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Pisapia chiude la porta e rompe con Renzi, il Pd in difficoltà

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da ansa

Speranza, Bordini e Pisapia.

 

 

ROMA. – Giuliano Pisapia chiude la porta: non si alleerà con il Pd di Matteo Renzi e non correrà alle prossime elezioni. Finisce male la lunga trattativa tessuta con i Dem. Non sortiscono alcun effetto neanche i contatti delle ultime ore con lo stesso Renzi. La scelta del Pd di inserire lo ius soli al’ultimo posto nel calendario del Senato è la goccia – spiegano da Campo progressista – che fa traboccare il vaso.

E dopo ore di riunione con i suoi, l’ex sindaco ufficializza il suo personale passo indietro: “Ci abbiamo provato ma è impossibile proseguire nel confronto con il Pd”. Gli esponenti di Cp prendono ora due diverse strade: gli ex Sel guardano a Liberi e uguali di Pietro Grasso, i centristi dialogano ancora con il Pd. Saranno loro – spiegano dal Nazareno – a costruire la ‘gamba’ di sinistra della coalizione Dem, con Verdi e Socialisti.

Ma nel Pd c’è grande preoccupazione: “Siamo davanti a un burrone”, dice la minoranza. La scelta di Pisapia matura dopo lungo travaglio: per ore si confronta con i suoi. Da un lato c’è l’ala sinistra di Cp, da Ciccio Ferrara e Marco Furfaro: è insostenibile, anche la base è in grande sofferenza, è la tesi, allearsi con il Pd, che sceglie l’alleanza con Ap e vuole solo una “stampella” a sinistra.

Dall’altro lato ci sono i centristi come Bruno Tabacci e gli ex prodiani come Franco Monaco, che insistono sulla necessità di tenere unito il centrosinistra con i Dem. L’ex sindaco sente Grasso, con cui i contatti negli ultimi giorni sono stati frequenti. Lo chiamano dal Pd Piero Fassino e Luigi Zanda, che gli spiegano che al momento non ci sono i numeri, ma il Pd è ancora impegnato sul fronte ius soli: si proverà fino all’ultimo minuto della legislatura.

Anche Renzi si fa sentire via messaggio. Ma, dicono i “pisapiani”, le rassicurazioni private non bastano più. C’è così poca chiarezza, affermano, che neanche erano stati avvertiti del passo indietro annunciato in tv da Angelino Alfano. Gli ex Sel suonano il “gong”: “Giuliano, non ci sono i margini”. Potrebbero ora unirsi a Liberi e uguali, magari insieme a Laura Boldrini che però per ora non scioglie la riserva.

“Cercano la poltrona, sono cadaveri politici”, li accusa Michele Ragosta. “Un’accusa meschina”, replicano da Cp. E nel movimento è caos e sconforto: “Io non ci sarò ma voi non mollate, le battaglie proseguono”, scrive Pisapia ai militanti. Renzi, in tour in Sicilia, non commenta. Ma dalle fila della maggioranza Dem trapela irritazione e anche preoccupazione per una decisione che, affermano, Pisapia aveva già preso.

“Non si usi contro di noi l’argomento ius soli: vogliamo la legge e la faremo”, dichiara Matteo Richetti. Più dura Maria Elena Boschi, convinta che il Pd potrebbe correre da solo: “Supereremo il 30% con una coalizione ampia, ma non possiamo rincorrere chiunque”.

La coalizione, spiegano dal Nazareno, avrà tre gambe. Ci sarà una lista centrista, con Pier Ferdinando Casini e Beatrice Lorenzin. Ci sarà poi una lista di sinistra, con i centristi di Cp, Leoluca Orlando ed ex Sel come il sindaco di Cagliari Zedda, oltre a Socialisti e Verdi: girano già bozzetti del simbolo “Sinistra e Progresso” con un sole che ride e una rosa. Infine, i Dem sperano di attrarre i Radicali di +Europa, che domani vedranno Gentiloni per chiedere di dimezzare le firme per presentare liste alle elezioni, ma il cui ok non è scontato.

Senza Pisapia, dicono i pasdaran renziani, il leader Dem sarà più libero di guadagnare terreno al centro. Ma la situazione è “disastrosa”, dicono a taccuini chiusi dalla minoranza Pd: si rischia una debacle elettorale. La sinistra Dem nega il rischio di un’ulteriore scissione, ma è pronta a chiedere a Renzi una “riflessione”. C’è chi, come Gianni Cuperlo, auspica un sussulto finale.

E chi spera in un appello in extremis di Romano Prodi che possa aiutare a ricompattarsi. Ma la convinzione dei più è che ormai si sia troppo avanti. Liberi e uguali, che a giorni presenterà un simbolo “con tanto rosso”, gongola: “Rispettiamo le scelte di Pisapia, lo aspettiamo”, dice Pier Luigi Bersani.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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Ius Soli allontana Pisapia dal Pd. Liberi e Uguali si interroga su M5s

Pubblicato il 05 dicembre 2017 da ansa

Matteo Renzi, Giuliano Pisapia (Foto: Gian Mattia D’Alberto / lapresse)

 

 


ROMA.- La calendarizzazione dello ius soli all’ultimo posto dell’ordine del giorno del Senato, con forti possibilità che la legislatura si chiuda senza l’approvazione, segna il punto di massima distanza tra Campo progressista e Pd. Una alleanza che a questo punto è a rischio, anche se in casa Dem si cerca di ricucire.

Sul tema delle alleanze, ma post elettorali, è alle prese anche Liberi e Uguali, il nuovo soggetto guidato da Pietro Grasso. con aperture verso M5s. Campo Progressista aveva posto al Pd, come condizione per una intesa, l’approvazione del biotestamento e la calendarizzazione in Aula dello ius soli, senza avere la pretesa della certezza dell’approvazione, visti i numeri.

La Capigruppo del Senato ha sì fissato al primo punto dell’ordine del giorno il testamento biologico, ma ha posto all’ultimo lo isu soli. Se la legislatura chiude ai primi di gennaio, l’approvazione si allontana. Immediata l’ira degli esponenti di Campo progressista: “E’ inaccettabile – ha detto il portavoce Andrea Capelli – che si continui a giocare con la vita di un milione di bambine e bambini”.

“Si sta solo facendo un favore alla Lega come dimostrano le loro dichiarazioni entusiaste. Il momento per approvare lo ius soli e’ adesso”, ha aggiunto. Il motivo dell’ira parte da una domanda: chi blocca in Senato lo ius soli con i suoi voti? E’ Ap – sottolineano gli uomini di Pisapia – e a noi si chiede di fare una alleanza con chi la pensa come Salvini?

Insomma il tema è il profilo politico della alleanza che si vuole mettere in piedi. Riccardo Nencini, segretario del Psi, che lunedì aveva parlato con Pisapia, in mattinata si era dichiarato “molto ottimista” sull’intesa, ma nel tardo pomeriggio il “mood” era di segno opposto.

Diversa la situazione in Liberi e Uguali (Leu), il cartello guidato da Piero Grasso che ha già fatto la scelta di una corsa in solitaria. Il tema delle intese riguarderebbe semmai il post elezioni, con un eventuale “entente cordiale” con M5s. Segnali in tal senso giungono dai pentastellati visto che in Parlamento Mdp (uno dei tre partiti che formano Liberi e Uguali) vota tutti gli atti di M5s. E anche Giavanni Endrizzi, capogruppo di M5s in Senato, ha lodato la correttezza di Piero Grasso.

Il leader di Mdp, Roberto Speranza, ha messo le mani avanti: “Tra noi e M5S ci sono distanze enormi. Loro hanno un’idea diversa su molti punti: sull’art. 18 o sullo Ius soli, tema su cui Di Maio la pensa come Salvini”. “Noi – aggiunge – partiremo dai nostri valori: Sanità pubblica, scuola e università pubbliche, basta bonus fiscali, progressività nel pagare le tasse, più investimenti”.

Non è un niet in assoluto e potrebbe lasciar intendere la disponibilità a votare singole leggi. E anche Pippo Civati, leader di Possibile, afferma: “Ognuno di noi prenderà i suoi voti e poi si faccia una discussione vera sui possibili alleati”. E non chiude nemmeno Pierluigi Bersani: “Al M5s dico che io sono ancora quello dello streaming. Ho le mie idee. Se potremo discutere vuol dire che sono cambiati loro, sarà un bene per la democrazia italiana”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Pisapia al bivio, scelta in pochi giorni. Gelo con Mdp

Pubblicato il 06 ottobre 2017 da ansa

Insieme, Pisapia leader per alternativa a Pd

 

 

ROMA. – Una settimana al massimo, poi sarà matrimonio o rottura. Se Giuliano Pisapia proseguirà il suo cammino verso il nuovo soggetto della sinistra con Pier Luigi Bersani, Vasco Errani, e pure Massimo D’Alema, si capirà a giorni. Non oltre una settimana, dicono da Mdp, perché “il tempo è già scaduto”. Il leader di Campo progressista potrebbe riunire il tavolo decisivo all’inizio della settimana. Ma è calato il gelo dopo il dibattito con Bersani e Errani di giovedì sera a Ravenna.

Pisapia è andato via assai irritato perché, raccontano, si è sentito tratto in un “tranello” teso da Errani per metterlo alle strette. “Vasco, se sono divisivo posso fare un passo di lato”, ha detto l’ex sindaco. E si sono lasciati così, con freddezza, anche se in serata è atteso un chiarimento. “Vogliamo un campo largo di centrosinistra, non una unione di sigle di partiti”, non si stancano di ripetere i “pisapiani”.

“Come ha detto Speranza a Napoli, noi siamo pronti a scioglierci non appena un’assemblea democratica sancirà la nascita del nuovo soggetto”, replicano da Mdp. Ma i nodi politici sono tutti da sciogliere, dalla scelta se includere Sinistra italiana alle modalità dell’assemblea.

Per i bersaniani non si può perdere altro tempo e bisogna fissare la data (19 o 26 novembre). Mentre i “pisapiani” temono una conta di tessere come prova di forza di Mdp (“Giuliano è il leader, non il capo”, ha detto Errani). Entro la prossima settimana, dicono da Campo progressista, le cose si decideranno: avanti insieme o separati subito.

Il timore è rinchiudersi in una ridotta anti-renziana di sinistra che punta al 3%, mentre il progetto resta quello di un centrosinistra largo e inclusivo. L’ex sindaco, sottolineano, ha escluso con nettezza un’alleanza con i Dem prima del voto. Ma tra i parlamentari di Cp c’è chi, a maggior ragione dopo l’apertura di Renzi in direzione, preme per sostenere il Rosatellum (osteggiato con ogni forza da Mdp) per poi lavorare a una coalizione. Con uscite individuali che, sibilano da Mdp, “alimentano il sospetto dei nostri militanti che quando Pisapia si dice ‘poligamo’ sta pensando anche a Renzi”.

Insomma, la tensione non viene celata. “Ma davvero Pisapia pensa che qualcuno di noi vuole il 3%?”, si sfoga un dirigente bersaniano. “A Ravenna in platea c’era un migliaio di persone fredde verso Pisapia perché i nostri si sono stancati di aspettare. Si vota tra meno di sei mesi: cosa aspettiamo ancora?”.

Se l’impasse dovesse proseguire, Mdp potrebbe lanciare nei prossimi giorni un appello all’unità della sinistra, con l’invito ad aderire all’assemblea costituente. Ma dal campo di Pisapia predicano cautela: ci confronteremo la prossima settimana, assicurano, e decideremo insieme. Niente è deciso, affermano, ma niente neanche irreparabilmente rotto.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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