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Colombia: mostra fotografica per il primo anniversario del Nobel a Santos

Pubblicato il 17 ottobre 2017 da ansa

Mostra fotografica per il primo anniversario del Nobel a Santos.

 

BOGOTA’. – Per il primo anniversario dell’assegnazione del premio Nobel per la Pace al presidente colombiano Juan Manuel Santos, è stata allestita al Museo nazionale della Colombia una mostra fotografica che racconta attraverso diversi personaggi la realtà del Paese in transito verso la pace. Sono in totale 24 le foto a colori in grande formato che insieme alla medaglia e al diploma del Nobel sono esposte in un’ala del museo.

L’esposizione è stata aperta al pubblico il 29 settembre scorso con una visita del presidente Santos, di cui alcune fotografie rivelano una dimensione prima sconosciuta. “Come è bello che la mostra sia in questo museo, il Museo Nazionale. Si tratta di un museo che un tempo era una prigione, è stato il simbolo della mancanza di libertà. Oggi è il contrario e, in un certo senso, ciò che è accaduto a questo museo è quello che sta succedendo al Paese”, ha detto Santos il giorno dell’apertura della mostra.

Le fotografie esposte sono state effettuate dal danese Mads Nissen, che ha viaggiato nel mese di ottobre 2016 in Colombia per quattro settimane con la giornalista Dorrit Saietz, per ritrarre lo spirito di un Paese che ha concluso 53 anni di guerra fratricida.

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Nobel della Pace all’impegno di Ican contro le armi nucleari

Pubblicato il 06 ottobre 2017 da ansa

Beatrice Fihn, Executive Director, Daniel Hogsta e Grethe Ostern. EPA/MARTIAL TREZZINI

 

ROMA. – Il Nobel per la pace del 2017, anno segnato dall’Apocalisse atomica paventata dal regime di Pyongyang, è andato a una organizzazione sconosciuta ai più ma altrettanto decisiva per avviare il percorso per la messa al bando delle armi nucleari.

Il premio è stato assegnato alla Campagna internazionale per abolire le armi atomiche (Ican) per “il suo ruolo nel fare luce sulle catastrofiche conseguenze di un qualunque utilizzo di armi nucleari e per i suoi sforzi innovativi per arrivare a un trattato di proibizione di queste armi”, recita la motivazione del comitato norvegese che assegna il Nobel.

Il direttore dell’Ican, da parte sua, ha rivolto subito un appello agli Usa e alla Corea del Nord – che continuano a provocarsi a vicenda – perché si fermino. L’Ican, organizzazione non-profit fondata nel 2007, raccoglie 406 organizzazioni partner in 101 Paesi. Ha svolto un ruolo decisivo per arrivare alla risoluzione Onu del luglio 2017, che apre i negoziati per un bando totale.

Foto Britta Pedersen/dpa via AP

Il premio all’Ican è stato accolto con esultanza in Giappone, l’unica nazione al mondo vittima di un attacco atomico. Tra i gruppi degli ‘hibakusha’ – i sopravvissuti alla bomba di Hiroshima – il 92 enne Sunao Tsuboi ha espresso la sua gratitudine al comitato. Diversi sopravvissuti in passato sono stati testimoni diretti di eventi pubblici organizzati dall’Ican, rivolti a sensibilizzare l’opinione pubblica.

Il premio “è un messaggio agli Stati che hanno armi nucleari”, ha detto a caldo il direttore dell’organizzazione, Beatrice Fihn: “Continuare a basare la propria sicurezza sulle armi atomiche è un atteggiamento inaccettabile”, ha proseguito sensibilmente commossa. “Stiamo cercando di mandare forti segnali a chi ha queste armi, Corea del Nord, Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, India e Pakistan: è inaccettabile la minaccia di uccidere civili”, ha aggiunto.

“Attraverso il suo innovativo sostegno ai negoziati dell’Onu, l’Ican ha giocato un ruolo di primo piano nel costruire quello che nella nostra era è equivalente a un congresso internazionale sulla pace”, ha sottolineato dal canto suo Berit Reiss-Andersen, presidente del comitato per il Nobel, illustrando le motivazioni della decisione.

“Alcuni Stati stanno modernizzando i propri arsenali nucleari, è c’è l’evidente pericolo che altre Nazioni tentino di procurarsi armi nucleari, come esemplificato dal caso della Corea del Nord. Queste armi minacciano costantemente l’umanità e tutta la vita sulla Terra. La comunità internazionale ha adottato bandi contro le mine, le munizioni a frammentazione, le armi chimiche e biologiche. Le armi nucleari sono molto più devastanti e ancora non sono oggetto di una proibizione simile”, recita ancora il testo del comitato.

Secondo alcuni esperti, “il comitato ha voluto mandare un messaggio alla Corea del Nord e agli Stati Uniti, invitandoli al negoziato”. Lo stesso direttore dell’Ican si è rivolto direttamente a Kim Jong-un, che continua a testare armi atomiche in disprezzo dei moniti internazionali, e a Donald Trump, che risponde minacciando di distruggere la Corea del Nord: “Devono fermarsi”, ha chiesto Fihn, rilevando che entrambi dovrebbero “sapere che le armi atomiche sono illegali”.

Fihn ha posto l’accento anche sull'”impulsività” di Trump, rilevando “la sua elezione ha spinto molte persone a preoccuparsi per il fatto che lui da solo possa autorizzare l’uso delle armi nucleari”.

(di Claudio Accogli/ANSA)

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