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Partita la corsa per richiedere il Reddito di inclusione (Rei)

Pubblicato il 04 dicembre 2017 da ansa

 


ROMA. – E’ partita la corsa per richiedere il Reddito di inclusione (Rei), la nuova misura nazionale di contrasto alla povertà, rivolta alle famiglie in difficoltà. Le domande per il Rei si possono presentare dal primo dicembre e già da giorni le sedi Caf “da nord a sud sono prese d’assalto” dai cittadini per avere informazioni e aiuto, fa sapere la consulta nazionale dei Centri di assistenza fiscale.

“In molti casi si stanno rivolgendo per ottenere la certificazione Isee dall’Inps”, spiegano i coordinatori Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, ritenendo quindi che sarebbe “opportuno attivare immediatamente un tavolo di coordinamento tra il ministero del Lavoro, l’Inps, l’Anci e la consulta dei Caf” in modo da poter “assicurare, nell’immediato e per il futuro, una puntuale e capillare assistenza, affinché nessuno che ne ha o che ne avrà diritto resti escluso da questo sostegno”.

Il Rei, rimarca il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, illustrando la misura a Bari, dopo l’appuntamento la scorsa settimana di Milano, è “una scelta importante”, che guarda sopratutto “alla necessità di costruire una grande rete nazionale di sostegno per la parte più debole della società, nella consapevolezza che c’è bisogno di una grande rete istituzionale e di un grande rapporto tra Governo, Stato, Regioni e Comuni da un lato; e dall’altro versante le organizzazioni sociali, il volontariato, l’associazionismo”.

La misura riguarda in prima battuta una platea di 490.000 famiglie per circa 1,8 milioni di persone; a regime, dopo luglio 2018, la platea potenziale si allarga a 700.000 famiglie per circa 2,5 milioni di persone. L’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente) è necessario per presentare la domanda e accedere al beneficio: la soglia è fissata a 6.000 euro.

Si parte dalle famiglie che hanno almeno un minore, o un figlio disabile, una donna incinta, un over-55 disoccupato. Il beneficio può arrivare al massimo a 187,5 euro al mese per una persona che vive sola e fino a 485 euro per un nucleo di 5 o più persone. Con l’approvazione della legge di bilancio quest’ultimo massimale verrà incrementato a 534 euro. Il sostegno economico è condizionato all’impegno su un progetto personalizzato.

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Povertà: dal 1 dicembre domande Rei, fino a 485 euro

Pubblicato il 29 novembre 2017 da ansa

Lotta alla povertà: da gennaio arriva reddito inclusione

 


ROMA. – Scatta tra due giorni, il primo dicembre il via alle domande per ottenere il ReI, la nuova misura permanente di contrasto alla povertà che potrà riguardare in prima battuta una platea di 490.000 famiglie per circa 1,8 milioni di persone nel complesso. A regime, dopo luglio, la misura riguarderà una platea di 700.000 famiglie per circa 2,5 milioni di persone.

La misura che prevede anche un progetto personalizzato per aiutare il nucleo ad uscire dallo stato di bisogno prevede un beneficio economico fino a 187 euro nel caso di componente unico della famiglia e un tetto di 485 euro al mese nel caso di famiglia in difficoltà con almeno cinque persone.

Le prime carte Rei potranno essere riconosciute a partire dal 2018. Il progetto viene predisposto con la regia dei servizi sociali del comune che operano in rete con gli altri servizi territoriali come Asl, scuole, centri per l’impiego ecc. Ecco in sintesi a chi spetta il beneficio e le modalità di erogazione del sussidio:

COSA PREVEDE: Il Rei è un beneficio economico condizionato alla prova dei mezzi e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa. Viene riconosciuto ai nuclei familiari che hanno un Isee non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro. Il Rei è compatibile con un’attività lavorativa (fermi restando i requisiti economici) ma non con la percezione della Naspi o di altri ammortizzatori sociali per la disoccupazione involontaria. Il beneficio viene riconosciuto nella misura massima ai soli nuclei privi di trattamenti assistenziali o con ISR (indicatore della situazione reddituale) nullo mentre per gli altri vengono integrate le risorse economiche fino alla soglia.

DAL PRIMO DICEMBRE DOMANDE: Le domande potranno essere presentate dal primo dicembre ai comuni o altri punti di accesso identificati dai comuni stessi (in molti casi ai municipi in cui sono suddivisi i servizi sul territorio). I comuni invieranno le informazioni all’Inps entro 15 giorni. L’Istituto una volta controllati i requisiti potrà riconoscere il diritto previo però la firma del progetto personalizzato.

REQUISITI: Per avere accesso al Rei bisogna essere cittadino comunitario o extracomunitario con permesso di lungo soggiorno ma è necessario anche risiedere in via continuativa in Italia da almeno due anni al momento di presentazione della domanda. In sede di prima applicazione si partirà dalle famiglie che hanno almeno un minore, o una donna in stato di gravidanza accertata (ma il Rei potrà in questo caso essere chiesto non prima di quattro mesi dalla data di parto presunta),o disabili o persone over 55 disoccupate.

TETTO MASSIMO A 485 EURO A NUCLEO: Il beneficio può arrivare al massimo a 187,5 euro per una persona sola fino a 485 euro per un nucleo di 5 o più persone. Il reddito viene erogato per 12 mensilità l’anno e può durare al massimo 18 mesi. Sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere di nuovo (per un massimo di altri 12 mesi). Il tetto è legato a quello dell’assegno sociale per gli over 65 senza reddito.

493.000.000 FAMIGLIE COINVOLTE: In prima battuta le famiglie coinvolte saranno quasi 500.000 per circa 1,8 milioni di persone complessive. Dal primo luglio la misura diventa universale e, togliendo i paletti su minori, disabili e over 55 si dovrebbero raggiungere circa 700.000 nuclei per oltre 2,5 milioni di persone. Per questa misura nell’anno sono stati stanziati nella legge di Bilancio all’esame del Parlamento due miliardi.

PROGETTO PERSONALIZZATO PER USCIRE DALLA POVERTA’: Oltre alla componente economica il ReI si concentrerà sull’occupabilità della persona che lo chiede, guardando alla sua situazione complessiva e dando vita a un “progetto personalizzato” volto al superamento della condizione di povertà. Il beneficio economico verrà decurtato o sospeso nel caso i componenti della famiglia sostenuta non si presentino alle convocazioni.

BENEFICIO EROGATO CON CARTA PREPAGATA: Il nucleo che avrà diritto al beneficio avrà una Carta di pagamento elettronica (Carta Rei), simile a una prepagata. La Carta potrà essere usata, per metà dell’importo, anche per fare prelievi di contanti. Finora invece l’uso e’ stato vincolato sempre ad acquisti nei supermercati, negli uffici postali e in farmacia.

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Arriva ReI, fino a 485 euro per 490.000 famiglie

Pubblicato il 23 novembre 2017 da ansa

Arriva ReI, fino a 485 euro per 490.000 famiglie

 


ROMA. – Scatta il primo dicembre la corsa alla presentazione delle domande per ottenere il ReI, la nuova misura permanente di contrasto alla povertà: lo strumento che potrà interessare in prima battuta poco meno di 500.000 famiglie per circa 1,8 milioni di persone avrà un tetto di 485 euro al mese nel caso di famiglia in difficoltà con almeno cinque componenti. L’Inps ha pubblicato una circolare per chiarire i requisiti necessari e le modalità di presentazione della domanda.

Le prime carte Rei potranno essere riconosciute a partire dal 2018. Ecco in sintesi a chi spetta il beneficio che sarà affiancato però di un progetto personalizzato per l’uscita dallo stato di bisogno e le modalità di erogazione del sussidio: La misura prevista dal decreto legislativo che riordina le prestazioni di natura assistenziale sostituisce il Sia (sostegno per l’inclusione attiva) e l’Asdi (l’assegno sociale di disoccupazione erogato dopo la Naspi).

COSA PREVEDE: Il Rei è un beneficio economico condizionato alla prova dei mezzi e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa. Viene riconosciuto ai nuclei familiari che hanno un Isee non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro. Il Rei è compatibile con un’attività lavorativa (fermi restando i requisiti economici) ma non con la percezione della Naspi o di altri ammortizzatori sociali per la disoccupazione involontaria.

REQUISITI: Per avere accesso al Rei bisogna essere cittadino comunitario o extracomunitario con permesso di lungo soggiorno ma è necessario anche risiedere in via continuativa in Italia da almeno due anni al momento di presentazione della domanda. In sede di prima applicazione si partirà dalle famiglie che hanno almeno un minore, o una donna in stato di gravidanza accertata (ma il Rei potrà in questo caso essere chiesto non prima di quattro mesi dalla data di parto presunta),o disabili o persone over 55 disoccupate.

TETTO MASSIMO A 490 EURO A NUCLEO: Il beneficio può arrivare al massimo a 187,5 euro per una persona sola fino a 485 euro per un nucleo di 5 o più persone. Il reddito viene erogato per 12 mensilità e può durare al massimo 18 mesi. Sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere di nuovo (per un massimo di altri 12 mesi). Il tetto è legato a quello dell’assegno sociale per gli over 65 senza reddito.

493.000 FAMIGLIE COINVOLTE: In prima battuta le famiglie coinvolte saranno quasi 500.000 per circa 1,8 milioni di persone complessive. Dal primo luglio la misura diventa universale e, togliendo i paletti su minori, disabili e over 55 si dovrebbero raggiungere circa 700.000 nuclei per oltre 2,3 milioni di persone. Per questa misura nell’anno sono stati stanziati nella legge di Bilancio all’esame del Parlamento due miliardi.

PROGETTO PERSONALIZZATO PER USCIRE DALLA POVERTA’: Oltre alla componente economica il ReI si concentrerà sull’occupabilità della persona che lo chiede, guardando alla sua situazione complessiva e dando vita a un “progetto personalizzato” volto al superamento della condizione di povertà. Il beneficio economico verrà decurtato o sospeso nel caso i componenti della famiglia sostenuta non si presentino alle convocazioni.

BENEFICIO EROGATO CON CARTA PREPAGATA: Il nucleo che avrà diritto al beneficio avrà una Carta di pagamento elettronica (Carta Rei), simile a una prepagata. La Carta potrà essere usata, per metà dell’importo, anche per fare prelievi di contanti. Finora invece l’uso è stato vincolato sempre ad acquisti nei supermercati, negli uffici postali e in farmacia.

DAL PRIMO DICEMBRE DOMANDE: Le domande potranno essere presentate dal primo dicembre ai comuni o altri punti di accesso identificati dai comuni stessi. I comuni invieranno le informazioni all’Inps entro 15 giorni. L’Istituto una volta controllati i requisiti potrà riconoscere il diritto previo però la firma del progetto personalizzato.

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Focus famiglie: sale l’aiuto per quelle povere, assegno di 540 euro

Pubblicato il 17 ottobre 2017 da redazione

Parte il nuovo piano contro la povertà

ROMA.- I poveri italiani sono un esercito di 4,7 milioni di persone, 1,6 milioni di famiglie. E’ a loro che il governo guarda con il Reddito di inclusione attiva, in arrivo dal primo gennaio 2018, in versione potenziata grazie ai nuovi stanziamenti previsti dalla prossima manovra.

La legge di bilancio non è ancora stata messa a punto nei dettagli, molte cifre sono ancora in bilico, così come alcuni interventi, ma la lotta alla povertà costituisce, secondo l’esecutivo, uno dei pilastri imprescindibili dell’azione di governo. Per questo le risorse a disposizione per il Rei aumenteranno per il primo anno di applicazione da 1,7 a 2 miliardi di euro, allargando la platea di destinatari e facendo lievitare l’assegno riservato alle famiglie numerose.

L’estensione dell’intervento sarà progressiva. Innanzitutto si interverrà sulla prestazione, poi nella seconda parte del 2018 si allargherà la platea. Lo stanziamento aggiuntivo (pari a 300 milioni in più l’anno prossimo, 700 milioni in più nel 2019 e 900 milioni in più nel 2020) permetterà, secondo le stime, di far salire di 50 euro l’assegno per i nuclei oltre i 5 componenti, che dovrebbe quindi passare dai 480-490 euro previsti a 530-540 euro. Allo stesso tempo, salirà gradualmente il numero di persone coinvolte, fino ad arrivare ad un massimo di 650.000 famiglie dalle 490.000 attualmente previste a partire dal primo gennaio.

Fin qui gli interventi a favore delle famiglie bisognose. Ma anche per le famiglie tipo sono molte misure di alleggerimento o di incentivo previste. Torna innanzitutto ’18app’, il bonus cultura da 500 euro riservato ai diciottenni per libri, eventi culturali, concerti, musei e corsi di lingua, musica o teatro. In più vengono rinnovati i bonus casa: il sismabonus per la messa in sicurezza degli edifici, esteso quest’anno anche alle case popolari, e l’ecobonus, anche se in versione leggermente rivista rispetto al 2017. Il credito d’imposta viene prorogato al 65% per le singole unità immobiliari e fino al 31 dicembre 2021 per i condomini, ma per alcuni beni, come gli infissi o le caldaie a condensazione e a biomassa, la detrazione scende al 50%.

Per usufruire del massimo sconto bisognerà quindi affrettarsi ad agire entro gli ultimi mesi di quest’anno. Tra i cambiamenti del 2018 rientra anche la portabilità dell’ecobonus. Il credito per interventi su singole unità immobiliari potrà cioè essere ceduto a terzi e in questo modo utilizzato anche dagli incapienti, come già il sisma bonus.

La piccola grande novità della manovra è però il bonus giardini: chi deciderà di ristrutturare o creare nuove aree verdi urbane (private o condominiali) avrà diritto a un credito d’imposta pari al 36% delle spese sostenute, fino a un tetto massimo che dovrebbe essere fissato a 5 mila euro.

Sul fronte welfare, sono i ritocchi all’Ape a farla da padrone. Per l’accesso all’Ape sociale verrà riconosciuto alle donne un bonus di 6 mesi per ogni figlio alle lavoratrici, con un tetto massimo a 24 mesi. I lavoratori precari con contratto a termine potranno invece accedere all’Ape social con i requisiti in regola alla scadenza dell’ultimo contratto a termine, a patto che abbiamo cumulato almeno 18 mesi di contratti di lavoro negli ultimi tre anni.

(di Mila Onder/ANSA)

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