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Statali, arretrati tra 370 e 712euro. Corsa per febbraio

Pubblicato il 29 dicembre 2017 da ansa

 

 

ROMA. – La macchina della pubblica amministrazione non si è fermata, dopo la firma dell’intesa sul rinnovo del contratto per 240 mila statali il lavoro è proseguito a ritmo serrato. E sono ormai pronti anche i conti sugli arretrati, l’una tantum che potrebbe finire già nelle buste paga di febbraio.

Si va dai 370 euro della fascia retributiva più bassa ai 712 di quella più alta. D’altra parte c’è da coprire tutto il triennio che arriva fino al 2018. In tutto quindi il gruzzolo che dovrebbe rendere ‘large’ lo stipendio in questione ingloba le spettanze di due anni e due mesi, visto che lo scatto contrattuale, i già noti 85 euro, partono a regime da marzo.

Intanto l’Aran, l’agenzia che ha negoziato per la ministra Madia, ha spedito in serata a palazzo Vidoni, la sede della Funzione pubblica, la relazione tecnica, bruciando le tappe (ha speso tre giorni invece dei dieci a disposizione). Ora la palla ripassa al Governo, che dopo il parere della Ragioneria generale, deve dare il suo via libera all’accordo raggiunto la scorsa settimana con i sindacati. Semaforo verde che sarà acceso, se tutto fila liscio, nel primo Consiglio dei ministri utile.

Non è però ancora finita, la trafila burocratica prevede anche il pronunciamento della Corte dei Conti. Senza intoppi però si potrebbe anche chiudere tutto a fine gennaio, con la sottoscrizione definitiva del contratto. Un calendario che permetterebbe al Tesoro di preparare i cedolini ‘rinforzati’ per il mese di febbraio, completando tutto il complicato iter prima della scadenza dell’esecutivo, in carica fino al 4 marzo, la data delle nuove elezioni.

Tecnicamente è quindi possibile, altrimenti, se alcune fasi dovessero richiedere più tempo, si sbloccherebbe tutto alla fine di marzo. E a quel punto la busta paga diventerebbe ‘extra large’ con arretrati, primo incremento contrattuale e bonus per le fasce basse. L’aumento cumulato lordo, inglobando tutto, andrebbe dai 454 agli 829 euro. Di certo per la fine del 2018 l’incasso dovuto al rinnovo sarà di 1.273 per il gradino inferiore della scala retributiva per salire ai 1.999 euro della cima.

“E’ un risultato positivo e apprezzabile, sapendo da quale ristrettezza economica si partiva”, dice Franco Martini della Cgil. Di sicuro “gli arretrati rappresentano la parte più importante del rinnovo”, sottolinea Ignazio Ganga della Cisl. Anche la Uil non esclude che si possa fare in tempo per febbraio: “può anche darsi – spiega Antonio Foccillo – se tutte le procedure vengono fatte il più velocemente possibile”.

“Spero che i temi siano stretti, che a marzo il contratto sia nelle tasche dei lavoratori, dopo nove anni di attesa”, ricorda Massimo Battaglia della Confsal Unsa. Fin qui la partita che riguarda gli statali in senso stretto ma ci sono altri tre contratti da riscrivere. Anche in questi casi si tenta lo sprint, già per il 2 gennaio i sindacati sono stati convocati all’Aran per il comparto della conoscenza, in cui rientra la scuola. Un capitolo pesante, che tocca oltre un milione di persone, tra prof, ricercatori, bidelli. Poi ci sono la sanità e gli enti locali.

Si cercherà di replicare il format utilizzato per gli statali, seguendo i cardini del nuovo testo unico del pubblico impiego, che fa parte del “grandissimo lavoro di attuazione di riforme”, tra cui “quella della Pa”, rimarcato nella conferenza di fine anno dal premier Paolo Gentiloni. Per l’8 gennaio è in programma anche il tavolo dedicato ai vigili del fuoco, il giorno dopo sarà la volta delle forze dell’ordine (le trattative seguite dal sottosegretario Angelo Rughetti si terranno al ministero). Susseguirsi di date che dà il senso dell’accelerazione.

(di Marianna Berti/ANSA)

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Pubblica Amministrazione: stretta sui “furbetti del weekend”, anche licenziamento

Pubblicato il 01 dicembre 2017 da ansa

Il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia. ANSA/GIUSEPPE LAMI

 

 


ROMA. – La stretta sui ‘furbetti del weekend’ diventa concreta. Nel nuovo contratto per gli statali le sanzioni per chi si assenta a ridosso del fine settimana vengono messe nero su bianco. Il dipendente che ‘marina’ più di due volte pagherà con il licenziamento. Allo stesso modo verrà punito chi si dà alla ‘fuga di massa’, lasciando scoperto l’ufficio insieme ai colleghi in giornate da ‘bollino rosso’. La prima volta si resta a casa per sei mesi, senza stipendio, al ‘bis’ si viene messi definitivamente fuori dalla porta.

Novità in linea con i principi della riforma Madia, ora trascritti in singole fattispecie nei testi, visionati dall’ANSA, in cui spuntano anche il lavoro flessibile e il part time agevolato. Tutte materie che saranno al centro del tavolo tra i sindacati e l’Aran, l’Agenzia che rappresenta il governo nei negoziati. L’appuntamento è fissato per martedì 5 dicembre.

Il licenziamento per chi non si presenta è già previsto, ma si attiva solo dopo la terza assenza ingiustificata nell’arco del biennio. Ora invece si inserisce una categoria ad hoc, di quelli che mancano il lunedì o il venerdì o ancora accanto a festività, dal primo maggio all’Immacolata, per costruirsi ‘ponti’ e allungare la vacanza. Appena entrerà in vigore il contratto, a inizio 2018, costoro rischiano sanzioni, dalla sospensione all’espulsione.

Ecco che si rimane fuori dall’ufficio e senza stipendio, da 11 giorni a 6 mesi, “fino a due assenze ingiustificate dal servizio in continuità con le giornate festive e di riposo settimanale”, si legge nella bozza. Idem per “ingiustificate assenze collettive” nei periodi in cui è necessario dare “continuità” al servizio, come quando scattano le iscrizioni alle scuole o è tempo di 730 all’Agenzia delle Entrate.

L’esempio più eclatante è la notte di San Silvestro dei vigili urbani della Capitale (a cavallo tra il 2014 e il 2015). Cartellino giallo in primis ma alla “recidiva” si passa al ‘rosso’: licenziamento.

Nuovi obblighi ma anche prerogative, si rafforzerà le possibilità per passare al part time, che viene riconosciuto come “diritto” a chi soffre di gravi malattie, o subisce gli effetti di terapie salvavita. Il pubblico impiego recepisce così il Jobs act, riconoscendo il ‘plus’ anche per le mamme o i papà che scelgono il tempo parziale al posto del congedo parentale.

Inoltre è prevista l’ipotesi di alzare il tetto massimo, sul totale dell’organico (al 35) per far rientrare “gravi e documentate situazioni familiari”. Non solo, la P.a apre le porte all’orario di lavoro ‘elastico’, che sta “nell’individuare fasce temporali di flessibilità in entrata con il prolungamento dell’attività in uscita per un periodo di tempo corrispondente”.

Insomma si potrà iniziare più tardi recuperando a fine giornata o comunque entro un mese il ‘debito’. Il tutto dovrebbe essere contrattato tra amministrazione e sindacati. Sembra invece ormai definito il capitolo relativo ai contratti a tempo determinato, che non potrebbero durare più di quattro anni (36 mesi prorogabili di 12).

(di Marianna Berti/ANSA)

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