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Putin attacca: “Su caso Russia, Cio e Wada intimidite”

Pubblicato il 14 dicembre 2017 da ansa

Putin e l’hokey su ghiaccio. EPA/ALEXEY NIKOLSKY/RIA NOVOSTI/GOVERNMENT PRESS SERVICE POOL


MOSCA. – Una settimana dopo aver gettato acqua sul fuoco assicurando che la Russia non boicotterà i Giochi invernali del prossimo anno, Vladimir Putin torna a fare l’incendiario e accusa il Comitato olimpico internazionale (Cio) e l’agenzia mondiale antidoping (Wada) di aver subito “pressioni e vere e proprie intimidazioni”.

Il leader del Cremlino ha insomma suggerito ancora una volta che le imputazioni di doping di Stato rivolte alla Russia siano ingiuste, così come la decisione del Cio di escludere la squadra olimpica russa dalle Olimpiadi di PyeongChang. E che dietro tutto ciò ci sia lo zampino di Washington. Cio e Wada – ha attaccato Putin – “anche se sono costretti a fare qualcosa, dovrebbero arrivare alle conclusioni basandosi su qualcosa di oggettivo”.

Ma il presidente russo è andato oltre: ha accusato l’intelligence americana di manipolare il caso e persino la ‘gola profonda’ dello scandalo, l’ex direttore del laboratorio antidoping russo Grigori Rodchenkov, che adesso vive sotto protezione negli Stati Uniti. Fu proprio Rodchenkov a confessare di aver ricevuto dal ministero dello Sport russo l’ordine di somministrare steroidi agli atleti e sostituire i test incriminati con provette “pulite”.

Contro di lui in Russia adesso si è scatenato un vero e proprio tiro al bersaglio: media e politici lo dipingono come uno squilibrato al soldo della Casa Bianca. E oggi Putin non ha perso occasione per dire la sua. Il presidente russo ha puntato il dito contro Rodchenkov accusandolo di essere “sotto il controllo” delle agenzie americane, compresa l’Fbi: “Cosa gli fanno lì? Gli danno una qualche sostanza per fargli dire cosa vogliono?”, ha tuonato Putin. Poi ha completato la filippica sostenendo che sia stato “un errore” nominare Rodchenkov a capo del laboratorio antidoping russo. Il motivo? “Non si può lavorare con persone che hanno tentato il suicidio”.

Parole pesanti da parte di Putin, come quelle che aveva pronunciato un mese fa incontrando a Chelyabinsk gli operai di uno stabilimento di compressori: gli Stati Uniti – aveva tuonato in quell’occasione – “vogliono creare problemi nelle presidenziali russe” per rispondere alla “presunta ingerenza” di Mosca “nelle loro elezioni”, e per farlo si servono anche dello sport sfruttando le accuse di doping di Stato rivolte alla Russia.

Secondo la Wada però la Russia ha messo in piedi tra il 2011 e il 2015 un gigantesco sistema di doping che ha coinvolto circa 1.000 atleti. E in fondo il verdetto del Cio poteva essere molto più severo. I russi che andranno alle Olimpiadi invernali saranno definiti infatti “atleti olimpionici dalla Russia” e non semplicemente “atleti neutrali”. E il tricolore russo potrebbe persino sventolare alla cerimonia di chiusura dei Giochi. Inoltre il presidente del Cio Thomas Bach ha suggerito di mettere fine alla questione del doping di Stato russo dopo PyeongChang. Tutti elementi che secondo alcuni esperti fanno pensare a un accordo dietro le quinte tra il Cremlino e il Cio.

(di Giuseppe Agliastro/ANSA)

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Nasce il Mondiale senza l’Italia. Putin: “E’ l’ora della Russia”

Pubblicato il 01 dicembre 2017 da ansa

Vista del quadro generale del Mondiale di calcio dal 14 giugno al 15 luglio 2018 in Russia. EPA/SERGEI CHIRIKOV

 


MOSCA. – La prima neve dell’anno imbianca la Piazza Rossa, le guglie di San Basilio e le mura del Cremlino: cartolina perfetta, manco farlo apposta, per accogliere a Mosca il bel mondo del calcio nel momento che conta. Il sorteggio finale, senza l’Italia. L’attesa per sapere di che vita dovranno vivere le 32 nazionali qualificate al mondiale russo. Vladimir Putin sale sul palco del Palazzo di Stato e si dice “orgoglioso: il calcio ha girato il mondo, ora tocca a noi. Faremo di tutto perché questa Coppa del Mondo sia la festa dello sport”.

Le immagini a quel punto esplodono sui mega-schermi e la diretta tv consegna al mondo un ‘countdown’ che parte dalla stazione spaziale, tanto per ricordare a tutti chi ci è andato per primo, nello spazio. Lo sport, si sa, è lo specchio delle vicende umane – politica compresa – e lo zar punta a fare del mondiale uno strumento per rinforzare il soft-power della Russia. Puntando ad esempio sulla famosa “ospitalità” che il popolo russo “riserva agli amici”.

Lo show d’introduzione – un mix musicale di Alsou, la cantante d’opera Ildar Abdrazakov e la tv star russa Larisa Dolina, il tutto seguito dai balli tradizionali della compagnia Igor Moiseyev – ha presto lasciato spazio al rito del sorteggio vero e proprio presentato da Gary Lineker – ex stella della nazionale inglese – e dalla giornalista russa Maria Komandnaya.

A pescare le palline e determinare il fato delle squadre otto leggende del calcio tra cui il russo Nikita Simonyan, il brasiliano Cafù, Maradona e il nostro Fabio Cannavaro. “È bello avere un po’ d’Italia in questo mondiale”, la presa in giro di Lineker nel corso del sorteggio. Una battuta inevitabile – come quella riservata al ‘Pibe de Oro’, “sei sempre stato bravo con le mani”, proprio all’inizio della cerimonia – ma che brucia comunque.

La sorte alla fine consegna alla Russia un esordio facile con l’Arabia Saudita: il ‘derby del greggio’ si terrà 14 giugno alle 18 a Mosca presso l’interamente restaurato stadio Luzhniki. Il giorno dopo, alle 21:00 a Sochi, sarà la volta invece dell’unico vero colpo di scena della serata. Ovvero Portogallo-Spagna. Che, messe insieme insieme al Marocco e all’Iran, si candidano a diventar padrone del gruppo B. Quindi giù, a rotta di collo, come sempre, sino alla finale del 15 luglio, di nuovo a Mosca.

Nel mezzo il mondiale toccherà 11 città della Russia: l’enclave di Kaliningrad, la capitale degli Urali Ekaterinburg, la tatara Kazan, Nizhny Novogord, Rostov sul Don, San Pietroburgo, Samara, Saransk, Sochi e Volgograd. Un’occasione unica per le province russe, di norma ‘schiacciate’ dal peso di Mosca e San Pietroburgo, di farsi conoscere e – soprattutto – far incetta di turismo.

“Chi verrà qui scoprirà che la Russia è un paese accogliente”, ha detto Gianni Infantino a inizio serata. Il presidente della Fifa nel pomeriggio ha peraltro chiarito che il mondiale non rischia nulla dal braccio di ferro ormai conclamato tra il Comitato Olimpico Internazionale e Mosca sul doping. “I test qui sono stati fatti da un’organizzazione non russa, sono stati negativi, il processo continuerà: se ci saranno violazioni delle regole anti-doping allora ci saranno anche le sanzioni”, ha precisato.

Il vice premier con delega allo Sport Vitaly Mutko dal canto suo ha tuonato che per quanto riguarda la nazionale di calcio “non ci sono state e non ci sono ‘macchinazioni'” sul doping mentre non sono mancati tentativi di coinvolgerla. E buttare tutto in politica, per l’appunto. Ma ormai è tardi. Il mondiale russo da oggi prende il largo.

(di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)

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Al Cremlino la grandeur di Putin, ecco il Mondiale senza l’Italia

Pubblicato il 30 novembre 2017 da ansa

Zabivaka, la mascotte dei prossimi mondiali di calcio che si giocheranno nel 2018 in Russia. EPA/SERGEI ILNITSKY

 

 


MOSCA. – Tutto è pronto per il giorno della consacrazione finale prima del fischio di inizio della Coppa del Mondo, Russia 2018 che si giocherà senza l’Italia. Al Palazzo di Stato del Cremlino, la cornice più iconica a disposizione delle autorità moscovite, si terrà infatti la cerimonia del sorteggio. E ci sarà anche Vladimir Putin. Un segno in più che la Russia è disposta a usare tutti i mezzi per trasformare i mondiali in uno sfoggio di grandeur, così come capitò a suo tempo con le olimpiadi invernali di Sochi.

I dettagli dell’evento sono top-secret. Ma il vice premier con delega allo Sport, Vitaly Mutko, ha assicurato che a tutti gli invitati – circa 1.300 – “piacerà quello che abbiamo organizzato”. “Molti – ha detto – arriveranno in Russia per la prima volta e dopo il sorteggio andranno a vedere i campi di allenamento e gli alloggi per il periodo del campionato: credo che i rappresentanti di tutte le delegazioni saranno contenti di quello che vedranno”.

“Mosca – ha rimarcato il direttore generale del comitato organizzativo Russia 2018, Alexei Sorokin – è pronta ad ospitare questo evento di altissimo livello”. La Capitale d’altra parte si è portata avanti, con programmi ad hoc – come il corso d’inglese accelerato per i dipendenti del trasporto pubblico, soprattutto quelli della metropolitana – e il ciclopico piano di ammodernamento del centro, che ha coinvolto le principali vie e piazze in un restyling dal sapore moderno d’indubbio pregio architettonico.

Ed è proprio un mix sapiente di tradizione e sguardo al futuro che caratterizza il simbolismo di questa Coppa del Mondo. Il poster ufficiale della competizione, ad esempio, ritrae il mitico portiere russo Lev Yashin – che parò il rigore al giovane Sandro Mazzola negli europei del ’63, battendo così l’Italia agli ottavi di finale – in uno stile retrò ispirato al post-Costruttivismo sovietico degli anni ’20 e ’30.

Il sorteggio in sé si basa su una procedura che distribuirà in gironi le otto ‘teste di serie’ – ovvero la Germania, il Brasile, il Portogallo, l’Argentina, il Belgio, la Francia, la Polonia (la Russia, paese ospitante, lo è già di diritto). La nazionale russa, in tutto questo, è l’unica a sapere già quando e dove giocherà: a Mosca il 14 giugno, a San Pietroburgo il 19 giugno e a Samara il 25 giugno.

A presentare la cerimonia del sorteggio saranno l’ex campione inglese Gary Lineker – oggi star della tv britannica – e la giornalista russa Maria Komandnaia. A estrarre i bussolotti saranno leggende del calcio come Laurent Blanc, Gordon Banks, Cafu, Fabio Cannavaro, Diego Forlan, Diego Maradona, Carles Puyol e Nikita Simonyan. Tra le altre stelle presenti si segnalano Pelè e Miroslav Klose, che porterà la coppa del mondo sul palco.

A far da contraltare alla grandeur russa c’è, naturalmente, lo scandalo del doping – che secondo alcuni recenti articoli sarebbe largamente presente anche nel calcio – e la ridda di polemiche che si trascina dietro. “Ci dobbiamo convivere”, ha detto Mutko evidenziando l’alto grado di “strumentalizzazione politica”. Un elemento su cui è tornato il premier Dmitri Medvedev: “Abbiamo avuto dei problemi e li stiamo risolvendo ma purtroppo la questione è diventata uno strumento per lanciare l’ennesima campagna anti-russa”.

(di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)

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Trump “assolve” Putin, rivolta dell’intelligence Usa

Pubblicato il 12 novembre 2017 da ansa

Headquarters della Cia, Langley. ANSA /DENNIS BRACK/BLACKSTAR/POOL

 

NEW YORK. – Donald Trump salva Vladimir Putin e attacca a testa bassa gli ex responsabili dell’intelligence Usa – quelli scelti a suo tempo dall’amministrazione Obama – accusati di aver alimentato il sospetto di un’influenza di Mosca sulle elezioni presidenziali americane. Col risultato, è la versione del presidente, di ostacolare una collaborazione con la Russia necessaria per la Casa Bianca sia sul fronte della crisi siriana che su quello della Corea del Nord.

Ma le parole del tycoon finiscono per provocare una rivolta nella comunità degli 007 e un forte imbarazzo tra gli attuali vertici della Cia, quelli scelti dallo stesso tycoon. “Fidandosi di Mosca e minimizzando la minaccia rappresentata dalla Russia, il presidente Trump rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale”, replicano con durezza l’ex numero uno dell’intelligence americana James Clapper e l’ex capo della Cia John Brennan, per i quali le interferenze russe sul voto sono “provate e motivate”.

A scatenare la bufera sono state le affermazioni definite “ambigue e contraddittorie” di Trump dopo il breve faccia a faccia con Putin in Vietnam. Nel mondo dei servizi non è andato giù il fatto che il presidente abbia dato l’impressione di dare più credito al leader del Cremlino – tornato a negare ogni coinvolgimento nelle vicende americane – che alle conclusioni cui sono giunte nei mesi scorsi Cia, Nsa e Fbi.

In un rapporto del gennaio scorso infatti le tre agenzie, con l’imprimatur del direttore dell’intelligence nazionale James Clapper, hanno messo nero su bianco che la Russia ha influenzato la corsa alla Casa Bianca al fine di favorire Trump contro Hillary Clinton. Lo stesso Mike Pompeo, uomo fidato che Trump ha messo alla guida della Cia, è stato costretto a diffondere nelle ultime ore una dichiarazione in cui sottolinea come la posizione della sua agenzia “non è cambiata”: Putin ha interferito sul voto dello scorso novembre.

Ma Trump non ci sta e su Twitter, in una pausa della sua lunga missione in Asia, definisce Clapper e Brennan “politicanti” e “manipolatori”, accusando i democratici di essere dietro alla vicenda.

“Il fatto che il presidente creda più alle parole di Putin che a quelle della comunità dell’intelligence è immorale”, ha replicato Clapper, per il quale “è sconcertante che Trump non abbia fatto un forte richiamo a un presidente russo impegnato a minare il nostro sistema e la nostra democrazia”. “Cercare di dipingere Putin in un’altra maniera e alimentare illusioni e ambiguità – ha avvertito – mette il nostro Paese a rischio”.

Anche Brennan non ha usato mezzi termini nel rispondere al tycoon. “Dovrebbe vergognarsi” per il suo atteggiamento verso il presidente russo: “Sembra intimidito da Putin, impaurito da quello che potrebbe dire o che potrebbe venir fuori dalle indagini sul Russiagate. Questo è molto inquietante, un pericolo per la sicurezza”.

Molto critici anche altri due ex alti responsabili della Cia. Per Michael Hayden, “il presidente deve sapere che anche gli uomini che lui ha messo alla guida dell’intelligence sono d’accordo con quelli che ha chiamato ‘politicanti'”. Michael Morell ha sottolineato invece come Trump non dovrebbe fidarsi di Putin, “un ex agente russo addestrato a mentire e manipolare”.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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(ANSA) - FIRENZE, 23 GEN - Commercializzavano vino di bassa qualità, adulterato con l'aggiunta di alcol, che poi veniva venduto come Chianti doc, Brunello di Montalcino o Sassicaia. Al termine dell'inchiesta condotta dai carabinieri del Gruppo tutela della salute di Roma e del Nas di Firenze e coordinata dalla Dda fiorentina, il pm Giulio Monferini ha chiesto il rinvio a giudizio per 9 persone. Il gip Fabio Frangini ha fissato la prima udienza il 5 aprile. L'inchiesta, avviata nel 2015, portò all'arresto di 3 persone (poi ai domiciliari) mentre altre 7 vennero iscritte nel registro degli indagati. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere per frode in commercio alla contraffazione di marchio e origine del vino, dalla frode in commercio alla vendita di sostanze non genuine e riciclaggio. Il vino dopo essere adulterato veniva imbottigliato in un'azienda di Empoli, dove poi erano apposte false etichette prima di inviarlo a dei depositi in Lazio e Emilia Romagna. Da qui partiva per l'estero, in particolare per il Costa Rica.

23:15Fotografia: ‘Sangue bianco’,leucemia raccontata con immagini

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21:56Consiglio Liguria unito nel dire sì all’autonomia

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21:48Strage bus ungherese su A4:presentata denuncia contro ignoti

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21:42Tramvia: Firenze, tratto nuove linee da rifare, già smontato

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