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Special counsel interviewed Sessions in Russia investigation

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Russiagate: interrogato Sessions

Pubblicato il 23 gennaio 2018 da ansa

NEW YORK. – Il ministro della Giustizia americano, Jeff Sessions, è stato ascoltato per diverse ore dagli uomini del procuratore speciale Robert Mueller che indagano sul Russiagate. Lo riporta il New York Times, spiegando che l’interrogatorio è avvenuto la scorsa settimana. Sessions è il primo membro del governo guidato da Donald Trump ad essere interrogato nell’ambito delle indagini sul Russiagate.

L’interrogatorio è stato confermato al New York Times da una portavoce del dipartimento della giustizia. Sessions lo scorso marzo fu costretto a fare un passo indietro sul fronte delle indagini e di tutte le questioni relative alle elezioni presidenziali del 2016. Emerse infatti che aveva mentito al Congresso su due suoi incontri con l’allora ambasciatore russo a Washington Sergei Kislyak durante la campagna elettorale.

Sessions fu inoltre coinvolto nella decisione di Trump di silurare il capo dell’Fbi James Comey.

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Russiagate, Cnn: ci furono contatti dopo incontro Donald Jr

Pubblicato il 08 dicembre 2017 da ansa

Donald Trump Jr. EPA/SHAWN THEW

 


WASHINGTON. – Rob Goldstone, il pr britannico che organizzò l’incontro del giugno 2016 fra Donald Trump Jr e una avvocatessa russa, inviò successivamente alcune email ai rappresentanti russi che parteciparono a quei colloqui nella Trump Tower a Manhattan e a membri dell’entourage di Donald Jr. Lo riferisce la Cnn citando diverse fonti e sottolineando che emerge così la prima indicazione di ulteriori contatti dopo quell’incontro.

Stando alle stesse fonti, l’esistenza delle email è stata sollevata dai responsabili presso il Congresso dell’inchiesta sul cosiddetto Russiagate ed è stata posta all’attenzione di Donald Jr durante una audizione a porte chiuse due giorni fa. Il figlio maggiore del presidente avrebbe affermato – stando ancora a fonti citate da Cnn – di non ricordare lo scambio.

Nessuna delle email in questione risulta comunque essere stata inviata direttamente a Donald Jr. Si prevede che queste saranno oggetto della audizione a porte chiuse presso le commissioni Intelligence di Camera e Senato per cui Goldstone è stato convocato, attese per la prossima settimana.

La Cnn riferisce inoltre che in una delle nuove email emerse, il pr britannico Rob Goldstone scriveva a Dan Scavino -attualmente direttore per i social media alla Casa Bianca- incoraggiandolo a dissuadere l’allora candidato Donald Trump a creare una pagina sul sito russo di social network VK afermando che ‘Don e Paul’ (Donald Jr e Paul Manafort allora manager della campagna per l’elezione di Trump) condividevano l’idea.

Secondo una fonte citata da Cnn Goldsone proponeva l’idea come un modo per raggiungere i molti russo-americani utenti del sito. Un’altra fonte sottolinea che Goldstone aveva presentato l’iniziativa come “un’idea carina di marketing”, che era stata menzionata da un conoscente presso il social media russo. La stessa fonte ha giunto che il pr britannico ne aveva fatto menzione alla fine dell’incontro alla Trump Tower, quando tutti stavano già andando via, ripetendola poi nelle sue mail delle settimane successive.

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Trump “assolve” Putin, rivolta dell’intelligence Usa

Pubblicato il 12 novembre 2017 da ansa

Headquarters della Cia, Langley. ANSA /DENNIS BRACK/BLACKSTAR/POOL

 

NEW YORK. – Donald Trump salva Vladimir Putin e attacca a testa bassa gli ex responsabili dell’intelligence Usa – quelli scelti a suo tempo dall’amministrazione Obama – accusati di aver alimentato il sospetto di un’influenza di Mosca sulle elezioni presidenziali americane. Col risultato, è la versione del presidente, di ostacolare una collaborazione con la Russia necessaria per la Casa Bianca sia sul fronte della crisi siriana che su quello della Corea del Nord.

Ma le parole del tycoon finiscono per provocare una rivolta nella comunità degli 007 e un forte imbarazzo tra gli attuali vertici della Cia, quelli scelti dallo stesso tycoon. “Fidandosi di Mosca e minimizzando la minaccia rappresentata dalla Russia, il presidente Trump rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale”, replicano con durezza l’ex numero uno dell’intelligence americana James Clapper e l’ex capo della Cia John Brennan, per i quali le interferenze russe sul voto sono “provate e motivate”.

A scatenare la bufera sono state le affermazioni definite “ambigue e contraddittorie” di Trump dopo il breve faccia a faccia con Putin in Vietnam. Nel mondo dei servizi non è andato giù il fatto che il presidente abbia dato l’impressione di dare più credito al leader del Cremlino – tornato a negare ogni coinvolgimento nelle vicende americane – che alle conclusioni cui sono giunte nei mesi scorsi Cia, Nsa e Fbi.

In un rapporto del gennaio scorso infatti le tre agenzie, con l’imprimatur del direttore dell’intelligence nazionale James Clapper, hanno messo nero su bianco che la Russia ha influenzato la corsa alla Casa Bianca al fine di favorire Trump contro Hillary Clinton. Lo stesso Mike Pompeo, uomo fidato che Trump ha messo alla guida della Cia, è stato costretto a diffondere nelle ultime ore una dichiarazione in cui sottolinea come la posizione della sua agenzia “non è cambiata”: Putin ha interferito sul voto dello scorso novembre.

Ma Trump non ci sta e su Twitter, in una pausa della sua lunga missione in Asia, definisce Clapper e Brennan “politicanti” e “manipolatori”, accusando i democratici di essere dietro alla vicenda.

“Il fatto che il presidente creda più alle parole di Putin che a quelle della comunità dell’intelligence è immorale”, ha replicato Clapper, per il quale “è sconcertante che Trump non abbia fatto un forte richiamo a un presidente russo impegnato a minare il nostro sistema e la nostra democrazia”. “Cercare di dipingere Putin in un’altra maniera e alimentare illusioni e ambiguità – ha avvertito – mette il nostro Paese a rischio”.

Anche Brennan non ha usato mezzi termini nel rispondere al tycoon. “Dovrebbe vergognarsi” per il suo atteggiamento verso il presidente russo: “Sembra intimidito da Putin, impaurito da quello che potrebbe dire o che potrebbe venir fuori dalle indagini sul Russiagate. Questo è molto inquietante, un pericolo per la sicurezza”.

Molto critici anche altri due ex alti responsabili della Cia. Per Michael Hayden, “il presidente deve sapere che anche gli uomini che lui ha messo alla guida dell’intelligence sono d’accordo con quelli che ha chiamato ‘politicanti'”. Michael Morell ha sottolineato invece come Trump non dovrebbe fidarsi di Putin, “un ex agente russo addestrato a mentire e manipolare”.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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(ANSA) - FIRENZE, 23 GEN - Commercializzavano vino di bassa qualità, adulterato con l'aggiunta di alcol, che poi veniva venduto come Chianti doc, Brunello di Montalcino o Sassicaia. Al termine dell'inchiesta condotta dai carabinieri del Gruppo tutela della salute di Roma e del Nas di Firenze e coordinata dalla Dda fiorentina, il pm Giulio Monferini ha chiesto il rinvio a giudizio per 9 persone. Il gip Fabio Frangini ha fissato la prima udienza il 5 aprile. L'inchiesta, avviata nel 2015, portò all'arresto di 3 persone (poi ai domiciliari) mentre altre 7 vennero iscritte nel registro degli indagati. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere per frode in commercio alla contraffazione di marchio e origine del vino, dalla frode in commercio alla vendita di sostanze non genuine e riciclaggio. Il vino dopo essere adulterato veniva imbottigliato in un'azienda di Empoli, dove poi erano apposte false etichette prima di inviarlo a dei depositi in Lazio e Emilia Romagna. Da qui partiva per l'estero, in particolare per il Costa Rica.

23:15Fotografia: ‘Sangue bianco’,leucemia raccontata con immagini

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