storico orale. Dei 50 parlamentari, quasi la metà accettò di partecipare. Si trattava di registrare un’intervista “face to face” per gli archivi dell’istituzione. E furono i parlamentari ad aiutare affinché fossero stanziati ulteriori fondi per la realizzazione dell’indagine.

A proposito dell’Istituto, Tamburri ci dice che è nato nel 1979, “dopo quasi vent’anni di lamentele, di obiezioni giuste da parte del corpo docente italiano ma anche dello staff in generale della ‘City University of New York’ perché sostenevano che a loro erano negati certi incarichi di responsabilità all’interno dell’Università”.

– Insomma, una specie di discriminazione…

– Si – ammette anche se evita la parola “discriminazione” -. Sembrava ci fosse un blocco. Non si permetteva ai professori di origine italiana di occupare incarichi amministrativi superiori. Negli anni ‘70 il senatore John Di Calandra aveva realizzato un’indagine e nel 1978 aveva redatto un dossier di 80 pagine in cui si parlava di discriminazione contro i docenti italiani. L’anno successivo è stato creato l’istituto che porta il suo nome.
Sostiene che c’erano anche altri problemi a livello di scuole pubbliche. Ad esempio, il tasso di giovani che non finivano il liceo era molto alto.

– A cosa si attribuiva questo fenomeno?

– Si presume che fossero giovani della prima generazione – ci dice -. Probabilmente per le loro famiglie l’università non era molto importante per cui, ad una certa età questi ragazzi dovevano mettersi a lavorare. A volte, nell’azienda dei genitori.

– Sembra strano, una contraddizione. Tradizionalmente i figli degli emigranti hanno una migliore educazione perché i genitori desiderano dargli ciò che in gioventù è stato loro negato. In Venezuela, la prima, seconda e ora anche terza generazione rappresentano una “elite” nel mondo delle scienze, della ricerca, della medicina. Sono i figli d’italiani i capitani d’industria più agguerriti…

– E’ vero – ammette per poi far presente:

– Ma attenzione, parliamo di studenti delle scuole pubbliche. Quello che non abbiamo ancora indagato, come comunità, è il tasso di diserzione ad esempio nelle scuole cattoliche. Si sa, sembra almeno che sia una consuetudine, che la famiglia italiana preferisca che i figli frequentino i licei e le università cattoliche. Questa è una ricerca da fare. Cioè, analizzare la popolazione italiana nelle scuole e nelle università private. In questo caso, sostengo che probabilmente incontreremo, una realtà assai diversa.

Sottolinea che l’istituto di cui è Decano e professore è “nato con tre compiti: il ‘consultant’, cioè l’offerta di servizi di consulenza sia a livello accademico che personale; la diffusione della storia e della cultura degli americani di origine italiana; e la ricerca”.

– L’idea di creare la figura del consulente, sia a livello accademico che personale – spiega -, risponde, se si vuole, alla convinzione che un consulente italiano possa capire meglio le problematiche della nostra comunità.

– Quindi un giovane italiano che vuole venire negli Stati Uniti può fare riferimento a voi.

– Certamente – assicura -. I nostri consulenti, ancora oggi, visitano almeno tre volte al mese, se non una volta alla settimana i diversi licei, specialmente quelli di New York frequentati da un alto tasso di studenti italiani, e quando dico italiani intendo dire di origine italiana. Evito il termine italo-americano.
Altra missione dell’istituto è la diffusione e la promozione della storia e della cultura degli americani di origine italiana.

– Lo facciamo in diversi modi – spiega -. Ad esempio, attraverso il nostro portale e la nostra televisione. Abbiamo, infatti, un programma televisivo mensile che viene postato anche su youtube. Parallelamente organizziamo eventi pubblici, conferenze, presentazione di libri. Il terzo scopo dell’Istituto – prosegue – è la ricerca. Avviene attraverso simposi. Organizziamo un convegno ogni anno su un tema che cambia di volta in volta. Pubblichiamo libri. Negli ultimi 10 anni ne abbiamo pubblicati 10 o 12, forse anche di più, Sono saggi e atti di convegno.

Ci parla, con giustificato orgoglio, dell’interessantissima e ricca biblioteca dell’Istituto che si sviluppa attorno a tre importanti donazioni quelle dei professori Pietro Saraceno, John Cammet e Phillip Cannistrato.

“Saraceno Collection”, è la donazione del professore Pietro Saraceno, docente di Storia dell’Università di Roma, con oltre 13.500 volumi e una collezione unica di Leggi e Decreti dal Regno d’Italia fino al 1959. La “Cammet Collection”, è rappresentata da circa 2000 opere donate da John Cammet, del dipartimento di Storia del “John Jay College of Criminal Justice” (Cuny), che raccoglie le maggiori opere di studio e analisi sul comunismo e sul fascismo oltre alle opere complete di Antonio Gramsci di cui il professore Cammet era un profondo studioso. E la “Cannistraro Collection”, orientata verso lo studio dell’epoca fascista italiana donata dall’emerito professore Philip Cannistraro, docente di “History and Italian American Studies” nel Queens College, (Cuny).
Mauro Bafile

Commenti (0)

Tags: , ,

Nuovi membri nel Board della Niaf

Pubblicato il 12 maggio 2016 da redazione

The NIAF 2016 NEW YORK GALA (NIAF---J.ISOLINI)

The NIAF 2016 NEW YORK GALA (NIAF—J.ISOLINI)

NEW YORK – Nuovi membri. La “National Italian-American Foundation”, attraverso un comunicato, ha reso noto l’ingresso al “Board of Direction” di Joseph R Guccione e Basil M. Russo.

Joseph R. Guccione è amministratore delegato di Freeh Group International Solutions ed ex maresciallo nel Distretto Meridionale di New York. Basilico M. Russo, dal canto suo, è presidente nazionale dell‘ “Order Italian Sons and Daughters of America”.

– Siamo orgogliosi di avere Joseph Guccione e Basilio Russo nel consiglio di amministrazione di Niaf – ha detto il presidente John M. Viola.

Del “NIAF Board of Directors” fanno parte anche italo-americani di prestigio quali Maria Bartiromo (global markets editor e FOX Business Network); John F. Calvelli, (Public Affairs Division del Wildlife Conservation Society); Linda R. Carlozzi (Jackson Lewis LLP); Mike Ferguson (membro del Congresso), Frank Giordano, (The Philly POPS e Atlantic Trailer Leasing Corporation), Gerard S. LaRocca (Americas at Barclays Capital), solo per nominarne alcuni.

Commenti (0)

Ultima ora

22:40Calcio: Premier, il City senza freni, 16 vittorie di fila

(ANSA) - ROMA, 16 DIC - Sedicesima vittoria di fila in Premier League per il Manchester City, che ha dato una lezione al Tottenham battendolo 4-1 con un crescendo nel finale che solo la rete nel recupero di Eriksen ha reso meno umiliante. Di Gundogan, De Bruyne e Sterling le reti dei Citizens, con l'inglese autore di una doppietta e ora terzo nella classifica marcatori. Alla 17/a giornata, la squadra di Guardiola vanta 14 punti di vantaggio sui cugini dello United, ospite domani del West Bromwich penultimo in classifica, e sul Chelsea, che ha battuto 1-0 il Southampton grazie ad una punizione di Marcos Alonso allo scadere del primo tempo. Vittoria con lo stesso punteggio minimo anche per l'Arsenal sul Newcastle, firmata dal tedesco Ozil. I Gunners occupano ora il quarto posto, a -19 dalla capolista, avendo sorpassato il sorprendente Burnley, che ha pareggiato 0-0 a Brighton. Negli altri incontro del sabato, il Leicester è stato sconfitto 3-0 in casa dal Crystal Palace

22:37Pirati strada: donna 75 anni travolta e uccisa nel Bolognese

(ANSA) - ZOLA PREDOSA (BOLOGNA), 16 DIC - Una signora di 75 anni è stata travolta e uccisa in via Risorgimento a Zola Predosa, comune della cintura di Bologna, da un'auto il cui conducente è fuggito senza prestare soccorso. Sono intervenuti i carabinieri e il 118, ma per la donna non c'è stato nulla da fare. Il sindaco di Zola Predosa, Stefano Fiorini, ha postato su facebook un "Avviso ai cittadini": alle 16.50, scrive, "è stata investita da un auto una signora in prossimità delle strisce pedonali di via Risorgimento davanti alla Farmacia Legnani. Chiunque abbia informazioni in merito a questo fatto è pregato di segnalarlo alla nostra stazione dei Carabinieri che sta ricostruendo quando avvenuto ricercando l'investitore che è fuggito senza prestare alcun soccorso alla vittima". (ANSA).

22:20Calcio: Totino, Mihajlovic “quando il Napoli gioca così…”

(ANSA) - ROMA, 16 DIC - "Se il Napoli gioca così è difficile contenerlo. Sono più forti di noi e non c'è nulla da dire. Dopo 30 minuti erano in vantaggio di tre gol ma della mia squadra mi è piaciuta la voglia di lottare". Così l'allenatore del Torino, Sinisa Mihajlovic, dopo la sconfitta all'Olimpico. "Rispetto all'anno scorso, la squadra non ha mollato ha sempre cercato di giocare, abbiamo avuto l'occasione per fare il secondo gol, poteva starci un rigore per noi. Poi loro hanno vinto meritatamente e purtroppo con noi si scatenano sempre: hanno fatto 4 tiri in porta e tre gol". "Per noi adesso è passato un ciclo di gare difficile, ora arriveranno partite più alla nostra portata e vogliamo conquistare più punti possibili, speriamo ora che Belotti non si fermi più.

22:19Calcio: Sarri “il Napoli non era stanco, forse mentalmente”

(ANSA) - ROMA, 16 DIC - "Non eravamo stanchi, forse eravamo stanchi dal punto di vista mentale perché la stagione è lunghissima. Ho rivisto la gara con la Fiorentina e la ripresa è stata di livello. Lì non abbiamo concretizzato, oggi abbiamo segnato subito e la partita è stata in discesa. I ragazzi sono stati bravi, prendendo in positivo la sconfitta dell'Inter". L'allenatore del Napoli, Maurizio Sarri, commenta soddisfatto il ritorno alla vittoria e al primato in classifica. Ai microfoni di Premium Sport, il tecnico toscano ha parlato anche di Marek Hamsik, diventato miglior marcatore del Napoli come Maradona: "E' un giocatore di un livello straordinario e quando fa alcune gare al di sotto delle sue qualità bisogna aspettarlo perché si ha la certezza che prima o poi farà bene. Ha fatto gol ma erano già alcune partite che era in crescita".

22:17Calcio: Napoli, Hamsik “gol importante, vincere lo è di più”

(ANSA) - ROMA, 16 DIC - "Fa molto piacere dal punto di vista individuale ma era più importante tornare a vincere dopo tre giornate senza vittoria. Ora siamo di nuovo in cima e questa era la cosa più importante. Finalmente poi è arrivato questo gol e sono contento". Il centrocampista del Napoli Marek Hamsik commenta così la vittoria a Torino e la sua 115/a rete con la maglia azzurra, che gli fa eguagliare il record di Maradona. "Abbiamo sbloccato subito la gara e questo ci ha aiutato a liberare la mente - ha detto ancora ai microfoni di Premium Sport - Poi abbiamo potuto fare il nostro calcio. E' importante aver ritrovato il primato, la sconfitta dell'Inter ci ha dato ancora più forza: avevamo voglia di tornare in testa".

22:17Calcio: Inter, Icardi “è andata male,tanti saranno contenti”

(ANSA) - MILANO, 16 DIC - "Anche se oggi è andata male, io dico a tutti i miei compagni bravi. Sono orgoglioso di fare parte di questo gruppo. Oggi abbiamo provato quello che dà una sconfitta e tanti saranno contenti, altri tanti un po' dispiaciuti come noi... ma comunque si continua ad andare avanti come abbiamo fatto finora". Il capitano dell'Inter, Mauro Icardi, sprona i compagni su Instagram dopo la prima sconfitta stagionale dell'Inter, battuta dall'Udinese a San Siro per 3-1. Un ko che secondo Icardi, come ha detto anche Spalletti nei giorni scorsi, qualcuno era dispiaciuto non fosse ancora arrivato.

21:37Usa: media, Pentagono ammette programma su Ufo

(ANSA) - WASHINGTON, 16 DIC - Il Pentagono ha riconosciuto per la prima volta l'esistenza di un programma (non classificato ma noto a pochi) per indagare sugli Ufo. Lo scrivono alcuni media Usa. Il programma, lanciato nel 2007, e' stato interrotto nel 2012 ma i suoi sostenitori affermano che, mentre il dipartimento alla Difesa ha messo fine ai fondi, esso rimane in vita. Negli ultimi cinque anni dirigenti legati al programma hanno continuato a indagare su episodi riportati da militari.

Archivio Ultima ora