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Joe Biden: “Russia tentò di influenzare il referendum in Italia”

Pubblicato il 08 dicembre 2017 da ansa

L’ex. Vice Presidente americano Joe Biden .(Xinhua/Xu Jinquan)(gl)

 


ROMA. – La Russia ha interferito con il referendum costituzionale italiano dell’anno scorso, e sta aiutando la Lega e il Movimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni parlamentari. La denuncia viene dall’ex vice presidente degli Stati Uniti Joe Biden, in un articolo (‘Come resistere al Cremlino’) pubblicato sulla rivista Foreign Affairs insieme all’ex vice assistente segretario alla Difesa Michael Carpenter e ripreso dalla Stampa.

Gli autori sostengono che Putin ha lanciato una campagna interna e internazionale per conservare il potere, basata su corruzione, ingerenza militare e politica. Secondo Biden – riassume il quotidiano – la forza del capo del Cremlino è più apparenza che sostanza. L’economia russa dipende ormai esclusivamente dal petrolio e dal gas, e il calo dei prezzi l’ha profondamente danneggiata, al punto che la capitalizzazione sul mercato di Gazprom è scesa dai 368 miliardi del 2008 ai 52 di oggi.

Il consenso politico è molto fragile, e per conservarlo Putin ha puntato su due cose: repressione dell’opposizione, e favoreggiamento della classe corrotta di oligarchi che lo aiutano a restare al potere. Questa strategia di sopravvivenza ha un importante aspetto internazionale, per almeno tre ragioni: difendersi dall’America, impedire ai Paesi vicini di passare nell’altro campo, e destabilizzare le democrazie occidentali.

La strategia di Putin, secondo Biden, comprende anche l’attacco dell’Occidente, per destabilizzarlo dall’interno e renderlo meno capace di contrastare Mosca. “In questo quadro – scrive l’ex vicepresidente secondo La Stampa – si inseriscono le iniziative lanciate per interferire con le elezioni.

In Francia l’offensiva è fallita, ma la Russia non si è arresa, e ha compiuto passi simili per influenzare le campagne politiche in vari Paesi europei, inclusi i referendum in Olanda (sull’integrazione dell’Ucraina in Europa), Italia (sulle riforme istituzionali), e in Spagna (sulla secessione della Catalogna).

Quindi Biden denuncia gli aiuti del Cremlino alla destra estrema in Germania, e aggiunge: un simile sforzo russo è in corso per sostenere il movimento nazionalista della Lega Nord e quello populista dei Cinque Stelle in Italia, in vista delle prossime elezioni parlamentari”.

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M5S e Lega contro Biden: “Interferenze russe fake news”

Pubblicato il 08 dicembre 2017 da ansa

L’ex vice-presidente degli Stati Uniti, il Democratico Joe Biden.

 

 

MILANO.- Il governo russo, secondo l’ex vice-presidente degli Stati Uniti, il Democratico Joe Biden, avrebbe interferito nella campagna per il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 con azioni di disinformazione. E si appresterebbe ora a “sostenere” il messaggio “della Lega Nord nazionalista e del Movimento 5 Stelle populista” in vista delle elezioni politiche.

Ma i diretti interessati ribaltano l’accusa: “fake news”, hanno detto sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio, candidati premier di Lega e M5S. Partiti che in questi anni hanno coltivato rapporti con quello del presidente Vladimir Putin, ‘Russia Unita’.

Sono stati i 5 Stelle a rispondere più duramente a Biden, che ha accennato all’Italia solo in tre righe di un lungo articolo firmato con Michael Carpenter su ‘Foreign Affairs’, in cui spiega perché il Cremlino sia da considerare una minaccia alle democrazie occidentali. “Si deve imparare a perdere, in questo Paese”, ha affermato Di Maio, che vede uno “storytelling per il quale anche in questa campagna elettorale, siccome noi del M5S siamo la prima forza politica del Paese, c’è qualche imbroglio”.

Di Maio ha risposto a Biden per parlare al Pd. Perché, ha detto, “non possono utilizzare il complottismo sui russi per dire perché hanno perso il referendum: andate a chiedere ai milioni di italiani che hanno votato No se sono stati pagati dai russi o volevano mandare a casa Renzi”. “Per quello che ci riguarda – ha concluso – è una fake news, finché non ci sono prove”.

Anche il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, attacca: “Matteo Renzi – ha detto Salvini – ha perso il referendum e perderà le elezioni perché gli italiani hanno buon senso, non perché lo vuole Putin. Un buon rapporto con la Russia è strategico per l’Italia e le imprese italiane. Le sanzioni contro Mosca sono una follia che toglieremo, non perché lo dice Putin ma perché è nell’interesse nazionale italiano. Il resto è fake news”.

Nell’intreccio di accuse si è inserito in serata lo stesso Renzi. “Appena possono tuffarsi in un complotto, vero o presunto, gli uomini del Blog – ha detto l’ex premier e segretario del Pd a proposito dei 5 Stelle – sono felicissimi. Sono nati del resto parlando di scie chimiche, sirene, falsi allunaggi: hanno una certa esperienza nel settore. Io però non parlo di complotti né ritorno al dicembre 2016. Penso solo che dobbiamo stare attenti alle schifezze che girano in rete per i nostri figli”.

Il Pd però non lascia cadere nel vuoto il tema. Mentre il deputato Michele Anzaldi ha chiesto al ministro degli Esteri, Angelino Alfano, di convocare gli ambasciatori di Usa e Russia dopo le parole dell’ex vice di Barack Obama, Renzi ha annunciato che martedì il partito presenterà il “primo report quindicinale” sulle fake news.

(di Alessandro Franzi/ANSA)

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L’Artico, la frontiera finale della Russia

Pubblicato il 08 dicembre 2017 da ansa

L’Artico al centro della strategia della Difesa russa.

 

SABETTA (SIBERIA ARTICA). – L’amore per la frontiera artica vien di lontano e affonda le sue radici nel periodo sovietico. Mosca oggi sembra aver riscoperto quello spirito di conquista e avventura combinandolo a un progetto più organico, che vada oltre le basi militari – che pure ci sono, vengono ristrutturate o persino costruite ex novo – e le stazioni di ricerca scientifica. Il premier Dmitri Medvedev ha infatti confermato lo scorso agosto che lo stato intende spendere 2,7 miliardi di dollari da qui al 2025 per potenziare le infrastrutture dell’artico.

La Rosatom, il colosso russo leader nel settore dell’energia atomica civile, ha persino messo a punto un progetto di “mini reattori nucleari”, alcuni dei quali “galleggianti o subacquei” disegnati appositamente per dare energia agli insediamenti artici “nel rispetto dell’ambiente”. Un punto di vista probabilmente inaccettabile per l’opinione pubblica occidentale ma assolutamente in linea con la mentalità russa.

Il 2016 è stato l’anno in cui la quantità di beni trasportati attraverso il passaggio di Nord-Est ha battuto il record di 7,5 milioni di tonnellate segnato ai tempi dell’Unione Sovietica e, stando all’Agenzia Federale russa per il Trasporto marittimo e Fluviale, potrebbe crescere di sei volte nei prossimi tre anni, fino a toccare quota 70 milioni di tonnellate nel 2035. Stando al ministero dell’Estremo Oriente russo, negoziati “sono in corso” con investitori e le maggiori compagnie di trasporto marittimo (Cosco e Maersk) per fare della rotta artica un vero e proprio “corridoio internazionale”.

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Apre Yamal, dai ghiacci la risposta russa a gas liquido

Pubblicato il 08 dicembre 2017 da ansa

Dai ghiacci la risposta russa a gas liquido

 

 


SABETTA (SIBERIA ARTICA). – Sono le due del pomeriggio. È notte. Ci sono quasi 30 gradi sotto lo zero e la sensazione è quella di essere sbarcati in un luogo irreale, un mix fra Gotham City, una base lunare e il regno di Narnia. Qui cinque anni fa non c’era niente. Oggi, oltre il circolo polare artico, c’è una città di quasi 20mila persone fatta di tubi, acciaio e luci che brillano nel buio pesto. E un aeroporto. E un porto. È il gas. Tanto gas.

Yamal LNG è il primo centro di estrazione e liquefazione della Russia nella regione artica, il secondo dopo l’impianto di Sakhalin II nell’Oriente Estremo del Paese. Il Cremlino diede luce verde al progetto nel 2010 e ora, 27 miliardi di dollari dopo, la Novatek – compagnia privata che fa capo al magnate russo Leonid Mikhelson – e i suoi partner – ovvero la francese Total e i cinesi China National Petroleum Corporation e Silk Road Fund – hanno appena ‘acceso’ la prima unità produttiva dell’impianto (capacità produttiva: di 5,5 milioni di tonnellate l’anno). E questa è già una notizia.

L’altra è che, contemporaneamente, può partire la “fase commerciale”. Vendere, insomma. Ma come si fa, dal polo nord? Semplice. Si prende una gasiera, la si incrocia con una rompighiaccio, e si ottiene la Christophe de Margerie: la prima del suo genere, classe Arc7, in grado di sbriciolare lastre ghiacciate spesse oltre 2 metri e trasportare 172.600 metri cubi di gas naturale. Ora, dopo il varo del novembre 2016, è pronta a salpare ed effettuare la prima consegna dall’impianto di Yamal. Fuori i secondi, insomma, si parte. Con stile.

Il presidente Vladimir Putin è volato appositamente da Mosca per presenziare al battesimo. A fargli compagnia il ministro dell’Energia russo Alexander Novak, il suo corrispettivo saudita Khalid al-Falih, i vertici di Total e una folta delegazione cinese. Oltre, naturalmente, a un bel codazzo di Vip, diplomatici e giornalisti.

A rappresentare l’Italia c’è il presidente di Intesa Russia Antonio Fallico, dato che l’istituto di Torino ha contribuito all’impresa con una linea di credito da quasi 800 milioni di euro. “Siamo fieri – ha detto all’ANSA – di aver contribuito alla realizzazione di questo progetto che favorirà la sicurezza energetica in Europa e nel mondo”.

Putin, dando inizio al carico di gas con un gesto della mano su uno scanner, ha sottolineato che l’apertura di Yamal è un evento “cruciale” non solo per il mercato energetico ma anche per lo sfruttamento della regione artica, su cui la Russia punta molto. “La rotta artica – ha dichiarato – potrà portare merci da tutto il mondo e garantirà il futuro della Russia”.

Dunque è solo l’inizio. Le altre due unità dovrebbero essere completate entro il 2021: in tutto la produzione annuale dovrebbe toccare quota 16,5 milioni di tonnellate. Novatek ha inoltre l’intenzione di capitalizzare sull’investimento iniziale – sostenuto al 100 per 100 dal Cremlino, che ha varato esenzioni fiscali quasi ad hoc – e aprire un secondo centro estrattivo (Arctic LNG) da 18 milioni di tonnellate, forse già entro il 2023.

Se si tengono conto gli altri piani di sviluppo, Novatek potrebbe arrivare a produrre entro il 2035 80 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto, diventando così un protagonista di spicco nel mercato. Un aspetto cruciale e innovativo della strategia di Novatek è quello di voler sfruttare la rotta artica 365 giorni l’anno per consegnare il gas ai propri clienti (principalmente i paesi asiatici come Cina, Giappone e Corea del Sud, assetati di gas a prezzi abbordabili).

L’armatore della Christophe de Margerie, la Sovcomflot, ha ordinato in tutto ai cantieri navali sudcoreani della Daewoo 15 navi della stessa classe e, a varie fasi, entreranno in servizio entro il 2020. Quando Yamal LNG andrà a pieno regime, le gasiere-rompighiaccio compiranno allora 200 viaggi l’anno, trasformando così il passaggio a Nord-Est in una rotta a pieno titolo (riducendo di circa la metà i tempi di consegna fra l’Europa e il Sud-Est asiatico).

Per la Russia è la frontiera finale, tant’è vero che Putin sta pensando di garantire i diritti di transito commerciale di gas e petrolio esclusivamente alle navi battenti bandiera russa – assicurandosi così il monopolio della nuova tratta.

(dell’inviato Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)

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Doping, Medvedev: “Squalifica per influenzare il voto”

Pubblicato il 08 dicembre 2017 da ansa

Russia squalificata per doping.

 

MOSCA. – La botta c’è e si sente. A due giorni dall’esclusione della Russia dalle Olimpiadi invernali del 2018 continua, come uno sciame sismico, la girandola delle dichiarazioni. A intervenire, adesso, è stato il premier Dmitri Medvedev, che ha definito il rapporto del Cio “pieno di menzogne” e ha puntato il dito contro la “componente politica” di tutta questa vicenda.

Secondo Medvedev, infatti, la decisione di squalificare la Russia è stata presa “alla vigilia delle elezioni presidenziali con l’obiettivo di creare nella nostra società certi umori”. “Vorrei notare – ha aggiunto – che gli ultimi 1500 campioni prelevati agli sportivi russi sono stati puliti: questo significa che la situazione del doping nel nostro paese è cambiata in maniera decisiva e adesso probabilmente non è migliore, ma nemmeno peggiore, di altri paesi”.

Sulla questione è intervenuto anche l’ex ministro dello Sport e attuale vice premier Vitaly Mutko, bandito a vita dal Cio, dicendosi pronto a a dimettersi “in qualunque momento” – per quanto le dimissioni non siano ora “una priorità”. “Adesso – ha affermato – la cosa più importante è aiutare gli atleti: agli sportivi sospesi dalla commissione Oswald verranno dati tutti gli aiuti possibili, giuridici, materiali e organizzativi. E poi parleremo delle dimissioni”.

Già, gli sportivi. Chi andrà a Pyeongchang con le insegne neutrali? Per ora chi si è fatto avanti senza mezzi termini è Viktor An, pattinatore di short-track, coreano di origine e vincitore di tre medaglie d’oro a Sochi. Anche l’asso dell’hockey Ilya Kovalchuk si è detto intenzionato a gareggiare poiché “l’amore per la patria lo si porta nel cuore, non serve una bandiera sul petto”.

La squadra nazionale di hockey aveva d’altra parte già inviato una lettera a Vladimir Putin – noto amante e praticante della disciplina – in cui si esortava il presidente a permettere al team di partecipare in ogni caso: “Non andare – l’appello strappacuore – equivale ad arrendersi”.

(di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)

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Opec-Russia, tagli alla produzione di petrolio fino a fine 2018

Pubblicato il 30 novembre 2017 da ansa

 

 


ROMA. – I Paesi Opec e non Opec, compresa la Russia, hanno raggiunto l’accordo per estendere di nove mesi i tagli alla produzione di petrolio, portandoli così da marzo fino alla fine del 2018. Come in precedenza, si tratta di una riduzione di 1,8 milioni di barili al giorno. L’intesa però dovrebbe essere rivista nella prossima riunione Opec di giugno. “Una concessione fatta alla Russia e agli altri Paesi non-Opec affinché sostenessero l’estensione dei tagli alla produzione”, hanno riferito i delegati da Vienna. “Se quando ci rivedremo a giugno la situazione del mercato sarà cambiata, discuteremo su eventuali modifiche” da apportare al piano, ha detto il ministro dell’Energia saudita, Khalid Al-Falih, precisando che “l’Arabia Saudita e la Russia condividono al 100% il piano d’azione sul petrolio” e che su questo i due Paesi “procedono a braccetto”. Per la prima volta contribuiranno ai tagli anche Libia e Nigeria, rimaste fuori dal precedente accordo a causa delle rispettive crisi interne. Per entrambe l’Organizzazione ha fissato un tetto congiunto di 2,8 milioni di barili al giorno. Secondo dati Bloomberg, ad ottobre la Nigeria ha prodotto 1,73 milioni di barili di petrolio al giorno e la Libia 980.000. In generale l’accordo di Vienna coinvolge Paesi che producono il 60% di petrolio a livello mondiale. “I tagli, sia da parte dei Paesi Opec che non Opec, aiutano a stabilizzare il mercato”, ha detto il ministro del petrolio russo, Alexander Novak, sottolineando che “dobbiamo continuare un’azione comune per centrare gli obiettivi”. E l’obiettivo sarebbe per un prezzo del petrolio sopra i 60 dollari al barile, anche se ufficialmente non è stata data una cifra. Sui mercati, però, le quotazioni del greggio non hanno preso il volo, come ci si poteva aspettare. Il Brent ha chiuso le contrattazioni a Londra a 63,43 dollari al barile (+0,5%) mentre al mercato di New York il Wti ha archiviato la seduta a 57,40 dollari al barile (+0,20%). Secondo gli analisti pesa proprio il fatto che l’Opec potrebbe rivedere l’accordo a giugno, e quindi “non si tratta di una vera e propria estensione dei tagli alla produzione di nove mesi” e “nel breve termine i prezzi ne potrebbero risentire”. L’andamento del greggio non ha comunque influito sulla seduta di Borsa di New York. L’indice Dow Jones ha segnato infatti un nuovo record storico, superando abbondantemente i 24mila punti, spinta dalla riforma delle tasse che avanza al Senato Usa.

(di Alfonso Abagnale/ANSA)

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Opec pronto a estendere i tagli della produzione, manca il sì di Mosca

Pubblicato il 28 novembre 2017 da ansa

 


ROMA. – Tutti i Paesi membri dell’Opec sarebbero pronti a estendere di nove mesi, fino alla fine del 2018, i tagli alla produzione di greggio. Tuttavia, a due giorni dal meeting di Vienna di giovedì, manca ancora l’impegno della Russia. Lo scrive l’agenzia Bloomberg citando fonti vicine al dossier. Mosca – riferiscono le fonti – nutrirebbe il timore che sostenere i prezzi al di sopra dei 60 dollari al barile finisca per dare una mano ai produttori rivali statunitensi specializzati nelle estrazioni d scisto.

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Allarmi bomba via telefono, a Mosca evacuate diecimila persone

Pubblicato il 13 settembre 2017 da redazione

MOSCA – Una serie di allarmi bomba lanciati al telefono quasi simultaneamente ha generato il panico a Mosca, capitale russa.

La notizia, riportata da Russia Today, ha fatto rapidamente il giro del mondo anche per la portata dell’evacuazione che è seguita all’allarme bomba: oltre diecimila persone infatti sono state allontanate a seguito di quello che è stato definito “terrorismo telefonico”. L’allarme ha infatti colpito decine di luoghi superaffollati della capitale fra cui centri commerciali, hotel del centro, stazioni degli autobus e almeno tre università.

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Doping: presto il verdetto su Pechino 2008

Pubblicato il 19 maggio 2016 da redazione

IOC president, German Thomas Bach, speaks during the presentation of the book 'Presidente Samaranch. Los 21 años de la presidencia que cambiaron el deporte' (lit. President Samaranch. 21 years of Presidency that changed sports) at the Spanish Olympic Committee in Madrid, Spain, 13 May 2016.  EPA/Luca Piergiovanni

IOC president, German Thomas Bach, speaks during the presentation of the book ‘Presidente Samaranch. Los 21 años de la presidencia que cambiaron el deporte’ (lit. President Samaranch. 21 years of Presidency that changed sports) at the Spanish Olympic Committee in Madrid, Spain, 13 May 2016. EPA/Luca Piergiovanni

ROMA. – Il ciclone del doping si abbatte nuovamente sul mondo dello sport, e proprio nell’anno olimpico, e rischia di provocare un notevole danno d’immagine, oltre che quello concreto. Le nuove metodologie di controllo, e la possibilità di effettuare nuovi test fino ad otto anni di distanza, stanno facendo emergere novità inquietanti.

Così è confermato che ai Giochi di Pechino 2008 31 atleti di 12 paesi e 6 diverse discipline gareggiarono dopati e ora, se risulteranno positivi anche alle controanalisi, verranno squalificati e privati delle medaglie nel caso fossero saliti sul podio. I nomi si sapranno nella prima metà di giugno.

Intanto vanno avanti anche i controlli su 250 campioni biologici di Londra 2012, e anche qui sarebbero in arrivo sorprese. Detto che si lavora anche sul fronte degli atleti del Kenya, e archiviato, almeno così sembra, lo scandalo Meldonium, il caso più grave è quello del presunto doping di Stato messo in atto dalla Russia nell’Olimpiade invernale di casa, ovvero Sochi 2014, con tanto di manipolazione o scambio di provette e l’intervento perfino di personaggi dei servizi segreti di Mosca.

Il presidente del Cio Thomas Bach ha parlato di “un livello inimmaginabile di criminalità” per descrivere la gravità della situazione, mentre il New York Times ipotizza l’entrata in scena della magistratura penale americana, che già ha avuto l’effetto di un ciclone sulla Fifa.

In ogni caso, se certe accuse verranno approvate, è in arrivo una pioggia di squalifiche, anche a vita secondo Bach, e si arriva a ipotizzare l’esclusione “in toto” (quindi non solo nell’atletica) della Russia da Rio 2016. Ciò anche se il presidente del Cio ha precisato che l’eventuale bando non riguarderà il comitato olimpico di Mosca ma le singole federazioni.

Da Praga arriva anche il commento di uno che di vittorie alle Olimpiadi se ne intende, ovvero Usain Bolt che gareggerà venerdì nei 100 ad Ostrava. “Quelle riguardanti Pechino 2008 e altre vicende – è il commento della leggenda giamaicana – sono davvero brutte notizie. Però faccio i complimenti alla Wada, l’agenzia mondiale antidoping, che sta facendo un ottimo lavoro riuscendo a rendere più pulito il mondo dello sport. Ora possiamo dire che chi bara poi verrà scoperto”.

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