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Ocse più ottimista del governo, la crescita supera le attese

Pubblicato il 28 novembre 2017 da ansa

 


PARIGI. – L’Ocse vede in rosa, almeno per quest’anno, con stime di crescita superiori a quelle del governo, anche se avverte che il Pil tornerà a diminuire nel 2018 e nel 2019, e non solo in Italia. Nelle Prospettive economiche presentate a Parigi, l’organizzazione internazionale guidata da Angel Gurria rivede al rialzo la crescita del nostro Paese per il 2017 all’1,6%, contro l’1,5% contenuto nelle più recenti previsioni governative.

Sono “dati lusinghieri”, commenta Pier Carlo Padoan. Ma “l’Italia – avverte il ministro – ha enorme bisogno di investimenti, a lungo termine, che abbiano un impatto positivo sulle grandi infrastrutture”. Per il titolare del Tesoro, il Paese sta dunque “mostrando segnali di ripresa non effimeri”.

Nelle previsioni intermedie di settembre l’Ocse indicò una crescita tricolore dell’1,4% nel 2017 e dell’1,2% nel 2018. Questa volta si scommette dunque su due decimali in più, 1,6% per l’anno in corso, destinato però a calare all’1,5% l’anno prossimo e all’1,3% nel 2019.

Una contrazione che, come spiegato da Gurria, non riguarda solo l’Italia, ma più o meno tutti. A cominciare dall’eurozona, dove il Pil diminuirà al 2,1% nel 2018 e all’ 1,9% nel 2019, dopo il 2,4% previsto per quest’anno. Seppur leggermente migliori rispetto ai precedenti, i dati odierni suscitano soprattutto timori rispetto al lungo periodo.

Sulla crescita “dobbiamo diffidare dagli eccessi di ottimismo e non possiamo permetterci di pensare che oggi l’economia vada bene come potrebbe davvero andare: le future generazioni hanno il diritto di pretendere meglio”, avverte la capo economista, Catherine Mann, secondo cui “l’economia mondiale è in forma ma solo moderatamente e il rischio di turbolenze finanziarie esiste”.

Di fatto, secondo l’Ocse, la crescita mondiale “sarà modesta” nel 2019, al 3,6% (stessa percentuale prevista per quest’anno), contro il 3,7% del 2018. “Le prospettive di breve termine migliorano e il risanamento è promettente, ma bisogna fare di più per compensare i ritardi passati”, suggerisce Gurria, insistendo sulla necessità di spingere il “settore privato a servizio della produttività”, ma anche verso l’ “innalzamento dei salari e di una crescita più inclusiva”.

Quanto all’Italia, puntualizza all’ANSA il numero uno dell’Ocse, “tra i grandi Paesi del G7 è probabilmente quello che ha dinanzi a sé le sfide maggiori” ma anche “i più ampi margini di progressione”. Nonostante l’inevitabile soddisfazione per l’attuale ripresa dopo anni di risultati negativi l’Italia deve continuare a tenere duro, proseguendo le riforme strutturali, a cominciare dal taglio del debito e dalla riduzione dei cosiddetti Npl, i crediti deteriorati delle banche, altrettanti elementi di “vulnerabilità finanziaria” nonostante i progressi compiuti ultimamente.

Bene anche i provvedimenti contenuti nella manovra 2018, che secondo l’Ocse “rafforzeranno la crescita inclusiva e la riduzione del debito”. Quindi l’invito a mantenere “il legame tra l’età di pensionamento e l’aspettativa di vita per garantire “l’equità tra generazioni” e la “sostenibilità del sistema previdenziale sul lungo periodo” e un suggerimento al futuro governo, qualunque esso sia.

“Rallentare il ritmo delle riforme e il consolidamento dei conti pubblici dopo le elezioni programmate nella prima parte del 2018 – spiega l’Ocse – ridurrebbe la fiducia e farebbe deragliare una ripresa duratura”.

(di Paolo Levi/ANSA)

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FMI,PUNTO SU CRESCITA, TRA TAGLIO RATING E RISCHI POLITICA

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Fmi promuove il Pil dell’Italia, ma resta il nodo del debito

Pubblicato il 10 ottobre 2017 da ansa

fmi

Christine Lagarde,. ( (ANSA/AP Photo/Jose Luis Magana)

NEW YORK. – Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) promuove l’Italia. La crescita del Belpaese viene rivista al rialzo all’1,5% quest’anno e all’1,1% il prossimo ed è accompagnata da un calo della disoccupazione, che però resta a due cifre.

Progressi importanti in un quadro di accelerazione della ripresa a livello globale, anche se restano due nodi da sciogliere: da un lato l’elevato debito pubblico, che il Fmi stima al 133% nel 2017, e dall’altra parte i crediti deteriorati: ne ha in pancia il 30% dello stock di Eurolandia.

“L’Italia ha compiuto enormi progressi nel riformare il settore finanziario”, ma resta il problema dei non performing loan che limitano l’erogazione del credito, afferma il capo economista del Fmi Maurice Obstfeld. ”Non ci sono alternative”: la questione dei crediti deteriorati va affrontata anche se può essere dolorosa per le banche, aggiunge citando il caso positivo di Unicredit e della sua raccolta di capitale.

L’invito è quindi a fare di più sul fronte finanziario. E si tratta di un invito che riguarda tutta Eurolandia, sulla scia di quello della Bce: i crediti deteriorati nell’area euro restano elevati, al 5,7% nel primo trimestre, con punte di oltre il 10% in sei paesi.

In Italia a fronte di una crescita che prende slancio, pur restando la più bassa fra i paesi del G7 insieme al Giappone, resta anche da risolvere il nodo del debito. Il Fondo lo stima salire quest’anno al 133% dal 132,6% del 2016. Nel 2018 invece si assisterà a un calo sostenuto al 131,4%. I dati sono superiori a quelli del governo che, nella nota di aggiornamento del Def, prevede un debito in calo nel 2017 al 131,6% e al 130% nel 2018.

L’istituto di Washington prevede un deficit al 2,2% del pil nel 2017 e all’1,3% nel 2018. L’accelerazione dell’Italia, dove l’Istat certifica un aumento della produzione industriale in agosto del 5,7%, arriva in un contesto di rafforzamento della crescita economica globale.

Il Pil del mondo è rivisto al rialzo dal Fmi al 3,6% nel 2017 e al 3,7% nel 2018, spinto da Eurolandia, Cina e Stati Uniti. Ma il Fmi invita a non mollare la presa perché sulla ripresa ci sono “rischi seri” fra i quali il protezionismo e l’inflazione bassa, in molti paesi ben lontana dal target del 2% fissato dalle banche centrali. I prezzi continuano infatti a essere sotto pressione con la crescita dei salari al palo, che complica il quadro di azione politica allontanando la popolazione “disincantata” dalle istituzioni.

In Eurolandia, che crescerà quest’anno del 2,1%, l’inflazione raggiungerà il 2% nel 2022, attestandosi all’1,5% e all’1,4% nel 2017 e nel 2018. Secondo il Fmi al di la’ degli npl, che rischiano di riaccendere tensioni, c’e’ il rischio Spagna: la situazione del paese alle prese con la richiesta di indipendenza della Catalogna “preoccupa”, “crea incertezza” con il rischio di contagio del Portogallo e di altri paesi.

Di fronte a questo quadro il Fmi sprona a ”non compiacersi” perché la ”ripresa è incompleta”: di fronte a ”problemi globali serve cooperazione globale” dice l’istituto in quello che, insieme al rifiuto del protezionismo, sembra essere un messaggio al presidente americano Donald Trump.

(di Serena Di Ronza/ANSA)

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